Riprendiamo l'esame degli articoli del testo unificato proposto dalla Commissione.
Ricordo che nella seduta antimeridiana del 19 luglio ha avuto inizio la votazione degli emendamenti presentati all'articolo 7.
Ricordo altresì che il rappresentante del Governo si è rimesso all'Aula su tutti gli emendamenti presentati.
Riprendiamo le votazioni, a partire dall'emendamento 7.244.
FINOCCHIARO (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FINOCCHIARO (PD). Signora Presidente, torno a sollevare una questione sulla quale più volte il mio Gruppo (ma anche altri Gruppi) è tornato, nel corso di queste settimane, ma che oggi assume una radicalità che io definirei inedita.
Prosegue stancamente il lavoro sulle riforme costituzionali dentro quest'Aula: con la nostra assenza, peraltro. Un'assenza motivata dal segno, che abbiamo voluto dare, del considerare questa, che è una discussione destinata a non avere nessun esito sotto il profilo della riforma, come una discussione nella quale non si celebra l'interesse del Paese, che è un interesse reale a riformarne le forme costituzionali con un consenso, come sarebbe necessario e tanto più doveroso in questa fase della storia del Paese, che rappresenti i due terzi di questo emiciclo e, comunque, una maggioranza consistente.
È una discussione che, invece, viene adoperata come palestra, come tipografia, per la confezione di un voto sull'emendamento presentato dai colleghi del PdL sul semipresidenzialismo che valga poi ad essere utilizzato in campagna elettorale: quindi, l'interesse è quello di una forza politica - anzi, di due, visto che su questo si è saldato un patto tra PdL e Lega - a utilizzare questo tempo per fini particolari dei propri partiti e dei propri Gruppi parlamentari.
Nel mentre, il Senato è impegnato nella valutazione di un provvedimento di grandissima complessità, il cosiddetto provvedimento sulla revisione della spesa, che presenta asprezze sulle quali i colleghi e il Governo si stanno impegnando nel tempo risicatissimo che può essere guadagnato tra una seduta d'Aula e l'altra. È un tempo certamente insufficiente, non soltanto a trovare una via d'uscita che confermi un testo che ha determinati saldi ma che, nel contempo, valga a venire incontro alle numerosi obiezioni. Una di queste, evidentissima, è quella di oggi dei Comuni italiani (Comuni ovviamente amministrati da Giunte di qualunque colore).
Credo che basti, a ciascuno di noi, sfogliare ormai da giorni le prime dieci pagine di un quotidiano (di qualunque quotidiano) per comprendere che le ricadute di questo provvedimento destano preoccupazione e allarme, anche perché inscritte in una crisi finanziaria ed economica che, come tutti sappiamo, non è certamente arginabile da un solo Paese, ma che pure spaventa e intimorisce gli italiani.
In questa situazione, noi continueremo oggi, tutto il giorno, a discutere e a votare una riforma che mai vedrà la luce, fino a quando non arriveremo a questo famoso articolo 9 e fino a quando non verrà restaurato il sinallagma tra PdL e Lega.
E ancora domani ci occuperemo di questo, mentre i colleghi della Commissione bilancio e i colleghi interessati e il Governo o dovranno assentarsi dall'Aula (e questo dovrebbe essere grave per i colleghi del PdL e della Lega) e lavorare - diciamo così - clandestinamente nonostante l'impegno d'Aula, oppure saranno costretti a rinviare, ad altre ore e con tempi più ristretti, l'esame.
Ora, noi crediamo che, data la complessità del provvedimento, risulti irragionevole l'aver fissato tra giovedì e venerdì (assai più probabilmente venerdì, io ritengo, proprio perché lunga e articolata è la discussione) la data di approvazione dello stesso. Ma proprio per questo mi pare sempre più intollerabile il fatto che l'Aula e i colleghi vengano impegnati in una discussione, che non avrà sorte, soltanto perché due forze politiche rappresentate in Parlamento, una delle quali sostenitrice del Governo Monti, devono cavarsi lo sfizio di avere una ragione in più per poter tappezzare tutta l'Italia, come peraltro hanno già fatto, con manifesti inneggianti al semipresidenzialismo.
Trovo che tutto questo sia inconcepibile e trovo anche che sia oltraggioso nei confronti degli italiani e delle italiane, oltre che delle imprese italiane, delle autonomie e dei governi locali, e che tutto questo non giovi certamente allo sforzo che, insieme, stiamo facendo su un'altra barricata per ridare slancio all'Italia e ridarle forza. (Applausi dal Gruppo PD).
BELISARIO (IdV). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BELISARIO (IdV). Signora Presidente, condividendo quanto ha detto la presidente Finocchiaro, il mio Gruppo rimane più che perplesso per il fatto che, rispetto alla gravissima situazione economico‑finanziaria che coinvolge l'Europa, e in particolar modo l'Italia, si stia ponendo in essere quella che - me lo perdonerà, e me lo perdoneranno i colleghi - ritengo sia davvero una commedia, quando avremmo altro di cui discutere.
Anche all'interno del Governo si sono manifestate alcune perplessità sulla spending review, e tutte le forze politiche, compresa la nostra, che pure non è favorevole all'impostazione di tale provvedimento, stanno lavorando nel tentativo di migliorarla. Il Paese e le parti sociali sono in grande fibrillazione. I sindaci, coloro i quali più puntualmente e giornalmente sono a contatto con i problemi dei cittadini, lamentano gravi difficoltà nell'assicurare i servizi e in particolar modo i servizi sociali: asili, scuole, trasporti e quant'altro. Ecco perché a noi sembra davvero paradossale non impegnare il nostro tempo più proficuamente per affrontare i problemi reali che i cittadini avvertono davvero.
Il Parlamento potrebbe certamente intervenire per migliorare il provvedimento del Governo, o quanto meno per vararlo nella forma migliore consentita. Ma per far questo il dibattito deve essere approfondito innanzitutto in Commissione, mentre invece lo spazio assegnato sembra assolutamente irrisorio. Non c'è un'illustrazione, e soprattutto non c'è la serena valutazione di alcuni emendamenti relativi alla sanità, agli enti locali tutti, al taglio di personale nelle pubbliche amministrazioni e quant'altro.
Insomma, si tratta di un provvedimento, come diceva la presidente Finocchiaro e come tutti noi sappiamo, talmente complesso che riteniamo che un confronto, magari anche puntiglioso, ma serio e sereno sia assolutamente importante e prioritario rispetto a questa strana e strampalata riforma della nostra Costituzione. (Applausi dal Gruppo IdV).
GASPARRI (PdL). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GASPARRI (PdL). Signora Presidente, abbiamo già affrontato più volte questo discorso. Noi confermiamo la scelta del rispetto del calendario dei lavori, che prevede un tema importante, che non è di propaganda, ma di sostanza. Le decisioni relative alle riforme rappresentano un elemento di chiarezza, nel dibattito politico e istituzionale, per offrire al Paese e alle istituzioni elementi di decisione che, alla fine, risultano connessi: la riforma del Parlamento, la riforma costituzionale e l'elezione diretta del Presidente della Repubblica. Sono materie che devono avere un loro rapido iter, portato ad una decisione finale, come la legge ordinaria per modificare la legge elettorale.
Per quanto riguarda la spending review, noi siamo impegnatissimi. Anche ieri, io ho personalmente seguito, a tratti, i lavori della Commissione. Anche prima, i colleghi hanno lavorato, e avranno le giornate di oggi e di domani per proseguire. Poi, prima faremo a concludere il dibattito sulla riforma costituzionale, maggiore sarà la libertà della Commissione di completare in maniera analitica e dettagliata il proprio lavoro, che ho visto essere arrivato a buon punto, nell'analisi dei complessi temi, peraltro, con una rapidità e una disponibilità dei Gruppi parlamentari e del Senato superiore a quella di alcuni tratti di dibattito che emergono dal Governo stesso: infatti, dalla lettura dei giornali, che non fa fede, risulta che anche alcuni esponenti del Governo chiedono tempi più lunghi. Ma il Senato credo farà bene a rispettare il suo calendario dei lavori per quanto riguarda sia il disegno di legge di riforma costituzionale sia il decreto sulla cosiddetta spending review, che noi pensiamo di votare entro questa settimana, nonostante anche da ambienti di Governo provenga una sollecitazione a prevedere tempi più lunghi, che noi non riteniamo funzionali alla necessità di decisioni rapide. Poi, in merito alla rapidità delle decisioni rispetto all'evoluzione della crisi, abbiamo avuto tanti esempi dai quali è risultato che una rapidità ancora maggiore, ahimè, non ha risolto i problemi.
Noi comunque riteniamo che il calendario sia corretto e vogliamo dedicare il tempo necessario a chiudere il dibattito sulle riforme e a lavorare intensamente, come già si sta facendo, al decreto sulla revisione della spesa.
PRESIDENTE. Senatori Belisario e Finocchiaro, ho ben ascoltato le valutazioni politiche che entrambi avete espresso. Vi chiedo solo se la vostra proposta di sospendere l'esame dei disegni di legge di riforma costituzionale è formale, o se attiene alla valutazione politica.
FINOCCHIARO (PD). Signora Presidente, la richiesta è formale. Chiediamo in ogni caso la convocazione della Conferenza dei Capigruppo.
PRESIDENTE. In merito alla convocazione della Conferenza dei Capigruppo, riferiamo immediatamente al presidente Schifani.
Circa la richiesta formale di sospensione dell'esame dei disegni di legge, e quindi di modifica del calendario dei lavori, obiettivamente devo indire la votazione, com'è evidente.
Metto dunque ai voti la proposta, avanzata dalla senatrice Finocchiaro, di sospendere l'esame dei disegni di legge di riforma costituzionale.
Non è approvata.
INCOSTANTE (PD). Chiediamo la controprova.
PRESIDENTE. Ordino la chiusura delle porte. Procediamo alla controprova mediante procedimento elettronico.
(Segue la votazione. Proteste dal Gruppo PD).
Colleghi, vi prego di ritirare la scheda. Chiedo ai senatori Segretari di effettuare una verifica. È scesa tra i banchi la senatrice segretario Amati; prego il senatore Stiffoni di fare altrettanto.
Per cortesia, ognuno voti per sé. Se ognuno vota per sé al proprio posto, facciamo prima. (Proteste dal Gruppo PD. Commenti dal Gruppo PdL). Colleghi, è un po' umiliante questa procedura. Se ognuno vota per sé facciamo prima, no?
Il senatore segretario Stiffoni ha detto che è tutto a posto, ma se va a vedere tra i banchi è meglio. (Proteste del senatore Garraffa).
Chiedo di verificare le schede poste nell'ultima fila. (Commenti dai Gruppi PdL e LNP). Colleghi, se mi si chiede la verifica, questa deve essere fatta.
GARRAFFA (PD). La scheda accanto al senatore Caliendo!
PRESIDENTE. Le procedure sono queste. Finché i senatori Segretari non mi dicono che è tutto a posto io non posso procedere. Ognuno ha il suo mestiere; questo è difficile, e anche un po' umiliante, francamente.
Non è approvata.
