Discussione e approvazione del disegno di legge:
(3414) Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 28 giugno 2012, n. 89, recante proroga di termini in materia sanitaria (Approvato dalla Camera dei deputati) (Relazione orale) (ore 9,39)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 3414, già approvato dalla Camera dei deputati.
I relatori, senatori Saccomanno e Bosone, hanno chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni la richiesta si intende accolta.
Pertanto, ha facoltà di parlare il relatore, senatore Saccomanno.
SACCOMANNO, relatore. Signora Presidente, onorevole Ministro, onorevoli colleghe e colleghi, il disegno di legge all'esame dell'Aula quest'oggi riguarda la conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 28 giugno 2012, n. 89, recante proroga di termini in materia sanitaria.
Il decreto-legge, già approvato dalla Camera dei deputati con modificazioni, si compone di due articoli che prorogano alcuni termini temporali dell'attività libero-professionale intramuraria, gli organi operanti presso il Ministero della salute, l'obbligo di assicurazione a carico degli esercenti libere professioni sanitarie per i rischi derivanti dall'esercizio dell'attività.
Per quanto riguarda l'intra moenia, il comma 1 dell'articolo 1 proroga al 31 dicembre 2012 la disciplina transitoria relativa allo svolgimento in determinate forme, da parte dei medici dipendenti dagli enti ed aziende del Servizio sanitario nazionale, dell'attività libero-professionale intramuraria.
In base alla normativa generale (legge n. 120 del 2007), le Regioni e le Province autonome avrebbero dovuto adottare idonee iniziative per assicurare gli interventi di ristrutturazione edilizia presso le aziende sanitarie locali, le aziende ospedaliere, le aziende ospedaliere universitarie, i policlinici universitari a gestione diretta e gli istituti di ricovero e cura a carattere scientifico di diritto pubblico, necessari ai fini dell'esercizio dell'attività libero-professionale intramuraria. Gli interventi dovevano essere attuati - secondo la disposizione finora vigente - entro il 30 giugno 2012. Il testo originario del decreto-legge ha sostituito tale data prevedendo il termine del 31 ottobre 2012, successivamente modificato dalla Camera con il 31 dicembre 2012.
Negli ambiti in cui gli interventi non siano ancora stati compiuti e, in ogni caso, non oltre il termine di proroga, è ammesso, per l'esercizio delle attività in esame, se di tipo ambulatoriale, l'impiego del proprio studio professionale.
La proroga comporta anche lo spostamento del termine entro il quale le Regioni e le Province autonome devono procedere all'individuazione e all'attuazione delle misure dirette ad assicurare, in accordo con le organizzazioni sindacali delle categorie interessate e nel rispetto delle vigenti disposizioni contrattuali, il definitivo passaggio al regime ordinario del sistema dell'attività libero-professionale intramuraria.
Per quel che riguarda gli organi operanti presso il Ministero della salute, il comma 2 dispone la proroga degli organi collegiali e degli altri organismi individuati nell'allegato 1. L'esistenza di gran parte di questi organi era stata prorogata fino al 22 luglio 2012 dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 20 ottobre 2010.
L'attuale differimento dei termini è disposto fino - "inderogabilmente", come aggiunto dalla Camera - al 31 dicembre 2012 o - qualora si tratti di un termine antecedente - fino alla data di entrata in vigore del regolamento governativo di riordino degli organi collegiali e degli altri organismi istituiti presso l'amministrazione centrale della salute. Inoltre, viene previsto che, entro i medesimi termini, il Ministro della salute possa, con decreti, rinnovarne la composizione, senza accrescere il numero dei componenti e, per il Consiglio superiore di sanità, ai sensi del successivo comma 3, in modo da ridurre a 40 il numero dei componenti non di diritto.
La Camera ha aggiunto un comma 3-bis nell'articolo 1 del decreto-legge concernente la decorrenza dell'obbligo, a carico degli esercenti libere professioni sanitarie, di assicurazione per i rischi derivanti dall'esercizio dell'attività.
L'articolo 3, comma 5, del decreto legislativo 13 agosto 2011, n. 138, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 settembre 2011, n. 148, e successive modificazioni, demandava ad un regolamento governativo la revisione della disciplina di alcuni profili degli ordinamenti professionali (anche diversi da quelli del settore sanitario). Si prevedevano, infatti, obblighi di idonea assicurazione per i rischi derivanti dall'esercizio dell'attività professionale e di comunicazione al cliente al momento dell'assunzione dell'incarico degli estremi della polizza stipulata e del relativo massimale.
Il comma 3-bis dispone che, per gli esercenti le professioni sanitarie, i due obblighi si applichino dopo un anno dall'entrata in vigore del regolamento governativo o - qualora si tratti di una data antecedente - al momento dell'entrata in vigore di una specifica disciplina per gli esercenti le professioni sanitarie, riguardante la responsabilità civile e le relative condizioni assicurative.
Riguardo al regolamento governativo appena citato, alle Camere è già stato presentato lo schema di decreto che disciplina, all'articolo 5, i due obblighi summenzionati - inerenti a tutte le libere professioni "regolamentate", come definite dall'articolo 1 dello schema - e specifica che la violazione degli stessi costituisce illecito disciplinare; il regolamento entra in vigore, in base all'articolo 14 dello schema, il giorno successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale, benché le norme del medesimo regolamento, ai sensi dell'articolo 13 dello schema, si applichino solo dal giorno ancora successivo.
Per concludere, il decreto che stiamo esaminando è di natura strettamente tecnica, come ci ha riferito il ministro Balduzzi in Commissione sanità, in attesa di un intervento legislativo più organico.
L'intera Commissione conviene che la materia odierna, soprattutto per quanto attiene l'attività libero-professionale intra moenia, debba essere regolamentata ex novo e rivista nelle sue applicazioni concrete, dato che in servizio non è disponibile su tutto il territorio nazionale, per dare ai pazienti, ma anche ai professionisti, la possibilità di usufruire ed offrire un mezzo importante anche ai fini della riduzione delle liste d'attesa.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il relatore, senatore Bosone.
BOSONE, relatore. Signor Presidente, non ho nulla da aggiungere alla relazione concordata con il relatore, senatore Saccomanno. Mi riservo di fare alcuni ulteriori commenti in sede di replica.
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione generale.
È iscritto a parlare il senatore Belisario. Ne ha facoltà.
BELISARIO (IdV). Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor Ministro, la posizione dell'Italia dei Valori su questo provvedimento non è favorevole. Ribadisco quanto già esplicitato alla Camera dei deputati: noi riteniamo che il disegno di legge al nostro esame contenga alcuni elementi critici che vanno sottolineati.
Il provvedimento avrebbe originariamente dovuto contenere solo due proroghe di termini in scadenza e invece vengono inserite nel testo ulteriori norme che, di fatto, consentono di mettere le mani sulla nomina di membri di organismi, collegiali e non solo, in maniera assolutamente discrezionale. Questa parte non ci convince, anche perché viene portata avanti proprio mentre si approva il provvedimento sulla spending review che comporta tagli al Servizio sanitario nazionale e la riorganizzazione di molti organi e organismi, alcuni dei quali collegiali. Ci saremmo aspettati quindi di rivedere prima la composizione degli organi stessi e poi di procedere, secondo una normativa chiara, al loro rinnovo. In pratica, invece, da una parte il Governo lavora all'emanazione del decreto del Presidente della Repubblica che finalmente dovrà rivedere, riformare, accorpare, razionalizzare i 31 organi e organismi collegiali operanti presso il Ministero della salute, e dall'altra, anziché attendere, come ho detto, questa razionalizzazione, accelera, a nostro parere non correttamente, e si auto-autorizza a nominare i componenti di detti organismi, alcuni dei quali, magari, potranno essere accorpati o addirittura soppressi. In pratica si consente al Governo di "piazzare" persone di gradimento suo o della maggioranza che lo sostiene all'interno di detti organismi.
Con la seconda norma, sempre il Ministro della salute può rinnovare la composizione del Consiglio superiore di sanità nominandone il Presidente e i componenti non di diritto. Qualcuno ha detto che c'è bisogno di farlo, e in tempi stretti, perché ci sono all'orizzonte provvedimenti da adottare. Noi riteniamo invece che, essendo anche il Consiglio superiore di sanità tra i 31 organismi che saranno oggetto di questa riorganizzazione, il Governo avrebbe dovuto anche in questo caso usare un altro criterio - non lo devo suggerire io al Governo e al Ministro - per evitare questa accelerazione e questa nomina con la quale il Governo, e il Ministro in particolare, compie un esproprio rispetto alle regole scritte, e solo in questo caso particolare.
Noi riteniamo che queste due norme, così come le ho brevemente illustrate, facciano venir meno sicuramente il carattere di necessità ed urgenza, anche perché la riorganizzazione non può essere rimandata alle calende greche.
Ecco perché non siamo favorevoli a questo provvedimento. Abbiamo confermato i nostri emendamenti, che andremo ad illustrare nel prosieguo della discussione. (Applausi dal Gruppo IdV).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Rizzi, il quale ,nel corso del suo intervento, illustrerà anche l'ordine del giorno G5. Ne ha facoltà.
RIZZI (LNP). Signora Presidente, onorevoli colleghi, signor Ministro, intervengo in questa discussione generale per avere l'unica opportunità di illustrare l'ordine del giorno G5, che, a quanto pare, verrà giudicato inammissibile, il che probabilmente, dal punto di vista strettamente formale nei confronti di questo atto che stiamo andando a discutere ed esaminare e approvare, può essere anche logico.
Credo però che sia giusto cogliere questa occasione per sottoporre al Governo e all'Assemblea quanto contenuto in questo ordine del giorno, a prima firma dei presidenti Bricolo, Gasparri e Viespoli, per sottolineare fondamentalmente l'inopportunità di mantenere quanto declinato dall'articolo 5 del decreto legislativo n. 109 del 16 luglio scorso. Ci sembra e ci sembrerebbe ancora estremamente opportuno che, in sede di discussione di un provvedimento di proroga come questo, ci fosse la possibilità di sottoporre al Governo e quindi all'Assemblea l'opportunità di prorogare anche l'entrata in vigore di quanto previsto dall'articolo 5 del decreto-legislativo n. 109 - anche se poco c'entra - che comunque si occupa di materia sanitaria, anche se in maniera indiretta.
Illustrerò rapidamente agli onorevoli colleghi che non s'interessano di questa problematica il contenuto dell'articolo 5 del decreto legislativo n. 109. Fondamentalmente, si tratta di una sanatoria nei confronti dei lavoratori clandestini, che - come recentemente apparso sulla stampa (notizie di ieri) - secondo il ministro Riccardi riguarderebbe "solo" 150.000 individui. In realtà, questo numero mi sembra assolutamente sottostimato, perché se pensiamo che la regolarizzazione delle badanti recentemente effettuata aveva interessato più di 300.000 persone è verosimile calcolare che i lavoratori clandestini che potrebbero essere regolarizzati in seguito a questo provvedimento saranno circa 400.000-600.000. Per ammissione del Governo stesso, in questo decreto legislativo, all'ultimo capoverso dell'articolo 5, si prevede un incremento della spesa sanitaria di 43 milioni di euro per i residui mesi dell'anno 2012 e di 130 milioni di euro all'anno strutturali, messi a bilancio, per gli anni a venire, ovviamente basandosi su un conto di potenziali 150.000 individui. Comprendiamo bene che, se invece di 150.000, arriviamo a 600.000 o oltre, questa cifra diventerebbe di 400, 500 o 600 milioni di euro all'anno strutturali di aumento di spesa sanitaria per consentire l'accesso alle cure a questi clandestini che vengono regolarizzati.
Orbene, al di là di tutti i possibili principi, concetti di diritti umani, di diritto alla salute, dignità dell'uomo e quant'altro, una considerazione però sorge spontanea. Questo decretino, questo capoverso, inserito in un decreto legislativo sul decreto lavoro, va in controtendenza assoluta nei confronti di una politica di contrasto all'immigrazione clandestina che ha contraddistinto per lo meno gli ultimi dieci anni di attività di governo e di linea programmatica del nostro Paese. Con un colpo di spugna si cancella tutto, si opera una svolta, andando a regolarizzare dei clandestini che comunque sono entrati clandestinamente nel nostro Paese e che adesso si regolarizzano con questo tipo di espediente, di fatto andando per l'ennesima volta a ledere un diritto dei cittadini italiani. Infatti, anche i cittadini italiani si trovano in alcune condizioni a lavorare in situazioni precarie, magari in nero, e vorrebbero essere regolarizzati. Questo per noi non è possibile, per il clandestino extracomunitario, invece, è possibile, semplicemente con la presa in carico da parte del datore di lavoro di un versamento minimo di 1.000 euro. Peraltro, in questo decreto non sono previsti nemmeno meccanismi di controllo, metodologie o caratteristiche circa la possibilità di accesso a questo tipo di sanatoria. Quello che è sicuro è che tutti quanti noi ci troveremo nei prossimi anni ad affrontare in maniera strutturale un aumento di spesa del bilancio dello Stato di 400, 500 o 600 milioni di euro all'anno per consentire questa regolarizzazione dei clandestini.
Credo che non sia corretta in linea generale, e lo sia ancora meno perché va a invertire una tendenza ormai consolidata di lotta alla clandestinità instaurata nel nostro Paese, ancora di più in un momento come questo in cui abbiamo approvato il decreto sulla spending review, l'ennesima manovra "lacrime e sangue" che viene chiesta al nostro Paese: nelle manovre "lacrime e sangue" continuiamo a prendere dei soldi e buttarli dalla finestra per sanatorie nei confronti di coloro che in maniera fraudolenta sono entrati nostro Paese.
Orbene, probabilmente questa non è la materia corretta, non è il decreto corretto, non è il momento corretto e, mi rivolgo a lei, signor Ministro, probabilmente non è nemmeno l'ambito di sua stretta competenza, ma le chiedo di farsi da tramite - se possibile - con i suoi colleghi di Governo affinché questo problema venga portato all'attenzione dell'Esecutivo e si possa tentare di trovare una soluzione per andare proprio nella direzione in cui stiamo andando negli ultimi mesi, di razionalizzazione della spesa pubblica. Razionalizzazione significa che, quando la coperta è un pochino troppo corta, qualche piedino o qualche manina deve rimanere fuori. In un'ottica di correttezza, probabilmente forse è un discorso brutto da fare, ma è giusto che rimanga fuori il piedino di qualche clandestino entrato nel nostro Paese in maniera fraudolenta, piuttosto che quello di tutti quanti noi che regolarmente continuiamo a pagare le tasse. (Applausi dal Gruppo LNP e della senatrice Rizzotti).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Baio. Ne ha facoltà.
