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Legislatura 17¬ - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 135 del 06/11/2013


Allegato B

Integrazione all'intervento del senatore Colucci nella discussione congiunta dei Docc. VIII nn. 1 e 2

Chiedo quali giovani intenderanno nel futuro partecipare ai concorsi pubblici del Senato se non vi sarà certezza sull'effettività della retribuzione che sarà percepita nell'arco della permanenza negli organici del Senato.

Vi è poi la necessità di dare un assetto definitivo alla struttura dell'Amministrazione. Mi riferisco alle posizioni di Capi servizio e di Vice Segretario generale allo stato non coperte. Queste nomine - mi permetto di dare un suggerimento agli organi di direzione politica che deliberano in materia - dovranno tenere conto delle anzianità e delle capacità dei singoli.

Tra le misure che consentiranno la razionalizzazione e il contenimento delle spese per la parte relativa al personale vengono indicate, tra le altre, la riorganizzazione delle strutture del Senato, l'integrazione, d'intesa con la Camera dei deputati, dei Servizi di documentazione, informatica, logistica, gare e contratti, polo bibliotecario. Si tratta di questioni che tra loro si connettono e che, a mio avviso, trascendono la semplice logica del risparmio per giungere al tema del funzionamento della organizzazione del Senato, tema assai rilevante ed al quale ritengo che gli organi di direzione politica debbano porre la necessaria attenzione. Non dimentichiamo infatti che è la macchina amministrativa a fornirci i necessari supporti, ad attuare, anche sul piano amministrativo, gli indirizzi degli organi parlamentari.

Esperienze di integrazione di strutture sono già state sperimentate positivamente. La costituzione del polo bibliotecario fu oggetto di una convenzione stipulata dalle due amministrazioni nel 2007 mirante ad una unificazione delle biblioteche. Alla convenzione sono seguiti ulteriori addendum che hanno consentito di procedere ulteriormente nella direzione tracciata. Dunque si tratta di muoversi in coerenza con quanto già elaborato o realizzato nel passato nell'affrontare questi temi.

In questa prospettiva va poi considerata l'istituzione, con la legge n. 243 del 2012, dell'Ufficio parlamentare di bilancio le cui funzioni sono analiticamente definite dall'articolo 18 della stessa legge.

Quanto all'informatica, ritengo che, in virtù di scelte tecnologiche comuni, le architetture di base dei sistemi informatici di Camera e Senato siano oggi paragonabili e, in linea di principio, interoperabili.

Per quanto riguarda l'aspetto delle gare e dei contratti dovrà essere messa in campo un'attenta analisi dei servizi resi al fine di individuare aree comuni ed omogenee tra Camera e Senato.

Inoltre suggerisco che è necessario prestare attenzione e rigore nei confronti del personale delle aziende esterne che dovrebbe essere adeguatamente qualificato, e in modo particolare ai sub-appalti, che erogano attività e servizi al Senato, affinché possa essere garantita la regolarità degli stipendi e/o salari a scadenza mensile. In caso contrario si dovrebbe procedere in termini di risoluzione del contratto.

Queste considerazioni che offro all'attenzione dei senatori Questori potranno guidare la riflessione sulla prospettata riorganizzazione delle strutture del Senato.

Concordo con le considerazioni dei Questori sul rafforzamento dei criteri di trasparenza e pubblicità. Si tratta di un'esigenza particolarmente sentita, poiché i cittadini devono avere chiare le regole di funzionamento e le spese sostenute dal Senato. Anche questo aspetto ribadito dal senatore Pegorer.

Un tema che ritengo particolarmente importante è quello della comunicazione. Non solo quella riguardante i lavori dell'Assemblea e delle Commissioni e, più in generale, di tutti gli organi del Senato, penso ad esempio alle Giunte - ma anche a quella istituzionale. È importante infatti dare conto del concreto lavoro che qui si svolge e, nel contempo, definire una politica della comunicazione che valga a rendere sempre più vicina la collettività ai propri rappresentanti.

Passando ora ad esaminare le spese per i servizi e le forniture di supporto al funzionamento della istituzione, esprimo il mio apprezzamento, poiché queste voci registrano una riduzione significativa, anche se devo osservare come, in taluni comparti, vi sia la possibilità di migliorare il livello dei servizi.

La discussione sul bilancio interno è l'occasione, come accennavo all'inizio, di una riflessione generale sul funzionamento della nostra Istituzione. Essa è un momento conclusivo e nel contempo di partenza per il conseguimento di nuovi obiettivi. Molto è stato realizzato in termini di razionalizzazione e contenimento della spesa nella XVI legislatura.

Desidero quindi conclusivamente ringraziare i Questori per il documento che ci è stato sottoposto e per tutta la attività che giornalmente viene realizzata per fare fronte a tutti i problemi, grandi e piccoli, legati a quel funzionamento. Un ringraziamento all'amministrazione, dal Segretario Generale a tutto il personale, per il continuo supporto che offrono, con serietà e professionalità, ai senatori per il migliore espletamento dei compiti.

Pertanto a nome del Gruppo del PDL esprimo parere favorevole alla relazione e al bilancio che ci è stato presentato dagli onorevoli Questori.

Con riferimento all'intervento del Questore Bottici desidero in primo luogo chiarire che tali valutazioni vanno respinte totalmente. Il nostro esame del bilancio è basato su documenti veritieri sottoposti oggi all'Aula. I documenti sono stati elaborati in conformità alle regole contabili del Senato e il documento è trasparente e veritiero, tanto che, il Consiglio di Presidenza ha approvato il progetto di bilancio interno con la sola astensione della senatrice Bottici.

Polemiche come quelle sollevate dal Questore Bottici valgono solo ad alimentare il sentimento di antipolitica che è diffuso nell'opinione pubblica. È nostro dovere e obbligo cercare di rappresentare all'opinione pubblica i dati contabili in modo chiaro senza cedere alla tentazione di inutili demagogie.

VOTAZIONI QUALIFICATE EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA

SEGNALAZIONI RELATIVE ALLE VOTAZIONI EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA

Nel corso della seduta sono pervenute al banco della Presidenza le seguenti comunicazioni:

Docc. VIII nn.1 e 2:

sull'ordine del giorno G13 il senatore Marin avrebbe voluto esprimere un voto contrario;

sulla votazione finale del Doc. VIII, n. 2, il senatore Santangelo avrebbe voluto esprimere un voto di astensione.

Congedi e missioni

Sono in congedo i senatori: Abbado, Bubbico, Ciampi, Cucca, De Poli, Dirndin, Formigoni, Gasparri, Guerra, Minniti, Monti, Moscardelli, Parente, Pinotti, Stucchi, Vicari e Viceconte.

Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Chiti, Cociancich e Piccinelli, per attività della 14a Commissione permanente; Mussini, per attività dell'Assemblea parlamentare dell'Unione per il Mediterraneo; Gambaro, per attività dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa; Divina, per attività dell'Assemblea parlamentare dell'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE); De Pietro, Scilipoti e Uras, per attività dell'Assemblea parlamentare della NATO.

Consiglio di Stato, trasmissione di atti

Il Presidente del Consiglio di Stato, con lettera in data 28 ottobre 2013, ha inviato, ai sensi dell'articolo 20 della legge 21 luglio 2000, n. 205, il conto finanziario, per l'anno 2012, della Giustizia amministrativa, approvato dal Consiglio di Presidenza della Giustizia amministrativa nella seduta del 5 luglio 2013.

Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1a e alla 5a Commissione permanente (Atto n. 166).

