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Legislatura 17¬ - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 135 del 06/11/2013


DE POLI, senatore Questore. Signor Presidente, onorevoli senatori, a nome del Consiglio di Presidenza e del Collegio dei senatori Questori, sottopongo all'attenzione dell'Assemblea il rendiconto delle entrate e delle spese del Senato relativo all'esercizio 2012 e il bilancio di previsione per il 2013 che rientra nel piano triennale 2013-2015.

Per quanto concerne il rendiconto 2012, mi preme sottolineare che il rendiconto, riferendosi ad una gestione finanziaria che ricade per intero sulla passata legislatura, è stato approvato dal Collegio dei senatori Questori precedente con una delibera del 6 marzo 2013. Mi richiamerò dunque in questo primo stralcio del mio intervento, prima di passare all'esame del bilancio di previsione, ai dati del bilancio consuntivo 2012, che evidenziano un andamento positivo.

La spesa complessiva ammonta a 520.625.482,26 euro, in diminuzione del 4,7 per cento rispetto al 2011. Il rendiconto 2012, rispetto al consuntivo 2010, diminuisce del 4,5 per cento e supera abbondantemente l'obiettivo di 535 milioni che era stato indicato nel 2012 dall'ordine del giorno G100 sottoscritto dai Gruppi parlamentari e approvato in quest'Aula il 3 agosto 2011: precisamente, rispetto a tale ordine del giorno, le riduzioni ammonteranno al 18,83 per cento.

Prima di passare all'illustrazione del merito del bilancio di previsione per il 2013, mi preme mettere in evidenza il fatto che questo bilancio si riferisce ad una complessa fase di passaggio da una legislatura all'altra: tutto ciò ha comportato tempi tecnici più lunghi per l'elaborazione di un documento che assicurasse certezza di risorse, da un lato, e continuità operativa sul versante della gestione delle spese, dall'altro.

Il 20 dicembre, con decreto del Presidente del Senato, su proposta dei senatori Questori della XVI legislatura, è stata autorizzata, ai sensi del Regolamento di amministrazione e contabilità del Senato, la gestione in regime di esercizio provvisorio del bilancio di previsione per il 2013. In regime di esercizio provvisorio è stata indicata una spesa complessiva di 566.800.000 euro, con un aumento di oltre 24 milioni rispetto al totale delle spese previste per l'anno 2012, di cui 12.135.187,28 euro di integrazione del Fondo di previdenza del personale e altri otto milioni del Fondo di solidarietà, per un totale di 20,3 milioni, oltre a circa quattro milioni di euro per una serie di slittamenti di impegni di spesa che sono passati dal 2012 al 2013.

Partendo da questa base e considerando nel complesso le esigenze finanziarie rappresentate dagli Uffici e dai Servizi dell'Amministrazione raccolte tra i colleghi ai fini della predisposizione del bilancio di previsione 2013 definitivo, è possibile ipotizzare una revisione al ribasso delle iniziali previsioni di spesa. In particolare, si ritiene che la spesa complessiva prevista per il 2013 si attesti a 541.500.000 euro, ovvero circa l'1,6 per cento in meno rispetto al bilancio 2012, prevedendolo in termini reali. Confrontando i bilanci del Senato del 2004 con quelli del 2013, la spesa si è abbassata nell'arco degli ultimi dieci anni del 13,91 per cento in termini reali.

Nel 2013, nonostante dunque il passaggio di legislatura, durante il quale si riscontra normalmente una dinamica crescente delle spese (ricordo che nel 2001 si è registrato un +14,25 per cento, nel 2006 un +2,88 per cento e nel 2008 un +2,11 per cento), la spesa del Senato invece registra un'inversione di tendenza, con riduzione della spesa, attestandosi a cifre del tutto simili a quelle che avevamo al Senato circa nove-dieci anni fa.

Considerando la rigidità dei principali fattori di spesa che compongono il bilancio di previsione 2013 - il 90,48 per cento delle spese sono quantificabili come obbligatorie - il Senato ha raggiunto un risultato apprezzabile tenuto conto appunto che buona parte della spesa relativa al 2013 era stata già ampiamente preventivata ad inizio anno e che sono stati assunti impegni di spesa ad oggi non più revocabili. Ricordo infatti che la gestione del bilancio 2013 è iniziata e proseguita in regime di esercizio provvisorio per dieci-undici dodicesimi del totale della spesa stessa. Nonostante questo, il Consiglio di Presidenza, fin dal suo insediamento, ha inteso contraddistinguere la legislatura nel segno della sobrietà e di un miglioramento nell'efficienza del livello gestionale della macchina istituzionale.