BAIO (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Signora Presidente, ringrazio il Ministro della sua presenza. Il provvedimento che ci accingiamo ad approvare oggi, nel testo trasmesso dalla Camera, concerne - com'è stato ricordato anche dal relatore - la proroga di alcuni termini temporali nelle seguenti materie: attività libero-professionale intramuraria; organi operanti presso il Ministero della salute; obbligo di assicurazione, a carico degli esercenti libere professioni sanitarie, per i rischi derivanti dall'esercizio delle attività.
Il decreto-legge modifica la disciplina transitoria relativa allo svolgimento, in determinate forme, da parte dei medici dipendenti degli enti ed aziende del Servizio sanitario nazionale, dell'attività libero-professionale intramuraria. Diciamo che questo è sempre stato un tema di grandissimo dibattito, fin dai tempi lontani in cui l'onorevole Bindi era Ministro della sanità.
Vale la pena ricordare che, in base alla normativa generale, le Regioni e le Province autonome adottano gli interventi di ristrutturazione edilizia necessari per consentire l'espletamento di dette attività. Secondo le disposizioni finora vigenti, questi interventi dovevano essere attuati entro il 30 giugno 2012, termine che oggi, secondo le modifiche apportate in prima lettura alla Camera, noi procrastiniamo al 31 dicembre 2012 (nel testo originario si prevedeva quale termine ultimo il 30 ottobre 2012). Sempre entro il termine del 31 dicembre 2012 è ammesso per l'esercizio delle attività in esame, se di tipo ambulatoriale, l'impiego del proprio studio professionale. Ad ogni modo il Ministro - e di questo lo voglio ringraziare, perché sul punto si è svolto un dibattito in Commissione - si è impegnato in modo apprezzabile ad apportare la modifica, con un provvedimento che entra nel merito dell'attività intramuraria, prima della fine dell'anno, secondo una richiesta formulata da tutti i commissari.
Il provvedimento che oggi stiamo discutendo e che speriamo di approvare dispone, inoltre, la proroga degli organi collegiali di alcuni organismi che operano all'interno del comparto sanitario. Alcuni di questi, come, ad esempio, e lo ha ricordato anche il Ministro, il Consiglio superiore di sanità, la Commissione unica sui dispositivi medici e la Consulta tecnica permanente per il sistema trasfusionale, sono organismi essenziali senza i quali non è possibile svolgere l'attività sanitaria e garantire anche quel sistema di sicurezza di cui è dotato il nostro Paese, e che vogliamo continuare a riconfermare, a promuovere e sostenere.
La Camera ha però aggiunto un comma 3-bis all'articolo 1 del decreto-legge in esame, che riguarda la decorrenza dell'obbligo, a carico degli esercenti le libere professioni sanitarie, di assicurazione per i rischi derivanti dall'esercizio della loro attività. A tale proposito è bene ricordare che la manovra di Ferragosto demandava ad un regolamento governativo la revisione della disciplina di alcuni ordinamenti professionali, anche diversi dal settore sanitario, prevedendo l'obbligo di idonea assicurazione per i rischi derivanti dall'esercizio dell'attività professionale, nonché l'obbligo di comunicazione al cliente degli estremi della polizza assicurativa. L'attuale comma 3-bis dell'articolo 1 del decreto di proroga termini in materia sanitaria dispone che per le professioni sanitarie i predetti obblighi si applicano dopo un anno dall'entrata in vigore del predetto regolamento governativo o, qualora si tratti di data antecedente, al momento dell'entrata in vigore di una specifica disciplina per gli esercenti le professioni sanitarie.
A questo riguardo, vale la pena ricordare che il tema della responsabilità professionale del medico rappresenta un vero nodo gordiano che da tempo interessa la giurisprudenza. Il Ministro, da giurista raffinato, credo conosca bene questo nodo gordiano della responsabilità professionale del medico. È quindi un quesito che da tempo interessa la giurisprudenza e che si incentra sul rapporto tra la responsabilità individuale del medico e quella ascrivibile all'azienda cui lo stesso appartiene. È bene però ricordare che l'aspetto assicurativo non ha ad oggetto solo la professione medica, ma tutte le professioni sanitarie coinvolte (fortunatamente, perché ciò è corretto).
In questo mio intervento, che anticipo anche la dichiarazione di voto del Gruppo Per il Terzo Polo:ApI-FLI, noi dichiariamo il nostro voto favorevole, anche grazie alle assicurazioni fornite dal Ministro in Commissione, che ha espresso sufficienti garanzie assicurando che il provvedimento di riordino dell'attività intramuraria e di rinnovo degli organismi sopracitati sarà oggetto di uno specifico provvedimento. Egli ha anche ricordato che la proroga attinente alcuni organi collegiali si rende necessaria per il ruolo che essi svolgono, cui ho fatto prima riferimento. Mi auguro quindi che tale riforma intervenga in tempi ragionevolmente brevi.
Vorrei riportare qui un punto importante che è stato evidenziato in questo senso all'interno della Commissione, ma voglio che ne siano consapevoli tutti i colleghi in Aula; confido cioè che anche in occasione di tale intervento potrà essere effettuato il monitoraggio circa l'attuazione, da parte delle Regioni, delle misure necessarie ai fini dell'esercizio dell'attività intramuraria. Anche i relatori hanno evidenziato questa esigenza. È necessario e non più rinviabile (per questo è giusto chiedere tempi ragionevolmente brevi) procedere a un riordino e al conferimento di una maggiore efficienza per l'attività professionale intramuraria e, più in generale, a uno snellimento all'apparato organizzativo, al fine di offrire ai nostri cittadini una garanzia del servizio, che però contenga delle prestazioni di alta qualità: prestazioni che oggi sono ben presenti sul nostro territorio, ma purtroppo a macchia di leopardo. Anche a questo riguardo siamo di fronte a un federalismo disordinato, come è stato ricordato poco fa in Commissione igiene e sanità.
L'esigenza di razionalizzazione della spesa, che è un altro degli obiettivi principe di questo fine legislatura, è uno degli elementi doverosi da perseguire in un momento storico come questo, ma non deve minare alla base i diritti universali sanitari, i principi della legge n. 833 del 1978; anche nel momento in cui stiamo approvando un provvedimento come questo, quindi la conversione di un decreto-legge, ci teniamo a che i principi di universalità, uniformità e giustizia, che sono i cardini della legge n. 833 del 1978, riprendendo l'articolo 32 della Costituzione, siano ribaditi anche oggi.
Ringrazio il Ministro, i relatori e tutti i colleghi che hanno contribuito, non a migliorare questo provvedimento, perché non lo abbiamo modificato, ma a riempirlo di un significato vero e profondo, nell'interesse di tutti i cittadini, soprattutto di quelli più deboli. (Applausi dal Gruppo Per il Terzo Polo:ApI-FLI).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Bugnano, la quale, nel corso del suo intervento, illustrerà anche l'ordine del giorno G1. Ne ha facoltà.
BUGNANO (IdV). Signora Presidente, approfitto dei minuti a mia disposizione per anticipare l'illustrazione dell'ordine del giorno G1, presentato dal Gruppo Italia dei Valori.
Il provvedimento in esame, come è stato spiegato dai relatori, riguarda l'attività libero-professionale intramuraria, che è disciplinata ormai da diversi anni, ma nella sua concreta attuazione ha avuto tutta una serie di problematiche legate sostanzialmente al fatto che le strutture ospedaliere, che avrebbero dovuto attrezzarsi per mettere a disposizione al loro interno gli spazi per l'attività professionale intramuraria, per la maggior parte non lo hanno fatto, per i motivi più svariati. Dopo di che, è successo che si sono convenzionati con il Servizio sanitario strutture private e studi professionali privati, e ciò ha fatto sì che, soprattutto in alcune Regioni, si siano create delle storture anche in termini di evasione fiscale.
Allora, sono intervenute proroghe più o meno lunghe, e quindi si è acconsentito a questa gestione non proprio corretta della libera professione intramuraria (questo però è successo da parte dei diversi Governi); come dicevo, si è consentita una proroga di questa gestione un po' borderline, e nel provvedimento in esame è contenuta l'ennesima proroga.
Crediamo che l'attività professionale privata intramuraria debba essere disciplinata una volta per tutte in modo omogeneo su tutto il territorio. Se è necessario codificare l'attività professionale intramuraria cosiddetta allargata, svolta cioè al di fuori delle strutture ospedaliere, perché tutti abbiamo coscienza che non ci sono gli spazi e non c'è la possibilità di organizzarla esclusivamente all'interno delle strutture ospedaliere, ne prendiamo atto con senso di responsabilità e con onestà intellettuale, ma poniamo fine a queste proroghe!
Con l'ordine del giorno da noi presentato, chiediamo quindi al Governo l'impegno a porre fino a queste proroghe. Ci auguriamo che questa sia l'ultima proroga e soprattutto - lo ribadisco - che si ponga un freno a quei fenomeni di evasione fiscale che tutti conosciamo e che questa modalità un po' borderline ha consentito fino ad oggi. (Applausi dal Gruppo IdV e della senatrice Garavaglia Mariapia).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Granaiola. Ne ha facoltà.
GRANAIOLA (PD). Signora Presidente, signor Ministro, onorevoli colleghi, questo provvedimento d'urgenza, recante proroga dei termini in materia sanitaria, è importante perché ci consente di procedere con maggiore organicità il cammino verso una riforma organica sui diversi temi sottesi al decreto-legge n. 89 del 2012.
In particolare, per quanto riguarda la cosiddetta intra moenia, la proroga ha natura strettamente tecnica, non essendo ancora riusciti ad effettuare un intervento legislativo ampio ed organico, per il quale è assolutamente necessaria una riflessione approfondita sulle modalità con cui l'attività libero-professionale intramuraria viene assicurata nel nostro Paese.
Con il decreto in esame si prende atto che esistono alcune realtà territoriali in cui non è ancora possibile applicare la norma: infatti, molte Regioni non hanno realizzato le strutture sanitarie indispensabili per consentire l'esercizio ordinario dell'attività stessa. È necessario, quindi, che il Ministero della salute ci fornisca al più presto un quadro aggiornato, Regione per Regione, sullo stato di attuazione della normativa vigente.
Per quanto riguarda gli organi collegiali e gli organismi operanti presso il Ministero della salute, nonché l'eventuale rinnovo della composizione senza accrescere il numero dei componenti, la proroga disposta dall'articolo 1, comma 2, inderogabilmente al 31 dicembre 2012, è necessaria e condivisibile per portare a compimento il processo di riorganizzazione e razionalizzazione degli organismi stessi. Fino a quando non sarà completato il processo di riorganizzazione delle commissioni operanti presso il Ministero della salute, il Ministro potrà rinnovare la composizione delle commissioni senza accrescere il numero dei componenti.
Si tratta, signor Ministro, di commissioni molto qualificate, istituite per promuovere stabilmente il confronto costante tra la sanità pubblica e il mondo tecnico-scientifico, in quanto il Servizio sanitario nazionale agisce in settori molteplici e articolati, per i quali è necessaria un'elevata componente tecnico-professionale per assicurare l'aderenza delle politiche sanitarie ai progressi scientifici e alle conoscenze tecniche e tecnologiche. Tra queste commissioni ci sono, per esempio, quelle per i dispositivi medici, per l'attuazione dei princìpi contenuti nella legge sulle cure palliative e per i livelli essenziali di assistenza (LEA). È importante, quindi, che il processo di riordino mantenga gli organi e gli organismi di stretta attualità, accorpando quelli che svolgono funzioni similari o compatibili.
Un altro aspetto è la necessità di diminuire il numero dei componenti, fissando ulteriori obiettivi di contenimento dei trattamenti economici. Tuttavia, appare prioritario l'obiettivo di procedere ad un riordino finalizzato soprattutto a rendere più efficace ed attuale il ruolo di tali commissioni in relazione alle esigenze prioritarie della sanità pubblica.
Di recente è accaduto in Toscana che una persona sia morta a causa di un dispositivo medico mal funzionante. È importante che queste commissioni siano in grado di intervenire celermente e con assoluta trasparenza per eliminare dal mercato dispositivi medici pericolosi.
Ricordo che, nel corso della discussione alla Camera, è stato presentato un ordine del giorno, accolto dal Governo come raccomandazione, con il quale si chiede che, nel processo di razionalizzazione delle commissioni operanti presso il Ministero della salute, il Governo valuti l'opportunità di ampliare i poteri di alcune commissioni, attribuendo loro nuove competenze anche attraverso la variazione della composizione delle commissioni stesse, senza, peraltro, aumentare il numero dei componenti, al fine di procedere all'eliminazione degli sprechi mantenendo alto il livello della qualità della sanità italiana.
Nel caso specifico della Commissione sui dispositivi medici, come ricordava prima la senatrice Baio, pur permanendo l'obiettivo prioritario del contenimento dei costi, l'ordine del giorno chiedeva al Governo di valutare l'opportunità di modificare la sua composizione al fine di attribuire ad essa, con più specificità, il compito di poter valutare nel miglior modo possibile il rapporto tra prezzo e qualità dei vari dispositivi, visto che ogni dispositivo, come ricordavamo anche prima in Commissione, signor Ministro, ha una diversa rilevanza medica e socio assistenziale e i relativi costi sono la sommatoria di tutti i vantaggi che si ottengono e non solo il risultato di un esborso contabile.
Per quanto riguarda il comma 3-bis, aggiunto dalla Camera, circa la decorrenza dell'obbligo, a carico degli esercenti di libere professioni sanitarie, di assicurazione per i rischi derivanti dall'esercizio dell'attività e dell'obbligo di comunicazione al cliente degli estremi della polizza stipulata e del relativo massimale, mentre è positivo che sia stato fissato un termine, bisognerebbe distinguere l'obbligo assicurativo che ricade sull'esercizio della libera professione a carattere individuale, dall'obbligo assicurativo per quei medici che svolgono la loro attività alle dipendenza delle ASL.
Ci auguriamo, quindi, che siano rimossi al più presto i principali ostacoli all'approvazione del disegno di legge in tema di responsabilità professionale dei medici e che lei, signor Ministro, possa dare seguito a quanto affermato sin dal suo insediamento, cioè che è ormai giunto il tempo di pervenire a una soluzione definitiva sul tema stesso. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Tomassini).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore D'Ambrosio Lettieri. Ne ha facoltà.