Corte dei conti, trasmissione di relazioni sulla gestione finanziaria di enti

Il Presidente della Sezione del controllo sugli Enti della Corte dei conti, con lettere in data 31 ottobre 2013, in adempimento al disposto dell'articolo 7 della legge 21 marzo 1958, n. 259, ha inviato le determinazioni e le relative relazioni sulla gestione finanziaria:

del Centro servizi, assistenza, studi e formazione per l'ammodernamento delle Pubbliche Amministrazioni - FORMEZ PA, per gli esercizi 2011 e 2012 (Doc. XV, n. 69). Il predetto documento è stato deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 1a e alla 5a Commissione permanente;

dell'Istituto Superiore di Sanità (ISS), per gli esercizi 2011 e 2012 (Doc. XV, n. 70). Il predetto documento è stato deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5a e alla 12a Commissione permanente;

dell'Autorità portuale di Ravenna, per gli esercizi 2011 e 2012 (Doc. XV, n. 71). Il predetto documento è stato deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5a e alla 8a Commissione permanente.

Alle determinazioni sono allegati i documenti fatti pervenire dagli enti suddetti ai sensi dell'articolo 4, primo comma, della legge stessa.

Mozioni

PUPPATO, FEDELI, SCALIA, PALERMO, CASSON, DE MONTE, ICHINO, DALLA ZUANNA, BERGER, LO GIUDICE, PEZZOPANE, RICCHIUTI, GOTOR, FAVERO, DI BIAGIO, ALBANO, MINEO - Il Senato,

premesso che:

la situazione in cui versano le carceri italiane, con un sovraffollamento di molto superiore in molti degli istituti di pena rispetto alle soglie di tollerabilità, è tale da rendere inaccettabili le condizioni di vita per un gran numero di detenuti e rischia di mortificare lo stesso lavoro degli agenti della Polizia penitenziaria;

la Costituzione italiana prescrive espressamente all'articolo 27 che le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato;

i dati forniti dal Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria (Dap) al 30 settembre 2013 segnalano che a fronte di una capienza regolamentare complessiva di poco di circa 47.615 posti, i detenuti risultano essere oltre 64.758;

parallelamente al perpetuarsi della condizione sovraffollamento, particolarmente preoccupanti sono i dati riscontrati riguardanti i numerosi casi di suicidio nelle strutture penitenziarie del Paese, l'alta mortalità in carcere e il tasso di patologie mediche diffuse tra i detenuti (appena il 20 per cento dei detenuti risulta sano e privo di patologie) come documentato dall'associazione "Antigone" e dal sito del Garante dei detenuti della Sicilia;

la carenza di fondi destinati al lavoro in istituto, legata al sovrannumero, comporta un'oggettiva difficoltà nel favorire un percorso riabilitativo cosicché, nella maggioranza dei casi, la reclusione intramuraria risulta essere solo un'espiazione della pena, senza che si siano oggettivamente attivate significative iniziative di rieducazione e di reinserimento;

l'inadeguatezza e la fatiscenza delle strutture e dell'edilizia carceraria in generale, la carenza di personale amministrativo e della Polizia penitenziaria ampiamente sotto organico, per non parlare del numero irrisorio del numero di assistenti sociali, educatori e psicologi ed infine l'assenza in molti casi delle elementari norme igieniche e sanitarie hanno determinato il venire meno la funzione rieducativa della pena prevista dalla Costituzione assieme al carattere riabilitativo e risocializzante che dovrebbe avere;

considerato che:

come attestato dalle evidenze statistiche la causa del sovraffollamento non è il prodotto di un aumento della criminalità e d'altra parte il tasso di detenzione in Italia in rapporto alla popolazione risulta addirittura inferiore alla media europea;

vi è pero in Italia da ormai molti anni un grave abuso della legislazione penale con un numero sempre crescente di figure di reato, dovuta alla tendenza del legislatore ad un uso emergenziale dello strumento penale che lo porta a sanzionare penalmente numerosissime infrazioni di legge, con il risultato di rallentare ed ingolfare inutilmente la macchina giudiziaria;

l'inflazione legislativa che caratterizza il sistema penale aggrava la cronica lentezza della giustizia che in Italia produce un'abnorme presenza di detenuti in attesa di giudizio pari a più di un terzo della popolazione carceraria complessiva;

dai dati emerge che i reati con maggiore percentuale di presenza carceraria sono quelli legati alla detenzione e all'uso di sostanze stupefacenti, in moltissimi casi droghe leggere che in altri Paesi comunitari non vengono considerate proibite o comunque in quantità minime sono chiaramente legate alla condizione di tossicodipendenza delle persone imputate o condannate per tali reati;

l'alto numero di stranieri nelle carceri italiane è il prodotto delle fallimentari e criminogene politiche sull'immigrazione che hanno caratterizzato negli ultimi 10 anni il nostro Paese attraverso reati come quello di clandestinità che, sanzionando penalmente anche la sola presenza irregolare dello straniero sul territorio italiano, lo spinge inevitabilmente nella sfera dell'illegalità e della piccola delinquenza;

vi sono carceri completamente sgombre, edificate e mai utilizzate o parzialmente vuote che si potrebbero utilizzare se vi fossero gli investimenti necessari per la messa a norma e per la manutenzione, nonché per l'assunzione di un numero maggiore di operatori e di agenti di Polizia penitenziaria storicamente sotto dimensionati;

rilevato che:

il messaggio inviato alle Camere dal Presidente della Repubblica il 3 ottobre 2013 ha giustamente scosso l'opinione pubblica e tutto il mondo politico evidenziando la gravità del pronunciamento della Corte europea dei diritti dell'uomo che, con la sentenza dell'8 gennaio 2013, ha accertato che la situazione di sovraffollamento carcerario in cui i ricorrenti si sono trovati ha determinato la violazione da parte dell'Italia dell'art. 3 della Convenzione europea che, sotto la rubrica "proibizione della tortura", pone il divieto di pene e di trattamenti disumani o degradanti;

la Corte ha affermato, in particolare, che "la violazione del diritto dei ricorrenti di beneficiare di condizioni detentive adeguate non è la conseguenza di episodi isolati, ma trae origine da un problema sistemico risultante da un malfunzionamento cronico proprio del sistema penitenziario italiano, che ha interessato e può interessare ancora in futuro numerose persone" e che "la situazione constatata nel caso di specie è costitutiva di una prassi incompatibile con la Convenzione";

quanto ai rimedi al "carattere strutturale e sistemico del sovraffollamento carcerario" in Italia, la Corte ha richiamato la raccomandazione del Consiglio d'Europa "a ricorrere il più possibile alle misure alternative alla detenzione e a riorientare la loro politica penale verso il minimo ricorso alla carcerazione, allo scopo, tra l'altro, di risolvere il problema della crescita della popolazione carceraria";

ritenuto che:

non può in alcun modo essere ignorato il forte richiamo del Presidente della Repubblica, che, rifacendosi ai principi posti dall'art. 27 e dall'art. 117 della nostra Carta fondamentale, ha definito un dovere costituzionale di tutti i poteri dello Stato il far cessare la situazione di sovraffollamento carcerario entro il termine posto dalla Corte europea, imponendo interventi che riconducano comunque al rispetto della Convenzione sulla salvaguardia dei diritti umani;

l'omissione di tale dovere comporterebbe tra l'altro, come sottolinea lo stesso Capo dello Stato, ingenti spese derivanti dalle condanne dello Stato italiano al pagamento degli equi indennizzi previsti dall'art. 41 della Convenzione. Condanne che saranno prevedibilmente numerose considerato l'elevato numero di ricorsi ora sospesi ed a quelli che potranno essere proposti a Strasburgo;

le misure da prendere devono avere sia un effetto immediato per alleviare in modo significativo e comunque prima del prima del maggio 2014 la situazione di sovraffollamento, sia un carattere strutturale tale da impedire il riprodursi di tale condizione di sovraffolamento anche dopo una temporanea riconduzione del numero dei detenuti al di sotto del numero massimo di capienza degli istituti penitenziari,

impegna il Governo:

1) a rafforzare tra le misure di carattere strutturale già disposte con il decreto-legge n. 78 del 2013, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 94 del 2013: la riduzione dell'area applicativa della custodia cautelare in carcere, l'attenuazione degli effetti della recidiva quale presupposto ostativo per l'ammissione dei condannati alle misure alternative alla detenzione carceraria e l'aumento delle possibilità di accesso ai benefici penitenziari;

2) a stanziare le necessarie risorse finanziarie per la riqualificazione e il miglioramento delle strutture penitenziarie, l'adeguamento degli organici del personale penitenziario ed amministrativo, dei medici, degli infermieri, degli assistenti sociali, degli educatori e degli psicologi e il miglioramento del servizio sanitario penitenziario,

3) ad adoperarsi affinché ai detenuti siano offerte opportunità di lavoro in carcere, anche non retribuite, compatibili con le condizioni di detenzione, al fine di favorirne il reinserimento sociale;

4) a promuovere, in tempi rapidi, l'esame e l'eventuale approvazione da parte dell'Assemblea del disegno di legge delega AS 925, in materia di pene detentive non carcerarie e in materia di sospensione del procedimento con messa alla prova, già approvato dalla Camera dei deputati, che favorisca la prevalenza pene detenzione domiciliaria e della messa alla prova, limitatamente ai reati di minore gravità e di minore allarme sociale, nonché modalità alternative di espiazione di periodi terminali di detenzione;

5) ad inserire in tali provvedimenti di riforma una norma transitoria che permetta da subito l'applicazione, ove ne ricorrano i presupposti, della detenzione domiciliare come pena principale per i detenuti attualmente in carcere per reati per i quali è prevista la pena dell'arresto o della reclusione non superiore, nel massimo, a 3 anni, dando così a tali rimedi strutturali anche un effetto immediato di riduzione del numero di detenuti in carcere;

6) a promuovere una profonda riforma della "legge Fini-Giovanardi" (decreto-legge n. 272 del 2005, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 49 del 2006) che escluda la detenzione in carcere di coloro che hanno commesso reati minori, privi di reale offensività e rivelatisi inutili sotto il profilo del contrasto al consumo di droghe, legati alla detenzione e al consumo di sostanze stupefacenti, al fine di avviare, attraverso lo stanziamento di congrue risorse, efficaci programmi di recupero dei tossicodipendenti e di permettere l'immediata decarcerizzazione di migliaia di detenuti;

7) a promuovere la revisione di quelle norme sull'immigrazione che si sono rivelate in questi anni di fatto criminogene ed hanno spinto molti migranti irregolari a delinquere perché privi di percorsi legali di transito, integrazione o anche solo sopravvivenza nel nostro Paese;

8) ad avviare la decarcerizzazione dei soggetti psicopatici o tossicodipendenti, anche al fine di favorire un maggior grado di vivibilità negli istituti penitenziari, avendo riguardo per la dignità personale dei detenuti e per le condizioni di lavoro di tutto il personale che vi opera, nel pieno rispetto del dettato costituzionale nonché delle disposizioni dei numerosi atti internazionali sottoscritti dall'Italia;

9) ad adottare tali misure escludendo rigorosamente dal loro ambito di applicazione i reati di matrice mafiosa e terroristica, nonché tutte le fattispecie penali che riguardano i fenomeni di corruzione e di frode o evasione fiscale;

10) solo successivamente alla piena adozione di tali provvedimenti e una volta verificato gli effetti strutturali ed immediati di tali misure, a) a prendere in considerazione l'adozione di provvedimenti straordinari di clemenza che per la loro generalità possono incrinare la fiducia dei cittadini nella giustizia e nella sicurezza pubblica garantita dallo Stato, e b) ad elaborare proposte di indulto limitato a pochi anni ed di amnistia circoscritta ad un numero molto limitato di reati, tenendo conto che solo misure strutturali e preventive possono garantire l'efficacia di provvedimenti generalizzati di clemenza, al fine di conseguire una riduzione stabile e permanente del numero dei reclusi nelle carceri italiane.

(1-00177)

Interpellanze

D'ANNA, AIELLO, ARACRI, BARANI, BERNINI, BOCCA, BRUNI, CALIENDO, CARIDI, CERONI, COMPAGNA, D'AMBROSIO LETTIERI, DE SIANO, FALANGA, FASANO, GUALDANI, IURLARO, LIUZZI, LONGO Eva, MALAN, MAURO Giovanni, MILO, MINZOLINI, MUSSOLINI, PALMA, PELINO, PERRONE, PICCOLI, RAZZI, RIZZOTTI, ROSSI Luciano, SCOMA, SERAFINI, SIBILIA, TARQUINIO, VICECONTE, VILLARI, VOLPI, ZIZZA - Al Ministro della salute - Premesso che:

l'art. 15, comma 15, del decreto-legge n. 95 del 2012, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 135 del 2012, ha previsto l'adozione delle tariffe massime che le Regioni e le Province autonome possono corrispondere alle strutture accreditate "sulla base dei dati di costo disponibili e, ove ritenuti congrui ed adeguati, dei tariffari regionali";

seguendo la logica dell'imprescindibile e necessario collegamento tra tariffe e costi di produzione, tali previsioni sono state integrate con l'inserimento di un comma 17-bis che, per l'appunto, ai fini della determinazione del tariffario, ha previsto l'istituzione di una commissione tenuta a confrontarsi "con le associazioni maggiormente rappresentative a livello nazionale dei soggetti titolari di strutture private accreditate";

tale previsione normativa delinea un procedimento che nel giro di 105 giorni (cioè 15 giorni, a decorrere dalla data di entrata in vigore del decreto-legge n. 158 del 2012, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 189 del 2012, l'11 novembre 2012, per l'istituzione della Commissione, 60 giorni per la conclusione dei lavori e 30 giorni per la consultazione della Conferenza Stato-Regioni e per l'adozione del decreto) deve portare all'aggiornamento del tariffario, sulla base di tale confronto con le associazioni dei soggetti titolari di strutture private accreditate;

le associazioni di categoria, rappresentando direttamente le strutture associate, sono istituzionalmente in grado di offrire elementi fondamentali per la conoscenza dei meccanismi di controllo dei costi, a sua volta presupposto indefettibile, attraverso un'ottimizzazione dei processi produttivi, per la gestione più efficace ed efficiente, e quindi per una corretta determinazione delle tariffe;

i termini prescritti non sono stati rispettati, e, ad oggi, risultano ampiamente scaduti, senza che la commissione abbia mai neanche concretamente iniziato i lavori. La commissione, già istituita con notevole ritardo, e ben oltre il termine di scadenza si è, infatti, insediata solo il giorno 14 febbraio 2013. Ma da quella data nulla è stato fatto, ovvero non risulta agli interpellanti che i lavori si siano conclusi, e che vi sia stato confronto con le associazioni di categoria maggiormente rappresentative, nonostante anche il termine di 60 giorni "dalla data dell'insediamento", indicato quale termine di scadenza dal decreto ministeriale di nomina, ad oggi, sia largamente scaduto;