Un significativo fattore di riduzione di spesa è senz'altro riconducibile a misure di contenimento dei costi assunte con riguardo a specifiche attribuzioni dei senatori, e in particolare ai titolari di cariche interne, a partire dall'onorevole Presidente, che sono state adottate nello scorso aprile e che produrranno a regime un risparmio di 4,6 milioni di euro.

Un altro passo importante nel percorso di riduzione della spesa è stata l'intesa con le organizzazioni sindacali dei dipendenti del Senato sulle tabelle retributive per i nuovi assunti, che comporta una riduzione del 20 per cento. A questo si aggiunge il blocco del turnover, che ha ridotto del 32 per cento il numero dei dipendenti, passato da 1.243 a 840, fino a raggiungere la soglia minima nel 2015 di 800 unità, con una riduzione che salirà così al 35 per cento.

Proprio nell'ottica dell'efficientamento dei servizi, in stretta sinergia con la Camera dei deputati, abbiamo avviato un processo di riorganizzazione delle strutture dei Servizi di documentazione, informatica, logistica, gare e contratti, polo bibliotecario, eccetera. Sono azioni iniziate quest'anno, ma che avranno un effetto sui conti del Senato chiaramente a partire dal 2014.

Il bilancio di previsione si inserisce in un piano triennale di spesa che nel 2014 e nel 2015 indica una spesa, rispettivamente, di 541 milioni di euro nel 2014 e di 540.500.000 nel 2015, facendo registrare una diminuzione in termini reali del 3,2 per cento e del 4,9 per cento.

L'importo della dotazione rappresenta il peso del bilancio del Senato sul bilancio dello Stato. Nel bilancio di previsione 2013 la dotazione in termini nominali viene fissata a quota 505.360.500; una cifra che verrà riportata quindi nei tre anni successivi. La dotazione, ovvero quanto costa il Senato allo Stato, in altri termini l'impegno finanziario dello Stato per il Senato, viene ridotta di 21,6 milioni di euro all'anno. La dotazione, dunque, nel 2013 si attesterà intorno ai 505 milioni di euro - come ho detto - e tornerà ad un livello prossimo a quello del 2007 e, soprattutto, si riduce in modo significativo rispetto al valore della dotazione del 2010, con 53 milioni di euro in meno, e anche rispetto a quella del 2011 che era di circa 526 milioni di euro, rispetto ai circa 505 attuali.

Alla minore dotazione di 21,6 milioni vanno aggiunti i risparmi previsti nel 2013, che sono di 12,520 milioni di euro e che porteranno ad un complessivo risparmio di circa 34 milioni di euro solo nel 2013. In altre parole, grazie ai risparmi e alle minori dotazioni, il Senato costerà 34 milioni in meno al bilancio dello Stato. I risparmi di 12,520 milioni di euro verranno versati allo Stato secondo quanto previsto nei decreti legge. I 12,520 milioni di euro di risparmi sono composti da riduzioni sulle competenze dei senatori, dal mancato adeguamento contrattuale del personale, dal mancato adeguamento contrattuale delle pensioni, da risparmi sugli oneri previdenziali, risparmi derivanti dalla dematerializzazione degli atti parlamentari e, infine, da risparmi derivanti da dismissione di locazioni e contratti utenze, per un totale di 12,520 milioni di euro.

Quindi, tra minori dotazioni e risparmi, il Senato costerà ai contribuenti 34 milioni di euro in meno solo nel 2013 e, considerando il periodo 2013‑2016, si registra un beneficio finanziario per lo Stato pari a 100 milioni di euro.

Grazie agli interventi messi in atto in questo primo scorcio di legislatura, il bilancio di Palazzo Madama torna ai livelli di spesa nominali di dieci anni fa. Considerati i livelli di spesa degli ultimi dieci anni, il peso del bilancio del Senato su quello dello Stato si è ridotto del 12,5 per cento, passando dello 0,081 del 2004 allo 0,07 attuale sul totale del bilancio dello Stato.

Entrando nel dettaglio del bilancio di previsione, rimandandovi alle tabelle in allegato, che offrono un'illustrazione più dettagliata e esaustiva, in questa sede mi limito a sottolineare il fatto che alcune voci hanno registrato una crescita, mentre altre hanno invece registrato una notevole diminuzione.