D'AMBROSIO LETTIERI (PdL). Onorevoli colleghi, signor Ministro, il termine proroga non evoca valutazioni positive. Soprattutto in una stagione politica particolarmente difficile e complessa, esso porta a pensare all'affanno di una politica che non riesce a decidere. Il termine proroga rischia di consegnare al Paese la incapacità degli organismi parlamentari, e del Governo stesso, ad assumere decisioni e, quindi, affida al provvedimento di differimento delle proprie decisioni il senso ineluttabile della propria incapacità e inerzia.
Così non è in questo caso. Non lo è per una serie di motivi connessi ai termini che si intendono prorogare, riferiti (due in particolare) a temi centrali che hanno mantenuto alto il dibattito, non soltanto all'interno del Parlamento, che hanno impegnato, e da tempo, il Governo, e che sono centrali anche nella discussione che sui temi della sanità si sviluppa nella nostra realtà sociale.
Sull'attività intramuraria, era il decreto legislativo n. 502 del 1992, signor Ministro, che disponeva la disciplina che individuò i termini entro i quali le Regioni avrebbero dovuto porre a disposizione dei medici e degli operatori della sanità le strutture idonee alo svolgimento dell'attività intramuraria. Quei termini sono stati reiteratamente differiti, e lo sono ancora oggi.
Ma vi è un motivo per condividere questo differimento: l'assoluta certezza, che lei, signor Ministro, ha ribadito davanti alle Assemblee parlamentari, di consegnare in tempi strettissimi, attraverso un decreto, una riorganizzazione complessiva di questa materia delicatissima, che attiene non soltanto al diritto del medico di svolgere l'attività libero‑professionale ma anche alle politiche complessive di una sanità che dentro questa criticità appalesa una serie di problematiche, prima fra tutte quella delle liste di attesa.
Noi siamo fiduciosi, signor Ministro, che questo aspetto delicatissimo possa essere oggetto di riforma e ammodernamento e definito in modo puntuale e chiaro affinché l'attività libero‑professionale intramuraria possa essere seria, efficiente, tracciabile e integrata, non soltanto con l'azienda sanitaria ma anche con le politiche sociosanitario-assistenziali.
Vorrei ora citare il secondo aspetto, direi provvidenziale. Se non si fosse posto rimedio attraverso il provvedimento di proroga dell'obbligo a contrarre l'assicurazione, così come espressamente stabilito dalla recente disposizione introdotta dal decreto-legge n. 138 del 2011, ci saremmo trovati davanti al rischio di una vera e propria paralisi: il medico, infatti, era obbligato a contrarre entro il 14 agosto la polizza assicurativa, ma l'obbligo a contrarre da parte dell'assicurazione non esisteva, e questo naturalmente avrebbe determinato un rischio soprattutto per l'intera comunità per i profili di efficienza e per lo stesso accesso alle prestazioni mediche.
Il tema è delicatissimo. Lo abbiamo affrontato in modo responsabile in Commissione sanità e riguarda anche la questione connessa al grosso capitolo della medicina difensiva, che assorbe risorse stimate in oltre 15 miliardi di euro e che deve essere affidato ad un progetto organico di riforma che deve riguardare i profili della responsabilità professionale degli operatori della sanità in una logica nuova che eviti di sovraesporre l'operatore sanitario, ma senza rinunziare a quella necessaria copertura, a quella necessaria garanzia per i diritti del cittadino.
Il terzo tema è quello relativo alle 31 commissioni che operano presso il Ministero della salute e che svolgono un'attività di supporto rilevante e preziosa per la stessa attività del Ministro e del Ministero. Su questo, penso che vada detto qualcosa di segno esattamente opposto a quello che ha poc'anzi affermato il presidente Belisario. La proroga delle commissioni credo sia un atto di grande rispetto, signor Ministro, che non solo condividiamo ma che apprezziamo perché, pur potendo procedere al rinnovo di queste commissioni, lei ha invece preferito differire il termine in modo improcrastinabile, individuando la data entro cui, dopo una riorganizzazione di questi importanti organismi di consulenza e di supporto del Ministero, si possa procedere anche con l'indicazione importante di non aumentare il numero dei componenti al rinnovo, secondo principi valutati sulla base di competenze e di trasparenza.
Sono motivazioni, signor Ministro, che appaiono convincenti e ci consegnano la sua precisa volontà di procedere ad una riforma che lei stesso ha definito di manutenzione straordinaria e, aggiungerei, organica del Servizio sanitario nazionale, che è necessaria, si deve fare e si deve fare presto, ma che si deve fare bene.
È questo aspetto, signor Ministro, che ci impegna con senso di responsabilità nel proseguire a livello parlamentare e, mi permetto di dire, anche come 12ª Commissione sanità del Senato, con la guida del presidente Tomassini, un lavoro che credo svolgeremo con il consueto senso di responsabilità, affiancando e sostenendo l'azione del Governo ad una condizione: che il decreto segua un iter che non espropri né la 12ª Commissione parlamentare né questo Parlamento delle proprie funzioni e prerogative. Sarebbe infatti veramente deludente se poi l'approvazione di questo disegno di legge dovesse essere affidata alla procedura che talvolta abbiamo dovuto subire, per motivi di responsabilità, con la concessione del voto di fiducia richiesta dal Governo. Questa è materia troppo delicata per essere sottoposta allo stress-test notturno di Commissioni di merito che poi di merito non sono, perché su questa materia la Commissione di merito è la Commissione sanità.
Con responsabilità, apprezzando i suoi sforzi, signor Ministro, ma anche con tenacia e competenza, esprimeremo una valutazione positiva su questo provvedimento e ci candidiamo a schiena dritta a seguirne l'iter sino alla sua conclusione, nella certezza che consegneremo al Paese un Sistema sanitario capace di superare alcuni punti di criticità che lei, nel decreto, indubbiamente ha già previsto. (Applausi dal Gruppo PdL).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Poretti. Ne ha facoltà.
PORETTI (PD). Signora Presidente, prima che al Senato, sono stata parlamentare alla Camera dei deputati nella legislatura precedente, e assicuro che il dibattito che stiamo svolgendo questa mattina è iniziato nella scorsa legislatura, e siamo di nuovo al punto di partenza. Riguardavo i miei appunti di allora, quando ci si era trovati di fronte la proroga dell'entrata in vigore dell'intra moenia, e potrei tranquillamente rileggerli, credo esattamente come coloro che sono intervenuti prima di me: avrebbero potuto rileggerli o scriverli ex novo, ma il testo e le parole sono stati esattamente gli stessi.
Si tratta di un principio in teoria valido, o che comunque si è deciso di ritenere tale, per cui si è scelto non di rimettere in discussione la legge sull'intra moenia e abrogarla (scelta che poteva starci) ma di prorogarne il termine per l'entrata in vigore.
Poco fa il senatore D'Ambrosio Lettieri ha ricordato addirittura l'anno 1992; possiamo parlare dell'anno 1999, dell'intervento del 2007, con l'allora ministro Livia Turco, o del 2008, all'inizio di questa legislatura, con la proroga più lunga che si sia potuta vedere, tanto quasi da arrivare alla fine della legislatura: quindi con tutto il tempo, per il Parlamento, per intervenire nel modificare una legge che evidentemente presenta dei problemi. Infatti, se dal 1992, cioè da quando si è introdotto il principio, ad oggi ancora non si è vista la sua realizzazione, il provvedimento ha qualche problema.
Dunque, il Parlamento aveva il tempo per intervenire, per modificare o cancellare la legge, per farne un'altra, oppure per farla finalmente entrare in vigore. Non è stato così, e ora siamo ancora qui a parlare della proroga.
Questa proroga, però, prevede qualcosa di più. Il provvedimento prorogava il termine di tre mesi: si trattava di una misura veramente irrisoria. Peraltro, il fatto di spostare la scadenza dell'entrata in vigore dal 30 giugno 2012 al 31 ottobre 2012 indicava un eccesso di ottimismo (infatti ho dei dubbi che si sarebbe potuto realizzare in tre mesi ciò che non è accaduto in 20 anni), oppure considerava il tempo per le ferie estive, sapendo che a luglio e ad agosto è difficile trovare un muratore che costruisca nell'ospedale l'ambulatorio dove il medico possa operare. È possibile, però, che il decreto servisse anche per introdurre altre questioni. Mi riferisco a quanto contenuto nei famosi commi 2 e 3 dell'articolo 1, in cui si proroga anche qualcos'altro, cioè gli organismi operanti presso il Ministero della salute, e si rinnovano i componenti ed il presidente del Consiglio superiore di sanità.
Tale provvedimento, nella sua proroga iniziale ad ottobre 2012, ma anche in quella al dicembre 2012 approvata grazie all'intervento della Camera dei deputati, continua a non avere, a nostro avviso, un significato sostenibile. A questo punto, riteniamo che la legge si debba cambiare oppure applicare, evitando però il solito metodo italico, quello cioè di fingere che il termine non esista: o meglio, lo Stato e le istituzioni fanno finta che il termine non esista perché in realtà i cittadini, quando non pagano una multa o non rispettano un termine dettato dalla legge, devono risponderne; invece, per noi che facciamo le leggi e possiamo spostare i termini e le scadenze non vale il principio di dover rispettare la legge.
Come radicali non avremmo avuto alcun entusiasmo nell'approvare questa proroga, e stavamo decidendo se la migliore scelta fosse l'astensione, la non partecipazione alla votazione del provvedimento o altro. Poi, però, quel di più, cioè l'aggiunta dei commi seguenti, ci ha posto ulteriormente in difficoltà.
Inoltre, stendo un velo pietoso sul fatto che si utilizzino provvedimenti del genere per inserire altri argomenti. Del resto, lo stesso senatore Rizzi del Gruppo Lega Nord ha sottolineato che forse questo non era il provvedimento e questo non era il Ministro al quale rivolgersi per aprire il capitolo dell'assistenza sanitaria di immigrati regolari o non regolari, che comunque potremmo definire (se su questo siamo tutti d'accordo) persone che hanno bisogno di un'assistenza sanitaria. Ricordo che il nostro Paese ancora prevede il diritto alla salute.
Quindi, ci riserviamo nel prosieguo della discussione sugli emendamenti e sugli ordini del giorno di intervenire e di precisare il nostro orientamento di voto. (Applausi del senatore Perduca).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Marino Ignazio. Ne ha facoltà.
MARINO Ignazio (PD). Signora Presidente, desidero sottolineare al Ministro della salute l'inopportunità di continuare, su un tema così rilevante come quello dell'attività dei nostri medici dipendenti degli ospedali pubblici, a passare da una proroga all'altra. Il ministro Balduzzi conosce molto bene quella legge e sa che da dieci anni, o forse anche più, procediamo di proroga in proroga.
Ricordo all'Assemblea del Senato che nel 2007 abbiamo svolto un lavoro davvero molto diligente sul tema. Siamo partiti da dati scientifici. Abbiamo raccolto, in tutte le ASL del nostro Paese, i dati sull'attività svolta dai nostri medici. Abbiamo pubblicato due volumi, e alla fine abbiamo scritto una legge pienamente condivisa. All'epoca - certamente lo ricorderà molto bene il presidente Tomassini - non abbiamo portato al voto quella legge finché in quest'Aula del Senato non ci fosse il consenso unanime di tutti i Gruppi.
Si trattava di una legge che affermava principi molto semplici. Il primo era quello per cui il lavoro dei medici dipendenti di ospedali pubblici deve essere svolto all'interno degli stessi ospedali. È un principio, questo, sul quale credo vada condotta una riflessione. Se un chirurgo infatti opera un paziente la mattina, e il pomeriggio visita in una struttura privata - la legge glielo consente - a 15 chilometri di distanza, e quello stesso paziente avrà bisogno di un nuovo intervento chirurgico per una complicanza, certamente non sarà quel chirurgo che lo ha operato ad essere coinvolto nella continuità di cura. Quindi, quella legge si preoccupava della continuità di cura.
Il secondo punto, signor Ministro, era l'equità di accesso. La legge diceva che un professionista può svolgere l'attività privata, ma non può svolgere un numero di prestazioni nell'attività privata superiore a quello che svolge nell'attività pubblica. Attraverso questo modello, alcuni professionisti hanno potuto continuare a svolgere l'attività privata, ma senza danneggiare i pazienti privi delle risorse economiche per rivolgersi a quel tipo di attività. In più era stato introdotto, dopo lunghe riflessioni e discussioni, un altro elemento davvero importante: quello dell'urgenza differibile. Qualcuno si rivolge in ospedale. Non ha la possibilità di essere assistito immediatamente e non si rileva detta necessità, ma la struttura pubblica entro 72 ore si fa carico del problema di quel paziente.
Ebbene, quella legge esiste, e davvero non riesco a comprendere per quale motivo, invece di applicarla - ripeto che era stata frutto di un lavoro di indagine che aveva impegnato il Senato della Repubblica per circa due anni ed era stata votata all'unanimità da tutte le forze politiche - continuiamo a procedere di proroga in proroga.
Voglio concludere il mio intervento ricordando semplicemente due modelli. Ci sono chirurghi che in questo Paese - e molti in quest'Aula li conoscono - hanno applicato esattamente nei loro ospedali quanto la legge del 2007 prevedeva. Non hanno ritardato le liste d'attesa, ma anzi hanno utilizzato la stessa lista per il pubblico e per il privato e alla fine dell'anno passato, nel 2010, hanno fatturato per la loro attività privata cifre superiori ad un milione di euro. Mi pare che questo non significhi che, rispettando la legge, siano stati economicamente puniti.
Poi c'è un altro modello, quello di cui anche i suoi ispettori, Ministro, si sono occupati. Una signora cade, si frattura il femore in una delle più grandi città del nostro Paese. Arriva in ospedale e le dicono che il femore potrà essere riparato chirurgicamente dopo 18 giorni ma, se accetterà il percorso dell'intra moenia, potrà essere riparato l'indomani. La figlia di quella signora - è questo un caso, ma ce ne sono molti e lei lo sa bene, signor Ministro, avendo mandato ogni volta e meritevolmente gli ispettori a verificare l'accaduto - raccoglie 4.000 euro in contanti. Torna dal chirurgo, il quale la sposta nella struttura dove si svolge legittimamente l'attività intra moenia e fa di meglio: invece di operarla il giorno dopo, la opera il pomeriggio stesso.
Credo - so perfettamente che molte persone in quest'Aula condividono la mia opinione - che questi due percorsi separati non possono più coesistere nel nostro Paese. È giusto che i medici, se così dice la legge, possano svolgere la loro attività privata, ma lo devono fare all'interno dell'ospedale. Non devono essere danneggiate le persone che non hanno le risorse economiche per rivolgersi a quel tipo di attività privata.
