VALDITARA (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
VALDITARA (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Signora Presidente, onorevoli colleghi, la riforma al nostro esame, quando è stata varata dalla Commissione nella sua prima fase, portava nel nostro ordinamento novità importanti, tra cui il rafforzamento dei poteri del Presidente del Consiglio e la diminuzione del numero dei parlamentari.
Si era realizzato un accordo molto ampio tra le forze politiche, dopo una discussione serrata, ma certamente interessante ed importante. Il 7 giugno il provvedimento è arrivato in Aula. Se fosse stato approvato, come d'altro canto i lavori della Commissione lasciavano intendere, oggi sarebbe già stato all'esame della Camera e probabilmente sarebbe stato già approvato in prima lettura dalla Camera dei deputati. Dunque, la probabilità che questo disegno di legge di riforma costituzionale entrasse in vigore sarebbe stata estremamente alta. I Romani dicevano: «pacta sunt servanda». Vi era stato un accordo molto ampio; poi, improvvisamente, questo accordo è stato rotto. Il PdL ha introdotto alcuni emendamenti, in particolare quello sul semipresidenzialismo, che ha radicalmente cambiato la prospettiva della discussione.
Desidero subito sottolineare come questi emendamenti in sé potevano essere interessanti da molti punti di vista, anche se sarà opportuno fare poi qualche precisazione sulla loro reale portata; tuttavia, avrebbero dovuto trovare un consenso ampio, quello stesso ampio consenso che in Commissione era stato raggiunto sul testo precedente.
Nel marzo 2001 avevamo stigmatizzato la riforma varata, con una maggioranza molto risicata, dall'allora maggioranza di centrosinistra, proprio pochi giorni prima delle elezioni. E d'altro canto, anche la riforma fatta nella XIV legislatura, la cosiddetta devolution, fu realizzata a colpi di maggioranza, salvo poi essere addirittura bocciata dal corpo elettorale.
È evidente quindi che una grande riforma della Costituzione deve cercare di coinvolgere tutte le principali forze politiche. Tuttavia, anziché cercare quell'ampio consenso, si è preferito procedere con una inedita maggioranza, diversa da quella che sostiene l'attuale Governo, che ha dato vita ad una sorta di baratto: da una parte, un pessimo Senato federale, dall'altra, la condivisione, da parte della Lega, del semipresidenzialismo. Una maggioranza che non è in grado di garantire una definitiva entrata in vigore di questa riforma.
Quali sono le conseguenze di questo baratto? L'introduzione di un Senato che federale proprio non è. Cari amici della Lega, mi dispiace: ho partecipato nella XIV legislatura alla redazione del testo della devolution che prevedeva, quello sì, un serio Senato federale, e vi dico che questo testo col Senato federale non ha nulla a che vedere; anzi, tiene in piedi il bicameralismo perfetto e non produce una significativa modifica di quell'impianto istituzionale che avevamo sempre stigmatizzato.
Il presidenzialismo, poi, non entrerà in vigore, dato che l'indizione di un referendum confermativo è certa, dal momento che non vi è una maggioranza di due terzi a sostegno di questa riforma. Dunque, per otto anni rimarrà questo impianto. Ma che riforma è? Il senatore Boscetto, che è una persona seria, in Commissione ha detto testualmente che si tratta di una riforma non completa, che dovremo modificare, integrare e migliorare nella prossima legislatura. Rinvio pertanto alle sue dichiarazioni in Commissione proprio sul tema del semipresidenzialismo.
Ma allora, se dobbiamo ritornare nella prossima legislatura a modificare e a migliorare questa riforma del semipresidenzialismo, perché tutta questa fretta? Faccio un esempio per tutti. Rimane la sfiducia costruttiva, insieme con un Presidente della Repubblica, eletto dal popolo, che presiede il Governo e che dunque, essendo eletto dal popolo, ha una diretta legittimità popolare.
Ci rendiamo conto di quale aborto giuridico avete costruito? La sfiducia costruttiva e un Presidente della Repubblica che presiede il Governo. È evidente dunque il carattere propagandistico di questa proposta, che ha certamente un effetto sicuro: far saltare la riduzione del numero dei parlamentari e creare fibrillazioni che rendono oggi più difficile l'accordo sulla legge elettorale.
Il senatore Saro, d'altro canto, molto onestamente e molto lucidamente, aveva denunciato la strumentalità di questo disegno e di questo emendamento; aveva denunciato i motivi politici che stavano a fondamento di questo accordo e aveva detto testualmente qui in Aula che vi era forse la speranza di alcuni di arrivare a mettere in crisi il Governo e di giungere ad elezioni anticipate, magari sperando che il 30 giugno Monti fallisse in Europa. Se quel disegno che il senatore Saro aveva vaticinato qui in Aula era effettivamente esistente, quel disegno è fallito; rimane tuttavia questo aborto, che però non passerà alla Camera in quanto in quella sede il Gruppo del Terzo Polo è decisivo. Quindi, purtroppo per voi, cari amici, questa riforma non riuscirà a vedere la luce.
Noi non ci stiamo ad un uso strumentale delle istituzioni, ad un uso delle istituzioni per scopi di parte. Pensavamo che con il Governo Monti si fosse aperta una fase nuova della politica, ispirata alla serietà e all'interesse generale. Noi non ci prestiamo, e ci asterremo sull'emendamento in esame. Certamente, dal punto di vista ideale e culturale, in particolare noi di Futuro e Libertà siamo favorevoli al semipresidenzialismo, ma non possiamo accettare questo baratto, che manda al macero un lavoro serio fatto in Commissione che avrebbe finalmente reso più efficiente il quadro istituzionale della nostra Repubblica, rafforzando il potere Esecutivo nella difesa delle prerogative del Parlamento e favorendo quella governabilità e quella velocità delle decisioni nell'interesse dei cittadini che sono da tempo attese.
Questa è la nostra determinazione, e contestualmente, signora Presidente, chiedo anch'io la verifica del numero legale sulla votazione dell'emendamento 9.0.500. (Applausi dal Gruppo Per il Terzo Polo:ApI-FLI).