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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 781 del 31/07/2012


VIESPOLI (CN:GS-SI-PID-IB-FI). Signor Presidente, la ringrazio per avermi concesso la parola, che le ho chiesto per un'esigenza di onestà intellettuale rispetto al becerume di una strumentalizzazione quale quella alla quale abbiamo assistito: soprattutto chi fa riferimento alla legalità dovrebbe qualche volta riuscire a coniugare questo concetto anche con quello di onestà, in particolare intellettuale.

Onestà intellettuale vuole dunque che si dica che la scelta, contestabile o meno, di presentare un emendamento era dovuta esclusivamente all'obiettivo di porre una questione - e ne sono testimone, motivo per cui ho sentito il dovere d'intervenire - non e di inserire quello stesso emendamento nel provvedimento, che altrimenti sarebbe stato, quello sì, un tentativo veramente inaccettabile d'intervenire per rompere, anziché per unire, come deve essere quando si tratta di solidarietà.

Quell'intervento nasce da un'esigenza, che va al di là del velo dell'ipocrisia: non vi sono soggetti peggiori, infatti, anche nella vita parlamentare, degli ignavi e degli ipocriti, i quali hanno un atteggiamento in Aula e un altro al di fuori; meglio quelli che hanno lo stesso atteggiamento in Aula e fuori da essa nel porre un tema, che esiste ed è relativo alla necessità di portare in discussione un determinato disegno di legge. Vi è il diritto a che questo avvenga nell'Aula del Parlamento, dove ciascuno nel merito si assumerà le proprie responsabilità.

Mi permetto di chiarire che così ho letto l'iniziativa di una parte del Gruppo del PdL - o meglio, di quello che non so nemmeno se definire il gruppo campano, ma questo conta poco - ossia come un tentativo per superare questa sorta di barriera che impedisce che un argomento rilevante e d'impatto sociale trovi un luogo di discussione. Si può poi approvare o bocciare il relativo provvedimento, ma credo vi sia il diritto a che se ne discuta: punto e basta.

Questo è il punto, o almeno, per quanto mi riguarda, così l'ho letto e interpretato, e quindi ho sentito il dovere di sottoporlo all'Aula, perché ritengo utile evitare di dire una cosa non vera. Il Governo ha posto la questione di fiducia, ma l'avrebbe posta comunque, anche su un solo emendamento riguardante la virgola a ridosso del confine tra Reggio Calabria e Cosenza. È talmente tesa la condizione complessiva di chi si rende conto delle forzature legate a questa sequela di fiducie, che il Governo ha scelto di fare questo, non certo per l'emendamento che era stato predisposto, che ritengo avesse quest'obiettivo e quest'intenzione. Almeno così li ho colti io, che ad esso ho aggiunto anche la mia modestissima firma, e quindi, a maggior ragione, ho avvertito il dovere di lasciare questa mia testimonianza nel dibattito in Aula. (Applausi dai Gruppi CN:GS-SI-PID-IB-FI e PdL).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Sarro. Ne ha facoltà.