MALAN (PdL). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MALAN (PdL). Signora Presidente, intervengo solo per sottolineare che una Presidenza accusata di essere parziale (non lei, Presidente, ma la Presidenza) ha fatto sì che l'Aula fosse chiamata a votare sulla scelta se proseguire con il calendario già stabilito da una Conferenza dei Capigruppo e da un voto in Aula oppure no. Direi che questo è al di là delle garanzie all'opposizione e al di là del Regolamento.
PRESIDENTE. Al di là del Regolamento no, senatore Malan: l'Aula è sovrana. Al di là del Regolamento sicuramente no. La prego di credere che le modifiche al calendario funzionano in questo modo. (Commenti dei senatori Calderoli e Malan).
RIZZI (LNP). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
RIZZI (LNP). Signora Presidente, sono d'accordo sul fatto che la proposta dovesse essere messa in votazione; peccato però che non fossero trascorsi i venti minuti! Volevo solo sottolineare questo.
PRESIDENTE. Senatore Rizzi, sull'ordine dei lavori non è previsto il preavviso di venti minuti, trattandosi di votazione per alzata di mano; esso è previsto nelle votazioni mediante procedimento elettronico.
Metto ai voti l'emendamento 7.244, presentato dal senatore Pardi e da altri senatori.
Non è approvato.
Metto ai voti l'emendamento 7.245, presentato dal senatore Pardi e da altri senatori.
Non è approvato.
Passiamo alla votazione dell'emendamento 7.246.
MALAN (PdL). Lo ritiro, signora Presidente.
PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 7.247, presentato dal senatore Pardi e da altri senatori.
Non è approvato.
L'emendamento 7.248 è stato ritirato.
Metto ai voti l'emendamento 7.249, presentato dal senatore Pardi e da altri senatori.
Non è approvato.
Passiamo alla votazione dell'emendamento 7.250, identico all'emendamento 7.251.
BOSCETTO (PdL). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BOSCETTO (PdL). Signora Presidente, innanzitutto chiedo di aggiungere la mia firma a quella del senatore Ceccanti sull'emendamento 7.250.
Poi voglio far presente come la soppressione di queste due righe diventi necessaria per poter ricorrere alla decretazione d'urgenza. Oggi, infatti, il provvedimento, nel testo della Commissione, finirebbe per non consentirla in termini di adempimenti di obblighi comunitari, mentre sappiamo che spesso, anche per questioni di esigenze temporali urgenti, è necessario poter provvedere con tale strumento.
In conclusione, aggiungo la mia firma all'emendamento del senatore Ceccanti - identico a quello dei colleghi Pastore e Saro, che vede anch'esso il mio favore - e dichiaro il mio voto favorevole.
PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 7.250, presentato dal senatore Ceccanti e da altri senatori, identico all'emendamento 7.251, presentato dai senatori Pastore e Saro.
È approvato.
Risulta pertanto precluso l'emendamento 7.252.
Passiamo alla votazione dell'emendamento 7.253.
BENEDETTI VALENTINI (PdL). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BENEDETTI VALENTINI (PdL). Signora Presidente, colleghi, con l'emendamento 7.253 il sottoscritto e gli sei altri firmatari propongono una versione un po' diversa rispetto al testo proposto dalla Commissione, alla quale insistiamo si dia la preferenza e che chiediamo si voti.
Precisamente diamo una possibilità un poco più ampia, in termini di numeri necessari, a che la Camera che deve disporre il richiamo lo possa realmente fare. Cioè, è sufficiente che sia un quinto dei suoi componenti a chiedere il riesame. Inoltre, quando c'è stata la proposta di emendamenti della seconda Camera e il provvedimento torna a quella di origine, la votazione si perfeziona dicendo: «I disegni di legge si intendono definitivamente approvati quando si forma una deliberazione conforme delle due Camere ovvero, nel testo approvato da una Camera, in mancanza di richiesta di riesame o quando questa non sia seguita dalla votazione finale (...)». In altre parole c'è un'eventualità, che però da una maggiore possibilità alla seconda Camera di effettuare tale richiamo. Mi pare quindi che in particolare questo ramo del Parlamento dovrebbe essere favorevole a questa modifica, che non stravolge, ma rafforza il meccanismo.
PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 7.253, presentato dal senatore Benedetti Valentini e da altri senatori.
Non è approvato.
Metto ai voti l'emendamento 7.254, presentato dai senatori Calderoli e Divina.
È approvato.
Risultano pertanto preclusi gli emendamenti 7.255, 7.256 (testo 2) e 7.257.
Metto ai voti l'emendamento 7.258, presentato dal senatore Musso.
Non è approvato.
Passiamo alla votazione dell'articolo 7, nel testo emendato.
BENEDETTI VALENTINI (PdL). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BENEDETTI VALENTINI (PdL). Signora Presidente, l'articolo 7, come i senatori sanno, è la sostanza, è tutto, della primigenia stesura della riforma, e precisamente la parte in cui si stabilisce la bipartizione delle competenze tra Camera e Senato e poi la procedura legislativa.
Ebbene, io, a nome mio e degli altri colleghi firmatari - debbo ritenere, evidentemente, in dissenso dal nostro Gruppo (e non reputandoci peraltro vincolati in questo caso specifico e in questa contingenza politica da alcun accordo politico con altri Gruppi) - ritengo giusto sull'articolo 7 lasciare agli atti una dichiarazione di dissenso. Infatti, non condividiamo né la ripartizione delle competenze né la procedura legislativa che elimina, sì, sostanzialmente il bicameralismo, attribuendo al Governo un potere totale di superfiducia su ogni atto, ma non razionalizza né rafforza la democrazia parlamentare, tanto più in quanto, come poi - spero - approveremo, ci sarà l'elezione diretta della figura apicale, cuore parlamentare del sistema democratico, che avrebbe dovuto essere invece piuttosto rafforzato.
Pertanto, poiché questa riforma ha nella elezione diretta della figura apicale, nel Senato come l'abbiamo ristrutturato, e nella diminuzione del numero dei parlamentari le caratteristiche essenziali, è chiaro che vi sarà anche il mio ed il nostro consenso. Ma sull'articolo 7 preferiamo esprimere, in dissenso dal Gruppo, un voto di motivata astensione.
RUTELLI (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
RUTELLI (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Signora Presidente, vorrei lasciare agli atti, chiedendo anche la votazione elettronica, la mia dichiarazione, e segnalare ai colleghi che stiamo votando non uno di quegli ordini del giorno che, "un tanto al chilo", si approvano durante i nostri dibattiti, ma un nuovo articolo della Costituzione repubblicana. Poiché abbiamo deciso di rimanere in Aula e di esprimere il nostro consenso o dissenso a emendamenti o proposte, vorrei presentare i motivi di un dissenso particolarmente drastico.
Segnalo ai colleghi la dimensione di questo articolo che, nel testo a noi trasmesso, consta di 107 righe. È stato ridotto, grazie all'emendamento 7.254, approvato su proposta del senatore Calderoli, di sei o sette righe: ma non è del tutto insignificante, poiché sono righe che rimuovono la garanzia dell'unità giuridica o economica della Repubblica, cosa che non commento, perché è difficile prendere seriamente un dibattito del genere.
Ai colleghi che voteranno la riformulazione di questo articolo, e dunque la riscrittura dell'articolo 72 della Costituzione, vorrei segnalare che queste 100 righe faranno di questo articolo probabilmente il secondo più ampio del testo costituzionale, salvo si tratti di uno scherzo. Deve trattarsi di uno scherzo. Ma se così non fosse, Presidente, segnalo a lei che la riscrittura - ahinoi, barocca e infelice - dell'articolo 117 è la più ampia quanto a testi, nella seconda Costituzione che ho appena sfogliato, quella dell'articolo 111 sul giusto processo.
La riscrittura dell'articolo 72 della Costituzione che ci viene proposta per la votazione è inaccettabile anche dal punto di vista del drafting, della modalità di scrittura di un testo costituzionale. E qualunque studente - non lo sono e non lo sono stato - di giurisprudenza che abbia diritto costituzionale tra le materie di cui si deve occupare studierà questa scrittura, che interferisce addirittura su altro; e questo non è un errore della neomaggioranza che su questa materia si sta costituendo, formata da PdL e Lega. Questa stesura era sin dall'inizio, ad avviso del nostro Gruppo, un errore della larga maggioranza che aveva predisposto l'accordo in materia di revisione della Costituzione. Quindi, va a monte (toccando anche il PD che ora è assente), perché l'idea di costituzionalizzare gli interventi sui Regolamenti parlamentari è costituzionalmente ridicola.
Chiedo che l'articolo 7 venga votato con il procedimento elettronico, per poter esprimere compiutamente un voto contrario che motivo con l'intrinseca inaccettabilità della sua formulazione e l'aspetto assolutamente parossistico della stesura di circa 100 righe (non so a quante battute corrisponderanno poi nel testo della Costituzione, che è il documento fondamentale della nostra Repubblica).
Con ogni probabilità, state per approvare il secondo o terzo articolo più vasto della Costituzione. Come avrebbe detto De Gaulle, si tratta di un «vasto programma», come la proposta avanzata ai suoi tempi di eliminare certe categorie che egli non qualificava positivamente.
Di questo vasto programma, questo vasto articolo mi pare sia un caposaldo, ed è per questo che esprimeremo un voto contrario. (Applausi dal Gruppo Per il Terzo Polo:ApI-FLI).
DEL PENNINO (Misto-P.R.I.). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DEL PENNINO (Misto-P.R.I.). Signora Presidente, ho già avuto modo di esprimere, illustrando gli emendamenti da me presentati all'articolo che modifica l'articolo 72 della Costituzione, la contrarietà dei Repubblicani rispetto a questo testo. Una contrarietà che è stata rafforzata dalla nuova formulazione introdotta con l'emendamento del senatore Calderoli, ma che era già maturata rispetto al testo iniziale, quello su cui sembrava si fosse raggiunto il grande accordo e che prevedeva nella legislazione concorrente l'elemento distintivo fra competenze di Camera e Senato.
Al di là delle considerazioni che faceva il senatore Rutelli - e che condivido - su lunghezza, complessità, confusione di questo articolo, vi è un motivo di merito che mi porta ad annunciare il voto contrario: il fatto che, invece di prevedere un bicameralismo ragionato, un bicameralismo che semplifichi ma non confonda, noi proponiamo un bicameralismo d'accatto, e questo bicameralismo d'accatto noi lo rifiutiamo.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, precedentemente avanzata dal senatore Rutelli, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'articolo 7, nel testo emendato.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
È approvato.
Ripresa della discussione del disegno di legge costituzionale
n. 24-216-873-894-1086-1114-1218-1548-1589-1590-1761-2319-2784-2875-2941-3183-3204-3210-3252
PRESIDENTE. L'emendamento 7.0.200 verrà votato successivamente, in sede di esame dell'articolo 12.
Procediamo alla votazione degli emendamenti presentati all'articolo 8.
Metto ai voti l'emendamento 8.200, presentato dalla senatrice Poretti e da altri senatori.
Non è approvato.
Metto ai voti l'emendamento 8.201, presentato dal senatore Pardi e da altri senatori.
Non è approvato.
L'emendamento 8.202 è stato ritirato.
Passiamo alla votazione dell'articolo 8.
