Caricamento in corso...
 
 
Versione ePub Versione PDF (468 KB)

Versione HTML base



Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 783 del 01/08/2012


ADRAGNA, senatore Questore. Signor Presidente, onorevoli colleghi, chiedo anzitutto di poter consegnare il testo integrale del mio intervento, che proverò a sintetizzare nei punti più rilevanti nell'esposizione orale.

L'anno scorso, nell'intervenire in sede di replica nel dibattito sul bilancio interno del Senato, avevo detto che la sfida che ci trovavamo di fronte consisteva nel «progettare il cambiamento». Gli impegni contenuti negli ordini del giorno approvati ed accolti, e in particolare nel G100 sottoscritto da quasi tutti i Gruppi parlamentari, costituivano de facto le linee guida fondamentali per l'attività del Collegio dei senatori Questori, del Consiglio di Presidenza e dell'Amministrazione non solo per l'esercizio 2012, ma anche per tutti quelli futuri. Eravamo quindi abbastanza consapevoli che la loro attuazione richiedeva uno sforzo considerevole di analisi della spesa e del meccanismi che la regolano, per dare vita ad un'opera di razionalizzazione strutturale, da portare avanti con l'obiettivo di coniugare rigore finanziario e piena funzionalità dell'organo parlamentare.

I risultati del lavoro fin qui compiuto sono sotto i vostri occhi (ricordo che a fini conoscitivi abbiamo ritenuto di affiancare ai documenti canonici di bilancio anche un apposito annesso che dà conto analiticamente degli interventi posti in essere in attuazione dell'ordine del giorno G100 e degli altri ordini del giorno) ed evidenziano chiaramente che i «compiti a casa» sono stati fatti sul serio. Si tratta peraltro di interventi che sotto alcuni profili - come ha ricordato il collega, senatore Franco - vanno anche oltre gli impegni assunti e completano un percorso virtuoso di revisione della spesa che ha attraversato tutta la legislatura.

Sarebbe auspicabile che anche il mondo dell'informazione - sempre così solerte nel denunciare, giustamente, con puntualità «spese non comprensibili per il cittadino comune» (cito da un pamphlet che ha avuto vasta diffusione qualche anno fa e che, citando come esempio il bilancio del Senato, metteva in evidenza l'impossibilità dell'inversione dell'andamento della spesa fissato dal documento delle linee guida) - ne tenesse conto.

Ciò è assolutamente vero. Infatti, si conferma che la spesa obbligatoria pagata a ruolo impegna oltre l'85 per cento delle spese gravando sul bilancio interno e che, attesa la sua natura, non solo era difficilmente comprimibile, ma rappresentava il fattore più rilevante di potenziale crescita della spesa nel suo complesso.

Ebbene, ciononostante, quest'anno, anche tale fattore di spesa subisce una interessante diminuzione di circa il 5 per cento rispetto al 2011, al netto dei risparmi da versare allo Stato.

Niente da osannare, ovviamente, ma ci piacerebbe osservare che se ne desse atto con onestà intellettuale. Forse questa è un'illusione destinata a rimanere tale, perché mi rendo conto che un bilancio virtuoso non fa tanta notizia.

Partiamo quindi dal dato del vincolo di bilancio rappresentato dal tetto alla dotazione, che costituisce l'88 per cento delle entrate del Senato: un vincolo ancora più stringente oggi, data la ricordata decisione di ridurre, per la prima volta, l'ammontare della dotazione stessa, in misura, peraltro, molto considerevole. Ciò è stato possibile grazie alla predisposizione, accanto ad interventi di natura congiunturale, di necessarie e opportune misure strutturali che hanno per la prima volta toccato in modo incisivo, come dicevo, la parte obbligatoria della spesa e che sono destinate a produrre effetti anche nel medio e lungo periodo.

Consentitemi pertanto, anche se velocemente, di ripercorrere in modo sintetico i passaggi più significativi delle decisioni assunte con riferimento ai tre macrosettori di intervento che abbiamo davanti: il trattamento dei senatori in carica (ma anche dei senatori cessati da mandato), il trattamento del personale in servizio e in quiescenza, le spese di funzionamento.

Per quanto riguarda il comparto relativo ai senatori, l'andamento della spesa si presenta in decremento sia per ciò che attiene alle competenze dei senatori in carica, che con riguardo al trattamento dei senatori cessati da mandato. Gli ultimi rilevanti passi compiuti in tale direzione sono la più concreta testimonianza della volontà del Collegio dei Questori e del Consiglio di Presidenza di corrispondere con puntualità e rigore alle autorevoli indicazioni che sono pervenute proprio da questa Assemblea.

