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Legislatura 17ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 135 del 06/11/2013


SENATO DELLA REPUBBLICA
------ XVII LEGISLATURA ------

135a SEDUTA PUBBLICA

RESOCONTO STENOGRAFICO (*)

MERCOLEDÌ 6 NOVEMBRE 2013

(Antimeridiana)

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Presidenza del presidente GRASSO,

indi del vice presidente CALDEROLI

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(*) Include l'ERRATA CORRIGE pubblicato nel Resoconto della seduta n. 137 del 7 novembre 2013
(N.B. Il testo in formato PDF non è stato modificato in quanto copia conforme all'originale)

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N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Grandi Autonomie e Libertà: GAL; Il Popolo della Libertà: PdL; Lega Nord e Autonomie: LN-Aut; Movimento 5 Stelle: M5S; Partito Democratico: PD; Per le Autonomie (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE: Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE; Scelta Civica per l'Italia: SCpI; Misto: Misto; Misto-Gruppo Azione Popolare: Misto-GAP; Misto-Sinistra Ecologia e Libertà: Misto-SEL.

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RESOCONTO STENOGRAFICO

Presidenza del presidente GRASSO

PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 9,33).

Si dia lettura del processo verbale.

GENTILE, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana del 29 ottobre.

Sul processo verbale

SANTANGELO (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SANTANGELO (M5S). Chiediamo la votazione del processo verbale, previa verifica del numero legale.

Verifica del numero legale

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Invito pertanto i senatori a far constatare la loro presenza mediante procedimento elettronico.

(Segue la verifica del numero legale).

Il Senato è in numero legale.

Ripresa della discussione sul processo verbale

PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato.

Comunicazioni della Presidenza

PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Preannunzio di votazioni mediante procedimento elettronico

PRESIDENTE. Avverto che nel corso della seduta odierna potranno essere effettuate votazioni qualificate mediante il procedimento elettronico.

Pertanto decorre da questo momento il termine di venti minuti dal preavviso previsto dall'articolo 119, comma 1, del Regolamento (ore 9,40).

Per l'inserimento all'ordine del giorno del documento III, n. 1

TAVERNA (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

TAVERNA (M5S). Signor Presidente, onorevoli colleghi, come preventivamente comunicato per iscritto, ai sensi dell'articolo 56, comma 4, del Regolamento del Senato, chiedo, a nome di tutti i senatori del Gruppo parlamentare che ho l'onore di presiedere, che sia discusso nella seduta odierna il documento della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari concernente la decadenza del senatore Silvio Berlusconi. (Applausi dal Gruppo M5S).

PRESIDENTE. Poiché il Presidente ha facoltà di determinare il momento dell'istruzione della richiesta, mi riservo questa decisione. Intanto, procediamo con gli altri argomenti all'ordine del giorno.

Discussione congiunta e approvazione dei documenti:

(Doc. VIII, n. 1) Rendiconto delle entrate e delle spese del Senato per l'anno finanziario 2012

(Doc. VIII, n. 2) Progetto di bilancio interno del Senato per l'anno finanziario 2013

(Relazione orale) (ore 9,41)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione congiunta dei documenti VIII, n. 1 (Rendiconto delle entrate e delle spese del Senato per l'anno finanziario 2012) e VIII, n. 2 (Progetto di bilancio interno del Senato per l'anno finanziario 2013).

Poiché il relatore non è ancora presente in Aula, ha facoltà di parlare il senatore Questore De Poli.

DE POLI, senatore Questore. Signor Presidente, onorevoli senatori, a nome del Consiglio di Presidenza e del Collegio dei senatori Questori, sottopongo all'attenzione dell'Assemblea il rendiconto delle entrate e delle spese del Senato relativo all'esercizio 2012 e il bilancio di previsione per il 2013 che rientra nel piano triennale 2013-2015.

Per quanto concerne il rendiconto 2012, mi preme sottolineare che il rendiconto, riferendosi ad una gestione finanziaria che ricade per intero sulla passata legislatura, è stato approvato dal Collegio dei senatori Questori precedente con una delibera del 6 marzo 2013. Mi richiamerò dunque in questo primo stralcio del mio intervento, prima di passare all'esame del bilancio di previsione, ai dati del bilancio consuntivo 2012, che evidenziano un andamento positivo.

La spesa complessiva ammonta a 520.625.482,26 euro, in diminuzione del 4,7 per cento rispetto al 2011. Il rendiconto 2012, rispetto al consuntivo 2010, diminuisce del 4,5 per cento e supera abbondantemente l'obiettivo di 535 milioni che era stato indicato nel 2012 dall'ordine del giorno G100 sottoscritto dai Gruppi parlamentari e approvato in quest'Aula il 3 agosto 2011: precisamente, rispetto a tale ordine del giorno, le riduzioni ammonteranno al 18,83 per cento.

Prima di passare all'illustrazione del merito del bilancio di previsione per il 2013, mi preme mettere in evidenza il fatto che questo bilancio si riferisce ad una complessa fase di passaggio da una legislatura all'altra: tutto ciò ha comportato tempi tecnici più lunghi per l'elaborazione di un documento che assicurasse certezza di risorse, da un lato, e continuità operativa sul versante della gestione delle spese, dall'altro.

Il 20 dicembre, con decreto del Presidente del Senato, su proposta dei senatori Questori della XVI legislatura, è stata autorizzata, ai sensi del Regolamento di amministrazione e contabilità del Senato, la gestione in regime di esercizio provvisorio del bilancio di previsione per il 2013. In regime di esercizio provvisorio è stata indicata una spesa complessiva di 566.800.000 euro, con un aumento di oltre 24 milioni rispetto al totale delle spese previste per l'anno 2012, di cui 12.135.187,28 euro di integrazione del Fondo di previdenza del personale e altri otto milioni del Fondo di solidarietà, per un totale di 20,3 milioni, oltre a circa quattro milioni di euro per una serie di slittamenti di impegni di spesa che sono passati dal 2012 al 2013.

Partendo da questa base e considerando nel complesso le esigenze finanziarie rappresentate dagli Uffici e dai Servizi dell'Amministrazione raccolte tra i colleghi ai fini della predisposizione del bilancio di previsione 2013 definitivo, è possibile ipotizzare una revisione al ribasso delle iniziali previsioni di spesa. In particolare, si ritiene che la spesa complessiva prevista per il 2013 si attesti a 541.500.000 euro, ovvero circa l'1,6 per cento in meno rispetto al bilancio 2012, prevedendolo in termini reali. Confrontando i bilanci del Senato del 2004 con quelli del 2013, la spesa si è abbassata nell'arco degli ultimi dieci anni del 13,91 per cento in termini reali.

Nel 2013, nonostante dunque il passaggio di legislatura, durante il quale si riscontra normalmente una dinamica crescente delle spese (ricordo che nel 2001 si è registrato un +14,25 per cento, nel 2006 un +2,88 per cento e nel 2008 un +2,11 per cento), la spesa del Senato invece registra un'inversione di tendenza, con riduzione della spesa, attestandosi a cifre del tutto simili a quelle che avevamo al Senato circa nove-dieci anni fa.

Considerando la rigidità dei principali fattori di spesa che compongono il bilancio di previsione 2013 - il 90,48 per cento delle spese sono quantificabili come obbligatorie - il Senato ha raggiunto un risultato apprezzabile tenuto conto appunto che buona parte della spesa relativa al 2013 era stata già ampiamente preventivata ad inizio anno e che sono stati assunti impegni di spesa ad oggi non più revocabili. Ricordo infatti che la gestione del bilancio 2013 è iniziata e proseguita in regime di esercizio provvisorio per dieci-undici dodicesimi del totale della spesa stessa. Nonostante questo, il Consiglio di Presidenza, fin dal suo insediamento, ha inteso contraddistinguere la legislatura nel segno della sobrietà e di un miglioramento nell'efficienza del livello gestionale della macchina istituzionale.

Un significativo fattore di riduzione di spesa è senz'altro riconducibile a misure di contenimento dei costi assunte con riguardo a specifiche attribuzioni dei senatori, e in particolare ai titolari di cariche interne, a partire dall'onorevole Presidente, che sono state adottate nello scorso aprile e che produrranno a regime un risparmio di 4,6 milioni di euro.

Un altro passo importante nel percorso di riduzione della spesa è stata l'intesa con le organizzazioni sindacali dei dipendenti del Senato sulle tabelle retributive per i nuovi assunti, che comporta una riduzione del 20 per cento. A questo si aggiunge il blocco del turnover, che ha ridotto del 32 per cento il numero dei dipendenti, passato da 1.243 a 840, fino a raggiungere la soglia minima nel 2015 di 800 unità, con una riduzione che salirà così al 35 per cento.

Proprio nell'ottica dell'efficientamento dei servizi, in stretta sinergia con la Camera dei deputati, abbiamo avviato un processo di riorganizzazione delle strutture dei Servizi di documentazione, informatica, logistica, gare e contratti, polo bibliotecario, eccetera. Sono azioni iniziate quest'anno, ma che avranno un effetto sui conti del Senato chiaramente a partire dal 2014.

Il bilancio di previsione si inserisce in un piano triennale di spesa che nel 2014 e nel 2015 indica una spesa, rispettivamente, di 541 milioni di euro nel 2014 e di 540.500.000 nel 2015, facendo registrare una diminuzione in termini reali del 3,2 per cento e del 4,9 per cento.

L'importo della dotazione rappresenta il peso del bilancio del Senato sul bilancio dello Stato. Nel bilancio di previsione 2013 la dotazione in termini nominali viene fissata a quota 505.360.500; una cifra che verrà riportata quindi nei tre anni successivi. La dotazione, ovvero quanto costa il Senato allo Stato, in altri termini l'impegno finanziario dello Stato per il Senato, viene ridotta di 21,6 milioni di euro all'anno. La dotazione, dunque, nel 2013 si attesterà intorno ai 505 milioni di euro - come ho detto - e tornerà ad un livello prossimo a quello del 2007 e, soprattutto, si riduce in modo significativo rispetto al valore della dotazione del 2010, con 53 milioni di euro in meno, e anche rispetto a quella del 2011 che era di circa 526 milioni di euro, rispetto ai circa 505 attuali.

Alla minore dotazione di 21,6 milioni vanno aggiunti i risparmi previsti nel 2013, che sono di 12,520 milioni di euro e che porteranno ad un complessivo risparmio di circa 34 milioni di euro solo nel 2013. In altre parole, grazie ai risparmi e alle minori dotazioni, il Senato costerà 34 milioni in meno al bilancio dello Stato. I risparmi di 12,520 milioni di euro verranno versati allo Stato secondo quanto previsto nei decreti legge. I 12,520 milioni di euro di risparmi sono composti da riduzioni sulle competenze dei senatori, dal mancato adeguamento contrattuale del personale, dal mancato adeguamento contrattuale delle pensioni, da risparmi sugli oneri previdenziali, risparmi derivanti dalla dematerializzazione degli atti parlamentari e, infine, da risparmi derivanti da dismissione di locazioni e contratti utenze, per un totale di 12,520 milioni di euro.

Quindi, tra minori dotazioni e risparmi, il Senato costerà ai contribuenti 34 milioni di euro in meno solo nel 2013 e, considerando il periodo 2013‑2016, si registra un beneficio finanziario per lo Stato pari a 100 milioni di euro.

Grazie agli interventi messi in atto in questo primo scorcio di legislatura, il bilancio di Palazzo Madama torna ai livelli di spesa nominali di dieci anni fa. Considerati i livelli di spesa degli ultimi dieci anni, il peso del bilancio del Senato su quello dello Stato si è ridotto del 12,5 per cento, passando dello 0,081 del 2004 allo 0,07 attuale sul totale del bilancio dello Stato.

Entrando nel dettaglio del bilancio di previsione, rimandandovi alle tabelle in allegato, che offrono un'illustrazione più dettagliata e esaustiva, in questa sede mi limito a sottolineare il fatto che alcune voci hanno registrato una crescita, mentre altre hanno invece registrato una notevole diminuzione.

Partendo dai risultati di contenimento della spesa, tra le voci principali registriamo il trattamento economico dei senatori, che in termini reali si riduce del 20,9 per cento negli ultimi cinque anni. In questa voce sono ricomprese le competenze dei senatori, i rimborsi di natura indennitaria, i trasferimenti ai Gruppi parlamentari, la spesa relativa al personale di segreteria per gli aventi titolo, le spese di trattamento del personale in servizio, le spese di ristorazione, trasporto e spedizione, eccetera.

I capitoli di spesa in crescita invece rispetto all'anno scorso sono tutte voci legate al cambio di legislatura: basti pensare a spese come i servizi logistici e i materiali di consumo. Di segno positivo sono anche i capitoli di spesa collegati al consistente avvicendamento del personale politico, quindi dei senatori, e ai pensionamenti intervenuti per il personale amministrativo. Ricordo che 113 senatori sono cessati dal mandato e quindi hanno avuto diritto al vitalizio e/o alla pensione pro-quota. Allo stesso modo si registra un incremento per quanto riguarda le spese di pensionamento del personale amministrativo del 7,8 per cento, anche se è stato compensato da una riduzione dello stipendio del personale in servizio del 4,21 per cento.

Le voci di spesa che nel bilancio registrano un segno positivo rispetto al 2012 non vengono fronteggiate con un aumento della dotazione ordinaria (il cui importo rimane identico rispetto all'anno scorso), ma attraverso una ristrutturazione delle entrate che tiene conto degli avanzi di gestione degli anni precedenti, a partire da quelli del 2012, che in sede di rendiconto sono stati accertati in 23.674.698 euro.

In relazione a quanto previsto dall'articolo 29, comma 5, del Regolamento di amministrazione e contabilità si propone un piano di riparto degli avanzi di esercizio che preveda la destinazione a specifiche finalità, come il Fondo di previdenza del personale e il Fondo di solidarietà, per un totale di 20,3 milioni di euro, essendo una spesa una tantum e adeguandoci anche alle modalità dei conti pubblici italiani, ad esempio in sede europea, basati su bilanci strutturali al netto delle una tantum, che rientrano tra le entrate per impegni diretti in partita di giro.

Per quanto concerne le spese di senatori, ex senatori e Gruppi parlamentari, nel 2013 si registra una diminuzione rispetto al 2009 pari al 4,6 per cento in termini nominali: si passa da 192,41 milioni di euro del 2009 a 183,5 milioni di euro del 2013. La riduzione è quindi del 12,2 per cento in termini reali.

Un'analoga tendenza si registra per quanto concerne la voce che riguarda le spese di funzionamento della macchina amministrativa. La macchina amministrativa del Senato nel 2013 costa 191 milioni di euro, rispetto ai 228,50 milioni di euro del 2009: pertanto la riduzione in termini nominali è del 16,4 per cento, ma se consideriamo anche il livello di inflazione la riduzione è del 23,1 per cento.

Dal 2009 al 2013 è cambiata la spesa relativa alle competenze dei senatori. La diminuzione è evidente anche senza tener conto dell'inflazione: siamo passati da 49,9 milioni di euro del 2009 ai 42,9 milioni di euro del 2013. Se teniamo conto del livello di inflazione, la riduzione è addirittura del 20,9 per cento.

Un'analoga tendenza la registriamo per quanto concerne i rimborsi di natura indennitaria. A prezzi correnti questa voce si riduce dai 23,9 milioni di euro del 2009 ai 21,2 milioni di euro nel bilancio corrente del 2013.

Nel 2013 dunque, nonostante i rilievi messi in evidenza legati al passaggio di legislatura, l'andamento della spesa di funzionamento dell'istituzione segnerà una riduzione che è in linea con quanto programmato a livello triennale.

Riduzione delle indennità di carica e della dotazione economica relativa alla segreteria dei senatori aventi titolo, azzeramento della voce «Contributi e sussidi» (420.000 euro) nelle disponibilità del Presidente e dei senatori Questori, soppressione del rimborso delle spese di telefonia per i componenti del Consiglio di Presidenza e i Presidenti di Commissione, riduzione della dotazione del Presidente del 50 per cento: tutte queste riduzioni, e altre che abbiamo deciso all'interno del Consiglio di Presidenza, hanno consentito di ottenere una riduzione di spesa complessiva di 4,6 milioni di euro, pari ad una decurtazione del 32 per cento degli stanziamenti previsti nell'anno precedente.

In materia di personale dipendente, sono stati stabiliti indirizzi di razionalizzazione e contenimento delle spese come: la proroga del blocco dell'adeguamento automatico delle retribuzioni in vigore dal 2011 fino al 2015, con minori spese di 34 milioni di euro, di cui 21,7 già realizzate; taglio delle indennità di funzione (sempre per gli anni 2013-2015), che porteranno a risparmi di 1,2 milioni di euro; blocco del turnover che, come ho detto, ha ridotto del 32 per cento il numero dei dipendenti e porterà, a regime, un risparmio di 32,6 milioni di euro. Entro la fine dell'anno, in accordo con la presidente Fedeli e il Consiglio di Presidenza, stiamo realizzando la riorganizzazione complessiva e strutturale del personale del Senato per dare una nuova organizzazione a questa Istituzione.

Per il Collegio dei Questori e per il Consiglio di Presidenza i dati fin qui esposti rappresentano quindi un risultato positivo, che comunque costituisce un punto di partenza nel percorso intrapreso verso una riduzione della spesa del Senato, che può ulteriormente prodursi visto che vi sono margini per un'ulteriore razionalizzazione della spesa, in un'ottica di maggiore efficientamento delle risorse e considerando la fattiva collaborazione avviata con la Camera dei deputati.

Ci sono margini per migliorare il processo di riduzione dei costi, e pertanto sarà possibile ottenere risultati complessivi concreti proseguendo la strada del processo di integrazione tra le attività di amministrazione dei due rami del Parlamento in diversi settori, tra cui quelli relativi alla documentazione, alle pubblicazioni, all'informatica, alle gare e contratti.

Bisogna agire cercando di sburocratizzare un sistema che necessita di essere modernizzato e rinnovato. È quindi necessaria anche la riforma degli schemi organizzativi in funzione dell'adeguamento alle esigenze delle due Camere. Sarà indispensabile proseguire nei prossimi mesi l'impegno relativo anche agli aspetti inerenti al rafforzamento delle procedure di gara attraverso la CONSIP, al fine di realizzare risparmi nelle forniture e nei servizi esterni, puntando ancora sulla dematerializzazione già avviata quest'anno nel settore della stampa e della documentazione, che ha portato risparmi per 500.000 euro.

Questi e altri aspetti sono importanti per trasformare il Senato in una struttura che sia più efficiente, moderna, funzionale e, quindi, meno costosa. Tra l'altro, vogliamo disciplinare l'attività professionale dei nostri collaboratori, adottando misure idonee a disciplinare il rapporto contrattuale tra senatore e collaboratore.

Come ho avuto modo di sottolineare in questa relazione, l'impegno del Collegio dei Questori e del Consiglio di Presidenza risulta complesso, ma credo che sia indispensabile e fondamentale, nel momento di straordinaria crisi economica che attraversa l'intero Paese. In un quadro economico che è difficile, estremamente difficile, per molti italiani, ciò rappresenta un dovere morale nei confronti dei cittadini, che guardano alle istituzioni da lontano e spesso, purtroppo, con sempre maggiore diffidenza. Quel distacco va recuperato.

È evidente a tutti, al di là di qualsiasi facile strumentalizzazione, che è doveroso proseguire su questa strada con ulteriori misure, ancora più incisive, in un'ottica di razionalizzazione della spesa. Va detto, però, che qualsiasi tentativo di descrivere le spese destinate al funzionamento delle istituzioni democratiche come uno spreco o un insieme di incomprensibili privilegi rischia di alimentare un pericoloso sentimento presso l'opinione pubblica, un sentimento di ostilità nei confronti delle istituzioni democratiche. Il nostro obiettivo principale è assicurare sì trasparenza, rigore e sobrietà, ma senza cedere a facili tentazioni populiste, che rischiano solo di inseguire l'onda emotiva dell'antipolitica e non di rispondere alle vere e reali esigenze.

È questo l'impegno in cui credo, e per queste ragioni ritengo che questo bilancio sia solo un primo passo concreto e reale di riduzione dei costi. Solo così riusciremo a recuperare quel difficile gap che oggi allontana i cittadini dalla politica, consegnando e attribuendo alle istituzioni democratiche il giusto valore, in cui io credo fermamente, ciò che mi porta oggi a condannare con forza qualsiasi tentativo di discredito. Proprio per questo voglio esprimere la mia personale solidarietà agli assistenti parlamentari e a tutto il personale del Senato per il lavoro che svolgono.

Tutelare le istituzioni non vuol dire lasciare tutto così com'è, bensì avviare un percorso di cambiamento concreto rispetto al passato. Questo è l'impegno che ci aspetta nel prossimo futuro: un impegno gravoso ma necessario. (Applausi dai Gruppi PD e SCpI e dei senatori Colucci e Malan).

PRESIDENTE. Il relatore, senatore Azzollini, ha chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni, la richiesta si intende accolta.

Pertanto, ha facoltà di parlare il relatore.

AZZOLLINI, relatore. Signor Presidente, la completezza dell'intervento del senatore Questore De Poli mi esime dall'intervenire su tutte le cifre, perché esse sono assolutamente chiare così come emergono della sua relazione. Mi soffermerò solo su un paio di questioni.

La prima è di carattere generale, e mi soffermo su di essa anche per tutti coloro che di solito scrivono editoriali senza aver letto prima le cifre. Le cifre riassuntive del bilancio, lette in maniera analitica, sono le seguenti. Dal 2012 al 2013, in valore assoluto, siamo più o meno sullo stesso livello: 541.997.000 euro erano per il 2012, 541.500.000 euro troviamo per il 2013. In valore assoluto, se uno si sofferma solo su quel dato, la riduzione sembra assai lieve. In realtà, continua un trend di riduzione molto significativo per le ragioni che ora spiegherò. Dobbiamo prima di tutto fare una premessa.

Nel bilancio del Senato della Repubblica vi sono le voci relative alle pensioni dei senatori e dei dipendenti che normalmente non figurano in nessun bilancio. Il bilancio: le pensioni, in tutti gli altri settori, sia pubblici che privati, non sono nel bilancio dell'azienda o dell'amministrazione, ma in quello dell'INPS o delle altre istituzioni che erogano la pensione. Invece, del bilancio del Senato queste voci fanno parte. Queste voci, peraltro, sono soggette ad una dinamica di aumento automatica non condizionabile, né in qualche modo gestibile da parte del Senato della Repubblica e, per esso, dal Presidente e dai senatori Questori: hanno degli automatismi, che vanno soltanto rispettati.

Se prendiamo in esame queste due voci, scopriamo quanto segue: nel 2012 il peso delle pensioni dei senatori era pari a 77,2 milioni; nel 2013 è pari a 82 milioni. Dunque, l'aumento automatico, non dipendente in alcun modo dalla gestione, non assoggettabile ad alcuna forma di flessibilità da parte nostra per questa voce è pari a 4,8 milioni. Per i dipendenti la questione è ancora più rilevante: nel 2012 la voce era pari a 106,85 milioni; nel 2013 è pari a 115,2 milioni. Siamo all'incirca sugli 8,4 milioni, per un complesso, tra queste due voci, di 13.647.000 euro. La riduzione è avvenuta effettivamente, in valore assoluto, per circa 500.000 euro, che è il valore assoluto portato dai due bilanci 2012 e 2013, e 13.647.000 euro portati da queste voci, non gestibili in nessun modo e soggette ad automatismi, per un totale di 14.100.000 euro.

Lo sforzo del Presidente, del Consiglio di Presidenza e dei senatori Questori è, dunque, assai impegnativo e rilevante.

A questo va aggiunto un altro elemento significativo, sul quale non mi soffermo, ma che evidenzia come questo sforzo sia, a mio avviso, quasi da stress test. A queste voci, infatti, noi dobbiamo aggiungere comunque le dinamiche retributive del personale effettivo o di alcune indennità, che dipendono anche queste da elementi esterni alla gestione. Per evitare di assoggettarmi allo stress non ho calcolato anche questo, altrimenti la riduzione del bilancio in valore assoluto è ancora più significativa.

Signor Presidente, dico questo perché è giusto che innanzitutto lei, come Presidente del Senato, ma poi anche il Consiglio di Presidenza e i senatori Questori sappiano dire a chi parla di cifre che queste vanno lette per intero. Altrimenti, se le vogliamo considerare superficialmente, ciò è possibile, ma non si dice una cosa vera.

Signor Presidente, con questi bilanci si continua una tendenza seria e responsabile. Noi siamo convinti che la classe dirigente debba dare l'esempio in un periodo di crisi. Siamo altresì convinti che si possa fare sempre meglio, ma siamo altrettanto convinti che talvolta il meglio è peggio del bene. Quindi, è meglio far bene. E credo che il Senato stia facendo bene, ormai da anni, e continua a farlo: bisogna dare atto a questa gestione delle cifre effettive.

Signor Presidente, ho già terminato, è inutile continuare. Mi sembrava questo il senso generale del bilancio del Senato e, avendo parlato di cifre così grandi, me la cavo con una battuta finale. Siccome, signor Presidente, sono un uomo anziano e ho qualche difficoltà, lei me ne scuserà, con tutti i congegni elettronici, che non conosco bene, la pregherei almeno di non limitare il cartaceo durante l'esame delle leggi che noi siamo costretti a studiare con attenzione. (Applausi del senatore Compagna).

Da signore anziano, di fronte allo sforzo che stiamo facendo, del quale vi do testimonianza e atto insieme con stima e con affetto, di fronte a questo modo di condurre la gestione, che viene da lontano ma che state continuando con apprezzamento, le chiedo almeno di evitare di essere preda del trend. Noi facciamo le cose seriamente, e continuiamo a farle. Ma, per esempio, che i senatori possano lavorare con comodità sulle leggi, sugli emendamenti, sugli elaborati del Servizio studi e del Servizio del bilancio mi sembra assolutamente necessario.

Per il resto, signor Presidente, sarebbero anche da considerare - e questo lo chiedo ai senatori Questori - alcuni servizi. Io sono convinto che più siamo seri, come lo siete e come lo siamo tutti insieme, più dobbiamo essere fermi nel non cedere ad effetti demagogici che puntano soltanto a ridurre la forza della politica che, nella democrazia, è decisione e sovranità, così come il popolo gliela conferisce.

Non vi è altra sovranità in uno Stato repubblicano: essa appartiene al popolo secondo le forme previste dalla Costituzione e dalle leggi. Riaffermare questo principio anche nelle piccole cose, mentre si è seri così come voi siete, per me è una cosa importante e alla quale tengo molto. Questo bilancio va in questa direzione, e così penso che dobbiamo continuare a comportarci. (Applausi dai Gruppi PdL e PD e del senatore Candiani).

Saluto a una rappresentanza di studenti

PRESIDENTE. Colleghi, informo che stanno assistendo ai nostri lavori gli studenti dell'Istituto comprensivo «Pietro Egidi» di Viterbo, ai quali rivolgiamo il nostro saluto. (Applausi).

Ripresa della discussione congiunta
del
Doc. VIII, n. 1, e del Doc. VIII, n. 2 (ore 10,12)

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare la senatrice Questore Bottici.

BOTTICI, senatrice Questore. Signor Presidente, prima di illustrare i motivi che mi hanno portato ad astenermi dalla votazione del bilancio preventivo 2013 nel Collegio dei Questori, desidero spiegare le mie affermazioni che sono uscite nel servizio di "Report" due giorni fa.

Come già detto in altre sedi, e anche ripreso dal senatore Questore De Poli, non era assolutamente mia intenzione accusare i dipendenti di questa amministrazione, ai quali io riconosco ogni volta la professionalità, perché quando io chiudo l'ufficio, alle ore 21 o alle ore 21,30, alcuni funzionari sono lì con me. E se si sono sentiti offesi dalle mie parole, me ne scuso.

Le mie accuse erano rivolte a un sistema politico che per anni ha creato una distanza sempre maggiore tra il Palazzo e i cittadini. Noi del Movimento 5 Stelle siamo entrati come semplici cittadini. Non siamo politici e non vogliamo diventarlo! Mi spiace! (Proteste dai banchi del PD).

FORNARO (PD). Ma sei un Questore!!!

BOTTICI, senatrice questore. Sì, sono anche un Questore, certo!

Personalmente, mi sono ritrovata a ricoprire il ruolo di senatore Questore con la voglia di cambiare un sistema malato che per anni non ha fatto altro che svuotare le tasche dei cittadini.

Io riconosco il merito di questa Presidenza, che ha intenzione di dare un nuovo indirizzo di trasparenza a questo sistema politico per riavvicinare i cittadini a questa istituzione di cui tutti noi ormai facciamo parte.

È mio dovere, quindi, denunciare il fatto che il bilancio 2013 nasconde la realtà, poiché il vero ammontare delle spese del Senato per il 2013 non è di 541.500.000 euro, ma di 561.800.000 euro. È lampante che la sbandierata riduzione di spesa sia frutto di un espediente contabile, che di fatto ha spostato spese ed entrate fuori dal bilancio, dati che normalmente sono inseriti all'interno.

Questo bilancio creativo non è altro che un trucco contabile che ha permesso di realizzare un risparmio immaginario di 20.300.000 euro. Quindi, il preventivo 2013 è superiore, come spese, di oltre 19.000.000 rispetto all'ordine del giorno G100 da voi approvato nell'agosto 2011. Se non si cercasse di nascondersi, sarebbe semplice spiegare i motivi delle maggiori spese e, siccome rimango cittadina ed orgogliosa di esserlo, a dimostrazione che la trasparenza si può attuare, vi spiegherò alcune cose. (Commenti dei senatori Micheloni e Cardinali).

SONEGO (PD). Ce lo spieghi un attimo!

BOTTICI, senatrice questore. Ve lo spiego, certo!

Dove sono finite le entrate derivanti dagli avanzi di cassa degli anni precedenti? Dove sono finiti i 23 milioni di quello in corso? L'articolo 29, commi 5 e 6, del Regolamento di amministrazione e contabilità prevede che gli avanzi di gestione siano iscritti nel capitolo di bilancio delle entrate sotto la voce «Fondo iniziale di cassa». Ciò non è avvenuto: si sono trasferite delle poste. Questo giochino contabile è degno della migliore tradizione del gioco delle tre carte. Poi la chiamano ristrutturazione delle entrate! Non è così.

Noi abbiamo speso 20 milioni in più perché nella passata amministrazione, sotto la presidenza Schifani, non si sono versati 12.135.000 euro al Fondo per la previdenza dei dipendenti e quest'anno noi ne versiamo esattamente 9.240.776,34 (per essere precisi), più una quota pari a 3.059.332 euro di competenza 2012. Quindi, se si deve ripartire una quota che non è stata versata nel 2012, non è più una misura una tantum, e dunque deve rientrare all'interno delle spese.

Inoltre, abbiamo speso 8 milioni in più per gli assegni di fine mandato. Noi abbiamo versato 222 assegni; in cassa avevamo 8 milioni e ne abbiamo spesi oltre 17, e li abbiamo messi noi. Bastava dirlo con parole chiare e i cittadini avrebbero compreso; invece, si cerca sempre di nascondere la realtà. Una famiglia sa benissimo quando vi sono momenti in cui si deve spendere di più: basta essere trasparenti! (Applausi dal Gruppo M5S).

Questa Presidenza ha detto di voler essere trasparente. Io do merito alla Presidenza stessa, al Collegio dei Questori e alla Rappresentanza permanente per i problemi del personale di cercare di essere trasparenti, ma poi bisogna fare gli atti e non fermarsi solo alle parole.

Nel rendiconto delle entrate e delle spese del Senato per l'anno finanziario 2012 erano evidenziate beneficenze e contributi per un 1.022.000 euro. Ho chiesto chi erano i soggetti donatari e riceventi, perché si tratta di soldi pubblici: mi è stato risposto che c'è la privacy. Ho domandato se era possibile chiedere la liberatoria ai senatori e ai riceventi per dire chi aveva gestito, chi aveva dato e chi aveva ricevuto: no, c'è la privacy. I cittadini fuori, noi compresi, abbiamo bisogno di trasparenza. Parliamo, ma facciamo i fatti! (Applausi dal Gruppo M5S).

Per quanto riguarda il bilancio di previsione per l'anno 2013, ricordo che l'articolo 165 del Regolamento prevede che il progetto di bilancio venga predisposto da tutti e tre i Questori. Io dal 29 maggio ho chiesto che venisse messo all'ordine del giorno. Non c'era mai tempo. Si è trovato il tempo solo nell'ultimo Collegio, con convocazione alle ore 14,30, in piena sessione di bilancio, con la Commissione finanze, di cui faccio parte, che iniziava alle 15. Quindi, solo mezz'ora per discutere, non solo del bilancio preventivo ma di tutti gli indirizzi che il Collegio dei Questori dovrebbe dare.

Ma forse mi sono persa qualcosa io, visto che quando chiedo i documenti alcuni senatori chiamano in causa il Segretario generale per cercare di normare la mia possibilità di richiedere documenti in forma singola. Questo è quello che accade in queste Aule.

Come ho già detto, ho iniziato con le migliori intenzioni, e ce le ho ancora. Chiedo al Collegio dei Questori di collaborare e dare veramente un indirizzo a tre sui prossimi bilanci, perché è questo che i cittadini si aspettano da un organo collegiale.

Le cose da fare sono ancora tante: io offro la mia disponibilità a collaborare e chiedo che venga fatto tutti assieme. (Applausi dal Gruppo M5S).

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione congiunta.

È iscritto a parlare il senatore Pegorer. Ne ha facoltà.

PEGORER (PD). Signor Presidente, onorevoli colleghi, senatori Questori, il bilancio di previsione per l'anno 2013 presenta, nei suoi valori numerici, una tendenza rispettosa delle determinazioni assunte dall'Assemblea del Senato con l'ordine del giorno G100 in data 3 agosto 2011, in occasione della discussione del bilancio interno per l'anno finanziario 2011.

Infatti, la previsione per il corrente anno è fissata, al netto dei risparmi da versare al bilancio dello Stato e al lordo dei trasferimenti al Fondo di previdenza per il personale maturati e non effettuati, in 541 milioni e 500.000 euro. Una riduzione di circa 50 milioni di euro (pari a circa il 9 per cento) rispetto alla previsione del 2010 che conferma, appunto, gli impegni assunti in occasione dell'approvazione del citato ordine del giorno G100.

È il caso di ricordare che l'operazione di riduzione complessiva della spesa è stata fortemente voluta nella scorsa legislatura dal Gruppo del Partito Democratico che ha posto la necessità di una forte riduzione per le spese di funzionamento, per le spese del personale, nonché un significativo contenimento delle spese per i senatori, anche attraverso l'abolizione del vitalizio e l'adozione di un sistema pensionistico contributivo pro rata.

Sul fronte delle operazioni di riduzione dei bilanci di previsione successivi al 2010 va anche segnalato il calo di circa 21 milioni di euro nella voce della cosiddetta "dotazione", ovvero delle uscite dello Stato a garanzia del funzionamento del Senato.

Su questa linea protesa alla diminuzione della spesa va collocato lo stesso risultato del rendiconto per il 2012.

Per quanto concerne più nel dettaglio il bilancio di previsione 2013 nel quadro riepilogativo della spesa obbligatoria, si segnala, in particolare, rispetto al 2012, un aumento di circa il 6,22 per cento per il trattamento degli ex senatori e del 7,81 per cento per il personale posto in quiescenza.

A questo proposito si rileva la necessità di comprendere in modo più chiaro quali siano state le decisioni formali l'anno scorso e quest'anno relativamente alle integrazioni del Fondo di previdenza del personale. Allo stesso tempo, andrebbe meglio esplicitato il necessario intervento a copertura del disavanzo della scorsa legislatura per il Fondo di solidarietà tra i senatori.

Proprio riguardo alle spese per il personale, si osserva che, pur in assenza di turnover e di adeguamenti retributivi, la variazione in diminuzione del costo del personale in servizio (-2,40 per cento) è inferiore, in termini assoluti, alla variazione in aumento del trattamento del personale in quiescenza. Su questo punto occorre effettuare una riflessione approfondita su cause e linee di tendenza per individuare i possibili interventi correttivi.

Così come, ad esempio, è stato possibile raggiungere un positivo accordo sull'ipotesi relativa alle tabelle retributive per i nuovi assunti, risulta necessario affrontare con coraggio il delicato tema concernente il trattamento giuridico ed economico del personale dipendente, allineandolo, tendenzialmente, a quanto previsto per il personale della pubblica amministrazione.

Per quanto riguarda le spese per servizi e forniture, si rileva che, nel quadro complessivo di una tendenziale riduzione delle previsioni 2013 sulle previsioni definitive 2012, si registra, però, un aumento del 6,33 per cento per i servizi logistici, così come del 7,82 per cento per la voce studi, ricerche, informazione e del 6,46 per cento per la voce relativa ai servizi informatici e di riproduzione.

Si segnala altresì un aumento delle previsioni di spesa per acquisti di beni e materiali di consumo per il 60,74 per cento (si passa da una previsione di circa 844.000 a 1.357.000 euro).

Il bilancio di previsione registra, infine, una consistente riduzione pari ai 50 per cento della spesa in conto capitale, passando da una previsione definitiva del 2012 pari a circa 5.800.000 euro a una previsione 2013 di circa 2.900.000 euro.

In ogni caso, si osserva che la tenuta del progetto di riduzione della spesa per il 2013 trova una sua particolare specificazione - io credo - nella riorganizzazione e utilizzo dell'avanzo di amministrazione. Ciò è confermato dal fatto che l'utilizzo dell'avanzo di amministrazione viene in gran parte destinato a copertura dei cosiddetti fondi interni con gestione e bilancio autonomo, ovvero il Fondo di previdenza per il personale e il Fondo di solidarietà.

Nel prendere atto di tale scelta, signor Presidente, si evidenzia in ogni caso quanto meriti tutta la nostra attenzione il fatto che la ristrutturazione delle entrate si configura in concreto come uno spostamento nelle partite di giro di alcune spese obbligatorie del Senato previste in appositi regolamenti interni. Un dato credo eccezionale (sottolineo: eccezionale) che mira a equilibrare i saldi previsionali dentro il progetto di riduzione della spesa.

Da questo punto di vista, appare quindi necessario - io credo, e insisto - riprendere con maggiore determinazione e tenacia lo spinto e i contenuti dell'ordine del giorno G100, poiché, giunta quasi a conclusione la fase dei cosiddetti tagli lineari alla spesa, anche se risultano ancora aperti fronti di ulteriori e immediati interventi, in particolare sulla gestione degli immobili e su alcuni altri capitoli, ora risulta non più eludibile affrontare nel complesso il tema delle spese obbligatorie, collocate ancora al 90 per cento. Si tratta di mettere mano a un vero e proprio piano industriale, che si ponga l'obiettivo di ridurre la dotazione complessiva garantita dallo Stato, a partire dal prossimo progetto di bilancio per il triennio 2014-2016.

Colleghi, è un campo d'azione oltremodo necessario, tenuto conto della lunga crisi in atto e dei numerosi sforzi e sacrifici che tutta la collettività nazionale è chiamata a mettere in atto e ai quali non può certamente sottrarsi l'istituzione Senato, nell'ottica di una consistente e progressiva riduzione della spesa pubblica.

Un tale obiettivo, accompagnato da una maggiore trasparenza, deve avere, a partire dai prossimi bilanci, sicuramente - come detto - da quello per l'anno 2014, un'ampia «relazione illustrativa e esplicativa e di note informative ed integrative che illustrino nel dettaglio le singole voci di entrata e di spesa»: ciò, al fine di rendere il Parlamento, in questo caso il Senato, una casa di vetro, accessibile anche nelle pieghe più nascoste, unico modo per ritessere un rapporto di fiducia tra cittadini e istituzioni.

Pur di fronte al raggiungimento di alcuni obiettivi, appare quindi non più rinviabile l'aggressione - permettetemi l'uso di questo termine - ad alcuni centri di spesa con interventi a carattere strutturale.

In questo quadro si tratta di ridisegnare il complesso del trattamento per i senatori, con particolare riferimento alla parte accessoria, in una logica di completo allineamento al trattamento in essere a livello europeo. Va considerato, ad esempio, che in molte realtà parlamentari straniere si riscontra una maggiore attribuzione di servizi anziché di erogazioni finanziarie. In tale contesto si inquadra in via prioritaria e urgente la disciplina del rapporto tra senatore e collaboratore (Applausi dal Gruppo PD e dei senatori Buemi e Di Biagio), da affrontare anche in via regolamentare, avendo a riferimento le esperienze maturate e in essere in altri Parlamenti.

È altresì opportuno aprire una seria riflessione sul carattere di obbligatorietà di iscrizione all'assistenza sanitaria integrativa, tenuto conto che tale servizio risulta forse anacronistico alla luce di altre modalità di integrazione alle prestazioni del Servizio sanitario nazionale che possono essere individualmente attivate. Si potrebbe in ogni caso già ipotizzare, per quanto riguarda il trattamento degli ex senatori, una rimodulazione dei benefìci in godimento con un primo intervento concernente la contribuzione per il Fondo di assistenza sanitaria, prevedendo la fissazione di un principio di progressività anche ai fini di una sicura implementazione del Fondo medesimo.

In via generale, si tratta, pertanto, di ripensare i servizi erogati ai senatori, i quali però richiamano essi stessi la necessità di una complessiva riorganizzazione del Senato sia sotto il profilo amministrativo che per quanto riguarda il cosiddetto funzionamento. Si potrebbe così consentire di predisporre diversamente gli stessi Servizi del Senato, riorganizzando tempo e spazi della struttura per meglio corrispondere al mandato parlamentare. Ciò richiede in prima istanza di mettere mano all'organizzazione degli attuali Servizi, prevedendo accorpamenti e semplificazioni, anche nelle strutture direttive, allo scopo di migliorarne la qualità e di valorizzarne le alte professionalità presenti: in poche parole, signor Presidente, meno uffici e più servizi.

In questo contesto, e nella necessaria relazione che i senatori Questori dovranno presentare al più presto sui risultati della spending review finora effettuata e su quella in corso, con particolare riferimento alle gare, occorre potenziare e sviluppare la sinergia con la Camera per una rapida integrazione e l'accorpamento di taluni Servizi: penso all'Informatica, ai Servizi studi, al Polo bibliotecario, al Servizio del bilancio, del quale si sollecita l'attivazione con figure di altissima qualificazione e autonomia.

In buona sostanza, si delineano concrete azioni per aggredire, io credo, in modo strutturale i maggiori centri di spesa: trattamento dei senatori, riorganizzazione dei Servizi nell'ottica di un miglior utilizzo e valorizzazione delle professionalità, accorpamento di alcuni Servizi, anche strategici come l'Informatica, tra Camera e Senato.

