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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 781 del 31/07/2012


SANGALLI (PD). Signor Presidente, il decreto-legge che ci accingiamo a votare e che auspico riusciremo ad approvare oggi (perché dalle popolazioni, dalle imprese, dalla gente delle terre colpite è molto atteso e viene considerato assolutamente urgente) contiene una serie di misure dirette a favorire la ricostruzione, l'assistenza alla popolazione e la ripresa economica dei territori colpiti dal sisma dello scorso maggio.

È stata una tragedia di vaste dimensioni che, oltre a causare vittime umane, ha messo in ginocchio un'intera area produttiva di grande rilevanza. Possiamo dire che siamo di fronte al primo terremoto industriale della storia del nostro Paese, nel senso che è stata colpita una zona ad altissima intensità produttiva, come non era mai avvenuto per le caratteristiche dei terremoti precedenti, di altissimo livello tecnologico e nella quale le imprese coinvolte soltanto in Emilia-Romagna sono circa 5.000, di cui 600 industriali, con 15.000 lavoratori solo nei comparti più rilevanti di queste aree.

Nei territori colpiti dal sisma sono, infatti, insediate 35.000 imprese, con oltre 130.000 addetti, tra titolari e dipendenti delle aziende. L'area produttiva direttamente colpita dal sisma produce oltre il 10 per cento del PIL dell'Emilia-Romagna, per circa 15 miliardi di euro annui, vale a dire l'1 per cento del prodotto interno lordo nazionale.

Il sisma ha colpito punte di eccellenza del nostro sistema produttivo nel settore del biomedicale, della ceramica e dell'agroalimentare e anelli fondamentali della catena di subfornitura a molte filiere produttive, come quelle della meccanica e della meccanica di precisione.

Siamo in una delle aree del Paese a più alta intensità di export e che contribuiscono fattivamente ed in modo rilevantissimo alla positività della nostra bilancia commerciale con l'estero.

I danni diretti al sistema economico superano in Emilia-Romagna i 4 miliardi di euro, ai quali si aggiungono quelli generati dall'effetto «moltiplicatore» sulle filiere e sulle imprese, anche non localizzate nelle aree del sisma, per via del blocco delle reti di subfornitura.

L'area colpita dal sisma, sulla base delle stime sul prodotto interno lordo del territorio, garantisce complessivamente (famiglie, imprese e pubblica amministrazione) un gettito fiscale - non ho mai sentito ricordare il dato in questo dibattito - di almeno 6-7 miliardi di euro all'anno. La sola IVA attribuibile al settore industriale ammonta a non meno di 300-400 milioni di euro all'anno.

Da queste stime è evidente che l'intervento dello Stato per supportare le attività economiche colpite non rappresenta solo una necessaria azione di solidarietà, né solo un intervento doveroso da parte dello Stato nei confronti di una terra che in tante altre circostanze ha dato tanto in cambio al nostro Paese: si tratta di un vero e proprio investimento sul futuro immediato.

Con questo decreto il Governo ha posto in essere un primo pacchetto di interventi per far fronte alla situazione di emergenza, anche se di certo questi interventi non sono sufficienti e non è tutto quello che la mia Regione e quelle limitrofe si aspettano dallo Stato.

Il giudizio su questo provvedimento, quindi, è senza dubbio positivo, tenuto conto della struttura, oltre che della rapidità e della complessità dello stesso, pure assunto in una situazione di assoluta emergenza per il sisma, oltre che di difficoltà generale dei conti pubblici e di assoluta emergenza della stessa economia nazionale rispetto alla contingenza internazionale.

Su alcuni aspetti ovviamente saranno necessarie ulteriori misure. Penso che prima di tutto sarà necessaria una riflessione su una legge ad hoc per il sisma in Emilia-Romagna che metta in fila il sistema degli obiettivi, individui le strategie fondamentali e le autorità competenti, una volta superata la fase dell'emergenza, così da rimettere in moto rapidamente la struttura produttiva, che è una delle massime ricchezze del nostro Paese.

In particolare, anche nel corso dell'esame del provvedimento, abbiamo segnalato tre ambiti di priorità con diversi ordini del giorno, che sono stati accolti in Commissione e che riproponiamo qui in Aula, non avendo potuto apportare direttamente delle modifiche all'articolato per l'urgenza - voglio ribadire questo aspetto - del provvedimento.

