RESOCONTO STENOGRAFICO
Presidenza del vice presidente NANIA
PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 16,34).
Si dia lettura del processo verbale.
STRADIOTTO, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana del giorno precedente.
PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato.
Comunicazioni della Presidenza
PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.
Preannunzio di votazioni mediante procedimento elettronico
PRESIDENTE. Avverto che nel corso della seduta odierna potranno essere effettuate votazioni qualificate mediante il procedimento elettronico.
Pertanto decorre da questo momento il termine di venti minuti dal preavviso previsto dall'articolo 119, comma 1, del Regolamento (ore 16,37).
Discussione congiunta e approvazione dei documenti:
(Doc. VIII, n. 9) Rendiconto delle entrate e delle spese del Senato per l'anno finanziario 2011
(Doc. VIII, n. 10) Progetto di bilancio interno del Senato per l'anno finanziario 2012
(Relazione orale) (ore 16,37)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione congiunta dei Documenti VIII, n. 9 (Rendiconto delle entrate e delle spese del Senato per l'anno finanziario 2011) e VIII, n. 10 (Progetto di bilancio interno del Senato per l'anno finanziario 2012).
In attesa dell'arrivo del relatore, senatore Azzollini, sospendo brevemente la seduta.
(La seduta, sospesa alle ore 16,38, è ripresa alle ore 16,43).
Riprendiamo i nostri lavori.
Il relatore, senatore Azzollini, ha chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni, la richiesta si intende accolta.
Pertanto, ha facoltà di parlare il relatore.
AZZOLLINI, relatore. Signor Presidente, onorevoli senatori, innanzitutto vorrei sottolineare la condivisione da parte mia della scelta di rigore operata dai senatori Questori, che hanno ritenuto di procedere - secondo le indicazioni dell'ordine del giorno G100 approvato lo scorso anno in sede di discussione del bilancio interno - ad una rilevante riduzione della spesa, attuando quella spending review che anche lo Stato centrale e le sue articolazioni territoriali stanno iniziando ad attuare in modo più sistematico con il decreto-legge n. 95 del 6 luglio 2012. (Brusìo. Richiami del Presidente).
Rinviando alla relazione di accompagnamento dei documenti di bilancio l'esame dettagliato dei dati, appare utile ricordare che, già a partire dall'anno 2012, la dotazione finanziaria derivante dal trasferimento dal bilancio dello Stato passa dai 526.960.500 euro del bilancio di previsione del 2011 approvato lo scorso anno a 505.360.500 euro, dotazione che rimarrà stabile per l'intero anno 2013 e che si ridurrà ulteriormente nel 2014, arrivando a 494.223.000 euro. Mantenendo questo trend, nel triennio 2012-2014, le riduzioni della dotazione del Senato della Repubblica avranno un effetto positivo per il bilancio dello Stato di oltre 110 milioni di euro, determinato da 76 milioni circa di minor fabbisogno relativamente alla dotazione finanziaria e da una restituzione all'erario di 34,3 milioni di euro.
Appare infine utile ricordare che nella predisposizione del bilancio annuale e pluriennale si è andati molto oltre il vincolo determinato dal richiamato ordine del giorno G100, nel quale, partendo dagli stanziamenti complessivi di spesa del 2010, si stabiliva una riduzione della spesa di 1,5 punti percentuali per il 2012, 3,5 punti percentuali per il 2013 e 6 punti percentuali per il 2014. Le riduzioni operate sono infatti di 8,8 punti percentuali per il 2012, 4,6 per il 2013 e 6 per il 2014.
L'obiettivo della riduzione della spesa è stato raggiunto per il contributo di tutta l'istituzione Senato, tanto nella sua componente rappresentativa quanto nella componente amministrativa, oltre che per un contenimento dei costi dei servizi. In particolare, sul piano contabile, tale risultato è stato possibile per l'abbandono del criterio della spesa storica e il passaggio a quello del bilancio a base zero unitamente all'attivazione di un ciclo di analisi e valutazione della spesa diretto a definire fabbisogni standard dei programmi spesa dell'Amministrazione.
Durante la riunione dei Presidenti delle Commissioni permanenti, oltre ad un generale apprezzamento per gli sforzi effettuati nella direzione di una revisione dei dati di bilancio significativa, alcuni temi sono stati ripresi da più parti: dalla questione dell'utilizzo degli spazi, soprattutto in relazione ai lavori delle Commissioni parlamentari permanenti e di inchiesta, di cui si chiede una razionalizzazione, all'esigenza di mantenere alti livelli qualitativi dei servizi parlamentari e del personale ad essi dedicato.
A quest'ultimo riguardo, è stato espresso un giudizio positivo sulle linee guida dell'azione amministrativa elaborate dal Consiglio di Presidenza, che prevedono interventi sulle risorse umane ed una riorganizzazione delle medesime che proceda nella stessa direzione indicata dal decreto-legge n. 95 del 2012 sulla revisione della spesa.
Sulla questione infrastrutturale, è stata inoltre richiamata l'esigenza che il Senato prosegua nelle politiche di risparmio energetico nonché nel potenziamento delle strutture di telecomunicazione per la più ampia diffusione e pubblicità dei lavori parlamentari.
Fatta questa relazione, molto più analitica ovviamente sarà la relazione dei senatori Questori, che ascolterò con attenzione, così come ascolterò con attenzione il dibattito, per elaborare eventualmente alcuni ulteriori utili spunti di riflessione. (Applausi dei senatori D'Alì, Sarro e Viceconte).
PRESIDENTE. Ha chiesto di intervenire il senatore Questore Franco Paolo. Ne ha facoltà.
FRANCO Paolo, senatore Questore. Signor Presidente, svolgerò due brevi relazioni, sul rendiconto 2011 e sul bilancio di previsione 2012. Successivamente chiederò però alla Presidenza che dia la parola al collega Questore Adragna per illustrare la rispondenza dell'azione amministrativa che abbiamo svolto come senatori Questori e Consiglio di Presidenza sull'ordine del giorno G100.
Onorevole Presidente, onorevoli colleghi, nell'illustrare il contenuto del rendiconto 2011, rilevo in primo luogo come i dati di consuntivo evidenzino un andamento positivo della gestione in termini di contenimento della spesa del Senato.
La spesa complessiva, al netto dei risparmi da versare al bilancio dello Stato, è risultata infatti pari a euro 546.315.853,09 con un modesto aumento, dello 0,22 per cento, rispetto all'esercizio 2010, corrispondente ad una diminuzione della spesa, in termini reali, considerando l'inflazione, del 2,68 per cento.
Guardando al periodo 2001‑2011, l'incremento dello 0,22 per cento si inserisce all'interno di un chiaro e pronunciato trend decrescente della dinamica incrementale della spesa e si colloca sul livello più basso di tale serie storica, con la sola eccezione del 2007 (+ 0,07 per cento), anno che evidenzia un dato anomalo di stabilizzazione della spesa rispetto all'anno precedente spiegabile con il fatto che nel 2006 ha avuto termine la precedente legislatura e si sono quindi verificati i flussi di spesa aggiuntiva che tipicamente contraddistinguono gli anni di «ricambio» elettorale.
Il risultato positivo sul versante del contenimento della spesa registrato nel 2011 è attribuibile agli interventi correttivi adottati sulla base dell'ordine del giorno G100 approvato dall'Assemblea del Senato in occasione della discussione del bilancio di previsione per lo stesso esercizio finanziario nei primi giorni di agosto dell'anno scorso.
In particolari, consistenti risparmi sono derivati da: riduzione di autorizzazioni di spesa sia di parte corrente che in conto capitale precedentemente approvate (circa 3,9 milioni di euro); riduzione del 10 per cento delle autorizzazioni di spesa cosiddette «generiche», per circa 0,5 milioni di euro; riduzione, infine, delle competenze dei senatori, per circa 0,5 milioni di euro.
Non solo. A questi risparmi vanno aggiunti gli importi relativi ai «tagli» previsti dal decreto-legge n. 78 del 2010 e dal successivo decreto-legge n. 98 del 2011, pari a 10,6 milioni di euro, che, nel rispetto delle procedure di contabilità pubblica, sono stati previsti tra le spese, pur non corrispondendo a spese effettive, per consentire il versamento alle casse dello Stato.
Concludo osservando, per quanto riguarda il rendiconto 2011, come l'anno scorso possa definirsi un vero e proprio anno di svolta, che prelude a un'inversione di segno che si verificherà (come avremo modo di commentare esaminando il bilancio di previsione per il 2012 e pluriennale) nel triennio 2012-2014, periodo, questo corrente e futuro, nel quale, si concretizzeranno effettive diminuzioni del totale della spesa, rilevabili in modo significativo (meno 1,72 per cento) anche nel consuntivo 2012.
In poche parole, il rendiconto 2011 ha adempiuto alle richieste dell'ordine del giorno G100. Ovviamente, potendo iniziare da agosto, quando è stato approvato quell'ordine del giorno, questa forza di risparmio e di freno ha avuto valenza nell'ultima parte del 2011.
Con questo ho concluso la relazione sul rendiconto, e passo a svolgere, signor Presidente, quella sul bilancio di previsione 2012.
I numerosi spunti di riflessione emersi durante i mesi del 2012 all'interno del Collegio dei questori, che ha esaminato in più momenti il bilancio di previsione e le correzioni e gli adeguamenti necessari, ci hanno spinto ad apportare consistenti modifiche ed integrazioni ai predetti documenti finanziari, che adesso, nei contenuti essenziali, vado a riassumere, rinviando alla documentazione agli atti per un maggior approfondimento.
Gli aggregati finali di spesa previsionale (non comprensivi degli importi da riversare al bilancio dello Stato al fine di evitare duplicazioni), ammontano per il 2012 a 541.997.000 euro, per il 2013 a 566.947.000 euro e nel 2014 a 558.850.000 euro.
Mi preme sottolineare al riguardo che, grazie a un complesso di misure prontamente adottate, per un importo totale di 46.550.000 euro, è stato possibile conseguire un risultato di forte contenimento della spesa, non solo rispetto a quanto previsto per il 2011, ma anche rispetto alle spese effettivamente sostenute nel consuntivo 2011, su cui ho riferito poco fa. Difatti, gli stanziamenti complessivamente previsti per il 2012 si attestano ad un valore inferiore di oltre 4,3 milioni di euro (con una riduzione dello 0,8 per cento) rispetto al recente risultato di rendiconto 2011, conclusosi - come ho detto poco fa - con un importo di 546.315.000 euro. In altre parole, il bilancio di previsione del 2012 è inferiore al rendiconto consuntivo del 2011.
Ritengo sia utile ribadire inoltre che, nella predisposizione del bilancio annuale e pluriennale, si è andati ben oltre il vincolo, posto dall'ordine del giorno G100, di una riduzione della spesa complessiva nel limite dell'1,5 per cento, del 3,5 per cento e del 6 per cento, rispettivamente, nel 2012, 2013 e 2014, in confronto agli stanziamenti complessivi di spesa del 2010. E, infatti, le percentuali di riduzione negli stessi anni, rispetto al 2010, si attestano rispettivamente all'8,83 per cento, al 4,63 per cento e al 6 per cento.
Conseguentemente, si è deciso di trasferire gli effetti di risparmio anche sul bilancio dello Stato, prevedendo che l'importo della dotazione finanziaria, cioè la componente maggioritaria del costo del Senato, che deriva da trasferimenti che vengono chiesti allo Stato, passi da 526.960.000 euro (misura già richiesta al Ministero dell'economia per ciascuno degli anni 2012, 2013 e 2014) a 505.360.000 euro sia nel 2012 che nel 2013 e a 494.223.000 euro nel 2014.
Anche sotto questo aspetto si è andati ben oltre gli impegni formulati dall'ordine del giorno G100, che indicava come obiettivo da raggiungere per la dotazione finanziaria l'assoluta invarianza nel periodo considerato. In poche parole, 21 milioni di dotazione in meno saranno chiesti quest'anno, 2012, rispetto all'anno scorso, con una riduzione di richiesta di risorse - che provengono dall'erario, dalle imposte che pagano cittadini e imprese - abbastanza considerevole e importante.
Con l'obiettivo di rispettare questo trend, è stato adottato di recente un innovativo ed efficace sistema dì controllo di gestione che, partendo da un più frequente monitoraggio degli andamenti della spesa, è in grado di tenerne sotto stretta osservazione la dinamica. Il nostro regolamento prevede che ci sia un bilancio semestrale di verifica dell'andamento della spesa (come sapete, il nostro è un bilancio di cassa). Abbiamo provveduto ad effettuare lo stesso controllo anche nel primo trimestre del 2012. Pertanto, abbiamo riscontrato, dall'esame della trimestrale 2012 e della semestrale 2012, che gli andamenti prospettati nel bilancio di previsione di riduzione della spesa vengono confermati. Faremo lo stesso ovviamente, anche al termine del prossimo trimestre, in modo da verificare fino all'ultimo giorno del 2012 che la spesa vada secondo le indicazioni previste nei documenti di bilancio che portiamo alla vostra attenzione per l'approvazione.
A conclusione di questa breve relazione, sottolineo che il complesso di queste misure e interventi mi spinge a soffermarmi su alcuni dati che reputiamo di estremo rilievo: nel corso del triennio 2012-2014 si otterranno risparmi effettivi per oltre 132 milioni di euro, di cui 76 milioni di euro circa verranno restituiti al bilancio dello Stato nella forma di una minore richiesta di dotazione finanziaria e 34,3 milioni di euro circa nella forma del riversamento diretto allo Stato.
In conclusione, ringraziando l'Amministrazione perché - come ben sapete - a fronte di tali risparmi non solo i senatori hanno offerto la loro disponibilità, ma anche i dipendenti del Senato hanno contribuito fattivamente con il proprio concreto impegno finanziario, possiamo affermare con quasi assoluta certezza che al termine di questa legislatura la spesa del Senato verrà ricondotta ad un valore ben al di sotto di quello registrato all'inizio della stessa.
Signor Presidente, ho concluso la mia relazione e, se crede, come ho anticipato all'inizio del mio intervento, lascio la parola al collega senatore Questore Adragna per l'illustrazione dell'adempimento assicurato in questi mesi all'ordine del giorno G100, della spending review, come approvato dall'Assemblea nell'agosto dell'anno scorso.
PRESIDENTE. Ha chiesto di intervenire il senatore Questore Adragna. Ne ha facoltà.
ADRAGNA, senatore Questore. Signor Presidente, onorevoli colleghi, chiedo anzitutto di poter consegnare il testo integrale del mio intervento, che proverò a sintetizzare nei punti più rilevanti nell'esposizione orale.
L'anno scorso, nell'intervenire in sede di replica nel dibattito sul bilancio interno del Senato, avevo detto che la sfida che ci trovavamo di fronte consisteva nel «progettare il cambiamento». Gli impegni contenuti negli ordini del giorno approvati ed accolti, e in particolare nel G100 sottoscritto da quasi tutti i Gruppi parlamentari, costituivano de facto le linee guida fondamentali per l'attività del Collegio dei senatori Questori, del Consiglio di Presidenza e dell'Amministrazione non solo per l'esercizio 2012, ma anche per tutti quelli futuri. Eravamo quindi abbastanza consapevoli che la loro attuazione richiedeva uno sforzo considerevole di analisi della spesa e del meccanismi che la regolano, per dare vita ad un'opera di razionalizzazione strutturale, da portare avanti con l'obiettivo di coniugare rigore finanziario e piena funzionalità dell'organo parlamentare.
I risultati del lavoro fin qui compiuto sono sotto i vostri occhi (ricordo che a fini conoscitivi abbiamo ritenuto di affiancare ai documenti canonici di bilancio anche un apposito annesso che dà conto analiticamente degli interventi posti in essere in attuazione dell'ordine del giorno G100 e degli altri ordini del giorno) ed evidenziano chiaramente che i «compiti a casa» sono stati fatti sul serio. Si tratta peraltro di interventi che sotto alcuni profili - come ha ricordato il collega, senatore Franco - vanno anche oltre gli impegni assunti e completano un percorso virtuoso di revisione della spesa che ha attraversato tutta la legislatura.
Sarebbe auspicabile che anche il mondo dell'informazione - sempre così solerte nel denunciare, giustamente, con puntualità «spese non comprensibili per il cittadino comune» (cito da un pamphlet che ha avuto vasta diffusione qualche anno fa e che, citando come esempio il bilancio del Senato, metteva in evidenza l'impossibilità dell'inversione dell'andamento della spesa fissato dal documento delle linee guida) - ne tenesse conto.
Ciò è assolutamente vero. Infatti, si conferma che la spesa obbligatoria pagata a ruolo impegna oltre l'85 per cento delle spese gravando sul bilancio interno e che, attesa la sua natura, non solo era difficilmente comprimibile, ma rappresentava il fattore più rilevante di potenziale crescita della spesa nel suo complesso.
Ebbene, ciononostante, quest'anno, anche tale fattore di spesa subisce una interessante diminuzione di circa il 5 per cento rispetto al 2011, al netto dei risparmi da versare allo Stato.
Niente da osannare, ovviamente, ma ci piacerebbe osservare che se ne desse atto con onestà intellettuale. Forse questa è un'illusione destinata a rimanere tale, perché mi rendo conto che un bilancio virtuoso non fa tanta notizia.
Partiamo quindi dal dato del vincolo di bilancio rappresentato dal tetto alla dotazione, che costituisce l'88 per cento delle entrate del Senato: un vincolo ancora più stringente oggi, data la ricordata decisione di ridurre, per la prima volta, l'ammontare della dotazione stessa, in misura, peraltro, molto considerevole. Ciò è stato possibile grazie alla predisposizione, accanto ad interventi di natura congiunturale, di necessarie e opportune misure strutturali che hanno per la prima volta toccato in modo incisivo, come dicevo, la parte obbligatoria della spesa e che sono destinate a produrre effetti anche nel medio e lungo periodo.
Consentitemi pertanto, anche se velocemente, di ripercorrere in modo sintetico i passaggi più significativi delle decisioni assunte con riferimento ai tre macrosettori di intervento che abbiamo davanti: il trattamento dei senatori in carica (ma anche dei senatori cessati da mandato), il trattamento del personale in servizio e in quiescenza, le spese di funzionamento.
Per quanto riguarda il comparto relativo ai senatori, l'andamento della spesa si presenta in decremento sia per ciò che attiene alle competenze dei senatori in carica, che con riguardo al trattamento dei senatori cessati da mandato. Gli ultimi rilevanti passi compiuti in tale direzione sono la più concreta testimonianza della volontà del Collegio dei Questori e del Consiglio di Presidenza di corrispondere con puntualità e rigore alle autorevoli indicazioni che sono pervenute proprio da questa Assemblea.
Per quanto riguarda l'indennità, la diaria, il rimborso spese per l'esercizio del mandato, diciamo che, accanto a tutto il percorso storico che c'è stato relativamente all'abbattimento nel tempo (con le leggi finanziarie 2006 e 2008), il 31 gennaio 2012 è stata disposta un'ulteriore decurtazione. Pertanto, attualmente l'importo dell'indennità parlamentare mensile corrisposta ai senatori si aggira intorno ai 5.000 euro, senza considerare le ulteriori riduzioni in caso di redditi aggiuntivi riconducibili ad attività lavorativa.
Con riferimento alla diaria, ridotta a decorrere dal 1° gennaio 2011, è stata ridefinita la normativa sulle ritenute e ne è stata estesa l'applicazione ai casi di assenza dai lavori parlamentari non solo dell'Aula, ma anche delle Commissioni permanenti e delle Giunte.
Con riguardo al rimborso spese per l'esercizio del mandato, a decorrere dallo scorso mese di marzo, è stato soppresso il contributo per il supporto dell'attività dei senatori ed istituito il rimborso delle spese per l'esercizio del mandato. La quota, pari a 2.090 euro, per la prima volta è erogata a titolo di rimborso delle spese effettivamente sostenute dai senatori nel corso della loro attività parlamentare e politica, con l'obbligo di rendicontazione. Dunque, non saranno più pagate spese per le quali non viene fornita utile certificazione.
Riguardo poi agli ex Presidenti del Senato e agli ex Presidenti del Consiglio che siano senatori in carica, il Consiglio di Presidenza, nella seduta del 28 febbraio 2012, ha deciso di limitare a due legislature la durata nel tempo dei benefici.
Con riguardo al capitolo delle pensioni, dal 1° gennaio 2012 è stato superato il precedente regime dei vitalizi ed introdotto il nuovo trattamento previdenziale dei parlamentari, basato sul sistema di calcolo contributivo, già adottato per il personale dipendente della pubblica amministrazione. Il diritto al trattamento pensionistico si matura al conseguimento di un duplice requisito, anagrafico e contributivo, e, coerentemente con quanto previsto per la generalità dei lavoratori, anche ai senatori in carica alla data del 1° gennaio 2012 è applicato un sistema pro rata.
In estrema sintesi, quanto ai risultati in termini di bilancio di queste decisioni, va sottolineato che l'effetto di tali misure comporta un totale di circa 8 milioni di euro l'anno: la parte che riguarda l'indennità comporta un risparmio di 6,2 milioni di euro, 300.000 euro è il risparmio derivante dal riordino delle competenze accessorie e 1,2 milioni di euro per gli ex Presidenti.
L'azione sulle spese di funzionamento è stata rivolta non solo a contenere la spesa, ma - come ho detto - anche a far sì che non incidesse in maniera negativa sul buon funzionamento dell'attività parlamentare. Le riforme al riguardo sono state realizzate attraverso la revisione dei contratti in scadenza delle procedure di gara per l'affidamento dei relativi servizi, ed è impegno del Collegio proseguire su quella strada secondo una rigorosa spending review, adottando il criterio della base zero (non veniva cioè visualizzato quanto era stato speso l'anno precedente, ma si partiva proprio dal minimo necessario per poter realizzare questi servizi).
Pertanto, procedendo sempre velocemente e citando le parti che più possono essere interessanti, si è preceduto alla revoca della gara "assicurazioni" e alla contestuale nuova indizione e aggiudicazione dell'appalto, con un risparmio di 3 milioni di euro nel triennio. Un altro intervento di razionalizzazione molto rilevante è quello derivante dall'affidamento, tramite adesione alla convenzione CONSIP recentissimamente attivata, dei servizi di facility management, unitamente a quelli della manutenzione edile, impiantistica, elettrica e idraulica, con un risultato economico consistente in un risparmio di circa 2,5 milioni l'anno, che non solo ci porta efficienza con una minore spesa, ma anche un'efficiente organizzazione per quanto riguarda il supporto logistico all'interno dei palazzi.
Sono state assunte decisioni tese anche a una sempre maggior introduzione dei processi di dematerializzazione degli atti parlamentari, ciò che ci porta a un risparmio di oltre 1 milione di euro l'anno. Coerentemente con questo obiettivo, è stata prevista una significativa trasformazione del sistema di documentazione degli atti parlamentari, che è stata fondata sul passaggio dalla tradizionale disponibilità su carta degli atti in quantità predeterminate alla normale disponibilità online, con riproduzione su carta esclusivamente secondo il criterio print on demand (si stampa il documento che si vuole). Conseguentemente, è stata deliberata la revoca della gara "tipografia", e abbiamo - per darvi un'idea - una notevolissima riduzione dei volumi di documenti cartacei, passando da 80 milioni di pagine l'anno a meno di 20 milioni, e un costo complessivo che passerà da 2,6 milioni l'anno a soli 700.000 euro l'anno, con un risparmio netto di 1,9 milioni di euro l'anno. Si è preceduto alla revoca della gara "rassegna stampa" e alla nuova indizione, con una riduzione del valore stimato dell'appalto da 2,1 milioni di euro a 1.350.000 euro per la durata di tre anni, con un risparmio di 750.000 euro.
