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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 784 del 02/08/2012


PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione generale.

È iscritto a parlare il senatore Belisario. Ne ha facoltà.

BELISARIO (IdV). Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor Ministro, la posizione dell'Italia dei Valori su questo provvedimento non è favorevole. Ribadisco quanto già esplicitato alla Camera dei deputati: noi riteniamo che il disegno di legge al nostro esame contenga alcuni elementi critici che vanno sottolineati.

Il provvedimento avrebbe originariamente dovuto contenere solo due proroghe di termini in scadenza e invece vengono inserite nel testo ulteriori norme che, di fatto, consentono di mettere le mani sulla nomina di membri di organismi, collegiali e non solo, in maniera assolutamente discrezionale. Questa parte non ci convince, anche perché viene portata avanti proprio mentre si approva il provvedimento sulla spending review che comporta tagli al Servizio sanitario nazionale e la riorganizzazione di molti organi e organismi, alcuni dei quali collegiali. Ci saremmo aspettati quindi di rivedere prima la composizione degli organi stessi e poi di procedere, secondo una normativa chiara, al loro rinnovo. In pratica, invece, da una parte il Governo lavora all'emanazione del decreto del Presidente della Repubblica che finalmente dovrà rivedere, riformare, accorpare, razionalizzare i 31 organi e organismi collegiali operanti presso il Ministero della salute, e dall'altra, anziché attendere, come ho detto, questa razionalizzazione, accelera, a nostro parere non correttamente, e si auto-autorizza a nominare i componenti di detti organismi, alcuni dei quali, magari, potranno essere accorpati o addirittura soppressi. In pratica si consente al Governo di "piazzare" persone di gradimento suo o della maggioranza che lo sostiene all'interno di detti organismi.

Con la seconda norma, sempre il Ministro della salute può rinnovare la composizione del Consiglio superiore di sanità nominandone il Presidente e i componenti non di diritto. Qualcuno ha detto che c'è bisogno di farlo, e in tempi stretti, perché ci sono all'orizzonte provvedimenti da adottare. Noi riteniamo invece che, essendo anche il Consiglio superiore di sanità tra i 31 organismi che saranno oggetto di questa riorganizzazione, il Governo avrebbe dovuto anche in questo caso usare un altro criterio - non lo devo suggerire io al Governo e al Ministro - per evitare questa accelerazione e questa nomina con la quale il Governo, e il Ministro in particolare, compie un esproprio rispetto alle regole scritte, e solo in questo caso particolare.

Noi riteniamo che queste due norme, così come le ho brevemente illustrate, facciano venir meno sicuramente il carattere di necessità ed urgenza, anche perché la riorganizzazione non può essere rimandata alle calende greche.

Ecco perché non siamo favorevoli a questo provvedimento. Abbiamo confermato i nostri emendamenti, che andremo ad illustrare nel prosieguo della discussione. (Applausi dal Gruppo IdV).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Rizzi, il quale ,nel corso del suo intervento, illustrerà anche l'ordine del giorno G5. Ne ha facoltà.

RIZZI (LNP). Signora Presidente, onorevoli colleghi, signor Ministro, intervengo in questa discussione generale per avere l'unica opportunità di illustrare l'ordine del giorno G5, che, a quanto pare, verrà giudicato inammissibile, il che probabilmente, dal punto di vista strettamente formale nei confronti di questo atto che stiamo andando a discutere ed esaminare e approvare, può essere anche logico.

Credo però che sia giusto cogliere questa occasione per sottoporre al Governo e all'Assemblea quanto contenuto in questo ordine del giorno, a prima firma dei presidenti Bricolo, Gasparri e Viespoli, per sottolineare fondamentalmente l'inopportunità di mantenere quanto declinato dall'articolo 5 del decreto legislativo n. 109 del 16 luglio scorso. Ci sembra e ci sembrerebbe ancora estremamente opportuno che, in sede di discussione di un provvedimento di proroga come questo, ci fosse la possibilità di sottoporre al Governo e quindi all'Assemblea l'opportunità di prorogare anche l'entrata in vigore di quanto previsto dall'articolo 5 del decreto-legislativo n. 109 - anche se poco c'entra - che comunque si occupa di materia sanitaria, anche se in maniera indiretta.

Illustrerò rapidamente agli onorevoli colleghi che non s'interessano di questa problematica il contenuto dell'articolo 5 del decreto legislativo n. 109. Fondamentalmente, si tratta di una sanatoria nei confronti dei lavoratori clandestini, che - come recentemente apparso sulla stampa (notizie di ieri) - secondo il ministro Riccardi riguarderebbe "solo" 150.000 individui. In realtà, questo numero mi sembra assolutamente sottostimato, perché se pensiamo che la regolarizzazione delle badanti recentemente effettuata aveva interessato più di 300.000 persone è verosimile calcolare che i lavoratori clandestini che potrebbero essere regolarizzati in seguito a questo provvedimento saranno circa 400.000-600.000. Per ammissione del Governo stesso, in questo decreto legislativo, all'ultimo capoverso dell'articolo 5, si prevede un incremento della spesa sanitaria di 43 milioni di euro per i residui mesi dell'anno 2012 e di 130 milioni di euro all'anno strutturali, messi a bilancio, per gli anni a venire, ovviamente basandosi su un conto di potenziali 150.000 individui. Comprendiamo bene che, se invece di 150.000, arriviamo a 600.000 o oltre, questa cifra diventerebbe di 400, 500 o 600 milioni di euro all'anno strutturali di aumento di spesa sanitaria per consentire l'accesso alle cure a questi clandestini che vengono regolarizzati.

Orbene, al di là di tutti i possibili principi, concetti di diritti umani, di diritto alla salute, dignità dell'uomo e quant'altro, una considerazione però sorge spontanea. Questo decretino, questo capoverso, inserito in un decreto legislativo sul decreto lavoro, va in controtendenza assoluta nei confronti di una politica di contrasto all'immigrazione clandestina che ha contraddistinto per lo meno gli ultimi dieci anni di attività di governo e di linea programmatica del nostro Paese. Con un colpo di spugna si cancella tutto, si opera una svolta, andando a regolarizzare dei clandestini che comunque sono entrati clandestinamente nel nostro Paese e che adesso si regolarizzano con questo tipo di espediente, di fatto andando per l'ennesima volta a ledere un diritto dei cittadini italiani. Infatti, anche i cittadini italiani si trovano in alcune condizioni a lavorare in situazioni precarie, magari in nero, e vorrebbero essere regolarizzati. Questo per noi non è possibile, per il clandestino extracomunitario, invece, è possibile, semplicemente con la presa in carico da parte del datore di lavoro di un versamento minimo di 1.000 euro. Peraltro, in questo decreto non sono previsti nemmeno meccanismi di controllo, metodologie o caratteristiche circa la possibilità di accesso a questo tipo di sanatoria. Quello che è sicuro è che tutti quanti noi ci troveremo nei prossimi anni ad affrontare in maniera strutturale un aumento di spesa del bilancio dello Stato di 400, 500 o 600 milioni di euro all'anno per consentire questa regolarizzazione dei clandestini.

Credo che non sia corretta in linea generale, e lo sia ancora meno perché va a invertire una tendenza ormai consolidata di lotta alla clandestinità instaurata nel nostro Paese, ancora di più in un momento come questo in cui abbiamo approvato il decreto sulla spending review, l'ennesima manovra "lacrime e sangue" che viene chiesta al nostro Paese: nelle manovre "lacrime e sangue" continuiamo a prendere dei soldi e buttarli dalla finestra per sanatorie nei confronti di coloro che in maniera fraudolenta sono entrati nostro Paese.