RUSSO (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Russo, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta non risulta appoggiata).
Metto ai voti l'articolo 8.
È approvato.
Procediamo alla votazione degli emendamenti presentati all'articolo 9.
Metto ai voti l'emendamento 9.200, presentato dal senatore Perduca e da altri senatori.
Non è approvato.
Metto ai voti l'emendamento 9.201, presentato dal senatore Pardi e da altri senatori.
Non è approvato.
Metto ai voti l'emendamento 9.202, presentato dal senatore Pardi e da altri senatori.
Non è approvato.
Metto ai voti l'emendamento 9.203, presentato dalla senatrice Poretti e da altri senatori.
Non è approvato.
Metto ai voti l'emendamento 9.204, presentato dalla senatrice Poretti e da altri senatori.
Non è approvato.
Metto ai voti l'emendamento 9.205, presentato dal senatore Peterlini.
Non è approvato.
Passiamo alla votazione dell'articolo 9.
RUSSO (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Russo, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'articolo 9.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione del disegno di legge costituzionale
n. 24-216-873-894-1086-1114-1218-1548-1589-1590-1761-2319-2784-2875-2941-3183-3204-3210-3252
PRESIDENTE. Procediamo alla votazione degli emendamenti volti ad inserire articoli aggiuntivi dopo l'articolo 9.
Passiamo alla votazione dell'emendamento 9.0.200.
BENEDETTI VALENTINI (PdL). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BENEDETTI VALENTINI (PdL). Signora Presidente, ho rilevato che vi è un emendamento, il 12.0.500, a firma del vertice del nostro Gruppo, i senatori Gasparri e Quagliariello, che evidenzia un problema analogo a quello che più modestamente abbiamo sollevato noi. Si tratta, in particolare, della possibilità di ricorrere alla Corte costituzionale per verificare la coerenza con il dettato costituzionale di testi di legge.
Poiché siamo sensibili al problema dei decreti legislativi, e cioè che le Camere abbiano la facoltà di suscitare una verifica della fedeltà dei decreti legislativi adottati dal Governo alla legge di delegazione approvata dal Parlamento, e poiché mi sembra che il nostro problema sia una parte di quello evidenziato da vertice del nostro Gruppo con l'emendamento che ho ricordato e che sarà esaminato successivamente, se in particolare il nostro Capogruppo in Commissione fosse anche lui d'accordo, chiederei l'accantonamento dell'emendamento 9.0.200 per esaminarlo in un unico contesto al momento dell'esame dell'emendamento 12.0.500, a prima firma del vertice del nostro Gruppo, che tratta praticamente dello stesso tema.
PRESIDENTE. Poiché non si fanno osservazioni, l'emendamento 9.0.200 sarà pertanto esaminato nell'ambito della discussione degli emendamenti diretti ad inserire articoli aggiuntivi dopo l'articolo 12.
L'emendamento 9.0.201 è stato ritirato.
Metto ai voti l'emendamento 9.0.202, presentato dal senatore Pardi e da altri senatori.
Non è approvato.
L'emendamento 9.0.300 è stato ritirato.
Passiamo alla votazione dell'emendamento 9.0.203, sostanzialmente identico all'emendamento 9.0.204.
PASTORE (PdL). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PASTORE (PdL). Signora Presidente, ritiro l'emendamento 9.0.204.
PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 9.0.203, presentato dalla senatrice Adamo.
Non è approvato.
Metto ai voti l'emendamento 9.0.205, presentato dal senatore Pardi e da altri senatori.
Non è approvato.
L'emendamento 9.0.206 è stato ritirato.
Metto ai voti l'emendamento 9.0.207, presentato dal senatore Pardi e da altri senatori.
Non è approvato.
Metto ai voti l'emendamento 9.0.208, presentato dal senatore Pardi e da altri senatori.
Non è approvato.
Passiamo alla votazione dell'emendamento 9.0.500.
GALIOTO (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GALIOTO (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Chiedo la verifica del numero legale.
VALDITARA (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
VALDITARA (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Signora Presidente, onorevoli colleghi, la riforma al nostro esame, quando è stata varata dalla Commissione nella sua prima fase, portava nel nostro ordinamento novità importanti, tra cui il rafforzamento dei poteri del Presidente del Consiglio e la diminuzione del numero dei parlamentari.
Si era realizzato un accordo molto ampio tra le forze politiche, dopo una discussione serrata, ma certamente interessante ed importante. Il 7 giugno il provvedimento è arrivato in Aula. Se fosse stato approvato, come d'altro canto i lavori della Commissione lasciavano intendere, oggi sarebbe già stato all'esame della Camera e probabilmente sarebbe stato già approvato in prima lettura dalla Camera dei deputati. Dunque, la probabilità che questo disegno di legge di riforma costituzionale entrasse in vigore sarebbe stata estremamente alta. I Romani dicevano: «pacta sunt servanda». Vi era stato un accordo molto ampio; poi, improvvisamente, questo accordo è stato rotto. Il PdL ha introdotto alcuni emendamenti, in particolare quello sul semipresidenzialismo, che ha radicalmente cambiato la prospettiva della discussione.
Desidero subito sottolineare come questi emendamenti in sé potevano essere interessanti da molti punti di vista, anche se sarà opportuno fare poi qualche precisazione sulla loro reale portata; tuttavia, avrebbero dovuto trovare un consenso ampio, quello stesso ampio consenso che in Commissione era stato raggiunto sul testo precedente.
Nel marzo 2001 avevamo stigmatizzato la riforma varata, con una maggioranza molto risicata, dall'allora maggioranza di centrosinistra, proprio pochi giorni prima delle elezioni. E d'altro canto, anche la riforma fatta nella XIV legislatura, la cosiddetta devolution, fu realizzata a colpi di maggioranza, salvo poi essere addirittura bocciata dal corpo elettorale.
È evidente quindi che una grande riforma della Costituzione deve cercare di coinvolgere tutte le principali forze politiche. Tuttavia, anziché cercare quell'ampio consenso, si è preferito procedere con una inedita maggioranza, diversa da quella che sostiene l'attuale Governo, che ha dato vita ad una sorta di baratto: da una parte, un pessimo Senato federale, dall'altra, la condivisione, da parte della Lega, del semipresidenzialismo. Una maggioranza che non è in grado di garantire una definitiva entrata in vigore di questa riforma.
Quali sono le conseguenze di questo baratto? L'introduzione di un Senato che federale proprio non è. Cari amici della Lega, mi dispiace: ho partecipato nella XIV legislatura alla redazione del testo della devolution che prevedeva, quello sì, un serio Senato federale, e vi dico che questo testo col Senato federale non ha nulla a che vedere; anzi, tiene in piedi il bicameralismo perfetto e non produce una significativa modifica di quell'impianto istituzionale che avevamo sempre stigmatizzato.
Il presidenzialismo, poi, non entrerà in vigore, dato che l'indizione di un referendum confermativo è certa, dal momento che non vi è una maggioranza di due terzi a sostegno di questa riforma. Dunque, per otto anni rimarrà questo impianto. Ma che riforma è? Il senatore Boscetto, che è una persona seria, in Commissione ha detto testualmente che si tratta di una riforma non completa, che dovremo modificare, integrare e migliorare nella prossima legislatura. Rinvio pertanto alle sue dichiarazioni in Commissione proprio sul tema del semipresidenzialismo.
Ma allora, se dobbiamo ritornare nella prossima legislatura a modificare e a migliorare questa riforma del semipresidenzialismo, perché tutta questa fretta? Faccio un esempio per tutti. Rimane la sfiducia costruttiva, insieme con un Presidente della Repubblica, eletto dal popolo, che presiede il Governo e che dunque, essendo eletto dal popolo, ha una diretta legittimità popolare.
Ci rendiamo conto di quale aborto giuridico avete costruito? La sfiducia costruttiva e un Presidente della Repubblica che presiede il Governo. È evidente dunque il carattere propagandistico di questa proposta, che ha certamente un effetto sicuro: far saltare la riduzione del numero dei parlamentari e creare fibrillazioni che rendono oggi più difficile l'accordo sulla legge elettorale.
Il senatore Saro, d'altro canto, molto onestamente e molto lucidamente, aveva denunciato la strumentalità di questo disegno e di questo emendamento; aveva denunciato i motivi politici che stavano a fondamento di questo accordo e aveva detto testualmente qui in Aula che vi era forse la speranza di alcuni di arrivare a mettere in crisi il Governo e di giungere ad elezioni anticipate, magari sperando che il 30 giugno Monti fallisse in Europa. Se quel disegno che il senatore Saro aveva vaticinato qui in Aula era effettivamente esistente, quel disegno è fallito; rimane tuttavia questo aborto, che però non passerà alla Camera in quanto in quella sede il Gruppo del Terzo Polo è decisivo. Quindi, purtroppo per voi, cari amici, questa riforma non riuscirà a vedere la luce.
Noi non ci stiamo ad un uso strumentale delle istituzioni, ad un uso delle istituzioni per scopi di parte. Pensavamo che con il Governo Monti si fosse aperta una fase nuova della politica, ispirata alla serietà e all'interesse generale. Noi non ci prestiamo, e ci asterremo sull'emendamento in esame. Certamente, dal punto di vista ideale e culturale, in particolare noi di Futuro e Libertà siamo favorevoli al semipresidenzialismo, ma non possiamo accettare questo baratto, che manda al macero un lavoro serio fatto in Commissione che avrebbe finalmente reso più efficiente il quadro istituzionale della nostra Repubblica, rafforzando il potere Esecutivo nella difesa delle prerogative del Parlamento e favorendo quella governabilità e quella velocità delle decisioni nell'interesse dei cittadini che sono da tempo attese.
Questa è la nostra determinazione, e contestualmente, signora Presidente, chiedo anch'io la verifica del numero legale sulla votazione dell'emendamento 9.0.500. (Applausi dal Gruppo Per il Terzo Polo:ApI-FLI).
GASPARRI (PdL). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GASPARRI (PdL). Signora Presidente, onorevoli colleghi, credo che sia doveroso da parte del nostro Gruppo richiamare l'attenzione sulla votazione dell'emendamento 9.0.500 che, se approvato, introduce nella nostra Costituzione l'elezione diretta a suffragio universale e diretto da parte di tutti cittadini del Presidente della Repubblica.
La nostra non è una proposta che giunga improvvisata nel dibattito costituzionale. Infatti anche in questa legislatura, anche dopo la nascita del Governo Monti, in quest'Aula, da questo banco, facendo una dichiarazione di fiducia al Governo attuale nel dicembre scorso, ribadii il pieno diritto delle forze politiche di discutere di riforma elettorale e riforma costituzionale e dissi che, di fronte ad un presidenzialismo di fatto che si va realizzando nella nostra Costituzione, avremmo avuto ben diritto di proporre una modifica della Costituzione in termini presidenzialisti. Quindi, la nostra iniziativa non è giunta inattesa, non è giunta improvvisa.
