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Legislatura 17¬ - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 135 del 06/11/2013


PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione congiunta.

È iscritto a parlare il senatore Pegorer. Ne ha facoltà.

PEGORER (PD). Signor Presidente, onorevoli colleghi, senatori Questori, il bilancio di previsione per l'anno 2013 presenta, nei suoi valori numerici, una tendenza rispettosa delle determinazioni assunte dall'Assemblea del Senato con l'ordine del giorno G100 in data 3 agosto 2011, in occasione della discussione del bilancio interno per l'anno finanziario 2011.

Infatti, la previsione per il corrente anno è fissata, al netto dei risparmi da versare al bilancio dello Stato e al lordo dei trasferimenti al Fondo di previdenza per il personale maturati e non effettuati, in 541 milioni e 500.000 euro. Una riduzione di circa 50 milioni di euro (pari a circa il 9 per cento) rispetto alla previsione del 2010 che conferma, appunto, gli impegni assunti in occasione dell'approvazione del citato ordine del giorno G100.

È il caso di ricordare che l'operazione di riduzione complessiva della spesa è stata fortemente voluta nella scorsa legislatura dal Gruppo del Partito Democratico che ha posto la necessità di una forte riduzione per le spese di funzionamento, per le spese del personale, nonché un significativo contenimento delle spese per i senatori, anche attraverso l'abolizione del vitalizio e l'adozione di un sistema pensionistico contributivo pro rata.

Sul fronte delle operazioni di riduzione dei bilanci di previsione successivi al 2010 va anche segnalato il calo di circa 21 milioni di euro nella voce della cosiddetta "dotazione", ovvero delle uscite dello Stato a garanzia del funzionamento del Senato.

Su questa linea protesa alla diminuzione della spesa va collocato lo stesso risultato del rendiconto per il 2012.

Per quanto concerne più nel dettaglio il bilancio di previsione 2013 nel quadro riepilogativo della spesa obbligatoria, si segnala, in particolare, rispetto al 2012, un aumento di circa il 6,22 per cento per il trattamento degli ex senatori e del 7,81 per cento per il personale posto in quiescenza.

A questo proposito si rileva la necessità di comprendere in modo più chiaro quali siano state le decisioni formali l'anno scorso e quest'anno relativamente alle integrazioni del Fondo di previdenza del personale. Allo stesso tempo, andrebbe meglio esplicitato il necessario intervento a copertura del disavanzo della scorsa legislatura per il Fondo di solidarietà tra i senatori.

Proprio riguardo alle spese per il personale, si osserva che, pur in assenza di turnover e di adeguamenti retributivi, la variazione in diminuzione del costo del personale in servizio (-2,40 per cento) è inferiore, in termini assoluti, alla variazione in aumento del trattamento del personale in quiescenza. Su questo punto occorre effettuare una riflessione approfondita su cause e linee di tendenza per individuare i possibili interventi correttivi.

Così come, ad esempio, è stato possibile raggiungere un positivo accordo sull'ipotesi relativa alle tabelle retributive per i nuovi assunti, risulta necessario affrontare con coraggio il delicato tema concernente il trattamento giuridico ed economico del personale dipendente, allineandolo, tendenzialmente, a quanto previsto per il personale della pubblica amministrazione.

Per quanto riguarda le spese per servizi e forniture, si rileva che, nel quadro complessivo di una tendenziale riduzione delle previsioni 2013 sulle previsioni definitive 2012, si registra, però, un aumento del 6,33 per cento per i servizi logistici, così come del 7,82 per cento per la voce studi, ricerche, informazione e del 6,46 per cento per la voce relativa ai servizi informatici e di riproduzione.

Si segnala altresì un aumento delle previsioni di spesa per acquisti di beni e materiali di consumo per il 60,74 per cento (si passa da una previsione di circa 844.000 a 1.357.000 euro).