Per quanto riguarda l'indennità, la diaria, il rimborso spese per l'esercizio del mandato, diciamo che, accanto a tutto il percorso storico che c'è stato relativamente all'abbattimento nel tempo (con le leggi finanziarie 2006 e 2008), il 31 gennaio 2012 è stata disposta un'ulteriore decurtazione. Pertanto, attualmente l'importo dell'indennità parlamentare mensile corrisposta ai senatori si aggira intorno ai 5.000 euro, senza considerare le ulteriori riduzioni in caso di redditi aggiuntivi riconducibili ad attività lavorativa.

Con riferimento alla diaria, ridotta a decorrere dal 1° gennaio 2011, è stata ridefinita la normativa sulle ritenute e ne è stata estesa l'applicazione ai casi di assenza dai lavori parlamentari non solo dell'Aula, ma anche delle Commissioni permanenti e delle Giunte.

Con riguardo al rimborso spese per l'esercizio del mandato, a decorrere dallo scorso mese di marzo, è stato soppresso il contributo per il supporto dell'attività dei senatori ed istituito il rimborso delle spese per l'esercizio del mandato. La quota, pari a 2.090 euro, per la prima volta è erogata a titolo di rimborso delle spese effettivamente sostenute dai senatori nel corso della loro attività parlamentare e politica, con l'obbligo di rendicontazione. Dunque, non saranno più pagate spese per le quali non viene fornita utile certificazione.

Riguardo poi agli ex Presidenti del Senato e agli ex Presidenti del Consiglio che siano senatori in carica, il Consiglio di Presidenza, nella seduta del 28 febbraio 2012, ha deciso di limitare a due legislature la durata nel tempo dei benefici.

Con riguardo al capitolo delle pensioni, dal 1° gennaio 2012 è stato superato il precedente regime dei vitalizi ed introdotto il nuovo trattamento previdenziale dei parlamentari, basato sul sistema di calcolo contributivo, già adottato per il personale dipendente della pubblica amministrazione. Il diritto al trattamento pensionistico si matura al conseguimento di un duplice requisito, anagrafico e contributivo, e, coerentemente con quanto previsto per la generalità dei lavoratori, anche ai senatori in carica alla data del 1° gennaio 2012 è applicato un sistema pro rata.

In estrema sintesi, quanto ai risultati in termini di bilancio di queste decisioni, va sottolineato che l'effetto di tali misure comporta un totale di circa 8 milioni di euro l'anno: la parte che riguarda l'indennità comporta un risparmio di 6,2 milioni di euro, 300.000 euro è il risparmio derivante dal riordino delle competenze accessorie e 1,2 milioni di euro per gli ex Presidenti.

L'azione sulle spese di funzionamento è stata rivolta non solo a contenere la spesa, ma - come ho detto - anche a far sì che non incidesse in maniera negativa sul buon funzionamento dell'attività parlamentare. Le riforme al riguardo sono state realizzate attraverso la revisione dei contratti in scadenza delle procedure di gara per l'affidamento dei relativi servizi, ed è impegno del Collegio proseguire su quella strada secondo una rigorosa spending review, adottando il criterio della base zero (non veniva cioè visualizzato quanto era stato speso l'anno precedente, ma si partiva proprio dal minimo necessario per poter realizzare questi servizi).

Pertanto, procedendo sempre velocemente e citando le parti che più possono essere interessanti, si è preceduto alla revoca della gara "assicurazioni" e alla contestuale nuova indizione e aggiudicazione dell'appalto, con un risparmio di 3 milioni di euro nel triennio. Un altro intervento di razionalizzazione molto rilevante è quello derivante dall'affidamento, tramite adesione alla convenzione CONSIP recentissimamente attivata, dei servizi di facility management, unitamente a quelli della manutenzione edile, impiantistica, elettrica e idraulica, con un risultato economico consistente in un risparmio di circa 2,5 milioni l'anno, che non solo ci porta efficienza con una minore spesa, ma anche un'efficiente organizzazione per quanto riguarda il supporto logistico all'interno dei palazzi.