Signor Ministro, personalmente ho fiducia in lei, e quindi oggi voterò a favore del provvedimento, ma è l'ultima volta che voto una proroga su questo tema. (Applausi dal Gruppo PD).
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione generale.
Ha facoltà di parlare il relatore, senatore Bosone.
BOSONE, relatore. Signora Presidente, volevo innanzitutto ringraziare i colleghi intervenuti questa mattina in discussione generale e quindi i colleghi della Commissione sanità, in primis il Presidente, per il lavoro svolto insieme al Ministro, per arrivare oggi in Aula con il disegno di legge in esame che, come ha dichiarato il senatore Saccomanno, è squisitamente tecnico, anche se obiettivamente tocca alcuni punti indirettamente di tipo politico.
Brevemente, volevo replicare ai colleghi ricordando loro l'iter dell'intra moenia. L'istituto della libera professione intramuraria è un percorso partito vent'anni fa. All'epoca si era introdotto un principio importante: il medico che lavorava in rapporto esclusivo con la struttura sanitaria doveva essere fidelizzato a quella struttura ma, allo stesso tempo, si salvaguardava il principio che potesse sviluppare con il paziente un rapporto personale, come spesso comporta la disciplina medica. Il rapporto medico paziente il più delle volte non è impersonale, ed è giusto che il paziente possa scegliere il medico con cui rapportarsi di volta in volta.
Quindi, la disciplina introdotta con il decreto legislativo n. 502 del 1992 faceva salvi questi due principi: il rapporto di esclusività del medico con la propria struttura, e quindi la fidelizzazione di quella esperienza professionale con la struttura da una parte, e la possibilità del medico di sviluppare un rapporto personale diretto con il paziente, dall'altra.
Una norma, come tutte le norme di principio, che chiaramente trovò difficoltà nella sua applicazione, con fautori e detrattori. Per i giovani medici tuttavia fu una grande opportunità, perché permise loro di lavorare in esclusiva con una struttura sanitaria e, al contempo, di sviluppare all'interno della stessa un'attività libero-professionale.
Nel corso degli anni si è cercato di attuare questi principi, con tutti i limiti evidenziati dai colleghi, fino ad arrivare oggi a questa ulteriore proroga passando attraverso - come diceva il collega Marino - un'importante indagine conoscitiva e la legge n. 120 del 2007 del ministro Livia Turco, che ha introdotto alcuni elementi modificativi per garantirne l'applicazione.
Questa ulteriore proroga fino al 31 dicembre 2012, di cui peraltro avevamo già discusso la scorsa estate in occasione dell'applicazione della prima, ci consente sostanzialmente di raggiungere il risultato, perché il percorso per arrivare all'ordinarietà, e quindi uscire da queste continue proroghe e deroghe, è ormai quasi completato. Il percorso è completo perché nel corso del tempo le Regioni hanno lavorato, anche se a macchia di leopardo, in maniera disomogenea e adottando soluzioni diverse, tant'è che c'è ancora chi esercita nel proprio studio, chi in strutture convenzionate e chi ancora all'interno di una struttura pubblica. Sostanzialmente però si è arrivati ad un adeguamento, si sta raggiungendo il risultato e gli stessi dati del Ministero - magari corroborati dal Ministro - dicono che si sta arrivando ormai ad un regime ordinario, per cui i due principi stanno diventando nel nostro Paese qualcosa di definitivo.
Questa proroga dei termini, quindi, risponde a tale logica: non a quella di prorogare l'incertezza, bensì a quella di dare certezza di arrivare al risultato passando al regime ordinario. Spero - e ha ragione in questo la senatrice Baio - che nel momento in cui il Ministro ci fornirà ulteriori dati integrativi per arrivare finalmente alla situazione finale, la soluzione ministeriale sarà corroborata da un'analisi precisa, Regione per Regione, ASL per ASL, di quello che è successo e di come in questi anni ci si è accomodati sui due principi ai quali ho fatto riferimento poc'anzi. Questo è importante per arrivare poi a capire se la soluzione definitiva proposta dal Ministero sarà quella più adeguata, che quest'Aula potrà votare. Questo è un po' lo spirito di questa ulteriore proroga, che noi tutti speriamo sia davvero l'ultima, e in questo senso mi associo anche all'ordine giorno della senatrice Bugnano.
Volevo poi ribadire un concetto relativo all'intra moenia, che non è un sistema per abbreviare le liste d'attesa, mi pare che sia importante dirlo, e d'altra parte non è neanche un modo per bypassarle. Per questo l'intra moenia deve essere accompagnata dall'efficientamento progressivo del Servizio sanitario nazionale, che deve garantire al paziente che ne ha bisogno di poter effettuare esami urgenti, come accade già in alcune Regioni con il bollino verde e con l'ingresso privilegiato entro 48 o 72 ore. L'intra moenia, infatti, deve far salvo il principio di base del rapporto fiduciario tra medico e paziente, non servire a bypassare le liste d'attesa. È un equivoco assolutamente da superare.
L'articolo 1, prevede la possibilità di riordino degli organi collegiali del Ministero. Si tratta di comitati, commissioni, organi consultivi, e c'è anche il Consiglio superiore della sanità. In veste di relatore, e raccogliendo anche le sollecitazioni provenienti dall'Aula, vorrei raccomandare al Governo, e in particolare al Ministro, di far sì che nell'opera di riordino dei 31 organismi coinvolti si tenga conto innanzitutto dell'articolo 12, comma 20, della spending review, che prevede il riassorbimento di questi organismi dentro la struttura ministeriale, sapendo allo stesso tempo, però, che esiste una specificità sanitaria legata ad alcuni di essi.
Dunque, nel momento in cui diamo al Ministro la possibilità di provvedere al rinnovo delle cariche, soprattutto per quanto riguarda il Consiglio superiore della sanità, noi lo invitiamo alla massima cautela e delicatezza, anche se sappiamo che egli è persona delicata e cauta. Gli affidiamo, quindi, tale raccomandazione sapendo che ci troviamo in una fase transitoria, con un Governo tecnico, e dunque queste nomine assumono un carattere di particolare delicatezza.
Voglio concludere con una nota relativa all'ordine del giorno e all'intervento del senatore Rizzi, che introduce una materia legata all'ambiente del lavoro più che alla sanità e appare quindi un po' fuori tema. Devo dire, però, che la norma in questione, che fu votata dal Parlamento e anche dalla maggioranza di questa Assemblea, ha rappresentato un atto di civiltà per il Paese perché tale è la volontà dell'emersione del lavoro nero, anche quello prodotto da lavoratori extracomunitari non in regola, soggetti particolarmente esposti allo sfruttamento. D'altra parte, l'emersione del lavoro nero non grava sulle finanze dello Stato; anzi, la regolarizzazione del lavoro porta sicuramente a maggiori entrate sia per quanto riguarda la previdenza che per quanto riguarda la tassazione sul lavoro, tanto dal lato del lavoratore che da quello del datore di lavoro. (Applausi dei senatori Perduca e Poretti).
Ripeto: si tratta di una norma di civiltà utile anche per le entrate del nostro Paese. La mia preoccupazione è di segno contrario, se posso dirlo, a quella del senatore Rizzi: io mi preoccupo che vi sia poca emersione rispetto alle previsioni del Ministro. Questa è la vera preoccupazione, la perplessità che come relatore esprimo sull'ordine del giorno presentato dal senatore Rizzi.
Penso davvero che questo provvedimento segni l'avvio di una importante fase di riordino di un aspetto della sanità. Sicuramente non è esaustivo, ma rappresenta un passo importante relativamente alla questione dell'intra moenia. (Applausi dal Gruppo PD e dei senatori Tomassini e Baio).
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il relatore, senatore Saccomanno.
SACCOMANNO, relatore. Signora Presidente, rinuncio alla replica.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo.
BALDUZZI, ministro della salute. Signora Presidente, dirò poche parole, perché la ricca discussione generale, a partire dalla puntuale relazione del senatore Saccomanno e dalla altrettanto puntuale replica del senatore Bosone, ha consentito di mettere a fuoco il senso e lo spirito di questo intervento legislativo, il cui carattere di proroga tecnica, sottolineato da molti interventi - penso in particolare a quelli delle senatrici Baio e Granaiola e del senatore D'Ambrosio Lettieri - è collegato per l'intra moenia alla opportunità di presentare il provvedimento legislativo d'urgenza che la riorganizza in tempi che consentano al Parlamento una piena e pacata discussione. Vorrei rassicurare sul punto naturalmente quanti hanno rappresentato questa esigenza, in particolare il senatore D'Ambrosio Lettieri.
Per quanto riguarda gli organismi collegiali che operano presso il Ministero della salute, il carattere di proroga tecnica del provvedimento è collegato all'esigenza di assicurarne la continuità dell'attività, essendo questi organismi di carattere tecnico-scientifico e avendo il Ministero della salute una necessità continua di investirli per la sua attività ordinaria (non certo - lo dico al presidente Belisario - per la volontà di piazzare alcuno: si tratterebbe di una volontà sicuramente estranea all'orizzonte di questo Governo e di questo Ministro). Lo scopo, ripeto, è proprio semplicemente di assicurare la continuità di questi organismi, in vista del loro riordino, le cui coordinate di fondo - rispondo in questo senso anche ad una sollecitazione del relatore Bosone - sono quelle dettate, da una parte, dalla norma a suo tempo abilitante questo riordino e, dall'altra, dal collegamento con la norma contenuta nel decreto-legge sulla spending review.
D'altra parte, come già detto nell'altro ramo del Parlamento, ma mi fa piacere ribadirlo in questa sede, vorrei sottolineare proprio la assoluta delicatezza ed attenzione con cui il Ministro provvederà all'attuazione di questa previsione normativa.
Vale anche quanto ho detto per l'emendamento approvato alla Camera in tema di proroga dell'obbligo assicurativo. Non è semplicemente la proroga di un anno, ma fino a quando - l'auspicio è che sia nel brevissimo termine - non sarà disciplinata proprio la responsabilità professionale e, al tempo stesso, il rimbalzo di tutto questo per quanto attiene all'obbligo assicurativo.
Dunque, anche in quel senso, non si tratta di una proroga al buio o semplicemente perché non si riesce a decidere, ma di una proroga collegata proprio a delle decisioni che in parte sono già state prese e in parte ovviamente lo saranno, per poi essere affidate alla responsabilità del Parlamento.
Vorrei rassicurare ulteriormente sia la senatrice Poretti sia il senatore Marino che la questione della proroga dell'intra moenia ha davvero una valenza tecnica. I senatori ricorderanno che inizialmente il Governo aveva proposto il termine del 31 dicembre. Poi esso fu anticipato al 30 giugno, e la vicenda ha impedito, per le ragioni che ho accennato e sintetizzato prima, di presentare nel provvedimento legislativo d'urgenza che riguarderà le tematiche più generali della salute e dello sviluppo, la proposta, che sarà una proposta di equilibrio, volta a rendere seria, tracciabile e conoscibile quest'attività libero-professionale intramuraria. Questo vale evidentemente anche per quanto riguarda il riferimento all'ordine del giorno presentato dalla senatrice Bugnano.
Infine, per quanto attiene all'intervento del senatore Rizzi, di cui conosco l'onestà intellettuale - e ne ha dato prova anche in questa occasione sottolineando la non coincidenza di materia e il carattere indiretto (doppiamente indiretto) di questo suggerimento proposto - come Ministro della salute non posso non ricordare che la normativa vigente, per quanto riguarda i cittadini stranieri non regolarmente soggiornanti sul territorio nazionale, già prevede le cure necessarie e urgenti, il loro inserimento in programmi di prevenzione, proprio perché il diritto alla salute nel nostro sistema costituzionale è al tempo stesso un diritto fondamentale dell'individuo, quindi di ciascuna persona, a prescindere dalla sua qualità o meno di cittadino e dai suoi obblighi di soggiorno, ma è anche un interesse fondamentale della collettività. Come Ministro della salute, credo di dover ricordare questo, a me stesso anzitutto.
Detto questo, ringrazio l'Assemblea per la ricca discussione che si è svolta. (Applausi).
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a dare lettura dei pareri espressi dalla 1a e dalla 5a Commissione permanente sul disegno di legge in esame e sugli emendamenti.
BUTTI, segretario. «La 1a Commissione permanente, esaminato il disegno di legge in titolo e gli emendamenti ad esso riferiti, esprime, per quanto di competenza, parere non ostativo».
«La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminato il disegno di legge in titolo e i relativi emendamenti trasmessi dall'Assemblea, esprime, per quanto di propria competenza, parere non ostativo».
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, la Presidenza ha attentamente valutato gli ordini del giorno e gli emendamenti presentati sotto il profilo della loro ammissibilità.
Al riguardo, occorre in primo luogo rilevare che il contenuto del decreto-legge in esame è limitato alla proroga di termini concernenti l'esercizio dell'attività libero-professionale intramuraria, l'attività di organi collegiali ed altri organismi operanti presso il Ministero della salute, nonché l'obbligo di assicurazione, a carico degli esercenti libere professioni sanitarie, per i rischi derivanti dall'esercizio dell'attività. Questi sono gli esclusivi ambiti di materia affrontati dal decreto-legge in esame.
L'ordine del giorno G5, ancorché motivato con la finalità di consentire una più approfondita valutazione di oneri finanziari a carico anche del sistema sanitario nazionale - materia peraltro non direttamente affrontata dal decreto in esame - attiene alla procedura prevista dall'articolo 5 del decreto legislativo n. 109 del 2012, di attuazione delle norme comunitarie in materia di emersione di lavoro nero e regolarizzazione, da parte di datori di lavoro, dei lavoratori extracomunitari.
Inoltre, mentre il decreto-legge fissa delle vere e proprie proroghe di termini, l'ordine del giorno G5 impegna il Governo a sospendere l'attuazione della disposizione transitoria di cui al citato articolo 5, ed è pertanto volto ad incidere sine die sull'applicazione di una fonte di rango primario pienamente vigente.
Per tali ragioni, la Presidenza ritiene estraneo l'ordine del giorno G5 alla materia oggetto del decreto-legge sia con riguardo all'oggetto che alle finalità, e ne dichiara pertanto l'improponibilità ai sensi dell'articolo 97, comma 1, del Regolamento. (Applausi del senatore Livi Bacci).