Partendo dai risultati di contenimento della spesa, tra le voci principali registriamo il trattamento economico dei senatori, che in termini reali si riduce del 20,9 per cento negli ultimi cinque anni. In questa voce sono ricomprese le competenze dei senatori, i rimborsi di natura indennitaria, i trasferimenti ai Gruppi parlamentari, la spesa relativa al personale di segreteria per gli aventi titolo, le spese di trattamento del personale in servizio, le spese di ristorazione, trasporto e spedizione, eccetera.

I capitoli di spesa in crescita invece rispetto all'anno scorso sono tutte voci legate al cambio di legislatura: basti pensare a spese come i servizi logistici e i materiali di consumo. Di segno positivo sono anche i capitoli di spesa collegati al consistente avvicendamento del personale politico, quindi dei senatori, e ai pensionamenti intervenuti per il personale amministrativo. Ricordo che 113 senatori sono cessati dal mandato e quindi hanno avuto diritto al vitalizio e/o alla pensione pro-quota. Allo stesso modo si registra un incremento per quanto riguarda le spese di pensionamento del personale amministrativo del 7,8 per cento, anche se è stato compensato da una riduzione dello stipendio del personale in servizio del 4,21 per cento.

Le voci di spesa che nel bilancio registrano un segno positivo rispetto al 2012 non vengono fronteggiate con un aumento della dotazione ordinaria (il cui importo rimane identico rispetto all'anno scorso), ma attraverso una ristrutturazione delle entrate che tiene conto degli avanzi di gestione degli anni precedenti, a partire da quelli del 2012, che in sede di rendiconto sono stati accertati in 23.674.698 euro.

In relazione a quanto previsto dall'articolo 29, comma 5, del Regolamento di amministrazione e contabilità si propone un piano di riparto degli avanzi di esercizio che preveda la destinazione a specifiche finalità, come il Fondo di previdenza del personale e il Fondo di solidarietà, per un totale di 20,3 milioni di euro, essendo una spesa una tantum e adeguandoci anche alle modalità dei conti pubblici italiani, ad esempio in sede europea, basati su bilanci strutturali al netto delle una tantum, che rientrano tra le entrate per impegni diretti in partita di giro.

Per quanto concerne le spese di senatori, ex senatori e Gruppi parlamentari, nel 2013 si registra una diminuzione rispetto al 2009 pari al 4,6 per cento in termini nominali: si passa da 192,41 milioni di euro del 2009 a 183,5 milioni di euro del 2013. La riduzione è quindi del 12,2 per cento in termini reali.

Un'analoga tendenza si registra per quanto concerne la voce che riguarda le spese di funzionamento della macchina amministrativa. La macchina amministrativa del Senato nel 2013 costa 191 milioni di euro, rispetto ai 228,50 milioni di euro del 2009: pertanto la riduzione in termini nominali è del 16,4 per cento, ma se consideriamo anche il livello di inflazione la riduzione è del 23,1 per cento.

Dal 2009 al 2013 è cambiata la spesa relativa alle competenze dei senatori. La diminuzione è evidente anche senza tener conto dell'inflazione: siamo passati da 49,9 milioni di euro del 2009 ai 42,9 milioni di euro del 2013. Se teniamo conto del livello di inflazione, la riduzione è addirittura del 20,9 per cento.

Un'analoga tendenza la registriamo per quanto concerne i rimborsi di natura indennitaria. A prezzi correnti questa voce si riduce dai 23,9 milioni di euro del 2009 ai 21,2 milioni di euro nel bilancio corrente del 2013.

Nel 2013 dunque, nonostante i rilievi messi in evidenza legati al passaggio di legislatura, l'andamento della spesa di funzionamento dell'istituzione segnerà una riduzione che è in linea con quanto programmato a livello triennale.

Riduzione delle indennità di carica e della dotazione economica relativa alla segreteria dei senatori aventi titolo, azzeramento della voce «Contributi e sussidi» (420.000 euro) nelle disponibilità del Presidente e dei senatori Questori, soppressione del rimborso delle spese di telefonia per i componenti del Consiglio di Presidenza e i Presidenti di Commissione, riduzione della dotazione del Presidente del 50 per cento: tutte queste riduzioni, e altre che abbiamo deciso all'interno del Consiglio di Presidenza, hanno consentito di ottenere una riduzione di spesa complessiva di 4,6 milioni di euro, pari ad una decurtazione del 32 per cento degli stanziamenti previsti nell'anno precedente.