L'insieme degli interventi descritti dovrà essere strettamente correlato ad obiettivi di risparmi di spesa da conseguire, in ogni esercizio, nei prossimi anni in misura tale da consentire la progressiva riduzione dell'apporto di risorse per il funzionamento del Senato a carico dei bilancio dello Stato.

Infine, signor Presidente, una sottolineatura va proposta per il capitolo riguardante il contributo all'attività dei Gruppi, dove ci sono margini per una ulteriore riduzione delle dotazioni. In ogni caso, si coglie l'occasione per sollecitare che venga al più presto conclusa la procedura per l'assegnazione dell'incarico alla società di certificazione dei bilanci dei Gruppi, così come previsto dal vigente Regolamento.

Al Collegio dei Questori spetta nei prossimi giorni, e comunque prima del bilancio di previsione che andrà sicuramente esaminato dall'Assemblea all'inizio del prossimo anno, formulare le proposte che illustrino il percorso e le iniziative per proseguire nel contenimento delle spese e per la complessiva riorganizzazione del Senato della Repubblica. (Applausi dai Gruppi PD e Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Santangelo, il quale nel corso del suo intervento illustrerà anche l'ordine del giorno G4. Ne ha facoltà.

SANTANGELO (M5S). Signor Presidente, senatori Questori, colleghi, cari cittadini che ci ascoltate da fuori, illustrerò nel corso del mio intervento l'ordine del giorno G4, che io definisco di buonsenso e che sottopongo alla vostra valutazione.

L'opera di razionalizzazione dei costi delle istituzioni (centrali e periferiche) non solo si rivela urgente sotto il profilo strettamente contabile, ma si rende assolutamente necessaria per tentare di riavvicinare i cittadini alle istituzioni, conformandole all'andamento della vita economica del Paese.

I costi abnormi delle nostre istituzioni democratiche e rappresentative, oltre a incidere pesantemente sulla struttura della spesa pubblica, costituiscono un fattore decisivo di blocco del sistema Italia, della sua competitività interna e della sua capacità di attrarre investimenti esterni.

Considerato che, ai sensi dell'articolo 1, comma 1, della delibera del Consiglio di Presidenza n. 106 del 2011, per ogni assenza giornaliera dalle sedute di Assemblea viene operata una ritenuta corrispondente ad un quindicesimo dell'ammontare complessivo della parte variabile della diaria; ai sensi del predetto articolo 1, comma 2, è considerato assente ai fini della ritenuta il senatore che non abbia fatto constatare la propria presenza almeno nel 30 per cento dei rilevamenti; ricordato che il comma 5 del citato articolo 1 esclude, tra gli altri, dal summenzionato rilevamento i senatori a vita che, pertanto, percepiscono l'interezza della parte variabile della diaria, indipendentemente dalle assenze dalle votazioni in Assemblea; valutate le presenze totali dei cinque senatori a vita alle votazioni dell'Assemblea nel corso della legislatura corrente; considerato che l'articolo 1, comma 2, del Regolamento del Senato dispone che: «I Senatori hanno il dovere di partecipare alle sedute dell'Assemblea e ai lavori delle Commissioni», l'ordine del giorno è diretto a impegnare, per quanto di rispettiva competenza, il Collegio dei senatori Questori e il Consiglio di Presidenza a voler provvedere alla modifica della delibera del Consiglio di Presidenza n. 106 del 2011, nel senso di includere i senatori a vita nell'ambito applicativo dell'articolo 1, commi 1 e 2, di detta delibera.

Traducendo tutto questo in parole comprensibili anche a tutti i cittadini che stanno fuori, ad oggi i senatori a vita possono essere liberi di non partecipare a nessuna delle sedute percependo in ogni caso interamente la propria diaria. Si chiede quanto meno di applicare lo stesso sistema di detrazione che viene applicato per tutti i senatori in maniera uguale.

Andando a verificare qualche dato (che non va considerato in maniera precisa, perché magari c'è qualche variazione), relativo alle presenze dei cinque senatori a vita in questa legislatura, ci sono delle percentuali che partono dallo zero per cento del senatore Piano fino ad un massimo del 44 per cento del senatore Abbado, per passare al 37 per cento del senatore Monti, al 19 per cento della senatrice Cattaneo e all'1 per cento del senatore Rubbia.

Io considero il G4 un ordine del giorno di buon senso e spero che venga accolto. (Applausi dal Gruppo M5S e del senatore Falanga).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Bertorotta, la quale nel corso del suo intervento illustrerà anche l'ordine del giorno G3. Ne ha facoltà.

BERTOROTTA (M5S). Signor Presidente, gentili colleghi, l'ordine del giorno G3 nasce da un'analisi compiuta ormai da tempo e dal mantenimento delle promesse fatte durante la battaglia elettorale.

La profonda crisi non solo politica, ma soprattutto economico-finanziaria che sta colpendo l'Italia dovrebbe fare nascere in tutti noi l'esigenza di abbattere quei costi che più di altri si palesano come ingiusti e spropositati.

Sul piano istituzionale occorre riformare il sistema di finanziamento della politica, unitamente alla riforma della legge elettorale e al ridisegno di un sistema politico-istituzionale nel quale la partecipazione e il coinvolgimento dei cittadini e delle cittadine diventino il cardine dell'espressione costituzionale secondo la quale la sovranità appartiene al popolo.

Pertanto, dal momento in cui il disposto dell'articolo 69 della Costituzione sancisce che i parlamentari hanno diritto a percepire un'indennità stabilita dalla legge e che la legge che disciplina la materia è la n. 1261 del 1965, secondo la quale devono essere gli Uffici di Presidenza delle due Camere a determinare l'ammontare dell'indennità parlamentare, con questo ordine del giorno ho voluto indicare un impegno che riconsegni onore e dignità a questo Senato e a chi ne fa parte non per merito, ma per incarico ricevuto.

Considerato, inoltre, che sino ad oggi il Consiglio di Presidenza ha determinato l'ammontare delle indennità dei parlamentari in misura tale da non superare il dodicesimo del trattamento complessivo massimo annuo lordo dei magistrati con funzioni di presidente di sezione della Corte di cassazione ed equiparate e che la legge n. 1261 sancisce che ai membri del Parlamento è corrisposta una diaria a titolo di rimborso delle spese di soggiorno a Roma, oggi il Gruppo parlamentare del Movimento 5 Stelle intende impegnare il Collegio dei senatori Questori e il Consiglio di Presidenza affinché determinino l'ammontare dell'indennità parlamentare in misura tale che non superi l'importo lordo di 5.000 euro.

Con riferimento, invece, all'ammontare della diaria, il Movimento 5 Stelle impegna questo Senato a rispettare alcuni punti: il rimborso a titolo di diaria non deve essere superiore all'importo lordo di 3.500 euro, sulla base esclusiva degli effettivi giorni di presenza per ogni mese nelle sedute dell'Assemblea e delle Commissioni; la diaria non deve essere corrisposta nel caso in cui il senatore sia risultato assente per ogni mese dalle sedute dell'Assemblea e delle Commissioni nella misura del 30 per cento; la diaria deve essere corrisposta solo previa adeguata ed esaustiva rendicontazione, pubblicata sul sito Internet del Senato.

Su questo ultimo punto, vorrei fornire una veloce spiegazione. Rendicontare non significa raccogliere gli scontrini, ma solamente fare un resoconto contabile delle spese che si affrontano per soggiornare a Roma. Rendicontare significa, in fondo, dimostrare quanto si spende per un albergo o per un appartamento locato regolarmente e quanto si spende per il vitto. Rendicontare significa fare un conto delle spese di trasporto (quindi, per autobus, taxi e altro). Mi sono infatti chiesta: perché rimborsare le spese di soggiorno ad un senatore se non viene mai nella Capitale se non per andare in qualche altro Palazzo? Perché corrispondere la diaria a chi non mostra di avere stipulato un contratto di locazione regolare? O ancora, perché rimborsare le spese di trasporto se non si usano i mezzi pubblici, ma piuttosto le auto blu? Su questi dubbi ho costruito le richieste racchiuse in questo impegno.

Questa proposta non è poi così lontana dalle parole pronunciate dal Premier, dalla presidente Boldrini e, se non ricordo male, nemmeno da quelle pronunciate da lei, signor Presidente.

Il Movimento 5 Stelle, in fondo, non ha fatto altro che rispettare quanto sottoscritto nel codice di comportamento, che appunto nella parte relativa al trattamento economico prevede che l'indennità parlamentare deve essere di 5.000 euro lordi mensili, che il residuo deve essere restituito allo Stato insieme all'assegno di fine mandato e che i parlamentari hanno, comunque, diritto ad ogni altra voce di rimborso tra cui la diaria a titolo di rimborso delle spese a Roma.

In fondo in fondo, con questo ordine del giorno ho deciso di condividere con voi un mio desiderio; il mio desiderio si chiama coerenza. Sì, coerenza, perché non si può essere coerenti solo a parole, ma con i fatti. Ed infatti, se volevate esserlo, era semplicissimo fare un bonifico. E non diteci che non avevate tempo per andare in banca; con tutte le banche che ci sono e soprattutto con tutte le banche in cui sono aperti i vostri conti, qualcuna avrebbe consentito anche di fare un bonifico on line! Invece no, solo noi del Movimento 5 Stelle, noi colleghi tecnologici - come alcuni di voi ci chiamano - siamo riusciti a fare un bonifico di oltre 1 milione e 500.000 euro.

Quanto sarebbe bello scoprire che sul Fondo ammortamento titoli di Stato qualcuno di voi abbia fatto confluire qualche risparmio! Bello, sì, anzi un sogno! E quanto sarebbe bello magari lasciare i nostri risparmi al Fondo per le piccole e medie imprese. Sì, il sogno degli italiani che aspettano noi, che aspettano che lo Stato rimetta in moto l'economia sostenendo la microimprenditorialità. Intanto questo Governo del fare è bravo solo a fare chiacchiere!

Approfitto, tra l'altro, di questo ordine del giorno per sollecitare il ministro Saccomanni affinché emani il decreto attuativo relativo al Fondo per le piccole e medie imprese. Ricordo a questo Governo che i novanta giorni sono largamente decorsi e che è ora di fare davvero qualcosa per il Paese.

Tornando al mio ordine del giorno, voglio concludere dicendo solo questo: colleghi, abbiamo l'occasione di mostrare rispetto agli elettori, di dimostrare che siamo diversi dai vecchi politici legati alla poltrona e al denaro, che siamo capaci di rimodulare la retribuzione complessiva dei parlamentari della Repubblica senza depotenziare il ruolo, ma con un unico e semplice obiettivo, ossia riconsegnare dignità e valore alla politica, quella coerente. (Applausi dal Gruppo M5S).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Castaldi, il quale nel corso del suo intervento illustrerà anche l'ordine del giorno G5. Ne ha facoltà.

CASTALDI (M5S). Signor Presidente, tutti sappiamo, grazie al primo plico ricevuto appena entrati in Senato, che al termine del mandato parlamentare il senatore riceve dal Fondo di solidarietà fra i senatori l'assegno di solidarietà, che è pari all'80 per cento dell'importo mensile lordo dell'indennità moltiplicato per il numero degli anni di mandato effettivo. Tale assegno viene erogato sulla base di contributi interamente a carico dei senatori, cui è trattenuto mensilmente il 6,7 per cento dell'indennità lorda.

Personalmente ho la convinzione che chi ha legiferato fino ad oggi, ottenendo magnifici risultati constatabili e sotto gli occhi di tutti, dovrebbe restituire le somme intascate ai cittadini italiani. È acclarato però che voi tutti da anni sbandierate sulle vostre televisioni e sui vostri giornali la volontà, a chiacchiere, di tagliare i costi della politica.

So bene che la ratio dell'assegno di fine mandato sta nel fatto che viene concesso per aiutare gli onorevoli a reinserirsi nel mondo del lavoro, ma mi sorge un grande dubbio, e prendo l'esempio di ieri, quando ho visto per la seconda o la terza, o massimo quarta volta in Aula in otto mesi il senatore Niccolò Ghedini. Per lui e per tanti di voi che continuate a lavorare nei vostri studi questa ratio sembra proprio una giustificazione soft per far ingoiare agli italiani, appunto in maniera molto soft, questo regalo di fine mandato, ennesimo sperpero di denaro pubblico.

Tutti noi abbiamo anche considerato che per alcuni personaggi che bivaccano da una vita qui dentro questo nostro scherzetto, quest'ordine del giorno, vale un pozzo di soldi. Sappiamo bene che è estremamente complicato sfilare l'osso al cane grosso, ma oggi siamo, noi e tutti i cittadini, convinti e felici di essere smentiti.

Pertanto, con l'ordine del giorno G5 chiediamo di impegnare il Collegio dei senatori Questori e il Consiglio di Presidenza «a voler abolire l'assegno di fine mandato, a partire dalla legislatura corrente, destinando i contributi già accantonati a carico dei senatori all'entrata del bilancio interno del Senato».

Concludo ricordando a tutti che noi questo già l'abbiamo fatto: i cittadini del Movimento 5 Stelle hanno già rinunciato all'assegno di fine mandato. Se una cosa la si vuole fare, non servono leggi: basta farla. (Applausi dal Gruppo M5S).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Nugnes, la quale nel corso del suo intervento illustrerà anche l'ordine del giorno G17. Ne ha facoltà.

NUGNES (M5S). Signor Presidente, l'ordine del giorno G21, in merito alla dematerializzazione degli atti parlamentari, non è cosa da poco. Per questo mi meraviglio che il senatore Azzollini, presidente della Commissione bilancio, parli di effetti demagogici e di mode. Vorrei ricordare al presidente Azzollini che, purtroppo, come Paese Italia, siamo il fanalino di coda in Europa. Abbiamo un pessimo primato rispetto a questo tema, essendo ultimi, mentre per le infrazioni in campo ambientale siamo i primi. Siamo molto bravi con i primati: questo riguarda sia la banda larga che le smart city, che, appunto, l'informatizzazione.

Eppure, sappiamo per certo che dal 2005 a oggi è stato approvato un numero notevole di decreti-legge e di provvedimenti in materia, non ultimo il decreto crescita 2.0, che avrebbe dovuto essere il volano della nostra economia: si parla, per quanto riguarda il Paese Italia (dunque non sto parlando del Senato), di un risparmio che è stato valutato sino a 43 miliardi di euro. Quindi, mi meraviglio ancora - lo ripeto, e mi dispiace che egli sia assente in questo momento - che il Presidente della Commissione bilancio non valuti l'importanza di questo dato e con le sue affermazioni, in fondo, tenda a rallentare un processo già lentissimo che stenta, nonostante i ricordati provvedimenti legislativi, a prendere piede.

Un risparmio di 43 miliardi di euro non è una sciocchezza, benché io debba riconoscere che il Senato non sia ultimo, tra le pubbliche amministrazioni, ad aver conseguito nel tempo dei risparmi in questo senso. Infatti, mi capita di leggere nel bilancio del 2011 che, per effetto della dematerializzazione documentale, c'è stato un risparmio di 300.000 euro. Dobbiamo capire che stiamo parlando di soldi, quei famosi soldi che nel predisporre il bilancio dello Stato non si trovano mai da nessuna parte e che ci portano poi a fare dei tagli lineari e a tagliare spese necessarie per il Paese.

Devo dichiararmi però parzialmente soddisfatta dall'ultimo provvedimento, adottato nel giugno scorso, dai senatori Questori, che dispone l'aggiudicazione di un appalto per il «Centro riproduzione digitale». È importante sottolineare come, se questo appalto avrà il buon esito che si prospetta, si produrrà un taglio di spese, rispetto al 2010, di 2,1 milioni di euro, perché si passerà da 80 a 20 milioni di pagine stampate all'anno.

Devo dire che quando sono entrata qui sono rimasta spaventata dal monte di carte che viene prodotto. Probabilmente è più facile studiare sulle carte, sottolineare e stropicciare la carta, perché c'è una maggiore familiarità, ma noi stiamo parlando di soldi veri, stiamo parlando di un beneficio economico, funzionale e, non ultimo, ambientale. Non dobbiamo infatti dimenticare da dove viene il monte di carte che viene prodotto.

Tra l'altro, devo rilevare che ho avuto difficoltà a sapere in che percentuale viene usata carta da riciclo e quale percentuale di carta, invece, viene riciclata. Ci è stato detto che la carta da riciclo «si imbarca» e quindi forse non è abbastanza buona per i senatori.

Con l'ordine del giorno G21 spingiamo i senatori Questori e la Presidenza a proseguire in questo cammino, a non rallentare, anzi, a finalmente ridurre davvero il cartaceo, perché se ridurre da 80 a 20 milioni di pagine porta a 2,1 milioni di euro di risparmio, stiamo andando nella direzione giusta. Non dobbiamo quindi rallentare, né dare ascolto a chi dice che è demagogia e che sono mode. (Applausi dal Gruppo M5S).

Saluto ad una rappresentanza di studenti

PRESIDENTE. Colleghi, salutiamo gli studenti dell'Istituto comprensivo «Goffredo Petrassi» di Roma che seguono i nostri lavori. (Applausi).

Ripresa della discussione congiunta
del
Doc. VIII, n. 1, e del Doc. VIII, n. 2 (ore 10,55)

STUCCHI (LN-Aut). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

STUCCHI (LN-Aut). Signor Presidente, intervengo sull'ordine dei lavori. Naturalmente non voglio sostituirmi a lei nella presidenza della seduta (ci mancherebbe altro! Neanche ne ho le competenze), però credo che le parole che vengono pronunciate durante questa discussione siano pesanti e trovino una fortissima eco nell'opinione pubblica.

Accettare termini come quelli pronunciati dal collega Castaldi, il quale ha sostenuto che qui dentro ci sono colleghi che «bivaccano» da tanti anni, come se quella svolta in quest'Aula per tanti anni fosse un'attività improduttiva svolta da persone finite qui quasi per caso, senza alcuna competenza, vuol dire accettare una demagogia che lede l'integrità delle istituzioni e seguire una deriva molto populista che non rappresenta la vera essenza della democrazia, che è testimoniata in primis dal lavoro svolto in queste Aule.

Credo quindi che, senza voler fare una difesa di casta, sia opportuno che ci sia attenzione alle parole che vengono pronunciate, perché qui tutti lavorano in modo serio e non è possibile accettare la logica per cui solo qualcuno in quest'Aula difende gli interessi dei cittadini mentre gli altri sono qui a bivaccare, a divertirsi e a far tutt'altro. (Applausi dal Gruppo LN-Aut).

SANTANGELO (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Anche lei sull'ordine dei lavori? Ovvero sul disordine dei lavori. (Ilarità). Ne ha facoltà.

SANTANGELO (M5S). No, signor Presidente. Mi sento anche io di rafforzare ulteriormente invece l'affermazione del senatore Castaldi. Ognuno si prende le proprie responsabilità, e ci sono dati oggettivi, ad esempio quelli delle presenze, che possono testimoniare se i senatori presenti in quest'Aula svolgono o meno, e con quale intensità, il proprio lavoro.

Direi quindi al collega della Lega di parlare a titolo personale e non per tutti, perché ci sono dati oggettivi che lo smentirebbero subito. Volevo fare soltanto questa precisazione.

PRESIDENTE. Comunque, senatore Santangelo, le generalizzazioni non fanno mai bene, questo era il concetto del senatore Stucchi, e poi se sono assenti non bivaccano (quindi c'è una contraddizione).

È iscritto a parlare il senatore Morra, il quale nel corso del suo intervento illustrerà anche l'ordine del giorno G21. Ne ha facoltà.

MORRA (M5S). Signor Presidente, colleghi, illustrerò l'ordine del giorno G21. Credo sia un ordine del giorno, nella sua semplicità, di grande razionalità e quindi di grande buonsenso. Con tale ordine del giorno si chiede infatti che tutta la produzione, ad oggi enorme, anzi abnorme di documenti cartacei che accompagnano in fieri il processo di normazione e di emendazione sia trasformata in altro, giacché le tecnologie della informazione e della comunicazione ce lo concedono.

Chiediamo, con questo ordine del giorno, che dalla carta progressivamente si passi alla digitalizzazione, cioè a quei processi di trasferimento dell'informazione che da troppo tempo vengono evocati, invocati e auspicati, ma mai realizzati.

Vengo da un'amministrazione pubblica che è la scuola. Nella scuola negli ultimi anni abbiamo sulla carta - sottolineo «sulla carta» - promosso la diffusione degli e-book ossia di quei formati elettronici e digitali con cui, per ragioni evidenti e che tutti riconosciamo validissime, abbiamo deciso di sposare dei paradigmi ecologici oltre che economici di rispetto di noi stessi e di οἴκος, ossia «la nostra casa», cioè l'ambiente. Ricordo a tutti che da οἴκος deriva anche il sostantivo «economia» e, quindi, avere un maggior rispetto per l'ambiente e per la casa in cui tutti dobbiamo stare con rispetto significa avere una consapevolezza, non di ciò che dovremmo essere, ma di ciò che dobbiamo essere che molto spesso latita.

In questi ultimi giorni ho seguito sulla stampa, ma non soltanto, le riflessioni che ha proposto un giornalista economico che, a mio avviso, ha lavorato negli ultimi anni con grande efficacia. Sto parlando di Roberto Perotti, un pubblicista che è spesso presente sulle pagine del «Il Sole 24 Ore». Perotti rimarcava che si possono chiedere sacrifici a tutta una popolazione se sono soprattutto quelli che hanno più privilegio, che hanno più di altri in termini di benessere quantitativo e materiale, a cominciare ad assoggettarsi a questa logica di sacrificio.

Sono in quest'Aula da pochi mesi, però non ho mai visto in nessuna scuola e in nessun ufficio pubblico, la carta che viene garantita, proposta e - lasciatemi dire - sprecata affinché si promuova una legge, si promulghi qualcosa che ha valore normativo che poi, di fatto, avrà ben poca efficacia nel nostro mondo reale, perché l'Italia è il Paese in cui le leggi abbondano perché non vengono di fatto rispettate. Presidente, lei che è stato magistrato, potrà certamente valutare la validità di questa affermazione molto meglio di quanto possa fare io.

Concludo, invitando tutti quanti a ricordare quello che un certo Occam sosteneva parecchi secoli fa: «entia non sunt multiplicanda praeter necessitatem». Le realtà oggettive e fattuali non vanno inflazionate, pena la loro perdita di valore. Questo stesso documento, che è stato messo a disposizione di tutti quanti noi, ha sull'ultima pagina di copertina indicato il prezzo di 2 euro. Vorrei che ci facessimo nel foro interno tutti quanti questa domanda: se, per esempio, iniziassimo a spendere la metà e, poi, l'anno prossimo la metà della metà e così via, quanti soldi potremmo dare a cittadini in carne ed ossa che perdono il lavoro e che non hanno la capacità di prospettare ai figli alcun futuro? (Applausi dal Gruppo M5S. Congratulazioni).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Bencini, la quale nel corso del suo intervento illustrerà l'ordine del giorno G6. Ne ha facoltà.

BENCINI (M5S). Signor Presidente, signori Questori, signori senatori, l'opera di razionalizzazione dei costi di funzionamento del Senato della Repubblica non solo si rivela urgente sotto il profilo strettamente contabile, ma si rende assolutamente necessaria per tentare di riavvicinare i cittadini alle istituzioni parlamentari, in armonia con l'andamento economico del Paese.

Da una parte i cittadini si interrogano su quanti e quali sacrifici saranno chiamati a sostenere per mantenere stabili i nostri conti pubblici, si aspetta di sapere se saranno trovate le risorse per salvaguardare tutti gli esodati generati dalla riforma Fornero delle pensioni. E, sempre da quella stessa parte, si rischiano posti di lavoro, quattordicesime, che probabilmente verranno tolte, scatti di anzianità che non vengono riconosciuti, ammortizzatori sociali in parte assenti e in parte no, e contratti collettivi nazionali di lavoro che in questo momento sono in bilico; dall'altra, siamo qui a commentare nel bilancio del Senato il capitolo riferito al «Trattamento dei senatori cessati dal mandato», che prevede una spesa di ben 82 milioni di euro per l'anno 2013. Il vitalizio dei parlamentari - perché di questo parliamo - è, nella storia di tutti i Parlamenti, una garanzia della libertà e dell'indipendenza del parlamentare. Questo ovviamente non lo ignoriamo nemmeno noi del Movimento 5 Stelle. Viene istituito storicamente per togliere qualsiasi condizionamento che i padroni potessero esercitare con la minaccia di lasciare morire di fame e senza lavoro quel battagliero deputato o senatore che si fosse opposto ai poteri forti. Non nasce, quindi, come pensione d'oro, ma come una sacrosanta garanzia democratica prevista per i parlamentari, quelli veramente onorevoli.

Noi parlamentari del Movimento 5 Stelle, che non facciamo politica per mestiere e che speriamo di poter tornare a svolgere il nostro lavoro una volta finito questo servizio che prestiamo per il Paese, dovremmo essere i maggiori interessati a preservare tale garanzia. Ma siamo cittadini, e riteniamo che questa garanzia debba essere riconosciuta ad ogni cittadino, perché ogni cittadino può contrapporsi al potere degli interessi forti e alle ingiustizie ed ogni cittadino, parlamentare o no, dovrebbe non sentirsi chiamato a scegliere tra il proprio onore e il dovere di sfamare la propria famiglia: o la garanzia è per tutti o è un privilegio. E questa garanzia per il cittadino, che non è più un privilegio, ha un nome: il reddito che tante volte invochiamo, cioè il reddito di cittadinanza, un sostentamento per coloro che non hanno niente.

I vitalizi dei parlamentari oggi in essere, anche e nonostante la recente riforma, sono invece privilegi; e odiosi. Non sappiamo quanti possano essere gli ex parlamentari che abbiano trovato difficoltà, a causa del loro passato politico, a ricollocarsi nel mondo del lavoro; perdonateci se siamo populisti e riteniamo che siano pochi. Probabilmente quasi tutti sono riusciti a riallocarsi dopo un periodo parlamentare. Abbiamo però l'evidenza di quanti personaggi ricchi e famosi dell'imprenditoria, del giornalismo, del sindacato o della magistratura percepiscano assegni mensili dai 2.000 ai 6.000 euro. Sono una garanzia democratica 6.000 euro al mese o forse c'è qualcosa che non torna?

È necessario - l'ordine del giorno G6 si propone proprio questo - che anche i senatori cessati dal mandato contribuiscano al contenimento della spesa del Senato. Per questo chiediamo al Consiglio di Presidenza e, in particolare, al Collegio dei Questori di adottare ogni provvedimento necessario al fine di: assoggettare, a partire dal 1° gennaio 2014, gli assegni vitalizi erogati a favore dei senatori cessati dal mandato o dei loro familiari ad un contributo di perequazione pari al 10 per cento per gli importi lordi fino a 90.000 euro, e al 20 per cento per la parte eccedente i 90.000 euro. (Applausi dal Gruppo M5S).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Vacciano. il quale nel corso del suo intervento illustrerà anche l'ordine del giorno G7. Ne ha facoltà.

VACCIANO (M5S). Signor Presidente, illustrerò l'ordine del giorno G7, che è estremamente semplice: richiede il dimezzamento del contributo erogato ai senatori come rimborso delle spese forfetarie, le famose «spese generali». Questa richiesta fa capo a due considerazioni.

La prima è ovviamente di natura etica, anche se forse non ci sarebbe nemmeno bisogno di spiegarlo. Sappiamo che ogni senatore percepisce mensilmente una somma netta pari a 1.650 euro per le spese forfetarie. Questa somma consentirebbe a un nucleo familiare di vivere in maniera dignitosa per un mese, e noi la dedichiamo sostanzialmente a far fronte, sempre per un mese, alle esigenze di spostamento che potremmo definire residuali e al sostenimento delle spese telefoniche.

Bisogna però ricordare che in effetti - questo è riportato anche nel nostro ordine del giorno come nota - i senatori già usufruiscono di trasferimenti aerei, ferroviari, marittimi e autostradali gratuiti grazie alle proprie tessere personali. Rimangono quindi esclusi di fatto i trasferimenti in taxi, gli eventuali noleggi con conducente e poco altro. In un momento di crisi come quello contingente, dedicare quindi circa 20.000 euro pro capite all'anno a taxi e telefonia appare, se non paradossale, almeno eticamente discutibile.

La seconda considerazione è di natura tecnica: se consideriamo il mondo della telefonia, sappiamo che attualmente le offerte cosiddette all inclusive dei principali operatori telefonici permettono di telefonare, inviare messaggi e utilizzare il traffico dati senza limiti con una spesa che si aggira mediamente tra i 50 e i 70 euro mensili, addirittura comprensivi dell'apparecchio telefonico in comodato d'uso. Inoltre, bisogna considerare che queste compagnie telefoniche sarebbero probabilmente estremamente liete di offrire condizioni più favorevoli a un cliente quale il Senato della Repubblica: basta chiedere.

Dall'altro lato, do un'informazione che forse non è di uso comune in quest'Aula, ovvero che l'utilizzo del mezzo pubblico non è precluso o vietato ai parlamentari. Anzi, probabilmente, oltre al fatto che dareste, e daremmo tutti, il buon esempio utilizzando un mezzo pubblico, contribuiremmo anche a conoscere meglio le condizioni nelle quali sono costretti a spostarsi ogni giorno migliaia di nostri concittadini, e magari contribuiremmo anche al miglioramento del servizio stesso. Forse, quando un parlamentare prende l'autobus, il servizio dell'autobus migliora.

Riteniamo, quindi, che la proposta di dimezzamento di questa indennità contenuta nell'ordine del giorno G7 sia ampiamente sostenibile per ogni senatore, senza comportare sacrifici eccessivi. Nello stesso tempo, laddove l'ordine del giorno G7 fosse approvato dall'intera Aula, esso rappresenterebbe un bel segno di attenzione da parte di quest'Assemblea nei confronti degli italiani che stanno vivendo un momento così difficile. (Applausi dal Gruppo M5S).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Buccarella, il quale nel corso del suo intervento illustrerà anche gli ordini del giorno G13 e G20. Ne ha facoltà.

BUCCARELLA (M5S). Signor Presidente, intervengo per illustrare gli ordini del giorno G13 e G20, il primo dei quali si occupa della situazione dei consiglieri parlamentari del Senato attualmente collocati fuori ruolo.

Come sappiamo, il numero dei consiglieri parlamentari del Senato è costituito da 113 unità. Di questi 113, sette risultano fuori ruolo e, più precisamente, uno presso la Presidenza del Consiglio, due presso la Presidenza della Repubblica, uno presso il Ministero dell'economia, uno presso il Ministero degli affari europei, uno presso la Commissione europea e infine l'ultimo presso il Gabinetto del Sindaco di Roma Capitale.

Sempre nell'ottica che stiamo illustrando in tutti i nostri ordini del giorno, che è l'ottica di un pragmatismo realistico, e non demagogico, volto al contenimento della spesa e all'ottimizzazione del funzionamento della macchina del Senato, accompagnato appunto da virtuosismi di risparmi di spesa, noi chiediamo che il Collegio dei Questori, insieme al Consiglio di Presidenza, voglia valutare le modalità e i tempi per fare rientrare nei ruoli questi sette consiglieri parlamentari, che attualmente prestano la loro attività professionale al di fuori del Senato ovvero, alternativamente, a modificare l'articolo 50 del Testo unico delle norme regolamentari dell'Amministrazione relativo al personale del Senato, nel senso di sopprimere la possibilità, per consiglieri parlamentari, di prestare servizio in posizione di fuori ruolo mantenendo il diritto all'intero trattamento economico a carico del Senato.

L'ordine del giorno G20, invece, presenta un'altra richiesta di valutazione, relativa alle convenzioni che questa Camera ha con alcune compagnie aeree. Noi sappiamo che, attualmente, l'unica convenzione che permette, in maniera facile e funzionale, di poter prenotare ed usufruire dei voli, è con la compagnia di bandiera Alitalia, finché questa esisterà.

Noi crediamo che un impegno affinché il Senato possa stipulare convenzioni anche con altre compagnie aeree (evidentemente le low cost) potrebbe comportare un risparmio di spesa, a parità di funzionalità e di efficacia, anche per il lavoro parlamentare di chi è costretto a tornare settimanalmente nei propri territori lontani.

Quindi, l'ordine del giorno G20 vuole impegnare il Collegio dei senatori Questori e il Consiglio di Presidenza alla revisione delle attuali convenzioni tra il Senato e le compagnie aeree, favorendo anche l'adozione di convenzioni con le compagnie cosiddette low cost. (Applausi dal Gruppo M5S).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Battista, il quale nel corso del suo intervento illustrerà anche l'ordine del giorno G9. Ne ha facoltà.

BATTISTA (M5S). Signor Presidente, illustro l'ordine del giorno G9, che tende a impegnare il Consiglio di Presidenza ed Collegio dei senatori Questori a regolamentare il rapporto tra i membri del Parlamento e i loro collaboratori.

Quando sono arrivato qui, in Parlamento, come prima cosa ho dovuto capire come mettere in regola il mio collaboratore. Una delle mie prime iniziative è stata quella di presentare un disegno di legge - l'Atto Senato n. 821 - in data 11 giugno 2013 che non faceva altro che riprendere un disegno di legge che aveva già fatto un passaggio nella scorsa legislatura soltanto in un ramo del Parlamento. Siamo alla XVII legislatura, e speriamo che sia la volta buona: oltre a cambiare la legge elettorale, magari riusciremo a fare anche questo miracolo.

Da molti anni si discute della necessità di regolarizzare tali rapporti di lavoro, per superare l'attuale regime, che lascia alla totale discrezionalità del singolo parlamentare la gestione dei relativi compensi. Ecco, questo è un piccolo segnale che possiamo dare, proprio con i nostri collaboratori, al mondo del lavoro. Penso che quanto meno dobbiamo essere capaci di regolamentare il rapporto con il nostro collaboratore, al quale magari affidiamo la lettura della nostra posta elettronica: spesso sono persone che hanno una o due lauree, un master, e che a volte vengono inquadrate con contratti capestro.

Sarebbe interessante che il Collegio dei Questori facesse un esame delle rendicontazioni presentate; sappiamo che dei nostri 4.180 euro abbiamo l'obbligo di rendicontare soltanto la metà. Per rendicontare, però, non facciamo altro che presentare un foglio nel quale sono indicati gli importi; spesso sono voci che fanno riferimento anche al rapporto di collaborazione che abbiamo fatto. Pertanto, sarebbe bello verificare se gli importi indicati corrispondano effettivamente al vero. Non penso di dire nulla di nuovo, perché in passato ci sono stati casi spiacevoli che hanno colpito proprio i parlamentari.

Voglio fare una specificazione sul contratto di collaborazione. Io personalmente ho fatto un contratto a tempo determinato, perché si tratta di un rapporto abituale. Esiste anche la collaborazione a progetto, che però non prevede un rapporto abituale. Sono piccoli segnali che però dobbiamo dare. Ho sentito dire che qualche collaboratore è inquadrato con il contratto collettivo nazionale metalmeccanico: qualcuno mi deve spiegare se svolgiamo anche un'attività siderurgica, metallurgica o meccanica! I parlamentari hanno tutti gli strumenti per aggirare le norme.

Faccio un piccolo excursus anche rispetto a quanto ha detto lei, signor Presidente, nel discorso del suo insediamento. Lei ha invitato tutti - ricordo di averlo fatto anch'io insieme agli altri - ad alzare gli occhi al soffitto e a leggere le parole «diritto» e «giustizia». Ritengo che nell'ordine del giorno G9 sia rappresentato il significato di quelle parole, e noi possiamo fare veramente tanto.

Nella relazione illustrativa del disegno di legge a mia firma, tra l'altro, avevo scritto: «Il pieno e completo riconoscimento della figura del collaboratore parlamentare appare coerente con i princìpi costituzionali di cui all'articolo 35, primo comma, secondo il quale la Repubblica deve tutelare il lavoro in tutte le sue forme ed applicazioni, e all'articolo 36, primo comma, ossia il principio del diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità ed alla qualità del lavoro». Anche in questo caso si potrebbe discutere su quanto deve percepire un collaboratore.

Ognuno darà quello che vorrà, però tengo a sottolineare la professionalità, i titoli di studio conseguiti da tali persone e le ore che dedicano a quest'attività. Noi parlamentari - non penso di essere il solo qui dentro - senza l'aiuto e la collaborazione di queste figure non riusciremmo a fare quello che facciamo: ad esempio, non riusciremmo a presentare in tempo le interrogazioni, i disegni di legge, le relazioni illustrative, le mozioni e gli emendamenti (anche se ci avvaliamo dell'Ufficio legislativo).

Vorrei fare poi un piccolo riferimento a quanto ha detto il senatore Stucchi.

Oltre alle presenze, va considerata l'attività svolta dai parlamentari, e sulla scheda di ognuno di noi c'è scritto se sono stati presentati disegni di legge. Di questo, purtroppo, non ne teniamo conto. Certo, dovrebbe tenerne conto anche l'elettorato, cioè chi ha votato - anche se non può esprimere una preferenza - dovrebbe informarsi sull'attività svolta dai senatori. Se lo facesse si renderebbe conto che tanti hanno presentato zero disegni di legge. Quante mozioni? Nessuna. Quante interrogazioni? Nessuna. Anche questo penso sia un metodo più che valido per valutare un parlamentare: se debba sedere tra questi scranni senza produrre alcun atto.

Penso che molti di voi svolgano una propria attività. Vorrei vedere se un titolare di un'azienda continua ad avere un rapporto di collaborazione con una persona che non produce nessun atto. Mi sembra un assurdo che si continui a non prendere in considerazione questo dato.

Tornando all'ordine del giorno G9, ricordo che esso tende a impegnare, «per le rispettive competenze, il Consiglio di Presidenza ed il Collegio dei Questori ad estendere ai collaboratori parlamentari le modalità retributive attualmente previste per i collaboratori dei componenti del Consiglio di presidenza e dei Presidenti di Commissione, ossia il versamento diretto da parte dell'Amministrazione del Senato della Repubblica dei compensi stabiliti in favore dei collaboratori stessi». In questo modo il rapporto di collaborazione avverrebbe sempre con il parlamentare, però è l'Amministrazione che al proprio interno (penso a tutte le strutture, ai funzionari, ai segretari che possono espletare le pratiche, come compilare i cedolini, i contratti) formalizza il rapporto di collaborazione una volta per tutte, come già avviene nel Parlamento europeo. Copiamo tante cose dall'Europa, per una volta possiamo copiarne una giusta. (Applausi dal Gruppo M5S).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Crimi, il quale nel corso del suo intervento illustrerà anche l'ordine del giorno G18. Ne ha facoltà.

CRIMI (M5S). Signor Presidente, colleghi, intervengo per illustrare l'ordine del giorno G18, che fa riferimento al capitolo di spesa «Cerimoniale e rappresentanza».

È un capitolo di spesa che prevede uno stanziamento annuo di oltre 2 milioni di euro. Una delle voci di spesa che fa capo a tale capitolo di spesa è quella intitolata: «Iniziative istituzionali, culturali e sociali».

Dietro questa voce, che all'apparenza può sembrare riferita a un'attività virtuosa, in realtà, proprio per la sua genericità e discrezionalità nell'utilizzo delle somme all'uopo stanziate (che ammontano a circa la metà del totale delle spese del Cerimoniale), si può nascondere (ci viene questo dubbio) la volontà di elargire discrezionalmente o sostenere discrezionalmente iniziative, l'una piuttosto che l'altra, sociali (bisogna anche capire nei confronti di chi), cose per le quali la senatrice Bottici chiedeva maggiore chiarezza. Questo, proprio perché nascoste dietro una voce che all'apparenza è virtuosa. Le iniziative culturali ben vengano, ma quali? Perché alcune sì e altre no? Spesso ce lo siamo chiesti anche noi quando abbiamo visto lodevoli iniziative svolte al Senato ed altre che potevano essere più discutibili. Mi riferisco a presentazioni di libri o altre iniziative. Ci chiediamo: quante e quali sono state sostenute o appoggiate con questi fondi? Così come ci interroghiamo su eventuali elargizioni sociali.

Tra l'altro, vorrei fare un inciso. Nell'anno precedente, delle risorse stanziate in questo capitolo di spesa ne sono state spese la metà e, quindi, di fatto si è dimostrato che anche lo stanziamento dei 2 milioni di euro era eccessivo: è stato speso infatti circa un milione di euro per tutto il capitolo.

Pertanto, prevedere una riduzione del 50 per cento delle spese ad esso relative nella previsione per l'anno successivo non è impensabile, visto che l'anno precedente si è speso proprio il 50 per cento: si tratterebbe semplicemente di allineare una previsione a quello che è stato l'effettivo utilizzo di quel capitolo nell'anno precedente. Ecco perché chiediamo che su quel capitolo si arrivi ad una riduzione del 50 per cento delle spese per allinearlo a quanto speso l'anno precedente.

Prima di chiudere il mio intervento intendo fare riferimento agli altri ordini del giorno che riguardano la riduzione dell'utilizzo della carta, stavolta non solo per una critica ma per fare un elogio. Posso testimoniare, proprio perché solitamente ne faccio uso in Aula, che il Senato con l'applicativo Tabulas (un applicativo informatico che può essere installato su tutti i telefonini, tablet, computer) permette l'accesso a tutta la documentazione dell'Aula e in tempo reale sempre aggiornata. Ad esempio, in questo momento ho qui l'elenco degli ordini del giorno che stiamo esaminando, l'equivalente del cartaceo che troviamo in distribuzione. Quindi, la nostra richiesta non è campata in aria, ma si associa ad iniziative già lodevoli fatte da questa istituzione, e delle quali, probabilmente, non c'è grande conoscenza.

Invito pertanto la Presidenza a sostenere maggiormente la diffusione tra i colleghi di questi e altri strumenti che ci sono e che vengono poco utilizzati, che - ripeto - sono lodevoli per la loro complessità, facilità di utilizzo e semplicità di installazione. Questo per spendere una parola a favore di questa istituzione, purché si vada anche verso una riduzione della carta, perché se tutto ciò non comporta anche una riduzione della produzione cartacea allora è uno spreco doppio: si sprecano risorse per strumenti informatici senza che ne derivino risparmi di altro tipo. (Applausi dal Gruppo M5S).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Buemi. Ne ha facoltà.

BUEMI (Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE). Signor Presidente, onorevoli colleghi, è passato oltre un anno da quando - all'indomani dello scandalo Fiorito - il professor Giuliano Amato invitò a superare l'autodichia, cioè la sottrazione alla legge esterna degli apparati organizzativi delle Assemblee rappresentative. In quello scritto Amato chiedeva di sottoporre a controllo della Corte dei conti i consigli regionali, abrogando la disciplina che essi hanno "copiato" da quella vigente per le Camere del Parlamento.