Orbene, probabilmente questa non è la materia corretta, non è il decreto corretto, non è il momento corretto e, mi rivolgo a lei, signor Ministro, probabilmente non è nemmeno l'ambito di sua stretta competenza, ma le chiedo di farsi da tramite - se possibile - con i suoi colleghi di Governo affinché questo problema venga portato all'attenzione dell'Esecutivo e si possa tentare di trovare una soluzione per andare proprio nella direzione in cui stiamo andando negli ultimi mesi, di razionalizzazione della spesa pubblica. Razionalizzazione significa che, quando la coperta è un pochino troppo corta, qualche piedino o qualche manina deve rimanere fuori. In un'ottica di correttezza, probabilmente forse è un discorso brutto da fare, ma è giusto che rimanga fuori il piedino di qualche clandestino entrato nel nostro Paese in maniera fraudolenta, piuttosto che quello di tutti quanti noi che regolarmente continuiamo a pagare le tasse. (Applausi dal Gruppo LNP e della senatrice Rizzotti).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Baio. Ne ha facoltà.

BAIO (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Signora Presidente, ringrazio il Ministro della sua presenza. Il provvedimento che ci accingiamo ad approvare oggi, nel testo trasmesso dalla Camera, concerne - com'è stato ricordato anche dal relatore - la proroga di alcuni termini temporali nelle seguenti materie: attività libero-professionale intramuraria; organi operanti presso il Ministero della salute; obbligo di assicurazione, a carico degli esercenti libere professioni sanitarie, per i rischi derivanti dall'esercizio delle attività.

Il decreto-legge modifica la disciplina transitoria relativa allo svolgimento, in determinate forme, da parte dei medici dipendenti degli enti ed aziende del Servizio sanitario nazionale, dell'attività libero-professionale intramuraria. Diciamo che questo è sempre stato un tema di grandissimo dibattito, fin dai tempi lontani in cui l'onorevole Bindi era Ministro della sanità.

Vale la pena ricordare che, in base alla normativa generale, le Regioni e le Province autonome adottano gli interventi di ristrutturazione edilizia necessari per consentire l'espletamento di dette attività. Secondo le disposizioni finora vigenti, questi interventi dovevano essere attuati entro il 30 giugno 2012, termine che oggi, secondo le modifiche apportate in prima lettura alla Camera, noi procrastiniamo al 31 dicembre 2012 (nel testo originario si prevedeva quale termine ultimo il 30 ottobre 2012). Sempre entro il termine del 31 dicembre 2012 è ammesso per l'esercizio delle attività in esame, se di tipo ambulatoriale, l'impiego del proprio studio professionale. Ad ogni modo il Ministro - e di questo lo voglio ringraziare, perché sul punto si è svolto un dibattito in Commissione - si è impegnato in modo apprezzabile ad apportare la modifica, con un provvedimento che entra nel merito dell'attività intramuraria, prima della fine dell'anno, secondo una richiesta formulata da tutti i commissari.

Il provvedimento che oggi stiamo discutendo e che speriamo di approvare dispone, inoltre, la proroga degli organi collegiali di alcuni organismi che operano all'interno del comparto sanitario. Alcuni di questi, come, ad esempio, e lo ha ricordato anche il Ministro, il Consiglio superiore di sanità, la Commissione unica sui dispositivi medici e la Consulta tecnica permanente per il sistema trasfusionale, sono organismi essenziali senza i quali non è possibile svolgere l'attività sanitaria e garantire anche quel sistema di sicurezza di cui è dotato il nostro Paese, e che vogliamo continuare a riconfermare, a promuovere e sostenere.

La Camera ha però aggiunto un comma 3-bis all'articolo 1 del decreto-legge in esame, che riguarda la decorrenza dell'obbligo, a carico degli esercenti le libere professioni sanitarie, di assicurazione per i rischi derivanti dall'esercizio della loro attività. A tale proposito è bene ricordare che la manovra di Ferragosto demandava ad un regolamento governativo la revisione della disciplina di alcuni ordinamenti professionali, anche diversi dal settore sanitario, prevedendo l'obbligo di idonea assicurazione per i rischi derivanti dall'esercizio dell'attività professionale, nonché l'obbligo di comunicazione al cliente degli estremi della polizza assicurativa. L'attuale comma 3-bis dell'articolo 1 del decreto di proroga termini in materia sanitaria dispone che per le professioni sanitarie i predetti obblighi si applicano dopo un anno dall'entrata in vigore del predetto regolamento governativo o, qualora si tratti di data antecedente, al momento dell'entrata in vigore di una specifica disciplina per gli esercenti le professioni sanitarie.

A questo riguardo, vale la pena ricordare che il tema della responsabilità professionale del medico rappresenta un vero nodo gordiano che da tempo interessa la giurisprudenza. Il Ministro, da giurista raffinato, credo conosca bene questo nodo gordiano della responsabilità professionale del medico. È quindi un quesito che da tempo interessa la giurisprudenza e che si incentra sul rapporto tra la responsabilità individuale del medico e quella ascrivibile all'azienda cui lo stesso appartiene. È bene però ricordare che l'aspetto assicurativo non ha ad oggetto solo la professione medica, ma tutte le professioni sanitarie coinvolte (fortunatamente, perché ciò è corretto).

In questo mio intervento, che anticipo anche la dichiarazione di voto del Gruppo Per il Terzo Polo:ApI-FLI, noi dichiariamo il nostro voto favorevole, anche grazie alle assicurazioni fornite dal Ministro in Commissione, che ha espresso sufficienti garanzie assicurando che il provvedimento di riordino dell'attività intramuraria e di rinnovo degli organismi sopracitati sarà oggetto di uno specifico provvedimento. Egli ha anche ricordato che la proroga attinente alcuni organi collegiali si rende necessaria per il ruolo che essi svolgono, cui ho fatto prima riferimento. Mi auguro quindi che tale riforma intervenga in tempi ragionevolmente brevi.

Vorrei riportare qui un punto importante che è stato evidenziato in questo senso all'interno della Commissione, ma voglio che ne siano consapevoli tutti i colleghi in Aula; confido cioè che anche in occasione di tale intervento potrà essere effettuato il monitoraggio circa l'attuazione, da parte delle Regioni, delle misure necessarie ai fini dell'esercizio dell'attività intramuraria. Anche i relatori hanno evidenziato questa esigenza. È necessario e non più rinviabile (per questo è giusto chiedere tempi ragionevolmente brevi) procedere a un riordino e al conferimento di una maggiore efficienza per l'attività professionale intramuraria e, più in generale, a uno snellimento all'apparato organizzativo, al fine di offrire ai nostri cittadini una garanzia del servizio, che però contenga delle prestazioni di alta qualità: prestazioni che oggi sono ben presenti sul nostro territorio, ma purtroppo a macchia di leopardo. Anche a questo riguardo siamo di fronte a un federalismo disordinato, come è stato ricordato poco fa in Commissione igiene e sanità.

L'esigenza di razionalizzazione della spesa, che è un altro degli obiettivi principe di questo fine legislatura, è uno degli elementi doverosi da perseguire in un momento storico come questo, ma non deve minare alla base i diritti universali sanitari, i principi della legge n. 833 del 1978; anche nel momento in cui stiamo approvando un provvedimento come questo, quindi la conversione di un decreto-legge, ci teniamo a che i principi di universalità, uniformità e giustizia, che sono i cardini della legge n. 833 del 1978, riprendendo l'articolo 32 della Costituzione, siano ribaditi anche oggi.

Ringrazio il Ministro, i relatori e tutti i colleghi che hanno contribuito, non a migliorare questo provvedimento, perché non lo abbiamo modificato, ma a riempirlo di un significato vero e profondo, nell'interesse di tutti i cittadini, soprattutto di quelli più deboli. (Applausi dal Gruppo Per il Terzo Polo:ApI-FLI).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Bugnano, la quale, nel corso del suo intervento, illustrerà anche l'ordine del giorno G1. Ne ha facoltà.

BUGNANO (IdV). Signora Presidente, approfitto dei minuti a mia disposizione per anticipare l'illustrazione dell'ordine del giorno G1, presentato dal Gruppo Italia dei Valori.