Allo stesso modo, si è proseguito sugli interventi rivolti a ridurre la spesa delle locazioni passive; molto significativa in tal senso è la cessazione della locazione degli immobili adibiti a magazzino del Senato grazie ad un accordo con il Ministero della difesa, che ha permesso di ottenere la concessione in uso gratuito e perpetuo di altri immobili, con un risparmio a regime di 1,4 milioni di euro l'anno.
Possono apparire meno significative, ma le agende parlamentari avevano destato grande interesse presso la stampa. A questo riguardo sono state adottate misure volte all'azzeramento dei costi per il Senato (nel 2011 erano stati pari a 45.000 euro) perché, come sapete, il senatore si paga l'agenda. Sono stati rivisti i costi a carico dell'utente presso il ristorante dei senatori, con un risparmio in 9 mesi di 350.000 euro; anche il servizio della posta interna è stato affidato a Poste italiane, con un risparmio annuo di oltre il 50 per cento della spesa attuale; diminuzioni di costi in proporzione certamente non meno rilevanti verranno definite dalle nuove procedure per i servizi di web tv, rassegna stampa e monitoraggio televisivo e web.
L'ultimo capitolo, non per importanza, è stato realizzato anche grazie ai sindacati del personale del Senato. Notavo lo scorso anno che sul versante della spesa per il personale si rendevano necessari interventi coordinati, in un quadro di riorganizzazione dell'Amministrazione. Era evidente infatti che occorreva mettere a punto misure integrate di politica delle retribuzioni, di revisione delle carriere e della struttura organizzativa, nonché in ambito pensionistico.
Alla luce di quanto è stato realizzato, si può ben affermare che anche i dipendenti del Senato hanno corrisposto con grande senso di responsabilità alla richiesta di un notevole sforzo in termini sia economici che di maggiore impegno professionale.
Quanto al primo aspetto, non si può sottacere che ad essi, oltre ad applicarsi tutte le misure di contenimento disposte nell'ordinamento generale del pubblico impiego (quali, ad esempio, i tagli del 5 e del 10 per cento sulle retribuzioni e sulle pensioni più elevate), non solo è stato congelato ogni adeguamento contrattuale, ma è stato anche negato - e mi piace dirlo, perché su questo c'è stato il contributo da parte del Senato e per il Senato - il consistente aumento del 3,2 per cento, corrisposto invece ai colleghi dell'altro ramo del Parlamento. I conseguenti risparmi della spesa, da riversare al bilancio dello Stato, ammontano a 3,8 milioni nell'anno 2011 e a 5,2 nell'anno 2012. Si è prevista inoltre la soppressione, nel rispetto delle dovute procedure interne, della quota, a carico del bilancio del Senato, della gratificazione di fine servizio maturata dai dipendenti nel 2011 nella misura di 12.135.187 euro.
L'insieme di queste misure è davvero ragguardevole: esse configurano infatti un intervento pari a circa il 13 per cento del complesso del trattamento del personale dipendente. A ciò si aggiunge un maggiore impegno richiesto, come diretta conseguenza del perdurante blocco selettivo del turnover, disposto fino a fine legislatura, dal quale certamente conseguirà un notevole aumento della produttività e dei risparmi a fronte di una cospicua riduzione dell'organico tra il 1° gennaio 2011 e il 10 luglio 2012, infatti, siamo già passati da 978 a 898 unità.
Per quanto riguarda, peraltro, il significativo aumento intervenuto nella spesa pensionistica, occorre preliminarmente sottolineare che esso è il risultato di un sistema in cui il Senato agisce da istituto previdenziale per i propri dipendenti collocati a riposo. Tuttavia, anche in questo settore, di recente sono stati adottati interventi di raffreddamento strutturale della spesa stessa. In primo luogo, si è realizzato il definitivo passaggio al sistema previdenziale contributivo pro quota di quella parte di personale cui ancora non si applicava ed è stata recepita la maggiorazione del contributo di solidarietà disposta dal decreto salva Italia per i più alti livelli di pensioni. Sono poi in corso trattative con le organizzazioni sindacali per introdurre ulteriori misure di armonizzazione e adeguamento al sistema previdenziale vigente per tutti i dipendenti pubblici (la cosiddetta riforma Fornero), nel rispetto di un principio di omogeneità di trattamento presso i due rami del Parlamento.
Questo è quanto è stato realizzato, ma non è tutto. Noi senatori Questori, il Consiglio di Presidenza e l'Amministrazione siamo consapevoli che gli obiettivi che ci siamo prefissi richiedono una profonda e salutare riflessione su tutto l'assetto organizzativo e funzionale del Senato, che deve condurre ad un utilizzo ottimale delle risorse non solo economiche e strumentali, ma soprattutto umane - la cui qualità è indiscussa - di cui disponiamo.
Proprio in quest'ottica, nell'ultima riunione del Consiglio di Presidenza sono state approvate le linee guida per la definizione di un nuovo modello di Amministrazione e per lo svolgimento di trattative sindacali dirette all'obiettivo del contenimento della spesa relativa al personale, tenuto conto anche dei recenti provvedimenti legislativi in materia di spending review. Più specificamente, è stato affidato al Segretario Generale l'incarico di predisporre questo nuovo modello, sulla base di una ricognizione delle funzioni svolte dall'Amministrazione, al fine di una più razionale gestione delle risorse amministrative e di personale, stante il perdurante blocco del turnover e tenendo conto dei processi di informatizzazione e dematerializzazione già avviati.
Questo progetto dovrà prevedere il riassetto della struttura amministrativa (Aree, Servizi, Uffici alle dirette dipendenze del Segretario generale, Uffici ed Unità operative), entro il 30 settembre 2012, nell'obiettivo di pervenire ad una riduzione del numero degli incarichi dirigenziali almeno pari al 20 per cento, e la riduzione della pianta organica, all'esito della riorganizzazione di cui ho parlato, in misura non inferiore al 20 per cento.
Sono stati poi previsti anche altri indirizzi per le trattative sindacali, al fine di pervenire ad una riduzione degli oneri conseguenti al trattamento economico del personale, tra i quali: la proroga fino al 31 dicembre 2014 delle disposizioni concernenti le trattenute del 5 e 10 per cento sui trattamenti retributivi del personale in servizio per la parte eccedente rispettivamente a 90.000 e 150.000 euro; la definizione, entro il 31 dicembre 2012, di un nuovo sistema di valutazione dei dipendenti, al fine di valorizzare maggiormente merito e produttività per le progressioni economiche e di carriera; la revisione del sistema dei congedi e dei trattamenti indennitari; la previsione di nuove figure professionali, per lo svolgimento di mansioni diverse da quelle direttive.
E poi previsto, previa intesa con la Camera dei deputati, lo svolgimento di ulteriori trattative per la definizione di nuove tabelle retributive, in relazione alle diverse figure professionali che verranno reclutate dall'amministrazione del Senato sulla base delle proiezioni del fabbisogno di personale, all'esito del processo di riorganizzazione e nei limiti della nuova pianta organica.
Come vedete, si tratta di interventi complessi, ma coerenti tra loro, e funzionali - appunto - a quel nuovo modello di Amministrazione di cui ho parlato. Abbiamo ben presente che non si tratta semplicemente di tagliare; si tratta - piuttosto - di ripensare, anche in questo caso, con il criterio della base zero, tutti i meccanismi giuridici ed economici esistenti e di interrogarsi sulla validità e sull'efficacia di scelte organizzative fatte in passato, nonché dei principali processi amministrativi di supporto all'attività istituzionale.
Signor Presidente, onorevoli colleghi, come ebbi modo di rilevare anche lo scorso anno, occorre interrogarsi sulle ricadute organizzative non solo delle forti innovazioni intervenute nel modo di lavorare (penso alla esternalizzazione e alla devoluzione di molte attività, nonché ai processi di informatizzazione), ma anche dell'evoluzione delle funzioni del Parlamento, sia nei mutati equilibri istituzionali, sia nell'ambito di un contesto di produzione normativa multilivello. Tutto ciò, al fine di dare nuova linfa e un forte slancio all'intera macchina organizzativa attraverso, appunto, questo nuovo modello di Amministrazione che sia al passo con i tempi e che costituisca un esempio di eccellenza per altri organismi, da seguire ed imitare.
È una sfida ambiziosa forse, ma siamo sicuri che da parte di tutti verrà un contributo fattivo e responsabile. (Applausi dei senatori Palmizio e Garavaglia Mariapia).
PRESIDENTE. Senatore Adragna, la Presidenza l'autorizza a consegnare il testo integrale della sua relazione ai fini della pubblicazione sul Resoconto della seduta odierna.
BELISARIO (IdV). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BELISARIO (IdV). Signor Presidente, vorrei porle una domanda. Il bilancio che approviamo è un atto importante per l'Assemblea del Senato. Le chiedo, pertanto, con il rispetto che ho per la sua persona, come mai la seduta non sia presieduta dal presidente Schifani, come per prassi è avvenuto fino ad oggi e notoriamente avviene.
PRESIDENTE. Senatore Belisario, questa è la prima parte della seduta. Penso che, a breve, probabilmente, il presidente Schifani arriverà a presiederla.
Dichiaro aperta la discussione congiunta.
È iscritta a parlare la senatrice Germontani, la quale nel corso del suo intervento illustrerà anche l'ordine del giorno G6. Ne ha facoltà.
GERMONTANI (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Signor Presidente, signori senatori questori, l'esame del bilancio interno del Senato è anche l'occasione per richiamare l'attenzione dell'Assemblea su un tema già sollevato nei precedenti esercizi finanziari. Mi riferisco alla realizzazione del cosiddetto bilancio di genere, che è stato indicato dall'Unione europea tra gli strumenti di realizzazione di pari opportunità. In particolare, il Parlamento europeo, con la risoluzione n. 30 del 3 luglio del 2003, ha invitato tutti i Paesi membri ad utilizzare lo strumento in quanto funzionale alla realizzazione di pari opportunità e la Commissione europea ha sottolineato - e sottolinea - l'importanza del sostegno e della promozione del bilancio di genere a livello locale, regionale e nazionale.
In Italia registriamo un ritardo a tutti i livelli delle istituzioni. I quadri normativi di riferimento sono la legge di riforma di contabilità pubblica 31 dicembre 2009, n. 196 (che ha previsto, in via sperimentale, l'introduzione del bilancio di genere) e la recente direttiva della Presidenza del Consiglio dei ministri del 4 marzo 2011, che indica la proposizione di analisi e programmazione di genere che considerino le esigenze di donne e uomini.
Presso il Senato, lo scorso anno, in sede di esame e discussione del bilancio interno relativo all'anno 2011, il tema era già stato posto all'attenzione dell'Assemblea con l'ordine del giorno n. 37, che è stato accolto dai senatori Questori, con il quale si chiedeva l'avvio di un percorso finalizzato allo sviluppo e alla formazione in materia di bilancio di genere.
Quest'anno possiamo constatare con soddisfazione che ciò è avvenuto e rileviamo la presenza nel bilancio interno per l'anno 2012 di uno specifico riferimento, un'apposita voce relativa allo «Sviluppo di politiche di pari opportunità», in rispondenza all'esigenza rappresentata dalla Commissione per la parità e le pari opportunità del Senato, proprio al fine di raggiungere la evidenziazione contabile dei fenomeni di genere.
A tale riguardo, la Commissione per la parità e le pari opportunità ha avviato un'attività molto concreta in chiave di genere. Innanzitutto, è stata avviata un'attività formativa a carattere interno, ma aperta alla partecipazione di soggetti e di altre realtà anche istituzionali, che è consistita nell'avvio di un ciclo di seminari sul bilancio di genere, con docenti universitari e con la testimonianza di operatori di realtà locali. A tale iniziativa ha fatto poi seguito una successiva fase di formazione, più operativa, rivolta precipuamente al personale del Senato, che ha avuto ad oggetto lo svolgimento di un'analisi pratica dei dati interni all'Amministrazione in un'ottica di genere.
In particolare, il percorso formativo ha focalizzato l'attenzione sull'analisi dei dati del personale dipendente. Si sottolinea che l'esperienza avviata costituisce un lavoro di natura sperimentale, quale intendeva essere, che oggi intende fungere da stimolo per una riflessione su tali temi, e rappresenta un primo esercizio di una nuova pratica, attualmente ancora poco diffusa per quanto riguarda le Amministrazioni centrali, ma ben più avviata a livello di Amministrazioni locali, rispetto alle quali il Senato si presenta quindi come un'Amministrazione particolarmente attenta e attiva sul tema nell'ambito del settore pubblico.
In estrema sintesi possiamo dire che i risultati hanno evidenziato un dato di presenza percentuale di uomini e di donne nell'amministrazione del Senato, sul totale dei dipendenti, tendenzialmente vicino al 53 per cento di uomini a fronte del 47 per cento di donne, con un percorso di graduale avvicinamento nel tempo (nel 2006 la presenza maschile era di un punto percentuale più alta). I dati sono ovviamente riferiti all'anno 2011.
Abbiamo quindi registrato un processo di femminilizzazione nelle diverse carriere del Senato. Ciò si riscontra soprattutto negli ultimi concorsi per la carriera degli assistenti parlamentari, che scontava nel passato una esclusiva composizione di genere maschile, e per quella direttiva dei consiglieri parlamentari, dove si registra una crescente percentuale di vincitrici donne negli ultimi ingressi, segnalando un trend di significativa crescita nell'accesso femminile alla dirigenza.
I dati evidenziano tuttavia un problema di rappresentanza femminile man mano che si sale la piramide dei posti direttivi, nel senso che ci si trova ancora di fronte a quello che viene definito il soffitto di cristallo. Dall'altro lato, però, emerge un buon dato circa la media di età in rapporto al genere, per quanto attiene gli incarichi di responsabilità.
Se la scarsa percentuale di presenza femminile nei ruoli direttivi costituisce un elemento di criticità, i dati prodotti dell'analisi di genere su tale tema pongono un profilo di necessaria individuazione delle dinamiche a cui ascrivere una scarsa rappresentanza femminile nei ruoli direttivi: se riconducibile ai meccanismi di selezione oppure a quelli di cooptazione.
Dopo i dati e i temi della femminilizzazione e della rappresentanza, ancora difficile ad alti livelli, altro grande tema è quello della conciliazione, cioè della condivisione vita-lavoro, in relazione al quale si riscontrano bassi tassi percentuali di ricorso al part-time e ad altri strumenti di conciliazione, e in particolare si evidenzia una assai bassa componente di genere maschile che fa ricorso in Senato a tali strumenti.
Dobbiamo considerare che uno dei temi importanti da affrontare è quello degli asili nido. La Commissione per la parità e le pari opportunità sta affrontando questo tema. Ha inviato un questionario a tutte le dipendenti, ha registrato i dati e ora stiamo cercando di individuare il luogo dove collocare l'asilo nido. Ci ripromettiamo, ovviamente alla ripresa dei lavori, di individuarlo e di comunicarlo.
Si sottolinea quindi la rilevanza dei temi richiamati anche in vista del previsto processo di riorganizzazione dell'aAmministrazione di cui parlavano i senatori Questori, affinché i risultati emersi dalle analisi di genere costituiscano uno strumento utile (questo è l'obiettivo del bilancio di genere) per l'individuazione di soluzioni organizzative che sappiano valorizzare effettivamente merito e risultati e permettano quindi di realizzare modelli organizzativi moderni improntati all'efficienza. Questo è il Senato a cui pensiamo e che vogliamo organizzare.
È importante l'intenzione di riorganizzare la struttura perché risponde all'esigenza di coniugare il rinnovamento con il contenimento della spesa.
Cogliamo l'occasione per ricordare quello che tante volte abbiamo detto in quest'Aula, che parlare di lavoro femminile, in particolare in questo contesto, non significa affrontare una tematica che riguarda solo il mondo femminile, ma la modernizzazione degli assetti lavorativi, incluse le pubbliche amministrazioni e le alte amministrazioni, in quanto determina non solo maggiore efficienza ed efficacia, ma anche riduzione di spesa.
In conclusione, vorrei fare alcune considerazioni per evidenziare come l'analisi in chiave di genere può contribuire alla comprensione dei fenomeni e quindi alle scelte di gestione interna sul piano organizzativo, entrando a far parte della cultura gestionale e di direzione nel settore pubblico. La rilevanza delle tematiche di parità e pari opportunità risulta confermata dalla crescente attenzione riservata al tema del diversity management, vale a dire alla capacità, nei contesti di organizzazione del lavoro, di valorizzazione delle differenze per il raggiungimento di migliori risultati anche al fine degli assetti organizzativi. Un'azione amministrativa che intenda essere efficace, con conseguenti profili di rilievo sul piano anche dell'efficientamento e del controllo della spesa, deve dunque sapersi confrontare su tali temi, per una sempre più incisiva qualità della spesa.
Abbiamo presentato con la senatrice Bonino, presidente della Commissione per la parità e le pari opportunità, l'ordine del giorno G6, che chiede al Consiglio di Presidenza e ai senatori Questori di proseguire l'attività già iniziata, anche tenendo conto dell'attività in via sperimentale attivata in questa materia presso il Senato. Pertanto, accanto alla stesura del bilancio economico-finanziario, si continui in questa attività di attenzione al bilancio di genere per consentire una valutazione dell'impatto sulle dipendenti e sui dipendenti del Senato delle politiche di bilancio e una ristrutturazione delle entrate e delle uscite nell'ottica dell'equità.
L'altro impegno che chiediamo ai senatori Questori è quello di operare tutto ciò proprio in vista di quel processo di riorganizzazione dell'Amministrazione, tenendo conto dei risultati emersi dall'analisi di genere e quindi adottando soluzioni organizzative che sappiano valorizzare - lo ripeto - merito e risultati.
Il grande lavoro che abbiamo svolto come Commissione per la parità e le pari opportunità in questi anni (oggi ho voluto dare un rendiconto di quello che è stato fatto) è stato possibile grazie alla collaborazione dei servizi interni dell'amministrazione, in particolare del Servizio del personale, del Servizio di ragioneria, del Servizio di informatica, nonché alla partecipazione dei componenti della Commissione per la parità e le pari opportunità del Senato.
Ed è importante sottolineare il lavoro svolto nell'ambito delle buone pratiche amministrative, oltre che nell'ottica della parità e delle pari opportunità. (Applausi dal Gruppo Per il Terzo Polo:ApI-FLI e dei senatori Adragna e Garavaglia Mariapia).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pardi, il quale nel corso del suo intervento illustrerà anche l'ordine del giorno G11. Ne ha facoltà.
PARDI (IdV). Signor Presidente, signori Questori, altri colleghi illustreranno la posizione del Gruppo sugli aspetti interni del bilancio. Da parte mia sono costretto a riportare l'attenzione dell'Aula sulla questione annosa, ma non ancora risolta, del rapporto con i collaboratori dei parlamentari.
È vero che, in attuazione della delibera del Consiglio di Presidenza del 31 gennaio 2012, il Collegio dei senatori Questori ha provveduto a varare una variazione della normativa in base alla quale i senatori sono tenuti a presentare al Servizio per le competenze dei parlamentari una dichiarazione contenente le spese sostenute per collaboratori e consulenti, per la gestione di un ufficio, per l'uso di reti pubbliche di consultazione dati e per lo svolgimento di convegni e azioni di sostegno delle attività politiche.
Benissimo. Il problema è che non si prevede che tale dichiarazione sia corredata da una documentazione. Questa verrà richiesta dal Collegio dei senatori Questori soltanto ai senatori che, si suppone a campione, verranno sottoposti a controllo.
Quindi, l'erogazione data a tutti i senatori viene effettuata a prescindere dalla verifica dei documenti di spesa. La prova a campione va benissimo, meglio che niente, ma in realtà tutti noi sappiamo che molti collaboratori dei senatori sono mantenuti in un rapporto di soggezione dovuto a forme di contratto anomale stranissime.
So per certo, anche se non sono in grado di quantificarlo, che un numero significativo di miei colleghi ha assunto i collaboratori in qualità di collaboratori domestici. Il collaboratore del senatore può essere tutto meno che un collaboratore domestico: come minimo, redige interrogazioni e si occupa di curare l'attività di segreteria; alcuni di loro, che io sappia, spesso svolgono attività di studio interessanti per i senatori per i quali lavorano. Quindi, tenere i propri collaboratori sotto queste strane forme di contratto è veramente un'ignominia (il che, tra l'altro, si accompagna spesso a forme di retribuzione opache e insufficienti).
Camera e Senato sono le sedi in cui si elaborano le leggi sulla disciplina del lavoro, e noi stessi abbiamo affrontato lunghe discussioni relative a questo tema, accapigliandoci su sottigliezze e su punti fondamentali di principio. La garanzia del lavoro è uno dei temi più importanti che un parlamentare può trattare nell'ambito della dimensione sociale.
È pazzesco che proprio l'Aula che tratta gli argomenti di garanzia del lavoro, nelle singole persone dei suoi componenti contravvenga poi in modo plateale a tutte le forme sensate di principio relative al trattamento dei collaboratori.
Personalmente avevo avanzato una proposta banale - nemmeno originale, perché già fatta in precedenza e poi smarrita nei meandri dell'attività legislativa parlamentare - in base alla quale il compenso per i collaboratori (quei famosi 4.000 euro che ci vengono attribuiti sotto il titolo di contribuzione al rapporto con il territorio e con tutte le sue articolazioni) andrebbe gestito direttamente dal Senato e il pagamento dei collaboratori dovrebbe avvenire sulla base della dimostrazione evidente di una forma di contratto ragionevole (non quello dei collaboratori domestici), in modo tale che il Senato stesso, in prima persona, possa remunerare un lavoro serio, spesso svolto con puntiglio e notevole capacità dai collaboratori e spessissimo sottopagato, e rompere questa usanza. (Commenti del senatore Mazzaracchio). Il Senato potrebbe tranquillamente retribuire il lavoro competente dei collaboratori direttamente. Ciò comporterebbe tra l'altro la sottrazione di 4.100 euro alla retribuzione diretta dei senatori. Mi sembrerebbe una soluzione semplicissima: diminuirebbe la retribuzione dei senatori, che sarebbe ripulita da una voce di spesa impropria, e garantirebbe la trasparenza del pagamento e dei rapporti contrattuali con i collaboratori. (Commenti del senatore Mazzaracchio). Non si capisce perché non si possa giungere a questa soluzione.
La soluzione trovata ha un principio di buona volontà, ma si impania subito da sola poiché il controllo viene svolto a campione. Speriamo che ci sia questo controllo a campione, ma temo che, per adesso, se continua questo costume provvisorio, la questione dei collaboratori sia tutt'altro che risolta. E questa anomalia è molto grave, perché si svolge all'interno di un'Aula dove il mestiere normale è quello di esercitare l'attività legislativa. (Applausi dei senatori Astore e Mascitelli).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Astore, il quale nel corso del suo intervento illustrerà anche gli ordini del giorno G2 e G10. Ne ha facoltà.
ASTORE (Misto-ParDem). Signor Presidente, ho apprezzato lo sforzo dei senatori Questori da un punto di vista matematico per dimostrare che è stata data concretezza alle richieste del famoso ordine del giorno G100. Ma, pur non avendolo io approvato, perché mi sono astenuto, mi dispiace di dover dire che (adesso vi leggerò alcuni punti) credo siate totalmente inadempienti,.
La prima considerazione da fare è relativa al modo con cui si approva questo bilancio: in fretta, con documenti diffusi all'ultimo momento. Chissà perché viene esaminato il 1° agosto, come lo scorso anno, quando uno degli impegni del citato ordine del giorno - non sottoscritto da me ma da tutti i Capigruppo del Senato - prevedeva tempi certi per la sua approvazione. Prevedeva infatti che entro il mese di marzo si esaminasse il bilancio consuntivo e entro il mese di ottobre il bilancio di previsione.