Un anno non è passato invano: in mezzo vi è stata la decisione n. 10400 della Corte di cassazione di investire la Corte costituzionale sull'autodichia del Senato. Non si tratta solo di dare un giudice "vero" ai dipendenti delle Camere: nell'ordinanza di rimessione è posta in dubbio la legittimità stessa di una "zona franca", entro la quale la legge non può entrare, se non richiamata espressamente dal Consiglio di Presidenza, il quale vi dà accesso volta per volta, come una graziosa concessione.

In un'altra Italia, la rivendicazione di uno status differenziato, per le strutture di supporto della politica, aveva un senso alto, difendibile agli occhi degli italiani. Ma, nel Senato di oggi, quale può mai essere il senso del fatto che non ha ingresso a Palazzo il tetto massimo introdotto da Monti per le retribuzioni statali, per fare un esempio, o la disciplina dell'uso delle auto blu? Non dare accesso automatico in Parlamento alla legge che regola il funzionamento degli enti pubblici e delle pubbliche amministrazioni produce ondate di pernicioso e sterile antiparlamentarismo nell'opinione pubblica.

Orbene, in questo Consiglio di Presidenza noi socialisti non siamo presenti. Se lo fossimo stati, avremmo votato contro la costituzione in giudizio del Senato dinanzi alla Corte costituzionale contro la Cassazione, perché rivendichiamo l'assoggettamento alla legge anche della gestione del personale del Senato. In tal modo si sarebbe letta pubblicamente la pretestuosità di tante, troppe posizioni fittizie.

Non noi, ma il Movimento 5 Stelle ha un Questore al Senato e un Vice Presidente alla Camera. Eppure, come hanno gestito questa vicenda? Oggi, non ho sentito parlare di questi argomenti. Hanno inseguito gli scontrini dei rimborsi spese e le nomine dei parenti portaborse; si sono inchinati ad un antiparlamentarismo d'accatto. Ma, quando si è trattato di recidere alla radice l'eccezione degli organi costituzionali rispetto alla legge, si sono ritratti tutti in buon ordine: alla Camera hanno votato, con la proposta della presidente Boldrini, di accompagnare il Senato in Corte costituzionale; in Senato hanno fatto firmare a un ex magistrato, diventato Presidente del Senato (mi scuso, Presidente), un atto di intervento che smentisce le luminose considerazioni dei suoi colleghi delle sezioni unite civili della Corte di cassazione.

Noi non siamo d'accordo con questo tipo di andazzo. Crediamo nell'insindacabilità del Parlamento per le «cose della politica», e le difendiamo fino alla fine. Ma, sugli appalti o sul pubblico impiego, crediamo che il Senato o la Camera debbano comportarsi come qualsiasi altra amministrazione dello Stato.

Perché si dia ingresso alla legge del lavoro e dell'appaltistica nell'ordinamento parlamentare abbiamo presentato un disegno di legge. Esso, come già i precedenti della scorsa legislatura, portati dinanzi alla Cassazione, ha la forma della legge ordinaria, perché siamo convinti che per fare questo non occorra alcuna revisione costituzionale: occorre soltanto dare ingresso al buonsenso anche in questi Palazzi, per uniformarci ai criteri di gestione più rigorosa ed uniforme delle risorse umane e materiali. Se la Corte costituzionale ci aiuterà ad affermare anche qui dentro il dominio della legge, siamo certi che il Parlamento sarà più inattaccabile anche nei confronti della pretestuosità dell'antipolitica. Anche qui, come in altri campi della nostra azione riformatrice, si tratta di cambiare o perire.

Signor Presidente, colleghi, svolgo ora alcune brevi specifiche considerazioni.

In merito all'autodichia, perché non viene usata, dato che in questo momento è ancora in atto, per correggere - ad esempio - le storture presenti nei trattamenti economici del personale, contrastanti con l'indicazione che viene dal buonsenso, ma in linea con i deliberati della Corte costituzionale? Perché non affrontare nella nostra autonomia queste contraddizioni?

Colleghi, perché non affrontiamo anche le diversità che esistono tra di noi? Mi riferisco a un trattamento differenziato di giustizia tra coloro che sono residenti, o comunque residenziali a Roma e coloro che invece si muovono dai territori e devono, chiaramente, sostenere costi diversi. Nelle aziende, quelle serie, quelle governate dall'interesse del padrone che ingrassa il cavallo, queste diversità si vedono e si applicano per criteri di giustizia fondamentali. Al contrario, qui in Senato siamo tutti grigi: siamo tutti parlamentari dello stesso tipo; siamo tutti parlamentari che fanno le stesse cose; siamo tutti parlamentari indegni di rappresentare questo Paese, tranne alcuni, come la collega Taverna, la quale ieri ha distribuito patenti di onestà a destra e a sinistra rispetto le nostre opinioni.

MARTON (M5S). Vergognati!

BUEMI (Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE). Io dico che dobbiamo assolutamente fare un'autocritica serena e puntuale sulle nostre condizioni.

Faccio una breve battuta al collega che prima ha suggerito di chiedere alle aziende telefoniche di riservare a noi parlamentari un trattamento particolare. No, collega, grazie. Dico no a trattamenti particolari, perché poi ci chiedono qualcosa in cambio. Paghiamoci le nostre bollette. Facciamo le cose in trasparenza: i 200 o 300 euro non sono l'aspetto dirimente. Bisogna però sapere che, nelle aziende serie, il personale che va in trasferta viene remunerato adeguatamente, a volte molto di più dello stipendio che percepisce.

Come ultima considerazione, signor Presidente e colleghi Questori, dico che è necessario dare maggiore chiarezza sui nostri trattamenti. Non sono disponibile ad essere considerato un approfittatore, come invece certa stampa e certi atteggiamenti nostri tendono a suggerire. Chi svolge seriamente il proprio lavoro in quest'Aula ha diritto alla dignità del trattamento; nello stesso tempo, però, sono i servizi il momento fondamentale della nostra azione, non la nostra retribuzione. La nostra retribuzione deve essere in linea con i trattamenti dirigenziali che ci sono nelle aziende private e nelle aziende pubbliche. Anzi, io dico, colleghi: stiamo leggermente sotto, perché noi svolgiamo un mandato più nobile, rappresentiamo gli interessi del Paese. Nello stesso tempo, però, dobbiamo avere a disposizione servizi adeguati e di qualità, e li possiamo avere anche a costo inferiore. (Applausi dal Gruppo Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Blundo, la quale nel corso del suo intervento illustrerà anche l'ordine del giorno G10. Ne ha facoltà.

BLUNDO (M5S). Signor Presidente, colleghi, secondo i dati OCSE l'Italia è tra i Paesi in cui la disparità è cresciuta di più. In Europa, secondo i dati EUROSTAT, sono le metropoli le aree dove le retribuzioni tendono ad essere più elevate e dove si ampliano le distanze tra i più ricchi e i più poveri. Lo stipendio medio degli italiani è di 1.286 euro al mese nella migliore delle ipotesi, mentre i neoassunti non riescono a superare i 900 euro al mese: un alto divario salariale, inequivocabile, rispetto agli stipendi del Senato.

L'ineguaglianza, a proposito dell'attuale, crescente disparità retributiva tra la società e i Ministeri non è di per sé negativa, ma per non esserlo, dovrebbe soddisfare tre condizioni: la società nel complesso dovrebbe essere più ricca, ci dovrebbe essere una rete di sicurezza per i più poveri e ciascuno, al di là della classe, etnia, credo o sesso, dovrebbe poter avere un'opportunità per migliorare la propria condizione.

La differenza di stipendio tra medesimo ruolo e diversa collocazione ha sempre generato malcontento, ed è inspiegabile la motivazione, se non quella di classe protetta. Ma se ciò è stato possibile negli anni precedenti, in una condizione di benessere generale, non è più possibile oggi, nelle condizioni in cui versa oggi il Paese, con una povertà crescente denunciata dalla Caritas (quasi 1,7 milioni di italiani sono vittime della crisi e di politiche economiche sempre più fallimentari e dannose), una povertà diffusa che non si concentra più solo nelle città metropolitane, ma anche nelle città di provincia, negli entroterra, e scivolare nella miseria diventa molto più facile, soprattutto per il ceto medio, falcidiato dalla crisi, per i lavoratori autonomi, che in caso di perdita del lavoro non hanno nessuna tutela, non esistendo in Italia il reddito minimo di cittadinanza, che esiste in quasi tutta l'Europa e che da noi è stato richiesto più volte. E sono ignorati dai sindacati e dalla classe politica. Sono in forte aumento le richieste di aiuto che provengono dalla fascia d'età compresa tra i 35 e i 44 anni; aumentano anche i senzatetto.

È evidente quindi che nella situazione socioeconomica nella quale si trova il sistema Italia diventa ancor più inaccettabile e, credo, personalmente difficile da pretendere un permanere di disparità di trattamento. L'unica possibilità che si ha per combattere la crisi economica e valoriale, colleghi, è quella di creare alleanze, di lavorare in comunione, mettendo a servizio del bene comune le poche risorse disponibili rimaste.

L'ordine del giorno G10, da me presentato, nasce da queste considerazioni ed è indirizzato a una rivisitazione di privilegi eccessivi, per riequilibrare il bilancio del Senato e dello Stato, ma soprattutto per sperare un bilancio di giustizia sociale, con sacrifici distribuiti equamente su tutti e non sempre sui più deboli.

È innegabile che il personale dipendente del Senato sia caratterizzato da notevoli competenze e da un'alta professionalità, qualità che costituiscono un validissimo supporto allo svolgimento dell'attività istituzionale. Ma è altrettanto vero come gli stipendi dei dipendenti del Senato non siano allineati a quelli dei dipendenti delle altre pubbliche amministrazioni. Come Gruppo siamo grati a tutto il personale del Senato impiegato nelle diverse mansioni, delle cui disponibilità e professionalità abbiamo sicuramente fruito.

Pertanto, solo al fine di razionalizzare i costi interni di gestione e di procedere ad una graduale parificazione degli stipendi erogati dal Senato a quelli delle altre pubbliche amministrazioni, chiediamo con l'ordine del giorno G10 l'impegno del Consiglio di Presidenza e del Collegio dei senatori Questori a prevedere un riallineamento degli attuali trattamenti salariali di tutto il personale dipendente del Senato con quelli dei dipendenti delle altre pubbliche amministrazioni, partendo dalle fasce retributive più elevate. Inoltre, chiediamo il blocco dell'aumento degli stipendi nelle parti finali della carriera e il divieto di cumulo per i dipendenti in quiescenza dei trattamenti pensionistici erogati dal Senato con i redditi da lavoro. (Applausi dal Gruppo M5S).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Petrocelli, il quale nel corso del suo intervento illustrerà anche gli ordini del giorno G11 e G12. Ne ha facoltà.

PETROCELLI (M5S). Signor Presidente, con l'ordine del giorno G12 chiediamo di valutare le opportune modifiche alla struttura amministrativa al fine di prevedere il conferimento di un unico incarico di Vice Segretario generale.

Nell'ordine del giorno G11, invece, si chiede al Collegio dei senatori Questori e al Consiglio di Presidenza, per quanto di rispettiva competenza, di provvedere con decorrenza immediata alla soppressione dell'incremento biennale del 2 per cento (sottolineo il dato) riferito alla retribuzione iniziale del Segretario generale.

Quando ieri dal Gruppo parlamentare mi hanno telefonato per chiedermi di illustrare questi due ordini del giorno, sono andato a leggere i testi e, con riferimento al G11, mi sono meravigliato del riferimento a un aumento del 2 per cento di una retribuzione ogni due anni, perché mi è sembrata una roba da poco. Sono stato invitato comunque a pronunciare oggi un discorso coerente in sede di illustrazione, anche per far capire bene ai colleghi di cosa stiamo trattando. In effetti, mi sono chiesto cosa potesse essere un aumento del 2 per cento in un Paese come il nostro che è del troppo per pochi e del troppo poco per molti.

A guardarlo così, in maniera un po' asettica, il 2 per cento è meno del tasso di credito bancario per un cittadino comune; quindi, continuavo a ritenere che fosse ben poca roba, e non capivo perché avessimo presentato questo ordine del giorno che ne chiede la soppressione. Andando però oltre e inquadrando bene questa richiesta nel suo contesto, ho potuto verificare che se il Segretario generale percepisce 422.160 euro lordi l'anno, un aumento del 2 per cento ammonta a circa 8.400 euro. Solo tale aumento, a ben vedere, è quasi pari all'equivalente di un anno di stipendio di chi fa indagini demoscopiche con un contratto co.co.co., per giunta lavorando senza ferie e senza malattie pagate, oppure equivale più o meno a un anno di ammortizzatori sociali con cui vive un cassintegrato o, sempre più o meno, al valore commerciale di un ettaro di terreno coltivato dalle mie parti. Allora, forse questo due per cento non è proprio una quisquilia. Peraltro, tale aumento equivale anche, ad esempio, allo stipendio mensile di un primario ospedaliero, primario che però, per il suo ruolo, ha una responsabilità penale anche quando è assente dal posto di lavoro.

Mi chiedo allora: ma se migliaia di italiani che hanno ancora un lavoro - perché poi ci sono quelli che non ce l'hanno - guadagnano in un anno meno del due per cento di aumento previsto per il Segretario generale del Senato, forse l'esempio che stiamo dando noi senatori del Movimento 5 Stelle restituendo le nostre eccedenze non basta; sì, effettivamente forse non basta, e forse l'esempio dovrebbe venire anche dai funzionari di questa istituzione.

Allora, colleghi, credo che sia giunto il momento di cominciare a smettere, in certe situazioni, di essere tanto avidi; cominciare a smettere è un invito, effettivamente è quasi un ossimoro. Cominciare a smettere: è fantastica la lingua italiana.

Concludo dicendovi francamente che approvare questi due ordini del giorno sarebbe un impegno reale, fattibile, un gesto di adesione alla realtà del nostro Paese. Però mi rendo conto che sto andando per le lunghe e, poiché magari per molti in quest'Aula il tempo è denaro, vi concedo uno sconto del due per cento sul tempo che avevo per intervenire e termino qui. (Applausi dal Gruppo M5S. Commenti del senatore Sposetti).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Stucchi, il quale nel corso del suo intervento illustrerà anche gli ordini del giorno G14, G15 e G16. Ne ha facoltà.

STUCCHI (LN-Aut). Signor Presidente, nel 2006, quando ero Segretario di Presidenza alla Camera, ho affrontato per la prima volta tutte le procedure per la predisposizione di un bilancio di un'istituzione complessa come quella di uno dei rami del Parlamento. Da allora mi sono "esercitato" in tutta una serie di iniziative che avevano come finalità quella di ottenere una gestione migliore, una gestione virtuosa relativamente all'andamento dei lavori, di tutto ciò che avviene all'interno dell'Aula parlamentare.

Per quale motivo? Ricordavo già allora - e non è bello autocitarsi - che i soldi dei cittadini meritano rispetto, e quindi dobbiamo dimostrare rispetto ai cittadini dando loro prova di saper spendere bene questi soldi, a prescindere dalla situazione economica in cui ci troviamo. Oggi tutti sottolineiamo il fatto che siamo obbligati a fare massima attenzione vista la situazione di crisi che coinvolge il nostro Paese, ma anche se fossimo in un periodo di vacche grasse - passatemi l'espressione - bisognerebbe fare altrettanta attenzione, perché comunque sono sempre soldi dei cittadini a cui - come dicevo prima - si deve rispetto.

Questo processo virtuoso, che è iniziato nel 2006 con il primo taglio alle indennità dei parlamentari, è proseguito sicuramente nel tempo. Qualcosa è stato fatto; a mio parere, sono stati realizzati dei passaggi che hanno portato sicuramente dei miglioramenti per quanto riguarda l'eliminazione di costi o comunque di centri di spesa che ormai erano anacronistici. Si è addivenuti ad una situazione in cui sostanzialmente, pur mantenendo un livello di virtuosità per quanto riguarda i servizi che vengono forniti, bisogna fare oggi delle scelte che possono ancora incidere sui costi che possono risultare eccessivi, ma che in parte rischiano anche di colpire i costi veri della democrazia. E penso che quest'Aula non possa seguire la linea di chi pensa che tutti i soldi spesi per la democrazia, quindi il costo della democrazia, siano spesi inutilmente.

Dobbiamo difendere la spesa corretta e giusta, giustificata e giustificabile, che si deve sostenere nelle istituzioni democratiche come la nostra, se vogliamo tutelare la democrazia nel nostro Paese. Quindi, non possiamo sicuramente eliminare tutti i costi, ma dobbiamo far sì che vengano eliminati tutti gli sprechi.

Abbiamo presentato tre ordini del giorno che vanno sostanzialmente in questa direzione. L'ordine del giorno G14 richiede sostanzialmente di proseguire su questa linea virtuosa di riduzione delle spese, mentre con l'ordine del giorno G15 riteniamo necessario evidenziare il fatto che questa scelta virtuosa non deve penalizzare la funzionalità e il livello dei servizi che viene offerto dagli uffici del Senato, perché dobbiamo sottolineare - e con forza, a mio parere - la competenza e la capacità dei nostri primi collaboratori che lavorano all'interno di questo Palazzo, per il supporto fondamentale che ci danno nella nostra attività parlamentare.

L'ordine del giorno G16, in tema di trasparenza e di risparmio, impegna il Collegio dei senatori Questori e il Consiglio di Presidenza del Senato a garantire che vi siano gare trasparenti, che comportino automaticamente dei risparmi per il bilancio del Senato e, quindi, per le casse dello Stato.

Detto questo, con una punta di amarezza, mi rivolgo alla collega Questore Bottici: non mi è piaciuto quello che ho sentito da lei dire l'altro ieri in televisione - ne abbiamo parlato anche in Consiglio di Presidenza - sul fatto che ci possano essere stati negli anni passati degli atteggiamenti che hanno portato ad acquistare il silenzio dei dipendenti su chissà cosa accade, di nascosto, nelle segrete stanze del Senato. La senatrice ha chiarito in Consiglio di Presidenza che non voleva dire quello, ma sarebbe opportuno, a mio avviso, che fosse esplicitato meglio.

Qui non c'è un clima omertoso. Non è accettabile (vedo che scuote la testa e mi dispiace) parlare di un clima omertoso all'interno del Senato, perché ciò vuol dire che anche lei che fa il Questore in questo momento non è ancora in grado di capire il funzionamento della macchina e non ha ancora visto quelli che possono essere i dettagli che non funzionano, altrimenti potrebbe parlare fornendo degli esempi puntuali.

Ma se non ci sono esempi puntuali, se non è in grado di portare all'attenzione di tutti delle prove concrete, allora buttare lì delle frasi facili, che trovano sicuramente un consenso nell'opinione pubblica, serve a gran poco, se non a creare confusione. E di tutto abbiamo bisogno tranne che di confusione, perché è uno sforzo serio quello che stiamo facendo, e lo stiamo facendo tutti insieme, seguendo anche i consigli del Movimento 5 Stelle, per carità, perché non possiamo ragionare prescindendo dalle vostre proposte. Dobbiamo però rispettarci in questo dialogo, perché se pensiamo di avere in tasca la verità solamente noi («noi siamo i portatori della verità, tutti gli altri raccontano una "storia" che non è quella vera») allora non partiamo con il piede giusto nel confronto che ci deve essere.

Credo che i dipendenti del Senato, senatrice Bottici, abbiano nella stragrande maggioranza delle competenze incredibili che possono trovare una loro attuazione e applicazione anche all'esterno di queste Aule, magari con lo stesso livello di trattamento economico, e forse anche maggiore. Ci sono dipendenti del Senato (senza citarli) che hanno vinto più concorsi e hanno deciso di dedicarsi a questo tipo di attività. Non possiamo fare di tutta l'erba un fascio: dobbiamo cercare di valorizzare queste persone e stimolarle a lavorare sempre al meglio.

Questo non vuol dire che non possiamo rivedere il sistema delle retribuzioni, ci mancherebbe altro, ma facciamolo in modo corretto, dialogante e distensivo, e non partiamo subito con l'accetta, come magari l'opinione pubblica chiede di fare, non essendo pienamente consapevole della delicatezza e della complessità della macchina del Senato e dell'intera macchina parlamentare, compresa la Camera dei deputati.

Queste sono le osservazioni che mi sento di rassegnare in questo momento. Ritengo che alcuni degli ordini del giorno che sono stati presentati propongano delle cose molto interessanti, mentre altri danno degli indirizzi che risultano anche bizzarri. Mi sia consentito togliermi per un minuto un paio di sassolini dalle scarpe.

PRESIDENTE. Non più di un minuto, senatore Stucchi, perché il tempo va a scadere.

STUCCHI (LN-Aut). Solo due flash, signor Presidente, e poi una citazione, se mi è consentito.

Qualcuno negli anni passati ha giustamente condannato il fatto che il nostro segretario federale di allora, Umberto Bossi, avesse comprato un paio di camicie con i soldi pubblici: qui c'è qualcuno che spende molto di più con gli stessi soldi pubblici e non vedo perché, se giustamente allora ci fu uno scandalo, in questo momento uno scandalo non ci debba essere o non possa essere accettato.

Allo stesso modo, ricordo che, nel 1999, il figlio di un importante nostro dirigente nel Parlamento nazionale venne assunto all'Europarlamento: ci fu uno scandalo, vennero accettate le dimissioni del ragazzo, che si ritrovò senza lavoro; vediamo invece che in quest'Aula qualche collega si comporta in modo diverso, e non accetta che venga alzata un po' di polvere su un comportamento che è sicuramente discutibile.

Non si possono utilizzare due pesi e due misure.

Concludo con una citazione, dicendo prima che tutti gli ordini del giorno verranno analizzati - e noi voteremo anche quelli presentati dal Movimento 5 Stelle - perché tutti hanno uno spirito condivisibile negli obiettivi che perseguono. Però, per richiamare quale debba essere la base di un confronto, che anzitutto deve essere franco e umile, ricordo il Senato degli Stati Uniti, il cui primo presidente fu John Adams. Nella prima seduta intervenne un tale, che si chiamava Thomas Jefferson, e ricordando quali dovessero essere le modalità di lavoro che si dovevano seguire in quell'Aula disse: «Chi riceve un'idea da me, ricava conoscenza senza diminuire la mia; come chi accende la sua candela con la mia riceve luce senza lasciarmi al buio».

Tutti abbiamo bisogno di confrontarci, di fare una sorta di brainstorming e mettere assieme le migliori idee per fare il bene comune, che in questo caso è ottenere il miglior risultato possibile con la minor spesa possibile. (Applausi dal Gruppo LN-Aut e delle senatrici Di Giorgi e Bottici).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Ichino. Ne ha facoltà.

*ICHINO (SCpI). Signor Presidente, signori Questori, colleghi, ho chiesto di poter svolgere questo breve intervento soltanto per mettere a verbale alcuni punti fermi che credo dobbiamo tutti avere ben presenti, noi senatori nella gestione dei rispettivi Gruppi e la Presidenza e i senatori Questori nella loro funzione di controllo quotidiano e puntuale sulla correttezza dell'amministrazione dei Gruppi stessi.

Il Gruppo parlamentare è un'entità giuridica per così dire anfibia: titolare di rapporti giuridici di diritto privato in quanto emanazione del partito, cioè di una associazione non riconosciuta rientrante nella fattispecie di cui all'articolo 36 del codice civile, e tuttavia funzionante quasi esclusivamente mediante finanziamento pubblico, ossia il contributo che viene erogato dal Senato.

Per conciliare questi due tratti peculiari di questa figura giuridica, tra loro apparentemente contrastanti, cioè per conciliare la libertà di gestione propria del soggetto di diritto privato con l'esigenza ovvia di prevenire l'abuso del denaro pubblico, l'anno scorso abbiamo introdotto nel nostro Regolamento una norma che impone la trasparenza totale dell'amministrazione dei Gruppi e più precisamente la pubblicazione sul sito web di ciascun Gruppo di ciascuna voce di spesa.

Pubblicazione di «ciascuna voce di spesa» significa che di ogni pagamento deve essere immediatamente conoscibile da parte di chiunque non solo l'entità del pagamento stesso ma anche il suo destinatario.

Qui devo rilevare che non costituisce adempimento corretto di questo obbligo che il Regolamento impone a ciascun Gruppo la mera pubblicazione del bilancio del Gruppo con voci di spesa aggregate.

Mi rivolgo con un certo stupore ai colleghi del Gruppo del Movimento 5 Stelle, i quali dovrebbero, per coerenza con alcuni princìpi che essi affermano meritoriamente con forza, essere i primi ad adempiere a questa regola; invece nel sito del loro Gruppo della Camera trovo pubblicato soltanto il bilancio con le voci aggregate. Faccio un esempio; quando il Movimento 5 Stelle indica, con una voce aggregata, 22.000 euro di spese per consulenze, questo non è adempimento di un obbligo regolamentare che prevede che di ogni consulenza si conosca chi è il percettore di questo pagamento. Invito quindi i colleghi del Gruppo Movimento 5 Stelle a fare quanto gli altri Gruppi, come la Lega, Scelta Civica per l'Italia e il Partito Democratico, hanno fatto pubblicando di ciascuna voce di spesa l'entità e il destinatario. (Applausi dal Gruppo PD).

Tuttavia, il rilievo più grave - se non mi è sfuggito qualcosa, ma vi assicuro che ho cercato con molta cura nel web - è quella del Gruppo del Popolo della Libertà, per il quale non ho trovato nessuna pagina che offra la trasparenza delle spese. Chiedo, comunque, che la Presidenza e i senatori Questori richiamino ogni Gruppo al rigoroso rispetto del suo obbligo. Varrebbe forse la pena di istituire anche una sanzione, che l'anno scorso non abbiamo ritenuto di istituire. Secondo logica, tale sanzione dovrebbe essere la sospensione dell'erogazione del contributo a chi non adempie questa regola elementare e fondamentale di full disclosure.

Vorrei poi fare un'ultima annotazione che riguarda il personale dipendente dei Gruppi. Occorre ribadire che si tratta di rapporti di lavoro di diritto privato in tutto e per tutto soggetti alla disciplina generale dei rapporti di lavoro di diritto privato e non dotati di alcuna clausola interna di stabilità. Il fatto che la Presidenza del Senato abbia ritenuto dal 1993 in poi, ad ogni cambio di legislatura di disporre un particolare meccanismo di mobilità tra i Gruppi a favore dei dipendenti di Gruppi che risultino estinti al passaggio dalla vecchia alla nuova legislatura, non costituisce un dato di stabilità interna al rapporto di lavoro. È, cioè, una provvidenza che si colloca tutta al di fuori del rapporto contrattuale, al di fuori della struttura del rapporto di lavoro; non è misura che abbia l'effetto di garantire alcuna stabilità a questi rapporti che, per loro natura, è giusto che siano stabiliti in forma di rapporti di lavoro a termine, dal momento che il Gruppo nasce, all'indomani dell'inizio della legislatura e si scioglie allo scioglimento della legislatura, del Parlamento.

Mi sia consentito, in conclusione, di formulare l'auspicio che la Presidenza riveda e riconsideri quel meccanismo, quella provvidenza che ad ogni cambio di legislatura è stata disposta per garantire continuità di lavoro o di reddito ai dipendenti dei Gruppi. Se il Gruppo è emanazione del partito, il dipendente del Gruppo deve avere la stessa sorte e gli stessi rischi che hanno i dipendenti di qualsiasi partito; non si capisce perché se il dipendente di un'azienda privata rischia di perdere il posto nel momento del fallimento o della chiusura della sua azienda datrice di lavoro, la stessa cosa non debba accadere per il dipendente di un partito politico, salvo ovviamente il trattamento di disoccupazione che a tutti è dovuto.

Credo che, dal punto di vista della revisione e dell'esame critico di quelli che sono stati forse affrettatamente chiamati privilegi della casta dei politici, le delibere ripetutamente e sistematicamente rinnovate dalla Presidenza del Senato, come del resto da quella della Camera, siano uno degli elementi che vadano riveduti e ripensati. (Applausi dal Gruppo SCpI edel senatore Buemi).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Cioffi, Il quale nel corso del suo intervento illustrerà anche l'ordine del giorno G19. Ne ha facoltà.

CIOFFI (M5S). Signor Presidente, illustrerò l'ordine del giorno G19, però vorrei iniziare ringraziando il senatore Ichino che giustamente fa le pulci a tutti quanti. È bello che ci venga detto che il nostro modo di aver esposto il bilancio del Gruppo non è esattamente conforme alla norma; è molto bello però il fatto che noi i contributi pubblici non ce li siamo presi, mentre tutti quanti ve li siete presi. Quindi, è forma o sostanza? (Applausi dal Gruppo M5S). Mi perdoni, era solo un appuntino. (Commenti del senatore Ichino). C'è un problema di forma e sostanza, volevo ribadirlo.

Venendo all'ordine del giorno, nel bilancio sono previsti 1.744.000 euro che spendiamo per contributi e sussidi e chiediamo di ridurli del 50 per cento, in riferimento soprattutto ai contributi per le fondazioni culturali, altri soggetti e terzi - è bella la parola «terzi», ma non si sa chi sono e cosa vuol dire - e ai contributi per il circolo di Palazzo Madama, che personalmente non so bene cosa sia. Se penso al circolo di Palazzo Madama, mi viene in mente il dopolavoro ferroviario. Cosa sarà? Giochiamo a bocce? Non lo so e mi chiedo a cosa serve, anche perché, se dobbiamo dare dei contributi per un circolo, noi facciamo così (Il senatore mostra un'immagine dal monitor del proprio tablet): mettiamo la scatola delle scarpe e raccogliamo i contributi dalle persone che vengono; ci autofinanziamo. Sarebbe interessante verificare come facciamo noi e magari farlo tutti quanti.

Quando leggiamo «fondazioni culturali», siamo d'accordo se si tratta di fondi dati alla cultura; se è così però, mettiamolo in una legge: facciamo un capitolo di spesa. Ho la massima fiducia in quello che fa il Consiglio di Presidenza (ci mancherebbe altro!) però, insomma, diamo dei soldi a un gruppo di persone che decidono per tutti. Sicuramente decideranno per il meglio, però cerchiamo di fare in modo che non sia una cosa tipo la legge mancia, in cui ogni senatore e deputato chiede 100.000 euro per il proprio Comune, insomma delle prebende variamente distribuite. Cerchiamo di ridurre queste cose perché alla fine non portano sostanza. Anche la dicitura «ad altri soggetti e da terzi» va eliminata. Togliamo tutti questi piccoli orpelli e fiocchetti che non servono. Ci sono talmente tante cose da fare e su cui lavorare che è più importante togliere il fiocchetto e cercare di fare in modo che nella scatola ci sia qualcosa; prendiamo una bella scatola, ci mettiamo la roba dentro e leviamo i fiocchetti che magari non servono. Semplicemente questo. Abbiamo parlato talmente tanto che l'interesse dell'Aula è ovviamente scemato; cerchiamo quindi di andare alla sostanza e di eliminare tutte queste cose inutili. (Applausi dal Gruppo M5S).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore D'Ambrosio Lettieri. Ne ha facoltà.

D'AMBROSIO LETTIERI (PdL). Signor Presidente, è il primo rendiconto delle entrate e spese del Senato di questa legislatura, eppure trovo un filo rosso ben evidente che lo collega almeno agli ultimi tre precedenti, che vanno nella direzione di restituire in modo concreto non solo la necessaria trasparenza, ma anche la sobrietà nell'amministrazione delle risorse del Senato. Molti sono gli interventi per tagliare spese inutili. La razionalizzazione ha fatto sostanziali passi in avanti: credo che ci sia da esprimere una valutazione estremamente positiva e di plauso al lavoro svolto dai Questori.

Io mi limito a fare due sollecitazioni che partono da un presupposto. Noi dobbiamo anche in questo caso fare una politica seria e responsabile di taglio di sperperi e sprechi, avendo cura però di non tagliare quelle prestazioni e quelle condizioni di lavoro che rappresentano un presupposto importante per il corretto svolgimento dell'attività parlamentare.

Mi riferisco a due punti in particolare. In primo luogo, abbiate la bontà di restituire alla fruizione dei senatori la Sala Maccari: non vi è uno spazio, non vi è un angolo dove i senatori, nel momento in cui ne abbiano bisogno, possano fermarsi per la lettura di un giornale o per la necessità di consultare la propria posta elettronica. Noi avremmo la necessità di vedere ripristinato un diritto che avevamo fino a un anno e mezzo fa e che poi, inopinatamente, è stato soppresso.

In secondo luogo, checché se ne dica, qui si lavora, e molto spesso si lavora negli orari che seguono o precedono l'attività d'Aula e di Commissione. Io vi invito cortesemente a verificare la possibilità che ci si possa trattenere anche oltre le 22. Quando infatti ci troviamo nei nostri studi ad approfondire il testo di un disegno di legge o di un intervento che si deve fare il giorno successivo in Aula, noi abbiamo la necessità di tener conto che i portoni si chiudono alle ore 22, di fatto privando il senatore della possibilità di fruire del proprio studio e di tutti i mezzi, anche tecnologici, che sono lì disponibili, oltre che delle documentazioni.

Se i senatori Questori vorranno avere cura di destinare attenzione a questi aspetti, non soltanto riceveranno la gratitudine dei senatori, ma consentiranno agli stessi un più proficuo svolgimento delle proprie attività a beneficio dell'attività parlamentare per il bene del Paese.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pizzetti. Ne ha facoltà.

PIZZETTI (PD). Signor Presidente, l'ordine del giorno G1, che illustro, dà senso all'intero lavoro svolto dal personale del Senato, dal Consiglio di Presidenza, dal Collegio dei senatori Questori e nella sua interezza, al di là di opinioni differenti che si sono poi manifestate.

Ci sono molti modi di parlare al Paese. C'è una politica urlata, che sollecita e solletica sentimenti profondi di dileggio verso la politica, che è più di un classico atteggiamento di antipolitica: è la negazione della funzione stessa della politica; se ne esaltano i difetti grandi, che ci sono, non per eliminarne le escrescenze ma per tagliare la radice medesima. È la recondita perorazione della regola assoluta. Dietro l'atto di reclamare la regola assoluta c'è infatti la certezza che sotto di essa tutto è possibile, semplicemente perché la regola assoluta non esiste.

Il tema allora non è quello di una democrazia sregolata con la politica come appendice, magari ininfluente: questo magari appartiene ai regimi di democrazia popolare e non agli istituti di democrazia repubblicana. Io penso che vi sia un solo modo per servire il Paese e la democrazia repubblicana: riunendo istituzioni e popolo in un senso civico nazionale, un nuovo senso civico nazionale. Questo è il modo per recuperare credibilità e autorevolezza dell'istituzione repubblicana e della politica, con il comportamento, con il linguaggio di verità, e con le riforme.

Questo è un bilancio di riforme che non taglia soltanto, ma genera riforme, predisponendoci anche alla logica delle riforme costituzionali che modificherà il ruolo stesso del Senato. Quindi, il tema della maggiore integrazione dei servizi con la Camera dei deputati non è solo un dato contabile o di risparmio, ma è un tratto politico di predisposizione ad una riforma costituzionale.

A differenza di quanto operato altrove, i tagli non sono lineari ma selettivi, per 100 milioni di euro nel triennio, a beneficio del bilancio pubblico, senza compromettere ed anzi valorizzando il senso di questa istituzione ed anche mettendo in conto una sorta - la definisco così - di sopravvenienze passive di questo bilancio, cui si è richiamata la collega Bottici, senza le quali esso sarebbe stato ancor più positivo. Tali tagli riguardano la riduzione degli organici di 400 unità; la ridefinizione dei trattamenti dei dipendenti in accordo - insisto - con le organizzazioni sindacali, anche considerando ulteriormente le persone che hanno già maturato i requisiti pensionistici; l'intervento sulle risorse a disposizione dei componenti degli organi del Senato; l'intervento sui trattamenti economici dei senatori, sul regime pensionistico e dei vitalizi; gli interventi da implementare ulteriormente sui vitalizi degli ex senatori e sul concorso all'equilibrio del servizio di prestazione sanitaria (il servizio sanitario è posto in equilibrio a valere sui soli emolumenti dei senatori ed ex senatori).

Vi è poi un miglioramento serio dell'organizzazione dei servizi e vi sono le riforme: l'adeguamento di indennità e servizi ai parlamentari di altri Paesi equivalenti, intervenendo sui vari fattori (ad esempio, più servizi in relazione ad una riduzione di emolumenti); la migliore e più efficiente gestione delle sedi; la maggiore trasparenza in una logica sistemica nella gestione dei servizi e delle gare; l'integrazione, che ho già richiamato, tra Camera e Senato; la tutela delle funzioni del collaboratore parlamentare (per la prima volta inserita e considerata); la ridefinizione del trattamento del personale, in armonia con la Camera dei deputati e considerando le necessità di riequilibrio rispetto ad altri trattamenti nella pubblica amministrazione.

Insomma, questo è un bilancio non castale. Il termine «casta» è certamente molto allusivo in senso negativo, ma è indubbiamente in contrasto con la realtà che emerge da questo bilancio.

In conclusione, sottolineo che è un lavoro veritiero e concreto. Lo dico con sincerità alla collega Bottici. Io ho capito il senso del suo intervento, che forse però non è stato ben compreso: l'espressione «trucco contabile» è assolutamente mal posta, se si riferisce - appunto - a quella parte di sopravvenienze passive. In realtà, siamo in presenza di una contabilità trasparente, che non è il raggiungimento della meta, ma è un passo verso la meta.

È stato citato molte volte in quest'Aula il concetto di cittadino. Penso che, agendo concretamente, recuperando seriamente errori del passato, rispettiamo i cittadini: l'unico modo per farlo è quello di dire loro la verità e di agire sul terreno delle riforme; questo è anche il solo modo per riceverne rispetto.

Sottolineo allora, senza enfasi, che questo bilancio riduce e riforma il funzionamento di una delle principali istituzioni della Repubblica e noi di questo, se non vogliamo andarne proprio orgogliosi, possiamo però andarne fieri. (Applausi dai Gruppi PD e SCpI).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Colucci. Ne ha facoltà.

COLUCCI (PdL). Signor Presidente, innanzi tutto chiedo di poter allegare il mio intervento scritto al Resoconto della seduta odierna, anche perché cercherò di saltare alcuni punti per restare nel tempo a mia disposizione.

PRESIDENTE. La Presidenza l'autorizza ad allegare il testo integrale del suo intervento al Resoconto stenografico.

COLUCCI (PdL). Signor Presidente, onorevoli senatori Questori, onorevoli senatori, ho sempre ritenuto che l'esame del bilancio interno costituisca un momento importante della vita di un'istituzione parlamentare, anche se occorre considerare che la discussione del bilancio avviene oggi in una fase avanzata dell'anno (evento determinato anche dalle complessità che hanno accompagnato l'avvio di questa legislatura).

Con riferimento all'intervento del senatore Questore Bottici, desidero in primo luogo chiarire che tali valutazioni vanno respinte totalmente. L'esame del nostro bilancio è basato su documenti veritieri sottoposti oggi all'Aula. I documenti sono stati elaborati in conformità alle regole contabili del Senato ed il documento è trasparente e veritiero, tanto che il Consiglio di Presidenza ha approvato il progetto di bilancio interno con la sola astensione della senatrice Bottici. Polemiche come quelle sollevate dal Questore Bottici valgono solo ad alimentare il sentimento di antipolitica diffuso nell'opinione pubblica italiana. È nostro dovere e obbligo cercare di rappresentare all'opinione pubblica i dati contabili in modo chiaro, senza cedere alla tentazione di inutili demagogie.

E questo è tanto più vero oggi, posto che questo dibattito si svolge dopo che il Senato ha approvato in seconda deliberazione, con la maggioranza dei due terzi dei suoi componenti, il testo del disegno di legge costituzionale istitutivo del Comitato parlamentare per le riforme. Non sappiamo oggi quali saranno gli approdi cui perverrà il lavoro del Comitato istituito con quel progetto, ma sicuramente sin da ora è necessario porre mano ad una attenta opera di revisione del nostro Regolamento. I tempi e le dinamiche economiche e sociali a livello europeo ed internazionale postulano maggiore celerità nel procedimento legislativo nelle Commissioni e nell'Assemblea. Il modo con il quale si dà risposta alla sfiducia dell'opinione pubblica verso l'istituzione parlamentare è la certezza dei tempi di decisione di questa istituzione, che devono essere necessariamente brevi.

Un altro tema strettamente connesso è quello della revisione delle competenze delle Commissioni al fine di renderle maggiormente funzionali rispetto al mutato quadro istituzionale e legislativo.

L'esame del bilancio interno, dicevo, è un momento importante nel quale operare una riflessione che, partendo dalle cifre iscritte nel bilancio, si ampli alla stessa organizzazione ed agli strumenti che sono offerti ai singoli senatori per poter svolgere al meglio il loro mandato.

Per poter fare ciò, ritengo opportuno rifuggire da una semplice logica di costo. È necessario infatti, pur in un periodo nel quale vi è una significativa distanza dalla politica, tenere presente che lo spazio comune per il confronto, e cioè il Parlamento, e, per noi, il Senato della Repubblica, ha bisogno di strumenti. Pertanto ciò che la collettività sostiene - i costi - va parametrato agli strumenti posti a disposizione per far sì che il confronto politico si dispieghi nel modo migliore. In ultima analisi si sta affrontando il tema del costo della democrazia.

Tuttavia, anche volendo esaminare la questione nella semplice ottica dei costi, va rilevato che l'andamento della spesa del Senato registra (come è stato indicato dagli onorevoli senatori Questori), al di là del fisiologico incremento del 2013 legato al passaggio di legislatura, una riduzione. Da questo punto di vista è stato osservato, già nella seduta dell'Assemblea del 10 agosto 2012, come le spese del Senato nella passata legislatura - e di questo va pubblicamente dato atto al presidente Schifani - siano scese dell'8,83 per cento in termini nominali rispetto al 2008. In quella stessa seduta è stato chiarito che, se la spesa pubblica dello Stato dal 2008 al 2012 avesse avuto lo stesso andamento di quella del Senato, lo Stato avrebbe avuto un bilancio migliore di 113 miliardi di euro. Lo stesso criterio, applicato alla spesa per indennità parlamentari, avrebbe evidenziato, tra il 2008 ed il 2012, una riduzione del 13,39 per cento in termini nominali e, tenendo conto dell'inflazione, del 25,5 per cento.