Il provvedimento in esame, come è stato spiegato dai relatori, riguarda l'attività libero-professionale intramuraria, che è disciplinata ormai da diversi anni, ma nella sua concreta attuazione ha avuto tutta una serie di problematiche legate sostanzialmente al fatto che le strutture ospedaliere, che avrebbero dovuto attrezzarsi per mettere a disposizione al loro interno gli spazi per l'attività professionale intramuraria, per la maggior parte non lo hanno fatto, per i motivi più svariati. Dopo di che, è successo che si sono convenzionati con il Servizio sanitario strutture private e studi professionali privati, e ciò ha fatto sì che, soprattutto in alcune Regioni, si siano create delle storture anche in termini di evasione fiscale.

Allora, sono intervenute proroghe più o meno lunghe, e quindi si è acconsentito a questa gestione non proprio corretta della libera professione intramuraria (questo però è successo da parte dei diversi Governi); come dicevo, si è consentita una proroga di questa gestione un po' borderline, e nel provvedimento in esame è contenuta l'ennesima proroga.

Crediamo che l'attività professionale privata intramuraria debba essere disciplinata una volta per tutte in modo omogeneo su tutto il territorio. Se è necessario codificare l'attività professionale intramuraria cosiddetta allargata, svolta cioè al di fuori delle strutture ospedaliere, perché tutti abbiamo coscienza che non ci sono gli spazi e non c'è la possibilità di organizzarla esclusivamente all'interno delle strutture ospedaliere, ne prendiamo atto con senso di responsabilità e con onestà intellettuale, ma poniamo fine a queste proroghe!

Con l'ordine del giorno da noi presentato, chiediamo quindi al Governo l'impegno a porre fino a queste proroghe. Ci auguriamo che questa sia l'ultima proroga e soprattutto - lo ribadisco - che si ponga un freno a quei fenomeni di evasione fiscale che tutti conosciamo e che questa modalità un po' borderline ha consentito fino ad oggi. (Applausi dal Gruppo IdV e della senatrice Garavaglia Mariapia).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Granaiola. Ne ha facoltà.

GRANAIOLA (PD). Signora Presidente, signor Ministro, onorevoli colleghi, questo provvedimento d'urgenza, recante proroga dei termini in materia sanitaria, è importante perché ci consente di procedere con maggiore organicità il cammino verso una riforma organica sui diversi temi sottesi al decreto-legge n. 89 del 2012.

In particolare, per quanto riguarda la cosiddetta intra moenia, la proroga ha natura strettamente tecnica, non essendo ancora riusciti ad effettuare un intervento legislativo ampio ed organico, per il quale è assolutamente necessaria una riflessione approfondita sulle modalità con cui l'attività libero-professionale intramuraria viene assicurata nel nostro Paese.

Con il decreto in esame si prende atto che esistono alcune realtà territoriali in cui non è ancora possibile applicare la norma: infatti, molte Regioni non hanno realizzato le strutture sanitarie indispensabili per consentire l'esercizio ordinario dell'attività stessa. È necessario, quindi, che il Ministero della salute ci fornisca al più presto un quadro aggiornato, Regione per Regione, sullo stato di attuazione della normativa vigente.

Per quanto riguarda gli organi collegiali e gli organismi operanti presso il Ministero della salute, nonché l'eventuale rinnovo della composizione senza accrescere il numero dei componenti, la proroga disposta dall'articolo 1, comma 2, inderogabilmente al 31 dicembre 2012, è necessaria e condivisibile per portare a compimento il processo di riorganizzazione e razionalizzazione degli organismi stessi. Fino a quando non sarà completato il processo di riorganizzazione delle commissioni operanti presso il Ministero della salute, il Ministro potrà rinnovare la composizione delle commissioni senza accrescere il numero dei componenti.

Si tratta, signor Ministro, di commissioni molto qualificate, istituite per promuovere stabilmente il confronto costante tra la sanità pubblica e il mondo tecnico-scientifico, in quanto il Servizio sanitario nazionale agisce in settori molteplici e articolati, per i quali è necessaria un'elevata componente tecnico-professionale per assicurare l'aderenza delle politiche sanitarie ai progressi scientifici e alle conoscenze tecniche e tecnologiche. Tra queste commissioni ci sono, per esempio, quelle per i dispositivi medici, per l'attuazione dei princìpi contenuti nella legge sulle cure palliative e per i livelli essenziali di assistenza (LEA). È importante, quindi, che il processo di riordino mantenga gli organi e gli organismi di stretta attualità, accorpando quelli che svolgono funzioni similari o compatibili.

Un altro aspetto è la necessità di diminuire il numero dei componenti, fissando ulteriori obiettivi di contenimento dei trattamenti economici. Tuttavia, appare prioritario l'obiettivo di procedere ad un riordino finalizzato soprattutto a rendere più efficace ed attuale il ruolo di tali commissioni in relazione alle esigenze prioritarie della sanità pubblica.

Di recente è accaduto in Toscana che una persona sia morta a causa di un dispositivo medico mal funzionante. È importante che queste commissioni siano in grado di intervenire celermente e con assoluta trasparenza per eliminare dal mercato dispositivi medici pericolosi.

Ricordo che, nel corso della discussione alla Camera, è stato presentato un ordine del giorno, accolto dal Governo come raccomandazione, con il quale si chiede che, nel processo di razionalizzazione delle commissioni operanti presso il Ministero della salute, il Governo valuti l'opportunità di ampliare i poteri di alcune commissioni, attribuendo loro nuove competenze anche attraverso la variazione della composizione delle commissioni stesse, senza, peraltro, aumentare il numero dei componenti, al fine di procedere all'eliminazione degli sprechi mantenendo alto il livello della qualità della sanità italiana.

Nel caso specifico della Commissione sui dispositivi medici, come ricordava prima la senatrice Baio, pur permanendo l'obiettivo prioritario del contenimento dei costi, l'ordine del giorno chiedeva al Governo di valutare l'opportunità di modificare la sua composizione al fine di attribuire ad essa, con più specificità, il compito di poter valutare nel miglior modo possibile il rapporto tra prezzo e qualità dei vari dispositivi, visto che ogni dispositivo, come ricordavamo anche prima in Commissione, signor Ministro, ha una diversa rilevanza medica e socio assistenziale e i relativi costi sono la sommatoria di tutti i vantaggi che si ottengono e non solo il risultato di un esborso contabile.

Per quanto riguarda il comma 3-bis, aggiunto dalla Camera, circa la decorrenza dell'obbligo, a carico degli esercenti di libere professioni sanitarie, di assicurazione per i rischi derivanti dall'esercizio dell'attività e dell'obbligo di comunicazione al cliente degli estremi della polizza stipulata e del relativo massimale, mentre è positivo che sia stato fissato un termine, bisognerebbe distinguere l'obbligo assicurativo che ricade sull'esercizio della libera professione a carattere individuale, dall'obbligo assicurativo per quei medici che svolgono la loro attività alle dipendenza delle ASL.

Ci auguriamo, quindi, che siano rimossi al più presto i principali ostacoli all'approvazione del disegno di legge in tema di responsabilità professionale dei medici e che lei, signor Ministro, possa dare seguito a quanto affermato sin dal suo insediamento, cioè che è ormai giunto il tempo di pervenire a una soluzione definitiva sul tema stesso. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Tomassini).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore D'Ambrosio Lettieri. Ne ha facoltà.

D'AMBROSIO LETTIERI (PdL). Onorevoli colleghi, signor Ministro, il termine proroga non evoca valutazioni positive. Soprattutto in una stagione politica particolarmente difficile e complessa, esso porta a pensare all'affanno di una politica che non riesce a decidere. Il termine proroga rischia di consegnare al Paese la incapacità degli organismi parlamentari, e del Governo stesso, ad assumere decisioni e, quindi, affida al provvedimento di differimento delle proprie decisioni il senso ineluttabile della propria incapacità e inerzia.