il Ministero della salute è per legge obbligato alla nomina di una commissione che deve confrontarsi con le associazioni sulle nuove tariffe, e la commissione è per legge tenuta a completare i lavori, in contraddittorio con le associazioni, entro 60 giorni, secondo quanto espressamente previsto anche dall'articolo 1 del decreto di nomina; quest'ultimo ha assegnato un termine di 60 giorni dall'insediamento per la conclusione dei lavori da parte della commissione, mentre dalla data di insediamento il 14 febbraio 2013 sono trascorsi oltre 8 mesi nella più totale inerzia;

tale ritardo arreca un grave danno, perché di fatto blocca e paralizza il processo di revisione delle tariffe, che il legislatore ha voluto e pensato come necessariamente basato sul confronto con le associazioni di categoria;

la revisione delle tariffe non è più procrastinabile, poiché le strutture, strette nella morsa di tariffe assolutamente non remunerative, non riescono più a sostenere neanche i costi di gestione, con inevitabile rischio di fallimento, e compressione dei livelli occupazionali; il che, vista la gravissima congiuntura economica che tutto il Paese sta attraversando, rende stringente la necessità di un'azione amministrativa efficace e efficiente, orientata a un consapevole e responsabile rispetto delle regole,

si chiede di sapere quali provvedimenti il Ministro in indirizzo intenda adottare affinché la commissione prevista dal comma 17-bis dell'art. 15 del decreto-legge 6 luglio 2012, n. 95, proceda senza indugio alcuno, essendo largamente scaduti tutti i termini di legge, al completamento dei lavori di revisione delle tariffe nel confronto dialettico con le associazioni di categoria maggiormente rappresentative.

(2-00090p. a.)

Interrogazioni

MAZZONI - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che:

la Giunta regionale toscana con la delibera del 27 febbraio 2013 n. 129, al fine di garantire il necessario coordinamento con le disposizioni contenute nell'art. 16-bis del decreto-legge n. 95 del 2012, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 135 del 2012, come modificato dalla legge di stabilità per il 2013 (legge n. 228 del 2012) e con il successivo decreto del Presidente del Consiglio dei ministri attuativo, ha modificato ed integrato gli indirizzi di gara per l'affidamento in concessione dei servizi di trasporto pubblico locale su gomma approvati con le delibere di Giunta n. 493 del 4 giugno 2012 e n. 612 del 10 luglio 2012 ed ha integrato le indicazioni inerenti alla rete dei servizi fornite dalle precedenti delibere n. 492 del 4 giugno 2012 e n. 721 del 6 agosto 2012;

a seguito di tali modifiche ed integrazioni la Giunta ha dato mandato alla struttura competente di procedere ad una integrazione e ripubblicazione dell'avviso di gara con conseguente riapertura dei termini per la presentazione delle manifestazioni d'interesse;

la partecipazione alla gara del gruppo francese Ratp Epic (Régie autonome des transports parisiens - Etabilissement public à caractère industriel et commercial) costituisce un'ipotesi più che probabile, non solo perché ampiamente annunciata dalla stampa, ma soprattutto perché coerente con la strategia del gruppo stesso, che da tempo persegue un consolidamento della propria presenza in Toscana come dimostra la partecipazione alla gara per l'acquisto di Ataf, l'azienda dei trasporti di Firenze;

considerato che, a quanto risulta all'interrogante:

la legislazione francese, con riferimento alla macroregione dell'Ile de France (comprensiva anche dell'area urbana della capitale), nega qualsiasi reciprocità di accesso alle imprese italiane o di altri Stati membri della UE non solo per quanto riguarda l'esercizio del trasporto pubblico locale, ma addirittura per la gestione delle reti infrastrutturali, l'uno e l'altra riservati in esclusiva alla società Ratp Epic;

questa circostanza, in ossequio ai princìpi sanciti dalla normativa vigente in materia di trasporto pubblico locale, preclude la partecipazione alla gara della Ratp Epic e delle società dalla stessa direttamente o indirettamente controllate;

la titolarità di affidamento diretto preclude altresì, secondo un ovvio principio generale, la possibilità per Ratp Epic di svolgere il ruolo di impresa ausiliaria, concedendo i propri requisiti in avvalimento a qualsivoglia impresa, sia essa controllata o terza;

le citate fattispecie si sono verificate nella gara celebrata per la cessione di Ataf, alla quale ha partecipato Autolinee Toscana SpA, indirettamente controllata da Ratp Epic, avvalendosi dei requisiti tecnici della propria controllante;

mentre la Regione Toscana ha da anni espletato le gare, anticipando l'attuazione del regolamento comunitario, le autorità francesi hanno per contro confermato la totale chiusura del mercato per l'Ile de France determinando: 1) l'impossibilità delle imprese europee di concorrere per l'aggiudicazione dei servizi relativi ad un vasto ed economicamente rilevantissimo ambito territoriale; 2) un indebito vantaggio competitivo in favore delle società del gruppo Ratp, che concorre alle gare indette per il trasporto pubblico locale negli altri Stati membri UE, avvalendosi della posizione di preminente rilievo tecnico e finanziario garantita da un ormai anacronistico ed indisturbato regime di monopolio;

in tale contesto, l'attuazione del principio di reciprocità nei confronti degli Stati membri UE che praticano un regime marcatamente protezionista non rappresenta pertanto una violazione del principio di concorrenzialità ma un rafforzamento dello stesso, in quanto mira a garantire l'effettiva parità di trattamento tra i competitor, e soprattutto non comporta una violazione delle norme comunitarie ed interne che regolano la materia, ma una puntuale applicazione delle stesse, tanto è vero che tutte le norme nazionali che hanno anticipato in Italia l'entrata in vigore del regolamento (CE) n. 1370/2007 si sono al contempo premurate di ribadire l'esclusione del monopolista;

tale esclusione, proprio perché sancita in un mercato ormai completamente aperto alla concorrenza, quale quello del trasporto pubblico locale in Italia, assume in definitiva il significato e la funzione di garanzia del principio di reciprocità rispetto alle imprese estere beneficiarie, nei rispettivi ordinamenti, di barriere di ingresso;

la prima delle normative sopra citate è stata dettata dall'art. 18, comma 2, lett. a), del decreto legislativo 19 novembre 1997, n. 422, tuttora in vigore, che vieta la partecipazione alle gare per l'aggiudicazione dei servizi pubblici locali alle "società che, in Italia o all'estero, gestiscono servizi in affidamento diretto o a seguito di procedure non ad evidenza pubblica, e delle società dalle stesse controllate o ad esse collegate, delle loro controllanti e delle società di gestione delle reti, degli impianti e delle altre dotazioni patrimoniali";

l'esclusione è stata pertanto ribadita, in termini sostanzialmente analoghi, in tutte le previsioni di legge che si sono succedute nel tempo per regolare la materia del trasporto pubblico locale;

occorre peraltro rilevare che rispetto alla holding del gruppo francese Ratp si realizzano entrambe le condizioni preclusive dettate dalle normative ricordate, essendo quest'ultima società gestore unico del servizio nell'Ile de France (il che impedisce l'affermarsi, in tale ambito territoriale, di una concorrenza nel mercato e per il mercato);

ciò appare perfettamente coerente con il ricorso avanzato al Tar della Toscana con cui è stato censurato l'avviso di indizione della gara nella parte in cui all'apparente forma "bifasica" della procedura non corrisponde una effettiva prequalifica dei candidati, che avrebbe consentito di verificare in capo a questi il possesso dei requisiti di legge, prima di ammetterli alla presentazione delle offerte;