Il bilancio di previsione registra, infine, una consistente riduzione pari ai 50 per cento della spesa in conto capitale, passando da una previsione definitiva del 2012 pari a circa 5.800.000 euro a una previsione 2013 di circa 2.900.000 euro.

In ogni caso, si osserva che la tenuta del progetto di riduzione della spesa per il 2013 trova una sua particolare specificazione - io credo - nella riorganizzazione e utilizzo dell'avanzo di amministrazione. Ciò è confermato dal fatto che l'utilizzo dell'avanzo di amministrazione viene in gran parte destinato a copertura dei cosiddetti fondi interni con gestione e bilancio autonomo, ovvero il Fondo di previdenza per il personale e il Fondo di solidarietà.

Nel prendere atto di tale scelta, signor Presidente, si evidenzia in ogni caso quanto meriti tutta la nostra attenzione il fatto che la ristrutturazione delle entrate si configura in concreto come uno spostamento nelle partite di giro di alcune spese obbligatorie del Senato previste in appositi regolamenti interni. Un dato credo eccezionale (sottolineo: eccezionale) che mira a equilibrare i saldi previsionali dentro il progetto di riduzione della spesa.

Da questo punto di vista, appare quindi necessario - io credo, e insisto - riprendere con maggiore determinazione e tenacia lo spinto e i contenuti dell'ordine del giorno G100, poiché, giunta quasi a conclusione la fase dei cosiddetti tagli lineari alla spesa, anche se risultano ancora aperti fronti di ulteriori e immediati interventi, in particolare sulla gestione degli immobili e su alcuni altri capitoli, ora risulta non più eludibile affrontare nel complesso il tema delle spese obbligatorie, collocate ancora al 90 per cento. Si tratta di mettere mano a un vero e proprio piano industriale, che si ponga l'obiettivo di ridurre la dotazione complessiva garantita dallo Stato, a partire dal prossimo progetto di bilancio per il triennio 2014-2016.

Colleghi, è un campo d'azione oltremodo necessario, tenuto conto della lunga crisi in atto e dei numerosi sforzi e sacrifici che tutta la collettività nazionale è chiamata a mettere in atto e ai quali non può certamente sottrarsi l'istituzione Senato, nell'ottica di una consistente e progressiva riduzione della spesa pubblica.

Un tale obiettivo, accompagnato da una maggiore trasparenza, deve avere, a partire dai prossimi bilanci, sicuramente - come detto - da quello per l'anno 2014, un'ampia «relazione illustrativa e esplicativa e di note informative ed integrative che illustrino nel dettaglio le singole voci di entrata e di spesa»: ciò, al fine di rendere il Parlamento, in questo caso il Senato, una casa di vetro, accessibile anche nelle pieghe più nascoste, unico modo per ritessere un rapporto di fiducia tra cittadini e istituzioni.

Pur di fronte al raggiungimento di alcuni obiettivi, appare quindi non più rinviabile l'aggressione - permettetemi l'uso di questo termine - ad alcuni centri di spesa con interventi a carattere strutturale.

In questo quadro si tratta di ridisegnare il complesso del trattamento per i senatori, con particolare riferimento alla parte accessoria, in una logica di completo allineamento al trattamento in essere a livello europeo. Va considerato, ad esempio, che in molte realtà parlamentari straniere si riscontra una maggiore attribuzione di servizi anziché di erogazioni finanziarie. In tale contesto si inquadra in via prioritaria e urgente la disciplina del rapporto tra senatore e collaboratore (Applausi dal Gruppo PD e dei senatori Buemi e Di Biagio), da affrontare anche in via regolamentare, avendo a riferimento le esperienze maturate e in essere in altri Parlamenti.