D'altra parte, i dati riportati nell'allegato al bilancio interno al nostro esame evidenziano che la spesa del Senato, al netto dei risparmi da versare al bilancio dello Stato, è percentualmente decrescente a partire dal 2004, a testimonianza di uno sforzo teso ad un concreto contenimento della spesa. Questo sforzo ha consentito di mantenere immutata la richiesta di dotazione ordinaria. Infatti, come hanno chiarito i senatori Questori nella relazione scritta, la differenza tra il dato di previsione del 2012 e quello del 2013, pari ad euro 24.802.816,10 non viene affatto fronteggiata con un aumento della dotazione ordinaria, ma più semplicemente attraverso una ristrutturazione delle entrate, e cioè ricorrendo agli avanzi di gestione ovvero ai risparmi prodotti negli anni precedenti (ed in particolare nel 2012, ove in sede di rendiconto ne sono stati accertati euro 23.674.698,55 euro). Si tratta di risultati significativi il cui conseguimento va ascritto all'attenta opera svolta nella passata legislatura su deciso impulso del presidente Schifani. Dunque, al divario tra il livello della spesa e il livello della dotazione si fa fronte con il ricorso agli avanzi di gestione. Da questo punto di vista, l'esame dei dati recati dal «Quadro finale di sintesi della manovra di bilancio 2013-2015 e serie storica bilancio e rendiconto» evidenzia un avvicinamento tra la previsione di spesa ed i dati del rendiconto, in sostanza tra la previsione di spesa e la spesa effettiva. Basti considerare a tal fine i dati relativi all'anno 2001 e all'anno 2012.

Questa annotazione è effettuata al solo fine di richiamare l'attenzione di noi tutti - così come la mia precedente esperienza politico-amministrativa mi suggerisce, ancorché sia certo che i senatori Questori lo abbiano ben presente - sui meccanismi di formazione degli avanzi di gestione come ha evidenziato il senatore Questore De Poli, nella relazione testé letta, che contribuiscono a definire anno per anno l'ammontare delle entrate e, dunque, ad assicurare la copertura delle spese complessive. In questo senso penso che, in prospettiva, vada valutata con attenzione la scelta di lasciare immutato negli anni futuri l'ammontare della dotazione richiesta.

Quanto ai fattori di riduzione della spesa, assumono rilievo il contenimento dei costi per le attribuzioni dei senatori e dei titolari di cariche interne, nonché le misure relative ai dipendenti. Per il primo aspetto è necessario sottolineare come tanto sia stato fatto nel passato e quindi l'adozione di ulteriori interventi per la riduzione delle attribuzioni deve necessariamente confrontarsi con l'esigenza di assicurare un indipendente ed informato esercizio del mandato parlamentare. Per questo concordo con valutazioni e con le proposte avanzate dal senatore Pegorer sia per quanto riguarda i senatori in carica, che per quelli fuori dal mandato parlamentare.

Ritengo sia doveroso ricordare ancora una volta che - come confermato anche dalla relazione della Commissione sul livellamento retributivo Italia-Europa (la famosa commissione Giovannini) - il costo complessivo sostenuto per i parlamentari italiani è inferiore a quello sostenuto dalle Assemblee dei Paesi europei con il PIL più elevato. D'altra parte, l'esame delle singole voci di spesa in altri Paesi evidenzia, ad esempio, che in Francia quanto riconosciuto ai senatori per i loro collaboratori è superiore a quanto previsto in Italia.

Sempre in tema di collaboratori i parlamentari europei, sulla base del nuovo Statuto applicato a decorrere dall'ultima legislatura, hanno diritto di essere assistiti appunto da collaboratori personali scelti liberamente, per i quali il Parlamento europeo rimborsa le spese effettivamente sostenute da ogni singolo parlamentare per un importo massimo mensile complessivo attualmente pari a circa 21.000 euro.

Questi elementi possono guidarci nelle scelte che potranno essere operate per il trattamento riservato ai collaboratori dei senatori. Si tratta di personale che, come noto, non fa parte della amministrazione del Senato. Ciò posto, va definito un sistema di corresponsione degli emolumenti spettanti ai collaboratori che non incida sul trattamento dei senatori. A questo fine si può ipotizzare che quella corresponsione venga effettuata dal Senato, fermo restando che il rapporto di collaborazione, che ha natura fiduciaria, è instaurato con il singolo senatore e che alle relative vicende - quali modificazione o cessazione - l'istituzione è del tutto estranea. Un simile sistema avrebbe anche il pregio di fare chiarezza su ciò che costituisce realmente emolumento per i senatori e ciò che, invece, è destinato a costituire retribuzione per i collaboratori.

Come ricordavo prima, l'altro fattore di riduzione della spesa va individuato nelle misure relative ai dipendenti, sui quali intendo spendere qualche parola. Peraltro, prima ancora di affrontare lo specifico di questo tema, desidero cogliere l'occasione di questo mio intervento per associarmi alle parole con le quali il Presidente della nostra Assemblea ha voluto, prima della sospensione estiva, esprimere solidarietà ai dipendenti del Senato che, insieme a quelli della Camera, sono stati oggetto di violenti attacchi e minacce.

Nel merito delle politiche del personale, dico subito che il personale del Senato svolge, dai più alti funzionari agli assistenti parlamentari, un eccellente lavoro. Si tratta di personale assai preparato, selezionato attraverso severe procedure concorsuali pubbliche a carattere nazionale, motivato soprattutto dall'essere al servizio della democrazia. È un personale che costituisce una riserva di eccellenza. Ancora l'altro ieri, nel corso di una trasmissione televisiva, il personale del Senato è stato oggetto di giudizi offensivi e negativi, screditando verso l'opinione pubblica una istituzione che merita ben diversa valutazione.

Ciò che mi rammarica è che una rappresentante del Collegio dei senatori Questori, la senatrice Bottici, esprima giudizi non rispondenti alla realtà e all'impegno che viene profuso dagli assistenti parlamentari, i quali sono obbligati per mandato alla massima riservatezza nei rapporti personali sia interni che esterni, e da tutto l'apparato del Senato. Per quanto è noto, i nostri assistenti parlamentari sono sempre stati ligi nell'osservanza dei propri compiti.

Il nostro personale offre ogni giorno, senza alcuna limitazione oraria, un fondamentale supporto. Pensiamo all'attività svolta dai consiglieri e dal restante personale per il migliore svolgimento dei lavori di tutti gli organi parlamentari, nei settori della documentazione ed anche nell'area propriamente amministrativa, laddove si occupa delle questioni gestionali, in particolare per quanto attiene la sicurezza.

Pensiamo al contributo fornito dai funzionari in termini di elaborazione legislativa, ma anche all'attività che gli assistenti parlamentari, oltre alle attività di ausilio nel mantenimento dell'ordine nelle sedute dell'Assemblea, al controllo agli ingressi, svolgono in occasione delle visite nei palazzi del Senato. Essi sono in grado di dialogare - ad esempio - in più di una lingua straniera, per illustrare ai visitatori le bellezze di questi palazzi, dove la storia del nostro Paese si intreccia con l'attualità politica. È quindi questa l'occasione per rivolgere ai dipendenti di tutti i livelli, a partire dal Segretario generale, un sincero grazie per la loro attività e per il loro serio impegno.

È per questi motivi che gli interventi sul complessivo trattamento economico vanno valutati in relazione alla necessità di salvaguardare questo patrimonio di professionalità. D'altra parte, è anche opportuno concludere una volta per tutte, con il necessario concorso delle organizzazioni sindacali, questo tipo di interventi. Al di là della giusta esigenza di definire in modo certo i percorsi di carriera economica del personale in servizio bloccati da anni, chiedo quindi che il Collegio dei Questori si occupi di questo argomento.

Vi è poi la necessità di dare un assetto definitivo alla struttura dell'amministrazione. Mi riferisco alle posizioni di Capi servizio e di Vice segretario generale, allo stato non coperte. Queste nomine - mi permetto di dare un suggerimento agli organi di direzione politica che deliberano in materia - dovranno tener conto delle anzianità e delle capacità dei singoli.

Tra le misure che consentiranno la razionalizzazione e il contenimento delle spese per la parte relativa al personale, vengono indicate, tra le altre, la riorganizzazione delle strutture del Senato, l'integrazione, d'intesa con la Camera dei deputati, dei Servizi di documentazione, informatica, logistica, gare e contratti, polo bibliotecario.

Si tratta di questioni che tra loro si connettono e che, a mio avviso, trascendono la semplice logica del risparmio per giungere al tema del funzionamento della organizzazione del Senato, tema assai rilevante ed al quale ritengo che gli organi di direzione politica debbano porre la necessaria attenzione.

Esperienze di integrazione di strutture sono già state sperimentate positivamente, come nel caso della costituzione del Polo bibliotecario. Dunque si tratta di muoversi in coerenza con quanto già elaborato o realizzato nel passato. In questa prospettiva va poi considerata l'istituzione, con la legge n. 243 del 2012, dell'Ufficio parlamentare di bilancio.

Desidero quindi conclusivamente ringraziare i senatori Questori per lo sforzo che hanno compiuto e che sicuramente compiranno anche in virtù dei suggerimenti che sono stati offerti questa mattina dall'Assemblea e per il documento che hanno proposto alla nostra attenzione, e per tutta la attività che giornalmente viene realizzata per far fronte a tutti i problemi, grandi e piccoli, legati a quel funzionamento. Un ringraziamento signor Presidente, all'amministrazione tutta, dal Segretario generale a tutto il personale, per il continuo supporto che offrono con serietà e professionalità ai senatori per il migliore espletamento dei compiti.

Pertanto, a nome del Gruppo del PdL, dichiaro il voto favorevole alla relazione ed al bilancio che ci è stato presentato dagli onorevoli Questori. (Applausi dal Gruppo PdL).

Saluto ad una rappresentanza di studenti

PRESIDENTE. Vorrei salutare gli studenti e gli insegnanti dell'Istituto tecnico economico e tecnologico «Federico II» di Capua, in provincia di Caserta, che seguono con attenzione i nostri lavori. (Applausi).

Ripresa della discussione congiunta
del
Doc. VIII, n. 1, e del Doc. VIII, n. 2 (ore 12,37)

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Falanga. Ne ha facoltà.

FALANGA (PdL). Signor Presidente, ho sottoscritto l'ordine del giorno G4, di cui è primo firmatario il senatore Santangelo, che impegna, per quanto di competenza, il Collegio dei senatori Questori e il Consiglio di Presidenza a provvedere alla modifica della delibera del Consiglio di Presidenza n. 106 del 2011, nel senso di includere i senatori a vita nell'ambito applicativo dell'articolo 1, commi 1 e 2, della detta delibera.

La ragione per la quale ho inteso sottoscrivere questo ordine del giorno per la verità non è tanto relativa allo specifico risparmio economico, quanto piuttosto alla volontà di segnalare che le assenze dei senatori a vita, con particolare riguardo ai quattro senatori di ultima nomina, vanificano lo spirito e le ragioni che hanno determinato la volontà del Capo dello Stato. Credo si sia supposto che fosse prezioso il contributo alla politica da parte di personalità del mondo della scienza e della cultura (ovviamente tale ragionamento non è afferente ai senatori di diritto e a vita, quali ad esempio gli ex Capi dello Stato). Ebbene, tale contributo ad oggi non è ancora stato offerto. Credo che non siano stati compresi il senso e la natura stessa della nomina e della scelta: si è forse inteso attribuire alla carica di senatore a vita una natura onorifica. In tal caso, non si comprendono neanche le ragioni degli emolumenti e men che mai delle indennità della diaria.

La politica non può continuare a fare affidamento su contributi privi di sostanza reale e lontani dal quotidiano, dalla società e dalla gente. Ancorché si abbia il capo cinto da un'aureola di superiorità, nel momento in cui si entra in quest'Aula si diviene servitori dello Stato e del popolo italiano. Nel momento in cui non si ha questo spirito, si potrebbe anche evitare di accettare nomine così impegnative. (Applausi del senatore Milo. Congratulazioni).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Zavoli. Ne ha facoltà.

ZAVOLI (PD). Signor Presidente, onorevoli colleghi, nella mia veste di Presidente della Commissione che sovrintende all'attività della Biblioteca e dell'Archivio storico del Senato so di prendere la parola ai margini dei grandi numeri: non è infatti ragionevole che, in presenza di una crisi così aspra, esigente e durevole, la falce della spesa pubblica possa avere un atteggiamento riguardoso per la voce di bilancio (così tecnicamente ci si richiama) relativa anche alla nostra solennissima Biblioteca, cui un'integerrima e imperturbabile equità amministrativa assegna di fatto un valore corrispondente ai suoi numeri, minimi evidentemente, seppure per altri versi niente affatto minimi e men che meno accessori.

Già in altre due legislature, assistito da un gruppo di lavoro di riconosciuta eccellenza, mi ero occupato di questo problema, cavandone (devo ammetterlo) risultati pressoché irrilevanti. Mi riferisco a tutti quei Servizi e a quegli Uffici che sono preposti alla raccolta, alla conservazione e alla trasmissione della memoria, non soltanto dell'istituzione parlamentare ma, per tanti aspetti, dell'intera collettività nazionale, quando addirittura non europea. A tali funzioni assolvono fondamentalmente l'Archivio storico e la Biblioteca. Basti qui ricordare la raccolta degli Statuti di tutte le città italiane conservata presso la Biblioteca, una collezione unica che costituisce un punto di riferimento essenziale per gli studiosi di storia del diritto, recentemente arricchita da due preziose donazioni, il Fondo Filippo Vassali e il Fondo Ennio Cortese, fondamentali raccolte di testi giuridici che spaziano dal XV al XVIII secolo.

L'Archivio storico e la Biblioteca non sono solo luoghi di conservazione della memoria ma anche sedi dinamiche di promozione e diffusione della cultura, oltre che di prestigiose pubblicazioni: per tutte cito i Diari di Amintore Fanfani, pubblicati dall'Archivio storico con un apparato critico di ottimo livello scientifico.

Va ricordato che ricorre quest'anno il decimo anniversario dell'apertura della Biblioteca al pubblico. Essa non si dedica soltanto alla gestione di un'utenza di studiosi; la sua attività sta già concretizzandosi, tra l'altro, in corsi di formazione alla ricerca bibliografica e documentaria tenuti da dipendenti della Biblioteca e molto apprezzati dai numerosi frequentatori per l'elevata qualità culturale dell'insegnamento; per non parlare, infine, dell'ampia attività di seminari, convegni e presentazioni di libri che hanno coinvolto numerosi studiosi italiani e stranieri.

L'intervenuto pensionamento del direttore del Servizio della Biblioteca dottor Bulgarelli ha privato l'amministrazione di un dirigente esperto e di alta qualità culturale al quale si devono molte delle realizzazioni fin qui sia pure sommariamente illustrate.

Nel corso degli anni la spesa complessiva per il Servizio della Biblioteca è andata diminuendo in progressione geometrica, mentre la riduzione dei budget della Biblioteca della Camera è stata in qualche modo più graduale e, comunque, contenuta. Attualmente la nostra Biblioteca non dispone neanche dei fondi per assicurare regolarmente l'incremento del patrimonio bibliografico, malgrado le sinergie già avviate con la Camera dei deputati, che hanno comportato una notevole riduzione dei costi.

A proposito del Polo bibliotecario parlamentare, va segnalato che le risorse assegnate anche per il prossimo anno alla Biblioteca del Senato sono inferiori a quelle previste nei protocolli che hanno promosso l'integrazione fra i due Servizi, un'integrazione ancora parziale ma che costituisce - è appena il caso di ricordarlo - un'esperienza unica nella realtà delle amministrazioni parlamentari.

Avviarsi in condizioni economiche diverse ad un cammino del genere significherebbe ridare una prospettiva a questo importante progetto, restituendo alla cultura e alla ricerca il ruolo che spetta in questa benemerita attività del Senato.

A ben vedere, si trattava e si tratta di tenere in vita, tutelandone la qualità e lo scopo, cioè il senso della prassi, un patrimonio circondato da una stima non solo nazionale, al cui incremento andrebbero dedicate attenzioni particolari. Ma siamo consapevoli di essere figli del numero ontologicamente privo di aggettivi, specialmente se qualificativi, cioè in qualche modo virtuosi, e nondimeno ci sentiamo legati a una questione di fondo primaria, che ci legittima a dire tutti insieme che proprio oggi possiamo cogliere l'occasione per ricordare l'esortazione di Croce «tu sei quel che sai e puoi», a cominciare dal comune diritto alla conoscenza («prima luce della ragione» la chiamava Goethe). Un diritto che la biblioteca garantisce a ciascuno, nella quale ciascuno ricerca non solo se stesso, ma incontra anche l'altro (il diverso da te), senza il quale la tua conoscenza è monca, deprivata, inconclusa. È la questione dell'identità: siamo ciò che sappiamo e possiamo, a partire da quando non siamo più stati soli a decidere della nostra volontà e del nostro destino.

Saranno la politica, quindi le istituzioni e i relativi mandati a condizionare la nostra storia personale collettiva. Non lo dico per spremere dalla circostanza un po' di filosofia d'accatto, di giornata, ma per ricordare, cominciando da me stesso, che qui oggi, accanto a problemi complessi, c'è anche quello negletto, e quindi inerte, di una struttura civile per antonomasia che ci fa uguali nel dover percepire e difendere il significato reale di una biblioteca la cui funzione corrisponde ad un aspetto tra i più alti della politica, quando essa significa - per dirla con don Milani - uscirne insieme.

Così è del libro, specie se - come nel caso nostro - è il testimone di storie che coinvolge e in qualche modo nutre la cultura nazionale attraverso le fonti della nostra storia comune. «Io sono anche quello che c'è nei tuoi libri»: mi perdoni, Presidente, se mi prendo questa libertà. Non si esce del tutto indenni da una cultura che interpreti ed eserciti civilmente, culturalmente, antropologicamente la nostra diversità.

È il motivo in forza del quale chiedo a ciascuno di voi, colleghe e colleghi, un consenso che giovi ad uno strumento affidato alla pari a tutto l'emiciclo dalla democrazia del sapere, del diffonderlo, del confrontarlo per trarne un bene che si chiami «mettere in comune», per essere cioè, con l'aria che tira, una comunità. (Applausi dai Gruppi PD, PdL, M5S, SCpI, Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE) e Misto-SEL).

PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione congiunta.

Ha facoltà di parlare il senatore Questore De Poli.

DE POLI, senatore Questore. Signor Presidente, ringrazio gli intervenuti nella discussione per aver fornito degli spunti importanti e fondamentali anche per il nostro lavoro.

Per quanto riguarda il bilancio di previsione 2014, è stato richiesto - ma i senatori Questori ed il Consiglio di Presidenza concordano - di discuterlo nei primi mesi dell'anno prossimo, in maniera tale da dare a questa istituzione la possibilità di intervenire su un bilancio realmente di previsione. Credo che questo sia uno degli aspetti fondamentali.

Ricordo che siamo già intervenuti rispetto ad alcuni rilievi dei colleghi sia per quanto riguarda l'Assistenza sanitaria integrativa per i senatori (ASIS), sia sul rapporto di fine mandato, facendo sì che nel nostro Regolamento ci sia la divisione dei due capitoli di spesa, in maniera tale che ci sia chiarezza e trasparenza per il controllo e la valutazione affinché i relativi capitoli siano chiaramente con testi attivi e non negativi. Ricordo all'Assemblea che il Fondo per l'assistenza sanitaria, con il contributo che oggi viene versato direttamente ogni mese dai senatori, registra un dato positivo che supera gli 800.000 euro, il che significa che con il controllo, la trasparenza e l'attenzione anche il nostro Fondo e le nostre casse possono registrare fattori di positività. Lo stesso riguarda l'altra parte.

Prima di dare la parola al collega Malan per i pareri sugli ordini del giorno, vorrei ribadire che le regole sulla formazione del bilancio del Senato sono state totalmente rispettate, come sono state totalmente rispettate nei bilanci di tutti gli anni precedenti, perché l'impiego di parte degli avanzi di esercizio per impegni diretti in partita di giro (sottolineo che anche le partite di giro, dal punto di vista tecnico‑contabile, sono voci che rientrano tra le entrate dello stesso bilancio del Senato) è un'operazione del tutto trasparente, riportata in tutte le relazioni e in tutte le tabelle, come evidenziato con il dovuto risalto nella relazione e nei documenti, soprattutto per quanto descrive, all'articolo 9, il nostro Regolamento di amministrazione e contabilità.

Sempre dal punto di vista tecnico‑contabile, si evidenzia che l'operazione in questione risulta coerente con le modalità di presentazione dei conti pubblici ai fini della normativa dell'Unione europea, in base alla quale i bilanci delle pubbliche amministrazioni vengono valutati al netto delle voci una tantum e degli effetti ciclici che normalmente ci sono. Parliamo proprio di questo aspetto: questa è una spesa del bilancio scorso che - come sapete - dal 2012 è stata traslata nel 2013. È una spesa una tantum e come tale l'abbiamo trattata, nella totale trasparenza e attenzione che le abbiamo voluto dare all'interno del bilancio. Credo che non ci sia nulla di poco chiaro e non si possa parlare di mancato rispetto delle regole.

Concludo ribadendo che il bilancio interno di quest'anno ha conseguito dei risparmi di spesa di 34 milioni di euro e che nel triennio arriviamo a 100 milioni di euro di risparmio: credo che questi siano gli aspetti fondamentali da sottolineare in questa replica.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il senatore Questore Malan, che invito anche ad esprimere il parere sugli ordini del giorno in esame.

MALAN, senatore Questore. Signor Presidente, mi unisco alle considerazioni svolte dal senatore De Poli, ringraziando tutti coloro che sono intervenuti per il contributo che hanno dato a questa discussione, soprattutto al proseguimento della politica di razionalizzazione e riduzione dei costi del Senato, nell'ottica di un efficientamento delle strutture, perché il lavoro che svolgiamo è importante e deve avere il supporto e gli strumenti migliori per rendere un servizio a questo Paese, poiché questa è la finalità della nostra istituzione.

In particolare, vorrei rispondere ad alcuni appunti che sono stati sollevati per quanto riguarda la certificazione dei bilanci dei Gruppi (lo ha fatto il senatore Pegorer): le procedure per l'assegnazione di questo incarico sono state avviate e verrà nominata al più presto la società esterna, nel rispetto del Regolamento così come modificato l'anno scorso.

Per quanto riguarda i risparmi anche su aspetti in apparenza minori, come l'utilizzo della carta, su cui si è soffermato, tra gli altri, il senatore Morra, certamente c'è un grosso impegno in questo senso, denotato dal cambiamento nella strutturazione della stampa degli atti parlamentari: prevediamo un forte risparmio che supera il 50 per cento, con costi quindi più che dimezzati per quanto riguarda la stampa degli atti parlamentari che attualmente sono su carta. Su questo naturalmente c'è bisogno della collaborazione di tutti, anche se può sembrare cosa da poco, ma già stiamo lavorando in questa direzione. Abbiamo così ottenuto i risultati di risparmio che il senatore Colucci ha evidenziato, sottolineando che abbiamo ridotto le spese del Senato, in particolare per il trattamento economico dei senatori, in misura tale che, se si fosse riusciti a ridurre le spese dello Stato in generale in misura analoga, avremmo, anziché un deficit di bilancio, addirittura un avanzo forte ogni anno. È chiaro che la spesa dello Stato è molto più difficile da trattare e immensamente più ampia, ma sicuramente stiamo dando il buon esempio.

Stiamo dando il buon esempio grazie alle ampie misure di ristrutturazione di cui si è diffusamente parlato per quanto riguarda sia il personale sia i senatori sia l'intero complesso dell'Amministrazione del Senato, ma può contribuire anche ciascuno di noi. Infatti, se ogni senatore ed ogni componente del personale del Senato dà il suo contributo, anche banalmente spegnendo la luce dell'ufficio quando non è presente e risparmiando sull'uso della carta, magari usando gli atti stampati da un lato solo per gli appunti, si possono conseguire risultati importanti.

Vorrei ora passare ai pareri sugli ordini del giorno. Esprimo parere favorevole sull'ordine del giorno G1, ringraziando chi lo ha presentato, ossia i Presidenti della maggior parte dei Gruppi. (Brusìo).

PRESIDENTE. Per favore, un attimo di silenzio, stanno per essere dati i pareri sugli ordini del giorno e dobbiamo capire quali sono.

MALAN, senatore Questore. Il parere è dunque favorevole sull'ordine del giorno G1, che indica le linee guida da seguire nel prossimo futuro, e anche a medio termine, per un miglioramento della amministrazione del Senato, con una riduzione e una razionalizzazione della spesa.

Per quanto riguarda l'ordine del giorno G2, presentato dalle senatrici Petraglia e De Petris, i primi due punti del dispositivo sono assorbiti rispettivamente dai punti 1) e 4) dell'ordine del giorno G1, peraltro sottoscritto anche dal Gruppo di cui fanno parte le due senatrici proponenti. Sarei invece favorevole ad accogliere come raccomandazione i punti 3) e 4) del dispositivo.

Per quanto concerne l'ordine del giorno G3, il parere è contrario per una ragione che in parte è persino già contenuta nel testo. Esso fa riferimento alla legge n. 1261 del 1965, che dispone che gli Uffici di Presidenza delle due Camere determinano l'ammontare dell'indennità parlamentare in misura non superiore al dodicesimo del trattamento complessivo dei magistrati con funzione di presidente di sezione della Corte di cassazione. Questa è una legge del 1965 che fu allora interpretata nel senso che il compenso dei parlamentari fosse pari a quello di quella mansione della magistratura della Corte di cassazione (e quindi al 100 per cento), mentre oggi è sotto il 60 per cento. Proprio qui quindi abbiamo una rappresentazione del fatto che la riduzione già c'è stata. Ricordo inoltre che l'indennità netta dei membri del Parlamento italiano, del Senato e della Camera, è la più bassa dei grandi Paesi europei.

Per quanto riguarda le modulazioni della diaria, sottolineo che, come ben si sa, è già così come chiede l'ordine del giorno, cioè è già commisurata alla presenza alle votazioni, secondo una norma regolamentare introdotta una decina d'anni fa, rielaborata estendendola alle Commissioni secondo quanto richiesto dal famoso ordine del giorno G100 del 2011. Si ritiene pertanto che siano disposizioni già contenute nella normativa vigente. Peraltro, ricordo che anche la diaria è la più bassa tra quelle dei grandi Parlamenti europei, anche molto più bassa. Basta leggere sui siti Internet del Senato francese, dell'Assemblea nazionale francese, del Bundestag tedesco, del Parlamento del Regno Unito.

Ho già citato il paragone con il 1965, ma va rilevato che solo nel corso degli ultimi sei anni c'è stata una riduzione del 30 per cento del trattamento economico dei parlamentari (in particolare, l'indennità è scesa del 29,8 per cento). Va anche menzionato il fatto che il passaggio al sistema contributivo ha ridotto mediamente del 70 per cento, se non di più, il vitalizio (che ora è diventato pensione), oltre ad aver elevato l'età per conseguirlo.

Sull'ordine del giorno G4, mi rimetto all'Aula, sottolineando la specificità del ruolo dei senatori a vita che, indubbiamente, hanno una storia e una condizione particolare.

Sull'ordine del giorno G5 esprimo parere contrario, perché l'assegno di fine mandato non è altro che la consegna ad ogni senatore di quanto egli ha versato durante gli anni del suo mandato parlamentare, in analogia con quanto succede per ogni altro rapporto di lavoro.

Per quanto riguarda l'ordine del giorno G6, va fatta una premessa. Questo ordine del giorno propone di sottoporre gli assegni vitalizi a favore dei senatori cessati dal mandato o dei loro familiari ad un contributo di perequazione - così viene definito - pari al 10 per cento per gli importi lordi fino a 90.000 euro e pari al 20 per cento per la parte eccedente gli importi lordi di 90.000 euro. Vorrei ricordare che una norma simile era stata introdotta nel 2011 come disposizione generale e prevedeva una riduzione del 5 per cento per le retribuzioni dei dipendenti dello Stato sopra i 90.000 euro e del 10 per cento per la parte eccedente i 150.000 euro.

Per i parlamentari la norma è stata introdotta con misure raddoppiate, e cioè non il 5 per cento, ma il 10 per cento sopra i 90.000 euro, e non il 10 per cento, ma il 20 per cento sopra i 150.000 euro. Successivamente la Corte costituzionale ha ritenuto incostituzionale l'applicazione di questa misura e infatti è stata restituita a tutti gli altri soggetti che vi erano stati sottoposti, ma è stata mantenuta per i parlamentari poiché abbiamo il privilegio di avere un regime diverso. Pertanto, oggi solo i parlamentari hanno questa ritenuta e viene loro applicata in misura doppia rispetto a quella prima prevista per ogni altro dipendente dello Stato. (Applausi della senatrice Bencini).

Propongo pertanto una riformulazione della parte dispositiva dell'ordine del giorno G6, specificando che si «impegna il Consiglio di Presidenza e, in particolare, il Collegio dei senatori Questori: a mantenere le riduzioni già stabilite per i soli parlamentari» - se infatti scrivessimo che dobbiamo uniformarci agli altri, dovremmo cancellare questa riduzione, con un aumento della nostra indennità - e «a recepire ulteriori misure consimili che siano introdotte da norme previdenziali di carattere generale». In altre parole, se ci saranno norme che incidono sui trattamenti pensionistici al di sopra di un certo livello, naturalmente ci impegniamo a recepirle anche per quanto riguarda i senatori cessati dal mandato.

L'ordine del giorno G7 è ricompreso sostanzialmente nel punto 1) dell'ordine del giorno G1, che prevede una ristrutturazione dei rimborsi che riguardano l'attività svolta dai parlamentari. Invito quindi al ritiro, affinché sia recepita un'indicazione di questo genere nella ristrutturazione che faremo in accordo con la Camera dei deputati, con la quale abbiamo avviato i contatti fin dall'inizio della legislatura per andare in questa direzione.

Anche gli ordini del giorno G8 e G9 mi paiono assorbiti dal punto 1) dell'ordine del giorno G1, per quanto riguarda in particolare la questione dei collaboratori dei parlamentari. Inviterei pertanto i presentatori al ritiro; peraltro le presentatrici dell'ordine del giorno G8 hanno anch'esse sottoscritto come Gruppo l'ordine del giorno G1.

Per l'ordine del giorno G10 vorrei proporre una riformulazione. Partendo dalla frase «impegna, per quanto di rispettiva competenza, il Collegio dei senatori Questori e il Consiglio di Presidenza», prima dei due punti e del primo punto del dispositivo, inserirei «, nel rispetto delle previste procedure in materia di relazioni sindacali:». Dopo di ciò segue il dispositivo, al primo punto del quale sostituirei le parole «le necessarie» con la parola «progressive» misure per l'allineamento tra i trattamenti stipendiali in essere con quelli dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni, e le due righe seguenti, da «a partire dalle fasce retributive» fino alla fine del punto, le modificherei in «tenuto conto della specificità di questa Istituzione».

Per quanto riguarda il secondo capoverso, suggerisco di riformularlo nel modo seguente: «a voler proporre,» - anziché «disporre» - «per i dipendenti in quiescenza, limiti» - anziché «il divieto» - «di cumulo fra trattamenti pensionistici erogati dal Senato e redditi da lavoro».

Ricordo che con quanto stabilito dal Consiglio di Presidenza nell'ambito della trattativa sindacale nel luglio di questo anno già andiamo in questa direzione e con questa riformulazione rendiamo compatibile il lavoro già svolto in modo positivo con quanto dovessimo approvare oggi.

Gli ordini del giorno G11 e G12 sono sostanzialmente assorbiti dalla riformulazione dell'ordine del giorno G10 testé proposta, oltre che dalla decisione che è intervenuta nel luglio di quest'anno. Per cui pregherei i presentatori degli ordini del giorno di ritirarli, sottolineando che, per quanto riguarda l'ordine del giorno G12, il ruolo di Vice Segretario generale al Senato non è una qualifica, ma un incarico e, dunque, non costituisce una figura in più. È una figura che comunque c'è, a cui viene attribuito questo compito particolare. Pertanto, l'eventuale riduzione del numero dei Vice Segretari generali non comporta una riduzione di persone, che comunque già ci sono e svolgono un incarico.

L'ordine del giorno G13 si riferisce ai dipendenti del Senato e, in particolare, ai consiglieri parlamentari che possono essere collocati fuori ruolo presso altre istituzioni. È una prestigiosa e utile esperienza per i nostri consiglieri. Attualmente ce ne sono - cito l'ordine del giorno - uno alla Presidenza del Consiglio, due alla Presidenza della Repubblica, uno al Ministero dell'economia, uno presso il Ministero degli affari europei, uno presso la Commissione europea e uno presso il Gabinetto del sindaco di Roma Capitale. Si tratta di un'esperienza che noi riteniamo utile per uno scambio di conoscenze (che, peraltro, dà prestigio al Senato, i cui consiglieri possono essere chiamati a svolgere importanti incarichi anche al di fuori) e che ha un costo per il Senato, nel senso che durante i primi tre anni di incarico il compenso viene pagato dal Senato. Già in passato avevamo accennato alla possibilità di negoziare una riduzione di questo periodo di tre anni, ma riteniamo che sarebbe negativo chiudere questa esperienza. Pertanto il parere è contrario, ma c'è l'impegno a elaborare degli accordi con le altre istituzioni per ridurre il costo a carico del Senato. Sottolineo peraltro che in ogni caso non c'è aggravio per lo Stato, perché questi dipendenti o li paga il Senato o li paga la Presidenza del Consiglio. Quindi, in ogni caso non c'è né un aumento né una riduzione delle spese.

Sull'ordine del giorno G14, che invita ad adottare iniziative per razionalizzare le spese di funzionamento del Senato, esprimiamo parere favorevole. Il parere è favorevole anche sugli ordini del giorno G15 e G16.

Sull'ordine del giorno G17 il parere è per forza di cose contrario dal momento che siamo a novembre. L'anno prossimo ci ripromettiamo di predisporre il bilancio preventivo molto prima (in sostanza tra pochi mesi), ma è chiaro che non possiamo pensare di dimezzare delle voci di bilancio quando l'anno è ormai quasi trascorso e le spese sono state già sostenute per intero o quasi. (Brusìo).

PRESIDENTE. Colleghi, vi invito a fare silenzio, perché non si riesce a sentire il senatore Malan.

Senatore Malan, devo chiederle di riepilogare i pareri sugli ordini del giorno a partire dal G14.

MALAN, senatore Questore. Naturalmente, signor Presidente. Il parere sugli ordini del giorno G14, G15 e G16 è favorevole, mentre è contrario sull'ordine del giorno G17.

Il parere è ugualmente contrario sull'ordine del giorno G18: anche in questo caso, come per l'ordine del giorno G17, si tratterebbe di dimezzare un capitolo che già stato in gran parte speso, trovandoci ormai a novembre.

Sull'ordine del giorno G19 bisogna fare una considerazione importante. Esso impegna il Senato a ridurre la spesa per contributi e sussidi, pari a 1.744.000 euro. Ma questa voce è già stata ridotta. La cifra di 1.744.000 euro era corretta perché era contenuta nell'esercizio provvisorio approvato nel mese di marzo di quest'anno dai nostri predecessori. Nell'ultimo Collegio dei Questori e nel Consiglio di Presidenza, però, abbiamo approvato questa voce con una riduzione di 420.000 euro. Pertanto la riduzione c'è già stata, e oggi la voce è di 1.324.000 euro: cosa non da poco, perché si tratta di una riduzione di più del 25 per cento. Pertanto il parere è contrario, perché si è già provveduto. Anzi, inviterei i presentatori a ritirare tale ordine del giorno perché la cifra non è più quella indicata. Ripeto: è un errore comprensibile perché c'era un esercizio provvisorio che riportava tale cifra.

L'ordine del giorno G20 si riferisce ai costi dei viaggi in aereo per i senatori che devono recarsi a Roma. Noi saremmo favorevoli ad accogliere l'ordine del giorno come raccomandazione perché già oggi, naturalmente, i senatori possono usufruire di voli low cost» (a condizione che ve ne siano nella città di provenienza), sottolineando che il vero costo dei biglietti aerei è dovuto quasi sempre al fatto che molto di frequente ci ritroviamo a dover prenotare i voli all'ultimo momento.

Allora, sia che si tratti di compagnie di bandiera, sia che si tratti di compagnie low cost, più tardi si prenota più si paga. Se riuscissimo in futuro ad avere una programmazione dei lavori come quella di altri Parlamenti, che già conoscono gli orari dei loro impegni con qualche settimana se non addirittura con mesi di anticipo, questo si potrà fare. È però una questione di portata politica assai più ampia, e pertanto non possiamo affrontarla qui.

Il parere è favorevole sull'ordine del giorno G21, per quanto riguarda la dematerializzazione documentale, a condizione di eliminare dal dispositivo la parola «esclusivamente», sottolineando che deve diventare possibile presentare atti solo per via informatica, ma non deve trattarsi di un obbligo. Pertanto, chi vorrà utilizzare altri strumenti potrà ancora farlo.

Signor Presidente, chiedo scusa per l'ampiezza dell'intervento. (Applausi dal Gruppo PdL e del senatore Casini).

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il relatore, senatore Azzollini, che invito anche ad esprimere il parere sugli ordini del giorno in esame.

AZZOLLINI, relatore. Signor Presidente, per la replica mi riporto a quanto già esaustivamente detto dai senatori Questori. Quindi, non ritengo di dover aggiungere altro oltre a quanto già detto.

Per quanto riguarda i pareri sugli ordini del giorno, questi sono conformi a quelli espressi dai senatori Questori.

Mi consentirà un solo momento, perché vale per il Senato, per ricordare al senatore Ichino che probabilmente, per una sua incolpevole svista, non ha guardato il sito web del Senato del Popolo della Libertà che, alla voce «trasparenza», ha inserito tutte le informazioni, così come richieste dai Regolamenti del Senato. È pur vero che - permettetemi una battuta - ho verificato che c'era anche quello del Movimento 5 Stelle. C'erano tutti! Lo sottolineo perché questa informazione va ad onore di tutto il Senato, ma può capitare a tutti un'incolpevole svista. (Applausi dai Gruppi PdL e M5S).

PRESIDENTE. Essendo stato accolto, l'ordine del giorno G1 non verrà posto ai voti.

Poiché i presentatori non insistono per la votazione, l'ordine del giorno G2 è accolto come raccomandazione.

Senatore Santangelo, insiste per la votazione dell'ordine del giorno G3?

SANTANGELO (M5S). Sì, signor Presidente, e chiedo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, su questo ordine del giorno e - lo anticipo - su tutte le altre votazioni degli ordini del giorno.

PRESIDENTE. Va bene, ne prendiamo atto.

Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Santangelo, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'ordine del giorno G3, presentato dalla senatrice Bertorotta e da altri senatori.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Ripresa della discussione congiunta
del Doc. VIII, n. 1, e del Doc. VIII, n. 2

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'ordine del giorno G4.

CALDEROLI (LN-Aut). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CALDEROLI (LN-Aut). Signor Presidente, se i presentatori non hanno nulla in contrario, chiedo di poter sottoscrivere, insieme a tutti i componenti del mio Gruppo parlamentare, l'ordine del giorno G4.

PALMA (PdL). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PALMA (PdL). Signor Presidente, ove mai i presentatori non avessero nulla in contrario, la senatrice Mussolini, il senatore Fazzone ed io desidereremmo sottoscrivere questo ordine del giorno.

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'ordine del giorno G4, presentato dal senatore Santangelo e da altri senatori.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B). (Applausi dai Gruppi M5S e PdL).

Ripresa della discussione congiunta
del Doc. VIII, n. 1, e del Doc. VIII, n. 2

CALDEROLI (LN-Aut). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CALDEROLI (LN-Aut). Signor Presidente, le chiedo la cortesia di informare i diretti interessati dell'approvazione dell'ordine del giorno G4 perché, come al solito, non ne vedo in Aula neanche uno. (Applausi dai Gruppi LN-Aut, PdL e M5S).

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'ordine del giorno G5.

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'ordine del giorno G5, presentato dal senatore Santangelo e da altri senatori.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Ripresa della discussione congiunta
del Doc. VIII, n. 1, e del Doc. VIII, n. 2

PRESIDENTE. È stata proposta una riformulazione dell'ordine del giorno G6. Senatore Santangelo, l'accetta?

SANTANGELO (M5S). Sì, signor Presidente, l'accettiamo.

PRESIDENTE. Essendo stato accolto, l'ordine del giorno G6 (testo 2) non verrà pertanto posto ai voti.

Per l'ordine del giorno G7 c'è un invito al ritiro, in quanto può ritenersi assorbito dall'ordine del giorno G1. Senatore Santangelo, intende accogliere tale invito?

SANTANGELO (M5S). Signor Presidente, credo sia stato ritenuto assorbito dal punto 1) dell'ordine del giorno G1. Tuttavia, si tratta di una richiesta ben specifica.

Chiedo ai senatori Questori di valutare bene il contenuto dell'ordine del giorno G7, del quale chiedo comunque la votazione.

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'ordine del giorno G7.

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'ordine del giorno G7, presentato dal senatore Santangelo e da altri senatori.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Ripresa della discussione congiunta
del Doc. VIII, n. 1, e del Doc. VIII, n. 2

PRESIDENTE. Per l'ordine del giorno G8 vale lo stesso discorso del G7: i senatori Questori ritengono che sia assorbito nell'ordine del giorno G1 e pertanto invitano al ritiro.

Senatrice Petraglia, intende accogliere tale richiesta?

PETRAGLIA (Misto-SEL). Si, signor Presidente, lo ritiro.

PRESIDENTE. Anche per l'ordine del giorno G9 vi è un invito al ritiro. I presentatori intendono accogliere tale invito?

BATTISTA (M5S). Signor Presidente, sarei anche disponibile a ritirarlo. Suggerisco però al senatore Zanda di accogliere l'ultima parte del dispositivo dell'ordine del giorno G9, inserendo alla fine del punto 1) dell'ordine del giorno G1 le seguenti parole: «ossia il versamento diretto da parte dell'amministrazione del Senato della Repubblica dei compensi stabiliti in favore dei collaboratori stessi, previa trattenuta di pari importo dal rimborso delle spese per lo svolgimento del mandato parlamentare».

Se accoglie tale riformulazione ritiriamo l'ordine del giorno G9.

PRESIDENTE. Il senatore Zanda fa cenno di non volerla accogliere. Quindi, passiamo alla votazione dell'ordine del giorno G9.

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'ordine del giorno G9, presentato dal senatore Battista e da altri senatori.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Ripresa della discussione congiunta
del Doc. VIII, n. 1, e del Doc. VIII, n. 2

PRESIDENTE. Rispetto all'ordine del giorno G10 vi è una richiesta di riformulazione. I presentatori intendono accoglierla?

