DONAGGIO, NEROZZI, PASSONI - Al Ministro dello sviluppo economico - Premesso che:
la preoccupante situazione di crisi in cui da anni versa il settore termoelettrico in Italia ha subito negli ultimi tempi un grave peggioramento determinato dalla difficile congiuntura economica; ciò non ha fatto altro che aumentare il gap tra il nostro sistema di produzione energetico e quello degli altri Paesi europei che hanno sempre posto la dovuta attenzione a tale settore;
il forte calo della domanda e dunque della produttività ha già determinato la chiusura di alcune centrali elettriche con pesanti ripercussioni sia sul versante dell'occupazione che sull'efficienza complessiva del sistema elettrico del Paese;
il comparto termoelettrico italiano è pressato essenzialmente da due fattori: le importazioni di energia elettrica che, per ragioni di costo, rimangono invariate confermandosi al 14 per cento circa e la produzione da fonti energetiche rinnovabili che nel periodo 2007/2008 è passata dal 15,8 al 25,4 per cento grazie ai sistemi incentivanti e che, come è noto, viene dispacciata prioritariamente in rete;
in tale contesto, si registra un sensibile aumento sia del fotovoltaico che dell'eolico che in ragione della loro natura intermittente obbligano il sistema ad attrezzarsi per evitare il rischio di blak out. Se le previsioni di crescita ulteriore previste dal decreto ministeriale 5 maggio 2011 saranno confermate, si avranno rispettivamente 23.000 Mw fotovoltaici nel 2016 e 16.000 Mw eolici nel 2020;
tale situazione obbliga gli impianti termoelettrici ad un funzionamento discontinuo e concentrato nelle ore di più basso consumo; ciò determina un significativo aumento del costo di produzione che di fatto pone diverse centrali termoelettriche, anche di nuova costruzione, "fuori mercato" costringendole alla chiusura;
considerato che:
in mancanza di tempestivi interventi di sostegno a tale settore da parte del Governo di qui a breve molte ancora saranno le centrali elettriche che si vedranno costrette a chiudere con evidenti ricadute sul piano occupazionale e sociale nonché della competitività con gli altri Paesi europei e della competitività;
proprio allo scopo di contribuire alla messa a punto di una strategia energetica nazionale che possa risollevare in tempi rapidi le sorti del settore termoelettrico, le parti sociali più volte negli ultimi mesi hanno richiesto un incontro con il Ministro in indirizzo senza ottenere alcuna risposta,
si chiede di sapere:
quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda adottare, con la massima urgenza, per scongiurare la chiusura nei prossimi mesi di diverse centrali termoelettriche presenti sul territorio nazionale in considerazione sia dell'importanza strategica che esse hanno per lo sviluppo economico del nostro Paese sia delle pesanti ricadute che altre chiusure comporterebbero a livello occupazionale e sociale;
come intenda tutelare le tante competenze e professionalità che ivi operano e che non vanno disperse;
se non ritenga necessario convocare con la massima sollecitudine una conferenza nazionale sull'energia al fine di elaborare e adottare una strategia energetica nazionale che definisca una prospettiva di lungo periodo, capace di garantire la sicurezza degli approvvigionamenti e la sostenibilità ambientale ed economica della produzione di energia elettrica nel Paese, promuovendo un ampio confronto con i soggetti interessati, istituzionali, sociali ed economici;
se non ritenga opportuno istituire presso il Ministero un osservatorio sulla politica energetica italiana, come peraltro richiesto da due avvisi comuni sottoscritti dalle parti sociali in occasione dei rinnovi del contratto nazionale del settore;
in che tempi intenda incontrare le parti sociali, come dalle stesse richiesto con lettere del 7 giugno e del 24 luglio 2012, al fine di concertare le misure urgenti da assumere in ordine alle ricadute occupazionali ed economiche che si stanno presentando.