È altresì opportuno aprire una seria riflessione sul carattere di obbligatorietà di iscrizione all'assistenza sanitaria integrativa, tenuto conto che tale servizio risulta forse anacronistico alla luce di altre modalità di integrazione alle prestazioni del Servizio sanitario nazionale che possono essere individualmente attivate. Si potrebbe in ogni caso già ipotizzare, per quanto riguarda il trattamento degli ex senatori, una rimodulazione dei benefìci in godimento con un primo intervento concernente la contribuzione per il Fondo di assistenza sanitaria, prevedendo la fissazione di un principio di progressività anche ai fini di una sicura implementazione del Fondo medesimo.

In via generale, si tratta, pertanto, di ripensare i servizi erogati ai senatori, i quali però richiamano essi stessi la necessità di una complessiva riorganizzazione del Senato sia sotto il profilo amministrativo che per quanto riguarda il cosiddetto funzionamento. Si potrebbe così consentire di predisporre diversamente gli stessi Servizi del Senato, riorganizzando tempo e spazi della struttura per meglio corrispondere al mandato parlamentare. Ciò richiede in prima istanza di mettere mano all'organizzazione degli attuali Servizi, prevedendo accorpamenti e semplificazioni, anche nelle strutture direttive, allo scopo di migliorarne la qualità e di valorizzarne le alte professionalità presenti: in poche parole, signor Presidente, meno uffici e più servizi.

In questo contesto, e nella necessaria relazione che i senatori Questori dovranno presentare al più presto sui risultati della spending review finora effettuata e su quella in corso, con particolare riferimento alle gare, occorre potenziare e sviluppare la sinergia con la Camera per una rapida integrazione e l'accorpamento di taluni Servizi: penso all'Informatica, ai Servizi studi, al Polo bibliotecario, al Servizio del bilancio, del quale si sollecita l'attivazione con figure di altissima qualificazione e autonomia.

In buona sostanza, si delineano concrete azioni per aggredire, io credo, in modo strutturale i maggiori centri di spesa: trattamento dei senatori, riorganizzazione dei Servizi nell'ottica di un miglior utilizzo e valorizzazione delle professionalità, accorpamento di alcuni Servizi, anche strategici come l'Informatica, tra Camera e Senato.

L'insieme degli interventi descritti dovrà essere strettamente correlato ad obiettivi di risparmi di spesa da conseguire, in ogni esercizio, nei prossimi anni in misura tale da consentire la progressiva riduzione dell'apporto di risorse per il funzionamento del Senato a carico dei bilancio dello Stato.

Infine, signor Presidente, una sottolineatura va proposta per il capitolo riguardante il contributo all'attività dei Gruppi, dove ci sono margini per una ulteriore riduzione delle dotazioni. In ogni caso, si coglie l'occasione per sollecitare che venga al più presto conclusa la procedura per l'assegnazione dell'incarico alla società di certificazione dei bilanci dei Gruppi, così come previsto dal vigente Regolamento.

Al Collegio dei Questori spetta nei prossimi giorni, e comunque prima del bilancio di previsione che andrà sicuramente esaminato dall'Assemblea all'inizio del prossimo anno, formulare le proposte che illustrino il percorso e le iniziative per proseguire nel contenimento delle spese e per la complessiva riorganizzazione del Senato della Repubblica. (Applausi dai Gruppi PD e Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Santangelo, il quale nel corso del suo intervento illustrerà anche l'ordine del giorno G4. Ne ha facoltà.

SANTANGELO (M5S). Signor Presidente, senatori Questori, colleghi, cari cittadini che ci ascoltate da fuori, illustrerò nel corso del mio intervento l'ordine del giorno G4, che io definisco di buonsenso e che sottopongo alla vostra valutazione.

L'opera di razionalizzazione dei costi delle istituzioni (centrali e periferiche) non solo si rivela urgente sotto il profilo strettamente contabile, ma si rende assolutamente necessaria per tentare di riavvicinare i cittadini alle istituzioni, conformandole all'andamento della vita economica del Paese.