In materia di personale dipendente, sono stati stabiliti indirizzi di razionalizzazione e contenimento delle spese come: la proroga del blocco dell'adeguamento automatico delle retribuzioni in vigore dal 2011 fino al 2015, con minori spese di 34 milioni di euro, di cui 21,7 già realizzate; taglio delle indennità di funzione (sempre per gli anni 2013-2015), che porteranno a risparmi di 1,2 milioni di euro; blocco del turnover che, come ho detto, ha ridotto del 32 per cento il numero dei dipendenti e porterà, a regime, un risparmio di 32,6 milioni di euro. Entro la fine dell'anno, in accordo con la presidente Fedeli e il Consiglio di Presidenza, stiamo realizzando la riorganizzazione complessiva e strutturale del personale del Senato per dare una nuova organizzazione a questa Istituzione.

Per il Collegio dei Questori e per il Consiglio di Presidenza i dati fin qui esposti rappresentano quindi un risultato positivo, che comunque costituisce un punto di partenza nel percorso intrapreso verso una riduzione della spesa del Senato, che può ulteriormente prodursi visto che vi sono margini per un'ulteriore razionalizzazione della spesa, in un'ottica di maggiore efficientamento delle risorse e considerando la fattiva collaborazione avviata con la Camera dei deputati.

Ci sono margini per migliorare il processo di riduzione dei costi, e pertanto sarà possibile ottenere risultati complessivi concreti proseguendo la strada del processo di integrazione tra le attività di amministrazione dei due rami del Parlamento in diversi settori, tra cui quelli relativi alla documentazione, alle pubblicazioni, all'informatica, alle gare e contratti.

Bisogna agire cercando di sburocratizzare un sistema che necessita di essere modernizzato e rinnovato. È quindi necessaria anche la riforma degli schemi organizzativi in funzione dell'adeguamento alle esigenze delle due Camere. Sarà indispensabile proseguire nei prossimi mesi l'impegno relativo anche agli aspetti inerenti al rafforzamento delle procedure di gara attraverso la CONSIP, al fine di realizzare risparmi nelle forniture e nei servizi esterni, puntando ancora sulla dematerializzazione già avviata quest'anno nel settore della stampa e della documentazione, che ha portato risparmi per 500.000 euro.

Questi e altri aspetti sono importanti per trasformare il Senato in una struttura che sia più efficiente, moderna, funzionale e, quindi, meno costosa. Tra l'altro, vogliamo disciplinare l'attività professionale dei nostri collaboratori, adottando misure idonee a disciplinare il rapporto contrattuale tra senatore e collaboratore.

Come ho avuto modo di sottolineare in questa relazione, l'impegno del Collegio dei Questori e del Consiglio di Presidenza risulta complesso, ma credo che sia indispensabile e fondamentale, nel momento di straordinaria crisi economica che attraversa l'intero Paese. In un quadro economico che è difficile, estremamente difficile, per molti italiani, ciò rappresenta un dovere morale nei confronti dei cittadini, che guardano alle istituzioni da lontano e spesso, purtroppo, con sempre maggiore diffidenza. Quel distacco va recuperato.

È evidente a tutti, al di là di qualsiasi facile strumentalizzazione, che è doveroso proseguire su questa strada con ulteriori misure, ancora più incisive, in un'ottica di razionalizzazione della spesa. Va detto, però, che qualsiasi tentativo di descrivere le spese destinate al funzionamento delle istituzioni democratiche come uno spreco o un insieme di incomprensibili privilegi rischia di alimentare un pericoloso sentimento presso l'opinione pubblica, un sentimento di ostilità nei confronti delle istituzioni democratiche. Il nostro obiettivo principale è assicurare sì trasparenza, rigore e sobrietà, ma senza cedere a facili tentazioni populiste, che rischiano solo di inseguire l'onda emotiva dell'antipolitica e non di rispondere alle vere e reali esigenze.

È questo l'impegno in cui credo, e per queste ragioni ritengo che questo bilancio sia solo un primo passo concreto e reale di riduzione dei costi. Solo così riusciremo a recuperare quel difficile gap che oggi allontana i cittadini dalla politica, consegnando e attribuendo alle istituzioni democratiche il giusto valore, in cui io credo fermamente, ciò che mi porta oggi a condannare con forza qualsiasi tentativo di discredito. Proprio per questo voglio esprimere la mia personale solidarietà agli assistenti parlamentari e a tutto il personale del Senato per il lavoro che svolgono.

Tutelare le istituzioni non vuol dire lasciare tutto così com'è, bensì avviare un percorso di cambiamento concreto rispetto al passato. Questo è l'impegno che ci aspetta nel prossimo futuro: un impegno gravoso ma necessario. (Applausi dai Gruppi PD e SCpI e dei senatori Colucci e Malan).