MAZZATORTA (LNP). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MAZZATORTA (LNP). Signora Presidente, prendiamo atto di questa dichiarazione di improponibilità espressa sull'ordine del giorno G5. Non la condividiamo in nessun modo, perché basta leggere l'articolo 5 del decreto legislativo n. 109 del 2012 per accorgersi dell'impatto pesantissimo che ha questa nuova sanatoria sul livello di finanziamento del Servizio sanitario nazionale e quindi sulla materia sanitaria.
Ieri il ministro Riccardi ha parlato di oltre 150.000 extracomunitari clandestini che verranno sanati attraverso questa nuova sanatoria e questi sono nuovi utenti del Servizio sanitario nazionale.
Nell'articolo 5 del decreto legislativo si specificano anche i costi sul servizio sanitario di questa sanatoria: 43 milioni di euro per il 2012, 130 milioni di euro per il 2013 e, a seguire, 130 milioni per gli anni successivi. Ci sembra quindi che sia un ordine del giorno assolutamente coerente con il tema al nostro esame, che riguarda appunto il Servizio sanitario nazionale.
Mi consenta anche di fare una valutazione su quello che è accaduto nelle Aule parlamentari. Quel decreto legislativo aveva l'obiettivo di attuare una direttiva europea che si ispira al Patto europeo sull'immigrazione e l'asilo, che vieta le sanatorie generalizzate. Ricordo che quella direttiva è stata già attuata con il pacchetto sicurezza del 2008, nel quale abbiamo previsto il delitto di assunzione di un lavoratore clandestino. Oggi nell'ordinamento penale vigente esiste un delitto, punito con la reclusione fino a tre anni e la multa di 5.000 euro, per chi assume lavoratori clandestini extracomunitari.
Adesso facciamo un'amnistia, perché di questo si tratta. Se il ministro Riccardi ritiene che non sia una sanatoria, allora è un'amnistia: peggio ancora, perché abbiamo violato patentemente l'articolo 79 della Costituzione, che prevede per le amnistie la maggioranza qualificata dei due terzi delle Assemblee parlamentari. Quindi, è davvero una situazione non condivisibile, anche sotto il profilo dell'iter parlamentare.
Sotto il profilo del testo, si diceva prima che esso contiene solo proroghe mentre in questo caso noi chiediamo una sospensione. Chiediamo che il termine previsto da questo articolo 5 del decreto legislativo n. 109 del 2012, che prevede una finestra dal 15 settembre al 15 ottobre per tale sanatoria, o meglio, per questa amnistia a pagamento, che non era prevista nello schema del decreto legislativo ma è stata inserita alla fine del percorso con un blitz del ministro Riccardi, venga rinviato per valutarne anche gli oneri sul Servizio sanitario nazionale.
Vorrei chiedere al qui presente Ministro della sanità se è consapevole di ciò che sta accadendo e dei potenziali effetti devastanti sul Servizio sanitario nazionale della sanatoria (o amnistia), non già di 150.000, ma probabilmente di 400.000500.000 extracomunitari clandestini, perché queste sono le cifre che l'OCSE ci ha fornito pochi mesi fa. (Applausi dal Gruppo LNP e del senatore De Eccher).
LEGNINI (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LEGNINI (PD). Signor Presidente, vorrei soltanto sottolineare che il nostro Gruppo ritiene ineccepibile la decisione della Presidenza del Senato sotto il profilo regolamentare, essendo palese l'estraneità di questo ordine del giorno alla materia del decreto-legge per tutte le ragioni che lei ha poco fa evidenziato. Peraltro, anche questo tentativo di legare il contenuto dell'ordine del giorno, mirato a sospendere una disposizione di legge in materia di immigrazione, alla motivazione del risparmio sulla spesa sanitaria, non è condivisibile. In primo luogo, questo decreto non si occupa di risparmio sanitario (poteva essere fatto semmai nell'altro decreto che abbiamo esaminato, quello sulla spending review, che si occupava specificamente di tale materia); in secondo luogo, non è affatto vero ciò che dice il senatore Mazzatorta: sappiamo tutti che la contribuzione degli immigrati in materia previdenziale e sanitaria presenta un saldo attivo. Sono dati ufficiali inoppugnabili. Quindi, non c'entra nulla le regolarizzazione degli immigrati con il risparmio sanitario.
Per tali ragioni sosteniamo convintamente la dichiarazione di improponibilità. (Applausi dal Gruppo PD).
BAIO (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BAIO (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Signora Presidente, riteniamo anche noi che l'ordine del giorno G5 sia completamente estraneo al provvedimento al nostro esame. Voglio oltretutto ricordare, portando un esempio, che se noi dovessimo limitarci a considerare i lavoratori immigrati regolari, a questo punto cominceremmo a considerare il diritto alla salute come un diritto riservato solo ad alcuni cittadini. Applicando il criterio al caso di un cittadino italiano che perde il posto di lavoro e non trova più un lavoro per un periodo lungo o medio, è come se noi gli dicessimo: «Tu non sei più un contribuente e non puoi più godere del diritto alle prestazioni sanitarie».
Credo che, accanto all'indubbia estraneità della materia, perché qui stiamo discutendo di un tema sanitario specifico molto particolare, cioè degli articoli relativi all'intra moenia e a una proroga dei termini, vi sia anche un'estraneità rispetto al nostro diritto generale in campo sanitario, in base all'articolo 32 della Costituzione e poi alle leggi che ne declinano i principi. Altrimenti, o si è contribuenti e si hanno diritti, oppure, se non si è contribuenti, non si ha più diritto di essere curati: ne è prova il fatto che la ratio della norma che abbiamo inserito per i cittadini extracomunitari irregolari deriva proprio da questo. Per noi, il diritto alla salute e quello all'istruzione sono i "diritti dei diritti" contenuti all'interno della nostra Costituzione, e li garantiamo a tutti i cittadini, prescindendo dalla capacità contributiva loro o dei loro genitori.
L'ordine del giorno G5 stravolge anche un principio costituzionale e le leggi dello Stato italiano che ne conseguono, quindi nel merito anche il decreto-legge in esame.
D'ALIA (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
D'ALIA (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Signora Presidente, noi riteniamo che sia una scelta obbligata quella del Presidente del Senato di dichiarare l'improponibilità dell'ordine del giorno G5, al di là del merito della questione, che non sta proprio nei termini in cui è stata rappresentata: basti pensare che la norma transitoria inserita nel decreto legislativo di attuazione della direttiva comunitaria copre e autofinanzia una grossa parte di quest'intervento.
Tuttavia, al di là del merito della questione, che è inutile trovi ingresso in quest'Aula, mi permetto di segnalare che siamo in presenza di una norma già pubblicata in Gazzetta Ufficiale, che spiega i suoi effetti e che non può certamente essere disapplicata in forza di un ordine del giorno: sarebbe come sovvertire la gerarchia delle fonti e peraltro non lo si può fare al di fuori del procedimento che la Costituzione prevede per l'approvazione delle deleghe che il Parlamento dà al Governo.
I colleghi della Lega e degli altri Gruppi avrebbero dovuto pensarci prima, anziché votare insieme a noi la norma transitoria, all'unanimità, in Commissione: tutti insieme, come era giusto che fosse. Infatti, non si tratta né di condoni né di altro, ma sostanzialmente di introdurre una disciplina progressiva che consenta l'entrata in vigore di una norma di civiltà che obbliga alla denuncia il lavoratore extracomunitario che viene sfruttato e lo fa garantendogli la possibilità di stare nel nostro territorio. Questa norma deve essere accompagnata da una normativa transitoria che consenta alle famiglie e alle imprese italiane di mettersi in regola nel periodo che separa dall'applicazione a regime di questa disposizione. Si tratta, quindi, di una previsione intelligente, di buonsenso e di perfetta garanzia da ogni punto di vista, su cui sinceramente ci sembra stucchevole aprire un dibattito ideologico sul tema dell'immigrazione.
Credo quindi che dal punto di vista procedurale, lasciando stare il merito della questione, l'ordine del giorno G5 sia improponibile quanto un grattacielo.
QUAGLIARIELLO (PdL). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
QUAGLIARIELLO (PdL). Signora Presidente, ovviamente noi prendiamo atto delle decisioni della Presidenza e le rispettiamo, perché sono da rispettare sia quando vanno nel senso auspicato sia quando invece contrastano con i nostri proponimenti.
Vorrei però approfittare di pochi minuti per dire che la presentazione di quell'ordine del giorno e la sottoscrizione da parte del nostro Capogruppo resta per noi un segno politico e un monito. Noi non dubitiamo delle intenzioni che hanno ispirato il provvedimento e, se posso dirlo, delle sue buone intenzioni; tuttavia, vorremmo dire anche ai colleghi della sinistra che non stiamo ponendo un problema ideologico, ma semplicemente vorremmo essere certi che poi di buone intenzioni non siano lastricate le vie dell'inferno e che questo provvedimento, se non ben seguito, possa poi in fondo determinare una sorta di guerra tra poveri, anche per le ragioni che ha espresso la collega Baio, la quale giustamente ha detto che determinati diritti costituzionalmente riconosciuti devono essere, per l'appunto, riconosciuti a tutti i cittadini italiani.
Il provvedimento in esame si inscrive in un momento, come quello attuale, di forte recessione della nostra economia, in cui sappiamo essere in atto una serie di fenomeni quali il licenziamento di persone che hanno assunto da poco la cittadinanza; l'intenzione di abbandonare il nostro Paese da parte di coloro che si erano da poco integrati o, ancora, situazioni rispetto ai mutui che hanno portato molto spesso a perdere delle case da poco acquisite.
Non vorremmo che la spesa emergente per un provvedimento di questo tipo, non controllata, possa portare di fatto ad una situazione di conflitto che finisca per danneggiare coloro ai quali questo Paese ha già dato ospitalità, e che potrebbero trovarsi in una situazione ancora più aggravata, con licenziamenti che, nel momento in cui vengono a finire per una ragione temporale i cosiddetti ammortizzatori sociali, rimangano l'unica strada possibile, con drammi sociali che si aprono anche in famiglie che si sono da poco costituite.
Vorrei quindi ribadire su questo un campanello d'allarme, che è stato il motivo per cui il nostro Gruppo ha apposto la firma ad un ordine del giorno che ovviamente, seppur improponibile da un punto di vista procedurale, non perde tuttavia la sua validità dal punto di vista politico. (Applausi dai Gruppi PdL e LNP).
PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'ordine del giorno G1, già illustrato nel corso della discussione generale e su cui invito il relatore ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi.
SACCOMANNO, relatore. Signora Presidente, esprimo parere favorevole sull'ordine del giorno G1, pur rilevando che esso traduce interamente lo spirito del provvedimento in esame, per cui da questo punto di vista potrebbe anche apparire pleonastico.
BALDUZZI, ministro della salute. Signora Presidente, il Governo accoglie l'ordine del giorno G1.
PRESIDENTE. Essendo stato accolto dal Governo, l'ordine del giorno G1 non verrà posto ai voti.
Passiamo all'esame dell'articolo 1 del disegno di legge.
Avverto che gli emendamenti si intendono riferiti agli articoli del decreto-legge da convertire, nel testo comprendente le modificazioni apportate dalla Camera dei deputati.
Procediamo all'esame degli emendamenti riferiti all'articolo 1 del decreto-legge, che invito i presentatori ad illustrare.
CAFORIO (IdV). Signora Presidente, illustrerò innanzitutto l'emendamento 1.1.
Il comma 2 dell'articolo 1 dispone che, fino a quando non sia stato completato il processo di riorganizzazione e razionalizzazione degli organismi operanti presso il Ministero della salute, ossia fino alla data di entrata in vigore del decreto del Presidente della Repubblica previsto dalla legge n. 183 del 2010, e comunque inderogabilmente non oltre il 31 dicembre 2012, i medesimi organi collegiali e organismi siano prorogati. La necessità di riorganizzare tutti questi organi ed organismi operanti presso il Ministero della salute era stata prevista proprio per esigenze di contenimento della spesa pubblica e di razionalizzazione delle risorse. Il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 20 ottobre 2010 aveva confermato e prorogato fino al 21 luglio 2012 collegi ed organismi operanti presso il Ministero della salute. Il comma 2 dell'articolo 1, al secondo periodo, prevede inoltre che, sempre entro la medesima data, il Ministero della salute può, con propri decreti, rinnovare la composizione dei medesimi organi collegiali e organismi, senza però accrescere il numero dei loro componenti.
Il provvedimento in commento avrebbe dovuto originariamente contenere solo le due proroghe dei termini in scadenza. Il Ministro della salute ha invece inserito nel testo due ulteriori norme che gli consentono di mettere le mani sulla nomina dei componenti dei citati organi collegiali ed organismi. In pratica, da una parte il Governo sta lavorando all'emanazione del decreto del Presidente della Repubblica che finalmente dovrà rivedere, riformare, accorpare e razionalizzare i 31 organi collegiali e organismi operanti presso il Ministero della salute; dall'altra, invece di attendere tale decreto del Presidente della Repubblica, accelera scorrettamente e si "auto-autorizza" a nominare i componenti di questi organismi, alcuni dei quali magari saranno accorpati o soppressi dal futuro decreto del Presidente della Repubblica. In questo modo si consentirebbe al Governo di destinare persone di suo gradimento all'interno degli organismi in questione. L'emendamento 1.1 è volto dunque a sopprimere il secondo periodo, testé richiamato, del comma 2.
L'emendamento 1.2 tende invece a stabilire che il Ministro della salute possa, con propri decreti, rinnovare la composizione di tali organismi, ma riducendo il numero dei componenti di ciascuno di essi.
L'emendamento 1.3 è volto a sopprimere il comma 3, che attribuisce al Ministro della salute la facoltà di rinnovare con proprio decreto la composizione del Consiglio superiore di sanità - fatti salvi i componenti di diritto previsti dalla normativa vigente - nominando il Presidente e i componenti non di diritto e riducendo questi ultimi al numero di quaranta. Anche il Consiglio superiore di sanità fa parte dei 31 organismi che saranno oggetto di prossima riorganizzazione, ma il Governo, anziché attendere l'emanazione dell'apposito decreto del Presidente della Repubblica, ha nel frattempo pensato bene di mettere le mani sulla nomina del Presidente e dei componenti non di diritto. Inoltre, si attribuisce il diritto di nominare il Presidente del Consiglio superiore di sanità, quando la normativa attuale prevede che sia l'Assemblea di tale organo a nominare il Presidente.
Per finire, l'emendamento 1.4, sopprimendo al comma 3 le parole "il Presidente", è volto a sottrarre il potere di nomina del presidente del Consiglio superiore di sanità al Ministro della salute.