Il fatto che ci siano esigenze di trasformazione del sistema politico lo dicono in tanti da decenni. Cercando interventi e testimonianze su questo tema, ho trovato una dichiarazione fatta al suo partito dell'epoca da Giorgio Napolitano nel lontano 1981, quando auspicava, in questi termini, un rinnovamento del sistema politico: sSi deve giungere a una svolta effettiva nei metodi di governo, nel modo di concepire ed esercitare il potere, nei rapporti tra partiti, Stato e società, riaffermando pienamente i principi e le linee della Costituzione e ponendo mano a riforme e misure capaci di garantire il corretto funzionamento delle istituzioni».
Sono passati oltre trent'anni da quell'affermazione, sono state istituite diverse Commissioni bicamerali, si è discusso ovunque e comunque dei temi della riforma costituzionale e del presidenzialismo. Le Commissioni bicamerali non approvarono in via definitiva dei testi di riforma della Costituzione; poi ci fu una riforma del Titolo V della Costituzione, fatta in una legislatura recente, con maggioranze risicatissime della sinistra, che oggi abbandona i lavori, ma quando approvava le Costituzioni con pochi voti di differenza riteneva quella procedura del tutto legittima. (Applausi dal Gruppo PdL).
L'esigenza, quindi, di una vasta riforma organica è connaturata alla storia e alla natura dello schieramento di centrodestra, non soltanto del Popolo della Libertà, ma anche delle formazioni politiche che lo hanno preceduto. Nei programmi dei partiti di Alleanza Nazionale, di Forza Italia e di altri l'elezione diretta è sempre stato uno dei punti principali.
Per chi come me viene dalle file della destra e da quell'esperienza, poter votare in un'Aula del Parlamento l'elezione diretta del Presidente della Repubblica è un traguardo storico, perché è battaglia pluridecennale di democrazia diretta. (Applausi dal Gruppo PdL).
Voglio però anche dire che non è un dibattito che appartiene alla destra o che appartenga al centrodestra, quale oggi in quest'Aula noi siamo. Fin dai tempi della Costituente, Piero Calamandrei si schierò a favore del presidenzialismo, e con lui Leo Valiani, poi insigne senatore a vita. Il 5 settembre 1946 Piero Calamandrei scriveva: «Non è indispensabile che si adotti integralmente in Italia lo schema della Repubblica presidenziale qual è in vigore in America. Basterebbe che ad essa ci si avvicinasse in un punto, quello dell'innalzamento e rafforzamento dell'autorità del Capo del Governo, attraverso l'approvazione solenne, popolare, o almeno delle Assemblee legislative, del piano in cui sia fissata la politica che intende seguire».
Ci sono stati filoni laico-repubblicani - penso a Randolfo Pacciardi - che sostennero negli anni Sessanta il modello presidenzialista. Nel 1965 il costituzionalista Giuseppe Maranini, insieme a Luigi Astuti, Serio Galeotti, Silvano Tosi e Salvatore Valitutti, fondò l'Alleanza Costituzionale. Tra i firmatari vi furono giuristi del peso di Vezio Crisafulli e di Pietro Rescigno, politici come Giuseppe Pella o il filosofo della scienza Paolo Rossi.
Nel 1969, nell'ambito del dibattito dell'allora Democrazia Cristiana, nacque il gruppo «Europa 70», organizzato da Bartolo Ciccardini, che si dichiarò favorevole all'elezione diretta del Presidente della Repubblica. Successivamente Bettino Craxi manifestò aperture chiare ed esplicite ad una soluzione di tipo presidenziale, con un dibattito che, alla fine degli anni '70 e nei primi anni '80, attraversò trasversalmente lo schieramento politico. Tuttavia, già in sede di Costituente, uomini come Aldo Bozzi, Giuseppe Codacci Pisanelli e Vittorio Emanuele Orlando fecero intendere con i loro discorsi che si sarebbe potuti giungere, in un futuro non lontano, all'elezione diretta del Capo dello Stato.
Ecco allora che il presidenzialismo, o semipresidenzialismo, come lo si definisce nella proposta da noi avanzata, affonda profondamente le sue radici nel dibattito della nostra Repubblica democratica. Non è quindi una sortita improvvisa: è un'esigenza, peraltro di rafforzamento, della democrazia diretta, della partecipazione dei cittadini alla vita politica.
Del resto, anche la cosiddetta Costituzione materiale ha visto crescere il ruolo del Presidente della Repubblica: potremmo citare molti esempi, già a partire dai tempi di Antonio Segni, fino ad arrivare alle esternazioni del presidente Cossiga e alle polemiche che ne conseguirono, con la richiesta addirittura da parte della sinistra di messa in stato d'accusa del Presidente della Repubblica dell'epoca. Anche in fasi più recenti, il ruolo del Capo dello Stato è risultato fondamentale e importante nella gestione di delicate crisi politiche.
Presidenza del vice presidente NANIA (ore 12,08)
(Segue GASPARRI). Per questo, e concludo questa dichiarazione di voto, noi non riteniamo la nostra una scelta di propaganda. Noi ci auguriamo - e mi rivolgo a colleghi che, essendo stati presidenzialisti, devono motivare con fatica la loro marcia indietro - che, nel prosieguo del dibattito in Parlamento, chi oggi non partecipa o non vota voglia condividere le ragioni di un rafforzamento della nostra democrazia, sposando una tesi che non è solo nostra, ma che appartiene ad un ampio dibattito della vita repubblicana.
Avanziamo questa proposta con convinzione, soprattutto in un momento di crisi della politica. Lo abbiamo fatto con forza proprio quando, all'indomani delle ultime elezioni amministrative, c'era chi proponeva di nuovo doppi turni, senza affrontare il tema del presidenzialismo, alla luce dell'esperienza di Paesi come la Francia o gli Stati Uniti che, con modalità diverse - la nostra è più simile a quella francese - vedono delle democrazie funzionare all'insegna dell'alternanza.
Qualcuno dice che questa riforma non arriverà in porto. Ebbene, noi abbiamo la forza della speranza e la determinazione della nostra iniziativa. Sappiamo che i tempi sono molto stretti, che il percorso politico è pieno di molte difficoltà, che sono quelle dell'economia e della vita in questo momento della nostra Nazione e dell'Europa. Noi riteniamo, però, che sia un dato storico il fatto che in un'Aula del Parlamento per la prima volta si voti questo principio. (Applausi dal Gruppo PdL). Se ne parla dai tempi della Costituente, e oggi possiamo esprimerci su questa nostra proposta.
Lo facciamo, quindi, convinti che il cammino potrà proseguire. Noi ce lo auguriamo e siamo determinati, anche in questa legislatura ed anche con i tempi stretti che ci sono. In ogni caso, è una sfida che lanciamo a tutti. Il presidenzialismo è la scelta del futuro, è la scelta della democrazia ed è la scelta della partecipazione. Che oggi Palazzo Madama dica sì a questo emendamento rappresenterà comunque un grande momento storico per la vita repubblicana italiana. (Applausi dai Gruppi PdL e LNP. Congratulazioni).
DEL PENNINO (Misto-P.R.I.). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DEL PENNINO (Misto-P.R.I.). Signor Presidente, non ho mai nascosto la mia propensione per un modello istituzionale che possiamo definire di tipo francese, per semplificare le cose. D'altro canto, lo ricordava il collega Gasparri, simili impostazioni si trovano nella storia di autorevoli uomini che hanno appartenuto alla mia parte politica, come Leo Valiani o Randolfo Pacciardi.
Ma questa è una grande riforma, e non una riforma che si improvvisa con un emendamento. Non è una riforma che si butta là, insieme con il Senato federale e con la sfiducia costruttiva, ma richiede un lavoro complessivo di riscrittura della nostra Carta costituzionale; e non si fa di corsa, con un emendamento, sapendo, fra l'altro, che questo è contraddittorio, come diceva il collega Valditara, con il principio della sfiducia costruttiva che poi viene introdotto in un articolo successivo, e sapendo che difficilmente - molto difficilmente - questo sarà qualcosa di diverso da una bandiera elettorale.
Ecco perché i Repubblicani rifiutano di partecipare al voto su questo emendamento e di partecipare a un voto che non ha un senso di riforma compiuta, ma è solo l'affermazione di una posizione che può essere sventolata in campagna elettorale. (Commenti dal Gruppo PdL).
LIVI BACCI (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LIVI BACCI (PD). Signor Presidente, io sono restato in Aula in blando, blandissimo dissenso dal mio Gruppo, anche se il mio consenso politico è "al cubo" rispetto alle dichiarazioni che più volte ha fatto la nostra Capogruppo per quanto riguarda le motivazioni politiche dell'atteggiamento del Gruppo del PD.
Sono restato in Aula, però, e credo di aver fatto bene, anche perché ho avuto l'occasione di seguire l'intervento del presidente Gasparri, che ha letto una specie di articolo di Wikipedia del presidenzialismo e delle discussioni sul semipresidenzialismo nel nostro Paese, suscitando grande entusiasmo nell'Aula. Vi erano tantissimi capannelli che non si sono interrotti mentre lui parlava; c'è stato qualche sporadico battimani e tanto sfogliare di giornali. Quindi, in questo traguardo epocale e storico non crede neanche il PdL e non crede le neanche la Lega, perché sanno che, con l'aiuto della levatrice Presidenza del Senato, è stata prolungata la gravidanza che ha ormai prodotto un nato morto. Si prolunga con accanimento terapeutico, e con un certo cinismo e crudeltà, una gravidanza che non ha da essere perché il risultato, lo conosciamo, è un bambino morto.
Allora, quest'aria da funerale pervadeva anche quella parte politica che avrebbe dovuto essere entusiasta di questo traguardo raggiunto, cioè del fatto che ci si accinge in Costituzione del presidenzialismo invocato dai numerosissimi autori che nella Wikipedia legislativa sono stati trovati dal senatore Gasparri.
Quindi, sono contento di essere rimasto in Aula. Credo che, ancora una volta, sia necessario sottolineare la rottura del patto politico: è venuta a mancare la lealtà, il che è un fatto molto grave che può avere conseguenze gravi. Spero che il presidente Gasparri si renda conto - e forse se ne rende conto più di tanti suoi colleghi del PdL - di avere rotto un patto politico. (Commenti dal Gruppo PdL). Tale rottura ha messo in pericolo anche l'intero Paese che, considerata la situazione d'emergenza in cui si trova, dovrebbe avere un certo grado di coesione che, invece, è stata rotta, per lo meno in quest'Aula.
Dunque, io rinnovo il mio blandissimo dissenso dal Gruppo: continuerò a presenziare ai lavori e continuerò a voler testimoniare questa assoluta mancanza di entusiasmo da parte dell'attuale maggioranza, prova dell'inutilità di questo rito dannoso. (Applausi dei senatori D'Ambrosio e D'Ubaldo).
BRUNO (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BRUNO (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Signor Presidente, mi soffermerò su una questione relativa all'ordine dei lavori, anche perché mi trovo perfettamente d'accordo con quanto detto dal collega Valditara. Nemmeno io mi soffermerò sul fatto che c'é un modo semplice per impedire la riforma sostanziale della Repubblica: chi non vuole cambiare il sistema parlamentare con il sistema presidenziale deve solo inventarsi dei nemici e proporre una riforma di questo genere, che, non avendo i necessari contrappesi alla figura del Presidente, ovviamente non sarà mai applicabile, non passerà mai.