Così non è in questo caso. Non lo è per una serie di motivi connessi ai termini che si intendono prorogare, riferiti (due in particolare) a temi centrali che hanno mantenuto alto il dibattito, non soltanto all'interno del Parlamento, che hanno impegnato, e da tempo, il Governo, e che sono centrali anche nella discussione che sui temi della sanità si sviluppa nella nostra realtà sociale.

Sull'attività intramuraria, era il decreto legislativo n. 502 del 1992, signor Ministro, che disponeva la disciplina che individuò i termini entro i quali le Regioni avrebbero dovuto porre a disposizione dei medici e degli operatori della sanità le strutture idonee alo svolgimento dell'attività intramuraria. Quei termini sono stati reiteratamente differiti, e lo sono ancora oggi.

Ma vi è un motivo per condividere questo differimento: l'assoluta certezza, che lei, signor Ministro, ha ribadito davanti alle Assemblee parlamentari, di consegnare in tempi strettissimi, attraverso un decreto, una riorganizzazione complessiva di questa materia delicatissima, che attiene non soltanto al diritto del medico di svolgere l'attività libero‑professionale ma anche alle politiche complessive di una sanità che dentro questa criticità appalesa una serie di problematiche, prima fra tutte quella delle liste di attesa.

Noi siamo fiduciosi, signor Ministro, che questo aspetto delicatissimo possa essere oggetto di riforma e ammodernamento e definito in modo puntuale e chiaro affinché l'attività libero‑professionale intramuraria possa essere seria, efficiente, tracciabile e integrata, non soltanto con l'azienda sanitaria ma anche con le politiche sociosanitario-assistenziali.

Vorrei ora citare il secondo aspetto, direi provvidenziale. Se non si fosse posto rimedio attraverso il provvedimento di proroga dell'obbligo a contrarre l'assicurazione, così come espressamente stabilito dalla recente disposizione introdotta dal decreto-legge n. 138 del 2011, ci saremmo trovati davanti al rischio di una vera e propria paralisi: il medico, infatti, era obbligato a contrarre entro il 14 agosto la polizza assicurativa, ma l'obbligo a contrarre da parte dell'assicurazione non esisteva, e questo naturalmente avrebbe determinato un rischio soprattutto per l'intera comunità per i profili di efficienza e per lo stesso accesso alle prestazioni mediche.

Il tema è delicatissimo. Lo abbiamo affrontato in modo responsabile in Commissione sanità e riguarda anche la questione connessa al grosso capitolo della medicina difensiva, che assorbe risorse stimate in oltre 15 miliardi di euro e che deve essere affidato ad un progetto organico di riforma che deve riguardare i profili della responsabilità professionale degli operatori della sanità in una logica nuova che eviti di sovraesporre l'operatore sanitario, ma senza rinunziare a quella necessaria copertura, a quella necessaria garanzia per i diritti del cittadino.

Il terzo tema è quello relativo alle 31 commissioni che operano presso il Ministero della salute e che svolgono un'attività di supporto rilevante e preziosa per la stessa attività del Ministro e del Ministero. Su questo, penso che vada detto qualcosa di segno esattamente opposto a quello che ha poc'anzi affermato il presidente Belisario. La proroga delle commissioni credo sia un atto di grande rispetto, signor Ministro, che non solo condividiamo ma che apprezziamo perché, pur potendo procedere al rinnovo di queste commissioni, lei ha invece preferito differire il termine in modo improcrastinabile, individuando la data entro cui, dopo una riorganizzazione di questi importanti organismi di consulenza e di supporto del Ministero, si possa procedere anche con l'indicazione importante di non aumentare il numero dei componenti al rinnovo, secondo principi valutati sulla base di competenze e di trasparenza.

Sono motivazioni, signor Ministro, che appaiono convincenti e ci consegnano la sua precisa volontà di procedere ad una riforma che lei stesso ha definito di manutenzione straordinaria e, aggiungerei, organica del Servizio sanitario nazionale, che è necessaria, si deve fare e si deve fare presto, ma che si deve fare bene.

È questo aspetto, signor Ministro, che ci impegna con senso di responsabilità nel proseguire a livello parlamentare e, mi permetto di dire, anche come 12ª Commissione sanità del Senato, con la guida del presidente Tomassini, un lavoro che credo svolgeremo con il consueto senso di responsabilità, affiancando e sostenendo l'azione del Governo ad una condizione: che il decreto segua un iter che non espropri né la 12ª Commissione parlamentare né questo Parlamento delle proprie funzioni e prerogative. Sarebbe infatti veramente deludente se poi l'approvazione di questo disegno di legge dovesse essere affidata alla procedura che talvolta abbiamo dovuto subire, per motivi di responsabilità, con la concessione del voto di fiducia richiesta dal Governo. Questa è materia troppo delicata per essere sottoposta allo stress-test notturno di Commissioni di merito che poi di merito non sono, perché su questa materia la Commissione di merito è la Commissione sanità.

Con responsabilità, apprezzando i suoi sforzi, signor Ministro, ma anche con tenacia e competenza, esprimeremo una valutazione positiva su questo provvedimento e ci candidiamo a schiena dritta a seguirne l'iter sino alla sua conclusione, nella certezza che consegneremo al Paese un Sistema sanitario capace di superare alcuni punti di criticità che lei, nel decreto, indubbiamente ha già previsto. (Applausi dal Gruppo PdL).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Poretti. Ne ha facoltà.

PORETTI (PD). Signora Presidente, prima che al Senato, sono stata parlamentare alla Camera dei deputati nella legislatura precedente, e assicuro che il dibattito che stiamo svolgendo questa mattina è iniziato nella scorsa legislatura, e siamo di nuovo al punto di partenza. Riguardavo i miei appunti di allora, quando ci si era trovati di fronte la proroga dell'entrata in vigore dell'intra moenia, e potrei tranquillamente rileggerli, credo esattamente come coloro che sono intervenuti prima di me: avrebbero potuto rileggerli o scriverli ex novo, ma il testo e le parole sono stati esattamente gli stessi.

Si tratta di un principio in teoria valido, o che comunque si è deciso di ritenere tale, per cui si è scelto non di rimettere in discussione la legge sull'intra moenia e abrogarla (scelta che poteva starci) ma di prorogarne il termine per l'entrata in vigore.

Poco fa il senatore D'Ambrosio Lettieri ha ricordato addirittura l'anno 1992; possiamo parlare dell'anno 1999, dell'intervento del 2007, con l'allora ministro Livia Turco, o del 2008, all'inizio di questa legislatura, con la proroga più lunga che si sia potuta vedere, tanto quasi da arrivare alla fine della legislatura: quindi con tutto il tempo, per il Parlamento, per intervenire nel modificare una legge che evidentemente presenta dei problemi. Infatti, se dal 1992, cioè da quando si è introdotto il principio, ad oggi ancora non si è vista la sua realizzazione, il provvedimento ha qualche problema.

Dunque, il Parlamento aveva il tempo per intervenire, per modificare o cancellare la legge, per farne un'altra, oppure per farla finalmente entrare in vigore. Non è stato così, e ora siamo ancora qui a parlare della proroga.

Questa proroga, però, prevede qualcosa di più. Il provvedimento prorogava il termine di tre mesi: si trattava di una misura veramente irrisoria. Peraltro, il fatto di spostare la scadenza dell'entrata in vigore dal 30 giugno 2012 al 31 ottobre 2012 indicava un eccesso di ottimismo (infatti ho dei dubbi che si sarebbe potuto realizzare in tre mesi ciò che non è accaduto in 20 anni), oppure considerava il tempo per le ferie estive, sapendo che a luglio e ad agosto è difficile trovare un muratore che costruisca nell'ospedale l'ambulatorio dove il medico possa operare. È possibile, però, che il decreto servisse anche per introdurre altre questioni. Mi riferisco a quanto contenuto nei famosi commi 2 e 3 dell'articolo 1, in cui si proroga anche qualcos'altro, cioè gli organismi operanti presso il Ministero della salute, e si rinnovano i componenti ed il presidente del Consiglio superiore di sanità.