Pertanto, andiamoci piano, perché credo che bisogna dire le cose così come stanno. La più grave inadempienza di questa Amministrazione - mi spiace che non sia presente il Presidente - e lo dico per salvaguardare l'istituzione, perché sono un uomo di questa istituzione e voglio difenderla, e poi risponderò pure al senatore Mazzaracchio, con lettere scritte...
MAZZARACCHIO (PdL). Fai i nomi!
ASTORE (Misto-ParDem). Mazzaracchio, non fare il «servitorello sciocco»!
MAZZARACCHIO (PdL). Devi fare i nomi, non fare chiacchiere. (Commenti del senatore Belisario).
ASTORE (Misto-ParDem). Adesso parlerò, e farò anche i nomi. Signor Presidente, la prego di richiamare all'ordine il senatore Mazzaracchio, perché io devo parlare.
PRESIDENTE. Senatore Mazzaracchio, consenta al senatore Astore di svolgere il suo intervento.
MAZZARACCHIO (PdL). Mi ha chiamato in causa!
PRESIDENTE. Ho sentito quello che ha detto: l'abbiamo sentito tutti.
ASTORE (Misto-ParDem). Signor Presidente, vorrei parlare. Se qualcuno non vuole ascoltare, se ne può andare fuori.
PRESIDENTE. Vada avanti, senatore Astore.
ASTORE (Misto-ParDem). La richiesta più pressante e più politica che vi abbiamo fatto riguardava la trasparenza degli atti del Consiglio di Presidenza e del Collegio dei senatori Questori. Mi pare invece che sia un mondo chiuso e inaccessibile, del quale non possono essere conosciute le notizie. Porterò i documenti a chi vuole sapere i nomi.
Dopo l'esperienza dell'anno scorso, mi preoccupo di non portare all'esterno certi elementi perché danneggiano tutti e se la prendono con tutti. Vi ho scritto delle lettere a dicembre 2011, ma anche a gennaio, marzo e giugno 2012. Sbeffeggiandomi, mi avete fatto telefonare da qualcuno per dirmi che di lì a poco avrei avuto gli atti richiesti. Era stata fatta una semplice richiesta per prendere visione degli atti del Consiglio di Presidenza e del Collegio dei senatori Questori. Neanche in Sudafrica, nel Bangladesh o nel più piccolo Comune di questa Nazione negano gli atti, per di più a un senatore che vuole collaborare per una gestione corretta.
Lo sapete anche voi, senatori Questori, perché mi sono lamentato anche con voi.
L'ultima richiesta, cari senatori Questori, è di ieri, quando ho chiesto il contratto della mensa, che è uno dei servizi che ci interessano di più. Io non vado a mangiare nei ristoranti di lusso a carico di qualcuno; voglio mangiare nel ristorante del Senato, fin quando posso, e volevo sapere come funzionava e il prezzario. Mi è stato negato.
La prima cosa che chiedo al presidente Schifani, e a lei, Presidente, è per quale motivo un senatore non possa accedere agli atti. Era una delle richieste di quel famoso ordine del giorno G100. Chiaramente, quando si negano gli atti, si cincischia e non si vuole far conoscere, credo che ci sia qualcosa. Noi dobbiamo vivere in perfetta trasparenza.
Cari senatori Questori, vi avevo anche avvertito della questione dei collaboratori. Insieme a tanti altri colleghi, sono stato chiamato dall'Ufficio del lavoro: l'ho ricordato in Aula e mi rispose il senatore Lusi. Portammo la documentazioni richiesta e ad ognuno di noi è stato detto se era a posto o se doveva modificare qualcosa.
SBARBATI (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Verissimo.
ASTORE (Misto-ParDem). Dopo sei mesi, ho scoperto - ma è Senato, questo? - che l'Ufficio del lavoro aveva contattato, su vostra richiesta, i senatori che avevano depositato i contratti e che, quindi, erano in regola. Resto sconvolto! Chi usa queste furbizie - non lo dico a lei - non si rende conto che siamo in un'epoca di cambiamento. Va fatta innanzitutto trasparenza, perché viviamo in un'epoca in cui siamo sotto attacco e in cui non c'è distinzione tra me e un altro. Quando andiamo nei nostri collegi, e perfino nelle nostre famiglie - l'ho detto anche l'anno scorso - c'è diffidenza, odio e chiusura in questo ultimo periodo nei riguardi del parlamentare e della politica.
Con quell'ordine del giorno dovevamo reagire con la massima trasparenza. Collega Adragna, io le voglio bene e la stimo a livello personale.
MALAN (PdL). Bravissimo!
ASTORE (Misto-ParDem). Non mi fate essere il più duro sui dipendenti dei senatori. Se al Senato abbiamo il precariato, che esempio diamo? Sia con i Gruppi che con i nostri dipendenti diamo l'esempio tipico del precariato più esasperato e non rispettiamo nessuno. Noi l'anno scorso avevamo chiesto degli impegni.
Senatore Adragna, avete detto, per esempio, per rivendicare dei meriti, che non è stato applicato l'aumento riconosciuto dal presidente Fini del 3,2 per cento. Ma questo non costituisce un obbligo, è un contratto che riguarda la Camera: che cosa c'entra il Senato? Non sta scritto nel contratto dei dipendenti del Senato che devono percepire quella percentuale. L'ha fatto la Camera.
ADRAGNA, senatore Questore. No.
ASTORE (Misto-ParDem). Glielo dico io, e se parlo di queste cose lo faccio con cognizione di causa. Dobbiamo andare quindi verso la trasparenza, e poi esaminerò qualche voce di bilancio per dire che non c'è nessun risparmio. Se Grilli e Monti hanno tagliato, lo anticipo, non credo che questo possa essere portato come esempio di buona amministrazione.
Credo sia importante e fondamentale che voi ci difendiate come parlamentari. Il compito principale del Presidente del Senato e del Consiglio di Presidenza è quello di difendere la dignità ed il lavoro del parlamentare. Invece la sensazione è che si voglia dire che siamo a posto, perché i parlamentari vengono chiamati anche di lunedì (come se fossimo bestie che devono essere tirate), per dimostrare all'opinione pubblica che lavoriamo, perché abbiamo abbattuto i costi del 10 per cento o del 5 per cento e così via (Applausi della senatrice Sbarbati). Le comunicazioni esterne si fanno per difendere la dignità del lavoro del parlamentare. (Applausi dal Gruppo PdL e dei senatori Torri e Sbarbati). Io non sono stato difeso, come tanti altri.
Faccio un esempio, cari senatori Questori. Vi ho scritto una lettera, che ho mandato anche ai colleghi (mi dispiace che mi abbia risposto solo una decina di loro), per sottolineare che è errato che i componenti del Consiglio di Presidenza siano giustificati per le assenze in Commissione, poiché in questo modo creiamo la casta nella casta. Voi mi avete risposto sbeffeggiandomi e avete fatto un articolo in cui avete detto che i componenti del Consiglio di Presidenza sono giustificati. Non sto criticando nessuno, ma reputo che tutt'al più debbano avere la facoltà di assentarsi solo i Capigruppo dei Gruppi maggiori.
Ritengo che queste cose non facciano bene alla dignità di una persona che intende lavorare.
Avevamo chiesto anche di escogitare qualcosa per premiare il parlamentare che lavora e produce di più: a tale riguardo, ci sono esempi in Inghilterra e negli Stati Uniti. Credo sia importante fare questa distinzione. In ogni caso, la prima richiesta essenziale è quella di difendere il lavoro dei parlamentari.
Non era poi necessario modificare i Regolamenti, caro presidente Nania? È giusto o non è giusto che questo Senato abbia dieci senatori Segretari? Ditemelo voi.
CICOLANI, senatore Questore. Sono dodici.
ASTORE (Misto-ParDem). Peggio ancora! È giusto o non è giusto che questo Senato abbia quattro Vice Presidenti? Se dobbiamo riordinare, dobbiamo avere un progetto, disegnare una progettualità nuova da portare avanti.
Avete trovato mille dipendenti, che sono considerati lo scandalo d'Europa (nessuno si offenda); non dobbiamo mica licenziarli, dobbiamo fare un progetto per portarli ad un numero giusto, che non causi difficoltà e che consenta di produrre e lavorare.
Ci lamentiamo giustamente che la mia Regione abbia 18 Commissioni, ma è giusto o non è giusto che in Senato siano state create Commissioni speciali, Sottocommissioni e Giunte? Che cosa si vuole fare, sistemare la gente? Come sapete, infatti, a questi incarichi competono la segreteria, le indennità aggiuntive e così via.
Questi aspetti andavano affrontati. Per esempio, abbiamo votato con il sistema maggioritario, abbiamo sconvolto la storia di questo Parlamento e voi permettete ancora che si formino i Gruppi? Allora modificate quella norma! Il parlamentare deve appartenere al centrosinistra o al centrodestra, a quei partiti che hanno fatto un'alleanza e, se questo non gli sta bene, se ne va nel Gruppo Misto. Non si possono creare altri Gruppi con alcune persone che si mettono d'accordo. Sapete quanto costa un Gruppo? Queste sono le cose che dobbiamo assolutamente....
PRESIDENTE. Collega Astore, le ho già dato tre minuti in più. Le do un altro minuto, però deve concludere.
ASTORE (Misto-ParDem). Mi dispiace, volevo entrare...
PRESIDENTE. Lo so, ma è proprio per un principio di eguaglianza: dobbiamo dare a tutti lo stesso tempo per intervenire.
ASTORE (Misto-ParDem). Interverrò in sede di dichiarazione di voto, volevo entrare nel tecnicismo del bilancio.
PRESIDENTE. Le do un altro minuto.
ASTORE (Misto-ParDem). Dire che abbiamo risparmiato 55 milioni di euro è falso! Abbiamo risparmiato 55 milioni di euro in rapporto alla previsione di bilancio del 2010. In realtà, abbiamo risparmiato 4 milioni di euro. Si tenga conto che dall'ottobre 2011 è scattato il provvedimento governativo che abbatte le pensioni e lo stipendio dei parlamentari. Ne parleremo comunque in sede di replica.
Il problema è che dobbiamo cambiare musica. Ciò vuol dire attaccare i Regolamenti e rivedere questi punti. Penso, ad esempio, all'offesa che qualcuno ha fatto rispetto alla questione della mensa: oggi al ristorante non c'è più nessuno, mentre prima era un luogo animato. Non mi riferisco al prezzo, rispetto al quale si può anche discutere.
SBARBATI (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Anche al prezzo!
ASTORE (Misto-ParDem). Mi riferisco all'organizzazione seria di un servizio. Non ho vergogna di sottolinearlo, perché io ho diritto al ristorante, come vi hanno diritto tante persone. Si deve pagare il giusto, e non come sta accadendo oggi al ristorante, cosa che poi determina una fuga totale.
Noi vogliamo affrontare tali temi: dunque, organizzate un gruppo di lavoro, o quello che volete. In ogni caso, in sede di replica tornerò a parlare di questi argomenti. L'istituzione sta bene a tutti, ma, signor Presidente, chiedo il suo intervento e la sua garanzia affinché quelle maledette delibere del Consiglio di Presidenza siano consegnate. Non è giusto che, ad esempio, là vi siano tre dipendenti e così via. Noi vogliamo conoscere gli elenchi. Pertanto, chiediamo che vengano allegati al bilancio. Non si tratta di un problema di privacy. Si può conoscere l'elenco del personale? Io credo sia importante.
SBARBATI (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Alla Camera dei deputati questi elenchi arrivano.
ASTORE (Misto-ParDem). Fatto questo, credo che insieme porteremo il Senato fuori dalla crisi di identità e di rapporto con la gente per recuperare almeno una parte di credibilità politica nei confronti delle persone. (Applausi dal Gruppo PD e della senatrice Sbarbati).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Ichino. Ne ha facoltà.
*ICHINO (PD). Signor Presidente, onorevoli colleghi, nel corso Di questa legislatura abbiamo sancito alcuni principi e regole in materia di trasparenza totale delle amministrazioni pubbliche, che si sono concretati in linea generale nell'articolo 4 della legge n. 15 del 2009, dove si prevede l'obbligo per ciascuna Amministrazione di assicurare la totale accessibilità dei dati relativi all'organizzazione e ai servizi resi e addirittura alle valutazioni circa l'efficienza e l'efficacia dei servizi resi; si precisa che devono essere resi disponibili immediatamente in rete anche i dati su cui si basano le valutazioni, affinché essi possano essere oggetto di autonoma analisi ed elaborazione da parte dei centri di osservazione esterna.
Questo principio di carattere generale è stato poi specificato con una modifica del codice della privacy, che abbiamo apportato con l'articolo 19 del "collegato lavoro" del 2010. La nuova norma inserita nel codice della privacy sancisce che i dati sui rapporti di lavoro pubblici devono essere resi immediatamente accessibili anche attraverso Internet; quindi, non si deve chiedere all'Amministrazione caso per caso che il documento venga messo a disposizione, perché devono essere immediatamente rese accessibili in rete tutte le notizie concernenti lo svolgimento delle prestazioni di chiunque sia addetto a una funzione pubblica e la relativa valutazione, con la sola eccezione dei dati concernenti la natura delle infermità e degli impedimenti personali o familiari che causino l'astensione dal lavoro. Escluso questo, ogni altro dato relativo al rapporto di lavoro con una Amministrazione pubblica deve essere accessibile, cioè immediatamente conoscibile da parte di chiunque.
Dobbiamo chiederci perché mai se questi stessi principi non dovrebbero applicarsi anche all'Amministrazione del Senato. Anzi, a ben vedere, ce lo siamo già chiesti; e ci siamo dati una risposta: l'ordine del giorno G100 sul bilancio del Senato, approvato esattamente un anno fa (il 3 agosto 2001), a firma di tutti i Capigruppo (Gasparri, Finocchiaro, ed altri), impegnava il Senato stesso a perseguire una maggiore trasparenza, anche attraverso informazioni più dettagliate sulle singole poste del bilancio, nonché a rendere la relativa documentazione facilmente consultabile all'interno dei siti Internet del Senato.
In quell'ordine del giorno questo principio è espresso ancora in forma embrionale; esso però dice una cosa molto chiara: introduce il principio della full disclosure, della trasparenza totale, anche in riferimento all'amministrazione del Senato.
Come si concilia con questo principio, che noi abbiamo fatto nostro approvando un anno fa quell'ordine del giorno, il fatto che on line non è dato conoscere non dico dati sulle retribuzioni, sulle valutazioni dell'efficienza dei Servizi, ma nemmeno il dato sugli organici del Senato, né il dato sugli organici dei Gruppi parlamentari?
Il Gruppo del Partito Democratico si è dato una regola, che è in corso di attuazione, di piena trasparenza dei propri organici. Questo però non dovrebbe essere lasciato all'iniziativa dei singoli Gruppi. Dovrebbe essere regola ovvia quella per cui tutto quanto attiene anche all'organizzazione dei Gruppi è accessibile on line. Non è configurabile alcun interesse meritevole di tutela al riserbo circa l'organico dei Gruppi e il bilancio dei Gruppi stessi. E ancora meno in riferimento all'organico del Senato.
Da questo punto di vista, il bilancio che noi ci apprestiamo ad approvare è quanto di più impenetrabile e opaco si possa immaginare. Per esempio, l'enorme quantità di dati relativi al funzionamento dei Gruppi e ai loro organici è sintetizzata in una posta denominata «Contributo per il personale dei Gruppi: 14.000.000». Non è dato alcun altro elemento disaggregato. Non ci è dato sapere quanto di questo personale appartiene all'organico ordinario di un Gruppo, quanto è in soprannumero, dove questo personale è utilizzato. Eppure a questo proposito ci sono dei problemi, ci sono delle contestazioni. Io stesso l'anno scorso sollevai alcune questioni in proposito. Questa è opacità totale, altro che trasparenza totale!
Chiedo allora, e per questo ho aggiunto la mia firma all'ordine del giorno G10 presentato dai senatori Astore e Del Pennino, che tutto il Senato, coerentemente con quanto ha disposto per tutte le altre amministrazioni pubbliche, adotti ed applichi a se stesso il principio della trasparenza totale. Questo implica che di ogni spesa deve essere messo on line il mandato di pagamento e il contratto in base al quale quella spesa è stata disposta. Se c'è un motivo di riserbo deve essere l'eccezione, deve esserci un provvedimento della Presidenza del Senato che dispone la non pubblicazione di quel documento. Dove non ci sia un provvedimento di questo genere, la regola generale deve essere la visibilità e la controllabilità diretta da parte di qualsiasi cittadino. Questo accade in tutte le democrazie avanzate (negli Stati Uniti, in Svezia, in Gran Bretagna, in Olanda). Dobbiamo cominciare a fare questo anche da noi perché non esiste disinfettante migliore della luce del sole. La visibilità, l'accessibilità immediata, attiva quel tesoro nascosto che è la capacità dell'opinione pubblica, della società civile, di controllare l'operato dei propri legislatori e governanti. (Applausi dal Gruppo PD).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Zavoli. Ne ha facoltà.
ZAVOLI (PD). Signor Presidente, rispetto alle cose che ho insieme a voi appena ascoltato, mi pare che quanto sono sul punto di dire possa appartenere a un genere di cose pressoché ineffabili. Le considerazioni che ho ascoltato sono sicuramente legittime e anche molto inquietanti; io mi limiterò, signori senatori Questori, a trattare una materia che non dovrebbe suscitare - lo dico con sincerità - le emozioni che alcuni passaggi degli interventi dei miei colleghi hanno determinato qua e là, seppur, lo dobbiamo riconoscere tutti - facciamo ciascuno lo stesso mestiere, in qualche modo trascinati dall'enfasi che la passione politica e civile giustifica.
Vorrei dire, signor Presidente, colleghi, onorevoli senatori Questori, che la questione che sto per porvi riguarda un'istituzione che il Senato (e il Parlamento in generale) ha il dovere di tutelare, e che temo possa correre il rischio di vedersi trascurata, perché appartiene a quel genere di cose che non solleva le ire, le reprimende, le proteste (a volte persino indebite o comunque esagerate) di chi si atteggia a moralista in un tempo in cui non c'è certo bisogno di andare a cercare col lanternino i motivi di disappunto e di malinconia per come vanno tante cose della vita morale nel nostro Paese.
Intendo parlare della Biblioteca e dell'Archivio storico; come vedete, si tratta di un argomento poco allarmante. Vi chiedo di accogliere, sia pure con le riserve che posso immaginare, e francamente anche temere, specie in nome della coerenza (una virtù che la politica non tiene sempre nel massimo onore), un segno di discontinuità rispetto al delicatissimo problema che investe la Biblioteca e l'Archivio storico del Senato della Repubblica. Non oserei venir meno all'intento doveroso di trarci tutti insieme (senza distinzioni e men che meno privilegi) dalla crisi abbattutasi anche sul nostro Paese, se, nella richiesta che venga sospeso o corretto il provvedimento di applicare un sacrificio anche ai bilanci dei due prestigiosi patrimoni istituzionali (cioè di quel genere di beni che Benedetto Croce definì "la sola ricchezza che una Nazione degna di tal nome deve poter sottrarre a qual si voglia ingiuria della storia, dei principi e delle idee"), non sapessi di rivolgermi alla vostra sensibilità di fronte a un valore gestito dal Parlamento in nome e nell'interesse della comunità nazionale.
Farei torto alla vostra consapevolezza di un così straordinario patrimonio di testimonianze, siano esse di natura giuridica, letteraria, storica, politica, scientifica, con le documentazioni sistematiche di una pubblicistica che dà conto della crescita culturale, civile ed etica di un'Italia che ha interpretato le sue mutevoli identità, a partire dal concetto di gens, caro a Virgilio, fino alle prove tardo-medievali, poi rinascimentali e via via risorgimentali confluite, tra ideologie, regimi, statuti, ordinamenti diversi, in quella democrazia repubblicana di cui noi stessi in quest'Aula siamo diretti testimoni e gelosi continuatori. "La costruzione della storia" - disse Braudel - "è una disciplina che non consente le scorciatoie dell'effimero".
L'obiezione, dunque, che una biblioteca e un archivio storico sono due valori dopo tutto fungibili e ribaltabili, cioè soggetti anche a "ruinare", per dirla niente meno che con Machiavelli, non ha fondamento, a meno che non si agisca per conto di poteri illegittimi. Nessuno, credo, avrebbe di recriminare (e qui vengo al punto) se a questo patrimonio fosse riservata un'attenzione ulteriore da parte vostra, signori senatori Questori, che intestate concretamente a voi stessi la responsabilità di agire in nome di una crisi altrimenti devastante.
In questo nostro piccolo caso è però anche un grande patrimonio, nel quale si riassume tutta la grande controversia che la storia ha vissuto sul territorio di un'Italia via via offesa, contesa e difesa da un popolo che veniva sperimentando l'immane coacervo di esperienze che avrebbero costruito nel bene e nel male la sua sorte.
Ecco perché compiere un gesto di modico costo e di grande senso civile, come quello di salvaguardare le risorse economiche della Biblioteca e dell'Archivio storico, segnalerebbe una responsabile partecipazione al dovere di difendere, anche così, la nostra storia di cittadini, oltre che di persone. Basti pensare, per tutte, alla più importante raccolta a livello nazionale e mondiale degli Statuti dei Comuni e delle corporazioni, dal Medioevo alla fine del Settecento, senza dire della storia del diritto, comune e canonico, edito in tutta l'Europa tra Cinquecento e Ottocento.
Signori senatori Questori, ricordo il giorno in cui ebbi l'onore di vedermi affidata la Presidenza della Commissione parlamentare per la Biblioteca e l'Archivio storico del Senato. Nel ringraziare, manifestai l'auspicio che il prezioso snodarsi delle teche del Senato fosse cosa viva, non materiale inerte, e che la Commissione lavorasse nell'ottica di integrare le funzioni svolte separatamente dalle omologhe Amministrazioni dei due rami del Parlamento. In base a nuove norme regolamentari, la Commissione senatoriale avrebbe svolto funzioni d'indirizzo e controllo, partecipando alle strategie di gestione e promuovendo le pubblicazioni e le iniziative culturali che avessero la reputazione raggiunta da due prestigiose istituzioni culturali, così giudicate nel mondo, al fine di garantire una continuità senza la quale si sarebbe corso il rischio di un vulnus grave, e aggiungerei innaturale, cui un patrimonio ed un compito di questa specie non dovrebbero andare incontro.
La Biblioteca del Senato, dopo l'apertura al pubblico del 2003 e l'integrazione con la Biblioteca della Camera dei deputati nel febbraio 2007, riducendo in misura significativa le spese e senza allinearsi, rispetto al numero del personale, alle accresciute attività istituzionali, ha dato vita ad un Polo bibliotecario parlamentare che già rappresentava una dimensione ben più che ordinaria. Gli utenti del Polo, 41.000 nel 2007, saliranno a 68.000 nel 2010. Non era il circolo dei signori o della caccia, ma il luogo - nella misura del 70 per cento - di giovani studiosi, persino stranieri, tutti assistiti da una rete di specialisti sempre più vasta.
Il sito web è tra i più visitati della rete, comprendendo un vitale scenario di notizie bibliografiche e documenti in formato digitale. La Biblioteca ha rapporti con ambienti scientifici di rilievo internazionale e, nella nuova sede di piazza della Minerva, svolge convegni, seminari e presentazioni di testi, tutto con un rigore didattico di livello universitario: è l'inedita, silenziosa e grande cattedra, per così dire, del Parlamento italiano.
Neppure le due grandi guerre avevano interrotto in misura significativa le doverosità richieste alla Biblioteca e le energie dedicate alla formazione di un Archivio avviato a colmare una lacuna storico-culturale di così assoluta rilevanza. Ne accenno perché c'è una memoria, quella della storia, che non è lecito ledere neppure in congiunture che esigono la coerenza richiamata all'inizio di questo breve intervento, la quale - lo affermo senza il benché minimo sottinteso polemico - implica non di rado il rispetto di un'ardua equità, ad iniziare dalla condizione umana, specie nei suoi contesti più deboli, alterata dalla logica di un sacrificio da dover accettare in funzione di uno stringente interesse di carattere generale.