I costi abnormi delle nostre istituzioni democratiche e rappresentative, oltre a incidere pesantemente sulla struttura della spesa pubblica, costituiscono un fattore decisivo di blocco del sistema Italia, della sua competitività interna e della sua capacità di attrarre investimenti esterni.

Considerato che, ai sensi dell'articolo 1, comma 1, della delibera del Consiglio di Presidenza n. 106 del 2011, per ogni assenza giornaliera dalle sedute di Assemblea viene operata una ritenuta corrispondente ad un quindicesimo dell'ammontare complessivo della parte variabile della diaria; ai sensi del predetto articolo 1, comma 2, è considerato assente ai fini della ritenuta il senatore che non abbia fatto constatare la propria presenza almeno nel 30 per cento dei rilevamenti; ricordato che il comma 5 del citato articolo 1 esclude, tra gli altri, dal summenzionato rilevamento i senatori a vita che, pertanto, percepiscono l'interezza della parte variabile della diaria, indipendentemente dalle assenze dalle votazioni in Assemblea; valutate le presenze totali dei cinque senatori a vita alle votazioni dell'Assemblea nel corso della legislatura corrente; considerato che l'articolo 1, comma 2, del Regolamento del Senato dispone che: «I Senatori hanno il dovere di partecipare alle sedute dell'Assemblea e ai lavori delle Commissioni», l'ordine del giorno è diretto a impegnare, per quanto di rispettiva competenza, il Collegio dei senatori Questori e il Consiglio di Presidenza a voler provvedere alla modifica della delibera del Consiglio di Presidenza n. 106 del 2011, nel senso di includere i senatori a vita nell'ambito applicativo dell'articolo 1, commi 1 e 2, di detta delibera.

Traducendo tutto questo in parole comprensibili anche a tutti i cittadini che stanno fuori, ad oggi i senatori a vita possono essere liberi di non partecipare a nessuna delle sedute percependo in ogni caso interamente la propria diaria. Si chiede quanto meno di applicare lo stesso sistema di detrazione che viene applicato per tutti i senatori in maniera uguale.

Andando a verificare qualche dato (che non va considerato in maniera precisa, perché magari c'è qualche variazione), relativo alle presenze dei cinque senatori a vita in questa legislatura, ci sono delle percentuali che partono dallo zero per cento del senatore Piano fino ad un massimo del 44 per cento del senatore Abbado, per passare al 37 per cento del senatore Monti, al 19 per cento della senatrice Cattaneo e all'1 per cento del senatore Rubbia.

Io considero il G4 un ordine del giorno di buon senso e spero che venga accolto. (Applausi dal Gruppo M5S e del senatore Falanga).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Bertorotta, la quale nel corso del suo intervento illustrerà anche l'ordine del giorno G3. Ne ha facoltà.

BERTOROTTA (M5S). Signor Presidente, gentili colleghi, l'ordine del giorno G3 nasce da un'analisi compiuta ormai da tempo e dal mantenimento delle promesse fatte durante la battaglia elettorale.

La profonda crisi non solo politica, ma soprattutto economico-finanziaria che sta colpendo l'Italia dovrebbe fare nascere in tutti noi l'esigenza di abbattere quei costi che più di altri si palesano come ingiusti e spropositati.

Sul piano istituzionale occorre riformare il sistema di finanziamento della politica, unitamente alla riforma della legge elettorale e al ridisegno di un sistema politico-istituzionale nel quale la partecipazione e il coinvolgimento dei cittadini e delle cittadine diventino il cardine dell'espressione costituzionale secondo la quale la sovranità appartiene al popolo.

Pertanto, dal momento in cui il disposto dell'articolo 69 della Costituzione sancisce che i parlamentari hanno diritto a percepire un'indennità stabilita dalla legge e che la legge che disciplina la materia è la n. 1261 del 1965, secondo la quale devono essere gli Uffici di Presidenza delle due Camere a determinare l'ammontare dell'indennità parlamentare, con questo ordine del giorno ho voluto indicare un impegno che riconsegni onore e dignità a questo Senato e a chi ne fa parte non per merito, ma per incarico ricevuto.