Comunque, fermo restando che ho capito che ci sono state una serie di forzature sul testo, una serie di questioni di legittimità, una serie di argomenti introdotti con emendamenti, oggettivamente senza il necessario confronto, volevo rivolgere una domanda alla Presidenza. Se mi è consentito, anche per regolarmi rispetto all'ordine dei lavori, vorrei sapere come si possa con un emendamento (relativo, tra l'altro, al presidenzialismo), introdurre nell'articolo 83 che si intende novellare, un pezzo dell'articolo 87 della Costituzione.
Signor Presidente, l'emendamento 9.0.500, se approvato, prevede che il Presidente della Repubblica é il capo dello Stato. L'articolo 87 della Costituzione inizia con queste parole: «Il Presidente della Repubblica è il capo dello Stato...». Si può, con un emendamento, prendere pezzi di articoli della Costituzione per spostarli in altri articoli? Basterebbe questo a dare un significato vero a quello che sta accadendo in questo momento: pur di agitare argomentazioni politiche (una procedura anche legittima da un punto di vista politico) l'improvvisazione è massima.
Io ho visto colleghi che si sono sforzati di migliorare il testo uscito dalla Commissione, proporre emendamenti e atteggiarsi, rispetto a questo provvedimento, non dico con spirito costituzionale, ma con la serietà che il momento imponeva. Ma avete letto che cosa c'è scritto in questo emendamento? Qual è l'attinenza dell'elezione del Presidente della Repubblica, prevista dall'articolo 83 della Costituzione, con il contenuto di questo emendamento, che parla delle funzioni? Ma chi ha scritto questa cosa? Almeno controllate, aggiustate i testi. Diamo almeno il senso che ci sia la voglia di tentare di fare qualcosa. Così, oggettivamente, è improponibile.
VIESPOLI (CN:GS-SI-PID-IB-FI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
VIESPOLI (CN:GS-SI-PID-IB-FI). Signor Presidente, prima di entrare nel merito della dichiarazione di voto sull'emendamento 9.0.500, mi consentirà di fare una dichiarazione preliminare in relazione ad una posizione che è stata reiterata più volte, in particolare dai rappresentanti del Partito Democratico, presenti o assenti, che hanno sottolineato e ribadito che il comportamento di alcune forze politiche e di alcuni Gruppi parlamentari ha determinato la rottura del patto di Governo.
Credo sia necessario fare distinzione tra il patto di Governo e il patto costituzionale. È noto che, rispetto al processo riformatore sul piano costituzionale, il Governo ha sempre assunto un atteggiamento neutrale, a partire dal Governo Prodi ai tempi della Commissione bicamerale fino ad arrivare ad oggi. È evidente che il Governo non può che lasciare al Parlamento, alla dimensione parlamentare, all'accordo tra Gruppi e forze politiche, il percorso costituente e costituzionale rispetto al quale ha assunto, come ha fatto il Governo in quest'Aula, un atteggiamento di neutralità: si è rimesso all'Aula, non ha interferito rispetto a questo processo, si è determinato, quindi, quello che si è sempre determinato in occasione del dibattito e del confronto sulle riforme costituzionali.
Questo ribadisce la centralità del Parlamento e la centralità del dibattito parlamentare, l'indispensabilità del dibattito parlamentare e, in ogni caso e comunque, la sua utilità.
Non si può trovare questa sorta di via di fuga, per giustificare un atteggiamento che non affronta nel luogo della sovranità il confronto e il dibattito, facendo riferimento alla rottura di un patto.
Se poi si fa riferimento alla rottura di un patto politico all'interno della Commissione affari costituzionali, questo mi consente di dire con molta chiarezza che, per quanto ci riguarda, una delle cose positive che si è determinata attraverso l'iniziativa del PdL, in particolare, e della Lega in termini emendativi sul Senato federale e sul semipresidenzialismo è esattamente quella di avere di fatto vanificato la riforma così come è uscita dalla Commissione affari costituzionali.
Voglio dire con chiarezza che quella riforma non era l'approdo positivo: noi non la ritenevamo tale. Il bicameralismo eventuale, questa sorta di meccanismo che poi anche all'interno di questo processo riformatore - lo dirò - purtroppo è rimasto, quella riforma non ci sembrava quella più utile per questo Paese, non scioglieva i nodi, anzi in qualche modo li aggrovigliava ulteriormente in un meccanismo che non era né semipresidenzialismo né semipremierato ed era una formula che non ci convinceva. Noi quella riforma non l'avremmo votata. Quindi, la rottura di quel patto politico, se c'è stata, l'abbiamo ritenuta sin dall'inizio positiva per recuperare il dibattito e il confronto sulla riforma.
Se mi è consentita una battuta, visto che è stata rappresentata con una sorta di gusto necrofilo l'immagine del bambino morto, quella era una "riforma metadone", era una riforma di riduzione del danno, ma certamente non affrontava il problema e certamente non guidava verso il recupero definitivo di chi si trovava in una condizione di dipendenza o di tossicodipendenza da eccesso partitocratico o da eccesso di parlamentarismo, incapace di scegliere e di decidere.
Il problema non è quella riforma, e vorrei chiarire il nostro atteggiamento, per evitare che questa posizione possa sembrare affetta da contraddizioni. Noi eravamo contro quella riforma. Abbiamo invece accompagnato positivamente la proposta di Senato federale; è passata per quattro voti, e ce ne siamo assunti la responsabilità, come è giusto che fosse. Accompagniamo e accompagneremo positivamente con il nostro voto l'emendamento sul semipresidenzialismo. Non abbiamo votato alcun emendamento e alcun articolo del complesso della legge. Ci siamo astenuti su tutti gli articoli e su tutti gli emendamenti per evidenziare che, per quanto ci riguarda, il dibattito che stiamo affrontando va assunto come un passo avanti in direzione della riforma di cui questo Paese ha bisogno (semipresidenzialismo e Senato federale), che tuttavia non troverà approdo con questo processo riformatore, ma ha determinato un avanzamento di alcuni temi e di alcune questioni (mi rifaccio, con qualche aggiunta, ai riferimenti del senatore Gasparri nella sua dichiarazione di voto) un avanzamento del semipresidenzialismo, un avanzamento di un modello che deve diventare il riferimento, la linea guida, l'impostazione fondamentale della prospettiva.
Questo, per quanto ci riguarda, significa utilizzare questo dibattito ed il voto a termine di questo dibattito, se non dovesse approdare in sede ulteriore, sul piano parlamentare, ad un allargamento della maggioranza con la condivisione di quegli obiettivi, per definire quel che è accaduto come un solenne atto di indirizzo in direzione di un'Assemblea costituente alla quale consegnare la riforma organica della Costituzione, una riforma che sciolga finalmente i nodi della modernizzazione, cui soprattutto la parte politica alla quale ho appartenuto ha contribuito.
Chiedo scusa ai componenti del mio Gruppo, che mi consentiranno di svolgere una riflessione identitaria: nella storia del dibattito politico la destra italiana ha sempre dato un contributo in tal senso. Diciamolo con franchezza e senza remore: il Movimento Sociale Italiano ha dato un contributo importante ai temi della democrazia diretta e dell'elezione diretta e popolare dei Sindaci, fino al tema del presidenzialismo; Alleanza Nazionale ha dato un contributo determinante al rafforzamento della democrazia bipolare e dell'alternanza, e l'ha fatto nel 1994. Lo spirito del 1994 è stata la rivoluzione liberale ed anche la storia di una forza politica che ha portato valore aggiunto allo schieramento del centrodestra ed è stata determinante per cambiare l'assetto e l'equilibrio politico ed istituzionale di questo Paese. Analogamente, oggi quella cultura politica dà e darà il suo contributo. Il centrodestra infatti è tale quando è capace di determinare il contributo complessivo di forze diverse, e ci auguriamo che questa convergenza sia propedeutica ad una prospettiva e ad una capacità di tenere insieme e socializzare competenze, esperienze, intelligenze, culture politiche per raggiungere la sintesi migliore e traguardare la prospettiva di cambiamento di questo Paese.
Con questo spirito voteremo in particolare a favore dell'emendamento in esame, cambiando l'atteggiamento che abbiamo avuto finora, come Gruppo, di astensione su tutti gli emendamenti e gli articoli, perché vogliamo affermare con grande forza che questa ci sembra l'impostazione da perseguire, per raggiungere obiettivi che non appartengono soltanto alla storia del dibattito politico, ma anche alla prospettiva di un Paese, per costruire finalmente un Paese normale ed una democrazia decidente! (Applausi dai Gruppi CN:GS-SI-PID-IB-FI e PdL).
PISANU (PdL). Domando di parlare per dichiarazione di voto in dissenso dal mio Gruppo.
PRESIDENTE. Ne prendo atto e le do la parola.
PISANU (PdL). Con il suo permesso, signor Presidente, vorrei esprimere il mio dissenso dal Gruppo non solo su questo emendamento, ma anche sugli altri emendamenti connessi, tutti a firma dei senatori Gasparri e Quagliariello, concernenti il semipresidenzialismo.
Sono favorevole al semipresidenzialismo, ma ritengo che la via seguita in questa sede sia sbagliata. Nella migliore delle ipotesi essa ci porterà ad una bandiera da sventolare, posto che trovi vento, e non ad un progetto da realizzare.
Una riforma così impegnativa, infatti, avrebbe richiesto almeno tre condizioni: un ampio dibattito preparatorio, una formulazione organica, e una maggioranza larga in grado di sostenerla fino in fondo. E invece ci siamo trovati con una manciata di emendamenti presentati in Aula, contro l'opinione di una parte considerevole della larga maggioranza che si era raccolta intorno al pacchetto originario di riforme al nostro esame.
Lo stesso errore politico è stato commesso con la presentazione dell'emendamento sul Senato federale.
La conseguenza è che in questo modo si è fatta venir meno la maggioranza dei due terzi e si è di fatto compromesso il cammino di tutte le riforme al nostro esame.
A mio modo di vedere, non possiamo subire passivamente un esito così infelice, che oltretutto getterebbe l'ombra del discredito sulla volontà riformatrice del Senato della Repubblica e delle forze politiche che vi sono rappresentate.
Riconosco che i margini per evitare un simile esito qui al Senato sono ridottissimi, anche se vi è ancora spazio per la dialettica parlamentare e per la ripresa del dialogo. Ma alla Camera dei deputati vi è invece tutto lo spazio per riaprire il dibattito e ricostituire la maggioranza dei due terzi, se si punta su due essenziali obiettivi: il ripristino del pacchetto originario di riforme e l'apertura di una strada nuova e percorribile al semipresidenzialismo. Sarebbe il modo migliore per recuperare una vicenda parlamentare che rischia di concludersi, dopo tanti, qualificati discorsi, con un nulla di fatto.
Per queste ragioni che ho richiamato e con questa speranza, io continuerò a sostenere il testo concordato e mi asterrò sugli emendamenti riguardanti il semipresidenzialismo. (Applausi dai Gruppi UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI e Per il Terzo Polo:ApI-FLI).
SARO (PdL). Domando di parlare per dichiarazione di voto in dissenso dal mio Gruppo.
PRESIDENTE. Ne prendo atto e le do la parola.