Tale provvedimento, nella sua proroga iniziale ad ottobre 2012, ma anche in quella al dicembre 2012 approvata grazie all'intervento della Camera dei deputati, continua a non avere, a nostro avviso, un significato sostenibile. A questo punto, riteniamo che la legge si debba cambiare oppure applicare, evitando però il solito metodo italico, quello cioè di fingere che il termine non esista: o meglio, lo Stato e le istituzioni fanno finta che il termine non esista perché in realtà i cittadini, quando non pagano una multa o non rispettano un termine dettato dalla legge, devono risponderne; invece, per noi che facciamo le leggi e possiamo spostare i termini e le scadenze non vale il principio di dover rispettare la legge.

Come radicali non avremmo avuto alcun entusiasmo nell'approvare questa proroga, e stavamo decidendo se la migliore scelta fosse l'astensione, la non partecipazione alla votazione del provvedimento o altro. Poi, però, quel di più, cioè l'aggiunta dei commi seguenti, ci ha posto ulteriormente in difficoltà.

Inoltre, stendo un velo pietoso sul fatto che si utilizzino provvedimenti del genere per inserire altri argomenti. Del resto, lo stesso senatore Rizzi del Gruppo Lega Nord ha sottolineato che forse questo non era il provvedimento e questo non era il Ministro al quale rivolgersi per aprire il capitolo dell'assistenza sanitaria di immigrati regolari o non regolari, che comunque potremmo definire (se su questo siamo tutti d'accordo) persone che hanno bisogno di un'assistenza sanitaria. Ricordo che il nostro Paese ancora prevede il diritto alla salute.

Quindi, ci riserviamo nel prosieguo della discussione sugli emendamenti e sugli ordini del giorno di intervenire e di precisare il nostro orientamento di voto. (Applausi del senatore Perduca).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Marino Ignazio. Ne ha facoltà.

MARINO Ignazio (PD). Signora Presidente, desidero sottolineare al Ministro della salute l'inopportunità di continuare, su un tema così rilevante come quello dell'attività dei nostri medici dipendenti degli ospedali pubblici, a passare da una proroga all'altra. Il ministro Balduzzi conosce molto bene quella legge e sa che da dieci anni, o forse anche più, procediamo di proroga in proroga.

Ricordo all'Assemblea del Senato che nel 2007 abbiamo svolto un lavoro davvero molto diligente sul tema. Siamo partiti da dati scientifici. Abbiamo raccolto, in tutte le ASL del nostro Paese, i dati sull'attività svolta dai nostri medici. Abbiamo pubblicato due volumi, e alla fine abbiamo scritto una legge pienamente condivisa. All'epoca - certamente lo ricorderà molto bene il presidente Tomassini - non abbiamo portato al voto quella legge finché in quest'Aula del Senato non ci fosse il consenso unanime di tutti i Gruppi.

Si trattava di una legge che affermava principi molto semplici. Il primo era quello per cui il lavoro dei medici dipendenti di ospedali pubblici deve essere svolto all'interno degli stessi ospedali. È un principio, questo, sul quale credo vada condotta una riflessione. Se un chirurgo infatti opera un paziente la mattina, e il pomeriggio visita in una struttura privata - la legge glielo consente - a 15 chilometri di distanza, e quello stesso paziente avrà bisogno di un nuovo intervento chirurgico per una complicanza, certamente non sarà quel chirurgo che lo ha operato ad essere coinvolto nella continuità di cura. Quindi, quella legge si preoccupava della continuità di cura.

Il secondo punto, signor Ministro, era l'equità di accesso. La legge diceva che un professionista può svolgere l'attività privata, ma non può svolgere un numero di prestazioni nell'attività privata superiore a quello che svolge nell'attività pubblica. Attraverso questo modello, alcuni professionisti hanno potuto continuare a svolgere l'attività privata, ma senza danneggiare i pazienti privi delle risorse economiche per rivolgersi a quel tipo di attività. In più era stato introdotto, dopo lunghe riflessioni e discussioni, un altro elemento davvero importante: quello dell'urgenza differibile. Qualcuno si rivolge in ospedale. Non ha la possibilità di essere assistito immediatamente e non si rileva detta necessità, ma la struttura pubblica entro 72 ore si fa carico del problema di quel paziente.

Ebbene, quella legge esiste, e davvero non riesco a comprendere per quale motivo, invece di applicarla - ripeto che era stata frutto di un lavoro di indagine che aveva impegnato il Senato della Repubblica per circa due anni ed era stata votata all'unanimità da tutte le forze politiche - continuiamo a procedere di proroga in proroga.

Voglio concludere il mio intervento ricordando semplicemente due modelli. Ci sono chirurghi che in questo Paese - e molti in quest'Aula li conoscono - hanno applicato esattamente nei loro ospedali quanto la legge del 2007 prevedeva. Non hanno ritardato le liste d'attesa, ma anzi hanno utilizzato la stessa lista per il pubblico e per il privato e alla fine dell'anno passato, nel 2010, hanno fatturato per la loro attività privata cifre superiori ad un milione di euro. Mi pare che questo non significhi che, rispettando la legge, siano stati economicamente puniti.

Poi c'è un altro modello, quello di cui anche i suoi ispettori, Ministro, si sono occupati. Una signora cade, si frattura il femore in una delle più grandi città del nostro Paese. Arriva in ospedale e le dicono che il femore potrà essere riparato chirurgicamente dopo 18 giorni ma, se accetterà il percorso dell'intra moenia, potrà essere riparato l'indomani. La figlia di quella signora - è questo un caso, ma ce ne sono molti e lei lo sa bene, signor Ministro, avendo mandato ogni volta e meritevolmente gli ispettori a verificare l'accaduto - raccoglie 4.000 euro in contanti. Torna dal chirurgo, il quale la sposta nella struttura dove si svolge legittimamente l'attività intra moenia e fa di meglio: invece di operarla il giorno dopo, la opera il pomeriggio stesso.

Credo - so perfettamente che molte persone in quest'Aula condividono la mia opinione - che questi due percorsi separati non possono più coesistere nel nostro Paese. È giusto che i medici, se così dice la legge, possano svolgere la loro attività privata, ma lo devono fare all'interno dell'ospedale. Non devono essere danneggiate le persone che non hanno le risorse economiche per rivolgersi a quel tipo di attività privata.

Signor Ministro, personalmente ho fiducia in lei, e quindi oggi voterò a favore del provvedimento, ma è l'ultima volta che voto una proroga su questo tema. (Applausi dal Gruppo PD).

PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione generale.

Ha facoltà di parlare il relatore, senatore Bosone.

BOSONE, relatore. Signora Presidente, volevo innanzitutto ringraziare i colleghi intervenuti questa mattina in discussione generale e quindi i colleghi della Commissione sanità, in primis il Presidente, per il lavoro svolto insieme al Ministro, per arrivare oggi in Aula con il disegno di legge in esame che, come ha dichiarato il senatore Saccomanno, è squisitamente tecnico, anche se obiettivamente tocca alcuni punti indirettamente di tipo politico.

Brevemente, volevo replicare ai colleghi ricordando loro l'iter dell'intra moenia. L'istituto della libera professione intramuraria è un percorso partito vent'anni fa. All'epoca si era introdotto un principio importante: il medico che lavorava in rapporto esclusivo con la struttura sanitaria doveva essere fidelizzato a quella struttura ma, allo stesso tempo, si salvaguardava il principio che potesse sviluppare con il paziente un rapporto personale, come spesso comporta la disciplina medica. Il rapporto medico paziente il più delle volte non è impersonale, ed è giusto che il paziente possa scegliere il medico con cui rapportarsi di volta in volta.

Quindi, la disciplina introdotta con il decreto legislativo n. 502 del 1992 faceva salvi questi due principi: il rapporto di esclusività del medico con la propria struttura, e quindi la fidelizzazione di quella esperienza professionale con la struttura da una parte, e la possibilità del medico di sviluppare un rapporto personale diretto con il paziente, dall'altra.