Considerato, inoltre, che sino ad oggi il Consiglio di Presidenza ha determinato l'ammontare delle indennità dei parlamentari in misura tale da non superare il dodicesimo del trattamento complessivo massimo annuo lordo dei magistrati con funzioni di presidente di sezione della Corte di cassazione ed equiparate e che la legge n. 1261 sancisce che ai membri del Parlamento è corrisposta una diaria a titolo di rimborso delle spese di soggiorno a Roma, oggi il Gruppo parlamentare del Movimento 5 Stelle intende impegnare il Collegio dei senatori Questori e il Consiglio di Presidenza affinché determinino l'ammontare dell'indennità parlamentare in misura tale che non superi l'importo lordo di 5.000 euro.

Con riferimento, invece, all'ammontare della diaria, il Movimento 5 Stelle impegna questo Senato a rispettare alcuni punti: il rimborso a titolo di diaria non deve essere superiore all'importo lordo di 3.500 euro, sulla base esclusiva degli effettivi giorni di presenza per ogni mese nelle sedute dell'Assemblea e delle Commissioni; la diaria non deve essere corrisposta nel caso in cui il senatore sia risultato assente per ogni mese dalle sedute dell'Assemblea e delle Commissioni nella misura del 30 per cento; la diaria deve essere corrisposta solo previa adeguata ed esaustiva rendicontazione, pubblicata sul sito Internet del Senato.

Su questo ultimo punto, vorrei fornire una veloce spiegazione. Rendicontare non significa raccogliere gli scontrini, ma solamente fare un resoconto contabile delle spese che si affrontano per soggiornare a Roma. Rendicontare significa, in fondo, dimostrare quanto si spende per un albergo o per un appartamento locato regolarmente e quanto si spende per il vitto. Rendicontare significa fare un conto delle spese di trasporto (quindi, per autobus, taxi e altro). Mi sono infatti chiesta: perché rimborsare le spese di soggiorno ad un senatore se non viene mai nella Capitale se non per andare in qualche altro Palazzo? Perché corrispondere la diaria a chi non mostra di avere stipulato un contratto di locazione regolare? O ancora, perché rimborsare le spese di trasporto se non si usano i mezzi pubblici, ma piuttosto le auto blu? Su questi dubbi ho costruito le richieste racchiuse in questo impegno.

Questa proposta non è poi così lontana dalle parole pronunciate dal Premier, dalla presidente Boldrini e, se non ricordo male, nemmeno da quelle pronunciate da lei, signor Presidente.

Il Movimento 5 Stelle, in fondo, non ha fatto altro che rispettare quanto sottoscritto nel codice di comportamento, che appunto nella parte relativa al trattamento economico prevede che l'indennità parlamentare deve essere di 5.000 euro lordi mensili, che il residuo deve essere restituito allo Stato insieme all'assegno di fine mandato e che i parlamentari hanno, comunque, diritto ad ogni altra voce di rimborso tra cui la diaria a titolo di rimborso delle spese a Roma.

In fondo in fondo, con questo ordine del giorno ho deciso di condividere con voi un mio desiderio; il mio desiderio si chiama coerenza. Sì, coerenza, perché non si può essere coerenti solo a parole, ma con i fatti. Ed infatti, se volevate esserlo, era semplicissimo fare un bonifico. E non diteci che non avevate tempo per andare in banca; con tutte le banche che ci sono e soprattutto con tutte le banche in cui sono aperti i vostri conti, qualcuna avrebbe consentito anche di fare un bonifico on line! Invece no, solo noi del Movimento 5 Stelle, noi colleghi tecnologici - come alcuni di voi ci chiamano - siamo riusciti a fare un bonifico di oltre 1 milione e 500.000 euro.