Non sarà certo il Parlamento, signori Questori, il quale continua a muoversi nel segno della coesione sollecitata dal presidente Napolitano, a venir meno a principi, necessità e impegni inderogabili. Proprio perché le Camere si muovono in coerenza con queste premesse, però, sia lecito domandarsi, signori senatori Questori, in quale ragionevole misura si possa e si debba salvaguardare, proteggendo una fondamentale risorsa economica che la sostenga, una realtà che il Paese ha fin qui difeso proprio nel rispetto della sua storia. (Applausi dai Gruppi PD, PdL e Per il Terzo Polo:ApI-FLI. Congratulazioni).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Mascitelli, il quale nel corso del suo intervento illustrerà anche gli ordini del giorno G5 e G12. Ne ha facoltà.
MASCITELLI (IdV). Signor Presidente, onorevoli colleghi, premetto che ho grande rispetto per l'impegno, il lavoro e lo sforzo che i senatori Questori stanno ponendo in questo difficile compito di riqualificazione della spesa pubblica e che condivido, virgola per virgola, gli interventi dei senatori Astore e Ichino che, sia pure completamente diversi, il primo pieno di passione, il secondo pieno di riferimenti tecnici, dimostrano semplicemente un aspetto che forse qui oggi si fa finta di non capire: l'esame del bilancio del Senato è una questione politica, è una questione che esula dall'esame del singolo capitoletto di bilancio all'interno di una contabilità generale.
Allora, senatori Questori, richiamo un po' della vostra attenzione su due ordini del giorno ai quali tengo molto (non perché gli altri siano meno importanti): gli ordini del giorno G5 e G12.
Per evitare imbarazzi da parte dei senatori Questori, premetto che il G12, che è l'ordine del giorno sulla trasparenza delle procedure di gara d'appalto, è stato già oggetto di voto favorevole nell'anno precedente senza essere attuato, e vi spiegherò per quale ragione, mentre l'ordine del giorno G5 sulla rendicontazione delle risorse dei conti pubblici l'anno scorso non è stato approvato.
Onorevoli Questori, consentitemi un piccolo ricordo storico: quando, all'inizio della legislatura, insieme agli altri colleghi del Gruppo dell'Italia dei Valori abbiamo iniziato a presentare emendamenti sui costi della barberia, della ristorazione, sulla rivisitazione del sistema contributivo degli assegni vitalizi e sulla ricomposizione degli assetti delle indennità parlamentari, questi emendamenti furono subito liquidati e tacciati di populismo, tranne poi accorgersi, nel corso degli anni della crisi, che la sovranità del popolo ne faceva richiesta, e lì ci fu una gara, tra il presidente Schifani e il presidente Fini, a chi faceva prima e più dell'altro.
Per comprendere questi due ordini del giorno, onorevoli senatori Questori, bisogna fare riferimento all'ordine del giorno G100, che avete citato più volte, in relazione a tre aspetti, il primo dei quali è che quell'ordine del giorno, non a caso, parlava della necessità di tempi certi e stretti nella presentazione dei bilanci di previsione e del conto consuntivo, che addirittura poneva entro il 30 marzo di ogni anno. Vi chiedo: ma che senso ha che questa Aula stia discutendo di un bilancio di previsione al mese di agosto, con tre o quattro mesi che restano a fine anno? Non esiste alcuna azienda, in Italia e nel mondo, che vada avanti, su un bilancio complessivo di 540 milioni di euro, attraverso un esercizio provvisorio!
Anche sulla questione del mantenimento del trend di crescita, onorevoli Questori, facciamo un pochino di chiarezza. Il risparmio c'è stato, e di questo vi diamo atto, ma se c'è una cosa che ho imparato in Commissione bilancio, con i presidenti Morando ed Azzollini, è che i controlli della spesa non si fanno sulle previsioni e sul tendenziale; se verifichiamo i conti consuntivi, il prospetto ci parla di un aumento, e soltanto in riferimento al consuntivo previsto per il 2012 c'è un risparmio dell'1,72 per cento.
Questo è quanto è scritto nel prospetto, perché quando si dice che c'è stato un risparmio anche con una riduzione delle richieste di dotazione organica, deve essere chiaro che, rispetto alla dotazione organica che viene richiesta dal Presidente del Senato e dal Consiglio di Presidenza al Ministero dell'economia, la riduzione nel 2012 è un riallineamento rispetto a quanto si chiedeva nel 2007, cioè l'anno prima della crisi.
Perché qui qualcuno non si è accorto che negli anni 2008, 2009, 2010 e 2011 vi è stata una crisi che ha devastato il nostro Paese e che nel corso di questi anni la dotazione organica (di cui a pagina 10 della vostra relazione) è andata sempre aumentando. Quindi, nel richiedere al Ministero dell'economia una riduzione della dotazione organica, non abbiamo fatto altro che riallinearci al 2007.
Passo alla terza ed ultima considerazione. Se gli ordini del giorno che approviamo in queste occasioni hanno un valore, ricordo che l'ordine del giorno G.100 prevedeva, in maniera molto chiara - il collega Ichino ne ha fatto una cornice legislativa apprezzabilissima - una trasparenza nelle gare e nelle procedure degli appalti e degli acquisti di beni e servizi del Senato, al punto tale da parlare di gare on-line. Quando il collega Ichino parla della necessità della trasparenza (che è prevista da leggi dello Stato), non bisogna andare molto in là negli anni: è sufficiente aprire il Regolamento di amministrazione e contabilità del Senato per trovare l'obbligo della trasparenza del Senato, all'articolo 37.
Onorevoli senatori Questori, il presidente Monti ha chiesto ai cittadini di fornire le loro indicazioni sugli sprechi pubblici. Io ho chiesto ai cittadini di indicarmi qual è la loro impressione sulla trasparenza del sito istituzionale del Senato, e devo dire che la ricerca è stata particolarmente interessante. Senatore Questore Adragna, collegandosi al sito è possibile verificarlo: quanti sono gli avvisi di aggiudicazione sulle gare di appalto che sono state eseguite nel corso del 2012?
ADRAGNA, senatore Questore. Nessuna è stata aggiudicata.
MASCITELLI (IdV). Senatore Adragna, mi faccia parlare e poi replicherà.
Sul sito istituzionale del Senato sono riuscito a trovare soltanto l'avviso di aggiudicazione di un appalto, per 6,5 milioni di euro, per il conferimento di servizi assicurativi nel ramo danni e infortuni. Nel sito istituzionale del Senato, sotto la dicitura «Informazioni sulle offerte», è riportato che il numero di offerte pervenute è pari a uno. La presenza di un'unica offerta in relazione ad una gara di appalto da 6,5 milioni di euro impone a tutti noi una riflessione su come procedere per garantire meglio la trasparenza delle procedure.
L'ordine del giorno G12 non fa altro - lo ripeto, onorevoli senatori Questori, per evitarvi l'imbarazzo - che ripetere, virgola per virgola, l'ordine del giorno che voi avete approvato l'anno scorso. Tra l'altro, in questo ordine del giorno è riportato quanto segue: «ad adottare criteri di massima garanzia e trasparenza, anche attraverso la pubblicazione, sul sito Internet del Senato, delle relative procedure in riferimento all'intero iter di espletamento delle gare di appalto e dell'acquisto di beni e di servizi». Quindi, se possiamo fare una comparazione sull'uso e sull'impiego dei siti istituzionali del Senato, francamente ho le stesse difficoltà che hanno riscontrato il senatore Ichino e il senatore Astore, che di tutto si possono accusare, tranne che di faziosità.
Con l'ordine del giorno G5, che è stato respinto lo scorso anno, non si chiede nulla di trascendentale ai senatori Questori: si chiede di indicare uno schema e, quindi, consequenzialmente, un obbligo di rendicontazione delle risorse assegnate ai singoli Gruppi parlamentari. Stiamo parlando di oltre 37 milioni di euro.
Questo ordine del giorno richiama il contenuto di un ordine del giorno presentato l'anno scorso con grande passione dal senatore Giaretta, il quale, in occasione del suo intervento, disse che risponde a verità che le risorse assegnate ai Gruppi sono autonome e insindacabili, ma non per questo devono essere opache.
Allora l'ordine del giorno in questione prevede che ogni Gruppo, dato che non si ha nulla da nascondere, debba trasmettere tale rendicontazione, in maniera però non spontanea o volontaristica, dato che si tratta di un atto dovuto e richiesto alla trasparenza della gestione di risorse pubbliche - si tratta sempre e ancora di risorse pubbliche - e poi pubblicarla sul sito istituzionale del Senato.
L'anno scorso questo ordine del giorno, che fu firmato anche dai colleghi del Partito Democratico, fu respinto; ora ci auguriamo, proprio per evitare che succeda quanto è successo negli anni passati, che gli onorevoli senatori Questori e il Consiglio di Presidenza lo prendano in considerazione con un atteggiamento più attento e sensibile. Ricordo che la trasparenza e la necessità di migliorare l'informazione attraverso i siti istituzionali sono chieste non solo da noi, ma dallo Stato e dal Governo, a tutte le pubbliche amministrazioni da quando nel decreto sulla revisione della spesa è stata inserita la necessità di fare mercato telematico e, quindi, di immettere sui siti istituzionali gare d'appalto che siano trasparenti e tutto l'iter procedurale. (Applausi dal Gruppo IdV).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Lauro. Ne ha facoltà.
LAURO (PdL). Signor Presidente, nella premessa di questo mio breve intervento vorrei esprimere un riconoscimento, al fine di evitare equivoci, al signor presidente del Senato Schifani e al Collegio dei senatori Questori per l'impegno profuso in questi anni di legislatura nel corrispondere ad una richiesta che sale dal Paese di trasparenza e riduzione di sprechi e privilegi che allignano persino negli organi costituzionali.
Ciò premesso, vorrei ricordare agli onorevoli colleghi che l'autonomia finanziaria riconosciuta agli organi costituzionali è un principio fondamentale, che era stato però posto a presidio della loro stessa libertà. Nel tempo, tuttavia, tale autonomia non ha reso giustizia alla trasparenza e ha accumulato e stratificato privilegi intollerabili in una democrazia. Persino i giudici della Corte costituzionale alla cessazione del loro mandato, fino all'altro ieri, hanno beneficiato come vitalizio di auto, uffici e collaboratori a spese della collettività nazionale. (Applausi dal Gruppo PdL e della senatrice Garavaglia Mariapia).
È concepibile ciò, se pensiamo che ai giudici della Corte Suprema degli Stati Uniti, che sono nominati a vita, nel momento in cui cessano il loro mandato, o per morte o per dimissioni, non viene corrisposto più alcun beneficio?
È possibile che in una democrazia come quella americana il Presidente degli Stati Uniti, alla cessazione del suo mandato, non ottenga benefici di alcun genere?
Invece abbiamo dovuto assistere in questa legislatura ad un tentativo abortito di togliere almeno i privilegi agli ex Presidenti del Senato. Nonostante la battaglia posta in essere e l'attenzione di qualche ex Presidente della Camera, come Casini, che vi ha rinunziato spontaneamente, dopo lunghe polemiche, ancora oggi ex Presidenti del Senato ed ex Presidenti della Camera beneficiano di uffici e di personale che costano alla comunità nazionale. Ma che senso hanno questi benefici, sia che durino per tutta la vita, sia che vengano limitati a dieci anni? È il principio, colleghi, che è inaccettabile (Applausi dei senatori Giaretta, Morando e Garavaglia Mariapia), e su questo principio dobbiamo registrare una sonora sconfitta. Ecco perché questo mio intervento è la confessione di una sconfitta.
Caro senatore Ichino, lei con tanto garbo ha chiesto che si avvii questo processo di trasparenza. È inaccettabile quanto accade. Basta vedere come vengono pubblicati tutti i documenti e tutte le spese del Senato rispetto a quanto avviene al Congresso degli Stati Uniti o presso tutti gli organismi parlamentari delle democrazie occidentali per capire come noi siamo ancora in ritardo.
Una confessione di una sconfitta, al di là degli atteggiamenti così gattopardeschi che pur si registrano in quest'Aula, significa però che in questo modo la credibilità politica non sarà recuperata. E quella democrazia, senatrice Bonino, che corre su Internet, una democrazia digitale che discute e si confronta su questi problemi sui social network, porta ad una divaricazione tra la democrazia che vive presso le nuove generazioni ed una democrazia rappresentativa, che di questo passo rischia di non avere più il significato che la Costituzione le assegna. (Applausi dal Gruppo PdL e del senatore Astore).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Molinari. Ne ha facoltà.
MOLINARI (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Signor Presidente, anticipando la conclusione, mi limito a leggere questo elenco: Germontani, Pardi, Astore, Stradiotto, Mascitelli, Molinari, Zavoli, Malan. Questi sarebbero gli otto iscritti a parlare dell'elenco esposto nell'atrio. Si vede che ci si può muovere come si vuole.
Arrivati ancora una volta alla vigilia della pausa estiva, cioè in grave ritardo, a votare sul rendiconto dello scorso anno e sul progetto di bilancio interno per l'anno in corso, dovremmo esprimere scoramento per codesta incapacità di rispettare una accettabile tempistica, che per le nostre funzioni avrebbe anche un senso di esemplarità. Lo scoramento si inasprisce riandando alle riflessioni che accompagnarono l'analoga scadenza giusto un anno fa. Allora una particolare suggestione proveniva da parte della stampa quotidiana e periodica, inducendo intenzioni quasi sovversive del quieto ordine delle cose interne di questo Senato.
Ho l'impressione che taluni impegni presi allora dal Collegio dei senatori Questori (penso agli alloggi di servizio di un distinto nucleo di senatori) non siano stati adempiuti. Occorrono? Continuo a vedere costi iperbolici per consulenze e collaborazioni. Ho notato alcuni ordini del giorno depositati anche oggi al riguardo e chiedo di poterli sottoscrivere.
Nessuna novità è pervenuta sul fronte dei contratti delle collaboratrici e dei collaboratori. Finisce anche questa legislatura senza garanzie generalizzate di qualità nei rapporti di lavoro con tali persone.
Nessuna risposta sulle questioni, già allora sollevate qui dal collega Ichino, sul personale fantasma pagato dal Senato e gestito extra moenia. (Applausi del senatore Astore).
Comunque, sono state viceversa diligentemente attuate molte altre iniziative coerenti con una gestione più sobria. Inoltre, si è compiuta una rivisitazione del sistema dei vitalizi, ora pseudo-pensionistico, e va bene; infine, si è proceduto con foga alla riduzione delle indennità di carica, e va pure bene.
Se in proposito mi posso permettere, come senatori di base - l'anno scorso dicevo senatori "tappo a corona", non a denominazione di origine controllata - siamo rimasti un po' abbandonati per quanto attiene alla comunicazione in merito. Il calo del 12 per cento della voce di bilancio per l'anno in corso avrebbe meritato - meriterebbe ancora - una qualche forma di migliore e convinta pubblicizzazione. In fondo è stato l'inizio dei veri compiti a casa anche in questa nostra sede.
In conclusione, credo non si possa chiedere di più al Collegio dei senatori Questori a fine mandato, e ringrazio i tre colleghi per il loro lavoro.
In tempo di bilanci, signor Presidente, in questo scorcio di legislatura, mi permetto una divagazione finale. Mi sarebbe piaciuto veder crescere in questi anni anche un clima di maggiore simpatia nelle relazioni interne. Cito un esempio. Da due anni e mezzo - primavera 2009 - ho avviato una partita puntuale, con lettere, telefonate ed anche un intervento in Aula, per completare la cosiddetta galleria dei Presidenti con il ritratto del defunto presidente del Senato, senatore Giovanni Spagnolli, mio incomparabile predecessore nel collegio di Rovereto. Dal 15 febbraio di quest'anno il ritratto incorniciato attende solo di essere appeso al suo posto. Pare che il Presidente Schifani in persona debba deciderne la collocazione in parete e il giorno della brevissima cerimonia. Mi pare poco cortese ritardare tale modesto finale adempimento. La qualità delle relazioni è fatta anche di queste sensibilità. (Applausi dai Gruppi Per il Terzo Polo:ApI-FLI e PD).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Bonino. Ne ha facoltà.
BONINO (PD). Signor Presidente, onorevoli colleghi, è indubbio che la discussione sul bilancio interno del Senato si colloca in un momento molto particolare nel rapporto politica-cittadini e nel rapporto istituzioni-cittadini (dico particolare per non dire altro, per non usare altri aggettivi), in cui pare che la spinta alla demagogia e al populismo riesca ad essere così pervasiva da penetrare qualunque rivolo, qualunque possibilità, anche nelle nostre istituzioni.
Ho sempre pensato che non è rincorrendo questo tipo di culture che si riacquista qualunque credibilità, più o meno perduta, ma che altra fosse la strada da perseguire.
Onorevoli colleghi, la perfezione non è di questo mondo, tutto è migliorabile, e credo si possano apportare ancora molti miglioramenti, ma questo non consente di non vedere il lavoro fatto quest'anno sul bilancio interno del Senato.
Vorrei che almeno di questo fossimo coscienti. (Applausi). Altrimenti, se dobbiamo rincorrere e rinfocolare noi stessi spinte demagogiche e populistiche, vediamo a chi facciamo campagna di informazione o pubblicitaria.
Tanto per chiarirci, era così facile, secondo voi, ridurre le spese del Senato nella quantità in cui sono state ridotte? Davvero? E com'è che non l'abbiamo fatto prima? E com'è che siamo arrivati a discutere il bilancio in agosto, esattamente per operare i tagli che chiedeva l'ordine del giorno G100, non sui preventivi bensì sui consuntivi? E non c'entrano nulla il ministro Grilli o il presidente Monti, perché sono state decisioni autonome che abbiamo preso in ottemperanza ai contenuti dell'ordine del giorno che tutti insieme abbiamo votato un anno fa. E se non ci sono sul sito le gare è perché non ne è stata aggiudicata nessuna e anzi 4 o 5 le abbiamo ritirate per ripresentarle.
Allora, capisco tutto, ed anche che c'è ancora strada da fare sulla trasparenza: lo dico al punto che non ho più neanche più il fiato per parlarne. Ma se per caso invece cominciassimo noi a fare un po' di trasparenza in più? Come mai solo 40 di noi hanno compilato i dati sul sito dell'anagrafe pubblica degli eletti?
SPADONI URBANI (PdL). Non è obbligatorio. Si può anche avere paura a pubblicarli.
BONINO (PD). Non è obbligatorio. Non sto dicendo questo. Dico che l'invocazione alla trasparenza deve avere una certa coerenza. Altrimenti i conti non tornano. Per ora non è stato fatto ciò. Dico questo perché il rapporto difficile, per non dire di peggio, tra istituzioni, nominati e cittadini ha altre radici ed altre motivazioni, che è bene non sottovalutare. Magari non fa molto bene leggere tutti giorni idee strampalate sulla legge elettorale, per esempio, giusto per capire che tanto non c'è un accordo, no? Forse c'è un altro tipo di problema che va affrontato nel rapporto eletti-elettori. Ma questo non consente a nessuno di non apprezzare il lavoro fatto quest'anno, di cui voglio dare atto ai senatori Questori, che credo di avere con altri sufficientemente "torturato", peraltro trovando terreno il più delle volte fertile.
Detto questo, però, abbiamo fatto un passo importante, che a mio avviso va rivendicato. Non abbiamo fatto tutto, né - credo abbiamo detto questo. Credo, per esempio, che sul dato pubblicizzazione e trasparenza si possa fare ancora molto, soprattutto a partire dal sito ed imparando anche dalle esperienze di altri Paesi. Non credo si tratti di un problema di credibilità con gli elettori: non so se sono i privilegi, credo sia soprattutto l'opacità con cui ci muoviamo. E anzi, credo che un senatore a tempo pieno, che fa il senatore con passione politica oltre che con professionalità, debba farsi carico di un'enorme responsabilità di rappresentazione del Paese.
Credo che dobbiamo combattere insieme l'opacità o i sotterfugi ed avere forse più coraggio nel difendere a testa alta il nostro lavoro, il nostro impegno, al di là delle idee politiche, che possono essere completamente diverse e su cui la passione ed il dibattito appassionato sono il sale della democrazia.
Ho sentito dire da alcuni di noi che quando devono dichiarare la professione, non dicono più senatore. Io invece lo dichiaro sempre. (Applausi dei senatori Malan e Bianconi).
GRAMAZIO (PdL). Brava! I vigliacchi non lo fanno.
BONINO (PD). Io invece lo dichiaro sempre. E credo che dovremmo dichiararlo togliendo le opacità e, se volete, le sacche di quello che non sappiamo dire, ma rivendicando a testa alta il ruolo, l'istituzione innanzitutto, al di là dalle persone, perché non esiste democrazia senza istituzioni parlamentari e non esiste rapporto con i cittadini credibile senza una limpidità di eletto-elettore, senza tanti accrocchi ai quali invece mi pare vi stiate tutti attrezzando, inventando leggi elettorali «Mille Miglia», passando dal Brasile, attraverso l'Ungheria, per arrivare in Australia ed inventare una via tutta italiana. I sistemi politici ed istituzionali sono quelli che hanno dato prova di sé.
Presidenza del presidente SCHIFANI (ore 18,47)
(Segue BONINO). Non è prendendo una tegola da una parte e un mattone dall'altra facendone un frullato, che si crea la via italiana. C'è solo la via partitocratica italiana che dobbiamo dismettere. Questa è la verità e la mancanza di credibilità nei confronti dei cittadini. Proprio per questo - e lo rivendico - voglio sottolineare l'importanza di questi passi che abbiamo fatto, perché credo che solo in questo modo possiamo forse, si fa per dire, girare pagina rispetto ad una pervasività dei partiti nella vita economica del Paese, che è esattamente quella che ha anche bloccato lo sviluppo economico di questo Paese.
In tutte le Amministrazioni pubbliche si fanno nomine in base a procedure trasparenti, a curriculum e audizioni e non per spartizione. Noi siamo arrivati alla situazione caricaturale di farci mandare dei curricula per cestinarli meglio perché nessuno li ha neanche aperti. Queste sono le caricature che dobbiamo smettere di fare cominciando a credere che il merito vale e conta. Difendiamo in questo senso le istituzioni, non per rincorrere populismi e demagogie, ma semplicemente per rivendicare il ruolo e la responsabilità di chi assume l'onore e l'onere di rappresentare pochi o tanti cittadini di questo Paese. Apprezzo gli sforzi che abbiamo fatto, ma sono il primo passo su una strada che credo sarà ancora particolarmente lunga. (Applausi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Filippi Alberto. Ne ha facoltà.
FILIPPI Alberto (CN:GS-SI-PID-IB-FI). Signor Presidente, mi spiace rovinare un clima quasi euforico che arriva dopo gli interventi dei senatori Questori. Ho sentito che anche la collega Bonino è molto soddisfatta. Questo clima, a dire la verità, è stato anche rovinato, secondo me positivamente, da alcuni interventi che mi hanno preceduto, che hanno palesato evidentemente delle critiche costruttive e doverose che nelle scorse occasioni erano arrivate, forse aspettandosi dei risultati migliori da questo bilancio.
I dati sono arrivati all'ultimo momento e non si capisce francamente il perché. Io arrivo dal mondo dell'industria e la mia azienda, come tutti coloro che hanno la partita IVA, non arriva sul filo di lana a spiegare il perché si è creato un bilancio; anzi, in un momento di crisi come questo si va presso i soci, gli istituti bancari e i creditori con i tempi che la regola del buonsenso impone. Io, quindi, mi appello alla regola del buonsenso affinché dal prossimo anno non si arrivi solo qualche minuto prima a fornire a questa Assemblea i dati di un bilancio che si presta a delle critiche importanti. Un bilancio virtuoso non fa notizia: questo è quello che ho ascoltato da parte dei senatori Questori. Mi sa che questo bilancio una notizia rischia di farla, e se non fa notizia è perché lo si nasconde.