Sono state assunte decisioni tese anche a una sempre maggior introduzione dei processi di dematerializzazione degli atti parlamentari, ciò che ci porta a un risparmio di oltre 1 milione di euro l'anno. Coerentemente con questo obiettivo, è stata prevista una significativa trasformazione del sistema di documentazione degli atti parlamentari, che è stata fondata sul passaggio dalla tradizionale disponibilità su carta degli atti in quantità predeterminate alla normale disponibilità online, con riproduzione su carta esclusivamente secondo il criterio print on demand (si stampa il documento che si vuole). Conseguentemente, è stata deliberata la revoca della gara "tipografia", e abbiamo - per darvi un'idea - una notevolissima riduzione dei volumi di documenti cartacei, passando da 80 milioni di pagine l'anno a meno di 20 milioni, e un costo complessivo che passerà da 2,6 milioni l'anno a soli 700.000 euro l'anno, con un risparmio netto di 1,9 milioni di euro l'anno. Si è preceduto alla revoca della gara "rassegna stampa" e alla nuova indizione, con una riduzione del valore stimato dell'appalto da 2,1 milioni di euro a 1.350.000 euro per la durata di tre anni, con un risparmio di 750.000 euro.

Allo stesso modo, si è proseguito sugli interventi rivolti a ridurre la spesa delle locazioni passive; molto significativa in tal senso è la cessazione della locazione degli immobili adibiti a magazzino del Senato grazie ad un accordo con il Ministero della difesa, che ha permesso di ottenere la concessione in uso gratuito e perpetuo di altri immobili, con un risparmio a regime di 1,4 milioni di euro l'anno.

Possono apparire meno significative, ma le agende parlamentari avevano destato grande interesse presso la stampa. A questo riguardo sono state adottate misure volte all'azzeramento dei costi per il Senato (nel 2011 erano stati pari a 45.000 euro) perché, come sapete, il senatore si paga l'agenda. Sono stati rivisti i costi a carico dell'utente presso il ristorante dei senatori, con un risparmio in 9 mesi di 350.000 euro; anche il servizio della posta interna è stato affidato a Poste italiane, con un risparmio annuo di oltre il 50 per cento della spesa attuale; diminuzioni di costi in proporzione certamente non meno rilevanti verranno definite dalle nuove procedure per i servizi di web tv, rassegna stampa e monitoraggio televisivo e web.

L'ultimo capitolo, non per importanza, è stato realizzato anche grazie ai sindacati del personale del Senato. Notavo lo scorso anno che sul versante della spesa per il personale si rendevano necessari interventi coordinati, in un quadro di riorganizzazione dell'Amministrazione. Era evidente infatti che occorreva mettere a punto misure integrate di politica delle retribuzioni, di revisione delle carriere e della struttura organizzativa, nonché in ambito pensionistico.

Alla luce di quanto è stato realizzato, si può ben affermare che anche i dipendenti del Senato hanno corrisposto con grande senso di responsabilità alla richiesta di un notevole sforzo in termini sia economici che di maggiore impegno professionale.

Quanto al primo aspetto, non si può sottacere che ad essi, oltre ad applicarsi tutte le misure di contenimento disposte nell'ordinamento generale del pubblico impiego (quali, ad esempio, i tagli del 5 e del 10 per cento sulle retribuzioni e sulle pensioni più elevate), non solo è stato congelato ogni adeguamento contrattuale, ma è stato anche negato - e mi piace dirlo, perché su questo c'è stato il contributo da parte del Senato e per il Senato - il consistente aumento del 3,2 per cento, corrisposto invece ai colleghi dell'altro ramo del Parlamento. I conseguenti risparmi della spesa, da riversare al bilancio dello Stato, ammontano a 3,8 milioni nell'anno 2011 e a 5,2 nell'anno 2012. Si è prevista inoltre la soppressione, nel rispetto delle dovute procedure interne, della quota, a carico del bilancio del Senato, della gratificazione di fine servizio maturata dai dipendenti nel 2011 nella misura di 12.135.187 euro.

L'insieme di queste misure è davvero ragguardevole: esse configurano infatti un intervento pari a circa il 13 per cento del complesso del trattamento del personale dipendente. A ciò si aggiunge un maggiore impegno richiesto, come diretta conseguenza del perdurante blocco selettivo del turnover, disposto fino a fine legislatura, dal quale certamente conseguirà un notevole aumento della produttività e dei risparmi a fronte di una cospicua riduzione dell'organico tra il 1° gennaio 2011 e il 10 luglio 2012, infatti, siamo già passati da 978 a 898 unità.

Per quanto riguarda, peraltro, il significativo aumento intervenuto nella spesa pensionistica, occorre preliminarmente sottolineare che esso è il risultato di un sistema in cui il Senato agisce da istituto previdenziale per i propri dipendenti collocati a riposo. Tuttavia, anche in questo settore, di recente sono stati adottati interventi di raffreddamento strutturale della spesa stessa. In primo luogo, si è realizzato il definitivo passaggio al sistema previdenziale contributivo pro quota di quella parte di personale cui ancora non si applicava ed è stata recepita la maggiorazione del contributo di solidarietà disposta dal decreto salva Italia per i più alti livelli di pensioni. Sono poi in corso trattative con le organizzazioni sindacali per introdurre ulteriori misure di armonizzazione e adeguamento al sistema previdenziale vigente per tutti i dipendenti pubblici (la cosiddetta riforma Fornero), nel rispetto di un principio di omogeneità di trattamento presso i due rami del Parlamento.

