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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 784 del 02/08/2012


MURA (LNP). Signor Presidente, onorevoli colleghi, gentili membri del Governo, con questo provvedimento si compie l'ennesima operazione, o meglio, l'ennesimo tentativo di rilancio dell'economia di questo Paese, nell'ambito di quella che dovrebbe essere l'agenda per la crescita sostenibile che il Governo sta tentando disperatamente di realizzare fin dal suo insediamento.

Tuttavia, le misure che fino ad oggi abbiamo visto adottare in tema di crescita e sviluppo hanno prodotto - a giudizio di molti - maggiori incombenze e oneri per le famiglie e le imprese, lasciando quasi tutte le categorie economiche in uno stato di profonda tensione e soprattutto di incertezza nel futuro. Anche il decreto-legge che esaminiamo oggi in quest'Aula, pur presentando sulla carta soluzioni efficaci per il rilancio del Paese, in realtà tradisce, ancora una volta, le aspettative dei cittadini dettando, nella maggior parte dei casi, soltanto discipline che avranno un lungo corso di attuazione.

Guardando poi alle affermazioni contenute nella relazione del Governo, ritengo non si possa in alcun modo giustificare, dal punto di vista costituzionale, ancora una volta un provvedimento composto da disposizioni prive dei presupposti di necessità ed urgenza richiesti dall'articolo 77 della Costituzione. Siamo alla terza fiducia in una settimana. Lo faccio notare, perché è un dato che dovrebbe risultare evidente a tutti. Ritengo sia innegabile il fatto che il Governo, fin dal suo insediamento e quindi non soltanto in questa ultima fase, stia abusando dello strumento della normativa di urgenza, facendo venir meno il presupposto principale della eccezionalità del ricorso al decreto-legge, quale deroga al principio di rappresentatività, sottraendo di fatto al Parlamento - lo ribadiamo ancora una volta - l'esercizio della funzione legislativa.

La crisi economica non deve diventare lo schermo dietro il quale nascondersi. Il Governo Monti prosegue a legiferare sulla spinta di un'urgenza dichiarata in materie che dovrebbero richiedere un maggiore approfondimento; un approfondimento legittimo per noi, chiamati a ricoprire il ruolo di parlamentari alla Camera e al Senato. Questo approfondimento invece viene compresso, se non addirittura negato, nella stessa conversione di questi decreti-legge, sempre più numerosi.

Secondo punto importante, denominatore comune ai decreti-legge che a spron battuto si continuano a convertire, è l'eterogeneità del contenuto. Anche in questo decreto-legge riteniamo vi sia un aperto contrasto con i contenuti dell'articolo 15, della legge 23 agosto 1988, n. 400, diretta attuazione dell'articolo 77 della Costituzione. Ricordo che i decreti-legge devono contenere misure di immediata applicazione e il loro contenuto deve essere specifico, omogeneo e corrispondente al titolo. Invece, anche il decreto-legge oggi al nostro esame, come tanti altri che l'hanno preceduto (quasi tutti), accomuna sommariamente, all'attuazione di una programmazione politica ed economica fondata sulla teorizzazione di sviluppo e crescita, una serie di disposizioni che incidono in maniera rilevante sui più disparati settori pubblici e privati.

Ne voglio citare uno che forse, anche in quanto Capogruppo in Commissione giustizia, mi tocca direttamente. Quanto è opportuno che in questo decreto‑legge, che ha come obiettivo la crescita e lo sviluppo del sistema economico, vengano inserite norme, contenute negli articoli 54, 55 e 56, che modificano il sistema della giustizia civile?

Voglio ricordare un punto in particolare che poi verrà approfondito anche dai colleghi che nel corso della discussione generale affronteranno i temi legati al decreto-legge. All'articolo 56 si prevede la riorganizzazione della Scuola superiore della magistratura, delegando ad un successivo decreto ministeriale l'individuazione delle sue tre sedi, tra le quali quella preposta all'attività di direzione e coordinamento. Si tratta di una norma - sfido chiunque a negarlo - assolutamente estranea alle finalità di questo decreto.

Il decreto, inoltre, contiene sostanziali modifiche al codice e al processo civile, confermando di considerare le riforme sulla giustizia in un'ottica meramente economicistica, dimenticando che la giustizia rappresenta un diritto primario del cittadino e che - anche questo ritengo debba essere un concetto condiviso da tutti - deve essere dovere imprescindibile di qualsiasi Stato democratico investire ulteriori risorse nella giustizia per ottenere una ricaduta positiva anche in campo economico e non voler sempre operare nell'ottica dei tagli per avere risparmi, veri o presunti, come purtroppo spesso succede.

Vorrei fare un accenno anche all'articolo 54, con il quale si interviene in tema di processo civile. Su tale articolo sussistono diversi dubbi di costituzionalità, ad esempio sulla norma che viene introdotta in materia di inammissibilità dell'appello. Non mi voglio dilungare sul dettaglio tecnico perché nella nostra pregiudiziale è ben descritto e approfondito, e quindi tutti i colleghi possono leggere le argomentazioni relative alle criticità che noi evidenziamo. Vorrei soltanto fare una considerazione: il giudizio di ammissibilità dell'appello allungherà i tempi dei ricorsi fondati, perché l'effetto paradossale sarà quello di allungare i tempi di decisione degli appelli che, attraverso un giudizio prognostico di ammissibilità della Corte d'appello, vedranno cadere sotto la scure dell'inammissibilità gli appelli strumentali e non fondati, con l'inevitabile conseguenza che quelli da discutere saranno messi "in coda". In tal modo, si passerà dagli attuali cinque anni mediamente necessari per decidere una causa in appello a sette, o addirittura otto anni, se non di più. Vedremo quindi che si produrrà un aggravio importante dei ricorsi avverso l'inammissibilità pronunciata dalla Corte d'appello che penderanno davanti alla Corte di cassazione.

Abbiamo sottolineato, dunque, l'eterogeneità di contenuto che si raggiunge con le diverse disposizioni del decreto in esame che difettano del carattere di urgenza e immediata precettività. Come considerazione finale, degna di essere considerata da tutti voi come spunto di riflessione, si aggiunga che con questo decreto si prevede addirittura l'istituzione di nuovi enti e soggetti pubblici o parapubblici. In un momento in cui si parla di tagli, di spending review e di ottimizzazione degli enti pubblici e parapubblici, con l'articolo 8, per esempio, si prevede l'istituzione della Fondazione La Grande Brera; l'articolo 19 istituisce l'Agenzia per l'Italia digitale e l'articolo 67 prevede la creazione della Fondazione di studi universitari e di perfezionamento sul turismo.

Per questi motivi, noi chiediamo all'Aula di non procedere all'esame del disegno di legge n. 3426 di conversione del decreto‑legge 22 giugno 2012 n. 83. (Applausi dal Gruppo LNP. Congratulazioni).

PRESIDENTE. Ha chiesto di intervenire il senatore Vedani per illustrare la questione sospensiva QS1. Ne ha facoltà.