SANTANGELO (M5S). Signor Presidente, mi perdoni se la interrompo in questa fase, ma secondo me c'è un vizio formale.

Essendo alcuni ordini del giorno stati dichiarati assorbiti da un altro ordine del giorno e avendo specificato che però si tratta di altra cosa, credo che il Collegio dei senatori Questori debba esprimere il parere nello specifico, per poi passare a votare.

PRESIDENTE. Lo hanno già espresso.

SANTANGELO (M5S). No, signor Presidente, non lo hanno espresso. Hanno detto: «è assorbito». Non hanno espresso alcun parere. Chiedo di ascoltarlo nuovamente, perché non hanno detto che il parere è negativo nel caso in cui l'ordine del giorno non sia assorbito.

PRESIDENTE. A me pare sia stato detto. Comunque, possiamo sentire il senatore Questore Malan.

MALAN, senatore Questore. Confermo che, ove si insista per la votazione, il nostro parere è contrario, anche se preghiamo, in senso positivo, di ritenerli assorbiti.

PRESIDENTE. Senatrice Blundo, accetta la riformulazione dell'ordine del giorno G10?

BLUNDO (M5S). Sì, la prima parte della riformulazione la trovo alquanto corretta e giusta. Sono anche d'accordo con la sostituzione della parola «necessarie» con «progressive» riferita alle misure per l'allineamento tra i trattamenti stipendiali. Invece, vorrei che la sostituzione all'ultimo capoverso della parola «disporre» con «proporre» non fosse una semplice proposta, ma sia finalizzata a realizzare quanto si dice nell'ordine del giorno. Se dunque il termine «proporre» corrispondesse all'intenzione di portare a termine, accetterei la riformulazione. Infine, concordo con la sostituzione della parola «divieto» con «limiti».

PRESIDENTE. Chiedo al senatore Questore Malan la sua interpretazione.

MALAN, senatore Questore. Ovviamente la nostra è una proposta che dovrebbe esprimere la maggioranza e quindi è chiaro che è finalizzata ad essere operativa.

PRESIDENTE. Essendo stato accolto, l'ordine del giorno G10 (testo 2), non verrà posto ai voti.

L'ordine del giorno G11 è stato ritenuto assorbito dall'ordine del giorno G10. Senatore Malan, può confermare la mia valutazione in proposito?

MALAN, senatore Questore. Signor Presidente, la confermo, altrimenti il parere sarebbe contrario, perché le figure che vengono citate negli ordini del giorno G11 e G12 devono essere ricomprese in quella politica che peraltro è stata illustrata e approvata adesso sia con l'ordine del giorno G10 che con il G1, sia nell'accordo intervenuto già a luglio. Pertanto inviterei a considerare una politica generale e a non fare una questione sulle singole figure che vengono citate negli ordini del giorno G11 e G12. Se si insistesse per la votazione, il parere sarebbe contrario.

PRESIDENTE. Cosa intende fare, senatore Santangelo?

SANTANGELO (M5S). Insisto per la votazione.

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento G11, presentato dal senatore Santangelo e da altri senatori.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Ripresa della discussione congiunta
del Doc. VIII, n. 1, e del Doc. VIII, n. 2

PRESIDENTE. Per quanto riguarda l'ordine del giorno G12, anch'esso ritenuto assorbito dal G10, è stato rivolto un invito al ritiro. Chiedo al senatore Santangelo se intende accoglierlo.

SANTANGELO (M5S). Signor Presidente, insisto per la votazione.

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'ordine del giorno G12, presentato dal senatore Santangelo e da altri senatori.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Ripresa della discussione congiunta
del Doc. VIII, n. 1, e del Doc. VIII, n. 2

PRESIDENTE. Passiamo all'ordine del giorno G13.

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'ordine del giorno G13, presentato dal senatore Santangelo e da altri senatori.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Ripresa della discussione congiunta
del Doc. VIII, n. 1, e del Doc. VIII, n. 2

PRESIDENTE. Essendo stati accolti, gli ordini del giorno G14, G15 e G16 non verranno posti ai voti.

Passiamo all'ordine del giorno G17.

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'ordine del giorno G17, presentato dal senatore Santangelo e da altri senatori.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Ripresa della discussione congiunta
del Doc. VIII, n. 1, e del Doc. VIII, n. 2

PRESIDENTE. Passiamo all'ordine del giorno G18.

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'ordine del giorno G18, presentato dal senatore Santangelo e da altri senatori.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Ripresa della discussione congiunta
del Doc. VIII, n. 1, e del Doc. VIII, n. 2

PRESIDENTE. In merito all'ordine del giorno G19, ricordo che il relatore ha prima comunicato che la spesa è stata già ridotta e che quindi la cifra iniziale non è più quella riportata nel testo dell'ordine del giorno stesso.

SANTANGELO (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SANTANGELO (M5S). Signor Presidente, anche in funzione di quanto è stato detto dai senatori Questori, e considerato il fatto che la spesa - così mi è sembrato di capire - è stata già ridotta del 25 per cento, nel nostro ordine del giorno chiediamo una riduzione complessiva del 50 per cento, per cui rimarrebbe una differenza del 25 per cento.

Se i senatori Questori fossero disponibili, potremmo valutare l'impegno a ridurla di un ulteriore 25 per cento, per arrivare al 50 per cento, piuttosto che inserire solo la formula «a valutare l'opportunità di».

PRESIDENTE. Senatore Malan, le chiedo di esprimersi sulla proposta avanzata dal senatore Santangelo.

MALAN, senatore Questore. Signor Presidente, siamo al 6 novembre e diventa difficile ridurre ora una spesa del 50 per cento. Ricordo che l'abbiamo già ridotta del 25 per cento, azzerando una parte riguardante i Questori e il Presidente per l'assegnazione ad istituzioni di determinati fondi. Più di così non si può fare, in data 6 novembre.

PRESIDENTE. Senatore Santangelo, le chiedo se insiste per la votazione.

SANTANGELO (M5S). Signor Presidente, chiedo di metterlo ai voti con la modifica che le ho appena comunicato.

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'ordine del giorno G19 (testo 2), presentato dal senatore Santangelo e da altri senatori.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Ripresa della discussione congiunta
del Doc. VIII, n. 1, e del Doc. VIII, n. 2

PRESIDENTE. Senatore Santangelo, sull'ordine del giorno G20 c'è la disponibilità che venga accolto come raccomandazione.

SANTANGELO (M5S). Signor Presidente, mi consenta la battuta: una raccomandazione non l'ho mai accettata! (Ilarità. Applausi dal Gruppo M5S). Chiedo quindi che venga messo ai voti.

PRESIDENTE. Senatore Santangelo, ci sono raccomandazioni e raccomandazioni. Quelle rispetto alle quali c'è una disponibilità espressa dai senatori Questori e fatte in quest'Aula sono diverse. Accettiamo la sua battuta ma, dato che da questa mattina stiamo ininterrottamente lavorando e siamo stanchi, possiamo evitare di fare battute.

MALAN, senatore Questore. Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MALAN, senatore Questore. Signor Presidente, innanzitutto la ringrazio per il riconoscimento della specificità.

Non c'era alcuna preclusione nei confronti della richiesta avanzata. Avevamo proposto la raccomandazione ma, in realtà, già si sta operando in quel senso. Non abbiamo nulla contro, siamo favorevoli e quindi accogliamo l'ordine del giorno G20.

PRESIDENTE. Essendo stati accolti, gli ordini del giorno G20 e G21 (testo 2) non verranno posti ai voti.

Passiamo alla votazione dei documenti.

PETRAGLIA (Misto-SEL). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà. (Brusìo).

PETRAGLIA (Misto-SEL). Signor Presidente, è un po' complicato fare una dichiarazione di voto nell'ora della ricreazione.

Negli interventi svolti stamani sono state fatte tantissime considerazioni, alle quali ne aggiungiamo alcune.

Intanto, più che votare un bilancio, oggi di fatto ci troviamo dinanzi ad una presa d'atto, perché il consuntivo 2012 e il preventivo 2013 sono il segno del lavoro svolto nella precedente legislatura. Siamo poi consapevoli che è in un certo senso singolare, per non dire addirittura ridicolo, approvare un preventivo a novembre 2013, come è stato già ricordato dagli stessi Questori. Quindi, potremmo addirittura dire che oggi approviamo un preconsuntivo.

Tuttavia, comprendiamo anche le difficoltà dei senatori Questori che si sono insediati da pochi mesi, come hanno detto nella loro relazione, i quali hanno dovuto ricostruire e comprendere anche il complesso funzionamento della macchina istituzionale, amministrativa ed organizzativa del Senato.

Da parte nostra, quindi, non si vuole fare alcuna polemica ma soltanto svolgere alcune considerazioni, che vorremmo condividere per il lavoro futuro e consegnare soprattutto al lavoro dei Questori e di tutto il Consiglio di Presidenza.

Al di là di tutte le considerazioni fatte, sul passato possiamo fare veramente poco. Vorremmo però poter incidere sulle scelte future, perché ora ci troviamo in questa sede.

In questi ultimi tempi, tanti, troppi di noi hanno contribuito a trasmettere un'immagine delle più alte istituzioni dello Stato come il luogo dello spreco e dei privilegi. E in un momento di grossa povertà del Paese questo è apparso a tutti per quello che realmente era: una vergogna.

Come abbiamo ampiamente detto in questi mesi e come ha ricordato nel suo discorso di insediamento il presidente Grasso, le cui considerazioni condividiamo pienamente, il Senato deve essere trasparente e realmente aperto ai cittadini.

Noi crediamo che si debba partire proprio dai bilanci per fare non soltanto operazioni di trasparenza, ma anche di verità.

I dati e i numeri che ci sono presentati cercano di avviare un percorso di seria riduzione dei costi. Noi crediamo sia necessaria un'attenta opera di razionalizzazione delle spese, che però è cosa ben diversa dai semplici tagli. Questo bilancio garantisce che per il 2013 ed anche per gli anni 2014 e 2015 il costo a carico dello Stato rimarrà stabile in valore assoluto, risparmiando ogni anno circa 21 milioni, tornando così agli importi che aveva negli anni 2007-2008.

Il nostro compito sarà proprio quello di verificare che questi importi siano rispettati, magari effettuando ulteriori razionalizzazioni della spesa e facendo in modo che i 12 milioni cui faceva riferimento la senatrice Questore Bottici restino anche per quest'anno e negli anni futuri come risparmi e razionalizzazioni della spesa e non diventino invece una disponibilità per maggiori spese

Alcuni di questi tagli sono stati previsti da leggi del 2010 e 2011, altri sono frutto di un lavoro iniziato con questa legislatura: penso ad esempio all'abolizione del vitalizio per i senatori e alla sua sostituzione con un sistema pensionistico contributivo. Pensiamo però che si debba anche procedere ad una nuova revisione delle indennità dei senatori, a reintrodurre quel taglio del 5 o del 10 per cento ai vitalizi oltre una certa soglia annua che la Corte costituzionale ha cancellato, a ripensare i servizi erogati ai senatori, a partire da quelli sanitari e in maniera trasparente, fugando dubbi o realtà che non corrispondono al vero.

Iniziano già ad essere evidenti in questo bilancio di previsione gli effetti delle misure di contenimento dei costi relativi alle specifiche attribuzioni dei senatori, in particolare quelli titolari di cariche interne, che a regime porteranno ad un risparmio di 4,6 milioni di euro.

È in atto una collaborazione con la Camera per la condivisione di alcuni servizi come la documentazione, la biblioteca (in proposito condividiamo pienamente le parole del presidente Zavoli), l'informatica. Riteniamo che tutto questo debba essere fatto non soltanto per risparmiare, ma soprattutto all'insegna di una maggiore efficienza.

Per inseguire politiche di tagli indiscriminati, rischiamo di non affrontare questioni che da troppo tempo il Senato si trascina. Cito alcuni temi: il personale dei Gruppi parlamentari costretti alla precarietà ad ogni inizio o fine legislatura (senza il loro supporto il lavoro dei Gruppi sarebbe impossibile); gli aumenti contrattuali bloccati dei vari lavoratori: ad esempio il personale dattilografico a tempo determinato ha la retribuzione bloccata dal 2004 e nessun conteggio per straordinari o sedute notturne.

Il blocco del turnover della pubblica amministrazione riguarda anche noi. Non può essere una consolazione la riduzione del 20 per cento dei compensi per i nuovi assunti, consapevoli che non avremo bisogno di assumere per i prossimi anni. E ancora, la contrattualizzione degli assistenti parlamentari è un tema serio (non possiamo fingere di non vedere che esistono contraddizioni insite nel nostro sistema) o come dare stabilità ai servizi e ai lavoratori della ristorazione provando a coniugare la tutela del lavoro e la qualità del cibo, o stabilità ai servizi e ai lavori di manutenzione e di pulizia.

Il Senato è una delle massime istituzioni dello Stato, dobbiamo quindi tutti fare attenzione ai facili populismi o ad inseguire la demagogia, perché in nome della spending review si rischia di tagliare competenze e professionalità fondamentali per il funzionamento delle istituzioni e per il futuro del Paese.

Troviamo offensivo per noi e per le persone che qui lavorano raffigurare il personale del Senato a tutti i livelli, dagli assistenti ai segretari, come personale non qualificato che vivacchia lavorando il meno possibile nell'attesa di una pensione precoce. Per noi queste parole sono vergognose e stamani le abbiamo nuovamente ascoltate. Noi tutti abbiamo quotidianamente modo di constatare la grande professionalità e la competenza del personale in servizio al Senato. I senatori spesso passano, il personale rimane e rappresenta un grande elemento di continuità per quest'Aula. Negare questo va nella direzione opposta che dobbiamo perseguire, che è quella di premiare e valorizzare le competenze a tutti i livelli. Attenzione, lo ripetiamo continuamente: una cosa è razionalizzare e abolire gli sprechi e i privilegi, altro è tagliare.

E tutto questo deve essere facilmente leggibile nei nostri bilanci. La trasparenza assoluta deve rimanere un impegno primario di tutte le amministrazioni pubbliche dinanzi ai cittadini, che hanno il diritto di sapere come vengono utilizzati fino all'ultimo centesimo i soldi pubblici.

L'approvazione di questo bilancio è un'occasione importante per lanciare un messaggio al Paese, per spiegare che le istituzioni democratiche stanno facendo la loro parte seriamente per il risanamento dei conti, per spiegare bene la parte economica dei senatori, spiegare bene ogni aspetto, fugare ogni dubbio. Ma dobbiamo anche avere il coraggio di dire che l'attività delle istituzioni e l'attività politica ha dei costi reali.

Dovremmo lavorare per rendere più efficiente la macchina (sono stati accolti alcuni ordini del giorno in materia), utilizzare maggiormente le tecnologie informatiche, unificare i servizi di ricerca, nell'ottica di rafforzare la democrazia e non di indebolirla. Questo mai.

È un modo per provare a ricostruire quel rapporto tra la politica e i cittadini che si è spezzato e che deve vedere tutti noi impegnati nella ricostruzione del nostro Paese da quelle macerie morali in cui la cattiva politica lo ha fatto crollare. Ma dal giorno in cui siamo stati eletti ognuno di noi deve sentirsi coinvolto, pur con ruoli e responsabilità diverse (penso alla maggioranza e a noi dell'opposizione). Dobbiamo sentirci impegnati e nessuno può tirarsi fuori ad arte da questo compito.

A me è stato insegnato da un anziano compagno esperto di bilanci che i numeri devono cantare politica e allora il nostro impegno sarà proprio quello di raccontare attraverso il rigore dei numeri il nostro lavoro quotidiano, quello di tutta la collettività del Senato, lavoro più difficile da comunicare e rappresentare rispetto alle urla, ma sicuramente più onesto. (Applausi dal Gruppo Misto-SEL e dei senatori Albano e Manconi).

COMAROLI (LN-Aut). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

COMAROLI (LN-Aut). Signor Presidente, onorevoli senatori Questori, colleghi, il mantenimento della struttura pubblica del nostro Paese costa il 2,5 per cento del prodotto interno lordo, quindi un punto in più di Germania, Francia e Gran Bretagna. Se noi equiparassimo il costo della nostra spesa pubblica a quella di quei Paesi che hanno dimensioni paragonabili al nostro, risparmieremmo qualcosa come 15 miliardi di euro ogni anno.

Alla luce di questo dato, e per non lasciare facile esercizio di populismo a chi alimenta la diffidenza dei cittadini verso le istituzioni, a chi indica furbescamente nella politica l'origine unica di ogni male del Paese, dobbiamo impegnarci chiaramente nella direzione della razionalizzazione e della trasparenza dell'istituzione nella quale sediamo e che resta - occorre ribadirlo contro ogni strumentalizzazione - la sede della democrazia e della rappresentanza del popolo.

Il nostro obiettivo, quindi, è quello di un contenimento della spesa, perché questo è quello che ci chiede la congiuntura economica e questo è quello che ci chiede il nostro impegno etico e morale nei confronti del Paese, perché veramente ognuno di noi deve fare la sua parte.

È stato giustamente sottolineato durante il dibattito e da parte dei Questori che non partiamo da zero e che durante gli ultimi anni, anche con il nostro contributo, il Senato ha avviato un trend di riduzione della spesa complessiva, confermato dal bilancio oggi in esame, e che ha toccato tutti gli aspetti del funzionamento della struttura.

La congiuntura economica però ci chiede di fare di più; i nostri cittadini ci chiedono di più e ce lo chiede anche il nostro senso di responsabilità.

A queste richieste corrisponde un impegno assunto anche da lei, Presidente, il giorno del suo insediamento, come corrisponde l'impegno di tante forze politiche oggi presenti in Aula. Tuttavia, il lavoro meritevole fatto fino ad ora per una revisione della spesa di funzionamento è stato svolto, a nostro avviso, secondo una vecchia logica, ovvero quella dei tagli lineari, quella dettata da un concetto di spending review tecnicista e non efficace, per la quale ogni centro di costo viene trattato allo stesso modo. Questo è quello che finora ha fatto e si sono impegnati a portare avanti il collegio dei senatori Questori e il Consiglio di Presidenza, come si è cercato di fare a livello più ampio su tutta la macchina pubblica. Ed è una parte importante, perché va ad intervenire sugli stipendi che a furor di popolo vengono individuati come la causa o una delle principali cause dei maggiori oneri dei costi della politica italiana.

Però, colleghi, sappiamo benissimo che, nel caso noi riuscissimo ad intervenire - e questo è un impegno - proprio sugli stipendi, ad intervenire sulle auto blu, ad intervenire sui privilegi, che sono odiosi quanto è improcrastinabile eliminarli, noi interverremmo solo su una piccola, piccolissima parte di quei 15 miliardi di euro. Infatti, le stime sono intorno ad 1 miliardo di euro massimo di risparmio. E il resto? E tutto il resto della macchina pubblica? Tutto il resto è appunto nell'organizzazione della funzione pubblica del Paese; è nella sbagliata allocazione delle risorse o nella non necessaria allocazione delle risorse, a cui non corrisponde poi purtroppo un servizio utile al funzionamento del Paese.

È proprio in questo quadro che noi dobbiamo inserire il nostro lavoro, perché noi siamo un simbolo, nel bene e nel male; quindi, a questa istanza dobbiamo dare una risposta; dobbiamo essere i primi a mettere in discussione noi stessi. Non è un approccio tecnico, non è un approccio tecnocratico, è un approccio politico. Il nostro compito da politici è quello di arrivare a ridefinire il ruolo del Parlamento. Non l'abbiamo fatto con le riforme, purtroppo, ma lo possiamo fare con la nostra parte, per cominciare, proprio all'interno di questo sistema costituzionale, facendo in modo che almeno il Senato risponda alle sue funzioni nel miglior modo possibile.

Con il contributo che possiamo dare in questa sede, attraverso gli ordini del giorno che sono stati accolti, chiediamo sostanzialmente appunto un passo avanti nella razionalizzazione della spesa del Senato proprio nel senso del risparmio, della trasparenza, della funzionalità.

Abbiamo un obbligo di trasparenza, che già è rispettato da tutta la pubblica amministrazione e dagli enti locali e territoriali e disciplinato da normative comunitarie. Progressivamente, tutti gli acquisti del Senato devono essere basati su procedure ad evidenza pubblica al fine di individuare le offerte più appropriate e dare sia alle gare che alle procedure di acquisto trasparenza immediata e costante.

Il risparmio può essere ottenuto, ma farlo tagliando ad occhi chiusi i costi di tutti gli uffici può addirittura rivelarsi controproducente. Faccio l'esempio della Commissione bilancio, dove abbiamo una dotazione di stampa limitata, uguale a tutte le altre Commissioni. Però purtroppo non si è considerato che la Commissione bilancio deve analizzare tutti i provvedimenti di tutte le altre Commissioni, quindi sarebbe stato logico avere una dotazione per la stampa maggiore. Se tagliare questi costi comporta ritardare o bloccare il lavoro di alcune Commissioni chiave, si ottiene solo il risultato di rallentare i lavori complessivi dell'istituzione nel suo complesso e di conseguenza aumentare di fatto i costi, anziché ridurli.

Il lavoro di razionalizzazione deve essere più mirato e certosino. Sarà impegnativo e difficile, quindi immagino che i senatori Questori dovranno fare un lavoro notevole, richiede anche un'assunzione di responsabilità nella scelta; ma sono sicura che non occorreranno degli studi approfonditi per comprendere quali funzioni vadano preservate, anche per chi ha poca esperienza in Aule istituzionali. Basta la volontà e la consapevolezza che le Aule parlamentari non sono una zona franca, una categoria protetta, né un buen retiro (né per gli eletti, né per i dipendenti), ma sono un organismo di democrazia, uno strumento al servizio del popolo e del bene del Paese: questo e nessun altro bene deve essere la bussola che ne orienta il cammino.

Nell'auspicio, quindi, che tutto ciò che ho detto avverrà, la Lega Nord con fiducia voterà a favore dei documenti di bilancio in esame. (Applausi dal Gruppo LN-Aut).

LANZILLOTTA (SCpI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

LANZILLOTTA (SCpI). Signor Presidente, il Gruppo Scelta Civica per l'Italia voterà a favore dei documenti di bilancio in esame, sia del bilancio consuntivo del 2012 che del bilancio del 2013, che in realtà - come è stato osservato - più che un preventivo è un quasi consuntivo. Questo è il primo punto che credo bisognerà cercare di correggere, facendo in modo che il bilancio di previsione 2014 sia presentato tempestivamente e sia effettivamente un bilancio anche di programmazione delle azioni di razionalizzazione che si intendono realizzare nel corso dell'esercizio.

La nostra dichiarazione di voto tende anche a dare atto della piena correttezza dell'impostazione del bilancio 2013, su cui molto si è discusso, per quanto riguarda la rappresentazione contabile di alcune poste una tantum, cioè dell'allocazione di una quota dell'avanzo di amministrazione a fronte di spese straordinarie, in modo tale da consentire anche una comparazione tra grandezze omogenee dei bilanci e coglierne l'effettiva evoluzione, prendendo atto e sottolineando l'eccezionalità che si è verificata nel 2013, in particolare per quanto riguarda la cessazione dal mandato di un numero molto alto di parlamentari e di alcuni parlamentari che avevano anche -chiamiamola così - una grande anzianità di servizio. Penso che sia stata operata molto correttamente questa rappresentazione contabile.

Penso anche che bisogna proseguire l'opera di trasparenza e di razionalizzazione avviata dai senatori Questori, a cui va il nostro ringraziamento, sapendo però che abbiamo a che fare con una struttura che ha una storia molto antica, non solo sul piano dell'istituzione politica, ma anche sul piano della sua amministrazione, della sua qualità e cultura professionale che va valorizzata e preservata, seppure nell'evoluzione dei tempi, che richiedono oggi una maggiore trasparenza e una maggiore standardizzazione anche per quanto riguarda il suo costo.

Non c'è dubbio che il regime delle burocrazie parlamentari è il retaggio di una storia e, tuttavia, dobbiamo anche dire che questa storia, seppure con alcune sue anomalie, ha consentito di avere dei corpi burocratici di altissimo livello che condizionano la qualità del lavoro parlamentare. Quindi, credo che dobbiamo fare un'opera di riduzione dei privilegi dei senatori, cercando però di preservare queste qualità professionali, perché altrimenti, così come in altri settori in questo periodo di crisi, rischiamo di distruggere in tutti i comparti della nostra vita pubblica le eccellenze, di cui dobbiamo invece andare orgogliosi e che dobbiamo preservare.

Bisogna andare verso una standardizzazione dei costi, anche se l'operazione è molto complessa. Ricorderete senz'altro il tentativo fatto dalla commissione Giovannini sulla standardizzazione, per esempio, delle retribuzioni dei parlamentari a livello europeo. Credo che in quella direzione bisogna andare per arrivare ad una sorta di costi standard europei, per quanto riguarda le Assemblee elettive, che riesca a comparare le retribuzioni, ma anche i servizi di cui godono i parlamentari.

Ribadisco infatti che la qualità dei servizi di supporto all'attività parlamentare è condizione per la qualità dell'esercizio della funzione parlamentare e anche della libertà di mandato. Quella norma costituzionale che tante volte viene invocata, a mio avviso anche a sproposito, e cioè l'assenza di vincolo di mandato, dipende dalla possibilità che il singolo parlamentare disponga delle informazioni e delle competenze necessarie per assumere liberamente una decisione, perché il principio democratico significa che l'accesso alla carica parlamentare è libero e può coinvolgere chiunque, qualsiasi sia la sua storia personale e professionale, e che l'eletto una volta entrato in Parlamento per poter esercitare con piena coscienza e libertà di mandato la sua funzione, ha bisogno di supporti di alta professionalità.

Tuttavia, credo che nulla sarà mai abbastanza sul fronte dell'organizzazione e della razionalizzazione se non migliorerà la qualità complessiva del lavoro del Parlamento e il giudizio che nell'opinione pubblica si avrà del lavoro parlamentare.

C'è per questo un livello costituzionale di riforme, che riguarda la riduzione dei parlamentari e la riforma del bicameralismo, nei cui confronti credo che il Senato non debba rappresentare un elemento di freno, di ostacolo o di difesa corporativa, bensì assecondarlo collaborando a ridefinire la sua missione e il suo ruolo come è in tutti gli ordinamenti parlamentari per la seconda Camera.

C'è però un livello organizzativo che è già nella nostra disponibilità, sia regolamentare che d'intesa tra i due rami del Parlamento, e deve attenere subito alla riorganizzazione dei Servizi del Senato e alla integrazione con quelli della Camera ai fini di una semplificazione e massimizzazione dell'efficacia e dell'efficienza.

Penso che questo sia il compito e l'obiettivo del bilancio, dell'azione dei Questori e di tutto il Consiglio di Presidenza per il prossimo esercizio, e con questo ribadiamo il voto favorevole ai documenti di bilancio in esame. (Applausi dal Gruppo SCpI).

BULGARELLI (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BULGARELLI (M5S). Signor Presidente, per quanto riguarda il bilancio interno del Senato per l'anno finanziario 2013 non posso che sottolineare l'ennesima frode in danno ai cittadini.

Parlo di frode perché l'avanzo di cassa del rendiconto 2012 non è stato iscritto nel fondo iniziale di cassa del bilancio di previsione 2013 così come prescritto dal Regolamento di amministrazione e contabilità. De facto con questo marchingegno contabile si impedisce anche la comparazione tra i vari bilanci succedutisi nel tempo, facendo venir meno quindi i principi di continuità e di compatibilità, fondamento sia della trasparenza che della possibilità di controllo da parte degli italiani.

Inoltre, ancora una volta, anche se ci sono stati alcuni sforzi, non si riesce a ridurre le spese come più volte annunciato, credo soprattutto per la forza di varie corporazioni interne ed esterne alla struttura del Senato che impediscono nei fatti di intervenire su veri sprechi e spese non più giustificati o giustificabili.

Di fronte però alla crisi del Paese (e ricordo che dal 2009 al 2012 le persone in povertà assoluta sono raddoppiate da 2.400.000 a 4.800.000) credo il Parlamento debba fare uno sforzo e un atto di coraggio per ridurre i costi della politica pur mantenendone la qualità, allineandosi economicamente agli standard europei. Non possiamo richiamare l'Europa sempre e solo quando si tratta di colpire le tasche dei cittadini e ignorarla quando si tratta di toccare le tasche dei pochi molto privilegiati.

Accogliamo però molto favorevolmente l'impegno preso oggi da parte dei Questori, rispetto a un'ulteriore razionalizzazione dei costi interni di gestione, ad adottare ogni provvedimento necessario al fine di consentire la presentazione di disegni di legge, emendamenti, atti di sindacato ispettivo e atti di indirizzo in formato esclusivamente elettronico e a rivedere le convenzioni con le compagnie aeree, e ringraziamo tutta l'Assemblea per l'approvazione del nostro ordine del giorno G4.

Nonostante questo, viste le notevoli criticità ancora presenti, il Movimento 5 Stelle si asterrà. (Applausi dal Gruppo M5S).

MANDELLI (PdL). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MANDELLI (PdL). Signor Presidente, rivolgo un doveroso ringraziamento per il suo lavoro, del Consiglio di Presidenza e dei senatori Questori. Oggi siamo chiamati ad approvare il rendiconto delle entrate e delle spese del Senato per l'anno finanziario 2012 e il progetto di bilancio interno per l'anno finanziario 2013. Già da alcuni anni il Senato della Repubblica ha intrapreso una politica di rigorosa gestione del proprio bilancio interno e i dati del consuntivo contenuti nel rendiconto evidenziano un andamento positivo della gestione con riferimento agli obiettivi di contenimento della

spesa.

È evidente che in un momento così delicato per i conti dello Stato sarebbe facile fare demagogia e cadere in strumentalizzazioni. Stiamo parlando però di spese che servono per garantire la democrazia. In questo senso, l'obiettivo di assicurare trasparenza, rigore e sobrietà è un obiettivo importante da perseguire tutti insieme ed è anche una risposta concreta a questa onda di antipolitica che sta percorrendo il nostro Paese.

Prima di chiedere ai cittadini sacrifici è corretto, doveroso e morale che siano i loro rappresentanti a dare il giusto esempio. L'abbiamo fatto sul versante dei compensi e dei vitalizi e dobbiamo continuare a fare sforzi in questa direzione.

Dai conti emerge che continua il processo di riduzione del costo complessivo del Senato che nel corso degli ultimi anni ha assunto proporzioni significative. È sicuramente migliorata la trasparenza del bilancio del Senato e, pur apprezzando i risultati raggiunti in tal senso, un ulteriore sforzo non farà altro che migliorare il rapporto con i cittadini e contribuirà a far sì che abbiano piena contezza dei conti, va tutto a vantaggio dello stesso rapporto tra pubblica amministrazione e cittadini.

Il Senato della Repubblica testimonia, anche nel dibattito che ho sentito in mattinata, di avere piena coscienza della situazione economica in cui versa il Paese e di contribuire per la propria parte al contenimento della spesa. Faccio un solo esempio semplificativo. Nonostante alcune voci che crescono in base ad automatismi contrattuali o a disposizioni di legge (pensioni dei dipendenti o ex senatori), è evidente che il bilancio diminuisce anche in valore assoluto, e questo significa che l'opera di contenimento che da anni è in corso è reale e tangibile e trova conferma in questo bilancio: in questo senso si deve continuare. Un dato che sicuramente è stato già citato, ma che vale la pena di ricordare è che la diminuzione delle spese tra il 2012 e il 2013 è pari a 13,647 milioni di euro (-3,81 per cento). In questo contesto, quindi, auspicando una riorganizzazione dei servizi che non penalizzi però l'attività dei senatori, salutiamo con favore il tentativo di sburocratizzazione del sistema, che necessita sicuramente di essere rinnovato e modernizzato, e attendiamo la proposta di riforma degli schemi organizzativi delle Camere, così come annunciato dal senatore De Poli, che sarà sicuramente una tappa importante in questa virtuosa riduzione di costi.

Pertanto, registrando con soddisfazione gli ultimi andamenti virtuosi delle spese dell'amministrazione del Senato, il Gruppo Il Popolo della Libertà annuncia il proprio voto favorevole sul progetto del rendiconto delle entrate e delle spese del Senato per l'anno finanziario 2012 e sul progetto di bilancio interno del Senato per l'anno finanziario 2013, con l'auspicio di conseguire con sempre maggior decisione l'opera di razionalizzazione dei costi delle istituzioni, che non solo si rivela urgente sotto il profilo strettamente contabile, ma si rende assolutamente necessaria per riavvicinare i cittadini alle istituzioni. (Applausi dal Gruppo PdL).

DI GIORGI (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DI GIORGI (PD). Signor Presidente, intervenendo a nome del Gruppo del Partito Democratico e faccio mie le osservazioni che già in discussione il senatore Pegorer e, con riferimento all'ordine del giorno G1, il senatore Pizzetti hanno espresso a nome del Gruppo stesso, in raccordo con gli altri Gruppi della maggioranza e anche con il Gruppo Misto.

Riprendo, signor Presidente, onorevoli senatrici e onorevoli senatori, il senso di quella che è stata la discussione di oggi. È stata certamente una discussione costruttiva sulla base del dibattito che in questi giorni abbiamo avuto, essendo io Segretario d'Aula, anche all'interno del Consiglio di Presidenza del Senato della Repubblica.

Il dibattito è stato anche molto corretto, nonostante qualche volta, ma questo sta nella sensibilità di ciascuno, vi sia stata qualche punta di giudizio forse non sufficientemente confermato dai fatti e dalle stesse cifre: giudizio che ritengo in futuro possa essere corretto, anche in una prospettiva di serietà e di onestà intellettuale che in questa sede deve essere perseguita da tutti.

Voglio ringraziare il Collegio dei senatori Questori: lo faccio a nome del mio Gruppo, ma anche come membro del Consiglio di Presidenza. E vorrei ringraziare qui, e non è un ringraziamento formale, il presidente Grasso, che ha voluto dare un impulso al processo di rigore: un processo di reale rigore che il Senato ha già intrapreso da alcuni anni e di cui noi dobbiamo continuare a portare avanti la strategia.

Oggi siamo chiamati ad approvare questo bilancio (e noi lo approveremo) che, come in tutte le istituzioni, è un atto di enorme rilievo. È un atto che ha una valenza - come già detto da altri colleghi, in particolare dalla senatrice Petraglia - squisitamente politica, oltre che ovviamente tecnica. In questo bilancio di fa politica e si danno le strategie, si cerca cioè di condividere quella che è una linea all'interno dei Gruppi di maggioranza. Essendo, però il Senato un'istituzione cerchiamo di far sì che tutto ciò sia condiviso da tutti i membri del Senato e da tutti i Gruppi: è importante che il bilancio, essendo atto di grande importanza, sia condiviso da tutti i Gruppi politici.

Questo è il primo bilancio della nostra legislatura. È un bilancio che arriva a novembre, purtroppo, e questo certamente rappresenta un elemento di criticità, sicuramente giustificato in parte dal cambio di legislatura, in quanto ci siamo insediati a marzo. Tale criticità andrà sanata nel prossimo esercizio con un impegno che mi sento di assumere anche nel mio ruolo di membro del Consiglio di Presidenza, certa di condividere questa valutazione anche con il Presidente, con i colleghi Questori e con gli altri colleghi del Consiglio stesso.

Chiunque abbia fatto l'amministratore pubblico (e in questa sede sono tanti) sa benissimo quanto sia difficile lavorare per dodicesimi. E tutti noi dobbiamo ringraziare il personale del Senato, gli uffici e i dirigenti, che hanno lavorato evidentemente in una condizione di difficoltà, perché non vi è certezza delle risorse finanziarie a disposizione e, quindi, si riescono a fare gli investimenti con maggiore difficoltà.

Vorrei scusarmi con i colleghi se approfitto della loro pazienza per proporre un paio di considerazioni che mi sento di condividere proprio oggi, il giorno in cui stiamo approvando o comunque stiamo discutendo il bilancio. Arrivare in questo Palazzo, per noi che ne abbiamo varcato la soglia la prima volta come parlamentari eletti, è stata evidentemente una emozione (per me lo è stata, e immagino che sia stato così anche per molti altri), e a questa si è aggiunto, per alcuni di noi, anche l'onore di sedere nel Consiglio di Presidenza del Senato.

Dico questo perché siamo entrati, stando in Consiglio di Presidenza, nel cuore della discussione di oggi, in quelle che devono essere le strategie dell'amministrazione della più alta istituzione della nostra Repubblica, la Camera alta. Un luogo in cui la storia della nostra Repubblica ha trovato, trova, e, auspicabilmente, speriamo sempre più trovi alte testimonianze. È il luogo dove quotidianamente si scrive il destino politico della nostra Nazione. Forse dovremmo sempre tenere presente questo aspetto nei nostri atteggiamenti, nel nostro modo di fare politica e di svolgere il nostro lavoro in questa sede.

Questo è il luogo in cui si confrontano e si scontrano persone, uomini e donne, con idee anche molto diverse, ma che devono avere un obiettivo comune: quello di lavorare per il bene della comunità nazionale, che a noi ha affidato il compito enorme di fare le leggi, di costruire attraverso gli atti normativi di cui siamo responsabili il futuro dell'Italia, degli uomini e delle donne, dei bambini, dei giovani e dei vecchi del nostro Paese.

Quindi, il Senato deve svolgere un lavoro di enorme rilievo, e per farlo nel miglior modo possibile ha bisogno di una struttura efficiente. Per tale motivo, il bilancio è così importante: perché deve essere finalizzato a questo. Si tratta di una struttura che deve fare cose e deve aiutarci a svolgere bene il nostro lavoro, come hanno giustamente evidenziato altri senatori prima di me, tra cui anche la senatrice Lanzillotta del Gruppo Scelta Civica per l'Italia e nostra Vicepresidente. Quindi, occorrono una struttura efficiente, un management di qualità, ambienti adeguati e servizi che consentano ai senatori di svolgere le loro funzioni in modo efficace, e non perché siamo una casta (non lo siamo proprio e non dobbiamo esserlo, e probabilmente tantissimi di noi, direi tutti in questa legislatura, sono ben lontani dal sentirsi casta e dal comportarsi da casta). Dunque, dobbiamo svolgere il nostro ruolo perché siamo senatori, perché ci ha mandato qui il popolo italiano; dobbiamo lavorare bene perché, se lavoriamo male, facciamo peggio le leggi, cioè quello per cui siamo seduti qui.

Allora, dobbiamo poter svolgere in modo efficace le nostre funzioni, senza dispersione di energie e di risorse. Infatti, come ho già evidenziato, il rigore è l'elemento essenziale; il nostro Presidente, fin dall'inizio, fin dalla prima seduta del Consiglio di Presidenza, ha posto questo tema.

Naturalmente dobbiamo avere la consapevolezza del delicato momento politico ed istituzionale; non siamo marziani, e quindi sappiamo che il nostro Paese e le sue istituzioni stanno attraversando un delicato momento politico, istituzionale ed economico. In questa sede, non dobbiamo nasconderci le difficoltà che tutti noi, quando andiamo per la strada, quando torniamo nelle nostre città, quando giriamo per Roma, viviamo quotidianamente nel rapporto con i cittadini, i quali - mai come in questi tempi - vivono con distacco e sofferenza i luoghi istituzionali e i protagonisti della politica, siano essi parlamentari o amministratori pubblici di tutti i livelli.

In conseguenza a questo stato di oggettiva difficoltà nella relazione fra cittadini ed istituzioni, non possiamo non concordare sulla necessità - mi pare che in tutti gli interventi sia stato sottolineato - di rendere l'amministrazione pubblica ancora più efficace, funzionale e rigorosa nella gestione delle risorse: un luogo dove la trasparenza (oggi questa parola è stata citata tante volte, insieme a «specchio» e «luogo trasparente» e la buona amministrazione devono essere caratteristiche riconosciute e condivise. In questo luogo vi devono essere l'equilibrio delle risorse, la razionalizzazione dei processi, la valorizzazione e la formazione del personale.

Si parla di questo personale, il quale è essenziale. Quindi, anche per questo, credo si debba stare sempre molto attenti quando si fanno dichiarazioni all'esterno, perché le parole pesano come pietre. E le pietre qui certamente non si devono tirare e meno che mai al personale che lavora all'interno di questa struttura.

Dunque, è necessaria una revisione della spesa, non in modo lineare, ma per obiettivi e definizioni di priorità. I temi della revisione della spesa, della sua razionalizzazione, dell'equilibrio delle risorse e della valorizzazione del personale rappresentano il fulcro di una nuova cultura dell'amministrazione pubblica.

Quanto maggiore sarà l'impegno per raggiungere tali obiettivi tanto più crescerà la fiducia nelle istituzioni pubbliche. Anche noi facciamo parte di questo tassello. Il bilancio del Senato deve rappresentare proprio questo e, in tal senso, affermo che quanto stiamo facendo oggi è anche un atto politico di grande rilievo.

Il nostro bilancio cerca di rispondere alla richiesta di rigore che arriva dalla comunità civile. Anche noi possiamo contribuire a far crescere la fiducia nel ruolo delle istituzioni e a restituire loro quella credibilità che, purtroppo, sembra andata persa a causa del proliferare di scandali e malcostume diffuso. Una sorta di caduta di dignità, un modo barbaro di gestire la cosa pubblica da parte di tanti, purtroppo troppi amministratori pubblici, che non meritavano la fiducia che era stata riposta in loro e che con i loro comportamenti hanno prodotto una frattura tra cittadini e amministrazione, Stato e istituzioni, una frattura che qualche volta ritengo perfino incolmabile, nonostante l'impegno dei tanti politici amministratori onesti che quotidianamente fanno onore alle nostre istituzioni.

Sono certa che noi siamo tra coloro che devono dare onore alle amministrazioni pubbliche, dobbiamo essere davvero onorevoli, di nome e di fatto.

Tornando, in particolare, al nostro bilancio...

PRESIDENTE. La invito a concludere.

DI GIORGI (PD). ...esso si pone all'interno di quella strategia, condivisa fin dalle prime riunioni, volta a contenere le spese. Quindi, risparmio e spending review, e non qualcosa di tecnico, come spesso viene inteso. Questo è richiesto agli uffici e ci si è mossi nella direzione corretta di analizzare le varie funzioni e di valutare i processi in essere per migliorarli e, ove necessario, reimpostarli in un'ottica di maggiore efficienza.

In questa prospettiva, l'unificazione di alcuni servizi essenziali è ritenuta dal Gruppo del Partito Democratico un elemento forte di razionalizzazione. Essa riguarda i servizi informatici - lo avete detto tutti - la biblioteca, la documentazione e prevede anche la condivisione con i colleghi della Camera dei deputati e con i servizi di questa. Ma aggiungo di più, auspicabilmente anche con la Presidenza del Consiglio e con i Ministeri.