Quanto sarebbe bello scoprire che sul Fondo ammortamento titoli di Stato qualcuno di voi abbia fatto confluire qualche risparmio! Bello, sì, anzi un sogno! E quanto sarebbe bello magari lasciare i nostri risparmi al Fondo per le piccole e medie imprese. Sì, il sogno degli italiani che aspettano noi, che aspettano che lo Stato rimetta in moto l'economia sostenendo la microimprenditorialità. Intanto questo Governo del fare è bravo solo a fare chiacchiere!

Approfitto, tra l'altro, di questo ordine del giorno per sollecitare il ministro Saccomanni affinché emani il decreto attuativo relativo al Fondo per le piccole e medie imprese. Ricordo a questo Governo che i novanta giorni sono largamente decorsi e che è ora di fare davvero qualcosa per il Paese.

Tornando al mio ordine del giorno, voglio concludere dicendo solo questo: colleghi, abbiamo l'occasione di mostrare rispetto agli elettori, di dimostrare che siamo diversi dai vecchi politici legati alla poltrona e al denaro, che siamo capaci di rimodulare la retribuzione complessiva dei parlamentari della Repubblica senza depotenziare il ruolo, ma con un unico e semplice obiettivo, ossia riconsegnare dignità e valore alla politica, quella coerente. (Applausi dal Gruppo M5S).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Castaldi, il quale nel corso del suo intervento illustrerà anche l'ordine del giorno G5. Ne ha facoltà.

CASTALDI (M5S). Signor Presidente, tutti sappiamo, grazie al primo plico ricevuto appena entrati in Senato, che al termine del mandato parlamentare il senatore riceve dal Fondo di solidarietà fra i senatori l'assegno di solidarietà, che è pari all'80 per cento dell'importo mensile lordo dell'indennità moltiplicato per il numero degli anni di mandato effettivo. Tale assegno viene erogato sulla base di contributi interamente a carico dei senatori, cui è trattenuto mensilmente il 6,7 per cento dell'indennità lorda.

Personalmente ho la convinzione che chi ha legiferato fino ad oggi, ottenendo magnifici risultati constatabili e sotto gli occhi di tutti, dovrebbe restituire le somme intascate ai cittadini italiani. È acclarato però che voi tutti da anni sbandierate sulle vostre televisioni e sui vostri giornali la volontà, a chiacchiere, di tagliare i costi della politica.

So bene che la ratio dell'assegno di fine mandato sta nel fatto che viene concesso per aiutare gli onorevoli a reinserirsi nel mondo del lavoro, ma mi sorge un grande dubbio, e prendo l'esempio di ieri, quando ho visto per la seconda o la terza, o massimo quarta volta in Aula in otto mesi il senatore Niccolò Ghedini. Per lui e per tanti di voi che continuate a lavorare nei vostri studi questa ratio sembra proprio una giustificazione soft per far ingoiare agli italiani, appunto in maniera molto soft, questo regalo di fine mandato, ennesimo sperpero di denaro pubblico.

Tutti noi abbiamo anche considerato che per alcuni personaggi che bivaccano da una vita qui dentro questo nostro scherzetto, quest'ordine del giorno, vale un pozzo di soldi. Sappiamo bene che è estremamente complicato sfilare l'osso al cane grosso, ma oggi siamo, noi e tutti i cittadini, convinti e felici di essere smentiti.

Pertanto, con l'ordine del giorno G5 chiediamo di impegnare il Collegio dei senatori Questori e il Consiglio di Presidenza «a voler abolire l'assegno di fine mandato, a partire dalla legislatura corrente, destinando i contributi già accantonati a carico dei senatori all'entrata del bilancio interno del Senato».

Concludo ricordando a tutti che noi questo già l'abbiamo fatto: i cittadini del Movimento 5 Stelle hanno già rinunciato all'assegno di fine mandato. Se una cosa la si vuole fare, non servono leggi: basta farla. (Applausi dal Gruppo M5S).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Nugnes, la quale nel corso del suo intervento illustrerà anche l'ordine del giorno G17. Ne ha facoltà.