va altresì precisato che la società Ratp cade nel divieto di partecipazione alle procedure concorsuali italiane per altri due motivi: la società Ratp è destinataria di un affidamento di servizi in house ai sensi della legge francese n. 2009/1503 dell'8 dicembre 2009. Tale condizione ricade ai sensi dell'art. 5, par. 2, lett. b), del regolamento (CE) n. 1370/2007 nel divieto di partecipazione a procedure concorsuali al di fuori del proprio bacino amministrativo; inoltre, anche nell'ipotesi in cui il regime di affidamento di Ratp non fosse inquadrabile nell'ambito dell'in house providing, va evidenziato che il legislatore francese, con la citata legge del 2009, ha prorogato l'affidamento dei servizi alle seguenti scadenze: servizi automobilistici 31 dicembre 2024; servizi tramviari 31 dicembre 2029; servizi metropolitani 31 dicembre 2039;

secondo le normative vigenti, Ratp, dunque, è tributaria di un affidamento non conforme al diritto comunitario e sfrutta questo vantaggio competitivo turbando la concorrenza sui mercati diversi dal proprio,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo abbia intenzione di intervenire con azioni di propria competenza o di vigilare per scongiurare che la gara indetta dalla Regione Toscana venga turbata dalla concorrenza, che l'interrogante ritiene a tutti gli effetti illegittima, da parte di una società monopolista francese che compra la gestione dei servizi in Italia investendo soldi pubblici stranieri in danno delle società italiane.

(3-00463)

Interrogazioni orali con carattere d'urgenza ai sensi dell'articolo 151 del Regolamento

D'AMBROSIO LETTIERI, LIUZZI, AMORUSO, AZZOLLINI, BRUNI, BRUNO, CASSANO, IURLARO, PERRONE, TARQUINIO, ZIZZA - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca - Premesso che:

il sistema universitario nazionale italiano, nonostante le innovazioni introdotte negli ultimi anni, necessita di una serie di cambiamenti che mirino ad arginare la lenta ma progressiva marginalizzazione di molti singoli atenei;

le risorse economiche assegnate negli ultimi tempi al sistema universitario italiano nel suo complesso sono pesantemente diminuite anche a causa della grave crisi economica in cui versa il nostro Paese;

il sistema universitario italiano, comunque, pur con molte difficoltà, continua a svolgere un fondamentale e strategico ruolo per il futuro del Paese e la formazione delle nuove generazioni;

premesso, inoltre, che:

il decreto ministeriale del 9 agosto 2013, n. 713, "Decreto criteri e contingente assunzionale delle Università statali per l'anno 2013", registrato dalla Corte dei conti il 26 settembre 2013, stabilisce la distribuzione del contingente di risorse espresso in termini di "punti organico", parametro di riferimento per l'assunzione del personale di ruolo e dei ricercatori a tempo determinato;

i criteri di assegnazione dei punti organico per l'anno corrente avrebbero dovuto essere ridefiniti con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri su proposta del Ministro dell'istruzione, di concerto con i Ministri dell'economia e delle finanze e per la pubblica amministrazione e innovazione come statuito dall'articolo 7 del decreto legislativo n. 49 del 2012, recante "Disciplina per la programmazione, il monitoraggio e la valutazione delle politiche di bilancio e di reclutamento degli atenei";

l'attribuzione, poi, a ciascuna università del contingente delle assunzioni avrebbe dovuto effettuarsi con decreto del Ministro dell'istruzione a norma dell'articolo 14, comma 3, del decreto-legge n. 95 del 2012, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 135 del 2012, tenuto conto di quanto previsto dal citato articolo 7 del decreto legislativo n. 49 del 2012;

la riformulazione dei criteri di ripartizione delle risorse derivanti dal turnover per il 2013, applicando meccanicamente le previsioni stabilite per l'anno 2012 dal decreto legislativo n. 49 del 2012, non ha tenuto in conto le conseguenze derivanti dai nuovi vincoli di sistema imposti dalle leggi di stabilità ovvero, in particolare, il vincolo di procedere ad assunzioni di personale a tempo indeterminato e di ricercatori a tempo determinato nel limite di un contingente corrispondente ad una spesa pari al 20 per cento di quella relativa al corrispondente personale complessivamente cessato dal servizio nell'anno precedente;

premesso, infine, che:

l'applicazione nel 2013 delle previsioni contenute nel decreto legislativo n. 49 del 2012, consentendo una distribuzione dei punti organico "variabile" dal 6,9 al 213 per cento del turnover del 2012, ha determinato, quindi, un'evidente disparità di trattamento fra i diversi atenei;

in particolare, lo schema di ripartizione del 2013 favorisce in maniera considerevole gli atenei che si trovano in una situazione economico-finanziaria molto solida a discapito di un ampio numero di atenei che pure hanno una situazione economico-finanziaria positiva o in via di risanamento;

lo schema di ripartizione del 2013, infatti, determina la distribuzione dei punti organico in base a indicatori legati al bilancio ovvero direttamente collegati al livello di tassazione degli studenti;

considerato che:

secondo le previsioni del decreto 2013, inoltre, le risorse provenienti da tutte le università (in misura consistente riferibili alle università del Centro-Sud) potranno essere utilizzate per finanziare le assunzioni negli atenei che dispongono del miglior indicatore Isef (presenti in maggioranza al Nord);

la nuova modalità di gestione del turnover e la conseguente nuova ripartizione dei punti organico (un "punto organico" equivale al costo medio annuale di un professore ordinario) produce, a giudizio degli interroganti, un'evidente effettiva disparità fra le diverse università presenti sul territorio italiano in quanto consente ad alcune di ottenere un turnover effettivo molto alto, tale da poter assumere anche il triplo del personale cessato dal servizio, mentre ad altre non è garantita neanche la copertura dei posti resisi vacanti;

in sostanza, tale meccanismo sottrae alcuni punti organico derivanti dai pensionamenti di alcuni atenei per assegnarli ad altri secondo modalità che, invece di tenere conto della virtuosità di ciascun ateneo, come in passato, assegna punti organico extra agli atenei con più alto valore Isef (indice calcolato in base alle spese del personale, alle tasse universitarie e all'indebitamento);

tra gli atenei penalizzati da tale perverso meccanismo potrebbero figurare le università "La Sapienza" di Roma, "Federico II" di Napoli e "Aldo Moro" di Bari; al contrario, il primo ateneo in classifica per la quantità di risorse ottenute potrebbe risultare la scuola superiore "Sant'Anna" di Pisa;

tale meccanismo, ad avviso degli interroganti, invece di riconoscere e premiare gli sforzi compiuti da numerosi atenei per risanare la propria posizione, pur nell'esiguità delle risorse, favorisce solo alcuni noti poli universitari;

considerato, inoltre, che:

la modalità di calcolo potrebbe comportare, nei prossimi anni, pur con un turnover complessivo del sistema superiore al 50 per cento, un progressivo impoverimento dei punti organico ed una drastica riduzione del personale con conseguente pregiudizio per la prosecuzione della didattica;

le università che risulterebbero penalizzate, al fine di migliorare l'indicatore Isef e non subire ulteriori sottrazioni di punti organico, potrebbero decidere di promuovere un aumento delle tasse degli studenti e un'ulteriore diminuzione delle assunzioni di personale;

tale scelta non faciliterebbe l'accesso degli studenti agli studi universitari e peggiorerebbe la qualità della didattica;