SARO (PdL). Signor Presidente, ho già avuto occasione di intervenire in quest'Aula rilevando in qualche modo la gravità delle decisioni che avevamo assunto. Lo faccio ancora, anche con profondo dispiacere, perché vengo da una tradizione socialista. Ero un convinto craxiano e un sostenitore fino in fondo del presidenzialismo. A quel tempo eravamo in pochi a sostenerlo: noi e la destra dell'MSI. Di questo bisogna tenere conto.
Ebbene, ritengo che sia un errore approvare un provvedimento che non vedrà mai la luce: l'ennesimo provvedimento che viene esitato da quest'Aula e che finirà su un binario morto alla Camera. Credo sia stato un profondo errore fare prima un patto con il PD e poi ribaltarlo per farne un altro con la Lega. Non perché l'Aula non sia sovrana, non perché non fosse opportuno trovare maggiori convergenze sulle riforme costituzionali: anzi, questo si doveva fare. Ma si doveva fare partendo da quel testo, concordato, tra l'altro, dal nostro vice capogruppo, Gaetano Quagliariello, con gli altri esponenti della maggioranza che sostengono il Governo Monti. Avere ribaltato quel patto è una dimostrazione a mio giudizio di inaffidabilità del PdL, perché non si può fare un patto e poi ribaltarlo. D'ora in poi quale credibilità avremo quando torneremo a fare altri patti?
Capisco la posizione della Lega, che è del tutto legittima. La Lega è all'opposizione e ha tutto l'interesse a spaccare la maggioranza che sostiene il Governo Monti. Quindi ha fatto il suo gioco, ha sviluppato la sua funzione legittima in quest'Aula, battendosi soprattutto per il Senato federale, sul quale comunque si sarebbe potuta tranquillamente raggiungere quasi l'unanimità in quest'Aula.
A questo punto, con questa decisione assunta - che alla fine non ci porta neanche voti: in base agli ultimi sondaggi, non è che, siccome abbiamo alzato la bandiera del semipresidenzialismo, ci arrivino messi di voti - tutti dobbiamo aprire una riflessione, da qui all'esame davanti alla Camera, perché non vorrei che alla fine si fosse lanciata la questione del presidenzialismo per far saltare quanto di buono avevamo concordato e per impedire la riduzione dei parlamentari. Una richiesta sentitissima da parte dell'opinione pubblica, nel bene e nel male. So che talvolta questa richiesta è populista, ma sta di fatto che oggi la maggioranza dell'opinione pubblica nazionale si attende che questo Senato e la Camera arrivino a questa equilibrata riduzione dei parlamentari.
In secondo luogo, mi auguro che quanto meno alla Camera ci sia lo stralcio della riduzione dei parlamentari e che, nello stesso tempo, si possa riaprire un dialogo a 360 gradi, anche cogliendo una proposta avanzata da importanti esponenti del Partito Democratico, che avevano depositato una proposta di referendum di indirizzo.
Io credo che su quella proposta si poteva trovare l'intesa: chiamare il popolo italiano, contestualmente con l'elezione politica, ad esprimersi se dobbiamo andare verso una Repubblica presidenziale o mantenere una Repubblica parlamentare, sarebbe stato un fatto di grandissimo rilievo.
Sono convinto che anche come PdL avremmo potuto far valere nei confronti del popolo le nostre ragioni e vincere quella battaglia referendaria. Invece, non si è voluto cercare il compromesso. Si è alzata una bandiera che alla fine rischia di essere rapidamente ammainata, senza alcun risultato positivo.
E così, dopo trent'anni che si parla di grande riforma, da quando Craxi la lanciò, non riusciamo a fare neanche le piccole riforme, neanche ad introdurre il premierato forte.
Poi ci lamentiamo - e concludo - perché, per esempio, in questa legislatura il presidente Berlusconi non è riuscito neanche a revocare i Ministri. In quel provvedimento che era stato concordato quanto meno il Presidente del Consiglio aveva il potere di revoca e di nomina dei Ministri, questione che é stata uno dei pasticci più grossi che abbiamo avuto in questa legislatura: non siamo mai riusciti a cambiare veramente la squadra di Governo che ci avrebbe consentito di governare diversamente e non ci si trovasse in questa situazione.
Per queste ragioni, mi asterrò dal voto, per non partecipare ad una vicenda che non avrà alcun esito e che verrà bollata sul piano storico, non come un fatto importante, un passaggio storico importante, ma come l'ennesima occasione persa da parte di questo Parlamento, di questo Senato di riformare veramente la Costituzione. (Applausi dai Gruppi Unione di Centro, SVP e Autonomie (Unione Valdôtaine, Maie, Verso Nord, Movimento Repubblicani Europei, Partito Liberale Italiano, Partito Socialista Italiano) e Per il Terzo Polo).
PRESIDENTE. Colleghi, c'è stata una richiesta di verifica del numero legale.
Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
CALDEROLI (LNP). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CALDEROLI (LNP). La verifica del numero legale si chiede immediatamente prima della votazione e si verifica la sussistenza dei richiedenti nel momento in cui c'è la richiesta.
PRESIDENTE. Gli Uffici mi hanno precisato che si deve chiedere poco prima del voto. Vi è una richiesta di verifica del numero legale?
VALDITARA (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
VALDITARA (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Signor Presidente, reitero la richiesta di verifica del numero legale.
Verifica del numero legale
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Invito pertanto i senatori a far constatare la loro presenza mediante procedimento elettronico.
(Segue la verifica del numero legale).
Senatore Calderoli, stia calmo, per favore!
Il Senato è in numero legale.
Ripresa della discussione del disegno di legge costituzionale
n. 24-216-873-894-1086-1114-1218-1548-1589-1590-1761-2319-2784-2875-2941-3183-3204-3210-3252
PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 9.0.500, presentato dai senatori Gasparri e Quagliariello.
È approvato. (Applausi dai Gruppi PdL, LNP e CN:GS-SI-PID-IB-FI).
BIANCONI (PdL). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BIANCONI (PdL). Vorrei chiederle, Presidente, di aiutarci a moderare i toni in Aula. Esprimere ed evocare, per un dissenso politico, immagini dolorosissime come il parto di un bambino morto credo sia proprio un'indecenza. Chiedo pertanto la cortesia di aiutarci a registrare molto meglio i toni che utilizziamo in Aula. (Applausi dai Gruppi PdL, LNP e CN:GS-SI-PID-IB-FI).
BATTAGLIA (PdL). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BATTAGLIA (PdL). Signor Presidente, desidero che la Presidenza disponga l'estrazione, a mezzo dei senatori Segretari, di tutte le tessere che lampeggiano in questa'Aula.
PRESIDENTE. L'emendamento 9.0.730 è precluso dall'approvazione dell'emendamento 2.550 (testo 2).
L'emendamento 9.0.301 è stato ritirato.
Passiamo alla votazione dell'emendamento 9.0.501/100.
PASTORE (PdL). Signor Presidente, lo ritiro.
Passiamo alla votazione dell'emendamento 9.0.501.
VALDITARA (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
VALDITARA (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Chiediamo la verifica del numero legale.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta non risulta appoggiata).
Metto ai voti l'emendamento 9.0.501, presentato dai senatori Gasparri e Quagliariello.
È approvato.
Risulta pertanto precluso l'emendamento 9.0.209, mentre gli emendamenti 9.0.210 e 9.0.211 sono stati ritirati.
Passiamo alla votazione dell'emendamento 9.0.502.
RUTELLI (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Rutelli, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 9.0.502, presentato dai senatori Gasparri e Quagliariello.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
BATTAGLIA (PdL). Vanno tolte le schede!
PRESIDENTE. Ma non ci sono. Se non c'è nessuno, non credo ci sia il rischio che si materializzino e votino.
BATTAGLIA (PdL). I soldi! I soldi!
PRESIDENTE. Certe cose non si richiedono, per rispetto a noi stessi.
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione del disegno di legge costituzionale
n. 24-216-873-894-1086-1114-1218-1548-1589-1590-1761-2319-2784-2875-2941-3183-3204-3210-3252
PRESIDENTE. Risulta pertanto precluso l'emendamento 9.0.302, mentre gli emendamenti 9.0.212, 9.0.213 e 9.0.303 sono stati ritirati.
Metto ai voti l'emendamento 9.0.503, presentato dai senatori Gasparri e Quagliariello.
È approvato.
Passiamo alla votazione dell'emendamento 9.0.504/100.
RUTELLI (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
RUTELLI (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Chiedo a dodici colleghi di sostenere la richiesta di verifica del numero legale.
PRESIDENTE. Scusi, senatore Rutelli: mi comunicano che l'emendamento 9.0.504/100 è stato ritirato.
Metto ai voti l'emendamento 9.0.504, presentato dai senatori Gasparri e Quagliariello. (Commenti del senatore Rutelli).
Senatore Rutelli, non posso svolgere io il suo ruolo, deve farlo lei con attenzione!
RUTELLI (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
RUTELLI (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Signor Presidente, mi scusi, ma lei ha annunciato di mettere in votazione l'emendamento 9.0.504.
PRESIDENTE. Prima l'emendamento 9.0.504/100, che poi è stato ritirato. Poi ho messo in votazione l'emendamento 9.0.504, ho aspettato, l'ho guardata...
RUTELLI (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Magnifico. Dopo di che ho alzato la mano e ribadisco la richiesta di verifica del numero legale.
MATTEOLI (PdL). Ma lo abbiamo già votato!
PRESIDENTE. No, non abbiamo votato, senatore Matteoli. Questo non l'abbiamo votato. Si trattava dell'emendamento 9.0.504/100, che poi è stato ritirato dal senatore Pastore. Questo non lo abbiamo votato.
Verifica del numero legale
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Invito pertanto i senatori a far constatare la loro presenza mediante procedimento elettronico.
(Segue la verifica del numero legale).
GRAMAZIO (PdL). Bisogna togliere quelle tessere! Bisogna levarle!
ASCIUTTI (PdL). Il senatore Segretario deve votare!
PRESIDENTE. Ma volete portare il risultato a casa, o volete far perdere tempo con questo chiasso? Non capisco, veramente! (La senatrice Segretario Baio effettua i controlli tra i banchi del Gruppo PdL).
Ci sono tessere che ha individuato per il ritiro, senatrice Baio? Non deve controllare alla cieca.
Il Senato è in numero legale.
Ripresa della discussione del disegno di legge costituzionale
n. 24-216-873-894-1086-1114-1218-1548-1589-1590-1761-2319-2784-2875-2941-3183-3204-3210-3252
PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 9.0.504, presentato dai senatori Gasparri e Quagliariello.
È approvato.
Risulta pertanto assorbito l'emendamento 9.0.505, mentre gli emendamenti 9.0.304 e 9.0.214 sono stati ritirati.
Metto ai voti l'emendamento 9.0.506/1, presentato dal senatore Benedetti Valentini.
Non è approvato.
Metto ai voti l'emendamento 9.0.506/3, presentato dal senatore Benedetti Valentini.
Non è approvato.
RUTELLI (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Presidente, ci guardi, però.
PRESIDENTE. Ho invitato a controllare costantemente l'emiciclo, perché non posso leggere e guardare allo stesso tempo il presidente Rutelli.