Una norma, come tutte le norme di principio, che chiaramente trovò difficoltà nella sua applicazione, con fautori e detrattori. Per i giovani medici tuttavia fu una grande opportunità, perché permise loro di lavorare in esclusiva con una struttura sanitaria e, al contempo, di sviluppare all'interno della stessa un'attività libero-professionale.

Nel corso degli anni si è cercato di attuare questi principi, con tutti i limiti evidenziati dai colleghi, fino ad arrivare oggi a questa ulteriore proroga passando attraverso - come diceva il collega Marino - un'importante indagine conoscitiva e la legge n. 120 del 2007 del ministro Livia Turco, che ha introdotto alcuni elementi modificativi per garantirne l'applicazione.

Questa ulteriore proroga fino al 31 dicembre 2012, di cui peraltro avevamo già discusso la scorsa estate in occasione dell'applicazione della prima, ci consente sostanzialmente di raggiungere il risultato, perché il percorso per arrivare all'ordinarietà, e quindi uscire da queste continue proroghe e deroghe, è ormai quasi completato. Il percorso è completo perché nel corso del tempo le Regioni hanno lavorato, anche se a macchia di leopardo, in maniera disomogenea e adottando soluzioni diverse, tant'è che c'è ancora chi esercita nel proprio studio, chi in strutture convenzionate e chi ancora all'interno di una struttura pubblica. Sostanzialmente però si è arrivati ad un adeguamento, si sta raggiungendo il risultato e gli stessi dati del Ministero - magari corroborati dal Ministro - dicono che si sta arrivando ormai ad un regime ordinario, per cui i due principi stanno diventando nel nostro Paese qualcosa di definitivo.

Questa proroga dei termini, quindi, risponde a tale logica: non a quella di prorogare l'incertezza, bensì a quella di dare certezza di arrivare al risultato passando al regime ordinario. Spero - e ha ragione in questo la senatrice Baio - che nel momento in cui il Ministro ci fornirà ulteriori dati integrativi per arrivare finalmente alla situazione finale, la soluzione ministeriale sarà corroborata da un'analisi precisa, Regione per Regione, ASL per ASL, di quello che è successo e di come in questi anni ci si è accomodati sui due principi ai quali ho fatto riferimento poc'anzi. Questo è importante per arrivare poi a capire se la soluzione definitiva proposta dal Ministero sarà quella più adeguata, che quest'Aula potrà votare. Questo è un po' lo spirito di questa ulteriore proroga, che noi tutti speriamo sia davvero l'ultima, e in questo senso mi associo anche all'ordine giorno della senatrice Bugnano.

Volevo poi ribadire un concetto relativo all'intra moenia, che non è un sistema per abbreviare le liste d'attesa, mi pare che sia importante dirlo, e d'altra parte non è neanche un modo per bypassarle. Per questo l'intra moenia deve essere accompagnata dall'efficientamento progressivo del Servizio sanitario nazionale, che deve garantire al paziente che ne ha bisogno di poter effettuare esami urgenti, come accade già in alcune Regioni con il bollino verde e con l'ingresso privilegiato entro 48 o 72 ore. L'intra moenia, infatti, deve far salvo il principio di base del rapporto fiduciario tra medico e paziente, non servire a bypassare le liste d'attesa. È un equivoco assolutamente da superare.

L'articolo 1, prevede la possibilità di riordino degli organi collegiali del Ministero. Si tratta di comitati, commissioni, organi consultivi, e c'è anche il Consiglio superiore della sanità. In veste di relatore, e raccogliendo anche le sollecitazioni provenienti dall'Aula, vorrei raccomandare al Governo, e in particolare al Ministro, di far sì che nell'opera di riordino dei 31 organismi coinvolti si tenga conto innanzitutto dell'articolo 12, comma 20, della spending review, che prevede il riassorbimento di questi organismi dentro la struttura ministeriale, sapendo allo stesso tempo, però, che esiste una specificità sanitaria legata ad alcuni di essi.

Dunque, nel momento in cui diamo al Ministro la possibilità di provvedere al rinnovo delle cariche, soprattutto per quanto riguarda il Consiglio superiore della sanità, noi lo invitiamo alla massima cautela e delicatezza, anche se sappiamo che egli è persona delicata e cauta. Gli affidiamo, quindi, tale raccomandazione sapendo che ci troviamo in una fase transitoria, con un Governo tecnico, e dunque queste nomine assumono un carattere di particolare delicatezza.

Voglio concludere con una nota relativa all'ordine del giorno e all'intervento del senatore Rizzi, che introduce una materia legata all'ambiente del lavoro più che alla sanità e appare quindi un po' fuori tema. Devo dire, però, che la norma in questione, che fu votata dal Parlamento e anche dalla maggioranza di questa Assemblea, ha rappresentato un atto di civiltà per il Paese perché tale è la volontà dell'emersione del lavoro nero, anche quello prodotto da lavoratori extracomunitari non in regola, soggetti particolarmente esposti allo sfruttamento. D'altra parte, l'emersione del lavoro nero non grava sulle finanze dello Stato; anzi, la regolarizzazione del lavoro porta sicuramente a maggiori entrate sia per quanto riguarda la previdenza che per quanto riguarda la tassazione sul lavoro, tanto dal lato del lavoratore che da quello del datore di lavoro. (Applausi dei senatori Perduca e Poretti).

Ripeto: si tratta di una norma di civiltà utile anche per le entrate del nostro Paese. La mia preoccupazione è di segno contrario, se posso dirlo, a quella del senatore Rizzi: io mi preoccupo che vi sia poca emersione rispetto alle previsioni del Ministro. Questa è la vera preoccupazione, la perplessità che come relatore esprimo sull'ordine del giorno presentato dal senatore Rizzi.

Penso davvero che questo provvedimento segni l'avvio di una importante fase di riordino di un aspetto della sanità. Sicuramente non è esaustivo, ma rappresenta un passo importante relativamente alla questione dell'intra moenia. (Applausi dal Gruppo PD e dei senatori Tomassini e Baio).

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il relatore, senatore Saccomanno.

SACCOMANNO, relatore. Signora Presidente, rinuncio alla replica.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo.

BALDUZZI, ministro della salute. Signora Presidente, dirò poche parole, perché la ricca discussione generale, a partire dalla puntuale relazione del senatore Saccomanno e dalla altrettanto puntuale replica del senatore Bosone, ha consentito di mettere a fuoco il senso e lo spirito di questo intervento legislativo, il cui carattere di proroga tecnica, sottolineato da molti interventi - penso in particolare a quelli delle senatrici Baio e Granaiola e del senatore D'Ambrosio Lettieri - è collegato per l'intra moenia alla opportunità di presentare il provvedimento legislativo d'urgenza che la riorganizza in tempi che consentano al Parlamento una piena e pacata discussione. Vorrei rassicurare sul punto naturalmente quanti hanno rappresentato questa esigenza, in particolare il senatore D'Ambrosio Lettieri.

Per quanto riguarda gli organismi collegiali che operano presso il Ministero della salute, il carattere di proroga tecnica del provvedimento è collegato all'esigenza di assicurarne la continuità dell'attività, essendo questi organismi di carattere tecnico-scientifico e avendo il Ministero della salute una necessità continua di investirli per la sua attività ordinaria (non certo - lo dico al presidente Belisario - per la volontà di piazzare alcuno: si tratterebbe di una volontà sicuramente estranea all'orizzonte di questo Governo e di questo Ministro). Lo scopo, ripeto, è proprio semplicemente di assicurare la continuità di questi organismi, in vista del loro riordino, le cui coordinate di fondo - rispondo in questo senso anche ad una sollecitazione del relatore Bosone - sono quelle dettate, da una parte, dalla norma a suo tempo abilitante questo riordino e, dall'altra, dal collegamento con la norma contenuta nel decreto-legge sulla spending review.