Io, senza entrare troppo nel merito, vorrei però guardare i numeri, che nel bilancio sono quelli che contano di più, cercando di usare la regola del buonsenso che ho citato prima e lasciando ogni giudizio a chi evidentemente sta cercando di ascoltare. Per le pulizie e il facchinaggio ci sono circa 3.700.000 euro nel 2010; 3.500.000 euro nel 2011 e 3.400.000 euro nel 2012. Credo che una cifra di 3.500.000 euro per un'azienda di 300 persone, che sono quelle che costituiscono questa Assemblea, accanto alla quale c'è ovviamente da considerare la super azienda fatta da tutte le persone assunte, non sia esigua. Credo che la battuta di darci degli sporcaccioni rischia di far sorridere più di qualcuno.
Passo poi ad un altro numero, che è quello del lavaggio auto. A proposito, ho chiesto al Servizio di Ragioneria quante auto blu ci sono e mi hanno risposto - ma credo non sia vero - che ce n'è solamente una. Bene, l'autolavaggio è costato 62.000 euro nel 2010, 61.000 euro nel 2011 e 70.000 euro nel 2012. Allora mi chiedo perché, invece di lavarla, quest'auto non la compriamo nuova ogni anno, così forse ci costa anche meno.
Per i traslochi, viene da chiedersi se li effettuiamo una volta ogni tanto, oppure se avvengono continuamente. Ebbene, sembra che qui i traslochi avvengano continuamente, perché per questo motivo sono stati spesi 1 milione e mezzo di euro, rispettivamente, nel 2010 e nel 2011 e 1.438.000 euro, quindi un po' meno, nel 2012.
Quello che mi fa sorgere più dubbi è il capitolo delle manutenzioni. Sono previste manutenzioni ordinarie e straordinarie, ma la particolarità è che le manutenzioni straordinarie ci sono sempre, quindi sono anch'esse ordinarie. Occorre poi considerare l'acquisto di beni che vanno a sostituire quelli rovinati, che però dovrebbero essere tenuti in manutenzione. Si consideri ad esempio la tappezzeria: per la manutenzione ordinaria, sono stati spesi 415.000 euro nel 2010, 355.000 euro nel 2011 e 169.000 euro nel 2012 (si è risparmiato qualcosa). Ma la tappezzeria viene sottoposta anche ad una manutenzione straordinaria, che è un po' costosa: 950.000 euro nel 2010 e 1.125.000 euro nel 2011, ma poi cala a 259.000 euro nel 2012.
Mi preoccupa però la previsione per il 2013, con un nuovo aumento a 600.000 euro. Si può pensare che con tutti questi soldi le tappezzerie saranno perfette, invece non è così, perché si provvede anche a comprarle: 600.000 euro nel 2010, 500.000 euro nel 2011, 137.000 euro nel 2012, cifra che poi si prevede risalga nel 2013 a 200.000 euro. E non si tralasci il fatto che, all'interno dei materiali di acquisto, troviamo ancora una voce relativa alle tende (che immagino non sia molto diversa da quella dei tendaggi) per 27.300 euro, che però nel 2013 sale a 45.000 euro.
Il costo delle posate è sceso: l'anno scorso, le posate - che si cambiavano ogni anno - sono costate 40.000 euro (a casa mia le cambiamo una volta nella vita e costano anche di meno); quest'anno la spesa è stata di 7.000 euro, ma temo che - come ha detto il senatore Astore - ciò dipenda più che altro dal fatto che è sceso il numero delle persone che va a mangiare al ristorante e non dal fatto che ci siano stati veri e propri risparmi.
Gli ascensori hanno una manutenzione ordinaria per oltre 300.000 euro (e questo è un numero che si ripete), ma c'è anche una manutenzione straordinaria per 350.000 euro, che l'anno scorso è stata di 625.000 euro, mentre quest'anno è scesa a 148.000 (ma nel 2011 era più che raddoppiata).
Per gli impianti di condizionamento, abbiamo numeri che mettono i brividi: circa un milione di euro per la manutenzione ordinaria (esattamente 1.200.000, per gli anni di cui stiamo trattando), mentre quella straordinaria, che c'è sempre, è di 1.600.000 nel 2010, 1.600.000 nel 2011 e 1.100.000 nel 2012. Ripeto, questi numeri non possono che mettere i brividi.
Si è parlato di trasparenza, di tempi di consegna dei documenti, di costi incoerenti. Io cerco di essere coerente e anticipo il mio voto contrario su questo bilancio.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Leoni. Ne ha facoltà.
LEONI (LNP). Signor Presidente, quando un senatore prende la parola al Senato si rivolge al Presidente; io mi voglio rivolgere doppiamente al Presidente. Non voglio fare un discorso sui numeri, che non mi competono (non sono materia che mi interessa), ma desidero dare un suggerimento al Presidente.
Ho voluto confrontare il Senato della Repubblica italiana con il Senato francese ed ho scoperto che noi abbiamo 14 Commissioni permanenti mentre in Francia ve ne sono sette; noi abbiamo 43 Commissioni non permanenti mentre in Francia ve ne sono otto. Penso che dobbiamo prendere in mano anche la ristrutturazione del nostro mondo in questo senso.
Inoltre, rispondendo alla collega Bonino, sottolineo che tre settimane fa sono stato al Quirinale per la consegna della bandiera agli atleti delle Olimpiadi. Mentre attraversavo il Cortile delle bandiere, un amico mi ha chiamato per fare una fotografia insieme ad altre persone che io non conoscevo. Quando li ho raggiunti per fare la fotografia, l'amico mi ha presentato a quei signori come il «senatore Leoni»; a quel punto, una di queste persone che - ripeto - io non conoscevo ha messo la mano sul portafoglio dicendo che alla presenza di un senatore era bene tenersi molto stretto il portafoglio! Questa è la situazione che il nostro mondo oggi sta vivendo. La collega Bonino ha detto che sottolinea continuamente di essere una senatrice: anch'io ragionerei in questo modo, ma abbiamo talmente distrutto il nostro mondo che a volte capitano queste cose. Sono rimasto fortemente sorpreso, e anche molto meravigliato. Siamo stati dunque noi stessi a rovinare il nostro mondo, e ora dobbiamo fare di tutto per riacquistare credibilità. Quanto accaduto con quelle persone che - ripeto - non conoscevo mi ha fortemente offeso, perché da 20 anni vivo nel mondo delle istituzioni ed ho sempre cercato di comportarmi in modo corretto.
Ho voluto segnalare al Presidente questo episodio che forse dovrebbe farci riflettere al fine di attuare una riforma complessiva, e non solo nei numeri (che pure sono necessari). Infatti, se in Francia il Senato funziona con una quindicina di Commissioni in tutto, non capisco perché noi dobbiamo averne una sessantina.
Forse è arrivato il momento di mettere mano al Regolamento ed avviare quei cambiamenti che il mondo esterno si aspetta. (Applausi dal Gruppo LNP).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Stradiotto. Ne ha facoltà.
STRADIOTTO (PD). Signor Presidente, innanzitutto, desidero ringraziare lei, i senatori Questori e l'intero Consiglio di Presidenza per il lavoro svolto negli ultimi mesi.
Rispondendo ai senatori Leoni e Alberto Filippi, sottolineo che io sono orgoglioso di essere senatore e di appartenere a questa istituzione e farò di tutto perché il Senato faccia bella figura.
Questo è il lavoro svolto negli ultimi mesi e credo sia importante. Se vi fosse stato un sistema elettorale diverso, oggi certamente non saremmo in queste condizioni: lo afferma un persona che è stata eletta nel 2001 con l'elezione diretta nel collegio e che poi è stata eletta in modo diverso nel 2008. Il male deriva da lì; il nostro distacco rispetto a quanto accade all'esterno dipende da quel «maledetto» sistema elettorale.
Quanto al bilancio, sottolineo che il bilancio di previsione del 2011 era di 588 milioni di euro; abbiamo chiuso il bilancio consuntivo 2011 con 546 milioni di euro. Il bilancio di previsione per il 2012 è pari a 541 milioni di euro. Molto probabilmente chiuderemo il bilancio intorno a 520-530 milioni di euro. È la prima volta che il Senato approva un bilancio di previsione inferiore al consuntivo dell'anno precedente. Se tutta la pubblica amministrazione iniziasse ad adottare questo metodo credo inizieremmo veramente a dare un segnale forte all'esterno, al popolo italiano. (Applausi dal Gruppo PdL e dei senatori Questori Adragna e Cicolani).
Ma passiamo alle questioni vere. Analizziamo le voci di bilancio perché sia chiaro ai colleghi quali sono i margini in cui possono muoversi il Consiglio di Presidenza e il Collegio dei questori, quali sono le rigidità di questo bilancio.
Il trattamento del personale in quiescenza incide sul bilancio per il 19,71 per cento e cioè per 106 milioni di euro. Il trattamento degli ex senatori incide per 77,2 milioni di euro e cioè per la bellezza del 14,24 per cento. Ciò significa che queste due poste di bilancio da sole assorbono il 33,9 per cento del bilancio, cioè la bellezza di 184 milioni di euro, e noi su questi numeri non possiamo incidere.
Proseguiamo. Le spese per il personale sono pari a 134 milioni di euro, cioè al 24,74 per cento del totale, mentre le spese del personale esterno ammontano a 21,840 milioni di euro, pari al 4 per cento. Tra i vari interventi ho sentito richiedere la regolarizzazione del personale esterno, ma vorrei fare notare che ciò comporterebbe un aumento della voce relativa al personale. Vogliamo dirlo questo, o vogliamo ragionare su una diversa organizzazione dei lavori del Senato?
Ma analizziamo il costo dei senatori, perché questo è il vero problema. In questi giorni, colleghi, è in corso un referendum sulle nostre diarie ed indennità. Ebbene, sapete quanto incidono sul bilancio del Senato? Ammontano a 21 milioni di euro, pari al 3,8 per cento della spesa totale; le nostre indennità incidono per 43,5 milioni di euro pari all'8 per cento; i Gruppi incidono per il 6,9 per cento. Questo significa che la politica incide nel bilancio del Senato per il 18 per cento. Possiamo ridurlo della metà, ma il problema non si risolve. Al riguardo ci dobbiamo porre l'obiettivo di ragionare, e per far ciò la trasparenza è fondamentale.
I cittadini sono convinti che le auto blu che vedono a Roma sono le nostre quando, in realtà, le auto blu presenti nel bilancio del Senato (non so il senatore Alberto Filippi quali dati consulti) ammontano a 12, mentre quelle della Camera sono 20. Se le 32 auto blu di Camera e Senato a Roma uscissero contemporaneamente non si rileverebbero.
Qualcuno dovrebbe darmi delle spiegazioni al riguardo, ma la carenza è nostra. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Pinzger). Siamo incapaci di essere trasparenti e di chiarire questa questione. Non ne possiamo più di essere considerati la... (stavo per dire una brutta parola) di questo Paese. Ma questo dipende da noi, dalla nostra capacità di essere trasparenti, e in questo si colloca l'appello lanciato dai colleghi sul fatto che, per quanto riguarda i numeri, le cose iniziano a quadrare.
Il segnale che sulla trasparenza dobbiamo fare molto di più è arrivato forte.
Dobbiamo quindi continuare a lavorare per ridurre ulteriormente i costi, perché dai dati che ho riportato risulta che l'86 per cento delle spese sono obbligatorie. Potremmo agire sul 14 per cento, su cui probabilmente c'è molto da fare.
Una cosa voglio dire al presidente Schifani, che presiede i lavori in questo momento. Probabilmente dobbiamo organizzare i nostri lavori in modo diverso. A volte abbiamo impiegato settimane a discutere di modifiche a provvedimenti, magari approvate e poi stravolte da un successivo decreto-legge su cui è stata posta la fiducia.
Forse sarebbe il caso che i parlamentari uscissero di più, che restassero meno in quest'Aula e si dedicassero di più al lavoro di Commissione, che andassero in giro a dare spiegazioni alla popolazione e a sentire dalla popolazione quali sono i problemi e le difficoltà. (Applausi della senatrice Garavaglia Mariapia).
È inutile passare tante ore nell'Aula del Senato. Non serve se alla fine produciamo chiacchiere che non hanno effetto.(Applausi del Gruppo PD). Questo è il lavoro che dobbiamo fare. Dunque, dovremmo pensare ad una organizzazione diversa.
Gli altri Parlamenti europei si riuniscono due settimane al mese; nelle due altre settimane si lavora in Commissione o sul territorio. Anche noi dobbiamo muoverci in tal senso. Così facendo potremmo utilizzare in modo diverso anche il personale del Senato che potrebbe essere dato in supporto ai senatori conseguendo risparmi.
Vorrei solo dire questo: noi abbiamo fatto un grande lavoro, è stato difficile e secondo me abbiamo dato un segnale importante che deve riguardare tutti. Qua non si salva nessuno; lo dico ai colleghi senatori e anche ai dipendenti del Senato. Dobbiamo comprendere che questa non è una struttura qualsiasi: questa è una Ferrari, e pertanto va gestita bene, dai minimi particolari alle cose più rilevanti. Buon lavoro. (Applausi dai Gruppi PD e PdL).
PRESIDENTE. Senatore Stradiotto, lei introduce un tema estremamente interessante, quello della settimana bianca, che non sarebbe poi tale perché sarebbe quella da dedicare al collegio, così come è previsto per gli europarlamentari. (Commenti). Non ho parlato di settimana bianca, ma di settimana da dedicare al collegio: è una cosa diversa. In maniera molto stridente e particolare, nel loro linguaggio i parlamentari europei, rispetto al loro calendario, parlano di settimana bianca intendendo di pausa, ed è prevista anche per altri organi. Si tratta quindi di un modo di dire volgare, ma la dedicherebbero al collegio.
SBARBATI (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). È gialla, non bianca!
PRESIDENTE. Vorrei ringraziare il senatore Stradiotto, non solo per il suo intervento, ma per il ruolo che ha svolto in occasione dell'iter di approvazione del bilancio: un ruolo estremamente incisivo, di grande stimolo, che ha aiutato il sacrificio e l'impegno dei senatori Questori ad essere molto rigorosi e molto più conclusivi, così come sono stati nel redigere questo bilancio. Mi sento di farlo per fatto personale e di ringraziarlo di persona per la grande collaborazione che ha portato in Consiglio di Presidenza.
È iscritto a parlare il senatore Malan. Ne ha facoltà.
MALAN (PdL). Signor Presidente, credo che chi - non saranno molti - seguito l'insieme di questa discussione si sarebbe già fatto un'idea di ciò di cui stiamo parlando; si sarebbe fatto un'idea di ciò che viene detto con concretezza, con l'obiettivo di avere una buona Amministrazione del Senato, e di ciò che viene detto magari per raccogliere qualche frammento di consenso, qualche titolino, illudendosi che sia un titolone, per intemerate moralistiche che però non sono fondate sui fatti.
Non entrerò nel merito delle singole voci, anche perché lo hanno fatto molto bene il relatore Azzollini e i senatori Questori, i quali torneranno a parlare replicando su quanto è stato detto, ma vorrei sottolineare alcuni punti di carattere generale.
Si è parlato di trasparenza. Sulle singole cose ci sono dei punti probabilmente accoglibili, ma la presidente Bonino ha spiegato molto bene, per esempio, che la trasparenza degli appalti su Internet non c'è perché non ci sono stati: pertanto questo è un elemento utile.
Più in generale, noi oggi stiamo discutendo di un bilancio dove ci sono voci estremamente dettagliate e concrete, tanto che alcuni di coloro che mi hanno preceduto hanno parlato delle singole voci, dicendo che qualcosa costa troppo e che su qualcos'altro si può discutere. Tutti questi sono atti pubblici e si trovano in modo molto rapido e facile sul sito Internet del Senato: provate a fare una ricerca su Internet per vedere se nei Parlamenti degli altri Paesi si riesce a fare lo stesso. (Applausi dei senatori Garavaglia Mariapia eTedesco).
Non accade in nessuno dei Paesi principali dell'Europa; degli altri non lo so perché, con rispetto per questi Paesi, non sono andato a vedere il Parlamento della Macedonia o del Liechtenstein, bensì quelli dei grandi Paesi, in cui non c'è un bilancio di questo genere. Se volete trovare dei dati su quanto spendono i Parlamenti dei vari Paesi europei, forse nel bilancio generale dello Stato (se riuscite a leggerlo bene) c'è una voce indicata come limite massimo delle spese per gli organi parlamentari, ma non c'è il minimo dettaglio; c'è qualche dettaglio in più sulla retribuzione dei parlamentari, ma (faccio l'esempio di Austria e Belgio, non sto parlando della Bielorussia) c'è una cifra totale e non è specificato se è netta o lorda, non ci sono tutte le indennità ovvero gli emolumenti accessori.
Credo pertanto che dovremmo innanzitutto essere coscienti di questo fatto, cioè che il nostro Paese, per la verità da anni - e ci sono continue migliorie in questo senso anche grazie a Internet - ha una trasparenza che non ha paragoni con quella che trovate negli altri Paesi, al di qua e al di là dell'oceano.
Questo è un fatto che credo vada davvero tenuto in conto e che peraltro è stato esplicitato dalla cosiddetta commissione Giovannini, che ha preso nome dal presidente dell'ISTAT e doveva accertare i trattamenti dei parlamentari e così via la quale con le capacità e i mezzi dell'Istituto nazionale di statistica, ha dovuto ammettere che è facilissimo avere un quadro chiaro e completo degli emolumenti e dei rimborsi spese dei parlamentari del nostro Paese, ma quanto agli altri Paesi è estremamente difficile, anzi impossibile, tanto che hanno ammesso di non poterlo fare.
Parlando di risultati, i senatori Questori hanno detto molto più ampiamente quello che invece vorrei sintetizzare in una cifra: in questo senso, risultano assai utili le tabelle A e B che si trovano alla fine del documento di bilancio. Parlando solo di questa legislatura (sotto la presidenza Schifani, per intendersi), le spese del Senato sono scese dell'8,83 per cento in termini nominali rispetto al 2008; purtroppo, però, poiché esiste una cosa che si chiama inflazione, l'euro del 2012 evidentemente vale meno di quello del 2008 e, se facciamo un paragone in termini di potere d'acquisto, siamo scesi del 15,84 per cento, che è sicuramente un risultato di cui dobbiamo essere fieri.
È chiaro che la struttura del bilancio dello Stato è ben diversa da quella del bilancio del Senato, ma - come ha detto bene il senatore Stradiotto - il bilancio del Senato è particolarmente rigido, per tutta una serie di ragioni che sappiamo. Se però volessimo ipotizzare che la spesa pubblica dello Stato dal 2008 ad oggi avesse avuto lo stesso andamento di quella del Senato, lo Stato avrebbe un bilancio migliore di 113 miliardi rispetto a quello che ha in realtà. Questo vuol dire che, se lo Stato avesse avuto lo stesso andamento del Senato, quest'anno anziché avere tale deficit probabile, che si dovrebbe aggirare tra i 20 ed i 25 miliardi - ma i colleghi della Commissione bilancio lo sanno molto meglio di me - avremmo un avanzo di 90 miliardi. E pensare che il Senato non è amministrato da tecnici, ma i senatori Questori e tutto il Consiglio di Presidenza sono classificati come «politici» (e non so se questo possa essere un handicap o meno).
Se poi applichiamo questo stesso criterio alle spese per le indennità parlamentari, rispetto al 2008 abbiamo una riduzione del 13,39 per cento in termini nominali e, tenendo conto dell'inflazione, del 25,5 per cento. Se facciamo il paragone con il 2005, addirittura abbiamo una riduzione del 15,75 per cento in termini nominali e addirittura del 27,57 per cento a parità di valore d'acquisto, cioè tenuto conto dell'inflazione.
A fronte di queste cifre incoraggianti, però, vi è tuttora un deficit grave, che è quello di verità. Stiamo dicendo queste cose, ma a volte diventa difficile crederci persino per noi che le sappiamo e le diciamo, visto che ogni giorno leggiamo sui giornali esattamente l'opposto, ossia che i parlamentari non si sono decurtati in alcun modo i loro compensi, che il Senato non ha fatto alcuna riduzione e così via. Purtroppo, è in atto una campagna molto ben organizzata, anche se sembra spontanea, che insiste nel ripetere mille volte la bugia: si sa che la propaganda malvagia punta su questo, ossia che la ripetizione crea verità, e, chissà perché, questa cosa ha un nome tedesco (me l'ha insegnato) il collega Possa: «Wiederholung macht die Wahrheit». Purtroppo ne siamo vittime, e dobbiamo certamente reagire.
Vorrei dire poi qualcosa rispetto ad alcune affermazioni di colleghi. Ci sono colleghi che hanno detto che ci sarebbero senatori che tengono i loro collaboratori in situazioni di irregolarità, in nero. Inviterei i colleghi a fare i nomi, perché se non si fanno i nomi, dicendo che «ci sono dei senatori che» si fa un favore solo ad alcune persone, e cioè a coloro che effettivamente hanno i collaboratori in nero e che magari pensavano di essere i soli, perché buttando il fango su tutti chi davvero ha comportamenti scorretti la fa moralmente franca. (Applausi della senatrice Garavaglia Mariapia). Inviterei allora o a stare zitti o a fare i nomi: i nomi sono stati promessi ma naturalmente non ne è arrivato uno! (Applausi dal Gruppo PdL).
E vorrei ricordare che il Senato è andato al di là del proprio dovere perché, come ben sappiamo, ha previsto una regolamentazione stringente per l'accesso ai palazzi: non accede ai palazzi il collaboratore di un parlamentare se non ha un contratto regolare. Questo ha fatto il Senato, andando al di là delle proprie funzioni, perché dirimere le vertenze tra un datore di lavoro e i suoi dipendenti non è cosa che spetti al Senato, è cosa che spetta ai tribunali, dove chi si ritiene danneggiato ha il diritto, e forse persino il dovere, di rivolgersi. (Applausi del senatore Mazzaracchio).
Vorrei concludere dicendo che è importante quello che è stato fatto e ancora più importante è che ne siamo consapevoli e cercare di trasmettere ciò all'esterno. Dobbiamo avere la coscienza che certamente ci sono margini di miglioramento e certamente si può proseguire con quest'opera, ma anche che quello che abbiamo fatto l'abbiamo fatto per difendere le istituzioni, perché, com'è stato più volte detto, siamo orgogliosi del difficile compito al quale siamo stati chiamati. Credo sia importante mostrare di avere quest'orgoglio non unendosi alla fiumana della menzogna e della denigrazione, che ha il solo effetto di avvantaggiare chi meriterebbe davvero di essere denigrato, ma anzi contrastandola. Non così il Senato nel suo insieme, che ha attuato un'opera di miglioramento dei propri bilanci e dei saldi che, come ho detto, se fosse stata attuata dall'intera pubblica amministrazione saremmo in una situazione assai migliore in tutto il Paese! (Applausi dai Gruppi PdL, PD e del senatore Pinzger).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Baldassarri. Ne ha facoltà.
BALDASSARRI (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Signor Presidente, onorevoli colleghi, desidero svolgere solo due osservazioni, una di metodo e una nel merito.
Sono già diversi anni che chiedo una comunicazione trasparente ma anche efficace dei costi della nostra istituzione. La mia lettura attenta di tutti i dati analitici del bilancio mi porta alle seguenti conclusioni.