RUTELLI (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
RUTELLI (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Signor Presidente, capisco che, poiché stiamo modificando la Costituzione è motivo di distrazione osservare chi chiede di fare una votazione elettronica, ma capita che noi chiediamo di fare una votazione elettronica, e non mi sembra che lei debba accogliere tale richiesta con fastidio.
PRESIDENTE. Senatore Rutelli, forse non mi sono spiegato: se lei alza le mano e io sto leggendo l'emendamento...
RUTELLI (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Io alzo la mano e lei è chino sulle carte per fare presto. Lei deve guardare l'emiciclo.
PRESIDENTE. D'accordo, senatore Rutelli.
Passiamo alla votazione dell'emendamento 9.0.506.
RUTELLI (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Rutelli, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 9.0.506, presentato dai senatori Gasparri e Quagliariello.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione del disegno di legge costituzionale
n. 24-216-873-894-1086-1114-1218-1548-1589-1590-1761-2319-2784-2875-2941-3183-3204-3210-3252
PRESIDENTE. Risulta pertanto precluso l'emendamento 9.0.216, mentre gli emendamenti 9.0.215 e 9.0.305 sono stati ritirati.
Passiamo alla votazione dell'emendamento 9.0.507/100.
PASTORE (PdL). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PASTORE (PdL). Signor Presidente, lo ritiro.
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 9.0.507.
RUTELLI (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Rutelli, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 9.0.507, presentato dai senatori Gasparri e Quagliariello.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione del disegno di legge costituzionale
n. 24-216-873-894-1086-1114-1218-1548-1589-1590-1761-2319-2784-2875-2941-3183-3204-3210-3252
PRESIDENTE. Procediamo alla votazione degli emendamenti presentati all'articolo 10.
Metto ai voti l'emendamento 10.200, presentato dal senatore Pardi.
Non è approvato.
Passiamo alla votazione dell'emendamento 10.500.
RUTELLI (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Senatore, se lei alza la mano...
RUTELLI (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Sto tenendo ininterrottamente la mano alzata! Se lei guardasse da questa parte, lo vedrebbe, anche perché non siamo molto numerosi!
PRESIDENTE. Senatore Rutelli, lei non mi fa parlare. Se mi facesse parlare, verrebbe a capo della questione.
Se lei alza la mano quando io passo alla votazione, ovviamente non posso vederla. Secondo lei, chi mi dovrebbe dire che lei chiede di intervenire? Quindi, se lei vuole che sia io a darle risposta immediata, lo chieda a voce; diversamente, se alza la mano mentre io leggo il numero dell'emendamento in votazione, non posso vederla: quando avrò questo dono, ci proverò e ci riuscirò!
Se lei ha inteso quello che voglio dirle, non mi faccia precisare oltre. Non ho alcun astio o disattenzione nei suoi riguardi. Prego, senatore Rutelli, ha facoltà di parlare.
RUTELLI (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Signor Presidente, prendo la parola per sottolineare ai colleghi dell'Assemblea il contesto in cui ci troviamo e in cui il Presidente reputa giustamente anomalo che vi sia qualcuno che chiede la parola sulla modifica della Costituzione repubblicana, salvo che la prendiamo come uno scherzo (in realtà, stiamo dibattendo proprio come fosse uno scherzo!).
Dunque, segnalo ai colleghi che l'articolo 89 della Costituzione, che avete appena convenuto di modificare, è stato modificato con il voto favorevole di 140 senatori. Mi congratulo per il livello di coinvolgimento e di consenso e per il senso dell'operazione che stiamo facendo.
Signor Presidente, noi siamo qui semplicemente per testimoniare un dissenso, e lo facciamo intervenendo su alcuni articoli e su alcuni emendamenti, chiedendo che sia registrata la votazione. Invito, dunque, il Presidente a prestare attenzione al fatto che un'approvazione a raffica è legittima, ma è anche doveroso per il Presidente osservare se qualcuno intende intervenire.
Capisco, signor Presidente, che lei si possa momentaneamente distrarre, ma non è un litigio tra lei e qualche senatore che chiede la parola, la verifica del numero legale o il voto elettronico.
Sull'emendamento 10.500 chiedo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Senatore Rutelli, lei mi costringe ancora una volta a sottolineare innanzitutto che io la ascolto sempre con molto piacere, specialmente su questi temi. In secondo luogo, ribadisco che, se lei alza la mano mentre io comunico qual è l'emendamento in votazione, non posso darle la parola perché non la vedo in quanto sto leggendo.
Quindi, se lei vuole che sia io a darle subito e direttamente la parola, dica «chiedo la parola»; diversamente, si rivolga agli Uffici come mi sono rivolto io. (Commenti del senatore Rutelli). Lei però non dica che il Presidente non la vuole ascoltare oppure vuole un'approvazione a raffica, perché non è così! (Applausi del senatore Pastore). Anzi, è sempre gradevole ascoltare le sue obiezioni.
Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Rutelli, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta non risulta appoggiata).
Metto ai voti l'emendamento 10.500, presentato dai senatori Gasparri e Quagliariello, interamente sostitutivo dell'articolo 10, la cui approvazione determinerebbe la soppressione dell'articolo 11.
È approvato.
Risultano pertanto preclusi tutti gli emendamenti presentati all'articolo 10 e all'articolo 11, ad eccezione degli emendamenti 10.201, 10.205, 10.206, 10.0.550, 11.201 e 11.300, che sono stati ritirati.
Passiamo alla votazione degli emendamenti tendenti ad inserire articoli aggiuntivi dopo l'articolo 11.
Gli emendamenti 11.0.200 e 11.0.201 sono stati ritirati.
L'emendamento 11.0.730 è precluso dall'approvazione dell'emendamento 2.550 (testo 2).
Metto ai voti l'emendamento 11.0.202, presentato dal senatore Molinari.
Non è approvato.
L'emendamento 11.0.203 è stato ritirato.
Passiamo alla votazione dell'emendamento 11.0.500.
RUTELLI (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Rutelli, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 11.0.500, presentato dai senatori Gasparri e Quagliariello.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione del disegno di legge costituzionale
n. 24-216-873-894-1086-1114-1218-1548-1589-1590-1761-2319-2784-2875-2941-3183-3204-3210-3252
PRESIDENTE. Gli emendamenti 11.0.204, 11.0.205 e 11.0.206 sono stati ritirati.
Passiamo alla votazione dell'emendamento 11.0.207.
RUTELLI (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
RUTELLI (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Signor Presidente, intervengo relativamente all'emendamento testé approvato per segnalare ai colleghi che con la partecipazione di 135 senatori si reputa di avere modificato l'articolo 104 della Costituzione attribuendo la presidenza del CSM, organismo attualmente presieduto dal Capo dello Stato, al primo presidente della Corte di cassazione. Questo è il grado di attenzione.
Volevo pertanto segnalare ai colleghi che hanno votato questo emendamento che hanno appena rimosso dalla guida e dalla garanzia del CSM il Presidente della Repubblica, sostituendolo con il primo presidente della Corte di cassazione. Desidero lasciare agli atti questa dichiarazione, perché magari c'è qualcuno fuori di qui che ci segue. (Applausi dai Gruppi LNP, CN:GS-SI-PID-IB-FI e dei senatori Rizzotti e Bornacin).
PRESIDENTE. Senatore, la considero una dichiarazione di voto sull'emendamento 11.0.207, così come i successivi interventi, altrimenti apriremmo un dibattito a commento del voto espresso precedentemente.
QUAGLIARIELLO (PdL). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
QUAGLIARIELLO (PdL). Signor Presidente, vorrei chiarire il senso di questa scelta: nel momento in cui, in un precedente articolo, si è affermato che il Presidente della Repubblica è nella condizione di presiedere il Consiglio dei ministri, ed essendo il semipresidenzialismo un sistema che tende a separare i poteri piuttosto che a unificarli, attribuendo loro un maggiore grado di autonomia, sembrava impossibile concentrare nelle mani del Presidente della Repubblica anche il ruolo di Presidente del CSM. (Applausi dal Gruppo PdL).
Da questo deriva la scelta di quell'articolo, del tutto coerente con la filosofia complessiva. Ovviamente possono essere proposte soluzioni differenti per la guida del CSM; non pensiamo infatti che in un'operazione di correzione e di miglioramento di questa riforma sia lesa maestà avanzare ipotesi differenti. Se vi fosse stata una maggiore partecipazione e apertura al dibattito, le avremmo prese in considerazione.
Signor Presidente, speriamo che ciò avvenga alla Camera dei deputati. (Applausi dal Gruppo PdL).
*VALDITARA (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
VALDITARA (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Signor Presidente, intervengo in risposta all'intervento del senatore Quagliariello che è troppo preparato dal punto di vista della dottrina costituzionale e anche troppo attento ai lavori che il suo Gruppo parlamentare ha portato avanti in questa legislatura per non ricordare che vi erano state molte proposte affinché il CSM o quanto meno sezioni del CSM non fossero composte in modo determinante da magistrati, perché le corti domestiche, un magistrato che giudica un magistrato, soprattutto laddove si debbano considerare provvedimenti disciplinari, sono qualcosa di assolutamente inconcepibile secondo una logica di corretto funzionamento delle istituzioni.
Oggi arriviamo addirittura al paradosso di togliere quell'elemento di garanzia che era rappresentato dal Presidente della Repubblica e di inserire invece il Primo presidente di sezione della Corte di cassazione. Allora, è evidente che in questo modo il senatore Quagliariello smentisce tutta una battaglia parlamentare che è stata condotta negli anni passati e che era funzionale all'affermazione del principio di responsabilità della magistratura; magistratura che può essere realmente imparziale soltanto laddove vi sia un organismo terzo che possa garantire sul comportamento dei magistrati anche dal punto di vista disciplinare.
In questo modo, invece, purtroppo si determina un meccanismo di accentuata giurisdizione domestica che certamente finisce con lo squilibrare i poteri dello Stato. (Applausi del senatore Rutelli).
VIESPOLI (CN:GS-SI-PID-IB-FI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
VIESPOLI (CN:GS-SI-PID-IB-FI). Signor Presidente, vorrei fare solo una brevissima considerazione.
Francamente, sull'emendamento in discussione mi attendevo una valutazione positiva da chi si è espresso in maniera contraria, perché è il segnale di un tentativo di separare le funzioni di governo che va ad assumere il Presidente della Repubblica, così come delineato nella riforma, rispetto alla magistratura e al presidente del Consiglio superiore della magistratura che avrebbe simboleggiato la subalternità rispetto al Governo. Non rispetto all'attuale Presidente della Repubblica, ma rispetto al Presidente della Repubblica così come è individuato. Mi sarei aspettato valutazioni più perplesse da parte del centrodestra, non da parte del centrosinistra. (Applausi dal Gruppo CN:GS-SI-PID-IB-FI e del senatore Casoli).
CASTELLI (LNP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CASTELLI (LNP). Signor Presidente, mi sia consentita una dichiarazione postuma, perché i più attenti tra i senatori avranno notato che gli emendamenti dall'11.0.204 all'11.0.206 sono stati ritirati poiché, a quanto pare, è mancato l'accordo di una maggioranza.