Questo è quanto è stato realizzato, ma non è tutto. Noi senatori Questori, il Consiglio di Presidenza e l'Amministrazione siamo consapevoli che gli obiettivi che ci siamo prefissi richiedono una profonda e salutare riflessione su tutto l'assetto organizzativo e funzionale del Senato, che deve condurre ad un utilizzo ottimale delle risorse non solo economiche e strumentali, ma soprattutto umane - la cui qualità è indiscussa - di cui disponiamo.

Proprio in quest'ottica, nell'ultima riunione del Consiglio di Presidenza sono state approvate le linee guida per la definizione di un nuovo modello di Amministrazione e per lo svolgimento di trattative sindacali dirette all'obiettivo del contenimento della spesa relativa al personale, tenuto conto anche dei recenti provvedimenti legislativi in materia di spending review. Più specificamente, è stato affidato al Segretario Generale l'incarico di predisporre questo nuovo modello, sulla base di una ricognizione delle funzioni svolte dall'Amministrazione, al fine di una più razionale gestione delle risorse amministrative e di personale, stante il perdurante blocco del turnover e tenendo conto dei processi di informatizzazione e dematerializzazione già avviati.

Questo progetto dovrà prevedere il riassetto della struttura amministrativa (Aree, Servizi, Uffici alle dirette dipendenze del Segretario generale, Uffici ed Unità operative), entro il 30 settembre 2012, nell'obiettivo di pervenire ad una riduzione del numero degli incarichi dirigenziali almeno pari al 20 per cento, e la riduzione della pianta organica, all'esito della riorganizzazione di cui ho parlato, in misura non inferiore al 20 per cento.

Sono stati poi previsti anche altri indirizzi per le trattative sindacali, al fine di pervenire ad una riduzione degli oneri conseguenti al trattamento economico del personale, tra i quali: la proroga fino al 31 dicembre 2014 delle disposizioni concernenti le trattenute del 5 e 10 per cento sui trattamenti retributivi del personale in servizio per la parte eccedente rispettivamente a 90.000 e 150.000 euro; la definizione, entro il 31 dicembre 2012, di un nuovo sistema di valutazione dei dipendenti, al fine di valorizzare maggiormente merito e produttività per le progressioni economiche e di carriera; la revisione del sistema dei congedi e dei trattamenti indennitari; la previsione di nuove figure professionali, per lo svolgimento di mansioni diverse da quelle direttive.

E poi previsto, previa intesa con la Camera dei deputati, lo svolgimento di ulteriori trattative per la definizione di nuove tabelle retributive, in relazione alle diverse figure professionali che verranno reclutate dall'amministrazione del Senato sulla base delle proiezioni del fabbisogno di personale, all'esito del processo di riorganizzazione e nei limiti della nuova pianta organica.

Come vedete, si tratta di interventi complessi, ma coerenti tra loro, e funzionali - appunto - a quel nuovo modello di Amministrazione di cui ho parlato. Abbiamo ben presente che non si tratta semplicemente di tagliare; si tratta - piuttosto - di ripensare, anche in questo caso, con il criterio della base zero, tutti i meccanismi giuridici ed economici esistenti e di interrogarsi sulla validità e sull'efficacia di scelte organizzative fatte in passato, nonché dei principali processi amministrativi di supporto all'attività istituzionale.

Signor Presidente, onorevoli colleghi, come ebbi modo di rilevare anche lo scorso anno, occorre interrogarsi sulle ricadute organizzative non solo delle forti innovazioni intervenute nel modo di lavorare (penso alla esternalizzazione e alla devoluzione di molte attività, nonché ai processi di informatizzazione), ma anche dell'evoluzione delle funzioni del Parlamento, sia nei mutati equilibri istituzionali, sia nell'ambito di un contesto di produzione normativa multilivello. Tutto ciò, al fine di dare nuova linfa e un forte slancio all'intera macchina organizzativa attraverso, appunto, questo nuovo modello di Amministrazione che sia al passo con i tempi e che costituisca un esempio di eccellenza per altri organismi, da seguire ed imitare.

È una sfida ambiziosa forse, ma siamo sicuri che da parte di tutti verrà un contributo fattivo e responsabile. (Applausi dei senatori Palmizio e Garavaglia Mariapia).