Quello in esame è un provvedimento non modificabile, non tanto perché lavoriamo male o abbiamo cambiato di fatto la Costituzione, per cui dal bicameralismo perfetto siamo passati ad un sistema che vede due Camere lavorare in modo intrecciato, ma perché, a causa del sisma, ancora molte migliaia di persone sono sotto le tende. Le aziende, inoltre, sono altamente delicate e possono rischiare di perdere commesse e decidere di delocalizzarsi non nella Regione, non in Italia, ma altrove; si tratta di imprese riconducibili spesso all'interno di filiere multinazionali che le premono in questa direzione e la loro responsabilità verso il territorio potrà essere riconosciuta solo a condizione che lo Stato, la Regione e tutti gli enti pubblici diano a quelle aziende lo spazio necessario per affrontare la situazione attuale.

Ho sentito criticare, per esempio, il possibile aumento delle volumetrie per i capannoni industriali. Vorrei dire che si tratta di produzioni che sono state addirittura più colpite nelle tecnologie che non nei capannoni industriali. Si tratta di produzioni per le quali si è disassata la struttura produttiva tecnologica e per le quali l'aumento dei capannoni non rappresenta una possibilità di speculazione edilizia - il valore del capannone in sé è infinitesimo rispetto ai valori tecnologici di quelle aziende - ma rappresenta, piuttosto, la condizione per riprogettare sul piano organizzativo anche nuovi livelli di innovazione, fondamentali per mantenere in quei territori aziende che le rispettive multinazionali altrimenti porterebbero o spingerebbero altrove.

Bisogna che noi consideriamo con drammaticità questo fatto, perché non tutte le propensioni e le specializzazioni sono legabili a un territorio. Nel caso specifico, il territorio offre competenze e subforniture. Offre un tessuto sociale coeso ed una buona amministrazione. Offre le condizioni per rimanere a patto che tutto questo si traduca in provvedimenti di sostegno con la rapidità necessaria.

Il ministro Passera in quest'Aula, rispondendo a un'interrogazione a risposta immediata, ha usato le stesse parole che sto per pronunciare: «È chiaro, quindi, che, oltre alla salvaguardia delle vite umane, la priorità diventa quella di riaprire urgentemente gli stabilimenti e i cannoni, in taluni casi. In questo caso dobbiamo far combaciare due esigenze che appaiono certe volte non equilibrabili, quella del ricominciare subito e quella della sicurezza degli impianti produttivi».

Sotto il profilo della sicurezza, è necessario avere tempi più lunghi e percorsi più chiari per poter affrontare detta tematica senza disastrare la struttura industriale di quel territorio.

Abbiamo chiesto, nella prospettiva delle prossime leggi di bilancio, che sia anche prevista una detrazione dell'IRES o dell'imposizione lorda, per quelle imprese che devono ricostruire i capannoni, utilizzando la misura del 50 per cento di intervento - così come previsto nel decreto sviluppo che sarà presto discusso in quest'Aula - per le ristrutturazioni edilizie, in modo che in tale caso la ristrutturazione, che diventa spesso anche ricostruzione, possa trovare nell'imprenditoria locale il primo vettore di ripresa produttiva.

Nessuno in questa sede chiede assistenzialismo. Chiede però una funzione determinata e precisa dello Stato. Chiede di avere di fronte a se interlocutori che siano almeno altrettanto credibili quanto quelle forze del lavoro e dell'impresa che, da sole, in quei territori hanno già ricominciato a ricostruire. Chiede però che, dietro l'idea di una Regione che ce la può fare, non si nasconda il pensiero che quello avvenuto sia un terremoto a cui tante altre parti del Paese possono guardare per approfittare delle misure che verranno assunte. Vorrei dire con chiarezza che l'Emilia-Romagna non è una Regione qualsiasi. È una Regione in cui l'abuso edilizio è infinitesimo rispetto a molte altre parti del Paese. (Applausi dei senatori Soliani e Scarpa Bonazza Buora). É una Regione nella quale le amministrazioni e le imprese hanno un rapporto molto intenso e stretto e dove le politiche pubbliche hanno spesso favorito lo sviluppo.

Rivendicare questo vuol dire rivendicare anche quel ruolo che queste Regioni, l'Emilia-Romagna in particolare, hanno sempre assunto tutte le volte che si è trattato in Italia di intervenire a sostegno di ogni altra situazione di difficoltà. (Applausi del senatore Scarpa Bonazza Buora).

Non dico che vogliamo indietro tutto, ma almeno quella parte di solidarietà che abbiamo sempre dimostrato (e anche lei, signor Presidente, concedendomi del tempo in più ha dimostrato). (Applausi dal Gruppo PDe dei senatori Germontani, Lauro e Scarpa Bonazza Buora).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Bettamio. Ne ha facoltà.