PRESIDENTE. Invito il relatore ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi sugli emendamenti in esame.
SACCOMANNO, relatore. Esprimo parere contrario su tutti gli emendamenti presentati all'articolo 1.
BALDUZZI, ministro della salute. Esprimo parere conforme a quello del relatore.
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.1.
GIAMBRONE (IdV). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Giambrone, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 1.1, presentato dal senatore Belisario e da altri senatori.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 3414
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.2.
GIAMBRONE (IdV). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Giambrone, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 1.2, presentato dal senatore Belisario e da altri senatori.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 3414
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.3.
GIAMBRONE (IdV). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Giambrone, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 1.3, presentato dal senatore Belisario e da altri senatori.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 3414
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.4.
GIAMBRONE (IdV). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Giambrone, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 1.4, presentato dal senatore Belisario e da altri senatori.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 3414.
PRESIDENTE.
Passiamo alla votazione finale.
CAFORIO (IdV). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CAFORIO (IdV). Signora Presidente, quanto c'era da dire sulle criticità di questo decreto-legge, che consta di un solo articolo, è stato esaustivamente illustrato in discussione generale.
Che ci volesse una proroga e che ci volesse il tempo giusto era un fatto ovvio, purché sia l'ultima proroga, e affinché tutti possano mettere gli ambulatori secondo quanto previsto dalla legge n. 120 del 2007, stabilendo una volta per tutte che il medico deve essere messo nelle condizioni di potere lavorare all'interno della struttura.
Tuttavia, al di là di questa necessità, l'Italia dei Valori non ha ravvisato quelle caratteristiche di estrema urgenza nel dover rinnovare le nomine, visto che esiste un decreto del Presidente della Repubblica che stiamo aspettando, e che il Governo, come ha detto il presidente Belisario prima, nel corso della discussione generale, da un lato lavora per il decreto del Presidente della Repubblica e, dall'alto lato, si affretta a fare le nomine.
Questo è, secondo noi, fortemente offensivo nei confronti del Parlamento, dimostrazione chiara della schizofrenia di fondo di questo decreto. Sarebbe stato assai più lineare e razionale procedere prima all'accorpamento e poi all'eliminazione di quegli enti che sono superati o che si occupano dello stesso oggetto, proprio per dare un segnale al Paese, e solo allora il Ministro avrebbe potuto provvedere a nominare i componenti di propria competenza. Questo, purtroppo, non è accaduto; ci saremmo aspettati una reazione diversa dai partiti, sia in Commissione che in Aula. Questo non è accaduto, e si tratta di un fatto molto sospetto, se lo aggiungiamo anche alla modalità con cui è avvenuta l'approvazione. Le cose fatte in gran fretta e, oserei dire, quasi in gran segreto sono le cose che più offendono la democrazia ed il ruolo di questo Parlamento.
Proprio per questo non condividiamo le scelte operate, specialmente quelle contenute nei commi 2 e 3, relativi al Consiglio superiore della sanità.
Noi dell'Italia dei Valori rivendichiamo l'orgoglio della nostra solitudine e voteremo contro questo provvedimento inadeguato. (Applausi dal Gruppo IdV).
CASTIGLIONE (CN:GS-SI-PID-IB-FI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CASTIGLIONE (CN:GS-SI-PID-IB-FI). Signora Presidente, signor Ministro, colleghi, credo che il provvedimento che stiamo per approvare sia in fondo abbastanza tecnico, come è stato già detto, perché tutto sommato non fa altro che prorogare i termini dell'applicazione della legge sull'attività intra moenia, una legge sacrosanta che ha potuto garantire al cittadino la possibilità di scegliersi lo specialista da cui farsi curare, il tutto secondo una scelta libera e pagando la prestazione in base alle tariffe stabilite dal professionista ed approvate dalla direzione sanitaria.
L'attività intra moenia, nata tanti e tanti anni fa e poi regolamentata con la legge n. 120 del 2007, in realtà consentiva l'applicazione e l'espletamento dell'attività professionaleall'interno delle mura della struttura sanitaria (così come recita l'accezione stessa della parola), quindi all'interno degli ospedali, degli istituti di ricerca, là dove cioè si poteva effettuare la prestazione ambulatoriale. In realtà, la carenza delle strutture ambulatoriali non ha garantito nella stragrande maggioranza dei casi - e questo un po' in tutta Italia, in tutte le singole Regioni - la possibilità per lo specialista di utilizzare gli ambulatori pubblici; è stato così autorizzato dagli enti locali lo svolgimento in maniera allargata dell'attività intra moenia che, alla fine, si è trasformata in una attività intra moenia extramuraria, espletata cioè al di fuori delle mura della struttura pubblica.
Questo è stato fondamentale perché - ripeto - ha garantito la libera scelta del cittadino di farsi curare dallo specialista in cui ha fiducia e di affidarsi a questo nella diagnosi e nella terapia. È un principio di grande valore sul piano del diritto e della tutela della salute individuale. Questo però, purtroppo, nel corso degli anni ha creato, di contro, delle irregolarità, anche delle situazioni molto spiacevoli, che hanno anche dato adito a scandali (ne siamo stati tutti testimoni), dovute sicuramente a difficoltà di tracciabilità del pagamento della prestazione. Questo, a mio avviso, è il neo dell'attivitàintra moenia extramuraria.
A questo punto, signor Ministro, è necessario - di questo sono consapevole, perché ne abbiamo già parlato - rendere tracciabile il pagamento delle prestazioni, pur continuando a garantire l'utilizzo delle attività ambulatoriali extramurarie. Infatti, nonostante la buona volontà delle strutture ospedaliere e dei policlinici, non credo sia possibile, a causa della scarsa disponibilità finanziaria dello Stato italiano, rendere utilizzabili tutti gli spazi pubblici al fine di dare agli specialisti che si rendono disponibili l'opportunità di effettuare l'attività intra moenia al loro interno.
Dovendo quindi continuare a tenere in piedi questa legge sull'attività intra moenia si rende necessario applicare un dispositivo per cui la prestazione che viene pagata dal cittadino al libero professionista sia tracciabile: ciò, probabilmente, come già è stato detto, secondo un sistema di messa in rete, attraverso cioè una rete informatica per cui il cittadino possa pagare direttamente alla struttura sanitaria pubblica.
In questa maniera, continueremmo a mantenere quella che dall'Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (AGENAS) è considerata una grande risorsa per le aziende sanitarie, dal momento che in base alle stime elaborate dall'Agenzia, circa l'80 per cento degli utili delle aziende sanitarie proviene proprio dall'attività intra moenia.
Dobbiamo quindi prorogare l'attività intra moenia, in attesa che - sono fermamente convinta che lo farà - il Ministro appronti una nuova legge che regolamenti in maniera più dettagliata e trasparente la possibilità di svolgerla per tutti gli specialisti che vogliano continuare a farlo.
Non dobbiamo considerare l'attività intra moenia come una modalità di riduzione delle liste di attesa, bensì come lo strumento a disposizione del cittadino per essere curato dallo specialista di fiducia, da chi lo ha operato o seguito fin dalla prima diagnosi.
Annuncio il voto favorevole del mio Gruppo sul provvedimento in esame, in quanto concordiamo con la proroga, ma nell'auspicio che al 31 dicembre, prima ancora della scadenza dei termini di proroga, sia pronto il nuovo disegno di legge che sia idoneo ad assicurare un miglioramento delle condizioni che hanno regolato l'attività intra moenia da vent'anni a questa parte. (Applausi dal Gruppo CN:GS-SI-PID-IB-FI e della senatrice Rizzotti).
TEDESCO (Misto-MSA). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
TEDESCO (Misto-MSA). Signor Presidente, colleghi senatori, signor Ministro, mi dispiace scomodare Dante in una discussione che francamente, data anche la modesta rilevanza dell'argomento, non lo consiglierebbe, e tuttavia faccio una citazione dal XVI Canto del Purgatorio in cui c'è una frase che Dante mette in bocca ad un tale Marco Lombardo a proposito delle leggi: queste esistono, «ma chi pon mano ad esse?», dice Lombardo riferendosi alla normativa che regolava i rapporti all'interno dello Stato tra lo Stato e la Chiesa.
E qui mi pare che siamo proprio in questa specifica fattispecie, per cui forse romperò questo coro di armonia che ha caratterizzato la discussione generale circa l'inderogabilità di un passaggio che vede il Ministro e il Governo introdurre nuove norme di ulteriore regolazione di una fattispecie che a me pare abbondantemente regolata, la cui genesi, sia dal punto di vista dell'approfondimento culturale che da quello delle verifiche fattuali, ha tutta una serie di riscontri molto puntuali (in quest'Aula siedono un ex Ministro, la senatrice Mariapia Garavaglia, e colleghi che direttamente o indirettamente hanno seguito l'evoluzione delle diverse riforme sanitarie).
La questione dell'intra moenia è sempre stata molto dibattuta e, quando sembrava che si fosse arrivati ad un punto fermo e certo, proprio con la norma alla quale ha fatto riferimento il collega Ignazio Marino, approvata su proposta della ministro Turco, direi che corriamo il rischio di tornare al punto di partenza.
Sono assolutamente d'accordo sulla proroga dei termini e naturalmente il Gruppo Misto-MSA esprimerà un voto favorevole sul provvedimento in esame. La questione sulla quale mi pare di poter sollevare qualche dubbio, signor Ministro, riguarda l'esigenza di introdurre ulteriori norme.
Presidenza del vice presidente CHITI (ore 11,31)
(Segue TEDESCO). La situazione è chiara a tutti, soprattutto a tutti coloro che se ne sono occupati. Al di là di un principio sacrosanto (cioè quello di assicurare la libera scelta al cittadino che si rivolge al Servizio sanitario), tutelato dall'intero impianto normativo che regola l'esercizio e la gestione del Servizio sanitario, credo si siano affastellati nel corso degli anni i tentativi di ricercare modalità di aggiramento di un altrettanto elementare principio, che è quello della coerenza nella gestione del Servizio sanitario.
Sottolineo ai colleghi senatori, soprattutto a quelli più attenti, che non è vero che il ricorso all'intra moenia sia un meccanismo per aggirare le liste di attesa: anzi, molto spesso proprio la possibilità di ricorrere all'intra moenia determina le liste d'attesa. Noi lo sappiamo bene; anche coloro i quali hanno avuto la possibilità di occuparsi della gestione del Servizio sanitario sanno come si formano le liste di attesa, quando non vi sono controlli rigidi dei meccanismi e un'osservanza scrupolosa delle norme. Fino ad oggi, proprio per legittimare le diverse proroghe concesse dal Parlamento, si è invocata la forza maggiore della insussistenza delle strutture da mettere a disposizione per l'esercizio dell'intra moenia.
Credo sia arrivato il momento di chiudere questo capitolo perché, grazie alle dismissioni delle strutture ospedaliere, alla riduzione dei posti letto, alla diminuzione delle unità operative, al taglio di numerosi servizi che si è registrato in tutto il territorio nazionale, oggi mi sembra difficile immaginare che in qualunque parte del nostro Paese vi sia una carenza di spazi tale da impedire l'applicazione delle norme sull'intra moenia. Addirittura, signor Ministro, lei sa che sono state dismesse sale operatorie appena completate per la dismissione della relativa unità operativa. Insomma, vi è tutta un'organizzazione inutilizzata all'interno del Servizio sanitario che invece ben potrebbe essere adibita ai percorsi di assistenza intramuraria da parte di qualunque specialista che ne voglia fare uso.
Quindi, raccomanderei al Ministro della salute, più che di introdurre ulteriori elementi normativi, di porre la parola fine e fornire, entro la scadenza del 31 dicembre 2012 (attraverso un decreto, ma io credo basterebbero anche atti monocratici del Ministro), le disposizioni ultimative al Servizio sanitario periferico per l'applicazione della normativa sull'intra moenia.
In conclusione, cito l'esperienza della mia Regione che ho maturato quando ho avuto la ventura di fare l'assessore: noi abbiamo applicato la legge Turco e abbiamo commissariato le ASL che non hanno proceduto a definire i piani per l'intra moenia; i commissari sono intervenuti ed hanno approvato i piani di applicazione dell'intra moenia, ma poi quegli stessi piani sono rimasti lettera morta.
Non dobbiamo inventarci l'acqua calda anche per contrastare quei fenomeni di elusione e di evasione fiscale ai quali hanno fatto riferimento molti colleghi intervenuti nel dibattito. C'è uno strumento semplice, essenziale, unico, che da un lato può moralizzare l'utilizzazione dell'intra moenia e dall'altro evitare che i fenomeni di elusione la caratterizzino abbondantemente: si tratta della gestione dell'agenda da parte della struttura pubblica. Nel momento in cui è la struttura pubblica a gestire l'agenda del professionista che ricorre all'intra moenia, allora vengono risolti i problemi delle liste d'attesa, nonché i problemi dell'elusione o della evasione fiscale. Il sistema «entra in tiro» così come le norme approvate fino ad oggi consentono di fare.
Allora, signor Ministro, il nostro voto vuole essere anche un incoraggiamento ad andare avanti in questa direzione, direzione verso la quale il Paese si era indirizzato ma per la quale - dobbiamo dirlo - ha ricevuto un inopinato stop qualche anno fa, quando si è sostanzialmente bloccata l'attuazione della legge Turco.
Un'ultima considerazione desidero svolgere sulle commissioni. Credo sia assolutamente condivisibile la norma che consente di rinnovarle, ma anche in questo caso raccomando di renderle effettivamente operative dopo quel periodo di stasi che ha caratterizzato l'attività di molti di quegli organismi. Questi ultimi devono essere rivitalizzati, essendo estremamente utili all'economia generale della gestione del Servizio sanitario nazionale. (Applausi della senatrice Germontani).
GUSTAVINO (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GUSTAVINO (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor Ministro, il nostro Gruppo vota a favore del provvedimento in esame, e ho motivo per essere particolarmente ottimista. Penso davvero che questo sia il termine ultimo di proroga e che ci sia bisogno di una rivisitazione generale del tema. Tuttavia, dato che mi ostino sempre a voler imparare qualcosa, forse dalla storia bislacca dell'intra moenia possiamo trarre insegnamento.
Signor Ministro, se noi elaborassimo una norma del seguente tipo: «A far data dal 1° gennaio 2013 le Regioni predispongono un piano per la trasformazione delle corsie ospedaliere in camere a un letto munite di bagno», scriveremmo una buona disposizione. Peccato che essa non risponda alla fotografia della realtà, ed è quanto è accaduto in questa storia. È stata fotografata una realtà diversa da quella che era; la si è caricata di un contenuto ideologico straordinario e si è ottenuto il risultato di prorogare questo provvedimento per anni, anni e anni.