D'altra parte, come già detto nell'altro ramo del Parlamento, ma mi fa piacere ribadirlo in questa sede, vorrei sottolineare proprio la assoluta delicatezza ed attenzione con cui il Ministro provvederà all'attuazione di questa previsione normativa.

Vale anche quanto ho detto per l'emendamento approvato alla Camera in tema di proroga dell'obbligo assicurativo. Non è semplicemente la proroga di un anno, ma fino a quando - l'auspicio è che sia nel brevissimo termine - non sarà disciplinata proprio la responsabilità professionale e, al tempo stesso, il rimbalzo di tutto questo per quanto attiene all'obbligo assicurativo.

Dunque, anche in quel senso, non si tratta di una proroga al buio o semplicemente perché non si riesce a decidere, ma di una proroga collegata proprio a delle decisioni che in parte sono già state prese e in parte ovviamente lo saranno, per poi essere affidate alla responsabilità del Parlamento.

Vorrei rassicurare ulteriormente sia la senatrice Poretti sia il senatore Marino che la questione della proroga dell'intra moenia ha davvero una valenza tecnica. I senatori ricorderanno che inizialmente il Governo aveva proposto il termine del 31 dicembre. Poi esso fu anticipato al 30 giugno, e la vicenda ha impedito, per le ragioni che ho accennato e sintetizzato prima, di presentare nel provvedimento legislativo d'urgenza che riguarderà le tematiche più generali della salute e dello sviluppo, la proposta, che sarà una proposta di equilibrio, volta a rendere seria, tracciabile e conoscibile quest'attività libero-professionale intramuraria. Questo vale evidentemente anche per quanto riguarda il riferimento all'ordine del giorno presentato dalla senatrice Bugnano.

Infine, per quanto attiene all'intervento del senatore Rizzi, di cui conosco l'onestà intellettuale - e ne ha dato prova anche in questa occasione sottolineando la non coincidenza di materia e il carattere indiretto (doppiamente indiretto) di questo suggerimento proposto - come Ministro della salute non posso non ricordare che la normativa vigente, per quanto riguarda i cittadini stranieri non regolarmente soggiornanti sul territorio nazionale, già prevede le cure necessarie e urgenti, il loro inserimento in programmi di prevenzione, proprio perché il diritto alla salute nel nostro sistema costituzionale è al tempo stesso un diritto fondamentale dell'individuo, quindi di ciascuna persona, a prescindere dalla sua qualità o meno di cittadino e dai suoi obblighi di soggiorno, ma è anche un interesse fondamentale della collettività. Come Ministro della salute, credo di dover ricordare questo, a me stesso anzitutto.

Detto questo, ringrazio l'Assemblea per la ricca discussione che si è svolta. (Applausi).

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a dare lettura dei pareri espressi dalla 1a e dalla 5a Commissione permanente sul disegno di legge in esame e sugli emendamenti.

BUTTI, segretario. «La 1a Commissione permanente, esaminato il disegno di legge in titolo e gli emendamenti ad esso riferiti, esprime, per quanto di competenza, parere non ostativo».

«La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminato il disegno di legge in titolo e i relativi emendamenti trasmessi dall'Assemblea, esprime, per quanto di propria competenza, parere non ostativo».

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, la Presidenza ha attentamente valutato gli ordini del giorno e gli emendamenti presentati sotto il profilo della loro ammissibilità.

Al riguardo, occorre in primo luogo rilevare che il contenuto del decreto-legge in esame è limitato alla proroga di termini concernenti l'esercizio dell'attività libero-professionale intramuraria, l'attività di organi collegiali ed altri organismi operanti presso il Ministero della salute, nonché l'obbligo di assicurazione, a carico degli esercenti libere professioni sanitarie, per i rischi derivanti dall'esercizio dell'attività. Questi sono gli esclusivi ambiti di materia affrontati dal decreto-legge in esame.

L'ordine del giorno G5, ancorché motivato con la finalità di consentire una più approfondita valutazione di oneri finanziari a carico anche del sistema sanitario nazionale - materia peraltro non direttamente affrontata dal decreto in esame - attiene alla procedura prevista dall'articolo 5 del decreto legislativo n. 109 del 2012, di attuazione delle norme comunitarie in materia di emersione di lavoro nero e regolarizzazione, da parte di datori di lavoro, dei lavoratori extracomunitari.

Inoltre, mentre il decreto-legge fissa delle vere e proprie proroghe di termini, l'ordine del giorno G5 impegna il Governo a sospendere l'attuazione della disposizione transitoria di cui al citato articolo 5, ed è pertanto volto ad incidere sine die sull'applicazione di una fonte di rango primario pienamente vigente.

Per tali ragioni, la Presidenza ritiene estraneo l'ordine del giorno G5 alla materia oggetto del decreto-legge sia con riguardo all'oggetto che alle finalità, e ne dichiara pertanto l'improponibilità ai sensi dell'articolo 97, comma 1, del Regolamento. (Applausi del senatore Livi Bacci).

MAZZATORTA (LNP). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MAZZATORTA (LNP). Signora Presidente, prendiamo atto di questa dichiarazione di improponibilità espressa sull'ordine del giorno G5. Non la condividiamo in nessun modo, perché basta leggere l'articolo 5 del decreto legislativo n. 109 del 2012 per accorgersi dell'impatto pesantissimo che ha questa nuova sanatoria sul livello di finanziamento del Servizio sanitario nazionale e quindi sulla materia sanitaria.

Ieri il ministro Riccardi ha parlato di oltre 150.000 extracomunitari clandestini che verranno sanati attraverso questa nuova sanatoria e questi sono nuovi utenti del Servizio sanitario nazionale.

Nell'articolo 5 del decreto legislativo si specificano anche i costi sul servizio sanitario di questa sanatoria: 43 milioni di euro per il 2012, 130 milioni di euro per il 2013 e, a seguire, 130 milioni per gli anni successivi. Ci sembra quindi che sia un ordine del giorno assolutamente coerente con il tema al nostro esame, che riguarda appunto il Servizio sanitario nazionale.

Mi consenta anche di fare una valutazione su quello che è accaduto nelle Aule parlamentari. Quel decreto legislativo aveva l'obiettivo di attuare una direttiva europea che si ispira al Patto europeo sull'immigrazione e l'asilo, che vieta le sanatorie generalizzate. Ricordo che quella direttiva è stata già attuata con il pacchetto sicurezza del 2008, nel quale abbiamo previsto il delitto di assunzione di un lavoratore clandestino. Oggi nell'ordinamento penale vigente esiste un delitto, punito con la reclusione fino a tre anni e la multa di 5.000 euro, per chi assume lavoratori clandestini extracomunitari.

Adesso facciamo un'amnistia, perché di questo si tratta. Se il ministro Riccardi ritiene che non sia una sanatoria, allora è un'amnistia: peggio ancora, perché abbiamo violato patentemente l'articolo 79 della Costituzione, che prevede per le amnistie la maggioranza qualificata dei due terzi delle Assemblee parlamentari. Quindi, è davvero una situazione non condivisibile, anche sotto il profilo dell'iter parlamentare.

Sotto il profilo del testo, si diceva prima che esso contiene solo proroghe mentre in questo caso noi chiediamo una sospensione. Chiediamo che il termine previsto da questo articolo 5 del decreto legislativo n. 109 del 2012, che prevede una finestra dal 15 settembre al 15 ottobre per tale sanatoria, o meglio, per questa amnistia a pagamento, che non era prevista nello schema del decreto legislativo ma è stata inserita alla fine del percorso con un blitz del ministro Riccardi, venga rinviato per valutarne anche gli oneri sul Servizio sanitario nazionale.

Vorrei chiedere al qui presente Ministro della sanità se è consapevole di ciò che sta accadendo e dei potenziali effetti devastanti sul Servizio sanitario nazionale della sanatoria (o amnistia), non già di 150.000, ma probabilmente di 400.000­500.000 extracomunitari clandestini, perché queste sono le cifre che l'OCSE ci ha fornito pochi mesi fa. (Applausi dal Gruppo LNP e del senatore De Eccher).