l'indicatore Isef non può, ad avviso degli interroganti, essere assunto quale principale elemento di sostenibilità economica e finanziaria anche in considerazione del fatto che il livello di tassazione di ciascun ateneo è correlato al contesto sociale e territoriale di riferimento;

considerato, infine, che:

a differenza dei "punti organico" stabiliti nel 2012, il decreto ministeriale del 2013, pur applicando le stesse modalità dell'anno precedente, non prevede, inoltre, neanche un tetto massimo alla percentuale di ulteriori punti organico;

il decreto ministeriale del 2012, infatti, al fine di evitare paradossali squilibri, prevedeva un tetto massimo alla percentuale di punti organico aggiuntivi ovvero, ai fini del calcolo dei punti organico che ciascun ateneo avrebbe ottenuto con la sola applicazione del decreto legislativo n. 49 del 2012, vi era la limitazione per la quale tali punti organico non potevano comunque eccedere il 50 per cento di quelli rivenienti dai pensionamenti di quell'ateneo;

occorre ripristinare con urgenza, in conformità con il dettato dell'art. 7, comma 6, del decreto legislativo n. 49 del 2102, anche per il 2013, la clausola di salvaguardia in base alla quale, per ciascuna università, è previsto, al massimo, il 50 per cento dei punti organico relativi alle cessazioni dei rapporti di lavoro dell'anno precedente;

preso atto che:

i punti organico determinati dal decreto ministeriale del 2013 sono, a parere degli interroganti, assolutamente squilibrati se confrontati con quelli precedenti;

negli ultimi anni si è registrata una consistente riduzione della spesa per il personale,

si chiede di sapere se il Ministro intenda intervenire con urgenza, nei modi e con i mezzi che riterrà più opportuni, al fine di eliminare gli effetti palesemente sperequativi derivanti dall'applicazione del modello di ripartizione previsto dal decreto ministeriale 9 agosto 2012, n. 713, e consentire un equo turnover in tutti gli atenei italiani, privo di penalizzazioni o favoritismi.

(3-00464)

Interrogazioni con richiesta di risposta scritta

ZIZZA - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che:

il nuovo piano industriale di ENAV SpA ridimensiona, a partire dal 1° maggio 2014, le competenze del centro di controllo d'area di Brindisi, a beneficio di quello di Roma, per la fornitura dei servizi del traffico aereo nello spazio aereo del Tirreno orientale;

inoltre, sulla base del progetto di riforma "Single European Sky 2000+", in discussione nel Parlamento europeo e che prevede la riduzione dei centri di controllo d'area in tutta Europa, il centro di Brindisi è addirittura destinato, in una fase successiva, alla chiusura;

tale decisione avrà inevitabili ripercussioni sul piano occupazionale e può causare un pesante ridimensionamento in termini di traffico aereo sull'aeroporto di Brindisi, che pure è il punto di riferimento per una zona densamente abitata e fortemente attrattiva sul piano turistico;

la vicenda rappresenta, a parere dell'interrogante, un esempio evidente di come molto spesso le pur necessarie opere di razionalizzazione e miglioramento nell'utilizzo delle risorse a disposizione, se "calate dall'alto" senza analizzare le peculiarità dei singoli territori in cui si va ad intervenire, possano paradossalmente causare nuovi disagi,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto riportato e se, nell'ambito delle sue competenze, ritenga opportuno valutare interventi che vadano nel senso di contemperare la gestione efficiente delle risorse disponibili con la tutela sotto più profili, a partire da quelli dell'occupazione e del turismo, dei livelli e della qualità del traffico aereo dell'aeroporto di Brindisi.

(4-01096)

BAROZZINO - Al Ministro dello sviluppo economico - Premesso che:

RetItalia internazionale è la società di informatica in house all'Agenzia ex ICE, "Agenzia per la promozione all'estero e l'internazionalizzazione delle imprese italiane";

gli impiegati di RetItalia internazionale operano da circa 35 anni per la mission dell'ICE e, grazie alle competenze di tali professionisti dell'international technology, RetItalia internazionale è stata in grado di offrire servizi professionali integrati, su un ampio spettro di aree tematiche, attraverso un approccio basato sull'utilizzo di metodologie, conoscenze e innovative tecnologie informatiche;

il 22 gennaio 2013 l'Agenzia ha deliberato la vendita di RetItalia internazionale per un contratto quinquennale pari a 3 milioni annui (IVA inclusa), vale a dire circa 2,3 milioni di euro (IVA esclusa). Tale valore economico non consente la sopravvivenza lavorativa di più della metà del personale, poiché il costo della società è pari a circa 4,3 milioni;

in relazione alle fortissime preoccupazioni dei lavoratori di RetItalia internazionale legate al rischio elevatissimo di perdita del posto di lavoro per almeno la metà del personale nell'immediato, e dell'assoluta incertezza sul prossimo futuro per l'altra metà, si sono tenute alcune riunioni (tra maggio e giugno 2013) con i vertici dell'ex ICE e, a seguire, a luglio anche con il Vice Ministro dello sviluppo economico dottor Carlo Calenda;

nel corso di tali incontri ai rappresentanti dei lavoratori furono date assicurazioni che, prima della pubblicazione del bando di gara per la vendita di RetItalia internazionale, sarebbero stati informati sulle eventuali eccedenze che fossero emerse dalla relazione dell'advisor, al fine di trovare soluzioni per consentire la piena collocazione di tutti i lavoratori di RetItalia internazionale, non trascurando di sondare e percorrere anche soluzioni alternative alla vendita;

tale impegno non è stato mantenuto poiché i lavoratori non sono stati informati né su quanto è emerso dall'analisi effettuata, né sulle strategie da adottare per la salvaguardia dei 65 posti di lavoro degli impiegati di RetItalia internazionale;

considerato che:

risulterebbe che il contratto e il bando di gara siano già stati consegnati nei primi giorni di settembre 2013, rispettivamente all'Agenzia per l'Italia digitale e all'Autorità di vigilanza sui lavori pubblici, come se l'Agenzia ex ICE considerasse tali documenti segreti e ormai blindati;

dalle informazioni che i dipendenti sono riusciti ad ottenere risulterebbero la conferma del valore economico del contratto, pari a 3 milioni di euro inclusa IVA, che, come sopra evidenziato, è del tutto insufficiente per la garanzia dei livelli occupazionali e l'esclusione dal bando e dal contratto di 2 progetti di rilievo e di carattere strategico, assegnati nel 2011 e nel 2012 dal Ministero dello sviluppo economico quali il portale "Made in Italy" (un sistema di vetrine virtuali e commercio elettronico dei prodotti italiani sul mercato internazionale) e l'International trade hub-Italia (un portale sponsorizzato dal "Tavolo strategico nazionale per la trade facilitation" che consente alle imprese italiane di accedere da un unico punto a i tutti processi relativi all'internazionalizzazione);

ritenuto che:

per la società Buonitalia, partecipata al 10 per cento dall'Agenzia ex ICE, è stata individuata una soluzione che ha portato alla salvaguardia di tutti i lavoratori impiegati;

la pubblicazione del bando di gara, inizialmente prevista entro la prima metà di ottobre 2013, non è stata ancora effettuata;

per salvaguardare la dispersione delle professionalità e gli investimenti e per capitalizzare le risorse e le conoscenze professionali disponibili si ritiene che la soluzione meno rischiosa per la salvaguardia dei livelli occupazionali dei 65 lavoratori della società e per l'integrità del patrimonio informatico, sia quella di mantenere RetItalia internazionale nel circuito della pubblica amministrazione,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo intenda attivarsi, per quanto di competenza, per sospendere la procedura di vendita di RetItalia internazionale, garantirne gli attuali livelli occupazionali e mantenerla nel circuito della pubblica amministrazione.