Prima osservazione di metodo: credo sia la prima Amministrazione in Italia che presenta un bilancio contenimenti di spesa riferiti all'anno storico precedente. Tutte le altre pubbliche amministrazioni, e lo stesso decreto spending review sul quale abbiamo appena votato la fiducia indicano i tagli di spesa rispetto ai valori tendenziali futuri, e in gran parte quei tagli di spesa sono minori aumenti di spesa, non tagli di spesa. Quindi rivendichiamo almeno a questo nostro Senato di aver applicato questo metodo, perché nel bilancio è scritto chiaramente quanto è costato il Senato nel 2011, quanto costerà nel 2012 e le differenze.
La seconda osservazione rapidissima è nei numeri. I numeri cosa dicono? Certo, chi vuole può vedere tutta l'analiticità dei numeri: io mi permetto di suggerire ai colleghi senatori Questori, come ho fatto in Commissione ieri sera, di aggiungere al bilancio del Senato una piccolissima tabella che vi leggo.
Il bilancio lordo del Senato passa da 594 milioni l'anno scorso a 52 milioni quest'anno, con una riduzione di 52 milioni. Ma non è questo il bilancio del Senato, perché dentro questi valori ci sono 176 milioni per il 2011 e 184 milioni per il 2012 relativi alle pensioni degli ex senatori e degli ex dipendenti. Nessuna azienda è obbligata a mettere in bilancio gli oneri dei pensionati precedenti.
Quindi, prima comunicazione di verità e trasparenza: il costo di funzionamento del Senato è pari a 418 milioni nel 2011 e scende a 358 milioni nel 2012, con una riduzione assoluta di 60 milioni in un unico anno, pari al 15 per cento del totale.
Per non perdere tempo ora, all'interno di questo costo vero del Senato ho aggregato solo tre grandi voci.
Il costo dei senatori (attribuendo ad esso tutto, compresi i fondi che passano per i Gruppi parlamentari) è pari a 108 milioni nel 2011 - dato storico - e si riduce a 102 milioni quest'anno, con una riduzione di 6 milioni.
Il costo del personale era pari a 141 milioni l'anno scorso e sarà di 134 milioni quest'anno (quindi, meno 7 milioni).
Tutto il resto è il costo di funzionamento del Senato (che vi do in aggregato, per non travalicare i due-tre minuti che gentilmente il Presidente mi ha concesso): esso passa dai 169 milioni dell'anno scorso ai 122 milioni quest'anno.
I 60 milioni di riduzione nel 2012 (riferiti - lo ripeto - al dato storico 2011) sono veri e non riferiti ai tendenziali futuri. Essi sono così ripartiti: 47 milioni in meno nel costo complessivo di funzionamento; 6 milioni in meno nel costo dei senatori; 7 milioni in meno nel costo dei dipendenti. Si tratta di una riduzione pari, in un anno, al 28 per cento. Credo che neanche il commissario Bondi, quando fu commissario della Parmalat, riuscì, nel giro di dodici mesi, a ridurre i costi di funzionamento del 28-30 per cento.
Questi sono i dati di riferimento. Signor Presidente, credo che sia dovere, oltre che opportunità, per il Senato, comunicare all'opinione pubblica questi dati.
Chiudo con una riflessione che può essere un po' meno trasparente di questi dati. La responsabilità del Senato e di tutti noi senatori è certamente quella di rendere conto di queste cifre; ma, l'uso di queste cifre non può essere un fumogeno per nascondere la nostra vera responsabilità politica, che è quella di ridurre e tagliare i 60 miliardi di corruzione e i 120 miliardi di evasione dichiarati dalla Corte dei conti. Quindi, la nostra responsabilità non riguarda il bilancio interno del Senato, che pur merita tutta la trasparenza (e va dato merito a chi ha realizzato questi risultati): la nostra responsabilità è di fare leggi che incidano su quelle due vere cifre dichiarate, non dal sottoscritto (anche se da anni le ripeto), ma dalla Corte dei conti. Questa è la responsabilità politica che dobbiamo assumere di fronte ai nostri cittadini e ai nostri elettori, dando loro la piena trasparenza su quanto costa il Senato, perché, con questi dati e con questa trasparenza, polemiche sul costo del Senato sono, francamente, o fuori luogo, o in malafede, usate come fumogeno per non toccare le altre megacifre di cui noi dovremmo essere responsabili. (Applausi dai Gruppi Per il Terzo Polo:ApI-FLI e PdL e del senatore Serra).
PRESIDENTE. Grazie, senatore Baldassarri, per le sue interessanti considerazioni sull'effettività del costo di funzionamento del Senato. In effetti, nel bilancio sono inseriti dei costi che nulla hanno a che vedere con l'effettività del funzionamento e con il vero costo del Senato (in particolar modo, i costi per il trattamento di quiescenza del personale).
Dichiaro chiusa la discussione congiunta.
Ha facoltà di parlare il senatore Questore Franco Paolo.
FRANCO Paolo, senatore Questore. Signor Presidente, la mia sarà una replica davvero breve, e non per la qualità, l'interesse, la competenza e la forza propositiva che hanno dimostrato i colleghi, bensì perché con le proposte che sono state avanzate e che abbiamo ascoltato sono stati illustrati gli ordini del giorno. Pertanto, il collega Cicolani, nell'esprimere su di essi il proprio parere, risponderà anche alle giuste richieste.
Intervengo per ringraziare i colleghi per la forza davvero propositiva delle diverse posizioni che hanno assunto. Il dibattito ha in sostanza quasi esaurito, nel suo complesso, l'analisi di temi molto delicati e importanti. Ringrazio ovviamente, a fronte del lavoro che abbiamo presentato, tutto il Consiglio di Presidenza che ha contribuito in maniera forte ad arrivare a una riduzione dei costi. Ricordo che ogni euro di costo per il Senato costa anche alla collettività e quindi a chi paga le imposte. Crediamo che uno sforzo importante sotto il profilo del risparmio sia stato fatto in ordine ai costi del Senato.
Vorrei poi soffermarmi brevemente (ma il discorso verrà ripreso) su due argomenti. Il primo è la trasparenza, una delle questioni maggiormente sentite. Penso che dal 2001 ad oggi - mi riferisco ad un periodo di dieci anni, e non solo all'ultima legislatura - la qualità e la trasparenza del sito del Senato, nonché dei documenti in essi pubblicati e quindi messi a disposizione di tutti, siano notevolmente aumentate. É vero, occorre implementarle, perché le delibere del Consiglio di Presidenza e dei senatori Questori sono pubblicate su dei bollettini, però in ritardo. Quindi, tutto un processo dovrà essere - non nei tempi che possano essere graditi - ovviamente migliorato. Sottolineo, però, che i bandi delle gare sono pubblicati, come anche le aggiudicazioni. Altrimenti, non ci sarebbe qualcuno che scrive anche articoli superficiali sui quotidiani secondo cui le agende del Senato sono pagate sulla pelle dei cittadini; questo qualcuno, infatti, trova le gare pubblicate, però non sa, non vede o finge di non sapere che le agende sono pagate totalmente dai senatori. Sotto questo profilo vi è quindi trasparenza, anche se, per carità, non sarà perfetta ed è assolutamente migliorabile.
Passo a un altro aspetto importante che è stato toccato ancora una volta circa il quale ricordo che noi esprimeremo dei pareri (discussi dai senatori Questori) sugli ordini del giorno, però è evidente che l'Aula è sovrana nelle votazioni su di essi. Mi riferisco alla questione delle segreterie, dei cosiddetti portaborse e del tipo di trattamento che Camera dei deputati e Senato della Repubblica adottano in ordine al finanziamento di questo servizio, che è diverso presso il Parlamento europeo. Come ha ricordato poco fa il senatore Malan, per gli accessi al Senato sono necessari i contratti. Sono stati posti in essere sistemi per essere assolutamente puntuali e verificare l'assenza di qualunque tipo di abuso. Questo è un percorso. Se poi il Senato e la Camera decideranno di usare un diverso trattamento nei confronti dei collaboratori, sarà il Senato a darci indicazioni.
Infine, un aspetto altrettanto importante - scusate se ne ho saltati alcuni, ma verranno esaminati con gli ordini del giorno e la loro discussione - riguarda la questione dei trasferimenti ai Gruppi, questione molto delicata e seria che è stata già da qualche mese sottoposta alla nostra attenzione e contenuta in un ordine del giorno che sarà accolto. Sappiamo che alcuni Gruppi sono organizzati in modo migliore, mentre altri lo stanno facendo. Abbiamo discusso anche con i colleghi della Camera, in modo che le risorse che vengono trasferite ai Gruppi possano avere un sistema di controllo, di rendicontazione: adesso vedremo. Penso che sarà un'operazione da fare assolutamente prima di fine legislatura, da presentare alla Giunta per il Regolamento; ovviamente l'approvazione non è una competenza nostra o del Consiglio di Presidenza.
Circa le osservazioni del senatore Astore, che ringrazio, sui contratti, sull'ispettorato del lavoro...
ASTORE (Misto-ParDem). Quello è un fatto.
FRANCO Paolo, senatore Questore. ...credo che le decisioni all'interno del Consiglio di Presidenza, che sono state dibattute e discusse, siano state assolutamente trasparenti, nel senso che si può consegnare quello che si ha. Attenzione (voglio fare solo questa considerazione): da un lato c'è la trasparenza e il giusto impiego delle risorse pubbliche che vengono assegnate al Senato o direttamente ai senatori; dall'altro c'è anche l'autonomia che ha il senatore di gestire il proprio comportamento, il proprio modo di vedere la politica, di gestire le risorse secondo un proprio progetto (non è che deve rendere conto ai senatori Questori o al Consiglio di Presidenza). Questo spartiacque non è indubbiamente facile da identificare, però da parte nostra c'è assolutamente l'attenzione e il privilegio, nell'autonomia e nell'indipendenza, nella funzione importante che svolge un parlamentare.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il relatore, senatore Azzollini.
AZZOLLINI, relatore. Signor Presidente, desidero ringraziare lei, il Consiglio di Presidenza, i senatori Questori, ma soprattutto i senatori che sono intervenuti questa sera.
Sarebbe utile che questo dibattito fosse seguito dagli opinionisti con la stessa puntualità con la quale si dilettano a parlare di cifre che riguardano il Senato della Repubblica. I giornali internazionali, per esempio «Le Monde» o i giornali inglesi, ogni giorno dedicano una pagina ai lavori parlamentari. Se ci fosse questa abitudine, probabilmente qualcuno leggerebbe i Resoconti delle nostre discussioni e forse, non dubitando io dell'onestà intellettuale di chi scrive sui giornali, scriverebbe alcune delle cose che qui sono state dette con puntualità.
Vorrei aggiungere solo pochissime ulteriori considerazioni. Non soltanto vale ciò che hanno detto bene il presidente Baldassarri, il senatore Stradiotto e altri; non c'è parimenti dubbio sul fatto che la classe dirigente, nella fattispecie il Senato della Repubblica, deve dare l'esempio, in un momento di crisi, con la riduzione dei propri costi; non c'è nessun dubbio, però, che siamo incamminati - e questo bilancio lo mostra - sulla strada corretta. Meglio si può fare, più si può fare, ma ogni polemica sui nostri costi alla luce di questi bilanci diventa difficilmente supportabile dai dati.
Per quale motivo? Oltre alle considerazioni fatte dai senatori che mi hanno preceduto, volevo ricordare che della dotazione generale del bilancio, 599 milioni meno 47 di avanzo, allo Stato ritorna per esempio, a titolo di ritenute assistenziali e fiscali pagate dai senatori, qualcosa come 177-178 milioni di euro. A questi deve aggiungersi l'IVA pagata sugli acquisti, che per il Senato, come per altri enti pubblici, è un costo, per cui quando segna 10 per acquisti è da intendersi sostanzialmente 10 meno 2. Allora le cifre si vedono bene. Non sta a me verificare in questa sede, ma queste due sole entità bastano per capire quant'è l'incidenza effettiva del costo del Senato della Repubblica sul bilancio dello Stato.
Dissi l'anno scorso - e lo ripeto adesso e poi termino - che il costo del Senato sulle entrate dello Stato si può esprimere solo in decimillesimi, perché le entrate dello Stato sono 750 miliardi, il costo del Senato è pari a 600 milioni, quindi sono meno dell'1 per mille e dunque vanno considerate in decimillesimi; pertanto siamo nell'ordine dei 73 decimillesimi del bilancio dello Stato per il Senato nel suo complesso. Ma se dal costo complessivo del Senato togliamo le partite di giro, cioè le trattenute fiscali e previdenziali, che tornano allo Stato; se togliamo le imposte indirette, che tornano allo Stato; se aggiungiamo gli oneri previdenziali a carico dell'amministrazione, che si aggiungono a quelli che ho detto e che ammontano ad altri 22 milioni di euro, abbiamo ben 200 milioni di soli oneri fiscali e previdenziali che ritornano. Così facendo si evidenzia che il peso effettivo del Senato è di 540 milioni meno 200, ossia 340 milioni, e se a questa cifra togliamo l'IVA, che ammonta - adesso non posso fare i conti - a molti milioni di euro, siamo nell'ordine di cifra assolutamente sostenibile.
Per questo, rinnovo l'invito ai senatori Questori di perseverare molto sulla trasparenza e sulla comunicazione. Se questi sono i dati, non solo non abbiamo niente da nascondere, ma anzi dobbiamo meglio comunicare per capire.
Ho sempre sostenuto che c'è un solo modo per azzerare i costi della democrazia: la tirannia. Con la tirannia non c'è dubbio che i costi della democrazia si annullano. Ma, a quel che mi consta, storicamente le tirannie sono sempre costate molto di più della democrazia e pertanto, come diceva qualcuno, meglio tenercela stretta e cara questa democrazia, compreso il suo costo.
Proprio per questo, però, dobbiamo essere profondamente credibili, parsimoniosi, rigorosi e, in un momento di crisi, dobbiamo continuare su questa strada ma affermando a pieno titolo che il Senato della Repubblica sta facendo il suo dovere (anche se certamente per tutto si può fare di più e meglio) e che i costi vanno ridotti nel miglior modo possibile; ma se qualcuno pensa che riducendo allo stremo le forze, anche economiche, del Senato della Repubblica come delle altre istituzioni si possano soggiogare le istituzioni stesse, dico che noi dobbiamo essere un presidio a testa alta e a schiena dritta. (Applausi dal Gruppo PdL e della senatrice Garavaglia Mariapia).
ASTORE (Misto-ParDem). Bravo!
AZZOLLINI, relatore. Più siamo da esempio e più possiamo farlo.
Episodi gravi che sono accaduti gettano certamente discredito su di noi, ma la pagina di stasera è un serio antidoto a quello. Dobbiamo comunicare ai cittadini ciò che stiamo facendo e ciò che vogliamo fare ancora di più, perché in questo modo recuperiamo credibilità, possiamo dare al nostro mandato il senso compiuto che esso ha e ci sottraiamo a tutte le piccole questioni che continuamente, ogni mattina, ci vengono sottoposte.
Oggi, con i dati sintetici che i Questori vorranno fornirci, potremo ritornare tra gli elettori, nei nostri circoli, club, sezioni, dovunque, tra le assemblee dei cittadini per dire che c'è una scelta: annullare la democrazia. Noi non siamo d'accordo. In questo momento i costi vanno ridotti, ma la strada è quella giusta e alla fine, togliendo ancora ciò che c'é da togliere, possiamo dire che abbiamo intrapreso un percorso serio che intendiamo continuare a percorrere dicendolo a tutti con chiarezza.
Le lezioni dai cittadini che guadagnano 1.000 euro al mese le accettiamo volentieri; siamo i loro rappresentanti ed in quanto tali le loro critiche sono quello che noi possiamo e dobbiamo ricevere, che dobbiamo rispettare e alle quali rispettosamente dobbiamo rispondere. A qualche altro che di trasparenza non ne ha quanto noi, pur avendo contributi pubblici, chiederemmo quanto meno e soltanto l'onestà intellettuale di dire i fatti quali sono e di lasciare ai cittadini l'onore e l'onere di giudicare. (Applausi dai Gruppi Pdl, PD, CN:GS-SI-PID-IB-FI e del senatore Peterlini).
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il senatore Questore Cicolani, che invito anche ad esprimere il parere sugli ordini del giorno in esame.
CICOLANI, senatore Questore. Signor Presidente, onorevoli colleghi, il parere sull'ordine del giorno G1, del senatore Mascitelli e di altri senatori, è molto articolato, perché tocca un complesso di argomenti: è parzialmente positivo solo su alcuni punti e negativo su altri.
Con riguardo al primo punto del dispositivo in cui si chiede al Consiglio di Presidenza di rivedere le indennità parlamentari, sulla scorta del decreto che chiedeva di commisurare le indennità parlamentari sulla media ponderata, degli analoghi trattamenti economici percepiti nei principali stati dell'area euro, rivedendo la delibera fatto del 31 gennaio scorso, il mio parere è contrario, nel senso che riteniamo che il lavoro fatto adegui agli altri Paesi europei analoghi la parte relativa all'indennità parlamentare.
Le indennità accessorie, la cui competenza ricade più specificatamente sul Consiglio di Presidenza, sono palesemente inferiori rispetto al costo che i Parlamenti di altri Paesi, (Francia, Germania e Gran Bretagna) subiscono rispetto al nostro, anche rispetto al Parlamento europeo, e sono inferiori in modo consistente.
Da questa analisi risulterebbe che il costo per un parlamentare nazionale è circa di 14.000 euro complessive, quello relativo ad un parlamentare francese invece è di 21.000 euro, quello relativo a un parlamentare britannico è di 19.000 euro, quello relativo a un parlamentare tedesco di circa 25.000 euro, quello relativo ad un parlamentare europeo è di 34.500, nel caso che vengano utilizzati del tutto i plafond relativi alle possibilità che questi parlamentari hanno di utilizzare i servizi che i relativi Parlamenti mettono loro a disposizione.
Noi abbiamo un rapporto forfetario con il Parlamento che si rileva quanto meno più economico, seppure, forse, meno trasparente. E' comunque diverso, ma è certamente più economico.
Per quanto riguarda invece la riduzione delle spese per il personale addetto alle segreterie particolari, questa iniziativa può essere assunta sicuramente a partire dalla prossima legislatura, perché per questa legislatura si tratta di persone con contratti già stipulati, in essere. Quindi tale punto del dispositivo non è accoglibile.
Sul punto relativo la riduzione delle spese per l'adozione di sistemi di sicurezza, nel rispetto delle vigenti norme sulla riservatezza e sulla privacy, il parere è favorevole, perché è un tema su cui i Questori stavano già lavorando, per la verità.
Con riguardo alla riduzione degli oneri relativi ai servizi diversi da quelli riferiti strettamente all'attività parlamentare, il parere è certamente favorevole, in quanto lo stiamo già facendo, e qualche risultato si è visto già nel bilancio di quest'anno.
Quanto a procedere immediatamente ad una revisione delle attuali convenzioni tra il Senato e le compagnie aeree, al fine di realizzare un contenimento del costo dei voli, nonché a valutare la possibilità di stipulare convenzioni con compagnie aeree low cost, il parere è contrario, perché queste convenzioni sono state rivisitate molto recentemente. Ne abbiamo rivisto alcune anche quest'anno, con riduzioni anche del 20 per cento, rispetto ai costi storici, ma le compagnie low cost non fanno convenzioni: non è proprio nella loro natura fare convenzioni. Il tipo di politica della compagnia low cost mira al riempimento dell'aereo e, quindi, non possono essere fatte convenzioni.
Con riguardo ai punti del dispositivo in cui si chieda di ridurre, almeno del 50 per cento, le spese complessive inerenti il parco auto, con particolare riguardo al noleggio, manutenzione, rimessaggio e lavaggio e di ridurre, almeno del 50 per cento, le spese per le consulenze e di rappresentanza, faccio presente che noi quest'anno, rispetto all'anno scorso, riduciamo del 25 per cento le relative spese. Forse sono ancora ulteriormente comprimibili, ma non del 50 per cento. Quindi è accoglibile se si toglie il riferimento al 50 per cento. Colgo l'occasione per dire, non a quest'Aula che lo sa benissimo, ma all'esterno, che nessun senatore utilizza le macchine di servizio, che sono pochissime.
INCOSTANTE (PD). Fate un comunicato stampa.
CICOLANI, senatore Questore. Lo diciamo continuamente.
L'ordine del giorno G2 è accolto. Sull'ordine del giorno G3 il parere è sostanzialmente favorevole. C'è soltanto la parte relativa e alla trasparenza con riguardo alle situazioni patrimoniali, immobiliari, finanziarie, fiscali, societarie e agli incarichi remunerati dei senatori. Questo si può fare solo se i senatori lo dichiarano nelle forme regolamentari attualmente previste. Noi possiamo dire quello che il Senato sa, il Senato non può fare ispezioni, quindi ci si deve limitare alle forme che sono attualmente note al Senato. Per esempio, sulle attività retribuite a latere esiste la Commissione per le incompatibilità, e in quella sede vengono dichiarate le attività dei senatori. Con una riformulazione di questa parte del primo punto del dispositivo l'ordine del giorno è accoglibile.
L'ordine del giorno G4 è accolto con una richiesta di riformulazione. Io eliminerei nel secondo punto del dispositivo la parola «esclusivamente», riferita al formato elettronico, per la presentazione di disegni di legge, emendamenti, atti di sindacato ispettivo e di indirizzo. Mi sembra una limitazione dell'attività dei senatori. Può esserci un collega che non ha l'abitudine di usare il PC. È preferibile quindi dire "prevalentemente". Con questa riformulazione, l'ordine del giorno è accolto.
L'ordine del giorno G5 è accolto, anche se presuppone una riforma regolamentare, e ciò può essere fatto insieme alla Camera dei deputati. In quel ramo del Parlamento il Collegio dei Questori ha presentato una proposta; noi possiamo impegnarci a fare altrettanto e a concordare con il Collegio dei Questori della Camera una modifica in questa direzione.
PRESIDENTE. Senatore Cicolani, in merito all'ordine del giorno G5, con riferimento al dispositivo in cui si legge: «a prevedere da parte dei gruppi parlamentari la rendicontazione annuale dei contributi loro assegnati a norma dell'articolo 16 del Regolamento del Senato, sulla base di uno schema tipo predisposto dai senatori Questori, e la pubblicità di tale rendicontazione», mi sembra che lei ponga delle condizioni. Le chiedo, quindi, di essere più chiaro.
CICOLANI, senatore Questore. Si tratta di una modifica che deve fare la Giunta per il Regolamento. Alla Camera il Collegio dei Questori ha presentato una proposta di modifica alla Giunta per il Regolamento. Noi possiamo impegnarci a fare altrettanto, ma non a portarlo in Consiglio di Presidenza in quanto non è la sede proposta.
PRESIDENTE. Allora lei, se non è competenza del Consiglio di Presidenza e dobbiamo modificare il Regolamento, non può accogliere l'ordine del giorno.
CICOLANI, senatore Questore. Possiamo assumerci (ne abbiamo parlato nel Collegio dei Questori), analogamente a quello che hanno fatto alla Camera, l'impegno di proporre alla Giunta per il Regolamento un'iniziativa in quel senso.
PRESIDENTE. Quindi lei esprime parere favorevole a condizione che venga riformulato. È completamente diverso dal testo su cui stava per esprimersi favorevolmente: il parere è favorevole a condizione che il dispositivo venga riformulato nel senso di impegnare i Questori a proporre alla Giunta per il Regolamento un'iniziativa di modifica regolamentare, parallelamente a ciò che sta succedendo alla Camera. Si tenga quindi conto di questo tipo di subordinata. Lo preciso perché dobbiamo fare attenzione.
CICOLANI, senatore Questore. Esprimo parere favorevole sugli ordini del giorno G6 e G7.
Per quanto riguarda l'ordine del giorno G8, debbo dire, così lo rendo noto all'Aula... (Brusìo).