La condivisione è una categoria molto poco praticata nella pubblica amministrazione. Condivisione significa maggiore efficienza, maggiore trasparenza, che siano dati, risorse, sedi o che si tratti di corsi di formazione, di acquisti, di strategia di management.

Purtroppo, nella nostra cultura amministrativa spesso condivisione è sinonimo di perdita di potere, e ciò addirittura avviene non solo tra amministrazioni diverse, ma all'interno delle stesse amministrazioni.

Il nostro bilancio credo dia un segnale nella direzione opposta: una condivisione con gli altri enti. Sarà nostro compito verificare le strategie e le iniziative che le direzioni porranno in essere per raggiungere gli obiettivi di condivisione indicati nel nostro bilancio.

PRESIDENTE. La invito a concludere.

DI GIORGI (PD). A questo proposito pongo la necessità di procedere al più presto alla necessaria riorganizzazione delle direzioni e degli uffici procedendo alle nomine dei responsabili nei posti vacanti così da mettere gli uffici nella condizione di poter agire nella massima efficienza.

La nostra sfida, e concludo davvero, signor Presidente, sta nella ricerca dell'efficienza... (Commenti). Ho finito!

PRESIDENTE. Silenzio. Lasciate concludere.

Prego, senatrice Di Giorgi, la invito a concludere.

DI GIORGI (PD). La nostra sfida sta nella ricerca dell'efficienza e il nostro prodotto sono le leggi.

Un Senato ben organizzato ed efficiente nelle sue strutture e nei suoi servizi ci aiuterà a fare meglio il nostro lavoro e a rendere un servizio migliore ai cittadini. Credo che questo sia il punto importante e quindi, proprio per questi motivi, annuncio il voto favorevole del Gruppo del Partito Democratico. (Applausi dal Gruppo PD e della senatrice De Petris).

DE POLI, senatore Questore. Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DE POLI, senatore Questore. Signor Presidente, prima della votazione intendo rivolgere un ringraziamento a tutti i senatori e a tutti i Gruppi parlamentari per il lavoro svolto per il raggiungimento dell'obiettivo di esaminare il documento in Aula oggi. In modo particolare, ringrazio tutta la struttura amministrativa del Senato, a partire dal Segretario generale, e il presidente Grasso, che in questi mesi ha tracciato il percorso per la conduzione di un bilancio trasparente e attento ai bisogni che hanno i nostri cittadini. (Applausi).

PRESIDENTE. Mi associo ai ringraziamenti anche a nome del Consiglio di Presidenza, che ha vivamente collaborato e in seno al quale abbiamo già prospettato per il futuro dei nuovi obiettivi che raggiungeremo certamente.

Passiamo alla votazione del rendiconto delle entrate e delle spese del Senato per l'anno finanziario 2012 (Doc. VIII, n. 1).

SANTANGELO (M5S). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Santangelo risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, del rendiconto delle entrate e delle spese del Senato per l'anno finanziario 2012 (Doc. VIII, n. 1).

È approvato.

Ripresa della discussione congiunta
del Doc. VIII, n. 1, e del Doc. VIII, n. 2

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione del Doc. VIII, n. 2.

SANTANGELO (M5S). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Santangelo, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, del progetto di bilancio interno del Senato per l'anno finanziario 2013 (Doc. VIII, n. 2).

È approvato.

Sulla proposta di inserimento all'ordine del giorno del documento III, n. 1

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, in merito alla richiesta della senatrice Taverna, nella seduta pomeridiana di ieri sono state votate e respinte proposte di modifica al calendario approvato a maggioranza dalla Conferenza dei Capigruppo tendenti ad anticipare il voto sulla relazione della Giunta delle elezioni e dell'immunità parlamentare sull'elezione contestata nella Regione Molise.

La reiezione di tali proposte ha comportato la preclusione della proposta avanzata ai sensi dell'articolo 56, comma 4, del Regolamento, di discutere e votare sullo stesso argomento nella stessa seduta di ieri.

Nella seduta antimeridiana di oggi è stata reiterata tale proposta, basata sullo stesso articolo 56, comma 4, del Regolamento.

Tuttavia, la procedura cosiddetta «urgentissima» di cui alla richiamata norma regolamentare non può essere invocata nel caso di specie. La richiesta, infatti, lungi dal prefigurare l'inserimento all'ordine del giorno dell'Assemblea di un argomento nuovo, secondo lo spirito della norma, si configura piuttosto con una modifica al calendario approvato ieri. Tale proposta di modifica incide infatti su un punto specifico del calendario stesso, sul quale si sono tenute ieri ben due distinte votazione dell'Assemblea, che ha confermato e reso definitiva la decisione della Conferenza dei Capigruppo.

Questa è la valutazione della Presidenza.

Presidenza del vice presidente CALDEROLI (ore 14,22)

Sull'utilizzo dei fondi europei per la ricostruzione delle zone colpite
dal sisma in Abruzzo

GIOVANARDI (PdL). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GIOVANARDI (PdL). Signor Presidente, desidero denunciare l'ignobile manipolazione compiuta da Sergio Rizzo sul «Corriere della Sera» del 5 novembre, che ha qualificato falsamente come rapporto della Commissione europea un mero documento di lavoro elaborato dall'onorevole Bo Søndergaard della Sinistra verde nordica relativo al Progetto CASE dell'Aquila (mi riferisco all'intervento relativo alle 15.000 persone che sono state ospitate in case costruite in tempo record).

La Commissione europea ha bollato come «confuso» il documento di lavoro dell'onorevole Søndergaard, che è in totale contrapposizione con quanto ufficialmente affermato dalla stessa Commissione europea la quale - cito testualmente - «ha ritenuto che la costruzione dei moduli case per così tante persone in un lasso di tempo cosi breve, date le circostanze, sia stato un grande successo» (Applausi dal Gruppo PdL)e che, in quella circostanza, fosse pienamente corrispondente alle condizioni e agli obiettivi del regolamento comunitario, poiché ha fatto fronte ad una necessità urgente di migliaia di persone rimaste senza dimora a seguito del terremoto, fornendo loro alloggi temporanei sino a quando sarebbero potute tornare alle loro case».

Come si vede, quella di Rizzo è una volgare e faziosa mistificazione della realtà, mirante ad intossicare l'opinione pubblica con vere e proprie menzogne sulla base di un documento di parte teso a screditare l'Italia e che purtroppo, proprio in Italia, trova i suoi ispiratori.

Per una puntuale applicazione delle normative in materia di eliminazione delle barriere architettoniche
Per la risposta scritta ad un'interrogazione

*PAGLIARI (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PAGLIARI (PD). Signor Presidente, ho chiesto di intervenire per dare voce in quest'Aula al signor Perrotta Nicola, persona afflitta da una gravissima disabilità per la quale è costretto a deambulare in carrozzella. Dando voce a lui, credo di dare voce anche a tante altre persone che possono essersi trovate in situazioni analoghe a quella nella quale egli è incappato.

Il signor Perrotta, quest'estate, in villeggiatura a Viserba di Rimini, ha prenotato presso un ristorante un pranzo con parenti ed amici, dopo aver prima più volte telefonato per manifestare la propria condizione e chiedere assicurazioni - puntualmente pronunciate - sulla accessibilità dei locali da parte di persona, che può muoversi esclusivamente con la carrozzella.

Quando il signor Perrotta è giunto al ristorante, lo ha trovato inaccessibile ed è stato, quindi, costretto a trovarne un altro. Egli ha fatto un esposto al Comune di Rimini; esposto esaminato dal Comando dei vigili di Rimini, che ha risposto che il ristorante in questione aveva avuto l'autorizzazione in tempi precedenti all'emanazione degli ultimi criteri programmatori approvati dal Comune, con la conseguenza che, pur se privo dell'accessibilità per i disabili, il locale stesso doveva essere ritenuto perfettamente in regola.

Credo che tutto questo cozzi non solo con il buon senso, ma anche con i principi del diritto e con le norme. Una volta, infatti, disposti i criteri che impongono nuove dotazioni, non è possibile in questi casi non pretendere l'ottemperanza da parte dei destinatari delle norme stesse.

Trasformerò questa mia comunicazione di fine seduta in una interrogazione. In ogni caso, oggi ho voluto testimoniare questo fatto in Aula perché ritengo davvero grave che possano ancora accadere situazioni di questo tipo, per di più nel contesto di un sistema turistico di altissimo livello, quale quello della riviera romagnola.

Ho finito questa comunicazione, signor Presidente, ma desidero aggiungere sola la richiesta al Ministero del lavoro di rispondere all'atto 4-00533, che è una interrogazione a risposta scritta che ho presentato il 10 luglio 2013 e che non ha ancora avuto risposta. (Applausi dal Gruppo PD).

PRESIDENTE. Sarà cura della Presidenza trasmettere il sollecito da lei fatto.

Sui rischi associati allo sfruttamento dei giacimenti
di idrocarburi non convenzionali

NUGNES (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

NUGNES (M5S). Signor Presidente, apprendiamo dagli organi di stampa che ieri, a Bruxelles, il ministro dello sviluppo economico Flavio Zanonato avrebbe detto che l'Italia aprirà all'estrazione di gas e che saranno costruiti alcuni gassificatori per importare dagli USA lo shale gas liquefatto, che costa tre volte meno del gas convenzionale.

Sembra che il Ministro abbia in qualche modo anche aperto all'estrazione qui in Italia di questo gas non convenzionale intrappolato nelle rocce del sottosuolo che viene estratto tramite la tecnica della frantumazione delle rocce, tecnica che incontra, giustamente secondo noi, una fortissima opposizione da parte dei gruppi ambientalisti di tutta Europa, perché è una tecnica aggressiva, potenzialmente pericolosa per le falde acquifere e capace di innescare reazioni sismiche. Negli Stati Uniti, infatti, si pratica in aree non antropizzate.

Ora accade che anche in Europa, con i recenti emendamenti 31 e 78 sullo sviluppo dei programmi esplorativi di idrocarburi non convenzionali, sembra si stia aprendo alla possibilità e alla valutazione dell'uso di queste tecniche, nonostante l'opposizione degli ambientalisti; quindi questa coincidenza ci allarma. Vorremmo ricordare al Ministro che l'estrazione di shale gas è vietata in Francia; Bulgaria e Lussemburgo sono contrari; in Svizzera, Gran Bretagna, Olanda ed Austria i progetti sono stati sospesi; in Germania, Romania, Irlanda, Repubblica Ceca e Danimarca si parla di una moratoria. In Italia il 18 settembre la Commissione ambiente della Camera ha approvato una risoluzione, su proposta del Gruppo SEL, che esclude da subito ogni attività legata al fracking, un impegno al Governo a cui ci auguriamo che seguano dei fatti. (Applausi dal Gruppo M5S).

Per la risposta scritta ad un'interrogazione

D'AMBROSIO LETTIERI (PdL). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

D'AMBROSIO LETTIERI (PdL). Signor Presidente, intervengo per chiederle i suoi migliori uffici per sollecitare il Ministro della salute e il Ministro per gli affari regionali a dar seguito all'interrogazione 4-00230 che ho presentato nello scorso mese di maggio, attinente agli aspetti applicativi dell'articolo 11 della legge n. 27 del 2012, i cui risvolti hanno implicazioni particolarmente rilevanti per quanto riguarda i livelli occupazionali dei farmacisti, attenendo, queste norme, alla procedura dei concorsi straordinari per la formazione delle graduatorie per la conseguente assegnazione delle farmacie.

La risposta, trascorsi otto mesi, non è ancora arrivata, credo che il suo intervento, signor Presidente, possa sortire un benefico effetto e di questo la ringrazio.

PRESIDENTE. Senatore D'Ambrosio Lettieri, sarà cura della Presidenza sollecitare i Ministri competenti in tal senso.

Mozioni, interpellanze e interrogazioni, annunzio

PRESIDENTE. Le mozioni, interpellanze e interrogazioni pervenute alla Presidenza saranno pubblicate nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Ricordo che il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica oggi, alle ore 16, con l'ordine del giorno già stampato e distribuito.

La seduta è tolta (ore 14,33).

Allegato A

DOCUMENTO

Rendiconto delle entrate e delle spese del Senato per l'anno finanziario 2012 (Doc. VIII, n. 1)

Progetto di bilancio interno del Senato per l'anno finanziario 2013 (Doc. VIII, n. 2)

ORDINI DEL GIORNO

G1

ZANDA, SCHIFANI, MARAN, BITONCI, DE PETRIS, FERRARA MARIO

Non posto in votazione (*)

Il Senato,

        premesso che:

            la fase critica che attraversa il rapporto tra cittadini e istituzioni, in specie nel contesto di una pesante crisi recessiva, pretende di considerare ogni risparmio realizzato dagli organi dello Stato come un dovere di responsabilità nei confronti della democrazia; non si può nel contempo sottovalutare come ogni preconcetta delegittimazione delle istituzioni politiche e della loro funzionalità si sia rivelata sempre, nella storia d'Italia, una pericolosa delegittimazione della democrazia;

            seguendo tale direzione di responsabile equilibrio democratico numerose sono state le misure di contenimento e di razionalizzazione della spesa di funzionamento che il Senato ha messo in campo nel corso delle ultime legislature, misure che hanno assunto con il passare del tempo intensità e consistenza sempre maggiori, in particolare evidenziando a decorrere dal 2011 un trend di progressiva riduzione dei livelli di spesa complessiva del Senato;

            in questo impegno si è iscritta la decisione, assunta nel 2012, di ridurre del 4,1 per cento la dotazione del Senato della Repubblica e di confermare con il bilancio in esame tale livello per ciascuno degli anni 2013, 2014 e 2015; inoltre, l'equilibrio finanziario per il triennio 2013-2015 risultante dal bilancio di previsione all'esame permetterà al Senato di generare complessivamente risparmi per il bilancio dello Stato per circa 100 milioni di euro nel periodo compreso fino al 2016, derivanti dal minor importo della dotazione richiesta allo Stato e dal riversamento all'Erario dei risparmi di spesa previsti dai decreti-legge n. 78/2010 e n. 98/2011;

            lo sforzo di contenimento della spesa risulta evidente se si guarda alle dinamiche misurate in termini nominali, avendo subito una fortissima contrazione dagli oltre 594 milioni di euro del 2010 ai circa 541 milioni di euro del 2013 (- 53 mln), con una riduzione di oltre il 9 per cento;

            per quanto riguarda il settore del personale - a fronte della consistente riduzione degli organici per effetto del perdurante blocco del turn-over - occorre procedere nella realizzazione di una riforma del modello organizzativo al fine di mantenere l'elevato livello qualitativo delle prestazioni rese dall'Amministrazione valorizzando ulteriormente le eccellenti professionalità presenti nell'ambito del Senato della Repubblica;

            su questa base, occorre per altro dare seguito e sviluppo al processo di riduzione dei costi dell'Istituzione parlamentare, operando sugli ambiti che evidenziano ulteriori margini di razionalizzazione in vista della predisposizione del progetto di bilancio per il triennio 2014-2016;

            a tal fine - nel quadro dell'indirizzo generale volto ad assicurare la massima sobrietà e la massima efficienza nell'utilizzo delle risorse pubbliche destinate al funzionamento del Senato della Repubblica, garantendo nel contempo la piena funzionalità dell'Istituzione - nell'esprimere una valutazione positiva dei documenti di bilancio appare indispensabile individuare un complesso di interventi su cui orientare prioritariamente le attività di competenza del Collegio dei Questori e del Consiglio di Presidenza,

        invita il Consiglio di Presidenza e il Collegio dei Questori:

            ad assumere, nell'ambito della sfera di autonoma determinazione ad essi riservata dal Regolamento del Senato della Repubblica, ulteriori iniziative che, dando coerente svolgimento alle linee sopra evidenziate, contribuiscano al raggiungimento dei seguenti obiettivi:

            1) per quanto attiene alla spesa per i senatori in carica, preso atto che il costo complessivo evidenziato dal bilancio del Senato della Repubblica risulta non superiore a quello dei Parlamenti degli altri Paesi europei comparabili e tenuto conto della perdurante esigenza di disciplinare l'attività professionale dei collaboratori dei parlamentari, adottare misure idonee a disciplinare il rapporto contrattuale tra senatore e collaboratore, anche alla luce delle esperienze maturate nei predetti Parlamenti e presso il Parlamento europeo;

            2) nel quadro di una ridefinizione dei benefici spettanti agli ex Presidenti del Senato della Repubblica ai fini dello svolgimento delle rispettive attività politiche e istituzionali, valutare l'opportunità di una ulteriore riduzione degli stessi rispetto a quanto già disposto con la delibera del Consiglio di Presidenza n. 120 del 28 febbraio 2012;

            3) in tema di gestione delle sedi del Senato della Repubblica, alla luce delle iniziative di riduzione delle locazioni passive già poste in essere dal Senato e che hanno comportato una rilevante diminuzione del numero degli uffici, provvedere ad una razionalizzazione degli spazi che renda disponibile il maggior numero possibile di uffici per le postazioni di lavoro dei senatori;

            4) per quanto attiene alla spesa per beni e servizi: 1) consolidare ed incrementare gli effetti di riduzione della spesa sia attraverso il ricorso sempre più generalizzato e diffuso alle procedure di gara per l'individuazione dei contraenti sia attraverso l'attivazione di convenzioni con la Consip, ove ciò risulti funzionale alle esigenze proprie dell'Istituzione parlamentare e determini minori oneri per quest'ultima; 2) proseguire il processo di dematerializzazione dei supporti all'attività parlamentare, con l'obiettivo di limitare allo stretto indispensabile il ricorso alla documentazione cartacea e di introdurre sempre più diffusamente strumenti ad alto contenuto tecnologico;

        5) per quanto riguarda l'Amministrazione, dare attuazione al processo di integrazione tra le attività delle Amministrazioni dei due rami del Parlamento, procedendo sollecitamente alla definizione delle linee applicative degli interventi già approvati dal Consiglio di Presidenza per conseguire tale obiettivo prioritariamente nei seguenti settori: documentazione, pubblicazioni e libreria; informatica; gare e contratti; polo bibliotecario; rapporti internazionali; bilancio e finanza pubblica;

        6) in materia di personale dipendente: 1) dare attuazione agli interventi di cui agli indirizzi definiti con le delibere del Consiglio di Presidenza n. 123 del 25 luglio 2012 e n. 14 del 9 luglio 2013, al fine di proseguire nella direzione dell'ulteriore contenimento della relativa spesa, procedendo altresì alla realizzazione del piano di riforma degli schemi organizzativi dell'Amministrazione per adeguare la struttura, da un lato, alle moderne esigenze funzionali dell'attività parlamentare e, dall'altro, al ridimensionamento del numero dei dipendenti dovuto al blocco del turn-over; 2) a seguito della definizione, d'intesa con la Camera dei deputati, dell'assetto delle curve retributive per il personale di nuova assunzione, individuare gli istituti da applicare a quest'ultimo, che consentano di realizzare in prospettiva uno stato giuridico uniforme per i dipendenti dei due rami del Parlamento; 3) considerare ulteriori interventi, d'intesa con la Camera dei deputati, per quanto concerne i requisiti di accesso al trattamento di quiescenza, anche per gli aventi diritto, nel rispetto delle previste procedure in materia di relazioni sindacali.

________________

(*) Accolto dai senatori Questori

G2

PETRAGLIA, DE PETRIS

Non posto in votazione (*)

Il Senato,

        premesso che:

            a fronte della crisi del Paese, anche il Parlamento è impegnato, da tempo, a ridurre i costi della politica; a partire dal 2012, a fronte di una crisi economica persistente, si è prodotto uno sforzo comune al fine di razionalizzare le spese necessarie al funzionamento del Senato;

            il Parlamento e i singoli parlamentari hanno colto il segnale che veniva dal Paese e si sono sentiti in dovere di attuare, come scelta autonoma e responsabile, una serie di interventi, tesi al taglio della spesa del Senato, dando, in questo senso, un segnale di responsabile partecipazione alla difficile crisi economica;

            l'obiettivo deve essere quello di «produrre politica buona», avendo ben presente che proprio la certezza dei servizi resi nella politica e le spese conseguenti sono risorse spese a garanzia del sistema democratico; conseguentemente i risparmi che si devono ulteriormente determinare dovranno essere frutto di ulteriori margini di razionalizzazione e che ciò non deve avvenire a discapito dei servizi essenziali atti a garantire l'attività parlamentare,

        invita, per le rispettive competenze, il Consiglio di Presidenza e il Collegio dei Questori a valutare, nell'ambito della sfera di autonoma determinazione ad essi riservata dal Regolamento del Senato, l'adozione di ulteriori iniziative che, dando coerente svolgimento alle premesse di cui sopra, contribuiscano al raggiungimento dei seguenti obiettivi:

            1) completamento dell'allineamento agli standard europei per quanto attiene la spesa per i senatori in carica, tenuto conto che, nelle esperienze degli altri paesi a livello europeo, si tende a fornire servizi al posto di erogazioni finanziarie;

            2) prosecuzione nella riduzione drastica dell'uso di documenti cartacei sostituendoli, ove possibile, con documenti elettronici e introducendo strumenti ad alto contenuto tecnologico;

            3) a tener conto, visto il Regolamento del Senato, alla luce anche degli orientamenti che stanno maturando in sede di riforma del Regolamento, della peculiarità e complessità del Gruppo Misto, nonché delle necessità dei diversi soggetti politici che lo compongono;

            4) a tener conto, per quanto attiene i gruppi parlamentari, soggetti necessari al funzionamento del Senato, della specificità e professionalità dei dipendenti dei gruppi medesimi, ex deliberazione n. 58/93 e successive modificazioni, quale personale indispensabile al raccordo tra i gruppi e gli uffici del Senato, prevedendo l'adeguamento della normativa Senato alla luce di quanto avvenuto attraverso specifiche deliberazioni alla Camera dei deputati.

________________

(*) I punti 1) e 2) del dispositivo assorbiti dall'accoglimento dell'odg G1. La restante parte del dispositivo accolta dai senatori Questori come raccomandazione

G3

BERTOROTTA, SANTANGELO, TAVERNA, AIROLA, BATTISTA, BENCINI, BIGNAMI, BLUNDO, BOCCHINO, BUCCARELLA, BULGARELLI, CAMPANELLA, CAPPELLETTI, CASTALDI, CATALFO, CIAMPOLILLO, CIOFFI, COTTI, CRIMI, DE PIETRO, DONNO, ENDRIZZI, FATTORI, GAETTI, GIARRUSSO, GIROTTO, LEZZI, LUCIDI, MANGILI, MARTELLI, MARTON, MOLINARI, MONTEVECCHI, MORONESE, MORRA, MUSSINI, NUGNES, PAGLINI, PEPE, PETROCELLI, PUGLIA, ROMANI MAURIZIO, SCIBONA, SERRA, SIMEONI, VACCIANO

Respinto

Il Senato,

            valutato il progetto di bilancio interno per il 2013,

        premesso che:

            ai sensi dell'art. 69 della Costituzione, i parlamentari hanno diritto di percepire una indennità stabilita dalla legge;

            la legge n. 1261 del 1965 dispone che gli Uffici di Presidenza delle due Camere determinano l'ammontare dell'indennità parlamentare in misura tale che non superino il dodicesimo del trattamento complessivo massimo annuo lordo dei magistrati con funzioni di presidente di Sezione della Corte di cassazione ed equiparate;

            la legge n. 1261 sancisce, inoltre, che ai membri del Parlamento è corrisposta inoltre una diaria a titolo di rimborso delle spese di soggiorno a Roma,

        impegna, per quanto di rispettiva competenza, il Collegio dei Senatori Questori e il Consiglio di Presidenza,

            a voler determinare l'ammontare dell'indennità parlamentare in misura tale che non superi l'importo lordo di euro cinquemila;

            a voler determinare l'ammontare della diaria:

            a) in misura non superiore all'importo lordo di euro tremilacinquecento, sulla base esclusiva degli effettivi giorni di presenza per ogni mese nelle sedute dell'Assemblea e delle Commissioni;

            b) in modo che non sia corrisposta nel caso in cui il senatore sia risultato assente per ogni mese dalle sedute dell'Assemblea e delle Commissioni nella misura del trenta per cento;

            c) a condizione di una adeguata ed esaustiva rendicontazione, pubblicata sul sito internet del Senato.

G4

SANTANGELO, CASALETTO, BERTOROTTA, TAVERNA, AIROLA, BATTISTA, BENCINI, BIGNAMI, BLUNDO, BOCCHINO, BUCCARELLA, BULGARELLI, CAMPANELLA, CAPPELLETTI, CASTALDI, CATALFO, CIAMPOLILLO, CIOFFI, COTTI, CRIMI, DE PIETRO, DONNO, ENDRIZZI, FATTORI, FUCKSIA, GAETTI, GIARRUSSO, GIROTTO, LEZZI, LUCIDI, MANGILI, MARTELLI, MARTON, MOLINARI, MONTEVECCHI, MORONESE, MORRA, MUSSINI, NUGNES, ORELLANA, PAGLINI, PEPE, PETROCELLI, PUGLIA, ROMANI MAURIZIO, SCIBONA, SERRA, SIMEONI, VACCIANO (*)

Approvato

Il Senato,

            valutato il progetto di bilancio interno per il 2013;

        premesso che:

            l'opera di razionalizzazione dei costi delle istituzioni (centrali e periferiche) non solo si rivela urgente sotto il profilo strettamente «contabile», ma si rende assolutamente necessaria per tentare di riavvicinare i cittadini alle istituzioni, conformandole all'andamento della vita economica del Paese;

            i costi abnormi delle nostre istituzioni democratiche e rappresentative, oltre a incidere pesantemente sulla struttura della spesa pubblica, costituiscono un fattore decisivo di blocco del «sistema Italia», della sua competitività interna e della sua capacità di attrarre investimenti esterni;

        considerato che:

            ai sensi dell'articolo 1, comma 1, della delibera del Consiglio di Presidenza n. 106 del 2011, per ogni assenza giornaliera dalle sedute di Assemblea viene operata una ritenuta corrispondente ad un quindicesimo dell'ammontare complessivo della parte variabile della diaria;

            ai sensi del predetto articolo 1, comma 2, è considerato assente ai fini della ritenuta il Senatore che non abbia fatto constatare la propria presenza almeno nel 30 per cento dei rilevamenti;

            il comma 5 del citato articolo 1 esclude, tra gli altri, dal summenzionato rilevamento, i Senatori a vita che, pertanto, percepiscono l'interezza della parte variabile della diaria, indipendentemente dalle assenze dalle votazioni in Assemblea;

            valutate le presenze totali dei cinque senatori a vita alle votazioni dell'Assemblea nel corso della legislatura corrente;

            considerato che l'art, 1, comma 2, del Regolamento del Senato dispone che: «I Senatori hanno il dovere di partecipare alle sedute dell'Assemblea e ai lavori delle Commissioni»;

        impegna, per quanto di rispettiva competenza, il Collegio dei Senatori Questori e il Consiglio di Presidenza a voler provvedere alla modifica della delibera del Consiglio di Presidenza n. 106 del 2011, nel senso di includere i senatori a vita nell'ambito applicativo dell'art. 1, commi 1 e 2, di detta delibera.

________________

(*) Aggiungono la firma in corso di seduta i senatori D'Anna, Falanga, Minzolini, Zuffada, Galimberti, Palma, Mussolini, Fazzone, Calderoli e i componenti del Gruppo LN-Aut

G5

SANTANGELO, CASALETTO, BERTOROTTA, TAVERNA, AIROLA, BATTISTA, BENCINI (*), BIGNAMI, BLUNDO, BOCCHINO, BUCCARELLA, BULGARELLI, CAMPANELLA, CAPPELLETTI, CASTALDI, CATALFO, CIAMPOLILLO, CIOFFI, COTTI, CRIMI, DE PIETRO, DONNO, ENDRIZZI, FATTORI, FUCKSIA, GAETTI, GIARRUSSO, GIROTTO, LEZZI, LUCIDI, MANGILI, MARTELLI, MARTON, MOLINARI, MONTEVECCHI, MORONESE, MORRA, MUSSINI, NUGNES, PAGLINI, PEPE, PETROCELLI, PUGLIA, ROMANI MAURIZIO, SCIBONA, SERRA, SIMEONI, VACCIANO

Respinto

Il Senato,

            valutato il progetto di bilancio interno per il 2013,

        premesso che:

            al termine del mandato parlamentare, il Senatore riceve dal Fondo di solidarietà fra i Senatori l'assegno di solidarietà, che è pari all'80 per cento dell'importo mensile lordo dell'indennità, moltiplicato per il numero degli anni di mandato effettivo. Tale assegno viene erogato sulla base di contributi interamente a carico dei Senatori, cui è trattenuto mensilmente il 6,7 per cento dell'indennità lorda,

        impegna, per quanto di rispettiva competenza, il Collegio dei Senatori Questori e il Consiglio di Presidenza, a voler abolire l'assegno di fine mandato, a partire dalla legislatura corrente, destinando i contributi già accantonati a carico dei senatori all'entrata al bilancio interno del Senato.

________________

(*) Firma ritirata in corso di seduta

G6

SANTANGELO, CASALETTO, BERTOROTTA, TAVERNA, AIROLA, BATTISTA, BENCINI, BIGNAMI, BLUNDO, BOCCHINO, BUCCARELLA, BULGARELLI, CAMPANELLA, CAPPELLETTI, CASTALDI, CATALFO, CIAMPOLILLO, CIOFFI, COTTI, CRIMI, DE PIETRO, DONNO, ENDRIZZI, FATTORI, FUCKSIA, GAETTI, GIARRUSSO, GIROTTO, LEZZI, LUCIDI, MANGILI, MARTELLI, MARTON, MOLINARI, MONTEVECCHI, MORONESE, MORRA, MUSSINI, NUGNES, ORELLANA, PAGLINI, PEPE, PETROCELLI, PUGLIA, ROMANI MAURIZIO, SCIBONA, SERRA, SIMEONI, VACCIANO

V. testo 2

Il Senato,

            valutato il progetto di bilancio interno per il 2013,

        premesso che:

            l'opera di razionalizzazione dei costi di funzionamento del Senato della Repubblica non solo si rivela urgente sotto il profilo strettamente «contabile», ma si rende assolutamente necessaria per tentare di riavvicinare i cittadini alla istituzione parlamentare in armonia con l'andamento economico del Paese;

            l'articolo 69 della Costituzione dispone che i membri del Parlamento ricevano un'indennità stabilita dalla legge. Ciononostante, attraverso l'adozione di regolamenti interni delle Camere si è istituito altresì un regime speciale di tipo previdenziale per i deputati ed i senatori. In particolare, la Corte Costituzionale nella sentenza n. 289 del 1994 ha precisato come «l'evoluzione che, nel corso del tempo, ha caratterizzato questa particolare forma di previdenza ha condotto anche a configurare l'assegno vitalizio come istituto che, nella sua disciplina positiva, ha recepito, in parte, aspetti riconducibili al modello pensionistico e, in parte, profili tipici del regime delle assicurazioni private»;

            prosegue la Corte: tra assegno vitalizio e trattamento pensionistico - nonostante la presenza di alcuni profili di affinità - non sussiste, infatti, una identità né di natura né di regime giuridico, dal momento che l'assegno vitalizio, a differenza della pensione ordinaria, viene a collegarsi ad una indennità di carica goduta in relazione all'esercizio di un mandato pubblico: indennità che, nei suoi presupposti e nelle sue finalità, ha sempre assunto, nella disciplina costituzionale e ordinaria, con notazioni distinte da quelle proprie della retribuzione connessa al rapporto di pubblico impiego;

            in altri termini il mandato parlamentare, non configurandosi come un «impiego» pubblico, bensì come l'esplicazione di una missione pubblica in rappresentanza della Nazione, non può e non deve essere assistito da un regime pensionistico-assistenziale, in aggiunta alla costituzionalmente necessaria indennità;

        considerato, in particolare, che:

            per quanto concerne il capitolo riferito al «Trattamento dei Senatori cessati dal mandato», il bilancio di previsione prevede una spesa di ben 82 milioni di euro per l'anno 2013;

            è del tutto opportuno che anche i senatori cessati dal mandato contribuiscano al contenimento della spesa del Senato,

        impegna il Consiglio di Presidenza e, in particolare, il Collegio dei Questori ad adottare ogni provvedimento necessario al fine di assoggettare, a partire dal 1º gennaio 2014, gli assegni vitalizi erogati a favore dei Senatori cessati dal mandato o dei loro familiari ad un contributo di perequazione pari:

            al 10 per cento per gli importi lordi fino a 90.000 euro;

            al 20 per cento per la parte eccedente gli importi lordi di 90.000 euro.

G6 (testo 2)

SANTANGELO, CASALETTO, BERTOROTTA, TAVERNA, AIROLA, BATTISTA, BENCINI, BIGNAMI, BLUNDO, BOCCHINO, BUCCARELLA, BULGARELLI, CAMPANELLA, CAPPELLETTI, CASTALDI, CATALFO, CIAMPOLILLO, CIOFFI, COTTI, CRIMI, DE PIETRO, DONNO, ENDRIZZI, FATTORI, FUCKSIA, GAETTI, GIARRUSSO, GIROTTO, LEZZI, LUCIDI, MANGILI, MARTELLI, MARTON, MOLINARI, MONTEVECCHI, MORONESE, MORRA, MUSSINI, NUGNES, ORELLANA, PAGLINI, PEPE, PETROCELLI, PUGLIA, ROMANI MAURIZIO, SCIBONA, SERRA, SIMEONI, VACCIANO

Non posto in votazione (*)

Il Senato,

            valutato il progetto di bilancio interno per il 2013,

        premesso che:

            l'opera di razionalizzazione dei costi di funzionamento del Senato della Repubblica non solo si rivela urgente sotto il profilo strettamente «contabile», ma si rende assolutamente necessaria per tentare di riavvicinare i cittadini alla istituzione parlamentare in armonia con l'andamento economico del Paese;

            l'articolo 69 della Costituzione dispone che i membri del Parlamento ricevano un'indennità stabilita dalla legge. Ciononostante, attraverso l'adozione di regolamenti interni delle Camere si è istituito altresì un regime speciale di tipo previdenziale per i deputati ed i senatori. In particolare, la Corte Costituzionale nella sentenza n. 289 del 1994 ha precisato come «l'evoluzione che, nel corso del tempo, ha caratterizzato questa particolare forma di previdenza ha condotto anche a configurare l'assegno vitalizio come istituto che, nella sua disciplina positiva, ha recepito, in parte, aspetti riconducibili al modello pensionistico e, in parte, profili tipici del regime delle assicurazioni private»;

            prosegue la Corte: tra assegno vitalizio e trattamento pensionistico - nonostante la presenza di alcuni profili di affinità - non sussiste, infatti, una identità né di natura né di regime giuridico, dal momento che l'assegno vitalizio, a differenza della pensione ordinaria, viene a collegarsi ad una indennità di carica goduta in relazione all'esercizio di un mandato pubblico: indennità che, nei suoi presupposti e nelle sue finalità, ha sempre assunto, nella disciplina costituzionale e ordinaria, con notazioni distinte da quelle proprie della retribuzione connessa al rapporto di pubblico impiego;

            in altri termini il mandato parlamentare, non configurandosi come un «impiego» pubblico, bensì come l'esplicazione di una missione pubblica in rappresentanza della Nazione, non può e non deve essere assistito da un regime pensionistico-assistenziale, in aggiunta alla costituzionalmente necessaria indennità;

        considerato, in particolare, che:

            per quanto concerne il capitolo riferito al «Trattamento dei Senatori cessati dal mandato», il bilancio di previsione prevede una spesa di ben 82 milioni di euro per l'anno 2013;

            è del tutto opportuno che anche i senatori cessati dal mandato contribuiscano al contenimento della spesa del Senato,

        impegna il Consiglio di Presidenza e, in particolare, il Collegio dei Questori:

      a mantenere le riduzioni già stabilite per i soli parlamentari;

      a recepire ulteriori misure consimili che siano introdotte da norme previdenziali di carattere generale.

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(*) Accolto dai senatori Questori

G7

SANTANGELO, CASALETTO, BERTOROTTA, TAVERNA, AIROLA, BATTISTA, BENCINI, BIGNAMI, BLUNDO, BOCCHINO, BUCCARELLA, BULGARELLI, CAMPANELLA, CAPPELLETTI, CASTALDI, CATALFO, CIAMPOLILLO, CIOFFI, COTTI, CRIMI, DE PIETRO, DONNO, ENDRIZZI, FATTORI, FUCKSIA, GAETTI, GIARRUSSO, GIROTTO, LEZZI, LUCIDI, MANGILI, MARTELLI, MARTON, MOLINARI, MONTEVECCHI, MORONESE, MORRA, MUSSINI, NUGNES, PAGLINI, PEPE, PETROCELLI, PUGLIA, ROMANI MAURIZIO, SCIBONA, SERRA, SIMEONI, VACCIANO

Respinto

Il Senato,

            valutato il progetto di bilancio interno per il 2013,

        premesso che a decorrere dal 1º gennaio 2011 i Senatori ricevono un rimborso forfettario mensile riferito alle «Spese generali» di euro 1.650, che sostituisce e assorbe i preesistenti rimborsi per le spese accessorie di viaggio e per le spese telefoniche, pari a 19.800 euro all'anno;

        considerato che durante l'esercizio del mandato, i Senatori usufruiscono di tessere strettamente personali per i trasferimenti sul territorio nazionale, mediante viaggi aerei, ferroviari e marittimi e la circolazione sulla rete autostradale;

        considerato altresì che le offerte dei gestori mobili italiani prevedono tariffe telefoniche «All inclusive» pari, al massimo, a 50 euro mensili, 600 euro annuali;

        impegna il Consiglio di Presidenza e, in particolare, il Collegio dei Questori ad adottare ogni provvedimento necessario al fine di dimezzare il rimborso forfettario mensile riferito alle «Spese generali» per i senatori.

G8

PETRAGLIA, DE PETRIS (*)

Ritirato

Il Senato,

            in sede di esame del progetto di bilancio interno 2013,

        premesso che la nostra Carta costituzionale e i regolamenti parlamentari riconoscono al gruppo parlamentare una funzione specifica nell'ambito dell'ordinamento della Repubblica;

        constatato che:

            il gruppo parlamentare rivolge la propria attività non solo ad assistere il singolo parlamentare nella sua azione politica, nel pieno rispetto delle articolate procedure parlamentari, ma agisce anche come soggetto politico proprio con precisi compiti istituzionali;

            per svolgere questa attività complessa ed impegnativa per il buon andamento del sistema democratico parlamentare, i gruppi si avvalgono della collaborazione di figure professionali qualificate, sia in campo pubblicistico che amministrativo;

        tali figure erano state parzialmente disciplinate dalla legge 26 novembre 1993, n. 482, che prescrive che presso i gruppi parlamentari possa essere comandato soltanto personale distaccato da pubbliche amministrazioni o da privati e che tali dipendenti non possano superare complessivamente le 150 unità;

            la legge suddetta, rimasta in gran parte inapplicata, aveva come ratio quella di qualificare il personale dei gruppi e porre fine al precariato al quale era assoggettato, evitando al tempo stesso abusi che purtroppo si sono verificati e sono stati anche oggetto di recente cronaca;

            considerato che nella maggioranza dei regimi parlamentari europei il personale di supporto ai parlamentari è pagato, con contratti privatistici, direttamente dall'istituzione (Bundestag tedesco) o da agenzie autonome (Inghilterra),

        invita il Presidente, il Consiglio di Presidenza e il Collegio dei Senatori Questori, per quanto di loro competenza, a porre in essere tutte le azioni necessarie a disciplinare la materia in modo omogeneo tra le due Camere, richiamandosi al sistemi vigenti negli altri Parlamenti e in particolare nel Parlamento europeo.

________________

(*) Aggiungono la firma in corso di seduta i senatori Zuffada e Galimberti

G9

BATTISTA, SANTANGELO, CASALETTO, BERTOROTTA, TAVERNA, AIROLA, BENCINI, BIGNAMI, BLUNDO, BOCCHINO, BUCCARELLA, BULGARELLI, CAMPANELLA, CAPPELLETTI, CASTALDI, CATALFO, CIAMPOLILLO, CIOFFI, COTTI, CRIMI, DE PIETRO, DONNO, ENDRIZZI, FATTORI, FUCKSIA, GAETTI, GIARRUSSO, GIROTTO, LEZZI, LUCIDI, MANGILI, MARTELLI, MARTON, MOLINARI, MONTEVECCHI, MORONESE, MORRA, MUSSINI, NUGNES, ORELLANA, PAGLINI, PEPE, PETROCELLI, PUGLIA, ROMANI MAURIZIO, SCIBONA, SERRA, SIMEONI, VACCIANO (*)

Respinto

Il Senato,

        valutato il progetto di bilancio interno per il 2013,

        premesso che:

            l'attività dei senatori richiede supporto, assistenza e collaborazione da parte di figure professionali qualificate e di alto livello;

            le somme in favore dei collaboratori parlamentari sono, di fatto, ricomprese nelle dotazioni dei «rimborsi forfettari per mantenere il rapporto fra eletto ed elettore» e assegnate al singolo parlamentare per il tramite del gruppo di appartenenza;

            da molti anni si discute della necessità di regolarizzare tali rapporti di lavoro per superare l'attuale regime che lascia alla totale discrezionalità del singolo parlamentare la gestione dei relativi compensi;

            il perdurare dell'assenza di una regolamentazione in tale ambito rischia di generare il paradosso del venir meno di tutti quegli elementi di certezza dei diritti e delle tutele, previsti dalla legislazione vigente in materia di lavoro, proprio nella più autorevole delle sedi istituzionali, quali le due Camere;

            risolvere il problema del riconoscimento della figura professionale del collaboratore parlamentare, sotto il profilo giuridico ed economico, mediante la modifica degli attuali criteri di assegnazione dei fondi per i loro compensi, in favore di contratti certi e trasparenti - come già avviene per il Parlamento europeo - contribuirebbe anche a ricondurre ad un'effettiva determinazione lo stipendio dei parlamentari, dal quale verrebbero sottratte le somme da destinare obbligatoriamente ai compensi dei collaboratori,

        impegna, per le rispettive competenze, il Consiglio di Presidenza ed il Collegio dei Questori ad estendere ai collaboratori parlamentari le modalità retributive attualmente previste per i collaboratori dei componenti del Consiglio di presidenza e dei Presidenti di commissione, ossia il versamento diretto da parte dell'amministrazione del Senato della Repubblica dei compensi stabiliti in favore dei collaboratori stessi, previa trattenuta di pari importo dal rimborso delle spese per lo svolgimento del mandato parlamentare.

