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Legislatura 17¬ - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 135 del 06/11/2013


AZZOLLINI, relatore. Signor Presidente, la completezza dell'intervento del senatore Questore De Poli mi esime dall'intervenire su tutte le cifre, perché esse sono assolutamente chiare così come emergono della sua relazione. Mi soffermerò solo su un paio di questioni.

La prima è di carattere generale, e mi soffermo su di essa anche per tutti coloro che di solito scrivono editoriali senza aver letto prima le cifre. Le cifre riassuntive del bilancio, lette in maniera analitica, sono le seguenti. Dal 2012 al 2013, in valore assoluto, siamo più o meno sullo stesso livello: 541.997.000 euro erano per il 2012, 541.500.000 euro troviamo per il 2013. In valore assoluto, se uno si sofferma solo su quel dato, la riduzione sembra assai lieve. In realtà, continua un trend di riduzione molto significativo per le ragioni che ora spiegherò. Dobbiamo prima di tutto fare una premessa.

Nel bilancio del Senato della Repubblica vi sono le voci relative alle pensioni dei senatori e dei dipendenti che normalmente non figurano in nessun bilancio. Il bilancio: le pensioni, in tutti gli altri settori, sia pubblici che privati, non sono nel bilancio dell'azienda o dell'amministrazione, ma in quello dell'INPS o delle altre istituzioni che erogano la pensione. Invece, del bilancio del Senato queste voci fanno parte. Queste voci, peraltro, sono soggette ad una dinamica di aumento automatica non condizionabile, né in qualche modo gestibile da parte del Senato della Repubblica e, per esso, dal Presidente e dai senatori Questori: hanno degli automatismi, che vanno soltanto rispettati.

Se prendiamo in esame queste due voci, scopriamo quanto segue: nel 2012 il peso delle pensioni dei senatori era pari a 77,2 milioni; nel 2013 è pari a 82 milioni. Dunque, l'aumento automatico, non dipendente in alcun modo dalla gestione, non assoggettabile ad alcuna forma di flessibilità da parte nostra per questa voce è pari a 4,8 milioni. Per i dipendenti la questione è ancora più rilevante: nel 2012 la voce era pari a 106,85 milioni; nel 2013 è pari a 115,2 milioni. Siamo all'incirca sugli 8,4 milioni, per un complesso, tra queste due voci, di 13.647.000 euro. La riduzione è avvenuta effettivamente, in valore assoluto, per circa 500.000 euro, che è il valore assoluto portato dai due bilanci 2012 e 2013, e 13.647.000 euro portati da queste voci, non gestibili in nessun modo e soggette ad automatismi, per un totale di 14.100.000 euro.

Lo sforzo del Presidente, del Consiglio di Presidenza e dei senatori Questori è, dunque, assai impegnativo e rilevante.

A questo va aggiunto un altro elemento significativo, sul quale non mi soffermo, ma che evidenzia come questo sforzo sia, a mio avviso, quasi da stress test. A queste voci, infatti, noi dobbiamo aggiungere comunque le dinamiche retributive del personale effettivo o di alcune indennità, che dipendono anche queste da elementi esterni alla gestione. Per evitare di assoggettarmi allo stress non ho calcolato anche questo, altrimenti la riduzione del bilancio in valore assoluto è ancora più significativa.

Signor Presidente, dico questo perché è giusto che innanzitutto lei, come Presidente del Senato, ma poi anche il Consiglio di Presidenza e i senatori Questori sappiano dire a chi parla di cifre che queste vanno lette per intero. Altrimenti, se le vogliamo considerare superficialmente, ciò è possibile, ma non si dice una cosa vera.

Signor Presidente, con questi bilanci si continua una tendenza seria e responsabile. Noi siamo convinti che la classe dirigente debba dare l'esempio in un periodo di crisi. Siamo altresì convinti che si possa fare sempre meglio, ma siamo altrettanto convinti che talvolta il meglio è peggio del bene. Quindi, è meglio far bene. E credo che il Senato stia facendo bene, ormai da anni, e continua a farlo: bisogna dare atto a questa gestione delle cifre effettive.

Signor Presidente, ho già terminato, è inutile continuare. Mi sembrava questo il senso generale del bilancio del Senato e, avendo parlato di cifre così grandi, me la cavo con una battuta finale. Siccome, signor Presidente, sono un uomo anziano e ho qualche difficoltà, lei me ne scuserà, con tutti i congegni elettronici, che non conosco bene, la pregherei almeno di non limitare il cartaceo durante l'esame delle leggi che noi siamo costretti a studiare con attenzione. (Applausi del senatore Compagna).

Da signore anziano, di fronte allo sforzo che stiamo facendo, del quale vi do testimonianza e atto insieme con stima e con affetto, di fronte a questo modo di condurre la gestione, che viene da lontano ma che state continuando con apprezzamento, le chiedo almeno di evitare di essere preda del trend. Noi facciamo le cose seriamente, e continuiamo a farle. Ma, per esempio, che i senatori possano lavorare con comodità sulle leggi, sugli emendamenti, sugli elaborati del Servizio studi e del Servizio del bilancio mi sembra assolutamente necessario.

Per il resto, signor Presidente, sarebbero anche da considerare - e questo lo chiedo ai senatori Questori - alcuni servizi. Io sono convinto che più siamo seri, come lo siete e come lo siamo tutti insieme, più dobbiamo essere fermi nel non cedere ad effetti demagogici che puntano soltanto a ridurre la forza della politica che, nella democrazia, è decisione e sovranità, così come il popolo gliela conferisce.

Non vi è altra sovranità in uno Stato repubblicano: essa appartiene al popolo secondo le forme previste dalla Costituzione e dalle leggi. Riaffermare questo principio anche nelle piccole cose, mentre si è seri così come voi siete, per me è una cosa importante e alla quale tengo molto. Questo bilancio va in questa direzione, e così penso che dobbiamo continuare a comportarci. (Applausi dai Gruppi PdL e PD e del senatore Candiani).