Penso che dobbiamo essere veramente e complessivamente più seri e più adeguati, a cominciare dall'appropriatezza dei termini che usiamo.
Credo che in questa vicenda sia stato commesso anche un errore di valutazione. Abbiamo così insistito sul tema dell'intra moenia per valutare quanto i medici facevano fuori e continuano a fare fuori, pensando, nell'ambito di un clima di sospetto, spesso giustificato dall'attività dei colleghi, che fosse sostanzialmente importante la vigilanza sull'attività, sia nel merito che nella forma (mi riferisco naturalmente al dato cruciale dell'evasione fiscale).
Io penso che il Servizio sanitario dovesse essere particolarmente interessato a quello che i medici fanno all'interno, ma per fare ciò occorrono assessori e direttori generali di grande capacità. Non mi pare che tutto questo sia avvenuto. Che cosa vuol dire che i medici devono fare dentro almeno il numero degli interventi che compiono fuori? Mi pare francamente incomprensibile. I medici devono fare dentro quanto gli è richiesto di fare. Semmai quello che fanno fuori, in un regime consentito, è qualcosa che attiene all'Agenzia delle entrate, e chi evade le tasse delinque.
Questo è il tema, signor Ministro, che mi sembra debba essere al centro di una rivisitazione di questo sistema.
So bene di essere una voce dissonante. A me non ha mai convinto troppo che nella stessa struttura pubblica si possa avere un regime in cui si accede senza pagare e uno in cui si accede pagando. Credo che nella stessa struttura pubblica questa sia una distorsione. Credo che nella struttura pubblica si debba accedere con un unico regime, quello pubblico.
Essendo quella una storia bislacca, fortemente voluta all'interno di una tensione ideologica, ed essendo stato anche un gesto di compromesso, perché era così difficile dire che i medici potevano esercitare soltanto fuori o soltanto dentro, era così difficile adeguare, in quel tempo, gli stipendi dei medici a quelli europei, si è scelta, ancora una volta, una strada compromissoria sulla quale si sono dovute affastellare altre norme per renderla digeribile.
Signor Ministro, so che grazie alla sua competenza e alla sua capacità troveremo una soluzione. Non sarà soltanto una soluzione all'italiana, perché penso che occorra mettere la parola fine a questo regime estremamente transitorio. Però, dovremmo tutti imparare che quando le norme non nascono bene, sono frutto di tensioni soltanto ideologiche, frutto di affermazioni e di pensieri un po' distorti, poi ci si ritrova a dover mettere rimedio, e quello della proroga è di per sé un brutto rimedio. (Applausi dai Gruppi UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI e Per il Terzo Polo:ApI-FLI).
BAIO (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BAIO (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Signor Presidente, ho già preannunciato, durante il mio intervento in discussione generale, il voto favorevole da parte del Gruppo Per il Terzo Polo: ApI-FLI, e quindi aggiungo solo che il dibattito di oggi, signor Ministro, le ha anticipato una parte della discussione che si svolgerà quando entreremo nel merito del tema dell'attività libero-professionale per capire se è opportuno esercitarla dentro o fuori. Ci sono in proposito diverse opinioni. Si è anche consumata, con alcuni strappi, una storia non sempre positiva per il Servizio sanitario nazionale. Uso questa espressione: siamo all'ultimo miglio. In quest'ultimo miglio noi, come Gruppo, confidiamo in questo Governo, nella sua persona, per la professionalità che lei aveva prima di assumere il ruolo di Ministro.
Speriamo che un Governo tecnico - ne siamo convinti - riesca a rinnovare i diversi organismi che cooperano al buon sistema sanitario individuando alte professionalità tecniche e definendo delle regole, perché di questo abbiamo bisogno.
Per quanto riguarda il rapporto libero-professionale, quindi la possibilità di lavorare dentro o fuori l'ospedale, l'intra moenia extramuraria è una soluzione tutta italiana. Lo dico con una certa enfasi verbale per sottolineare che essa ha poca ragione di esistere, soprattutto se confrontiamo il lavoro in altri settori: solitamente chi lavora per la FIAT non lavora anche per l'azienda concorrente.
Il mondo sanitario è totalmente diverso, perché puntiamo sull'alta professionalità del medico, dello specialista, delle figure professionali sanitarie che operano per la salute.
Credo, signor Ministro, che stia a lei formulare una proposta che tenga conto anche di questo dibattito, di diverse posizioni. Non è possibile accontentarle tutte, e di questo siamo ben consapevoli, soprattutto chi le parla, e non ha interessi diretti, né per gli uni né per gli altri.
Noi confidiamo quindi che, grazie alla sua alta competenza, si arrivi alla soluzione definitiva, perché oltre l'ultimo miglio non ce n'è un altro, cioè non c'è più strada da percorrere. (Applausi dal Gruppo Per il Terzo Polo:ApI-FLI e del senatore Tomassini).
RIZZI (LNP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
RIZZI (LNP). Signor Presidente, onorevoli colleghi, prima di addentrarmi nella tematica specifica di questo provvedimento e nella relativa dichiarazione di voto a nome del Gruppo della Lega Nord, consentitemi di esprimere un minimo di amarezza per il fatto che l'ordine del giorno G5 sia stato dichiarato improponibile. Capisco perfettamente la difficoltà di correlazione al tema attualmente in discussione, ma vorrei sottoporre per l'ennesima volta all'attenzione dell'Aula e del Governo l'importanza del decreto legislativo 16 luglio 2012, n. 109, che va in controtendenza rispetto alla politica di lotta all'immigrazione clandestina portata avanti nel nostro Paese negli ultimi dieci anni.
Signor Ministro, ricambio il suo apprezzamento sull'onestà intellettuale, da questo punto di vista non ci sono dubbi. Capisco perfettamente le sue parole relative al fatto che già in questo momento vengono garantiti servizi di primo soccorso, di reinserimento e di assistenza nei confronti anche del clandestino in quanto essere umano. Capisco un po' meno l'onestà intellettuale dell'intervento del senatore Legnini nel momento in cui parla di un saldo positivo dell'assistenza sanitaria ai clandestini. Prova ne sia il fatto che il Governo stesso, nel famoso articolo 5 del decreto legislativo 16 luglio 2012, n. 109, prevedeva un incremento di spesa, il che vuol dire che il saldo non è così positivo. Infatti, pur con i numeri assolutamente sottostimati del ministro Riccardi, la previsione di spesa è di 130 milioni di euro all'anno. Per questo io sottopongo nuovamente la questione all'Aula.
Ringrazio il collega Quagliariello per il sostegno dato a questo ordine del giorno, però non posso che sottolineare nuovamente l'intervento del collega Mazzatorta che ha focalizzato bene la questione dal punto di vista legale: i Governi che si sono succeduti negli ultimi anni hanno combattuto in maniera forte, determinata e profonda l'immigrazione clandestina, introducendo il reato di assunzione dell'immigrato clandestino.
L'allora ministro dell'interno Roberto Maroni ha previsto 5.000 euro di multa per le ditte che assumevano clandestini e addirittura tre anni di reclusione per chi non sanava questa situazione. Orbene, con questa sanatoria, con questa amnistia, invece di dar loro tre anni di galera e 5.000 euro di multa, noi concediamo a coloro che sono andati contro la legge, e mi riferisco ai datori di lavoro che hanno provveduto lo stesso a queste assunzioni, di sanare con 1.000 euro la posizione propria e quella dei clandestini cui hanno permesso di entrare fraudolentemente nel nostro Paese. Credo che ciò sia veramente inammissibile, e quindi non potrà vedere il favore del nostro movimento.
Per quanto riguarda il provvedimento che dobbiamo discutere oggi in Aula e per il quale dovremo esprimere, tra poco, un voto, ricordo che la prima volta che fu prorogato il regime di intra moenia ciò era legato alla scelta, da parte dei singoli professionisti, di rimanere al servizio esclusivo all'interno dell'ospedale piuttosto che uscire dallo stesso e aprire una propria attività libero professionale. L'incentivo per rimanere nell'intra moenia nei confronti dei medici, se la memoria non mi inganna, era di un milione e 150.000 lire (si parlava ancora di lire) e, sempre se la memoria non mi inganna, quella che dovremmo approvare oggi è la diciassettesima proroga in 17 anni di questa normativa. Questo perché le aziende ospedaliere e le Regioni nella loro stragrande maggioranza - e sappiamo bene soprattutto territorialmente dove sono distribuite queste storture - non sono in grado di mettere a disposizione dei professionisti i locali all'interno delle strutture sanitarie pubbliche per poter svolgere la propria attività libero-professionale.
Ebbene, io credo che il tempo sia scaduto. Per 16 anni la normativa è stata prorogata. Capisco perfettamente i buoni intenti, le buone intenzioni, ma di buone intenzioni ne abbiamo sentite per 16 anni. Le cose non sono cambiate. Non ho ragione di credere che possano cambiare questa volta, quando oltretutto il Governo sbaglia previsione a monte, perché lo avevamo già denunciato in Aula in occasione della precedente proroga fino a giugno che non sarebbe mai stata sufficiente e che il livello minimo sarebbe stato la fine dell'anno. Ebbene, oggi siamo qua con alla nostra attenzione la proroga a dicembre che aveva già una logica in precedenza.
Credo pertanto che sia giunta l'ora di interrompere questa presa in giro collettiva di queste proroghe continue, come non possiamo vedere favorevolmente il rinnovo dei vertici degli organismi controllati dal Ministero della salute perché, anche in questo caso, è l'ennesima occasione persa di una revisione sostanziale, una revisione globale, una riforma strutturale che preveda degli accorpamenti e una razionalizzazione della spesa e delle funzioni di questi organismi piuttosto che andare tout court a prorogarli.
Credo che veramente il tempo delle proroghe sia scaduto. La criticità esisteva a monte. Non ha fatto altro che essere rafforzata con questa assurdità da parte dell'Aula, del Governo nei confronti di una richiesta di approvazione di un ordine del giorno di logica che proponevamo.
Quindi, il voto del Gruppo della Lega Nord su questo provvedimento non potrà che essere contrario. (Applausi dal Gruppo LNP. Congratulazioni).
COSENTINO (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
COSENTINO (PD). Signor Presidente, il nostro voto sarà favorevole al provvedimento. Vorrei fare però tre brevi considerazioni.
La prima riguarda la proroga che si riferisce agli obblighi assicurativi. Gli obblighi assicurativi riguardano solo l'attività libero-professionale dei medici e degli esercenti attività sanitarie. Tuttavia, il nodo, colleghi, non è lì. Non sono lì le migliaia e migliaia di cause. Le migliaia e migliaia di cause (il dato di qualche giorno fa pubblicato su «Quotidiano Sanità» dice che negli ultimi 10 anni sono aumentati del 250 per cento i procedimenti giudiziari risarcitori). Riguardano i medici che lavorano nel Servizio sanitario nazionale, dipendenti degli ospedali o delle strutture accreditate, aggrediti continuamente (e ci sono addirittura studi legali specializzati).
Invito il Governo a una riflessione seria su questo punto, perché mi domando se non sarebbe una soluzione radicale e migliore quella di decidere che sia in capo all'azienda sanitaria, ospedaliera o privata l'obbligo risarcitorio. Non c'è oggi una legge che obblighi le ASL all'assicurazione. È buffo. Questo obbligo deriva dai contratti di lavoro della categoria dei medici e della ANAAO. Definiamolo invece per legge un obbligo, perché se compro un'automobile e trovo che quest'auto è difettosa chiedo il risarcimento alla ditta che la produce e non all'operaio della catena di montaggio che è stato lì a montarla.
Il principio di porre la responsabilità del sistema di risarcimento - facilitandolo -in capo alle aziende mi sembra essenziale. Si potrebbe ragionare a quel punto - a parte ovviamente i casi di responsabilità professionale per dolo - se, anziché adottare la richiesta di rivalsa sul professionista, non sarebbe il caso di vedere questi aspetti - le colpe gravi -in un meccanismo di responsabilità disciplinare.
Il risultato sembrerebbe un aumento dei costi (forse la Commissione bilancio può pensare questo), ma guardate che non è così: quanto ci costa la medicina difensiva, il fatto cioè che il medico decide di fare la terza TAC di controllo perché magari c'è la possibilità domani di essere chiamato davanti a un tribunale civile a risarcire? La fa sì, la terza TAC di controllo, anche se ne ha già fatte altre due. Ci sarebbe un vero risparmio del Servizio sanitario se mettessimo le mani davvero alla riorganizzazione della responsabilità civile di professionisti dipendenti del Servizio sanitario, per i quali già le compagnie sono ampiamente remunerate, non soltanto dalle assicurazioni fatte dalle ASL ma dall'obbligo ormai quotidiano di tutti i medici e di tutti gli operatori di assicurarsi individualmente (chirurghi, ortopedici, ostetrici, eccetera).
Mettiamoci le mani, approfittiamo di questa pausa e del provvedimento che il Ministro ha annunciato per fare un ragionamento serio su questi aspetti, perché, insieme a tanti vantaggi economici, vi sarebbe un vantaggio ancora più importante: un rapporto più disteso tra il medico o l'operatore sanitario e il paziente, il cittadino, meno legato al meccanismo della rivalsa ed al meccanismo risarcitorio.
La seconda riflessione, signor Presidente, è sull'intra moenia. Quello che è avvenuto al riguardo non può continuare. Sono 13 anni che la legge è stata approvata e non è applicata. La proroga si farà, naturalmente, la voteremo, ma siamo sicuri che non occorra ripensare anche a questo aspetto? Cioè (lo dicevano molti colleghi che sono intervenuti nel dibattito), il nodo principale è la capacità di leggere quali sono effettivamente i rapporti tra le prestazioni fatte dentro l'ospedale e quelle fatte in intra moenia. Quello che veramente offende è proprio la telefonata al centro di prenotazione che risponde: per fare una ecografia venga fra sette mesi, ma può venire dopodomani in intra moenia. (Applausi della senatrice Garavaglia Mariapia). Questa, a noi che ci occupiamo di tale materia, sembra una cosa banale, ci abbiamo fatto il callo, siamo assuefatti, lo sanno i medici, lo sanno i direttori delle ASL, lo sanno gli assessori regionali; ma guardate che i cittadini il callo non se lo possono fare. (Applausi dai Gruppi PD e PdL e del senatore Filippi Alberto).