________________

(*) Aggiungono la firma in corso di seduta i senatori Zuffada e Galimberti

G10

BLUNDO, SANTANGELO, CASALETTO, BERTOROTTA, TAVERNA, AIROLA, BATTISTA, BENCINI, BIGNAMI, BOCCHINO, BUCCARELLA, BULGARELLI, CAMPANELLA, CAPPELLETTI, CASTALDI, CATALFO, CIAMPOLILLO, CIOFFI, COTTI, CRIMI, DE PIETRO, DONNO, ENDRIZZI, FATTORI, GAETTI, GIARRUSSO, GIROTTO, LEZZI, LUCIDI, MANGILI, MARTELLI, MARTON, MOLINARI, MONTEVECCHI, MORONESE, MORRA, MUSSINI, NUGNES, ORELLANA, PAGLINI, PEPE, PETROCELLI, PUGLIA, ROMANI MAURIZIO, SCIBONA, SERRA, SIMEONI, VACCIANO

V. testo 2

Il Senato,

            valutato il progetto di bilancio interno per il 2013,

        premesso che:

            il personale dipendente del Senato della Repubblica si contraddistingue per eccellente professionalità, a fondamentale supporto delle complessive attività dell'Organo;

            è tuttavia innegabile che le curve stipendiali dei dipendenti risultino non allineate rispetto a quelli delle pubbliche amministrazioni;

            è opportuno, dunque, nell'ambito della complessiva riduzione della spesa dello Stato, provvedere alla razionalizzazione dei costi interni di gestione, attraverso un progressivo adeguamento dei regimi stipendiali del Senato rispetto a quelli erogati dalle amministrazione pubbliche, a parità di funzioni,

        impegna, per quanto di rispettiva competenza, il Collegio dei Senatori Questori e il Consiglio di Presidenza:

            a prevedere le necessarie misure per l'allineamento tra i trattamenti stipendiali in essere con quelli dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni, a partire dalle fasce retributive più elevate, con il blocco delle progressioni economiche nelle parti terminali della carriera;

            a voler disporre, per i dipendenti in quiescenza, il divieto di cumulo fra trattamenti pensionistici erogati dal Senato e redditi da lavoro.

G10 (testo 2)

BLUNDO, SANTANGELO, CASALETTO, BERTOROTTA, TAVERNA, AIROLA, BATTISTA, BENCINI, BIGNAMI, BOCCHINO, BUCCARELLA, BULGARELLI, CAMPANELLA, CAPPELLETTI, CASTALDI, CATALFO, CIAMPOLILLO, CIOFFI, COTTI, CRIMI, DE PIETRO, DONNO, ENDRIZZI, FATTORI, GAETTI, GIARRUSSO, GIROTTO, LEZZI, LUCIDI, MANGILI, MARTELLI, MARTON, MOLINARI, MONTEVECCHI, MORONESE, MORRA, MUSSINI, NUGNES, ORELLANA, PAGLINI, PEPE, PETROCELLI, PUGLIA, ROMANI MAURIZIO, SCIBONA, SERRA, SIMEONI, VACCIANO

Non posto in votazione (*)

Il Senato,

            valutato il progetto di bilancio interno per il 2013,

        premesso che:

            il personale dipendente del Senato della Repubblica si contraddistingue per eccellente professionalità, a fondamentale supporto delle complessive attività dell'Organo;

            è tuttavia innegabile che le curve stipendiali dei dipendenti risultino non allineate rispetto a quelli delle pubbliche amministrazioni;

            è opportuno, dunque, nell'ambito della complessiva riduzione della spesa dello Stato, provvedere alla razionalizzazione dei costi interni di gestione, attraverso un progressivo adeguamento dei regimi stipendiali del Senato rispetto a quelli erogati dalle amministrazione pubbliche, a parità di funzioni,

        impegna, per quanto di rispettiva competenza, il Collegio dei Senatori Questori e il Consiglio di Presidenza, nel rispetto delle previste procedure in materia di relazioni sindacali:

            a prevedere progressive misure per l'allineamento tra i trattamenti stipendiali in essere con quelli dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni, tenuto conto della specificità di questa Istituzione;

            a voler proporre, per i dipendenti in quiescenza, limiti di cumulo fra trattamenti pensionistici erogati dal Senato e redditi da lavoro.

________________

(*) Accolto dai senatori Questori

G11

SANTANGELO, CASALETTO, BERTOROTTA, TAVERNA, AIROLA, BATTISTA, BENCINI, BIGNAMI, BLUNDO, BOCCHINO, BUCCARELLA, BULGARELLI, CAMPANELLA, CAPPELLETTI, CASTALDI, CATALFO, CIAMPOLILLO, CIOFFI, COTTI, CRIMI, DE PIETRO, DONNO, ENDRIZZI, FATTORI, FUCKSIA, GAETTI, GIARRUSSO, GIROTTO, LEZZI, LUCIDI, MANGILI, MARTELLI, MARTON, MOLINARI, MONTEVECCHI, MORONESE, MORRA, MUSSINI, NUGNES, ORELLANA, PAGLINI, PEPE, PETROCELLI, PUGLIA, ROMANI MAURIZIO, SCIBONA, SERRA, SIMEONI, VACCIANO

Respinto

Il Senato,

            valutato il progetto di bilancio interno per il 2013,

        premesso che i costi abnormi delle nostre istituzioni, oltre a incidere pesantemente sulla struttura della spesa pubblica, costituiscono un fattore decisivo di blocco del «sistema Italia», della sua competitività interna e della sua capacità di attrarre investimenti esterni;

        considerato, in particolare, che:

            la retribuzione iniziale del Segretario generale del Senato della Repubblica è pari a 28.144 euro lordi mensili, ovvero 14.524 euro netti mensili. Considerate le 15 mensilità stipendiali, il Segretario Generale percepisce 422.160 euro lordi annui, ovvero 217.860 euro netti annui;

            tale importo è inoltre incrementato del 2 per cento ogni due anni,

        impegna, per quanto di rispettiva competenza, il Collegio dei Senatori Questori e il Consiglio di Presidenza a voler provvedere, con decorrenza immediata, alla soppressione dell'incremento biennale del 2 per cento riferito alla retribuzione iniziale del Segretario Generale.

G12

SANTANGELO, CASALETTO, BERTOROTTA, TAVERNA, AIROLA, BATTISTA, BENCINI, BIGNAMI, BLUNDO, BOCCHINO, BUCCARELLA, BULGARELLI, CAMPANELLA, CAPPELLETTI, CASTALDI, CATALFO, CIAMPOLILLO, CIOFFI, COTTI, CRIMI, DE PIETRO, DONNO, ENDRIZZI, FATTORI, FUCKSIA, GAETTI, GIARRUSSO, GIROTTO, LEZZI, LUCIDI, MANGILI, MARTELLI, MARTON, MOLINARI, MONTEVECCHI, MORONESE, MORRA, MUSSINI, NUGNES, ORELLANA, PAGLINI, PEPE, PETROCELLI, PUGLIA, ROMANI MAURIZIO, SCIBONA, SERRA, SIMEONI, VACCIANO

Respinto

Il Senato,

            valutato il progetto di bilancio interno per il 2013,

        premesso che i costi abnormi delle nostre istituzioni democratiche e rappresentative, oltre a incidere pesantemente sulla struttura della spesa pubblica, costituiscono un fattore decisivo di blocco del «sistema Italia», della sua competitività interna e della sua capacità di attrarre investimenti esterni;

        considerato, in particolare, che:

            l'amministrazione del Senato della Repubblica conta, in totale, 841 dipendenti al cui vertice, oltre al Segretario Generale, sono posti uno o più Vice Segretari Generali;

            la retribuzione iniziale del Vice Segretario generale del Senato della Repubblica è pari a 8.519 euro netti mensili, per 15 mensilità;

            al fine di un contenimento dei costi, nonché di una organizzazione amministrativa efficiente, potrebbe risultare sufficiente la presenza di un solo Vice Segretario Generale;

        impegna, per quanto di rispettiva competenza, il Collegio dei Senatori Questori e il Consiglio di Presidenza a voler valutare le opportune modifiche alla struttura amministrativa, al fine di prevedere il conferimento di un unico incarico di Vice Segretario Generale.

G13

SANTANGELO, CASALETTO, BERTOROTTA, TAVERNA, AIROLA, BATTISTA, BENCINI, BIGNAMI, BLUNDO, BOCCHINO, BUCCARELLA, BULGARELLI, CAMPANELLA, CAPPELLETTI, CASTALDI, CATALFO, CIAMPOLILLO, CIOFFI, COTTI, CRIMI, DE PIETRO, DONNO, ENDRIZZI, FATTORI, FUCKSIA, GAETTI, GIARRUSSO, GIROTTO, LEZZI, LUCIDI, MANGILI, MARTELLI, MARTON, MOLINARI, MONTEVECCHI, MORONESE, MORRA, MUSSINI, NUGNES, ORELLANA, PAGLINI, PEPE, PETROCELLI, PUGLIA, ROMANI MAURIZIO, SCIBONA, SERRA, SIMEONI, VACCIANO

Respinto

Il Senato,

            valutato il progetto di bilancio interno per il 2013,

        premesso che:

            i consiglieri parlamentari del Senato della Repubblica sono costituiti da 113 unità;

            di questi, sette risultano «fuori ruolo»: uno presso la Presidenza del Consiglio, due presso la Presidenza della Repubblica, uno presso il Ministero dell'economia, uno presso il Ministero degli affari europei, uno presso la Commissione Europea e uno presso il Gabinetto del Sindaco di Roma Capitale;

            valutata la professionalità eccellente dei Consiglieri Parlamentari del Senato, utili e funzionali al buon andamento dell'Amministrazione in cui sono stati assunti,

        impegna, per quanto di rispettiva competenza, il Collegio del Senatori Questori e il Consiglio di Presidenza:

            a voler valutare modalità e tempi per il rientro nell'Amministrazione del Senato dei consiglieri attualmente fuori ruolo;

            a modificare l'articolo 50 del Testo Unico delle Norme regolamentari dell'Amministrazione riguardante il personale del Senato della Repubblica, nel senso di sopprimere la possibilità per i Consiglieri Parlamentari di prestare servizio in posizione di fuori ruolo, mantenendo il diritto all'intero trattamento economico a carico del Senato.

G14

STUCCHI, COMAROLI, BITONCI, ARRIGONI, BELLOT, BISINELLA, CALDEROLI, CANDIANI, CENTINAIO, CONSIGLIO, CROSIO, DAVICO, DIVINA, MUNERATO, STEFANI, VOLPI

Non posto in votazione (*)

Il Senato,

        premesso che:

            l'aggravarsi del contesto economico finanziario del Paese da alcuni anni ha spinto ad adottare disposizioni normative, seppur non sempre efficaci, miranti ad azioni di revisione della spesa e di compressione del costo della macchina pubblica in generale;

            a questo sforzo sono chiamate tutte le articolazioni dello Stato, pur mantenendo chiaro l'obiettivo di preservarne la funzionalità e la possibilità di svolgere adeguatamente i compiti costituzionalmente assegnati a ciascun ente;

            i due rami del Parlamento, seppure nell'ambito della propria autonomia, sono chiamate non solo economicamente ma anche moralmente a continuare lo sforzo di riorganizzazione e di razionalizzazione in parte già avviato negli ultimi anni, verificando le possibilità di riduzione delle inefficienze e di riduzione delle proprie spese di funzionamento;

            a tale obiettivo devono concorrere parimenti i componenti politici del Senato e la struttura permanente dell'organismo, anche per rispondere ad una domanda di austerità e di risparmio fortemente richiesta dall'opinione pubblica;

        impegna il Collegio dei Questori e l'Ufficio di Presidenza, per quanto di rispettiva competenza, ad adottare ogni opportuna iniziativa volta a ridurre e razionalizzare le spese di funzionamento del Senato della Repubblica.

________________

(*) Accolto dai senatori Questori

G15

STUCCHI, COMAROLI, BITONCI, ARRIGONI, BELLOT, BISINELLA, CALDEROLI, CANDIANI, CENTINAIO, CONSIGLIO, CROSIO, DAVICO, DIVINA, MUNERATO, STEFANI, VOLPI

Non posto in votazione (*)

Il Senato,

        premesso che:

            l'aggravarsi del contesto economico finanziario del Paese da alcuni anni ha spinto ad adottare disposizioni normative, seppur non sempre efficaci, miranti ad azioni di revisione della spesa e di compressione del costo della macchina pubblica in generale:

            a questo sforzo sono chiamate tutte le articolazioni dello Stato, pur mantenendo chiaro l'obiettivo di preservarne la funzionalità e la possibilità di svolgere adeguatamente i compiti costituzionalmente assegnati a ciascun ente;

            i due rami del Parlamento, seppure nell'ambito della propria autonomia, sono chiamate non solo economicamente ma anche moralmente a continuare lo sforzo di riorganizzazione e di razionalizzazione in parte già avviato negli ultimi anni, verificando le possibilità di riduzione delle inefficienza e di riduzione delle proprie spese di funzionamento;

            allo stesso tempo tuttavia è necessario non procedere all'interno di una struttura complessa ed articolata come il Senato a metodologie di mero taglio lineare, ma occorre valutare quali siano gli uffici che, all'interno del Senato stesso, svolgono compiti maggiormente delicati o siano titolari di moli di lavoro, attribuite dal regolamento interno, superiori a quelle di altri uffici,

        impegna il Collegio dei Questori e l'Ufficio di Presidenza del Senato, per quanto di propria competenza, a procedere ad una costante razionalizzazione e contenimento delle spese di funzionamento che tenga conto dei compiti e dei carichi di lavoro specifici di ciascun ufficio al fine di non pregiudicarne la funzionalità.

________________

(*) Accolto dai senatori Questori

G16

STUCCHI, COMAROLI, BITONCI, ARRIGONI, BELLOT, BISINELLA, CALDEROLI, CANDIANI, CENTINAIO, CONSIGLIO, CROSIO, DAVICO, DIVINA, MUNERATO, STEFANI, VOLPI

Non posto in votazione (*)

Il Senato,

        premesso che:

            i criteri di economicità ed efficienza cui tutta la pubblica amministrazione deve tendere nella amministrazione di fondi pubblici deve necessariamente essere accompagnata da una costante ricerca della massima trasparenza del proprio operato, in particolare per quel che riguarda la destinazione dei propri fondi;

            nella loro autonomia, i due rami del Parlamento sono oggi chiamati al pari della classe politica e dell'intero apparato statale a rendere conto finanziariamente e moralmente delle proprie scelte di spesa e a divulgarle al fine di permettere ai cittadini di avere contezza dell'impiego dei fondi e della scelta dei fornitori e delle forniture, anche a garanzia della correttezza di tali scelte;

            anche per effetto della normativa comunitaria si è notevolmente ampliata nel nostro Paese la legislazione di riferimento in materia di trasparenza degli appalti e di procedure ad evidenza pubblica per l'acquisizione di servizi da parte della Pubblica amministrazione,

        impegna il Collegio dei Questori e I'Ufficio di Presidenza del Senato, per quanto di propria competenza, ad agire per garantire la massima trasparenza in tutte le procedure per l'acquisto di beni, servizi o altre forniture da parte del Senato.

________________

(*) Accolto dai senatori Questori

G17

NUGNES, SANTANGELO, CASALETTO, BERTOROTTA, TAVERNA, AIROLA, BATTISTA, BENCINI, BIGNAMI, BLUNDO, BOCCHINO, BUCCARELLA, BULGARELLI, CAMPANELLA, CAPPELLETTI, CASTALDI, CATALFO, CIAMPOLILLO, CIOFFI, COTTI, CRIMI, DE PIETRO, DONNO, ENDRIZZI, FATTORI, FUCKSIA, GAETTI, GIARRUSSO, GIROTTO, LEZZI, LUCIDI, MANGILI, MARTELLI, MARTON, MOLINARI, MONTEVECCHI, MORONESE, MORRA, MUSSINI, PAGLINI, PEPE, PETROCELLI, PUGLIA, ROMANI MAURIZIO, SCIBONA, SERRA, SIMEONI, VACCIANO

Respinto

Il Senato,

        valutato il progetto di bilancio interno per il 2013,

        considerato, in particolare, che nell'ambito delle spese di funzionamento si registra, tra l'altro:

            il capitolo «Cerimoniale e rappresentanza» segna una integrale invarianza tra il bilancio 2012 ed il bilancio 2013, pari a 2.026.000 euro;

            il capitolo «Studi, ricerche, documentazione e informazione», registra un incremento rispetto al bilancio 2012, pari al 7,82 per cento;

            il capitolo «Manutenzione ordinaria» segna un incremento del 15.56 per cento; quello «Acquisto di beni e materiali di consumo», ben il 60,74 per cento,

        impegna, per quanto di rispettiva competenza, il Collegio dei Senatori Questori e il Consiglio di Presidenza a provvedere ad una riduzione del 50 per cento delle spese dei capitoli di bilancio citati in premessa.

G18

SANTANGELO, CASALETTO, BERTOROTTA, TAVERNA, AIROLA, BATTISTA, BENCINI, BIGNAMI, BOCCHINO, BULGARELLI, CAMPANELLA, CAPPELLETTI, CASTALDI, CATALFO, CIAMPOLILLO, CIOFFI, COTTI, CRIMI, DE PIETRO, DONNO, ENDRIZZI, FATTORI, FUCKSIA, GAETTI, GIARRUSSO, GIROTTO, LEZZI, LUCIDI, MANGILI, MARTELLI, MARTON, MOLINARI, MONTEVECCHI, MORONESE, MORRA, MUSSINI, NUGNES, PAGLINI, PEPE, PETROCELLI, PUGLIA, ROMANI MAURIZIO, SCIBONA, SERRA, SIMEONI, VACCIANO

Respinto

Il Senato,

        valutato il progetto di bilancio interno per il 2013,

        considerato, in particolare, che nell'ambito delle spese di funzionamento si registra, tra l'altro una spesa per il capitolo «Cerimoniale e rappresentanza» pari a 2.026.000 euro,

        impegna, per quanto di rispettiva competenza, il Collegio dei Senatori Questori e il Consiglio di Presidenza a voler ridurre del 50 per cento le spese di detto capitolo, con particolare riferimento a quelle concernenti le iniziative istituzionali, culturali e sociali.

G19

SANTANGELO, CASALETTO, BERTOROTTA, TAVERNA, AIROLA, BATTISTA, BENCINI, BIGNAMI, BLUNDO, BOCCHINO, BUCCARELLA, BULGARELLI, CAMPANELLA, CAPPELLETTI, CASTALDI, CATALFO, CIAMPOLILLO, CIOFFI, COTTI, CRIMI, DE PIETRO, DONNO, ENDRIZZI, FATTORI, FUCKSIA, GAETTI, GIARRUSSO, GIROTTO, LEZZI, LUCIDI, MANGILI, MARTELLI, MARTON, MOLINARI, MONTEVECCHI, MORONESE, MORRA, MUSSINI, NUGNES, PAGLINI, PEPE, PETROCELLI, PUGLIA, ROMANI MAURIZIO, SCIBONA, SERRA, SIMEONI, VACCIANO

V. testo 2

Il Senato,

        valutato il progetto di bilancio interno per il 2013;

        considerato, in particolare, che nell'ambito delle spese di funzionamento si registra, tra l'altro una spesa per il capitolo «Contributi e sussidi» pari a 1.744.000 euro,

        impegna, per quanto di rispettiva competenza, il Collegio dei Senatori Questori e il Consiglio di Presidenza a voler ridurre del 50 per cento le spese di detto Capitolo, con particolare riferimento a quelle concernenti i «Contributi a fondazioni culturali, ad altri soggetti ed a terzi», i «Contributi e sussidi per conto dell'Istituto» ed i «Contributi per il Circolo di Palazzo Madama».

G19 (testo 2)

SANTANGELO, CASALETTO, BERTOROTTA, TAVERNA, AIROLA, BATTISTA, BENCINI, BIGNAMI, BLUNDO, BOCCHINO, BUCCARELLA, BULGARELLI, CAMPANELLA, CAPPELLETTI, CASTALDI, CATALFO, CIAMPOLILLO, CIOFFI, COTTI, CRIMI, DE PIETRO, DONNO, ENDRIZZI, FATTORI, FUCKSIA, GAETTI, GIARRUSSO, GIROTTO, LEZZI, LUCIDI, MANGILI, MARTELLI, MARTON, MOLINARI, MONTEVECCHI, MORONESE, MORRA, MUSSINI, NUGNES, PAGLINI, PEPE, PETROCELLI, PUGLIA, ROMANI MAURIZIO, SCIBONA, SERRA, SIMEONI, VACCIANO

Respinto

Il Senato,

        valutato il progetto di bilancio interno per il 2013;

        considerato, in particolare, che nell'ambito delle spese di funzionamento si registra, tra l'altro una spesa per il capitolo «Contributi e sussidi» pari a 1.324.000 euro,

        impegna, per quanto di rispettiva competenza, il Collegio dei Senatori Questori e il Consiglio di Presidenza a valutare l'opportunità di ridurre del25 per cento le spese di detto Capitolo, con particolare riferimento a quelle concernenti i «Contributi a fondazioni culturali, ad altri soggetti ed a terzi», i «Contributi e sussidi per conto dell'Istituto» ed i «Contributi per il Circolo di Palazzo Madama».

G20

SANTANGELO, BERTOROTTA, TAVERNA, AIROLA, BATTISTA, BENCINI, BIGNAMI, BLUNDO, BOCCHINO, BUCCARELLA, BULGARELLI, CAMPANELLA, CAPPELLETTI, CASTALDI, CATALFO, CIAMPOLILLO, CIOFFI, COTTI, CRIMI, DE PIETRO, DONNO, ENDRIZZI, GAETTI, GIARRUSSO, GIROTTO, LEZZI, LUCIDI, MANGILI, MARTELLI, MARTON, MOLINARI, MONTEVECCHI, MORONESE, MORRA, MUSSINI, NUGNES, PAGLINI, PEPE, PETROCELLI, PUGLIA, ROMANI MAURIZIO, SCIBONA, SERRA, SIMEONI, VACCIANO

Non posto in votazione (*)

Il Senato,

        valutato il progetto di bilancio interno per il 2013,

        premesso che:

            l'opera di razionalizzazione dei costi delle istituzioni (centrali e periferiche) non solo si rivela urgente sotto il profilo strettamente «contabile», ma si rende assolutamente necessaria per tentare di riavvicinare i cittadini alle istituzioni, confermandole all'andamento della vita economica del Paese;

            i costi abnormi delle nostre istituzioni democratiche e rappresentative, oltre a incidere pesantemente sulla struttura della spesa pubblica, costituiscono un fattore decisivo di blocco del «sitema Italia», della sua competitività interna e della sua capacità di attrarre investimenti esterni,

        impegna, per quanto di rispettiva competenza, il Collegio dei Senatori Questori e il Consiglio di Presidenza, a procedere immediatamente ad una revisione delle attuali convenzioni tra il Senato della Repubblica e le compagnie aeree, al fine di realizzare un contenimento dei costi dei voli, nonché a valutare la possibilità di stipulare convenzioni anche con compagnie aeree «Low cost».

________________

(*) Accolto dai senatori Questori

G21

SANTANGELO, CASALETTO, BERTOROTTA, TAVERNA, AIROLA, BATTISTA, BENCINI, BIGNAMI, BLUNDO, BOCCHINO, BUCCARELLA, BULGARELLI, CAMPANELLA, CAPPELLETTI, CASTALDI, CATALFO, CIAMPOLILLO, CIOFFI, COTTI, CRIMI, DE PIETRO, DONNO, ENDRIZZI, FATTORI, FUCKSIA, GAETTI, GIARRUSSO, GIROTTO, LEZZI, LUCIDI, MANGILI, MARTELLI, MARTON, MOLINARI, MONTEVECCHI, MORONESE, MORRA, MUSSINI, NUGNES, ORELLANA, PAGLINI, PEPE, PETROCELLI, PUGLIA, ROMANI MAURIZIO, SCIBONA, SERRA, SIMEONI, VACCIANO

V. testo 2

Il Senato,

        valutato il progetto di bilancio interno per il 2013,

        premesso che l'utilizzo delle tecnologie digitali può rappresentare una rilevantissima risorsa per l'efficienza e la produttività dell'apparato amministrativo del Senato. In tale prospettiva, il tema della dematerializzazione documentale - foriero di evidenti ed immediati benefici di carattere economico, gestionale ed ambientale - deve costituire un obiettivo primario non solo dell'attività dell'amministrazione del Senato, ma anche di quella dei Gruppi parlamentari e degli Onorevoli Senatori,

        impegna il Consiglio di Presidenza e, in particolare, il Collegio dei Questori ad adottare ogni provvedimento necessario al fine di consentire la presentazione di disegni di legge, di emendamenti, di atti di sindacato ispettivo ed atti di indirizzo in formato esclusivamente elettronico, anche attraverso lo sviluppo di strumenti di posta elettronica certificata.

G21 (testo 2)

SANTANGELO, CASALETTO, BERTOROTTA, TAVERNA, AIROLA, BATTISTA, BENCINI, BIGNAMI, BLUNDO, BOCCHINO, BUCCARELLA, BULGARELLI, CAMPANELLA, CAPPELLETTI, CASTALDI, CATALFO, CIAMPOLILLO, CIOFFI, COTTI, CRIMI, DE PIETRO, DONNO, ENDRIZZI, FATTORI, FUCKSIA, GAETTI, GIARRUSSO, GIROTTO, LEZZI, LUCIDI, MANGILI, MARTELLI, MARTON, MOLINARI, MONTEVECCHI, MORONESE, MORRA, MUSSINI, NUGNES, ORELLANA, PAGLINI, PEPE, PETROCELLI, PUGLIA, ROMANI MAURIZIO, SCIBONA, SERRA, SIMEONI, VACCIANO

Non posto in votazione (*)

Il Senato,

        valutato il progetto di bilancio interno per il 2013,

        premesso che l'utilizzo delle tecnologie digitali può rappresentare una rilevantissima risorsa per l'efficienza e la produttività dell'apparato amministrativo del Senato. In tale prospettiva, il tema della dematerializzazione documentale - foriero di evidenti ed immediati benefici di carattere economico, gestionale ed ambientale - deve costituire un obiettivo primario non solo dell'attività dell'amministrazione del Senato, ma anche di quella dei Gruppi parlamentari e degli Onorevoli Senatori,

        impegna il Consiglio di Presidenza e, in particolare, il Collegio dei Questori ad adottare ogni provvedimento necessario al fine di consentire la presentazione di disegni di legge, di emendamenti, di atti di sindacato ispettivo ed atti di indirizzo in formato elettronico, anche attraverso lo sviluppo di strumenti di posta elettronica certificata.

________________

(*) Accolto dai senatori Questor

i

Allegato B

Integrazione all'intervento del senatore Colucci nella discussione congiunta dei Docc. VIII nn. 1 e 2

Chiedo quali giovani intenderanno nel futuro partecipare ai concorsi pubblici del Senato se non vi sarà certezza sull'effettività della retribuzione che sarà percepita nell'arco della permanenza negli organici del Senato.

Vi è poi la necessità di dare un assetto definitivo alla struttura dell'Amministrazione. Mi riferisco alle posizioni di Capi servizio e di Vice Segretario generale allo stato non coperte. Queste nomine - mi permetto di dare un suggerimento agli organi di direzione politica che deliberano in materia - dovranno tenere conto delle anzianità e delle capacità dei singoli.

Tra le misure che consentiranno la razionalizzazione e il contenimento delle spese per la parte relativa al personale vengono indicate, tra le altre, la riorganizzazione delle strutture del Senato, l'integrazione, d'intesa con la Camera dei deputati, dei Servizi di documentazione, informatica, logistica, gare e contratti, polo bibliotecario. Si tratta di questioni che tra loro si connettono e che, a mio avviso, trascendono la semplice logica del risparmio per giungere al tema del funzionamento della organizzazione del Senato, tema assai rilevante ed al quale ritengo che gli organi di direzione politica debbano porre la necessaria attenzione. Non dimentichiamo infatti che è la macchina amministrativa a fornirci i necessari supporti, ad attuare, anche sul piano amministrativo, gli indirizzi degli organi parlamentari.

Esperienze di integrazione di strutture sono già state sperimentate positivamente. La costituzione del polo bibliotecario fu oggetto di una convenzione stipulata dalle due amministrazioni nel 2007 mirante ad una unificazione delle biblioteche. Alla convenzione sono seguiti ulteriori addendum che hanno consentito di procedere ulteriormente nella direzione tracciata. Dunque si tratta di muoversi in coerenza con quanto già elaborato o realizzato nel passato nell'affrontare questi temi.

In questa prospettiva va poi considerata l'istituzione, con la legge n. 243 del 2012, dell'Ufficio parlamentare di bilancio le cui funzioni sono analiticamente definite dall'articolo 18 della stessa legge.

Quanto all'informatica, ritengo che, in virtù di scelte tecnologiche comuni, le architetture di base dei sistemi informatici di Camera e Senato siano oggi paragonabili e, in linea di principio, interoperabili.

Per quanto riguarda l'aspetto delle gare e dei contratti dovrà essere messa in campo un'attenta analisi dei servizi resi al fine di individuare aree comuni ed omogenee tra Camera e Senato.

Inoltre suggerisco che è necessario prestare attenzione e rigore nei confronti del personale delle aziende esterne che dovrebbe essere adeguatamente qualificato, e in modo particolare ai sub-appalti, che erogano attività e servizi al Senato, affinché possa essere garantita la regolarità degli stipendi e/o salari a scadenza mensile. In caso contrario si dovrebbe procedere in termini di risoluzione del contratto.

Queste considerazioni che offro all'attenzione dei senatori Questori potranno guidare la riflessione sulla prospettata riorganizzazione delle strutture del Senato.

Concordo con le considerazioni dei Questori sul rafforzamento dei criteri di trasparenza e pubblicità. Si tratta di un'esigenza particolarmente sentita, poiché i cittadini devono avere chiare le regole di funzionamento e le spese sostenute dal Senato. Anche questo aspetto ribadito dal senatore Pegorer.

Un tema che ritengo particolarmente importante è quello della comunicazione. Non solo quella riguardante i lavori dell'Assemblea e delle Commissioni e, più in generale, di tutti gli organi del Senato, penso ad esempio alle Giunte - ma anche a quella istituzionale. È importante infatti dare conto del concreto lavoro che qui si svolge e, nel contempo, definire una politica della comunicazione che valga a rendere sempre più vicina la collettività ai propri rappresentanti.

Passando ora ad esaminare le spese per i servizi e le forniture di supporto al funzionamento della istituzione, esprimo il mio apprezzamento, poiché queste voci registrano una riduzione significativa, anche se devo osservare come, in taluni comparti, vi sia la possibilità di migliorare il livello dei servizi.

La discussione sul bilancio interno è l'occasione, come accennavo all'inizio, di una riflessione generale sul funzionamento della nostra Istituzione. Essa è un momento conclusivo e nel contempo di partenza per il conseguimento di nuovi obiettivi. Molto è stato realizzato in termini di razionalizzazione e contenimento della spesa nella XVI legislatura.

Desidero quindi conclusivamente ringraziare i Questori per il documento che ci è stato sottoposto e per tutta la attività che giornalmente viene realizzata per fare fronte a tutti i problemi, grandi e piccoli, legati a quel funzionamento. Un ringraziamento all'amministrazione, dal Segretario Generale a tutto il personale, per il continuo supporto che offrono, con serietà e professionalità, ai senatori per il migliore espletamento dei compiti.

Pertanto a nome del Gruppo del PDL esprimo parere favorevole alla relazione e al bilancio che ci è stato presentato dagli onorevoli Questori.

Con riferimento all'intervento del Questore Bottici desidero in primo luogo chiarire che tali valutazioni vanno respinte totalmente. Il nostro esame del bilancio è basato su documenti veritieri sottoposti oggi all'Aula. I documenti sono stati elaborati in conformità alle regole contabili del Senato e il documento è trasparente e veritiero, tanto che, il Consiglio di Presidenza ha approvato il progetto di bilancio interno con la sola astensione della senatrice Bottici.

Polemiche come quelle sollevate dal Questore Bottici valgono solo ad alimentare il sentimento di antipolitica che è diffuso nell'opinione pubblica. È nostro dovere e obbligo cercare di rappresentare all'opinione pubblica i dati contabili in modo chiaro senza cedere alla tentazione di inutili demagogie.

VOTAZIONI QUALIFICATE EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA

SEGNALAZIONI RELATIVE ALLE VOTAZIONI EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA

Nel corso della seduta sono pervenute al banco della Presidenza le seguenti comunicazioni:

Docc. VIII nn.1 e 2:

sull'ordine del giorno G13 il senatore Marin avrebbe voluto esprimere un voto contrario;

sulla votazione finale del Doc. VIII, n. 2, il senatore Santangelo avrebbe voluto esprimere un voto di astensione.

Congedi e missioni

Sono in congedo i senatori: Abbado, Bubbico, Ciampi, Cucca, De Poli, Dirndin, Formigoni, Gasparri, Guerra, Minniti, Monti, Moscardelli, Parente, Pinotti, Stucchi, Vicari e Viceconte.

Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Chiti, Cociancich e Piccinelli, per attività della 14a Commissione permanente; Mussini, per attività dell'Assemblea parlamentare dell'Unione per il Mediterraneo; Gambaro, per attività dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa; Divina, per attività dell'Assemblea parlamentare dell'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE); De Pietro, Scilipoti e Uras, per attività dell'Assemblea parlamentare della NATO.

Consiglio di Stato, trasmissione di atti

Il Presidente del Consiglio di Stato, con lettera in data 28 ottobre 2013, ha inviato, ai sensi dell'articolo 20 della legge 21 luglio 2000, n. 205, il conto finanziario, per l'anno 2012, della Giustizia amministrativa, approvato dal Consiglio di Presidenza della Giustizia amministrativa nella seduta del 5 luglio 2013.

Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1a e alla 5a Commissione permanente (Atto n. 166).

Corte dei conti, trasmissione di relazioni sulla gestione finanziaria di enti

Il Presidente della Sezione del controllo sugli Enti della Corte dei conti, con lettere in data 31 ottobre 2013, in adempimento al disposto dell'articolo 7 della legge 21 marzo 1958, n. 259, ha inviato le determinazioni e le relative relazioni sulla gestione finanziaria:

del Centro servizi, assistenza, studi e formazione per l'ammodernamento delle Pubbliche Amministrazioni - FORMEZ PA, per gli esercizi 2011 e 2012 (Doc. XV, n. 69). Il predetto documento è stato deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 1a e alla 5a Commissione permanente;

dell'Istituto Superiore di Sanità (ISS), per gli esercizi 2011 e 2012 (Doc. XV, n. 70). Il predetto documento è stato deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5a e alla 12a Commissione permanente;

dell'Autorità portuale di Ravenna, per gli esercizi 2011 e 2012 (Doc. XV, n. 71). Il predetto documento è stato deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5a e alla 8a Commissione permanente.

Alle determinazioni sono allegati i documenti fatti pervenire dagli enti suddetti ai sensi dell'articolo 4, primo comma, della legge stessa.

Mozioni

PUPPATO, FEDELI, SCALIA, PALERMO, CASSON, DE MONTE, ICHINO, DALLA ZUANNA, BERGER, LO GIUDICE, PEZZOPANE, RICCHIUTI, GOTOR, FAVERO, DI BIAGIO, ALBANO, MINEO - Il Senato,

premesso che:

la situazione in cui versano le carceri italiane, con un sovraffollamento di molto superiore in molti degli istituti di pena rispetto alle soglie di tollerabilità, è tale da rendere inaccettabili le condizioni di vita per un gran numero di detenuti e rischia di mortificare lo stesso lavoro degli agenti della Polizia penitenziaria;

la Costituzione italiana prescrive espressamente all'articolo 27 che le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato;

i dati forniti dal Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria (Dap) al 30 settembre 2013 segnalano che a fronte di una capienza regolamentare complessiva di poco di circa 47.615 posti, i detenuti risultano essere oltre 64.758;

parallelamente al perpetuarsi della condizione sovraffollamento, particolarmente preoccupanti sono i dati riscontrati riguardanti i numerosi casi di suicidio nelle strutture penitenziarie del Paese, l'alta mortalità in carcere e il tasso di patologie mediche diffuse tra i detenuti (appena il 20 per cento dei detenuti risulta sano e privo di patologie) come documentato dall'associazione "Antigone" e dal sito del Garante dei detenuti della Sicilia;

la carenza di fondi destinati al lavoro in istituto, legata al sovrannumero, comporta un'oggettiva difficoltà nel favorire un percorso riabilitativo cosicché, nella maggioranza dei casi, la reclusione intramuraria risulta essere solo un'espiazione della pena, senza che si siano oggettivamente attivate significative iniziative di rieducazione e di reinserimento;

l'inadeguatezza e la fatiscenza delle strutture e dell'edilizia carceraria in generale, la carenza di personale amministrativo e della Polizia penitenziaria ampiamente sotto organico, per non parlare del numero irrisorio del numero di assistenti sociali, educatori e psicologi ed infine l'assenza in molti casi delle elementari norme igieniche e sanitarie hanno determinato il venire meno la funzione rieducativa della pena prevista dalla Costituzione assieme al carattere riabilitativo e risocializzante che dovrebbe avere;

considerato che:

come attestato dalle evidenze statistiche la causa del sovraffollamento non è il prodotto di un aumento della criminalità e d'altra parte il tasso di detenzione in Italia in rapporto alla popolazione risulta addirittura inferiore alla media europea;

vi è pero in Italia da ormai molti anni un grave abuso della legislazione penale con un numero sempre crescente di figure di reato, dovuta alla tendenza del legislatore ad un uso emergenziale dello strumento penale che lo porta a sanzionare penalmente numerosissime infrazioni di legge, con il risultato di rallentare ed ingolfare inutilmente la macchina giudiziaria;

l'inflazione legislativa che caratterizza il sistema penale aggrava la cronica lentezza della giustizia che in Italia produce un'abnorme presenza di detenuti in attesa di giudizio pari a più di un terzo della popolazione carceraria complessiva;

dai dati emerge che i reati con maggiore percentuale di presenza carceraria sono quelli legati alla detenzione e all'uso di sostanze stupefacenti, in moltissimi casi droghe leggere che in altri Paesi comunitari non vengono considerate proibite o comunque in quantità minime sono chiaramente legate alla condizione di tossicodipendenza delle persone imputate o condannate per tali reati;

l'alto numero di stranieri nelle carceri italiane è il prodotto delle fallimentari e criminogene politiche sull'immigrazione che hanno caratterizzato negli ultimi 10 anni il nostro Paese attraverso reati come quello di clandestinità che, sanzionando penalmente anche la sola presenza irregolare dello straniero sul territorio italiano, lo spinge inevitabilmente nella sfera dell'illegalità e della piccola delinquenza;

vi sono carceri completamente sgombre, edificate e mai utilizzate o parzialmente vuote che si potrebbero utilizzare se vi fossero gli investimenti necessari per la messa a norma e per la manutenzione, nonché per l'assunzione di un numero maggiore di operatori e di agenti di Polizia penitenziaria storicamente sotto dimensionati;

rilevato che:

il messaggio inviato alle Camere dal Presidente della Repubblica il 3 ottobre 2013 ha giustamente scosso l'opinione pubblica e tutto il mondo politico evidenziando la gravità del pronunciamento della Corte europea dei diritti dell'uomo che, con la sentenza dell'8 gennaio 2013, ha accertato che la situazione di sovraffollamento carcerario in cui i ricorrenti si sono trovati ha determinato la violazione da parte dell'Italia dell'art. 3 della Convenzione europea che, sotto la rubrica "proibizione della tortura", pone il divieto di pene e di trattamenti disumani o degradanti;

la Corte ha affermato, in particolare, che "la violazione del diritto dei ricorrenti di beneficiare di condizioni detentive adeguate non è la conseguenza di episodi isolati, ma trae origine da un problema sistemico risultante da un malfunzionamento cronico proprio del sistema penitenziario italiano, che ha interessato e può interessare ancora in futuro numerose persone" e che "la situazione constatata nel caso di specie è costitutiva di una prassi incompatibile con la Convenzione";

quanto ai rimedi al "carattere strutturale e sistemico del sovraffollamento carcerario" in Italia, la Corte ha richiamato la raccomandazione del Consiglio d'Europa "a ricorrere il più possibile alle misure alternative alla detenzione e a riorientare la loro politica penale verso il minimo ricorso alla carcerazione, allo scopo, tra l'altro, di risolvere il problema della crescita della popolazione carceraria";

ritenuto che:

non può in alcun modo essere ignorato il forte richiamo del Presidente della Repubblica, che, rifacendosi ai principi posti dall'art. 27 e dall'art. 117 della nostra Carta fondamentale, ha definito un dovere costituzionale di tutti i poteri dello Stato il far cessare la situazione di sovraffollamento carcerario entro il termine posto dalla Corte europea, imponendo interventi che riconducano comunque al rispetto della Convenzione sulla salvaguardia dei diritti umani;

l'omissione di tale dovere comporterebbe tra l'altro, come sottolinea lo stesso Capo dello Stato, ingenti spese derivanti dalle condanne dello Stato italiano al pagamento degli equi indennizzi previsti dall'art. 41 della Convenzione. Condanne che saranno prevedibilmente numerose considerato l'elevato numero di ricorsi ora sospesi ed a quelli che potranno essere proposti a Strasburgo;

le misure da prendere devono avere sia un effetto immediato per alleviare in modo significativo e comunque prima del prima del maggio 2014 la situazione di sovraffollamento, sia un carattere strutturale tale da impedire il riprodursi di tale condizione di sovraffolamento anche dopo una temporanea riconduzione del numero dei detenuti al di sotto del numero massimo di capienza degli istituti penitenziari,

impegna il Governo:

1) a rafforzare tra le misure di carattere strutturale già disposte con il decreto-legge n. 78 del 2013, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 94 del 2013: la riduzione dell'area applicativa della custodia cautelare in carcere, l'attenuazione degli effetti della recidiva quale presupposto ostativo per l'ammissione dei condannati alle misure alternative alla detenzione carceraria e l'aumento delle possibilità di accesso ai benefici penitenziari;

2) a stanziare le necessarie risorse finanziarie per la riqualificazione e il miglioramento delle strutture penitenziarie, l'adeguamento degli organici del personale penitenziario ed amministrativo, dei medici, degli infermieri, degli assistenti sociali, degli educatori e degli psicologi e il miglioramento del servizio sanitario penitenziario,

3) ad adoperarsi affinché ai detenuti siano offerte opportunità di lavoro in carcere, anche non retribuite, compatibili con le condizioni di detenzione, al fine di favorirne il reinserimento sociale;

4) a promuovere, in tempi rapidi, l'esame e l'eventuale approvazione da parte dell'Assemblea del disegno di legge delega AS 925, in materia di pene detentive non carcerarie e in materia di sospensione del procedimento con messa alla prova, già approvato dalla Camera dei deputati, che favorisca la prevalenza pene detenzione domiciliaria e della messa alla prova, limitatamente ai reati di minore gravità e di minore allarme sociale, nonché modalità alternative di espiazione di periodi terminali di detenzione;

5) ad inserire in tali provvedimenti di riforma una norma transitoria che permetta da subito l'applicazione, ove ne ricorrano i presupposti, della detenzione domiciliare come pena principale per i detenuti attualmente in carcere per reati per i quali è prevista la pena dell'arresto o della reclusione non superiore, nel massimo, a 3 anni, dando così a tali rimedi strutturali anche un effetto immediato di riduzione del numero di detenuti in carcere;

6) a promuovere una profonda riforma della "legge Fini-Giovanardi" (decreto-legge n. 272 del 2005, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 49 del 2006) che escluda la detenzione in carcere di coloro che hanno commesso reati minori, privi di reale offensività e rivelatisi inutili sotto il profilo del contrasto al consumo di droghe, legati alla detenzione e al consumo di sostanze stupefacenti, al fine di avviare, attraverso lo stanziamento di congrue risorse, efficaci programmi di recupero dei tossicodipendenti e di permettere l'immediata decarcerizzazione di migliaia di detenuti;

7) a promuovere la revisione di quelle norme sull'immigrazione che si sono rivelate in questi anni di fatto criminogene ed hanno spinto molti migranti irregolari a delinquere perché privi di percorsi legali di transito, integrazione o anche solo sopravvivenza nel nostro Paese;

8) ad avviare la decarcerizzazione dei soggetti psicopatici o tossicodipendenti, anche al fine di favorire un maggior grado di vivibilità negli istituti penitenziari, avendo riguardo per la dignità personale dei detenuti e per le condizioni di lavoro di tutto il personale che vi opera, nel pieno rispetto del dettato costituzionale nonché delle disposizioni dei numerosi atti internazionali sottoscritti dall'Italia;

9) ad adottare tali misure escludendo rigorosamente dal loro ambito di applicazione i reati di matrice mafiosa e terroristica, nonché tutte le fattispecie penali che riguardano i fenomeni di corruzione e di frode o evasione fiscale;

10) solo successivamente alla piena adozione di tali provvedimenti e una volta verificato gli effetti strutturali ed immediati di tali misure, a) a prendere in considerazione l'adozione di provvedimenti straordinari di clemenza che per la loro generalità possono incrinare la fiducia dei cittadini nella giustizia e nella sicurezza pubblica garantita dallo Stato, e b) ad elaborare proposte di indulto limitato a pochi anni ed di amnistia circoscritta ad un numero molto limitato di reati, tenendo conto che solo misure strutturali e preventive possono garantire l'efficacia di provvedimenti generalizzati di clemenza, al fine di conseguire una riduzione stabile e permanente del numero dei reclusi nelle carceri italiane.