PRESIDENTE. Scusate, colleghi, il senatore Cicolani è bravo e velocissimo e lo apprezziamo. Io cerco di seguirlo, ma vorrei che tutti lo seguiste con maggiore attenzione, perché stiamo esamiando il bilancio interno e gli ordini del giorno ad esso relativi. Prego, senatore Cicolani, prosegua.
CICOLANI, senatore Questore. L'ordine del giorno G8 è in linea con quanto già deliberato nell'ultimo Consiglio di Presidenza sulle linee guida, che danno mandato alla Rappresentanza di trattare con i lavoratori alcune questioni inerenti il personale, in particolare quelle relative alla valutazione dei dipendenti, in modo che si valorizzi il merito ai fini delle progressioni di carriera, che oggi sono quasi automatiche. Questo è già stato previsto dal Consiglio di Presidenza, è una decisione già presa. Sotto questo profilo, pertanto, chiedo al senatore Mazzatorta di ritirare l'ordine del giorno G8, in quanto una misura in tal senso è già stata deliberata dal Consiglio di Presidenza, per cui l'impegno proposto al riguardo si può considerare in re ipsa, assorbito da quella deliberazione.
PRESIDENTE. Il senatore Questore invita quindi i presentatori a ritirare l'ordine del giorno G8, perché esso è in sintonia con quanto già deliberato dal Consiglio di Presidenza.
CICOLANI, senatore Questore. Con riferimento all'ordine del giorno G9, mi soffermo innanzitutto sull'impegno «ad adottare misure concrete volte ad eliminare o a ridurre i costi previsti al capitolo S.01.06.02 (consulenze)». Faccio presente che già nel bilancio al nostro esame abbiamo inciso su questa voce, con una riduzione di circa 500.000 euro su 3 milioni, pari al 17 per cento. Le consulenze delle Commissioni di inchiesta e speciali, invece, vengono previste dalle leggi o delibere istitutive di quelle Commissioni, quindi non sta al Consiglio di Presidenza decidere in merito.
Chiedo pertanto al senatore Coronella di stralciare la parte del dispositivo relativa a queste due previsioni, che non sono di nostra competenza, mentre accolgo l'ordine del giorno fino al riferimento al capitolo S. 01.06.02.
Sull'ordine del giorno G10, presentato dai senatori Astore e Del Pennino, il parere è contrario, perché non abbiamo alcuna competenza in materia, né possiamo entrare nel rapporto tra Gruppi e lavoratori da essi dipendenti. (Commenti del senatore Astore). I senatori Questori potrebbero assumere l'impegno di proporre alla Giunta per il Regolamento la modifica suggerita.
Esprimo poi parere contrario sull'ordine del giorno G11.
Sono assolutamente favorevole all'ordine del giorno G12: non solo il Senato rispetta il codice degli appalti, ma ha un regolamento interno che è ancora più garantista di quel codice.
Credo che, come già chiarito nel corso del dibattito, se il senatore Mascitelli, presentatore dell'ordine del giorno G12, non ha trovato elementi sul sito Internet, è perché non vi sono state aggiudicazioni nel corso di quest'anno.
PRESIDENTE. Quindi, sull'ordine del giorno G12 il parere è favorevole?
CICOLANI, senatore Questore. Sì, il parere è favorevole.
PRESIDENTE. Ho seguito l'intervento svolto dal senatore Mascitelli in discussione generale molto attento sulle procedure nelle gare d'appalto. Poiché è interesse di questa Presidenza che ovviamente non vi siano nè anomalie (perché non ve ne sono), nè difficoltà di accesso alla trasparenza, condivido il parere favorevole espresso dai senatori Questori sull'ordine del giorno G12, presentato dal senatore Mascitelli e da altri senatori, in relazione alle procedure di appalto.
CICOLANI, senatore Questore. Il parere è favorevole anche sull'ordine del giorno G13, a prima firma della senatrice Carlino.
PRESIDENTE. Chiedo al senatore Questore Adragna se intende aggiungere qualcosa. (Commenti). Onorevoli colleghi, stiamo discutendo il bilancio del Senato.
ADRAGNA, senatore Questore. Scusate, ma vorrei fare soltanto una precisazione per evitare di trovarci un po' in difficoltà.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, aiutatemi a seguire.
ADRAGNA, senatore Questore. Sugli ordini del giorno G7 e G8, su cui sostanzialmente non vi sono problemi, desidero semplicemente ribadire un concetto: in Consiglio di Presidenza abbiamo approvato le linee guida che riguardano la trattativa in essere. Chiediamo semplicemente di stare dentro quelle linee guida, perché essendoci trattativa sindacale non ci vorremmo trovare... Ciò, sapendo che le linee guida approvate sono in linea con la riforma Fornero. Stiamo, quindi, assolutamente dentro quel tipo di percorso.
PRESIDENTE. Pertanto, l'invito al ritiro deriva da questo.
Senatore Mazzatorta, si tratta di una questione abbastanza seguita, con grande senso di responsabilità da parte di tutti.
ADRAGNA, senatore Questore. Per quanto riguarda l'ordine del giorno G6 della senatrice Bonino, sottolineo che siamo assolutamente d'accordo con la formulazione. Vorremmo inserire soltanto un elemento: là dove si impegna il Consiglio di Presidenza e i senatori Questori, è ovvio che si intende che ciò avvenga compatibilmente con la struttura del Senato e quello che il Senato può realizzare su questo tipo di percorso, quindi: "compatibilmente con i principi che presiedono all'organizzazione dell'Amministrazione del Senato".
PRESIDENTE. Invito il relatore a pronunziarsi sugli ordini del giorno presentati.
AZZOLLINI, relatore. Signor Presidente, esprimo parere conforme a quello espresso dai senatori Questori.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, passiamo alla votazione dell'ordine del giorno G1.
Senatore Mascitelli, poiché i senatori Questori hanno manifestato un parere articolato sull'ordine del giorno G1, in senso favorevole su alcuni punti, contrario su altri, vorrei sapere se lei è d'accordo sulla votazione per parti separate oppure chiede che venga votato per intero. (Brusìo in Aula).
Onorevoli colleghi, scusate, ma io vorrei riuscire a sentire il senatore Mascitelli. Chi non è interessato o desidera parlare, esca dall'Aula.
MASCITELLI (IdV). Signor Presidente, sarò molto breve, perché non voglio abusare della pazienza dei colleghi.
PRESIDENTE. Si figuri, senatore Mascitelli. Io ho il massimo della pazienza e dell'attenzione, perché stiamo trattando il bilancio interno del Senato, e quindi sono qui ad ascoltarla.
MASCITELLI (IdV). Rispetto alla proposta avanzata dagli onorevoli senatori Questori, noi siamo d'accordo nel votare l'ordine del giorno G1 per parti separate.
Ricapitolando quanto affermato, è stato espresso parere favorevole alla riduzione delle spese per i sistemi di sicurezza, alla riduzione degli oneri relativi ai servizi diversi da quelli riferiti strettamente all'attività parlamentare, alla riduzione delle spese complessive inerenti il parco auto e le consulenze, purché venga eliminata la percentuale del 50 per cento. Noi siamo d'accordo su questi punti, che possono considerarsi accolti. Chiediamo però il voto sui restanti punti dell'ordine del giorno.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, sarò troppo puntiglioso e pedante, e di questo vi chiedo scusa, ma desidero che su ogni ordine del giorno si discuta attentamente.
GIOVANARDI (PdL). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GIOVANARDI (PdL). Signor Presidente, annuncio il voto contrario sull'ordine giorno G1, ed intendo brevemente spiegarne il motivo.
PRESIDENTE. Lei dichiara il voto contrario sull'intero ordine del giorno? Sottolineo che alcune parti sono state accolte.
GIOVANARDI (PdL). Sì, su tutto l'ordine del giorno, perché nelle premesse si parla di privilegi che fanno della classe dei politici una riprovevole casta degli eletti.
Segnalo il buongiorno che il più grande giornale italiano ci ha dedicato questa mattina (in riferimento alla legge elettorale) facendo le seguenti affermazioni: «Osservata da fuori, la pantomima sterile di queste settimane non è solo l'ultimo rantolo di una corte di parassiti, chiusi nel castello dei propri privilegi e insensibili al dramma cupo che si sta consumando sull'altra sponda del fossato, nelle famiglie dove lui è cassaintegrato, lei esodata, i figli disoccupati e la seconda rata dell'IMU incombente. Appare come la dimostrazione plastica dell'impotenza di un ceto politico mediocre che non accetta nemmeno come ipotesi l'idea di andare a casa».
Qui in Senato, davanti al Presidente e ai colleghi, voglio dire a Massimo Gramellini, che scrive queste cose, che arriva con novant'anni di ritardo rispetto ai fascisti che scrivevano cose simili dell'allora democrazia parlamentare. (Applausi dai Gruppi PdL e PD). È indecoroso, indecente e vergognoso leggere giudizi di questo tipo dopo un dibattito appassionato come quello di oggi, che dimostra - bisognerebbe farlo capire anche all'esterno - che la democrazia e i parlamentari non sono ciò che ogni giorno i grandi giornali nazionali tentano di linciare con parole degne del peggiore fascismo. (Applausi dal Gruppo PdL e della senatrice Sbarbati).
LEGNINI (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LEGNINI (PD). Signor Presidente, ho ascoltato l'articolata motivazione legata all'espressione del parere del senatore Questore Cicolani.
Purtuttavia, annuncio che noi voteremo a favore dell'intero dispositivo dell'ordine del giorno G1, perché la parte, che ha ricevuto il diniego dei senatori Questori è quella relativa alla parametrazione alla media europea del trattamento economico dei parlamentari. Su questo dobbiamo intenderci.
C'è una legge che prescrive questo obbligo. I senatori Questori sostengono che le decisioni di recente assunte su questa materia sarebbero satisfattive di quella previsione di legge; in realtà, sappiamo che le cose stanno in maniera diversa. La Commissione Giovannini, come è noto, non ha completato i propri lavori, assumendo - a mio modo di vedere - in modo alquanto singolare l'impossibilità di attingere dati dai Parlamenti degli altri Paesi europei o di fare una parametrazione accettabile. Sta di fatto che o quella norma di legge la si modifica, la si cambia, la si sopprime, oppure i due rami del Parlamento incorrono nell'inadempienza.
Con questa precisazione e apprezzando le motivazioni che sono state esposte dal senatore Questore Cicolani, annuncio quindi che voteremo a favore dell'intero dispositivo.
Non siamo disponibili invece a votare le permesse dell'ordine del giorno, anzi, chiediamo al senatore Questore Cicolani una precisazione, e cioè se il parere favorevole espresso si estende anche alle premesse, perché in essa sono contenute delle affermazioni in alcun modo condivisibili, come quella che ci qualifica come una riprovevole casta degli eletti.
Un Parlamento che si appresta a votare parole di questo tipo dovrebbe trarne qualche conseguenza. Quindi, le chiedo formalmente di poter votare per parti separate il dispositivo e le premesse. Noi voteremo a favore dell'intero dispositivo.
PRESIDENTE. Senatore Legnini, con riguardo all'impegno a provvedere urgentemente a definire il trattamento economico dei senatori, lei sa bene che né il Consiglio di Presidenza, né il Collegio dei Questori hanno competenze sul trattamento economico dei parlamentari. Non è competenza del Consiglio di Presidenza.
LEGNINI (PD). Signor Presidente, c'è una norma di legge (quella citata in questo ordine del giorno) che prescrive alle due Camere (quindi, suppongo, al Consiglio di Presidenza) di assumere determinazioni in tal senso. A prescindere dalla precisa individuazione dell'organo competente...
PRESIDENTE. C'è una legge.
LEGNINI (PD). ...noi votiamo ciò che già prevede una legge. Come potremmo dire: votiamo contro?
Peraltro, sotto questo profilo mi sembra che l'ordine del giorno sia abbastanza inutile, perché noi riteniamo che quella legge vada applicata.
CICOLANI, senatore Questore. Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CICOLANI, senatore Questore. Vorrei solo far presente al senatore Legnini che anche da questo punto di vista l'ordine del giorno G1 non è esattamente rispondente alla legge, altrimenti ne avrei parlato. La legge parla di costo complessivo. Per questo ho fatto riferimento ai costi complessivi e non all'indennità parlamentare. Non è un fatto irrilevante. Quindi, sotto questo profilo l'ordine del giorno G1 non è aderente alla legge e per questo confermo il parere negativo per questa prima parte del dispositivo dell'ordine del giorno.
Per quanto riguarda invece le premesse, poiché il Presidente mi aveva invitato a fare presto non sono entrato troppo nel merito, ma è ovvio che siamo contrari a quella frase, di cui chiediamo la soppressione.
MALAN (PdL). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MALAN (PdL). Signor Presidente, vorrei annunciare il voto del Popolo della Libertà, dicendo che il Gruppo voterà secondo le indicazioni date dal senatore Questore Cicolani, ribadendo quello che ha detto, non in questo intervento ma in quello precedente.
Il punto relativo all'adeguamento dei compensi dei senatori a quelli dei parlamentari principali Paesi dell'area euro presenta due profili: il primo è che l'articolo 69 della Costituzione afferma che l'indennità è stabilita dalla legge, quindi certo spetta a Camera e Senato, ma in quanto Camera e Senato, non in quanto Consiglio di Presidenza o Collegio dei Questori. Il secondo profilo è relativo al fatto che le stesse conclusioni provvisorie fatte dalla commissione Giovannini, pur essendo parziali e subendo la mancata trasparenza da parte di diversi Parlamenti degli altri Paesi e dunque circa le retribuzioni e i compensi dovuti ai parlamentari degli altri Paesi, mostravano che in Italia la retribuzione dei senatori era già inferiore a quella prevista dalla media degli altri Paesi, come stabilito dalla legge.
Inoltre, non dovrebbe sfuggire che da allora c'è stata una decurtazione di 1.500 euro circa dell'indennità, ma già prima di questa decurtazione eravamo al di sotto della media europea. Pertanto, poiché si chiede al Consiglio di Presidenza e ai senatori Questori di fare una cosa che già c'è e che comunque non sarebbe compito loro, mi sembra giusto che il senatore Cicolani abbia dato parere negativo, non perché siamo contrari a farlo, ma perché è già stato fatto.
CASTELLI (LNP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CASTELLI (LNP). Signor Presidente, noi voteremo contro la prima parte del dispositivo, quella che prevede che si debba adeguatamente parametrare la nostra indennità a quella degli altri Paesi europei, per un motivo molto semplice.
La nostra indennità è composta da tre voci, quindi è semplicissima da definire, e lo stesso vale anche per gli altri Paesi europei. Vi siete chiesti perché si è fermata la Commissione Giovannini? È successo per un motivo molto semplice: perché si sono resi conto che se avessero dovuto indicare effettivamente i veri stipendi degli altri parlamentari avrebbero dovuto dire che avremmo dovuto aumentarci lo stipendio, una cosa scandalosa che oggi non potremmo fare. Per questo, salomonicamente, hanno preferito dire che non ci riuscivano e che lasciavano le cose come stavano.
Tuttavia, questa verità va detta, quindi tiro fuori personalmente il coraggio di farlo, perché chiunque abbia messo il naso oltralpe (e io devo dire che negli ultimi dieci anni ho frequentato Bruxelles per otto anni, e quindi queste cose le conosco) sa che è così. (Applausi dal Gruppo PdL).
Oggi c'è una deriva diversa: noi evidentemente dobbiamo rispondere al popolo sovrano, secondo il quale noi dobbiamo guadagnare di meno; va benissimo, ma si lasci stare l'Europa, dove i parlamentari ricevono trattamenti globali adeguati e molto superiori al nostro. Una volta per tutte, questa verità va detta anche alla faccia della commissione Giovannini. (Applausi dai Gruppi LNP e PdL).
TEDESCO (Misto-MSA). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
TEDESCO (Misto-MSA). Signor Presidente, nel voto il Gruppo si atterrà alle indicazioni dichiarazione fornita sia dal senatore Questore Cicolani che dal Collegio dei senatori Questori.
BAIO (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BAIO (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Signor Presidente, il nostro orientamento di voto sulle premesse ovviamente è contrario, ma mi permetto di dire che lo è anche su tutto il resto, con la motivazione che illustrerò, e assolutamente non perché non rispetti la proposta dei senatori Questori.
I senatori Questori, infatti, hanno espresso parere favorevole su scelte che sono già in corso e quindi su qualcosa che si sta già verificando; l'accoglimento è come se assumessimo adesso l'obiettivo su cui procederemo nei prossimi mesi.
Questo è il motivo per il quale annuncio che esprimeremo voto contrario, perché sarebbe come se smentissimo scelte che abbiamo già assunto. Facendo parte del Consiglio di Presidenza, so che quelle scelte sono state assunte, quindi è un non senso adottarne solo alcune parti, quelle che in parte si stanno già realizzando.
PRESIDENTE. Senatrice Baio, ho ascoltato con attenzione la sua dichiarazione e la sua valutazione sul fatto che si andrebbe a votare su scelte già assunte dal Consiglio di Presidenza. Penso che il parere favorevole dei senatori Questori dovrebbe anche assorbire, evitare il voto, nel senso che dovrebbe dare in re ipsa l'obiettivo, ma voglio vedere un momento cosa decide l'Aula.
MARINI (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MARINI (PD). Signor Presidente, ho chiesto la parola solo per esprimere un dissenso, anche nel voto, su un punto apparentemente marginalissimo, ossia quello relativo all'esclusivo utilizzo delle compagnie low cost per i senatori, con nuovi contratti.
Con la famiglia sono abituato a prendere l'Alitalia o altre compagnie normali nella classe turistica: non vorrei trovarmi in difficoltà, se passasse quest'ordine del giorno, perché continuerei a prendere l'Alitalia.
Anzi, oltre ad esprimere il mio dissenso dal voto globale, propongo di togliere queste due righe, che non intendo votare. Vorrei pertanto pregare il senatore Mascitelli di considerare tale richiesta, visto che si tratta di un dettaglio.
PRESIDENTE. Presidente Marini, le segnalo che, in sintonia con il suo autorevole pensiero, anche il senatore Questore Cicolani si era dimostrato contrario, più che per le sue stesse motivazioni, per problemi di carattere procedurale, significando che, a quanto pare, è impossibile realizzare una convenzione con queste compagnie low cost, che non la vogliono, e quindi l'impegno sarebbe inattuabile.
Colleghi, visto che vi sono differenti posizioni, dispongo d'ufficio la votazione per parti separate, prima della premessa e poi dei singoli punti del dispositivo. (Brusìo).
SBARBATI (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SBARBATI (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Signor Presidente, condividendo quanto ha detto poco fa la senatrice Baio, preannuncio a mia volta che esprimerò voto contrario, per un motivo molto particolare.
Ringraziando per il lavoro svolto dai senatori Questori e dal Consiglio di Presidenza, debbo dire di avere un giudizio positivo su questo bilancio.
Il bilancio, però, è un atto politico fondamentale di qualunque realtà aggregata, che deve governare, quella stessa realtà, e le sue scelte sono funzionali al raggiungimento di obiettivi di efficienza e qualità del servizio che si presta.
Ecco dunque il suggerimento che modestamente intendo sottoporre al Presidente e ai senatori Questori (anzi, molto sommessamente, ma convintamente, come direbbe qualcuno): sarebbe stato meglio procedere prima alla revisione del Regolamento, verificando se i tagli erano funzionali al mantenimento della qualità del servizio e se l'intera e complessa strutturazione del bilancio era comunque funzionale al miglioramento del servizio stesso.
Signor Presidente, vi è stata una contestazione rispetto al lavoro parlamentare, per come viene condotto, per come non è riconosciuto e per come sia caratterizzato da tempi morti e non congrui al raggiungimento di certi risultati, che poi diventano addirittura effimeri.
Quindi, le risorse vanno impegnate, a mio modesto avviso, per migliorare il funzionamento di questa istituzione. E allora, dire "ridurre, ridurre, ridurre", senza aver effettuato prima una verifica rispetto all'efficienza e all'efficacia del servizio e al raggiungimento degli obiettivi, mi sembra veramente sbagliato, ed è per questo che il mio voto sarà contrario a questo ordine del giorno.
PRESIDENTE. Colleghi, ho doverosamente ascoltato con la massima attenzione tutti gli interventi; adesso dobbiamo vedere come procedere.
Anzitutto, vi è unanimità di condivisione sull'esigenza di votare per parti separate le premesse e il dispositivo. Mi pare che siamo tutti d'accordo sul fatto che le premesse vadano votate a parte.
Metto pertanto ai voti le premesse dell'ordine del giorno G1, presentato dal senatore Mascitelli e da altri senatori.
Non sono approvate.
Adesso dobbiamo decidere se mettere in votazione in blocco il dispositivo oppure votarlo per parti separate, punto per punto. (Commenti del senatore Lannutti).
Senatore Lannutti, sono tanti punti del dispositivo ed io devo decidere se procedere per parti separate, laddove i pareri erano alcuni favorevoli ed altri condizionati, o votare invece l'intero dispositivo.
LEGNINI (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LEGNINI (PD). Signor Presidente, alcuni punti sono stati accolti e quindi non c'è bisogno di votarli.
PRESIDENTE. Senatore Legnini, il suo intervento è opportuno ed io ero orientato come pensava lei, però siccome alcuni senatori (la senatrice Baio e la senatrice Sbarbati) hanno manifestato che avrebbero votato contro anche i punti accolti, perché interpretano il voto favorevole come un voler smentire il deliberato del Consiglio di Presidenza, questi interventi mi costringono a riflettere anche su questa opzione. Rimetto quindi all'Aula la scelta se votare il dispositivo in blocco o per parti separate.
Onde evitare incertezze sull'esito della votazione, metto ai voti, mediante procedimento elettronico senza registrazione dei nomi, la proposta di votare il dispositivo dell'ordine del giorno G1 nel suo complesso.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato approva.
A questo punto, metto ai voti, mediante procedimento elettronico senza registrazione dei nomi, il dispositivo dell'ordine del giorno G1 nel suo complesso, presentato dal senatore Mascitelli e da altri senatori.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva.
Essendo stato accolto, l'ordine del giorno G2 non verrà posto ai voti.
Sull'ordine del giorno G3 il senatore Questore Cicolani ha espresso parere favorevole a condizione che fosse tolto il riferimento relativo alle situazioni patrimoniali e agli incarichi remunerati. I presentatori accolgono l'invito a riformulare il testo in tal senso?
MASCITELLI (IdV). Signor Presidente, siamo d'accordo con la soppressione del riferimento.
PRESIDENTE. Essendo stato accolto, l'ordine del giorno G3 (testo 2) non verrà posto ai voti.
Sull'ordine del giorno G4 il senatore Questore Cicolani ha espresso parere favorevole a condizione di sostituire, nella seconda parte del dispositivo, la parola «esclusivamente» con la parola «prevalentemente». I presentatori accolgono la richiesta di riformulazione?
MASCITELLI (IdV). Sì, signor Presidente.
PRESIDENTE. Essendo stati accolti, gli ordini del giorno G4 (testo 2), G5, G6 (testo 2) e G7 non verranno posti ai voti.
Sull'ordine del giorno G8 (testo 2) è stato formulato un invito al ritiro. I presentatori accolgono tale invito?
MAZZATORTA (LNP). Sì, signor Presidente.
PRESIDENTE. Sull'ordine del giorno G9 il senatore Questore Cicolani aveva espresso parere favorevole a condizione che l'ordine del giorno facesse riferimento soltanto al capitolo S. 01.06.02. Senatore Coronella, accoglie tale riformulazione?
CORONELLA (PdL). Signor Presidente, anzitutto ritengo che il progetto di bilancio sia corretto ed improntato al rigore. Esso, quindi, ha tutto il mio apprezzamento.