(3-03023)
LEGNINI, MARINI - Al Presidente del Consiglio dei ministri - Premesso che:
la condizione idraulica e ambientale del porto di Pescara ha ormai raggiunto un livello di gravità assoluto, a causa del mancato dragaggio dell'enorme ammasso di detriti inquinati che hanno portato i fondali ad un livello bassissimo;
prima e dopo l'emanazione dell'ordinanza del Capo del Compartimento marittimo di Pescara n. 36 del 2011, di interdizione parziale del porto canale di Pescara, che sospende o riduce considerevolmente le attività portuali fino al quasi totale blocco delle stesse, le iniziative assunte dalle autorità locali, regionali e statali, sono state molteplici. Tuttavia, nonostante la nomina, disposta con ordinanza del Presidente del Consiglio dei ministri 20 giugno 2011, n. 3948, di un commissario delegato nella persona del Presidente della Provincia di Pescara dottor Guerino Testa (oggi dimissionario), a distanza di oltre un anno non è stata posta in essere dalle autorità preposte alcuna concreta attività, nonostante la situazione emergenziale vada vieppiù aggravandosi;
le iniziative, gli incontri, le proposte di intervento che si susseguono da circa due anni sono da ultimo approdate, a seguito di diverse sollecitazioni di interventi anche in sede parlamentare, in un vertice tenutosi presso il Ministero delle infrastrutture su iniziativa del Sottosegretario, dottor Improta, con la partecipazione del Sottosegretario per l'ambiente, dottor Fanelli, del Presidente della Regione Abruzzo, dottor Chiodi, del Presidente della Provincia di Pescara, dottor Testa, e di altre autorità tecniche;
nel corso dell'incontro, sono state definite ipotesi d'intervento per avviare il dragaggio con l'utilizzo di risorse finanziarie, per circa 6 milioni di euro, che dovranno essere messe a disposizione dal Ministero delle infrastrutture;
tale ultima iniziativa, in sé positiva anche per il contestuale coinvolgimento di tutti i livelli di governo, non appare tuttavia risolutiva delle gravi problematiche e dei rischi incombenti sul porto e sulla città di Pescara, potendo al più alleviare le condizioni del porto e dei suoi fondali;
considerato che:
occorrono iniziative e strumenti più efficaci, urgenti e conseguenti al grave stato del fiume e del porto di Pescara;
in particolare, oltre ai rilevantissimi danni economici ed occupazionali per la marineria e per il turismo, alla paralisi di ogni altra attività economica e ai danni all'immagine per la città e per l'intera regione, appare sempre più urgente valutare il concreto rischio di possibili future esondazioni del fiume;
tale eventualità, ritenuta sussistente da parte di numerosi tecnici ed esperti interpellati, e persino da parte degli assessori all'ambiente e ai lavori pubblici della Regione Abruzzo in occasione della risposta all'interrogazione presentata dal Consigliere regionale Marinella Sclocco nel maggio 2012, determina una situazione di grave rischio alle strutture e infrastrutture portuali ed urbane nonché all'abitato, alle cose e alle persone della città di Pescara;
considerato altresì che:
l'articolo 3 della legge 24 febbraio 1992, n. 225, come modificato dal decreto-legge 15 maggio 2012, n. 59, convertito, con modificazioni, dalla legge 12 luglio 2012, n. 100, espressamente stabilisce che sono attività di protezione civile quelle volte "alla previsione e alla prevenzione dei rischi (...) e ad ogni altra attività necessaria e indifferibile, diretta al contrasto e al superamento dell'emergenza e alla mitigazione del rischio";
esso stabilisce altresì che "la previsione consiste nelle attività, svolte anche con il concorso di soggetti scientifici e tecnici competenti in materia, dirette all'identificazione degli scenari di rischio probabili e, ove possibile, al preannuncio, al monitoraggio, alla sorveglianza e alla vigilanza in tempo reale degli eventi e dei conseguenti livelli di rischio attesi", mentre "la prevenzione consiste nelle attività volte ad evitare o ridurre al minimo la possibilità che si verifichino danni conseguenti agli eventi di cui all'articolo 2";
dunque, oltre al soccorso ed al superamento dell'emergenza conseguenti a disastri naturali già verificatisi, costituisce precipua e vincolante attività di protezione civile quella finalizzata alla previsione e prevenzione di eventi che possano ledere "l'integrità della vita, i beni, gli insediamenti e l'ambiente" per i danni o il pericolo di danni derivanti da calamità naturali, da catastrofi e da altri eventi calamitosi, ai sensi dell'articolo 1 della medesima legge n. 225 del 1992;
valutato infine che nel caso del porto di Pescara, oltre agli interventi di dragaggio, smaltimento dei materiali inquinati, ripristino ambientale, demolizione della diga foranea, contrasto dei danni-economici passati e futuri, occorre con urgenza effettuare attività di previsione e prevenzione del rischio esondazione ed inondazione, idoneo a configurare un evento calamitoso con conseguenze estremamente gravi anche sul centro della città,
si chiede di sapere:
se ed in quali tempi il Governo intenda attivarsi, attraverso le necessarie iniziative di competenza, al fine di verificare con tutti gli strumenti tecnici disponibili la sussistenza del rischio imminente di esondazione ed inondazione nonché la definizione degli scenari di rischio probabili sopra evidenziato;
se il Presidente del Consiglio dei ministri intenda, ai sensi dell'articolo 5 della legge 24 febbraio 1992, n. 225, come modificato dal decreto-legge 15 maggio 2012, n. 59, convertito, con modificazioni, dalla legge 12 luglio 2012, n. 100, anche tenendo conto dell'eventuale proposta della Regione Abruzzo, deliberare lo stato di emergenza disponendo in ordine all'esercizio del potere di ordinanza, anche in deroga ad ogni disposizione di legge, provvedendo altresì a stanziare le risorse necessarie per prevenire e contrastare l'emergenza nel porto di Pescara ed eliminare tutte le cause che hanno determinato tale rischio, ripristinando la funzionalità del porto stesso entro i tempi imposti dall'urgenza della situazione venutasi a determinare.
(3-03026)