(1-00177)

Interpellanze

D'ANNA, AIELLO, ARACRI, BARANI, BERNINI, BOCCA, BRUNI, CALIENDO, CARIDI, CERONI, COMPAGNA, D'AMBROSIO LETTIERI, DE SIANO, FALANGA, FASANO, GUALDANI, IURLARO, LIUZZI, LONGO Eva, MALAN, MAURO Giovanni, MILO, MINZOLINI, MUSSOLINI, PALMA, PELINO, PERRONE, PICCOLI, RAZZI, RIZZOTTI, ROSSI Luciano, SCOMA, SERAFINI, SIBILIA, TARQUINIO, VICECONTE, VILLARI, VOLPI, ZIZZA - Al Ministro della salute - Premesso che:

l'art. 15, comma 15, del decreto-legge n. 95 del 2012, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 135 del 2012, ha previsto l'adozione delle tariffe massime che le Regioni e le Province autonome possono corrispondere alle strutture accreditate "sulla base dei dati di costo disponibili e, ove ritenuti congrui ed adeguati, dei tariffari regionali";

seguendo la logica dell'imprescindibile e necessario collegamento tra tariffe e costi di produzione, tali previsioni sono state integrate con l'inserimento di un comma 17-bis che, per l'appunto, ai fini della determinazione del tariffario, ha previsto l'istituzione di una commissione tenuta a confrontarsi "con le associazioni maggiormente rappresentative a livello nazionale dei soggetti titolari di strutture private accreditate";

tale previsione normativa delinea un procedimento che nel giro di 105 giorni (cioè 15 giorni, a decorrere dalla data di entrata in vigore del decreto-legge n. 158 del 2012, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 189 del 2012, l'11 novembre 2012, per l'istituzione della Commissione, 60 giorni per la conclusione dei lavori e 30 giorni per la consultazione della Conferenza Stato-Regioni e per l'adozione del decreto) deve portare all'aggiornamento del tariffario, sulla base di tale confronto con le associazioni dei soggetti titolari di strutture private accreditate;

le associazioni di categoria, rappresentando direttamente le strutture associate, sono istituzionalmente in grado di offrire elementi fondamentali per la conoscenza dei meccanismi di controllo dei costi, a sua volta presupposto indefettibile, attraverso un'ottimizzazione dei processi produttivi, per la gestione più efficace ed efficiente, e quindi per una corretta determinazione delle tariffe;

i termini prescritti non sono stati rispettati, e, ad oggi, risultano ampiamente scaduti, senza che la commissione abbia mai neanche concretamente iniziato i lavori. La commissione, già istituita con notevole ritardo, e ben oltre il termine di scadenza si è, infatti, insediata solo il giorno 14 febbraio 2013. Ma da quella data nulla è stato fatto, ovvero non risulta agli interpellanti che i lavori si siano conclusi, e che vi sia stato confronto con le associazioni di categoria maggiormente rappresentative, nonostante anche il termine di 60 giorni "dalla data dell'insediamento", indicato quale termine di scadenza dal decreto ministeriale di nomina, ad oggi, sia largamente scaduto;

il Ministero della salute è per legge obbligato alla nomina di una commissione che deve confrontarsi con le associazioni sulle nuove tariffe, e la commissione è per legge tenuta a completare i lavori, in contraddittorio con le associazioni, entro 60 giorni, secondo quanto espressamente previsto anche dall'articolo 1 del decreto di nomina; quest'ultimo ha assegnato un termine di 60 giorni dall'insediamento per la conclusione dei lavori da parte della commissione, mentre dalla data di insediamento il 14 febbraio 2013 sono trascorsi oltre 8 mesi nella più totale inerzia;

tale ritardo arreca un grave danno, perché di fatto blocca e paralizza il processo di revisione delle tariffe, che il legislatore ha voluto e pensato come necessariamente basato sul confronto con le associazioni di categoria;

la revisione delle tariffe non è più procrastinabile, poiché le strutture, strette nella morsa di tariffe assolutamente non remunerative, non riescono più a sostenere neanche i costi di gestione, con inevitabile rischio di fallimento, e compressione dei livelli occupazionali; il che, vista la gravissima congiuntura economica che tutto il Paese sta attraversando, rende stringente la necessità di un'azione amministrativa efficace e efficiente, orientata a un consapevole e responsabile rispetto delle regole,

si chiede di sapere quali provvedimenti il Ministro in indirizzo intenda adottare affinché la commissione prevista dal comma 17-bis dell'art. 15 del decreto-legge 6 luglio 2012, n. 95, proceda senza indugio alcuno, essendo largamente scaduti tutti i termini di legge, al completamento dei lavori di revisione delle tariffe nel confronto dialettico con le associazioni di categoria maggiormente rappresentative.

(2-00090p. a.)

Interrogazioni

MAZZONI - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che:

la Giunta regionale toscana con la delibera del 27 febbraio 2013 n. 129, al fine di garantire il necessario coordinamento con le disposizioni contenute nell'art. 16-bis del decreto-legge n. 95 del 2012, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 135 del 2012, come modificato dalla legge di stabilità per il 2013 (legge n. 228 del 2012) e con il successivo decreto del Presidente del Consiglio dei ministri attuativo, ha modificato ed integrato gli indirizzi di gara per l'affidamento in concessione dei servizi di trasporto pubblico locale su gomma approvati con le delibere di Giunta n. 493 del 4 giugno 2012 e n. 612 del 10 luglio 2012 ed ha integrato le indicazioni inerenti alla rete dei servizi fornite dalle precedenti delibere n. 492 del 4 giugno 2012 e n. 721 del 6 agosto 2012;

a seguito di tali modifiche ed integrazioni la Giunta ha dato mandato alla struttura competente di procedere ad una integrazione e ripubblicazione dell'avviso di gara con conseguente riapertura dei termini per la presentazione delle manifestazioni d'interesse;

la partecipazione alla gara del gruppo francese Ratp Epic (Régie autonome des transports parisiens - Etabilissement public à caractère industriel et commercial) costituisce un'ipotesi più che probabile, non solo perché ampiamente annunciata dalla stampa, ma soprattutto perché coerente con la strategia del gruppo stesso, che da tempo persegue un consolidamento della propria presenza in Toscana come dimostra la partecipazione alla gara per l'acquisto di Ataf, l'azienda dei trasporti di Firenze;

considerato che, a quanto risulta all'interrogante:

la legislazione francese, con riferimento alla macroregione dell'Ile de France (comprensiva anche dell'area urbana della capitale), nega qualsiasi reciprocità di accesso alle imprese italiane o di altri Stati membri della UE non solo per quanto riguarda l'esercizio del trasporto pubblico locale, ma addirittura per la gestione delle reti infrastrutturali, l'uno e l'altra riservati in esclusiva alla società Ratp Epic;

questa circostanza, in ossequio ai princìpi sanciti dalla normativa vigente in materia di trasporto pubblico locale, preclude la partecipazione alla gara della Ratp Epic e delle società dalla stessa direttamente o indirettamente controllate;

la titolarità di affidamento diretto preclude altresì, secondo un ovvio principio generale, la possibilità per Ratp Epic di svolgere il ruolo di impresa ausiliaria, concedendo i propri requisiti in avvalimento a qualsivoglia impresa, sia essa controllata o terza;

le citate fattispecie si sono verificate nella gara celebrata per la cessione di Ataf, alla quale ha partecipato Autolinee Toscana SpA, indirettamente controllata da Ratp Epic, avvalendosi dei requisiti tecnici della propria controllante;

mentre la Regione Toscana ha da anni espletato le gare, anticipando l'attuazione del regolamento comunitario, le autorità francesi hanno per contro confermato la totale chiusura del mercato per l'Ile de France determinando: 1) l'impossibilità delle imprese europee di concorrere per l'aggiudicazione dei servizi relativi ad un vasto ed economicamente rilevantissimo ambito territoriale; 2) un indebito vantaggio competitivo in favore delle società del gruppo Ratp, che concorre alle gare indette per il trasporto pubblico locale negli altri Stati membri UE, avvalendosi della posizione di preminente rilievo tecnico e finanziario garantita da un ormai anacronistico ed indisturbato regime di monopolio;

in tale contesto, l'attuazione del principio di reciprocità nei confronti degli Stati membri UE che praticano un regime marcatamente protezionista non rappresenta pertanto una violazione del principio di concorrenzialità ma un rafforzamento dello stesso, in quanto mira a garantire l'effettiva parità di trattamento tra i competitor, e soprattutto non comporta una violazione delle norme comunitarie ed interne che regolano la materia, ma una puntuale applicazione delle stesse, tanto è vero che tutte le norme nazionali che hanno anticipato in Italia l'entrata in vigore del regolamento (CE) n. 1370/2007 si sono al contempo premurate di ribadire l'esclusione del monopolista;

tale esclusione, proprio perché sancita in un mercato ormai completamente aperto alla concorrenza, quale quello del trasporto pubblico locale in Italia, assume in definitiva il significato e la funzione di garanzia del principio di reciprocità rispetto alle imprese estere beneficiarie, nei rispettivi ordinamenti, di barriere di ingresso;

la prima delle normative sopra citate è stata dettata dall'art. 18, comma 2, lett. a), del decreto legislativo 19 novembre 1997, n. 422, tuttora in vigore, che vieta la partecipazione alle gare per l'aggiudicazione dei servizi pubblici locali alle "società che, in Italia o all'estero, gestiscono servizi in affidamento diretto o a seguito di procedure non ad evidenza pubblica, e delle società dalle stesse controllate o ad esse collegate, delle loro controllanti e delle società di gestione delle reti, degli impianti e delle altre dotazioni patrimoniali";

l'esclusione è stata pertanto ribadita, in termini sostanzialmente analoghi, in tutte le previsioni di legge che si sono succedute nel tempo per regolare la materia del trasporto pubblico locale;

occorre peraltro rilevare che rispetto alla holding del gruppo francese Ratp si realizzano entrambe le condizioni preclusive dettate dalle normative ricordate, essendo quest'ultima società gestore unico del servizio nell'Ile de France (il che impedisce l'affermarsi, in tale ambito territoriale, di una concorrenza nel mercato e per il mercato);

ciò appare perfettamente coerente con il ricorso avanzato al Tar della Toscana con cui è stato censurato l'avviso di indizione della gara nella parte in cui all'apparente forma "bifasica" della procedura non corrisponde una effettiva prequalifica dei candidati, che avrebbe consentito di verificare in capo a questi il possesso dei requisiti di legge, prima di ammetterli alla presentazione delle offerte;

va altresì precisato che la società Ratp cade nel divieto di partecipazione alle procedure concorsuali italiane per altri due motivi: la società Ratp è destinataria di un affidamento di servizi in house ai sensi della legge francese n. 2009/1503 dell'8 dicembre 2009. Tale condizione ricade ai sensi dell'art. 5, par. 2, lett. b), del regolamento (CE) n. 1370/2007 nel divieto di partecipazione a procedure concorsuali al di fuori del proprio bacino amministrativo; inoltre, anche nell'ipotesi in cui il regime di affidamento di Ratp non fosse inquadrabile nell'ambito dell'in house providing, va evidenziato che il legislatore francese, con la citata legge del 2009, ha prorogato l'affidamento dei servizi alle seguenti scadenze: servizi automobilistici 31 dicembre 2024; servizi tramviari 31 dicembre 2029; servizi metropolitani 31 dicembre 2039;

secondo le normative vigenti, Ratp, dunque, è tributaria di un affidamento non conforme al diritto comunitario e sfrutta questo vantaggio competitivo turbando la concorrenza sui mercati diversi dal proprio,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo abbia intenzione di intervenire con azioni di propria competenza o di vigilare per scongiurare che la gara indetta dalla Regione Toscana venga turbata dalla concorrenza, che l'interrogante ritiene a tutti gli effetti illegittima, da parte di una società monopolista francese che compra la gestione dei servizi in Italia investendo soldi pubblici stranieri in danno delle società italiane.

(3-00463)

Interrogazioni orali con carattere d'urgenza ai sensi dell'articolo 151 del Regolamento

D'AMBROSIO LETTIERI, LIUZZI, AMORUSO, AZZOLLINI, BRUNI, BRUNO, CASSANO, IURLARO, PERRONE, TARQUINIO, ZIZZA - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca - Premesso che:

il sistema universitario nazionale italiano, nonostante le innovazioni introdotte negli ultimi anni, necessita di una serie di cambiamenti che mirino ad arginare la lenta ma progressiva marginalizzazione di molti singoli atenei;

le risorse economiche assegnate negli ultimi tempi al sistema universitario italiano nel suo complesso sono pesantemente diminuite anche a causa della grave crisi economica in cui versa il nostro Paese;

il sistema universitario italiano, comunque, pur con molte difficoltà, continua a svolgere un fondamentale e strategico ruolo per il futuro del Paese e la formazione delle nuove generazioni;

premesso, inoltre, che:

il decreto ministeriale del 9 agosto 2013, n. 713, "Decreto criteri e contingente assunzionale delle Università statali per l'anno 2013", registrato dalla Corte dei conti il 26 settembre 2013, stabilisce la distribuzione del contingente di risorse espresso in termini di "punti organico", parametro di riferimento per l'assunzione del personale di ruolo e dei ricercatori a tempo determinato;

i criteri di assegnazione dei punti organico per l'anno corrente avrebbero dovuto essere ridefiniti con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri su proposta del Ministro dell'istruzione, di concerto con i Ministri dell'economia e delle finanze e per la pubblica amministrazione e innovazione come statuito dall'articolo 7 del decreto legislativo n. 49 del 2012, recante "Disciplina per la programmazione, il monitoraggio e la valutazione delle politiche di bilancio e di reclutamento degli atenei";

l'attribuzione, poi, a ciascuna università del contingente delle assunzioni avrebbe dovuto effettuarsi con decreto del Ministro dell'istruzione a norma dell'articolo 14, comma 3, del decreto-legge n. 95 del 2012, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 135 del 2012, tenuto conto di quanto previsto dal citato articolo 7 del decreto legislativo n. 49 del 2012;

la riformulazione dei criteri di ripartizione delle risorse derivanti dal turnover per il 2013, applicando meccanicamente le previsioni stabilite per l'anno 2012 dal decreto legislativo n. 49 del 2012, non ha tenuto in conto le conseguenze derivanti dai nuovi vincoli di sistema imposti dalle leggi di stabilità ovvero, in particolare, il vincolo di procedere ad assunzioni di personale a tempo indeterminato e di ricercatori a tempo determinato nel limite di un contingente corrispondente ad una spesa pari al 20 per cento di quella relativa al corrispondente personale complessivamente cessato dal servizio nell'anno precedente;

premesso, infine, che:

l'applicazione nel 2013 delle previsioni contenute nel decreto legislativo n. 49 del 2012, consentendo una distribuzione dei punti organico "variabile" dal 6,9 al 213 per cento del turnover del 2012, ha determinato, quindi, un'evidente disparità di trattamento fra i diversi atenei;

in particolare, lo schema di ripartizione del 2013 favorisce in maniera considerevole gli atenei che si trovano in una situazione economico-finanziaria molto solida a discapito di un ampio numero di atenei che pure hanno una situazione economico-finanziaria positiva o in via di risanamento;

lo schema di ripartizione del 2013, infatti, determina la distribuzione dei punti organico in base a indicatori legati al bilancio ovvero direttamente collegati al livello di tassazione degli studenti;

considerato che:

secondo le previsioni del decreto 2013, inoltre, le risorse provenienti da tutte le università (in misura consistente riferibili alle università del Centro-Sud) potranno essere utilizzate per finanziare le assunzioni negli atenei che dispongono del miglior indicatore Isef (presenti in maggioranza al Nord);

la nuova modalità di gestione del turnover e la conseguente nuova ripartizione dei punti organico (un "punto organico" equivale al costo medio annuale di un professore ordinario) produce, a giudizio degli interroganti, un'evidente effettiva disparità fra le diverse università presenti sul territorio italiano in quanto consente ad alcune di ottenere un turnover effettivo molto alto, tale da poter assumere anche il triplo del personale cessato dal servizio, mentre ad altre non è garantita neanche la copertura dei posti resisi vacanti;

in sostanza, tale meccanismo sottrae alcuni punti organico derivanti dai pensionamenti di alcuni atenei per assegnarli ad altri secondo modalità che, invece di tenere conto della virtuosità di ciascun ateneo, come in passato, assegna punti organico extra agli atenei con più alto valore Isef (indice calcolato in base alle spese del personale, alle tasse universitarie e all'indebitamento);

tra gli atenei penalizzati da tale perverso meccanismo potrebbero figurare le università "La Sapienza" di Roma, "Federico II" di Napoli e "Aldo Moro" di Bari; al contrario, il primo ateneo in classifica per la quantità di risorse ottenute potrebbe risultare la scuola superiore "Sant'Anna" di Pisa;

tale meccanismo, ad avviso degli interroganti, invece di riconoscere e premiare gli sforzi compiuti da numerosi atenei per risanare la propria posizione, pur nell'esiguità delle risorse, favorisce solo alcuni noti poli universitari;

considerato, inoltre, che:

la modalità di calcolo potrebbe comportare, nei prossimi anni, pur con un turnover complessivo del sistema superiore al 50 per cento, un progressivo impoverimento dei punti organico ed una drastica riduzione del personale con conseguente pregiudizio per la prosecuzione della didattica;

le università che risulterebbero penalizzate, al fine di migliorare l'indicatore Isef e non subire ulteriori sottrazioni di punti organico, potrebbero decidere di promuovere un aumento delle tasse degli studenti e un'ulteriore diminuzione delle assunzioni di personale;

tale scelta non faciliterebbe l'accesso degli studenti agli studi universitari e peggiorerebbe la qualità della didattica;

l'indicatore Isef non può, ad avviso degli interroganti, essere assunto quale principale elemento di sostenibilità economica e finanziaria anche in considerazione del fatto che il livello di tassazione di ciascun ateneo è correlato al contesto sociale e territoriale di riferimento;

considerato, infine, che:

a differenza dei "punti organico" stabiliti nel 2012, il decreto ministeriale del 2013, pur applicando le stesse modalità dell'anno precedente, non prevede, inoltre, neanche un tetto massimo alla percentuale di ulteriori punti organico;

il decreto ministeriale del 2012, infatti, al fine di evitare paradossali squilibri, prevedeva un tetto massimo alla percentuale di punti organico aggiuntivi ovvero, ai fini del calcolo dei punti organico che ciascun ateneo avrebbe ottenuto con la sola applicazione del decreto legislativo n. 49 del 2012, vi era la limitazione per la quale tali punti organico non potevano comunque eccedere il 50 per cento di quelli rivenienti dai pensionamenti di quell'ateneo;

occorre ripristinare con urgenza, in conformità con il dettato dell'art. 7, comma 6, del decreto legislativo n. 49 del 2102, anche per il 2013, la clausola di salvaguardia in base alla quale, per ciascuna università, è previsto, al massimo, il 50 per cento dei punti organico relativi alle cessazioni dei rapporti di lavoro dell'anno precedente;

preso atto che:

i punti organico determinati dal decreto ministeriale del 2013 sono, a parere degli interroganti, assolutamente squilibrati se confrontati con quelli precedenti;

negli ultimi anni si è registrata una consistente riduzione della spesa per il personale,

si chiede di sapere se il Ministro intenda intervenire con urgenza, nei modi e con i mezzi che riterrà più opportuni, al fine di eliminare gli effetti palesemente sperequativi derivanti dall'applicazione del modello di ripartizione previsto dal decreto ministeriale 9 agosto 2012, n. 713, e consentire un equo turnover in tutti gli atenei italiani, privo di penalizzazioni o favoritismi.

(3-00464)

Interrogazioni con richiesta di risposta scritta

ZIZZA - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che:

il nuovo piano industriale di ENAV SpA ridimensiona, a partire dal 1° maggio 2014, le competenze del centro di controllo d'area di Brindisi, a beneficio di quello di Roma, per la fornitura dei servizi del traffico aereo nello spazio aereo del Tirreno orientale;

inoltre, sulla base del progetto di riforma "Single European Sky 2000+", in discussione nel Parlamento europeo e che prevede la riduzione dei centri di controllo d'area in tutta Europa, il centro di Brindisi è addirittura destinato, in una fase successiva, alla chiusura;

tale decisione avrà inevitabili ripercussioni sul piano occupazionale e può causare un pesante ridimensionamento in termini di traffico aereo sull'aeroporto di Brindisi, che pure è il punto di riferimento per una zona densamente abitata e fortemente attrattiva sul piano turistico;

la vicenda rappresenta, a parere dell'interrogante, un esempio evidente di come molto spesso le pur necessarie opere di razionalizzazione e miglioramento nell'utilizzo delle risorse a disposizione, se "calate dall'alto" senza analizzare le peculiarità dei singoli territori in cui si va ad intervenire, possano paradossalmente causare nuovi disagi,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto riportato e se, nell'ambito delle sue competenze, ritenga opportuno valutare interventi che vadano nel senso di contemperare la gestione efficiente delle risorse disponibili con la tutela sotto più profili, a partire da quelli dell'occupazione e del turismo, dei livelli e della qualità del traffico aereo dell'aeroporto di Brindisi.

(4-01096)

BAROZZINO - Al Ministro dello sviluppo economico - Premesso che:

RetItalia internazionale è la società di informatica in house all'Agenzia ex ICE, "Agenzia per la promozione all'estero e l'internazionalizzazione delle imprese italiane";

gli impiegati di RetItalia internazionale operano da circa 35 anni per la mission dell'ICE e, grazie alle competenze di tali professionisti dell'international technology, RetItalia internazionale è stata in grado di offrire servizi professionali integrati, su un ampio spettro di aree tematiche, attraverso un approccio basato sull'utilizzo di metodologie, conoscenze e innovative tecnologie informatiche;

il 22 gennaio 2013 l'Agenzia ha deliberato la vendita di RetItalia internazionale per un contratto quinquennale pari a 3 milioni annui (IVA inclusa), vale a dire circa 2,3 milioni di euro (IVA esclusa). Tale valore economico non consente la sopravvivenza lavorativa di più della metà del personale, poiché il costo della società è pari a circa 4,3 milioni;

in relazione alle fortissime preoccupazioni dei lavoratori di RetItalia internazionale legate al rischio elevatissimo di perdita del posto di lavoro per almeno la metà del personale nell'immediato, e dell'assoluta incertezza sul prossimo futuro per l'altra metà, si sono tenute alcune riunioni (tra maggio e giugno 2013) con i vertici dell'ex ICE e, a seguire, a luglio anche con il Vice Ministro dello sviluppo economico dottor Carlo Calenda;

nel corso di tali incontri ai rappresentanti dei lavoratori furono date assicurazioni che, prima della pubblicazione del bando di gara per la vendita di RetItalia internazionale, sarebbero stati informati sulle eventuali eccedenze che fossero emerse dalla relazione dell'advisor, al fine di trovare soluzioni per consentire la piena collocazione di tutti i lavoratori di RetItalia internazionale, non trascurando di sondare e percorrere anche soluzioni alternative alla vendita;

tale impegno non è stato mantenuto poiché i lavoratori non sono stati informati né su quanto è emerso dall'analisi effettuata, né sulle strategie da adottare per la salvaguardia dei 65 posti di lavoro degli impiegati di RetItalia internazionale;

considerato che:

risulterebbe che il contratto e il bando di gara siano già stati consegnati nei primi giorni di settembre 2013, rispettivamente all'Agenzia per l'Italia digitale e all'Autorità di vigilanza sui lavori pubblici, come se l'Agenzia ex ICE considerasse tali documenti segreti e ormai blindati;

dalle informazioni che i dipendenti sono riusciti ad ottenere risulterebbero la conferma del valore economico del contratto, pari a 3 milioni di euro inclusa IVA, che, come sopra evidenziato, è del tutto insufficiente per la garanzia dei livelli occupazionali e l'esclusione dal bando e dal contratto di 2 progetti di rilievo e di carattere strategico, assegnati nel 2011 e nel 2012 dal Ministero dello sviluppo economico quali il portale "Made in Italy" (un sistema di vetrine virtuali e commercio elettronico dei prodotti italiani sul mercato internazionale) e l'International trade hub-Italia (un portale sponsorizzato dal "Tavolo strategico nazionale per la trade facilitation" che consente alle imprese italiane di accedere da un unico punto a i tutti processi relativi all'internazionalizzazione);

ritenuto che:

per la società Buonitalia, partecipata al 10 per cento dall'Agenzia ex ICE, è stata individuata una soluzione che ha portato alla salvaguardia di tutti i lavoratori impiegati;

la pubblicazione del bando di gara, inizialmente prevista entro la prima metà di ottobre 2013, non è stata ancora effettuata;

per salvaguardare la dispersione delle professionalità e gli investimenti e per capitalizzare le risorse e le conoscenze professionali disponibili si ritiene che la soluzione meno rischiosa per la salvaguardia dei livelli occupazionali dei 65 lavoratori della società e per l'integrità del patrimonio informatico, sia quella di mantenere RetItalia internazionale nel circuito della pubblica amministrazione,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo intenda attivarsi, per quanto di competenza, per sospendere la procedura di vendita di RetItalia internazionale, garantirne gli attuali livelli occupazionali e mantenerla nel circuito della pubblica amministrazione.

(4-01097)

BIGNAMI, BLUNDO - Al Ministro dello sviluppo economico - Premesso che:

il presidente di Telecom in audizione presso le Commissioni 8ª (Lavori pubblici, comunicazioni) e 10ª (Industria, commercio, turismo) del Senato ha riferito che il 24 settembre 2013 l'azienda è venuta a conoscenza tramite comunicati stampa della modifica all'accordo parasociale tra gli azionisti Telco, in base al quale si è verificata una diluizione delle quote italiane all'interno del pacchetto azionario che porterà la società iberica Telefonica ad avere il controllo di Telco a decorrere dal 2014 e quindi a diventare l'azionista di riferimento di Telecom Italia;

l'operazione, che è avvenuta senza che fosse stato prima informato il Governo, a parere degli interroganti desta perplessità, coinvolgendo notevoli interessi pubblici generali;

Telefonica, azienda nata in Spagna nel 1924, attualmente possiede molti più debiti di Telecom Italia, quindi molto probabilmente con difficoltà deciderà in futuro di investire in Italia;

nel nostro Paese appaiono necessari ed urgenti investimenti sia sulla banda larga che sui processi di innovazione tecnologica, per ridurre il gap tecnologico nei confronti degli altri Paesi sviluppati;

considerato che:

Telecom Italia è in regime di concorrenza con Telefonica in alcuni mercati internazionali, in particolare in quelli sudamericani del Brasile e dell'Argentina; nello specifico in Brasile i 2 operatori sono concorrenti nel mercato della telefonia mobile, pertanto Telefonica potrebbe essere tentata di vendere Tim Brasil, eliminando un temibile concorrente; a tal riguardo occorre considerare che le autorità antitrust di Argentina e Brasile dovranno pronunciarsi in futuro indicando se gli spagnoli, già proprietari in quei Paesi della compagnia Vivo, debbano vendere le attività sudamericane del gruppo italiano, onde evitare un regime di monopolio;

inoltre l'operazione pone un serio rischio per la sicurezza delle informazioni sensibili veicolate dalla rete, come denunciato dal presidente del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica, Giacomo Stucchi;

desta, inoltre, molta preoccupazione il problema degli esuberi possibili di personale, sempre presenti in questi casi di fusione;

qualora Telefonica prendesse il controllo di Telecom Italia, l'operazione di scorporo della rete potrebbe essere rimandata; invece a giudizio degli interroganti la rete deve poter restare un bene comune con una governance pubblica tale da poter favorire la concorrenza fra i diversi operatori, garantendo così il concetto fondamentale assunto a livello europeo che va sotto il nome di "equivalence of input", cioè la possibilità di accedere alla rete con uguali condizioni e prerogative;

considerato inoltre che:

a quanto risulta agli interroganti tutti gli analisti economici italiani e gli esperti di finanza hanno individuato nella gestione di Colaninno prima e Tronchetti Provera-Ruggiero poi l'inizio del declino di Telecom, a causa di scelte industriali inequivocabilmente sbagliate; sotto la loro amministrazione, a parere degli interroganti, il gigante della telefonia nazionale, mal governato e spremuto oltre misura anche per pagare stipendi fuori da ogni controllo e ai limiti della decenza sociale per i loro dirigenti, si è indebitato in maniera eccezionale e non è riuscito ad evolversi tecnologicamente come le concorrenti straniere, rimanendo "fuori mercato";

a parere degli interroganti la responsabilità della situazione molto critica in cui versa attualmente Telecom Italia affonda le sue radici nel 1999, quando il Governo D'Alema permise a Colaninno di acquisire e privatizzare l'azienda, caricandola di miliardi di euro di debito, operazione che in molti Paesi è vietata,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo non intenda assumere, nell'ambito delle proprie competenze, le azioni necessarie a verificare la credibilità di Telefonica, affinché i recenti cambiamenti azionari non incidano sull'imprescindibilità di un piano adeguato di investimenti sulla rete telefonica, sul mantenimento ed il miglioramento del servizio offerto e sulla conservazione dei livelli occupazionali esistenti in azienda;

se non intenda assumere decisioni di competenza urgenti finalizzate ad attuare lo scorporo della rete di accesso di Telecom Italia, in modo che essa possa confluire in una new company pubblica che ne assuma il controllo, per esempio tramite l'intervento della Cassa depositi e prestiti;

se non voglia, nell'ambito delle proprie competenze, riconsiderare, anche attraverso iniziative normative, la possibilità di introdurre meccanismi risarcitori basati sul concetto giuridico della responsabilità individuale nei confronti dei soggetti che nella qualifica di alti dirigenti o top manager di aziende seppur private, ma di rilevantissimo interesse nazionale, pubblico e collettivo, abbiano portato l'azienda in uno stato di incredibile debolezza economico-finanziaria, per cause imputabili alla loro palese inadeguatezza professionale anche a fronte di lauti compensi percepiti;

se non ritenga che sia necessario, infine, assumere provvedimenti di competenza urgenti per garantire la sicurezza delle informazioni sensibili veicolate dalla rete, come sollecitato dal Copasir recentemente.

(4-01098)

BARANI - Al Ministro dell'interno - Premesso che, a quanto risulta all'interrogante:

in data 28 settembre 2013 undici consiglieri comunali di Aulla (Massa e Carrara), 5 di maggioranza e 6 di minoranza, presentavano formale e motivata mozione di sfiducia nei confronti del sindaco, Roberto Simoncini, ai sensi e per gli effetti dell'articolo 52 del testo unico degli enti locali, di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267;

il 30 settembre i preposti uffici comunali provvedevano a protocollare la mozione al n. 14568;

la mozione di sfiducia veniva puntualmente approvata nel corso del Consiglio comunale svoltosi in data 23 ottobre, comportando di fatto l'immediata decadenza del sindaco e della Giunta;

al di là dell'indubbio valore sotto il profilo amministrativo dell'atto, va sottolineata la valenza politica della mozione di sfiducia votata, oltre che da tutta la minoranza consiliare, anche da ben 7 consiglieri comunali di maggioranza;

nei giorni immediatamente successivi alla votazione veniva nominato un commissario prefettizio incaricato di guidare il Comune di Aulla fino alle prossime elezioni;

nel periodo che intercorre tra la presentazione della mozione di sfiducia e la sua votazione e conseguente approvazione in Consiglio comunale, sono state approvate numerose delibere di Giunta, tra cui la n. 183 del 16 ottobre 2013 con la quale si chiede, preventivamente, all'eventuale futuro commissario prefettizio il mantenimento in essere di 2 incarichi fiduciari affidati dal sindaco Simoncini ai sensi del testo unico, che, al comma 3 dell'articolo 110, prevede che tali incarichi, affidati con contratto a tempo determinato, "non possono avere durata superiore al mandato elettivo del sindaco o del presidente della provincia in carica";

la stessa delibera n. 183 del 16 ottobre 2013 specifica testualmente come "Entrambi i rapporti di lavoro hanno termine al momento della cessazione della carica del Sindaco per ogni causale";

gli incarichi in questione sono uno part time a 12 ore settimanali affidato ad un istruttore cat. C1 presso l'Ufficio segreteria alle dirette dipendenze del sindaco ai sensi dell'articolo 90 del testo unico; il secondo incarico, questo dirigenziale, è stato invece affidato ai sensi del già citato articolo 110 del testo unico e consta di 36 ore;

nel dettaglio, questo secondo incarico è stato conferito all'architetto Ivano Pepe in qualità di Dirigente del 1° Settore urbanistica, lavori pubblici, commercio del Comune, cioè il fulcro di ogni amministrazione comunale;

nella mozione di sfiducia al sindaco in più parti vengono richiamate, a sostegno di un atto politico comunque grave, motivazioni riferibili proprio ai settori affidati all'architetto Pepe. Tra l'altro nel documento di sfiducia si legge: "Atteso che manca un progetto conosciuto, realizzabile e condiviso di viabilità e che la provvisorietà e la precarietà paiono non dare spazio ad interventi definitivi". E ancora: "Atteso che perdura uno stato di abbandono delle frazioni e del centro";

una seconda delibera di Giunta, la n. 191 del 22 ottobre 2013, prevedeva poi l'autorizzazione allo scomputo degli oneri di urbanizzazione relative ad alcune pratiche presentate dalla ditta Edilmari Srl per la realizzazione di opere pubbliche richieste dall'amministrazione comunale di Aulla;

il progetto tecnico ed esecutivo delle opere di urbanizzazione da realizzare a scomputo è stato inoltrato ai preposti uffici comunali lo stesso 22 ottobre, per poi essere licenziato dalla Giunta nella serata del medesimo giorno, in spregio a qualsiasi doveroso ed opportuno approfondimento tecnico ed economico del caso;

la ditta Edilmari Srl risulta essere in liquidazione dal 4 novembre 2013;

a seguito della presentazione di una formale e motivata mozione di sfiducia, sottoscritta anche da parte della maggioranza consiliare, l'organismo amministrativo comunale soffre certamente di un chiaro deficit di legittimazione;

ragioni di opportunità politica nonché di trasparenza amministrativa dovrebbero indurre un sindaco sfiduciato dalla sua stessa maggioranza, anche se la stessa mozione non era stata ancora votata, ad astenersi da simili iniziative ed a procedere con delibere di Giunta sono in casi di estrema gravità o emergenza, non godendo più il primo cittadino dell'incondizionata fiducia dell'organismo che è chiamato a guidare in virtù del suo mandato;

da quanto risulta all'interrogante l'assessore Silvia Magnani avrebbe reso noto di non aver partecipato, come invece riportato sulla delibera n. 183, alla riunione della Giunta comunale del 16 ottobre;

anche a seguito dell'approvazione a maggioranza della mozione di sfiducia altri dirigenti e funzionari del Comune con incarichi per durata legati esclusivamente alla permanenza in carica del Sindaco hanno continuato a recarsi presso i propri uffici in Comune in funzione dei propri incarichi come se nulla fosse;

in particolare l'architetto Pepe, il cui contratto di lavoro è inequivocabilmente legato alla durata in carica del sindaco, anche successivamente alla decadenza di quest'ultimo a causa dell'approvazione della mozione di sfiducia, continuava ad emettere numerose determine dirigenziali anche dopo il 23 ottobre 2013, ergo la data ultima della sua legittima permanenza presso gli uffici comunali in virtù della natura dell'incarico conferitogli,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo, per quanto di competenza, non rinvenga profili di illegittimità circa una così copiosa e repentina approvazione di delibere di Giunta in un lasso temporale decisamente ristretto, per di più a seguito della presentazione di una formale mozione di sfiducia al sindaco;

se non ritenga che, con esclusivo riferimento alla delibera di Giunta n. 183 del 16 ottobre 2013, ai sensi della citata normativa vigente in materia e alla luce della tempistica e delle modalità della sua approvazione, l'atto sia da considerarsi nullo;

se risultino note le conseguenze in cui potrebbe intercorrere il commissario prefettizio in caso di favorevole accoglimento di quanto approvato con la delibera di Giunta n. 183;

se anche le determine dirigenziali emanate a seguito della sfiducia al sindaco dall'architetto Pepe, in quanto affidatario di incarico a tempo determinato ai sensi del dell'articolo 110, comma 1, del testo unico degli enti locali, di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, di fatto decaduto in data 23 ottobre 2013 ai sensi del comma 3 del medesimo testo unico, non siano da ritenersi un abuso, ergo illegittime e annullabili.

(4-01099)

SERRA, GAETTI, MOLINARI, BOCCHINO, SCIBONA, PAGLINI, CAPPELLETTI - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca - Premesso che:

nella legislazione universitaria italiana gli assegni di ricerca sono stati istituiti dall'articolo 51, comma 6, della legge 27 dicembre 1997, n. 449, e da ultimo ridisciplinati dall'articolo 22 della legge 30 dicembre 2010, n. 240, cosiddetta riforma Gelmini per l'università;

le selezioni pubbliche sono disciplinate da regolamenti degli atenei in conformità con i principi in materia statuiti dal regolamento per lo svolgimento dei concorsi pubblici approvato con decreto del Presidente della Repubblica 9 maggio 1994, n. 487, onde garantire i caratteri di economicità, pubblicità e trasparenza della procedura, con particolare riguardo ai termini per la presentazione della domanda di partecipazione fissati in 30 giorni dalla pubblicazione del bando in Gazzetta Ufficiale (articolo 4, comma 1) e all'efficacia della data di spedizione quale comprovata dall'ufficio postale accettante (articolo 4, comma 2), salvo che sia previsto l'invio a mezzo posta elettronica certificata;

risulta agli interroganti che:

l'università telematica "Pegaso" di Napoli avrebbe emesso con decreto rettorale del 16 settembre 2013, n. 81, un bando di selezione per l'attribuzione di un assegno di ricerca presso la facoltà di Giurisprudenza per il settore scientifico disciplinare di Diritto amministrativo-IUS/10, quale pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 4ª Serie "Concorsi ed esami" del 22 ottobre 2013, n. 84;

tuttavia il relativo bando, in violazione del regolamento e dei connessi principi a tutela dell'imparzialità della procedura, non solo avrebbe previsto un termine di presentazione della domanda pari a soli 8 giorni, ma viepiù avrebbe previsto l'efficacia della data di spedizione quale attestata dall'ufficio postale accettante, posto che neppure è contemplata la possibilità dell'invio della domanda e dei titoli a mezzo di posta elettronica certificata;

pertanto a parere degli interroganti si configura la pubblicazione di un bando per assegno di ricerca contenente evidenti regole tese ad aggravare enormemente le possibilità di massima partecipazione dei potenziali candidati alla procedura concorsuale, attraverso disposizioni in pacifica violazione di legge,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo, nell'ambito delle proprie competenze, intenda intervenire presso l'università telematica "Pegaso" di Napoli, affinché si provveda alla rettifica del bando per assegno di ricerca che a parere degli interroganti si pone in evidente violazione dei principi cardine in tema di massima partecipazione dei potenziali candidati alla procedura in conformità ai criteri previsti dal decreto del Presidente della Repubblica n. 487 del 1994;

se intenda assumere iniziative normative o adottare, ove ne ricorrano i presupposti, una circolare esplicativa al fine di garantire il pieno rispetto dei criteri previsti per lo svolgimento dei concorsi pubblici, assicurando i principi di massima partecipazione dei potenziali candidati alle procedure per l'attribuzione di assegni di ricerca negli atenei italiani.

(4-01100)

Interrogazioni, da svolgere in Commissione

A norma dell'articolo 147 del Regolamento, la seguente interrogazione sarà svolta presso la Commissione permanente:

8a Commissione permanente(Lavori pubblici, comunicazioni):

3-00463, del senatore Mazzoni, sulla partecipazione di una società francese alla gara per l'affidamento dei servizi di trasporto pubblico locale in Toscana.