LEGNINI (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

LEGNINI (PD). Signor Presidente, vorrei soltanto sottolineare che il nostro Gruppo ritiene ineccepibile la decisione della Presidenza del Senato sotto il profilo regolamentare, essendo palese l'estraneità di questo ordine del giorno alla materia del decreto-legge per tutte le ragioni che lei ha poco fa evidenziato. Peraltro, anche questo tentativo di legare il contenuto dell'ordine del giorno, mirato a sospendere una disposizione di legge in materia di immigrazione, alla motivazione del risparmio sulla spesa sanitaria, non è condivisibile. In primo luogo, questo decreto non si occupa di risparmio sanitario (poteva essere fatto semmai nell'altro decreto che abbiamo esaminato, quello sulla spending review, che si occupava specificamente di tale materia); in secondo luogo, non è affatto vero ciò che dice il senatore Mazzatorta: sappiamo tutti che la contribuzione degli immigrati in materia previdenziale e sanitaria presenta un saldo attivo. Sono dati ufficiali inoppugnabili. Quindi, non c'entra nulla le regolarizzazione degli immigrati con il risparmio sanitario.

Per tali ragioni sosteniamo convintamente la dichiarazione di improponibilità. (Applausi dal Gruppo PD).

BAIO (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BAIO (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Signora Presidente, riteniamo anche noi che l'ordine del giorno G5 sia completamente estraneo al provvedimento al nostro esame. Voglio oltretutto ricordare, portando un esempio, che se noi dovessimo limitarci a considerare i lavoratori immigrati regolari, a questo punto cominceremmo a considerare il diritto alla salute come un diritto riservato solo ad alcuni cittadini. Applicando il criterio al caso di un cittadino italiano che perde il posto di lavoro e non trova più un lavoro per un periodo lungo o medio, è come se noi gli dicessimo: «Tu non sei più un contribuente e non puoi più godere del diritto alle prestazioni sanitarie».

Credo che, accanto all'indubbia estraneità della materia, perché qui stiamo discutendo di un tema sanitario specifico molto particolare, cioè degli articoli relativi all'intra moenia e a una proroga dei termini, vi sia anche un'estraneità rispetto al nostro diritto generale in campo sanitario, in base all'articolo 32 della Costituzione e poi alle leggi che ne declinano i principi. Altrimenti, o si è contribuenti e si hanno diritti, oppure, se non si è contribuenti, non si ha più diritto di essere curati: ne è prova il fatto che la ratio della norma che abbiamo inserito per i cittadini extracomunitari irregolari deriva proprio da questo. Per noi, il diritto alla salute e quello all'istruzione sono i "diritti dei diritti" contenuti all'interno della nostra Costituzione, e li garantiamo a tutti i cittadini, prescindendo dalla capacità contributiva loro o dei loro genitori.

L'ordine del giorno G5 stravolge anche un principio costituzionale e le leggi dello Stato italiano che ne conseguono, quindi nel merito anche il decreto-legge in esame.

D'ALIA (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

D'ALIA (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Signora Presidente, noi riteniamo che sia una scelta obbligata quella del Presidente del Senato di dichiarare l'improponibilità dell'ordine del giorno G5, al di là del merito della questione, che non sta proprio nei termini in cui è stata rappresentata: basti pensare che la norma transitoria inserita nel decreto legislativo di attuazione della direttiva comunitaria copre e autofinanzia una grossa parte di quest'intervento.

Tuttavia, al di là del merito della questione, che è inutile trovi ingresso in quest'Aula, mi permetto di segnalare che siamo in presenza di una norma già pubblicata in Gazzetta Ufficiale, che spiega i suoi effetti e che non può certamente essere disapplicata in forza di un ordine del giorno: sarebbe come sovvertire la gerarchia delle fonti e peraltro non lo si può fare al di fuori del procedimento che la Costituzione prevede per l'approvazione delle deleghe che il Parlamento dà al Governo.

I colleghi della Lega e degli altri Gruppi avrebbero dovuto pensarci prima, anziché votare insieme a noi la norma transitoria, all'unanimità, in Commissione: tutti insieme, come era giusto che fosse. Infatti, non si tratta né di condoni né di altro, ma sostanzialmente di introdurre una disciplina progressiva che consenta l'entrata in vigore di una norma di civiltà che obbliga alla denuncia il lavoratore extracomunitario che viene sfruttato e lo fa garantendogli la possibilità di stare nel nostro territorio. Questa norma deve essere accompagnata da una normativa transitoria che consenta alle famiglie e alle imprese italiane di mettersi in regola nel periodo che separa dall'applicazione a regime di questa disposizione. Si tratta, quindi, di una previsione intelligente, di buonsenso e di perfetta garanzia da ogni punto di vista, su cui sinceramente ci sembra stucchevole aprire un dibattito ideologico sul tema dell'immigrazione.

Credo quindi che dal punto di vista procedurale, lasciando stare il merito della questione, l'ordine del giorno G5 sia improponibile quanto un grattacielo.

QUAGLIARIELLO (PdL). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

QUAGLIARIELLO (PdL). Signora Presidente, ovviamente noi prendiamo atto delle decisioni della Presidenza e le rispettiamo, perché sono da rispettare sia quando vanno nel senso auspicato sia quando invece contrastano con i nostri proponimenti.

Vorrei però approfittare di pochi minuti per dire che la presentazione di quell'ordine del giorno e la sottoscrizione da parte del nostro Capogruppo resta per noi un segno politico e un monito. Noi non dubitiamo delle intenzioni che hanno ispirato il provvedimento e, se posso dirlo, delle sue buone intenzioni; tuttavia, vorremmo dire anche ai colleghi della sinistra che non stiamo ponendo un problema ideologico, ma semplicemente vorremmo essere certi che poi di buone intenzioni non siano lastricate le vie dell'inferno e che questo provvedimento, se non ben seguito, possa poi in fondo determinare una sorta di guerra tra poveri, anche per le ragioni che ha espresso la collega Baio, la quale giustamente ha detto che determinati diritti costituzionalmente riconosciuti devono essere, per l'appunto, riconosciuti a tutti i cittadini italiani.

Il provvedimento in esame si inscrive in un momento, come quello attuale, di forte recessione della nostra economia, in cui sappiamo essere in atto una serie di fenomeni quali il licenziamento di persone che hanno assunto da poco la cittadinanza; l'intenzione di abbandonare il nostro Paese da parte di coloro che si erano da poco integrati o, ancora, situazioni rispetto ai mutui che hanno portato molto spesso a perdere delle case da poco acquisite.

Non vorremmo che la spesa emergente per un provvedimento di questo tipo, non controllata, possa portare di fatto ad una situazione di conflitto che finisca per danneggiare coloro ai quali questo Paese ha già dato ospitalità, e che potrebbero trovarsi in una situazione ancora più aggravata, con licenziamenti che, nel momento in cui vengono a finire per una ragione temporale i cosiddetti ammortizzatori sociali, rimangano l'unica strada possibile, con drammi sociali che si aprono anche in famiglie che si sono da poco costituite.

Vorrei quindi ribadire su questo un campanello d'allarme, che è stato il motivo per cui il nostro Gruppo ha apposto la firma ad un ordine del giorno che ovviamente, seppur improponibile da un punto di vista procedurale, non perde tuttavia la sua validità dal punto di vista politico. (Applausi dai Gruppi PdL e LNP).

PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'ordine del giorno G1, già illustrato nel corso della discussione generale e su cui invito il relatore ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi.

SACCOMANNO, relatore. Signora Presidente, esprimo parere favorevole sull'ordine del giorno G1, pur rilevando che esso traduce interamente lo spirito del provvedimento in esame, per cui da questo punto di vista potrebbe anche apparire pleonastico.

BALDUZZI, ministro della salute. Signora Presidente, il Governo accoglie l'ordine del giorno G1.

PRESIDENTE. Essendo stato accolto dal Governo, l'ordine del giorno G1 non verrà posto ai voti.