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Legislatura 17¬ - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 135 del 06/11/2013


BIGNAMI, BLUNDO - Al Ministro dello sviluppo economico - Premesso che:

il presidente di Telecom in audizione presso le Commissioni 8ª (Lavori pubblici, comunicazioni) e 10ª (Industria, commercio, turismo) del Senato ha riferito che il 24 settembre 2013 l'azienda è venuta a conoscenza tramite comunicati stampa della modifica all'accordo parasociale tra gli azionisti Telco, in base al quale si è verificata una diluizione delle quote italiane all'interno del pacchetto azionario che porterà la società iberica Telefonica ad avere il controllo di Telco a decorrere dal 2014 e quindi a diventare l'azionista di riferimento di Telecom Italia;

l'operazione, che è avvenuta senza che fosse stato prima informato il Governo, a parere degli interroganti desta perplessità, coinvolgendo notevoli interessi pubblici generali;

Telefonica, azienda nata in Spagna nel 1924, attualmente possiede molti più debiti di Telecom Italia, quindi molto probabilmente con difficoltà deciderà in futuro di investire in Italia;

nel nostro Paese appaiono necessari ed urgenti investimenti sia sulla banda larga che sui processi di innovazione tecnologica, per ridurre il gap tecnologico nei confronti degli altri Paesi sviluppati;

considerato che:

Telecom Italia è in regime di concorrenza con Telefonica in alcuni mercati internazionali, in particolare in quelli sudamericani del Brasile e dell'Argentina; nello specifico in Brasile i 2 operatori sono concorrenti nel mercato della telefonia mobile, pertanto Telefonica potrebbe essere tentata di vendere Tim Brasil, eliminando un temibile concorrente; a tal riguardo occorre considerare che le autorità antitrust di Argentina e Brasile dovranno pronunciarsi in futuro indicando se gli spagnoli, già proprietari in quei Paesi della compagnia Vivo, debbano vendere le attività sudamericane del gruppo italiano, onde evitare un regime di monopolio;

inoltre l'operazione pone un serio rischio per la sicurezza delle informazioni sensibili veicolate dalla rete, come denunciato dal presidente del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica, Giacomo Stucchi;

desta, inoltre, molta preoccupazione il problema degli esuberi possibili di personale, sempre presenti in questi casi di fusione;

qualora Telefonica prendesse il controllo di Telecom Italia, l'operazione di scorporo della rete potrebbe essere rimandata; invece a giudizio degli interroganti la rete deve poter restare un bene comune con una governance pubblica tale da poter favorire la concorrenza fra i diversi operatori, garantendo così il concetto fondamentale assunto a livello europeo che va sotto il nome di "equivalence of input", cioè la possibilità di accedere alla rete con uguali condizioni e prerogative;

considerato inoltre che:

a quanto risulta agli interroganti tutti gli analisti economici italiani e gli esperti di finanza hanno individuato nella gestione di Colaninno prima e Tronchetti Provera-Ruggiero poi l'inizio del declino di Telecom, a causa di scelte industriali inequivocabilmente sbagliate; sotto la loro amministrazione, a parere degli interroganti, il gigante della telefonia nazionale, mal governato e spremuto oltre misura anche per pagare stipendi fuori da ogni controllo e ai limiti della decenza sociale per i loro dirigenti, si è indebitato in maniera eccezionale e non è riuscito ad evolversi tecnologicamente come le concorrenti straniere, rimanendo "fuori mercato";

a parere degli interroganti la responsabilità della situazione molto critica in cui versa attualmente Telecom Italia affonda le sue radici nel 1999, quando il Governo D'Alema permise a Colaninno di acquisire e privatizzare l'azienda, caricandola di miliardi di euro di debito, operazione che in molti Paesi è vietata,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo non intenda assumere, nell'ambito delle proprie competenze, le azioni necessarie a verificare la credibilità di Telefonica, affinché i recenti cambiamenti azionari non incidano sull'imprescindibilità di un piano adeguato di investimenti sulla rete telefonica, sul mantenimento ed il miglioramento del servizio offerto e sulla conservazione dei livelli occupazionali esistenti in azienda;

se non intenda assumere decisioni di competenza urgenti finalizzate ad attuare lo scorporo della rete di accesso di Telecom Italia, in modo che essa possa confluire in una new company pubblica che ne assuma il controllo, per esempio tramite l'intervento della Cassa depositi e prestiti;

se non voglia, nell'ambito delle proprie competenze, riconsiderare, anche attraverso iniziative normative, la possibilità di introdurre meccanismi risarcitori basati sul concetto giuridico della responsabilità individuale nei confronti dei soggetti che nella qualifica di alti dirigenti o top manager di aziende seppur private, ma di rilevantissimo interesse nazionale, pubblico e collettivo, abbiano portato l'azienda in uno stato di incredibile debolezza economico-finanziaria, per cause imputabili alla loro palese inadeguatezza professionale anche a fronte di lauti compensi percepiti;

se non ritenga che sia necessario, infine, assumere provvedimenti di competenza urgenti per garantire la sicurezza delle informazioni sensibili veicolate dalla rete, come sollecitato dal Copasir recentemente.

(4-01098)