NUGNES (M5S). Signor Presidente, l'ordine del giorno G21, in merito alla dematerializzazione degli atti parlamentari, non è cosa da poco. Per questo mi meraviglio che il senatore Azzollini, presidente della Commissione bilancio, parli di effetti demagogici e di mode. Vorrei ricordare al presidente Azzollini che, purtroppo, come Paese Italia, siamo il fanalino di coda in Europa. Abbiamo un pessimo primato rispetto a questo tema, essendo ultimi, mentre per le infrazioni in campo ambientale siamo i primi. Siamo molto bravi con i primati: questo riguarda sia la banda larga che le smart city, che, appunto, l'informatizzazione.

Eppure, sappiamo per certo che dal 2005 a oggi è stato approvato un numero notevole di decreti-legge e di provvedimenti in materia, non ultimo il decreto crescita 2.0, che avrebbe dovuto essere il volano della nostra economia: si parla, per quanto riguarda il Paese Italia (dunque non sto parlando del Senato), di un risparmio che è stato valutato sino a 43 miliardi di euro. Quindi, mi meraviglio ancora - lo ripeto, e mi dispiace che egli sia assente in questo momento - che il Presidente della Commissione bilancio non valuti l'importanza di questo dato e con le sue affermazioni, in fondo, tenda a rallentare un processo già lentissimo che stenta, nonostante i ricordati provvedimenti legislativi, a prendere piede.

Un risparmio di 43 miliardi di euro non è una sciocchezza, benché io debba riconoscere che il Senato non sia ultimo, tra le pubbliche amministrazioni, ad aver conseguito nel tempo dei risparmi in questo senso. Infatti, mi capita di leggere nel bilancio del 2011 che, per effetto della dematerializzazione documentale, c'è stato un risparmio di 300.000 euro. Dobbiamo capire che stiamo parlando di soldi, quei famosi soldi che nel predisporre il bilancio dello Stato non si trovano mai da nessuna parte e che ci portano poi a fare dei tagli lineari e a tagliare spese necessarie per il Paese.

Devo dichiararmi però parzialmente soddisfatta dall'ultimo provvedimento, adottato nel giugno scorso, dai senatori Questori, che dispone l'aggiudicazione di un appalto per il «Centro riproduzione digitale». È importante sottolineare come, se questo appalto avrà il buon esito che si prospetta, si produrrà un taglio di spese, rispetto al 2010, di 2,1 milioni di euro, perché si passerà da 80 a 20 milioni di pagine stampate all'anno.

Devo dire che quando sono entrata qui sono rimasta spaventata dal monte di carte che viene prodotto. Probabilmente è più facile studiare sulle carte, sottolineare e stropicciare la carta, perché c'è una maggiore familiarità, ma noi stiamo parlando di soldi veri, stiamo parlando di un beneficio economico, funzionale e, non ultimo, ambientale. Non dobbiamo infatti dimenticare da dove viene il monte di carte che viene prodotto.

Tra l'altro, devo rilevare che ho avuto difficoltà a sapere in che percentuale viene usata carta da riciclo e quale percentuale di carta, invece, viene riciclata. Ci è stato detto che la carta da riciclo «si imbarca» e quindi forse non è abbastanza buona per i senatori.

Con l'ordine del giorno G21 spingiamo i senatori Questori e la Presidenza a proseguire in questo cammino, a non rallentare, anzi, a finalmente ridurre davvero il cartaceo, perché se ridurre da 80 a 20 milioni di pagine porta a 2,1 milioni di euro di risparmio, stiamo andando nella direzione giusta. Non dobbiamo quindi rallentare, né dare ascolto a chi dice che è demagogia e che sono mode. (Applausi dal Gruppo M5S).