(4-01097)

BIGNAMI, BLUNDO - Al Ministro dello sviluppo economico - Premesso che:

il presidente di Telecom in audizione presso le Commissioni 8ª (Lavori pubblici, comunicazioni) e 10ª (Industria, commercio, turismo) del Senato ha riferito che il 24 settembre 2013 l'azienda è venuta a conoscenza tramite comunicati stampa della modifica all'accordo parasociale tra gli azionisti Telco, in base al quale si è verificata una diluizione delle quote italiane all'interno del pacchetto azionario che porterà la società iberica Telefonica ad avere il controllo di Telco a decorrere dal 2014 e quindi a diventare l'azionista di riferimento di Telecom Italia;

l'operazione, che è avvenuta senza che fosse stato prima informato il Governo, a parere degli interroganti desta perplessità, coinvolgendo notevoli interessi pubblici generali;

Telefonica, azienda nata in Spagna nel 1924, attualmente possiede molti più debiti di Telecom Italia, quindi molto probabilmente con difficoltà deciderà in futuro di investire in Italia;

nel nostro Paese appaiono necessari ed urgenti investimenti sia sulla banda larga che sui processi di innovazione tecnologica, per ridurre il gap tecnologico nei confronti degli altri Paesi sviluppati;

considerato che:

Telecom Italia è in regime di concorrenza con Telefonica in alcuni mercati internazionali, in particolare in quelli sudamericani del Brasile e dell'Argentina; nello specifico in Brasile i 2 operatori sono concorrenti nel mercato della telefonia mobile, pertanto Telefonica potrebbe essere tentata di vendere Tim Brasil, eliminando un temibile concorrente; a tal riguardo occorre considerare che le autorità antitrust di Argentina e Brasile dovranno pronunciarsi in futuro indicando se gli spagnoli, già proprietari in quei Paesi della compagnia Vivo, debbano vendere le attività sudamericane del gruppo italiano, onde evitare un regime di monopolio;

inoltre l'operazione pone un serio rischio per la sicurezza delle informazioni sensibili veicolate dalla rete, come denunciato dal presidente del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica, Giacomo Stucchi;

desta, inoltre, molta preoccupazione il problema degli esuberi possibili di personale, sempre presenti in questi casi di fusione;

qualora Telefonica prendesse il controllo di Telecom Italia, l'operazione di scorporo della rete potrebbe essere rimandata; invece a giudizio degli interroganti la rete deve poter restare un bene comune con una governance pubblica tale da poter favorire la concorrenza fra i diversi operatori, garantendo così il concetto fondamentale assunto a livello europeo che va sotto il nome di "equivalence of input", cioè la possibilità di accedere alla rete con uguali condizioni e prerogative;

considerato inoltre che:

a quanto risulta agli interroganti tutti gli analisti economici italiani e gli esperti di finanza hanno individuato nella gestione di Colaninno prima e Tronchetti Provera-Ruggiero poi l'inizio del declino di Telecom, a causa di scelte industriali inequivocabilmente sbagliate; sotto la loro amministrazione, a parere degli interroganti, il gigante della telefonia nazionale, mal governato e spremuto oltre misura anche per pagare stipendi fuori da ogni controllo e ai limiti della decenza sociale per i loro dirigenti, si è indebitato in maniera eccezionale e non è riuscito ad evolversi tecnologicamente come le concorrenti straniere, rimanendo "fuori mercato";

a parere degli interroganti la responsabilità della situazione molto critica in cui versa attualmente Telecom Italia affonda le sue radici nel 1999, quando il Governo D'Alema permise a Colaninno di acquisire e privatizzare l'azienda, caricandola di miliardi di euro di debito, operazione che in molti Paesi è vietata,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo non intenda assumere, nell'ambito delle proprie competenze, le azioni necessarie a verificare la credibilità di Telefonica, affinché i recenti cambiamenti azionari non incidano sull'imprescindibilità di un piano adeguato di investimenti sulla rete telefonica, sul mantenimento ed il miglioramento del servizio offerto e sulla conservazione dei livelli occupazionali esistenti in azienda;

se non intenda assumere decisioni di competenza urgenti finalizzate ad attuare lo scorporo della rete di accesso di Telecom Italia, in modo che essa possa confluire in una new company pubblica che ne assuma il controllo, per esempio tramite l'intervento della Cassa depositi e prestiti;

se non voglia, nell'ambito delle proprie competenze, riconsiderare, anche attraverso iniziative normative, la possibilità di introdurre meccanismi risarcitori basati sul concetto giuridico della responsabilità individuale nei confronti dei soggetti che nella qualifica di alti dirigenti o top manager di aziende seppur private, ma di rilevantissimo interesse nazionale, pubblico e collettivo, abbiano portato l'azienda in uno stato di incredibile debolezza economico-finanziaria, per cause imputabili alla loro palese inadeguatezza professionale anche a fronte di lauti compensi percepiti;

se non ritenga che sia necessario, infine, assumere provvedimenti di competenza urgenti per garantire la sicurezza delle informazioni sensibili veicolate dalla rete, come sollecitato dal Copasir recentemente.

(4-01098)

BARANI - Al Ministro dell'interno - Premesso che, a quanto risulta all'interrogante:

in data 28 settembre 2013 undici consiglieri comunali di Aulla (Massa e Carrara), 5 di maggioranza e 6 di minoranza, presentavano formale e motivata mozione di sfiducia nei confronti del sindaco, Roberto Simoncini, ai sensi e per gli effetti dell'articolo 52 del testo unico degli enti locali, di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267;

il 30 settembre i preposti uffici comunali provvedevano a protocollare la mozione al n. 14568;

la mozione di sfiducia veniva puntualmente approvata nel corso del Consiglio comunale svoltosi in data 23 ottobre, comportando di fatto l'immediata decadenza del sindaco e della Giunta;

al di là dell'indubbio valore sotto il profilo amministrativo dell'atto, va sottolineata la valenza politica della mozione di sfiducia votata, oltre che da tutta la minoranza consiliare, anche da ben 7 consiglieri comunali di maggioranza;

nei giorni immediatamente successivi alla votazione veniva nominato un commissario prefettizio incaricato di guidare il Comune di Aulla fino alle prossime elezioni;

nel periodo che intercorre tra la presentazione della mozione di sfiducia e la sua votazione e conseguente approvazione in Consiglio comunale, sono state approvate numerose delibere di Giunta, tra cui la n. 183 del 16 ottobre 2013 con la quale si chiede, preventivamente, all'eventuale futuro commissario prefettizio il mantenimento in essere di 2 incarichi fiduciari affidati dal sindaco Simoncini ai sensi del testo unico, che, al comma 3 dell'articolo 110, prevede che tali incarichi, affidati con contratto a tempo determinato, "non possono avere durata superiore al mandato elettivo del sindaco o del presidente della provincia in carica";

la stessa delibera n. 183 del 16 ottobre 2013 specifica testualmente come "Entrambi i rapporti di lavoro hanno termine al momento della cessazione della carica del Sindaco per ogni causale";

gli incarichi in questione sono uno part time a 12 ore settimanali affidato ad un istruttore cat. C1 presso l'Ufficio segreteria alle dirette dipendenze del sindaco ai sensi dell'articolo 90 del testo unico; il secondo incarico, questo dirigenziale, è stato invece affidato ai sensi del già citato articolo 110 del testo unico e consta di 36 ore;