Ho presentato l'ordine del giorno G9, perché mi sembrava vi fosse una anomalia che adesso illustrerò. Spiego qual è l'anomalia. Signor Presidente, lei mi ha nominato nella Commissione parlamentare di inchiesta sul ciclo dei rifiuti. Ricordo che le Commissioni bicamerali di inchiesta sono attualmente due: la Commissione antimafia e la Commissione sui rifiuti. Le posso dire, per mia testimonianza, che nella Commissione sui rifiuti i consulenti non vengono pagati: abbiamo tre magistrati collocati fuori ruolo e gli esperti ricevono solo un indennizzo per il biglietto del treno. Facendo le dovute ricerche, ho appurato che c'è un'anomalia che si è consolidata nel tempo, perché la previsione di spesa contenuta nell'apposito capitolo è per la Commissione antimafia, i cui consulenti, da anni immemori, non si sa per quale motivo, vengono invece pagati.
Tutto qui. A questo punto, anche di fronte alle spiegazioni del collega Cicolani, penso sia opportuno ritirare l'ordine del giorno. (Applausi dal Gruppo PdL. Commenti dal Gruppo PD). Volevo però chiarire che non è affatto vero che la previsione di spesa è contenuta nella legge istitutiva della Commissione: in essa viene prevista una somma per il funzionamento e non per i consulenti.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno G9 è quindi ritirato.
Senatore Mascitelli, mi rivolgo a lei. Tornando all'ordine del giorno G5, ricorderà che, durante il dibattito, il senatore Cicolani aveva proposto un'integrazione al testo del dispositivo. Quindi, vorrei chiederle se accoglie quell'integrazione, che postula l'esigenza di una modifica da parte della Giunta per il Regolamento.
MASCITELLI (IdV). Sulla base della definizione delle competenze specifiche, siamo d'accordo nell'accettare la proposta di riformulazione, con una piccola accortezza. Il senatore Questore aveva proposto la seguente dizione: «proporre alla Giunta per il Regolamento».
PRESIDENTE. Come sta facendo la Camera dei deputati.
MASCITELLI (IdV). Se possibile, considerando anche il completamento imminente della legislatura, andrebbe inserito l'inciso «con tempestività».
PRESIDENTE. Mi scusi, senatore Mascitelli, se sono tornato sull'ordine del giorno G5, ma prima avevo detto che era stato accolto e volevo specificare in quale testo.
Passiamo ora all'ordine del giorno G10.
*ICHINO (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ICHINO (PD). Mi sembra di capire che il Collegio dei Questori obietti che non sarebbe di competenza del Collegio stesso, né della Presidenza del Senato, interferire sul rapporto tra i Gruppi e i loro dipendenti, essendo i Gruppi dei datori di lavoro a sé stanti.
Propongo pertanto che il dispositivo di questo ordine del giorno sia corretto, espungendone i Gruppi e limitandolo ai soli rapporti di cui è titolare il Senato. Quindi, il dispositivo verrebbe ad essere riferito ai soli rapporti di lavoro alle dipendenze del Senato.
A questo proposito, vorrei ricordare che l'unica - dico unica - ragione che viene opposta alla piena trasparenza di questi dati è, come sempre del tutto inappropriatamente, la tutela della privacy. Proprio per superare questo problema, noi stessi, in qualità di legislatori, abbiamo corretto ed integrato il Codice della privacy con l'articolo 19 del Collegato lavoro del 2010, stabilendo una regola di trasparenza che vale per tutti i dati inerenti al rapporto di lavoro pubblico, ad eccezione dei soli dati cosiddetti "sensibili" (cioè i dati sull'iscrizione ad un partito o ad un sindacato e i dati sulle infermità da cui può essere affetto un dipendente e che possono causarne un'assenza dal lavoro).
Tolti questi dati, tutti gli altri, compresi quelli sulle valutazioni delle prestazioni, devono essere resi accessibili dall'amministrazione datrice di lavoro.
Allora noi chiediamo che questa stessa regola, che abbiamo stabilito per tutte le altre amministrazioni, valga anche per il Senato nel suo rapporto con i propri dipendenti.
PRESIDENTE. Senatore Ichino, stiamo parlando di dipendenti non pubblici. Molti dipendenti dei Gruppi, dei componenti del Consiglio di Presidenza e delle Presidenze delle Commissioni sono regolati da un rapporto privato, e quindi non sono pubblici.
Se togliamo tutta la parte di cui ha appena parlato le chiedo che cosa resta dell'ordine del giorno.
ICHINO (PD). Sto dicendo di riferire quest'ordine del giorno ai soli dipendenti del Senato.
PRESIDENTE. Si deve riferire alle figure professionali e non certo ai singoli soggetti. Si deve tutelare la privacy.
Da quanto ho capito, lei vuole rendere pubblici i nomi e cognomi e le retribuzioni dei dipendenti. Le chiedo se ho ben compreso.
ICHINO (PD). Il codice della privacy che noi abbiamo corretto e integrato a questo fine prevede che non è protetto l'interesse a che...
PRESIDENTE. Allora lei sta modificando l'ordine del giorno G10? In esso non si parla dei dipendenti del Senato.
ICHINO (PD). È una proposta di correzione.
PRESIDENTE. É stato già espresso un parere a tale riguardo.
Senatore Ichino, lei in sostanza sta cambiando integralmente l'ordine del giorno e sta spostando l'oggetto dell'impegno. Quindi, lei sta spostando la pubblicità non più ai dipendenti privati, ma ai dipendenti di tutto il Senato in quanto pubblici. Sta cambiando pertanto lo scenario. Lei vuole che si sappia quale sia lo stipendio di un funzionario. Si tratta di valutazioni che deve assumere l'Aula.
Per la verità, pensavo alle figure professionali. Fare i nomi e cognomi dei dipendenti è ben diverso.
ASTORE (Misto-ParDem). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ASTORE (Misto-ParDem). Ringrazio il senatore Ichino, ma devo intervenire velocemente.
PRESIDENTE. Senatore Astore, ha tutto il tempo che vuole a sua disposizione.
ASTORE (Misto-ParDem). Non cado nel trucco di stancare.
Se quanto da noi proposto non si può fare perché i dipendenti dei Gruppi sono regolati da un rapporto di lavoro privato, si eliminano dall'ordine del giorno. Ma il Consiglio di Presidenza e il Collegio dei senatori Questori hanno nelle loro delibere previsto dei dipendenti.
Voi avreste già dovuto allegare in un bilancio corretto e semplice, come fanno tutte le amministrazioni, i dati sui dipendenti del Senato. Sono fatti pubblici. Se non si allegano i nomi e cognomi, si alleghino allora i numeri. Un senatore deve anche sapere se nella segreteria del senatore Astore - nel caso avessi un incarico istituzionale - lavorano 15, 10 o 5 dipendenti.
Ho parlato solo di trasparenza - il presidente Schifani non era presente - e non, senatore Malan, di numeri, di cui parlerò dopo. Non sono d'accordo che bisogna tagliare per tagliare. Ho parlato di trasparenza. Si tratta di impegni che avete preso l'anno scorso.
Non c'è la trasparenza. Se volete continuare in questo modo, facciamo del male alle istituzioni.
PRESIDENTE. Senatore Astore, prendo atto delle sue valutazioni sulla mancata trasparenza. Mi permetta di tenere per me ciò che penso al riguardo.
In sostanza, l'ordine del giorno viene modificato. Poiché desidero essere estremamente collaborativo - potrei anche eccepire proceduralmente che si tratta di un'altra cosa - prendo atto del cambio dell'ordine del giorno, che, ripeto, è altra cosa.
ASTORE (Misto-ParDem). Lo metta da parte.
PRESIDENTE. Senatore Astore, desidero adeguarmi al suo richiamo alla trasparenza e quindi non lo stralcio e non sottraggo l'Aula dal pronunziarsi sulla nuova proposta avanzata.
Invito pertanto il senatore Questore Cicolani a pronunziarsi in proposito.
CICOLANI, senatore Questore. Signor Presidente, ritenevo, per la parte di competenza dei Gruppi e dei loro dipendenti, che questo ordine del giorno fosse stato assorbito da uno precedente nel quale abbiamo presentato una richiesta di rendicontazione ai Gruppi che poteva riguardare anche il numero dei loro dipendenti, per farla quindi a valle.
ASTORE (Misto-ParDem). Bocciatelo. Non lo votiamo.
CICOLANI, senatore Questore. Per il resto, se non ci viene presentata una nuova formulazione, il parere resta contrario.
PRESIDENTE. Senatore Astore, lei è il titolare dell'ordine del giorno G10. Le chiedo se il senatore Ichino ha parlato in sua vece.
ASTORE (Misto-ParDem). Il senatore Ichino l'ha sottoscritto.
PRESIDENTE. Le chiedo, allora, se la proposta di modifica integrale va nel senso dell'intervento del senatore Ichino.
ASTORE (Misto-ParDem). Signor Presidente, questa richiesta dell'ordine del giorno - lei era assente - le è stata fatta con quattro raccomandate al Consiglio di Presidenza tramite il servizio PEC. (Commenti dal Gruppo PD).
PRESIDENTE. Senatore Cicolani, qual è il suo parere sulla nuova proposta?
CICOLANI, senatore Questore. Il parere è contrario.
PRESIDENTE. Dobbiamo quindi procedere alla votazione dell'ordine del giorno G10 (testo 2), che prevede la pubblicità del rapporto di lavoro di tutti i dipendenti.
Onde evitare incertezze sull'esito della votazione, dispongo d'ufficio che essa venga effettuata mediante procedimento elettronico senza registrazione dei nomi.
Colleghi, la proposta consta di un nuovo concetto: impegna i senatori Questori a fare in modo che ci sia la pubblicità retributiva di tutti i dipendenti del Senato nominativamente. È chiaro il concetto?
Metto pertanto ai voti, mediante procedimento elettronico senza registrazione dei nomi, l'ordine del giorno G10 (testo 2), presentato dal senatore Astore e da altri senatori.
Il Senato non approva. (Applausi del senatore Astore).
Senatore Pardi, insiste per la votazione dell'ordine del giorno G11?
PARDI (IdV). Sì, Presidente.
PRESIDENTE. Metto ai voti l'ordine del giorno G11, presentato dal senatore Pardi e da altri senatori.
Non è approvato.
Essendo stati accolti, gli ordini del giorno G12 e G13 non verranno posti in votazione.
ADRAGNA, senatore Questore. Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ADRAGNA, senatore Questore. Signor Presidente, volevo dare una risposta all'appassionato intervento del senatore Zavoli.
Per quanto riguarda la situazione che è stata messa in evidenza, alla ripresa dei lavori, il Collegio dei senatori Questori farà un incontro con il dottor Bulgarelli, direttore del Servizio biblioteca, per vedere come meglio ottimizzare e garantire il proseguimento dell'attività.
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dei documenti VIII, nn. 9 e 10.
Sui lavori del Senato
PRESIDENTE. Prima di dare inizio alle dichiarazioni di voto, vorrei informare l'Aula che, per intese intervenute in maniera ufficiosa con tutti i Capigruppo, i lavori proseguiranno fino alla votazione finale dei documenti in esame e riprenderanno domani mattina, alle ore 9,30, con l'esame del decreto-legge proroga termini in materia sanitaria.
Pertanto, la seduta notturna non avrà più luogo.
Ripresa della discussione congiunta
del Doc. VIII, n. 9, e del Doc. VIII, n. 10 (ore 20,33)
ASTORE (Misto-ParDem). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ASTORE (Misto-ParDem). Signor Presidente, interverrò brevemente perché mi rendo conto che non c'è troppa sensibilità su questi temi.
In maniera chiara, Presidente, ho impostato il mio intervento non sul taglio delle spese (i senatori Questori me ne possono dare atto), come qualcuno cianciando... (Brusìo). Signor Presidente, ho impostato il mio intervento non sulla falsa riduzione della spesa (mi ero riservato di dirlo dopo), ma sulla trasparenza. Credo che la bocciatura dell'ordine del giorno G10 (testo 2) (addirittura è stato sollecitato da un senatore Questore il voto contrario dell'Assemblea) la dica lunga in maniera chiara.
Signor Presidente, penso che in questo intervento vada detta la verità, e la verità è la seguente: andiamo ai risparmi veri che voi avete fatto nel vostro bilancio. Credo sia necessario fare la massima attenzione, perché le favole se le porta il vento, la realtà sono i numeri che voi avete previsto. Io intendevo che il bilancio andava riordinato, andava ristrutturato, perché non si riforma un'istituzione solo abbattendo i costi.
In modo particolare, signor Presidente, giacché lei è presente, abbiamo gridato la dignità del parlamentare e avremmo voluto che il Presidente di questa istituzione e il Consiglio di Presidenza tutelassero meglio la dignità dei parlamentari. Spesso e volentieri si è giocato a scaricabarile da una Camera all'altra, sulla Presidenza verso l'Assemblea. Ecco perché il problema è di status del parlamentare, il problema è la trasparenza, il problema non è solo questione di spesa.
Per ciò che riguarda la spesa, signori senatori Questori, affermare, come ha fatto il senatore Stradiotto, che si è risparmiato tanto è da verificare. Vi fornisco solo un dato, per non annoiarvi. La legge imponeva, a partire dall'ottobre 2011, determinati tagli alle nostre indennità. È il primo miliardo che se n'è andato. Nel 2011 la legge imponeva tagli alle pensioni, e si sono risparmiati, non per scelta, 5 milioni di euro. Lo dite voi.
Per ciò che riguarda i dipendenti, la previsione era di 140 milioni. Avete speso 136 milioni, e la previsione 2012 è di 134 milioni di euro. Questo vi dà la certezza dell'entità della massa del risparmio, che voi avete calcolato a volte in base alla previsione ed altre in base al rendiconto. Infatti, se il risparmio viene calcolato in base alla previsione, siamo attorno ai 40 milioni di euro, se viene calcolato in base al rendiconto, siamo intorno ai 4 milioni di euro.
Il motivo per cui il mio è un voto di astensione è che un riordino del bilancio non si fa unicamente tagliando. Voglio farmi capire. Credo che tutto ciò comporti anche dei costi sociali, e inoltre è evidente che l'anno scorso abbiamo sprecato molto, avendo mantenuto lo stesso numero di contratti. Stiamo attenti. Vuol dire che le cifre contenute nel bilancio 2012 non sono esatte. Mancano delle poste pesanti che riguardano i senatori. Volete che le dica? Sono questioni che si potevano discutere con serenità, perché nessuno vi ha chiesto di tagliare. Noi abbiamo chiesto maggior rispetto per lo status dei parlamentari, abbiamo chiesto trasparenza e la chiediamo ancora una volta.
Faccio presente al Presidente che tutti teniamo alla dignità di questa istituzione, ma negare ad un parlamentare l'elenco dei dipendenti degli uffici di rappresentanza mi sembra un grave reato politico, morale e amministrativo. Non è possibile che entrino in Senato persone di cui non sappiamo nulla. (Applausi del senatore Ramponi).
Rivolgendomi poi al senatore Malan, che si lamenta dei dipendenti e dei contratti, dico che nessuno ha accusato nessuno. Ho semplicemente detto che sono stato chiamato dall'ufficio del lavoro presso il quale ho dovuto depositare i miei contratti (Commenti del senatore Malan). Come mai metà dei senatori non sono stati chiamati? Ve lo dico io. Perché non è stato inviato l'elenco. È stato mandato l'elenco solo dei senatori in regola. Ma allora i collaboratori come entrano in Senato? Lo posso dire perché non svelo alcun segreto. I collaboratori di chi non sta in regola entrano con permessi giornalieri, sollecitati da qualcuno.
Detto questo, non è il caso di vantarsi della restituzione di 21 milioni di euro (non mi fate esaminare bene la cifra) o affermare che devono andare ai terremotati. È meglio che non li nominiate, perché ai terremotati dobbiamo rispetto, sollecitando il Governo a stanziare altri fondi senza confonderli con le nostre questioni economiche.
Credo che le criticità siano queste. Una minore previsione di stanziamento non significa nulla. Pertanto, la raccomandazione che faccio, che ho già fatto l'anno scorso e voglio ripetere, è che non è possibile non conoscere l'elenco dei consulenti. Sapete quanto si spende per i dipendenti del Consiglio di Presidenza in termini di consulenza? Si spendono 15 milioni di euro, una bella cifra. Credo sia assolutamente giusto conoscere questo elenco.
Per questo, il mio sarà un voto di astensione, nella fiducia che il Consiglio di Presidenza e il Collegio dei senatori Questori possano veramente intraprendere la strada del riordino. E quando si riordina escono anche i risparmi e non i tagli: sono cose ben diverse. (Applausi dei senatori Mascitelli e Ramponi).
DI NARDO (IdV). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DI NARDO (IdV). Signor Presidente, colleghi, l'Italia dei Valori, come ha già fatto nel Consiglio di Presidenza, voterà a favore del bilancio.
Chiedo alla Presidenza l'autorizzazione a lasciare agli atti il testo integrale della mia dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. La Presidenza l'autorizza in tal senso.
FLERES (CN:GS-SI-PID-IB-FI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FLERES (CN:GS-SI-PID-IB-FI). Signor Presidente, colleghi, senatori Questori, sapete che mi piace spesso parlare per similitudini. Lo farò anche in questa circostanza. Si può perdere peso adottando una dieta più corretta, rivedendo lo stile alimentare di ciascuno di noi, aumentando o diminuendo le proteine, aumentando o diminuendo i carboidrati e così via. Si può diminuire di peso aumentando l'attività fisica, il moto, la ginnastica, la corsa. Ma vi è anche un altro modo per diminuire di peso. Ci si può amputare una gamba, un braccio, e così via. Ho la sensazione che una scelta precisa rispetto al metodo da adoperare non sia stata compiuta. In particolare, ho l'impressione che si sia adoperato, da una parte, il primo criterio, quello di una diversa dieta alimentare (nel caso specifico del Senato, una revisione delle voci di spesa); dall'altra, il terzo criterio, cioè quello dell'amputazione.
La mia sensazione è che se si fosse adoperato meglio il secondo criterio, quello dell'aumento dell'attività fisica (nel caso del Senato, dell'aumento dell'efficacia e dell'efficienza del lavoro prodotto, come molti colleghi hanno sottolineato, di una diversa e migliore organizzazione dei lavori, di una diversa e migliore valutazione dei carichi di lavoro dei dipendenti, ma anche dei senatori, e dell'efficienza dell'attività e dei dipendenti e dei senatori), probabilmente si sarebbe ottenuto un risultato altrettanto vantaggioso con una perdita di peso che non avrebbe costretto ciascuno di noi né a modificare le proprie abitudini alimentari né a doversi amputare una gamba o un braccio.
Signor Presidente, colleghi Questori, i tagli ci sono stati - questo è indubbio - e sicuramente la mia esperienza di parlamentare regionale mi porta a ritenere che siano stati tagli correttamente compiuti, ma all'interno di quel ragionamento che ho utilizzato come premessa sfruttando una similitudine.
Credo che si possa fare di più e, da questo punto di vista, si possa utilizzare il criterio scelto dalla Camera, laddove ha avviato una procedura di verifica dei carichi di lavoro e di valutazione di efficienza che medio tempore produrrà effetti sicuramente virtuosi sui costi di quella Camera; nel caso in cui quel criterio venisse adoperato al Senato, credo che anche da noi produrrebbe dei vantaggi.
Ma, onorevole Presidente, onorevoli colleghi, il mio Gruppo, che ha anche sottolineato, attraverso i suoi componenti, alcune criticità del bilancio che ci è stato sottoposto, non fa parte del Consiglio di Presidenza. È l'unico Gruppo parlamentare che non ha un rappresentante al suo interno. Dunque, non ritiene opportuno o, comunque, un proprio dovere assecondare o non assecondare l'esito dei lavori del Collegio dei Questori relativamente alla predisposizione del bilancio e, pertanto, non parteciperà al voto. Non esprimerà un voto contrario perché è indubbio che i tagli ci siano stati; non esprimerà un voto favorevole perché critica le modalità attraverso cui si è pervenuti alla determinazione di quei tagli. Non è presente nel Consiglio di Presidenza e, dunque, non ha alcuna responsabilità, né vuole assumersela relativamente al contenuto di questo bilancio.
Pertanto, non parteciperà al voto. (Applausi dal Gruppo CN:GS-SI-PID-IB-FI).
BAIO (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BAIO (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Signor Presidente, chiedo di poter consegnare il testo del mio intervento, di cui leggo solo una frase perché voglio che resti anche nella mente dei colleghi.
Il messaggio che dobbiamo trasmettere al Paese, dopo le profonde critiche che abbiamo ricevuto, il seguente: è il primo bilancio su cui si è operato un effettivo risparmio. L'hanno spiegato prima, entrando nel dettaglio, il presidente Baldassarri con piena ratio e poi altri colleghi.
Io aggiungo questo concetto, riprendendo la frase di un grande saggio latino, Seneca: «Lunga è la strada dei precetti, breve ed efficace quella degli esempi». Noi non potevamo chiedere ai cittadini dei sacrifici se prima non davamo noi l'esempio. Credo che con questo bilancio ci siamo impegnati a dare un esempio. Forse Seneca si riconoscerà nella scelta che stiamo facendo oggi. (Applausi dai Gruppi Per il Terzo Polo:ApI-FLIe PdL).
PRESIDENTE. Senatrice Baio, la Presidenza l'autorizza a consegnare il testo della sua dichiarazione di voto.
MAZZATORTA (LNP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MAZZATORTA (LNP). Signor Presidente, onorevoli colleghi, ringraziando il Collegio dei Questori per l'ottimo lavoro svolto, annuncio il voto favorevole del Gruppo della Lega Nord al rendiconto e al progetto di bilancio per il 2012. (Applausi dal Gruppo LNP).
MERCATALI (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MERCATALI (PD). Signor Presidente, dichiariamo il nostro voto favorevole e ringraziamo per il lavoro fatto i senatori Questori e il Consiglio di Presidenza; rivendichiamo con un po' di orgoglio di essere stati parte di una svolta molto importante nel lavoro che si fa sul bilancio. Forniremo nel merito alcune proposte, come abbiamo fatto anche in passato, per andare avanti su questa strada. (Applausi dai Gruppi PD e PdL e della senatrice Carlino).
MALAN (PdL). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MALAN (PdL). Signor Presidente, il Popolo della Libertà voterà a favore di questo bilancio. Ringrazio per il lavoro fatto i Questori e lei, Presidente, per aver guidato questi anni in cui il Senato ha regolarmente fatto dei risparmi sull'anno precedente. Ciascun anno sarebbe stata un'eccezione. È un complesso di evoluzione dell'Amministrazione del Senato con costi inferiori e con un'efficienza non ridotta, ma aumentata. Per questo, voteremo a favore. (Applausi dal Gruppo PdL).
PRESIDENTE. Procediamo dunque alle votazioni. Dispongo d'ufficio che esse vengano effettuate mediante procedimento elettronico senza registrazione dei nomi.
Metto pertanto ai voti, mediante procedimento elettronico senza registrazione dei nomi, il rendiconto delle entrate e delle spese del Senato per l'anno finanziario 2011 (Doc. VIII, n. 9).
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato approva.
Metto ai voti, mediante procedimento elettronico senza registrazione dei nomi, il progetto di bilancio interno del Senato per l'anno finanziario 2012 (Doc. VIII, n. 10).
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato approva.
Mozioni, interpellanze e interrogazioni, annunzio
PRESIDENTE. Le mozioni, interpellanze e interrogazioni pervenute alla Presidenza saranno pubblicate nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.
Ordine del giorno
per le sedute di giovedì 2 agosto 2012
PRESIDENTE. Il Senato tornerà a riunirsi domani, giovedì 2 agosto, in due sedute pubbliche, la prima alle ore 9,30 e la seconda alle ore 15, con il seguente ordine del giorno:
La seduta è tolta (ore 20,50).