L'idea che i servizi fondamentali non possono essere dati perché non siamo in grado di organizzare con serietà un sistema di libertà professionale, ma legata anche ai risultati che si raggiungono e collegati alle liste d'attesa, questo davvero è inaccettabile. Suggerisco anche di riflettere sull'esperienza di altri Paesi europei.
Cosa ci impedisce davvero - riflettete con me, colleghi - di pensare che un direttore generale bravo di una ASL (ce ne sono), in una Regione che ha voglia di fare sul serio, metta a bando un concorso per primario chirurgo nel suo ospedale e stabilisca gli obiettivi che vuole raggiungere per quel reparto, e insieme agli obiettivi il vincolo dell'attività dentro il reparto in esclusiva, e anche il riconoscimento economico connesso a questo obiettivo? (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Scarpa Bonazza Buora). Anche questa è una scelta che si può fare, senza rimanere legati a questa ipocrisia dell'attività libero-professionale che si fa per superare le liste d'attesa. Per inciso (e ho finito su questo punto): ma chi di voi ha mai scelto un ecografista perché ne apprezza la qualità professionale, e non perché ti fa l'ecografia domani anziché fra sei mesi?
Ultimo punto. Sull'ordine del giorno G5, che riguarda la regolarizzazione degli immigrati e il loro diritto all'accesso alle cure, è stato posto il problema in termini economici. Vorrei tranquillizzare il senatore Quagliariello: in termini economici gli immigrati che vengono regolarizzati, che pagano le tasse, che pagano i contributi all'INPS, che pagano i contributi al Servizio sanitario nazionale, ricevono molto di meno di quello che pagano (Applausi dal Gruppo PD), perché la pensione dell'INPS non l'avranno mai e perché, essendo prevalentemente giovani, hanno un consumo di spesa sanitaria molto più basso della popolazione anziana del nostro Paese. Quindi non è un problema economico. C'è la voglia di fare di questo la bandiera di una battaglia ideologica?
Francamente non credo, perché conosco il collega Rizzi come una persona in gamba un anestesista di valore, che lui guarderebbe il passaporto o la tessera sanitaria di un immigrato che ha bisogno del suo intervento come anestesista. E ricordo perfettamente che, quando tanti anni fa decisi di estendere agli immigrati nel Lazio la possibilità di avvalersi del sistema sanitario, non ci fu nessuna opposizione da parte del collega Augello in Consiglio regionale quando portammo questa decisione.
Ci sono valori, colleghi, che sono alla base di una convivenza comune. Questi salviamoli! La strumentalità di questi ordini del giorno a mio parere non è accettabile. (Applausi dai Gruppi PD, PdL, LNP e Per il Terzo Polo:ApI-FLI).
SACCOMANNO, relatore. Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SACCOMANNO, relatore. Signor Presidente, il PdL voterà a favore di questo provvedimento. Voteremo con fiducia, perché è sulla fiducia che stiamo basando questo ragionamento, signor Ministro, anche avendo personalmente affrontato la materia con lei in Commissione igiene e sanità, ove abbiamo avuto modo di incontrarci più frequentemente rispetto a tutti i colleghi che in questo momento mi onoro di rappresentare.
Credo quindi che nel decreto in elaborazione andremo ad affrontare questa proroga, che, come ho detto nella relazione (e non ho una personalità schizofrenica, quindi le mie affermazioni coincidono con quanto ho detto in quella sede), è uno strumento solo tecnico di passaggio per far sì che questo provvedimento organico giunga in Senato, non per mettere la parola fine, che forse sarà difficile, come dicevano molti colleghi, al problema dell'intra moenia, ma per affrontarlo da un punto di vista organico, generale e organizzativo, al fine di rendere la normativa realmente cogente, tanto al Nord quanto al Sud.
Abbiamo questa volta deciso, probabilmente anche in un modo plastico e occasionale, secondo l'intendimento del Presidente della Commissione, che vi fosse un relatore del Nord e un relatore del Sud, ma, caro Ministro, le assicuro che l'intra moenia non è ugualein Italia. È questo un altro degli elementi di grande differenziazione, non solo nel servizio dato al cittadino ma anche nell'esplicazione professionale del personale sanitario. Questo quadro così variegato in ambito nazionale deve trovare un punto di sintesi nell'offerta sanitaria, che deve essere identica al Nord e al Sud. Immaginiamo che nel prossimo provvedimento si terrà conto della carenza di tempo della quale tutti ci siamo lamentati.
Vorrei anche ricordare che all'inizio di questa legislatura - qualcuno lo ricorderà anche se non interviene spessissimo - il presidente Tomassini, in uno degli interventi svolti in quest'Aula, propose di prenderci un attimo di tempo in più per questa proroga. Egli voleva - lo diceva per l'altro Governo ed io lo ribadisco parlando al Governo attuale - che si arrivasse ad un provvedimento realmente applicato nell'ambito nazionale, e in modo decisivo e definitivo, con un quadro più chiaro.
Ebbene, con questa fiducia il Popolo della Libertà si accinge a votare una proroga, che come dice il collega D'Ambrosio Lettieri, suona negativamente dal punto di vista lessicale, ma immaginiamo che nel suo significato possa costituire un estremo momento utile per far sì che alla ripresa dei lavori si possa ragionare, e farlo in modo completo.
Vede, signor Ministro, l'intra moenia non so quanto possa risolvere la questione della piena libertà professionale. Abbiamo ragionato sulle professioni sempre in modo surrettizio. Anche in ciò che diceva il collega Cosentino vi erano degli sprazzi condivisibili dall'intera classe professionale e forse anche dall'intera classe politica, per alcuni versi, ma, per ricordare Gustavino, assolutamente inapplicabili nell'economia di questo Stato. Se continuiamo a immaginare che possiamo rimuovere questi meccanismi immaginando una retribuzione professionale diversa stiamo dicendo, come diceva Gustavino, che al 1° gennaio 2013 nei reparti avremo tutte stanze singole con bagno.
Non sarà così in considerazione di questo dato, ma non sarà nemmeno così per una valorizzazione di tipo diverso dal punto di vista professionale che possa consentire la piena esclusività che tutti auspicheremmo e nell'ambito della quale la professione possa essere valutata così come negli altri Stati.
Ieri pomeriggio abbiamo avuto un dibattito serrato in quest'Aula parlando dei parlamentari; se dovessimo parlare qui, caro senatore Cosentino, delle professioni sanitarie con gli stessi riferimenti nazionali, europei e internazionali dovremmo, con la stessa se non con maggiore difficoltà, dire che non vi è un riconoscimento adeguato, e ciò permette le furbizie che poi ci sono. Non me ne voglia il senatore Marino, non sono le furbizie da lui denunciate; molto spesso le furbizie sono proprio da parte di quei professionisti che non sono disponibili all'intra moenia perché con esso in alcune Regioni il 70 per cento va al Regione e il 30 per cento al professionista. Anche questo va ricordato: alcuni professionisti, quelli alla cui categoria non ci onoriamo di appartenere, preferiscono avere il 100 per cento completamente fuori, completamente lontani dal Servizio sanitario nazionale.
Signor Ministro, anche il PdL, come le ha detto in Commissione e in diverse occasioni, predilige un Servizio sanitario nazionale che sia tale, che sia nazionale, che sia un Servizio che concede la possibilità di un'assistenza completa nell'ambito di quello che lo Stato corrisponde secondo le norme costituzionali a questo tipo di esigenze e attività.
Questo è il percorso che noi immaginiamo anche per l'intra moenia. Teniamo anche presente che nell'esplicitazione dell'intra moenia non vogliamo certamente creare quella difficile e drammatica situazione per la quale, come si raccontava, se la si fa ordinariamente non si ha la possibilità di svolgere l'attività in ospedale, mentre se la si fa in intra moenia la si può svolgere all'interno, già da subito. Si tratta di qualcosa che è veramente difficile da accettare a pelle, da un punto di vista superficiale, diretto, e profondo dal punto di vista delle coscienze.
Tenga presente - e penso che, come si diceva prima, lei lo potrà fare anche in questa riorganizzazione - che, in passato, l'intra moenia era stata un grande aiuto per i giovani nel momento in cui potevano attrezzarsi ad affrontare un'attività libero-professionale che professori e i baroni non consentivano di svolgere; oggi però il mondo è cambiato e abbiamo la possibilità che, all'interno degli ospedali, con gli stipendi che sappiamo quanto siano limitati, con capacità di crescita ridottissima, ma con disponibilità al lavoro pienissima, vi siano dei giovani che, con incentivi adeguati, possano sfoltire le liste d'attesa oltre gli orari di lavoro, e non occorre che ciò avvenga in intra moenia, ma che possano farlo per l'ospedale.
Questo lo si può fare bene e immagino che, nel suo provvedimento, ciò possa trovare uno spazio, in un'organizzazione che - ripeto - non vogliamo sia di settore, per risolvere un problema medico, ma in generale per risolvere un problema del cittadino. Questo è l'atteggiamento di fiducia con cui ci stiamo accostando a questo tema.
Per quanto concerne le assicurazioni, ha ragione il collega Cosentino quando afferma che questo tema riguarda le attività libero-professionali, ma anche qui torno a ribadire per il Popolo della Libertà la fiducia nei confronti di questo percorso, perché riteniamo che la responsabilità professionale debba trovare una risoluzione e una definizione. Abbiamo denunciato molte volte in quest'Aula che questo è uno dei pochi Stati (sono tre al mondo) a non avere nemmeno la definizione di atto medico: chi svolge la professione sanitaria non trova il suo inquadramento nell'ambito del codice, affinché possa essere trattato per la complessità, la rilevanza e per la finalità nobile con cui l'atto medesimo si svolge.
Resta quindi fondamentale parlare di responsabilità professionale. Non vogliamo sfuggire - in questo caso lo dico da medico e da parlamentare del PdL che ha affrontato questo argomento insieme con i colleghi in grande sintonia in Commissione - alla responsabilità. Quando parliamo di responsabilità professionale medica da definire non vogliamo scappare via. Abbiamo riconosciuto come, rispetto al codice penale, non vi sia nessuna corsa di allontanamento che possa in qualche modo suffragare una mancanza di fiducia nel cittadino il quale crede che, chirurgicamente, io non mi voglia assumere responsabilità.
Ritengo però che nella responsabilità civile vada indubbiamente ridefinito un sistema che consenta al collega di dare il meglio di sé stesso; il collega deve essere nelle condizioni di poter esprimere per il cittadino, fatta salva - torno a dirlo - la responsabilità penale, il meglio della sua professionalità. Io metto a rischio tutto ciò che debbo di me, della mia famiglia, di ciò che in 40 anni di professione ho potuto guadagnare, e indubbiamente lo faccio nella misura in cui anche lo Stato si rende conto che in quel momento quella mia professionalità può essere salva-vita. Tutto questo è un sistema di norme che immagino lei voglia recepire in quel provvedimento, per rispondere come, in modo parziale, anche se forse indubbiamente utile, oggi sta facendo per i colleghi liberi professionisti: lo deve fare per l'intero mondo del sistema sanitario.
Con questo stimolo, con questa fiducia e con un'ultima raccomandazione riguardo all'utilizzazione di queste proroghe delle nomine ministeriali e quant'altro, noi diamo una terza fiducia, anche in questo caso, e auspichiamo che la userà con sobrietà e affinché gli organismi funzionino meglio. Questo è un dato importante, e con questi convincimenti il Popolo della Libertà non le farà mancare il sostegno votando a favore di questo provvedimento. (Applausi dal Gruppo PdL).
PORETTI (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto in dissenso dal mio Gruppo.
PRESIDENTE. Ne prendo atto e le do la parola.
PORETTI (PD). Signor Presidente, «questa è l'ultima proroga» è la frase che da questa mattina ci accompagna, e a questo punto, dopo la discussione, anche la fase delle repliche e delle dichiarazioni di voto si potrebbe definire un déjà vu o un appunto per la prossima volta. Mi auguro che così non sia e che questo appunto non losi voglia utilizzare a dicembre: vedremo, il tempo è breve.
Di fronte a questa forte ed apparentemente anche convincente difesa della scelta dell'intra moenia, del rapporto medico-paziente, delle liste di attesa, vorrei fare solo un appunto. Qualcuno di voi ha mai chiamato il Centro unico di prenotazione (CUP)? Non sto parlando dello Studio diagnostico Pantheon, il centro qui accanto che offre prestazioni a noi senatori, che chiamiamo ed un attimo dopo abbiamo l'appuntamento.
Ripeto: qualcuno di voi ha mai chiamato un CUP per fare una visita? Io sono toscana e credo quindi di essere privilegiata. In ogni caso, se chiamate un CUP e richiedete una qualche visita, il tempo minimo per poter avere accesso alla prestazione sono mesi, se non c'è addirittura da aspettare l'anno dopo, anche se si tratta di febbraio. Poi, però, la stessa voce al telefono ti dice che c'è comunque la possibilità, a pagamento, di fare la visita nel giro di pochi giorni o poche ore, oppure questo stesso invito ti arriva direttamente dal medico, che ti assicura la medesima prestazione in poche ore o pochi giorni.
È un argomento davvero impegnativo, che non si può continuare a trattare con le proroghe. In Commissione d'inchiesta sull'efficacia e l'efficienza del Servizio sanitario nazionale abbiamo audito il generale dei NAS, che ha sottolineato come, tra le violazioni più gravi che avvengono e che vengono rilevate, ci sono proprio quelle della legge sull'intra moenia, e sono di tutti i tipi. La più frequente, e forse davvero la più brutta da tutti i punti di vista, è quella del medico che timbra per il pubblico e poi in realtà nel pubblico non opera, ma opera nell'intra moenia. Nessuna accusa ovviamente ai medici e ai liberi professionisti, tutt'altro. Certo è che il nostro è uno strano Paese, in cui si capovolge il principio di sussidiarietà. Non è il pubblico che si avvale del privato, quando questo è utile e giusto, quando cioè c'è la necessità di avvalersi del privato, con uno Stato che non occupi tutto lo spazio; nel Sistema sanitario nazionale si capovolge tutto questo, per cui avviene che il privato, il libero professionista usa il pubblico per svolgere la propria libera professione.
Per questo, per questa proroga che continua ad aleggiare come l'ultima e che forse invece tale non sarà, per questa proroga delle commissioni e del Consiglio superiore di sanità, come senatrice della componente radicale, insieme alla senatrice Bonino e al senatore Perduca, mi asterrò dal voto su questo provvedimento.
MURA (LNP). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MURA (LNP). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Mura, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, del disegno di legge, composto del solo articolo 1.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).