nel dettaglio, questo secondo incarico è stato conferito all'architetto Ivano Pepe in qualità di Dirigente del 1° Settore urbanistica, lavori pubblici, commercio del Comune, cioè il fulcro di ogni amministrazione comunale;

nella mozione di sfiducia al sindaco in più parti vengono richiamate, a sostegno di un atto politico comunque grave, motivazioni riferibili proprio ai settori affidati all'architetto Pepe. Tra l'altro nel documento di sfiducia si legge: "Atteso che manca un progetto conosciuto, realizzabile e condiviso di viabilità e che la provvisorietà e la precarietà paiono non dare spazio ad interventi definitivi". E ancora: "Atteso che perdura uno stato di abbandono delle frazioni e del centro";

una seconda delibera di Giunta, la n. 191 del 22 ottobre 2013, prevedeva poi l'autorizzazione allo scomputo degli oneri di urbanizzazione relative ad alcune pratiche presentate dalla ditta Edilmari Srl per la realizzazione di opere pubbliche richieste dall'amministrazione comunale di Aulla;

il progetto tecnico ed esecutivo delle opere di urbanizzazione da realizzare a scomputo è stato inoltrato ai preposti uffici comunali lo stesso 22 ottobre, per poi essere licenziato dalla Giunta nella serata del medesimo giorno, in spregio a qualsiasi doveroso ed opportuno approfondimento tecnico ed economico del caso;

la ditta Edilmari Srl risulta essere in liquidazione dal 4 novembre 2013;

a seguito della presentazione di una formale e motivata mozione di sfiducia, sottoscritta anche da parte della maggioranza consiliare, l'organismo amministrativo comunale soffre certamente di un chiaro deficit di legittimazione;

ragioni di opportunità politica nonché di trasparenza amministrativa dovrebbero indurre un sindaco sfiduciato dalla sua stessa maggioranza, anche se la stessa mozione non era stata ancora votata, ad astenersi da simili iniziative ed a procedere con delibere di Giunta sono in casi di estrema gravità o emergenza, non godendo più il primo cittadino dell'incondizionata fiducia dell'organismo che è chiamato a guidare in virtù del suo mandato;

da quanto risulta all'interrogante l'assessore Silvia Magnani avrebbe reso noto di non aver partecipato, come invece riportato sulla delibera n. 183, alla riunione della Giunta comunale del 16 ottobre;

anche a seguito dell'approvazione a maggioranza della mozione di sfiducia altri dirigenti e funzionari del Comune con incarichi per durata legati esclusivamente alla permanenza in carica del Sindaco hanno continuato a recarsi presso i propri uffici in Comune in funzione dei propri incarichi come se nulla fosse;

in particolare l'architetto Pepe, il cui contratto di lavoro è inequivocabilmente legato alla durata in carica del sindaco, anche successivamente alla decadenza di quest'ultimo a causa dell'approvazione della mozione di sfiducia, continuava ad emettere numerose determine dirigenziali anche dopo il 23 ottobre 2013, ergo la data ultima della sua legittima permanenza presso gli uffici comunali in virtù della natura dell'incarico conferitogli,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo, per quanto di competenza, non rinvenga profili di illegittimità circa una così copiosa e repentina approvazione di delibere di Giunta in un lasso temporale decisamente ristretto, per di più a seguito della presentazione di una formale mozione di sfiducia al sindaco;

se non ritenga che, con esclusivo riferimento alla delibera di Giunta n. 183 del 16 ottobre 2013, ai sensi della citata normativa vigente in materia e alla luce della tempistica e delle modalità della sua approvazione, l'atto sia da considerarsi nullo;

se risultino note le conseguenze in cui potrebbe intercorrere il commissario prefettizio in caso di favorevole accoglimento di quanto approvato con la delibera di Giunta n. 183;

se anche le determine dirigenziali emanate a seguito della sfiducia al sindaco dall'architetto Pepe, in quanto affidatario di incarico a tempo determinato ai sensi del dell'articolo 110, comma 1, del testo unico degli enti locali, di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, di fatto decaduto in data 23 ottobre 2013 ai sensi del comma 3 del medesimo testo unico, non siano da ritenersi un abuso, ergo illegittime e annullabili.

(4-01099)

SERRA, GAETTI, MOLINARI, BOCCHINO, SCIBONA, PAGLINI, CAPPELLETTI - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca - Premesso che:

nella legislazione universitaria italiana gli assegni di ricerca sono stati istituiti dall'articolo 51, comma 6, della legge 27 dicembre 1997, n. 449, e da ultimo ridisciplinati dall'articolo 22 della legge 30 dicembre 2010, n. 240, cosiddetta riforma Gelmini per l'università;

le selezioni pubbliche sono disciplinate da regolamenti degli atenei in conformità con i principi in materia statuiti dal regolamento per lo svolgimento dei concorsi pubblici approvato con decreto del Presidente della Repubblica 9 maggio 1994, n. 487, onde garantire i caratteri di economicità, pubblicità e trasparenza della procedura, con particolare riguardo ai termini per la presentazione della domanda di partecipazione fissati in 30 giorni dalla pubblicazione del bando in Gazzetta Ufficiale (articolo 4, comma 1) e all'efficacia della data di spedizione quale comprovata dall'ufficio postale accettante (articolo 4, comma 2), salvo che sia previsto l'invio a mezzo posta elettronica certificata;

risulta agli interroganti che:

l'università telematica "Pegaso" di Napoli avrebbe emesso con decreto rettorale del 16 settembre 2013, n. 81, un bando di selezione per l'attribuzione di un assegno di ricerca presso la facoltà di Giurisprudenza per il settore scientifico disciplinare di Diritto amministrativo-IUS/10, quale pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 4ª Serie "Concorsi ed esami" del 22 ottobre 2013, n. 84;

tuttavia il relativo bando, in violazione del regolamento e dei connessi principi a tutela dell'imparzialità della procedura, non solo avrebbe previsto un termine di presentazione della domanda pari a soli 8 giorni, ma viepiù avrebbe previsto l'efficacia della data di spedizione quale attestata dall'ufficio postale accettante, posto che neppure è contemplata la possibilità dell'invio della domanda e dei titoli a mezzo di posta elettronica certificata;

pertanto a parere degli interroganti si configura la pubblicazione di un bando per assegno di ricerca contenente evidenti regole tese ad aggravare enormemente le possibilità di massima partecipazione dei potenziali candidati alla procedura concorsuale, attraverso disposizioni in pacifica violazione di legge,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo, nell'ambito delle proprie competenze, intenda intervenire presso l'università telematica "Pegaso" di Napoli, affinché si provveda alla rettifica del bando per assegno di ricerca che a parere degli interroganti si pone in evidente violazione dei principi cardine in tema di massima partecipazione dei potenziali candidati alla procedura in conformità ai criteri previsti dal decreto del Presidente della Repubblica n. 487 del 1994;

se intenda assumere iniziative normative o adottare, ove ne ricorrano i presupposti, una circolare esplicativa al fine di garantire il pieno rispetto dei criteri previsti per lo svolgimento dei concorsi pubblici, assicurando i principi di massima partecipazione dei potenziali candidati alle procedure per l'attribuzione di assegni di ricerca negli atenei italiani.

(4-01100)

Interrogazioni, da svolgere in Commissione

A norma dell'articolo 147 del Regolamento, la seguente interrogazione sarà svolta presso la Commissione permanente:

8a Commissione permanente(Lavori pubblici, comunicazioni):

3-00463, del senatore Mazzoni, sulla partecipazione di una società francese alla gara per l'affidamento dei servizi di trasporto pubblico locale in Toscana.