Ritengo che abbiamo perso un'occasione. Per quale motivo? Qual è il problema fondamentale di qualsiasi giudice? Qui ci sono tanti illustri giuristi che me lo insegnano: è la terzietà. Tutti quanti gli organismi giurisdizionali chiedono la terzietà del giudice; ce n'è uno (probabilmente unico al mondo) che non ha questa terzietà: la casta dei nostri magistrati. Sostanzialmente i nostri magistrati si giudicano da sé, portando delle storture enormi, che tutti abbiamo visto.
Ebbene, penso che un punto sul quale occorreva intervenire era proprio quello della sezione disciplinare del CSM, che oggi - ripeto - presenta dei buchi clamorosi. Ricordiamo il caso - forse uno dei più clamorosi - di un magistrato che ha presentato una serie di certificati medici per restare assente dal lavoro per oltre un anno e poi si è scoperto che partecipava a regate transatlantiche. Bene, questo magistrato ha ricevuto delle sanzioni assolutamente banali. Non parliamo poi di quei procuratori i quali non azzeccano neanche un'indagine, se le vedono sempre cassate dal tribunale; eppure dal punto di vista disciplinare e della progressione in carriera non succede mai nulla.
Con gli emendamenti ritirati avevamo tentato di attribuire il carattere di terzietà alla sezione disciplinare. Non ci siamo riusciti nemmeno questa volta; anzi, posso dire che non ci sono riuscito: ci avevo provato anche da Ministro, ma non avevo mai trovato la maggioranza necessaria.
Anche in questo caso non abbiamo trovato la maggioranza. Lo ripeto, colleghi, credo che sia una grandissima occasione perduta: sarebbe bastato approvare questi tre piccoli emendamenti per fare un enorme passo in avanti nel mondo della nostra magistratura. Avremmo veramente sconvolto quella sorta di autodichia che esiste oggi nel mondo della magistratura, facendone una specie di monade di leibniziana memoria, senza finestre sul mondo che - consentitemi di abbassare adesso il tono - «se la canta e se la suona» come le pare.
Mi dispiace, è un'occasione perduta e credo che difficilmente si ripresenterà in questa legislatura. (Applausi dal Gruppo LNP e del senatore Compagna).
PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 11.0.207, presentato dal senatore Pardi e da altri senatori.
Non è approvato.
Passiamo alla votazione dell'emendamento 11.0.830.
POLI BORTONE (CN:GS-SI-PID-IB-FI). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
POLI BORTONE (CN:GS-SI-PID-IB-FI). Signor Presidente, ritiro l'emendamento in esame.
PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 11.0.208, presentato dal senatore Fistarol.
Non è approvato.
Passiamo alla votazione dell'emendamento 11.0.209.
RUTELLI (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
RUTELLI (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Signor Presidente, come faceva osservare il collega Castelli, abbiamo svolto un dibattito interessante, anche se postumo, perché abbiamo parlato della questione della presidenza del Consiglio superiore della magistratura con riferimento ad emendamenti riguardanti le Province.
Vorrei ora soffermarmi sul motivo per il quale abbiamo presentato gli emendamenti che ci apprestiamo a votare e sui quali vorrei invitare i colleghi a pronunciarsi favorevolmente. Si tratta di emendamenti importanti, perché riguardano la riforma del Titolo V della Costituzione.
Noi stiamo svolgendo oggi un esame complessivo della Costituzione che, come sappiamo e come molti colleghi hanno ricordato, entrerà in un binario morto. Vorrei cogliere però l'occasione per sviluppare una riflessione critica, rivolgendomi ai colleghi che sono presenti in Aula e che voteranno, facendo riferimento proprio agli emendamenti di radicale modifica che noi abbiamo presentato, riguardanti il Titolo V della Costituzione.
Quella del Titolo V fu una riforma - all'epoca non ero in Parlamento, ero sindaco di Roma - votata a maggioranza dalla coalizione del centrosinistra, alla quale facevo riferimento. Trascorso un decennio, colleghi, ed essendosi quella riforma rivelata una pagina complessivamente non riuscita, penso che, attraverso l'approvazione degli emendamenti sui quali ora mi soffermerò, sia doveroso, ed anzi inevitabile, nell'ambito del dibattito sulle riforme costituzionali che stiamo svolgendo in quest'Aula, fissare un punto fermo critico sul bilancio dell'attuazione largamente insoddisfacente del Titolo V.
Il Titolo V ha condizionato in maniera soverchiante l'attività della Corte costituzionale: la gran parte delle pronunce della Corte nel nostro Paese è stata in questi anni dedicata a stabilire il modo per dirimere il contenzioso sulle materie concorrenti stabilite nell'ambito di tale riforma.
Gli emendamenti che noi abbiamo presentato (che sono solo tre) propongono di ricostituire una coerenza tra le responsabilità dello Stato e quelle delle Regioni, tirando le somme anche con riferimento a compiti che, palesemente, le Regioni hanno dimostrato di non essere in grado di svolgere.
Rispetto alla condizione economica nella quale ci troviamo, colleghi, è evidente, a nostro avviso, che, invece di continuare con l'attuazione della modalità di trasferimento di poteri alle Regioni, oggi la crisi economica e la sua prospettiva richiederanno che questi vengano invece esercitati unitariamente dallo Stato. Penso ai temi dell'energia, delle reti e delle grandi infrastrutture (e tra breve li tratteremo).
Ho tenuto a spiegare ai colleghi le motivazioni dei nostri emendamenti, che partono da questo emendamento 11.0.209, che propone di sopprimere il comma 3 dell'articolo 116 della Costituzione, che stabilisce ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia. Così come si deve intervenire sull'articolo 117, su cui tra breve, signor Presidente, le chiederò nuovamente la parola.
Signor Presidente, da ultimo chiedo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 11.0.209. (Applausi della senatrice Contini).
VIESPOLI (CN:GS-SI-PID-IB-FI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
VIESPOLI (CN:GS-SI-PID-IB-FI). Signor Presidente, ho chiesto la parola perché intendo votare a favore dell'emendamento presentato dal senatore Rutelli, in quanto esso pone una questione di grandissimo rilievo e di grandissima importanza. Esso ci rinvia ad una riflessione su quella che è stata la riforma del Titolo V della Costituzione, al modo in cui si è determinata e al contenuto che ha esplicitato.
Mi permetta di citarla, presidente Nania, perché ricordo una sua precisa considerazione sul tema della riforma degli articoli 117 e 119 e, più complessivamente, sull'impianto della riforma del Titolo V: quella di un federalismo potenzialmente secessionista o, almeno, di un federalismo che rischia di determinare una accentuazione delle differenze. Si tratta di un federalismo a geometria variabile o, se si preferisce, un federalismo a doppia velocità, che non fa coesione, che fa divisione e che comporta un'ulteriore rottura nei confronti della tenuta di uno Stato che tiene insieme le diversità, ma su un terreno di unità.
Ritengo quindi importante questo emendamento del senatore Rutelli, e noi voteremo a favore (o perlomeno, io voterò a favore di questo emendamento), perché esso recupera una riflessione importante ancora tutta da fare sulla riforma del Titolo V della Costituzione.
Sul piano politico, però, mi consentirà di aggiungere due riflessioni, senatore Rutelli: la prima è che questo è ancora un frutto avvelenato della vecchia riforma del centrosinistra del Titolo V; la seconda riflessione politica vorrei rivolgerla a quelli che hanno cantato le magnifiche sorti e progressive della riforma che non c'è stata per questo innesto semipresidenzialista e che volevano determinare il bicameralismo prossimo venturo sulla base delle competenze di materia di cui all'articolo 117 della Costituzione. E ciò era perfino in contraddizione con la riforma costituzionale del centrodestra, che tendeva al superamento di quei meccanismi per un federalismo più equilibrato di quello di cui alla riforma del Titolo V, che fa bene il senatore Rutelli a richiamare con l'emendamento 11.0.209. (Applausi dei senatori Compagna e Scarpa Bonazza Buora).
DIVINA (LNP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DIVINA (LNP). Signor Presidente, noi invece facciamo fatica a capire e a giustificare l'emendamento 11.0.209, al punto che ci chiediamo chi sia il costituzionalista di ApI che suggerisce questa strada. Ha detto bene il senatore Viespoli: si tratta di una riforma che appartiene al vecchio Governo Prodi, che però aveva capito che era necessario incanalare tutto il sistema della ripartizione dei poteri in una progressione.
Il sottoscritto proviene da una Regione a Statuto speciale, e molto spesso deve ribattere a colleghi che, capendo poco di specialità, pensano che questi baluardi di avanzata autonomia debbano essere frenati e che siano entità che hanno avuto nella storia la possibilità di godere di un'autonomia ed un autogoverno più avanzati, ai quali è necessario espropriare o togliere qualcosa. La Lega ha sempre considerato tali entità come modelli di buon governo e di buona gestione delle risorse legate ai territori, modelli da imitare e possibilmente da esportare in tutte le altre Regioni che non hanno le stesse competenze per elevarle verso livelli di autogoverno più estesi ed avanzati.
Ricordo al collega Rutelli che le competenze delle Regioni a Statuto speciale sono riportate nei rispettivi Statuti, che sono leggi costituzionali ed hanno pertanto la stessa valenza, la stessa portata e lo stesso rango della Costituzione che noi ci apprestiamo in parte a rivedere; dunque, si tratta di ambiti di competenza separati. Proprio per evitare i disguidi richiamati dal senatore Rutelli, i continui ricorsi alla Corte costituzionale riferiti alle aree grigie, dove materie e competenze non sono perfettamente stabilite, sarebbe stato opportuno circoscrivere l'area di competenza dello Stato. Ed infatti il Parlamento decise di enumerare specificamente tutte le competenze che devono essere attribuite allo Stato. Implicitamente, tutte le competenze residue devono essere delle Regioni, dei territori, piaccia o non piaccia, perché non so quale sostenitore del centralismo possa dire in questa sede che si deve intraprendere il percorso contrario.
Per quanto riguarda le geometrie variabili, il collega Rutelli vorrebbe sopprimere il comma terzo dell'articolo 116 con il quale - finalmente e vivaddio! - tutte le Regioni possono aumentare il proprio livello di competenza e di autogestione del territorio, al punto che ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia possono essere attribuite su iniziativa delle Regioni stesse.
Presidenza della vice presidente BONINO (ore 12,18)
(Segue DIVINA). In questo caso parliamo di competenze su materia concorrente, cioè su materie per le quali si deve - ahimè! - attendere che lo Stato disciplini la materia con la famosa legge-quadro o legge cornice, dopo di che le Regioni ordinarie possono intervenire.
Qual è dunque il motivo di tanta ritrosia nell'offrire alle Regioni la possibilità di occuparsi di materie sulle quali si sentono in grado di legiferare? Perché si parla di geometria variabile? Perché sarà la Regione stessa che deciderà quando è il momento e se è opportuno richiedere o no una competenza ulteriore.
Per chi qua dentro ha figli probabilmente questo è un discorso banale: mano a mano che un figlio cresce gli si danno sempre più autonomia e sempre maggiori competenze, fino a consegnargli anche le chiavi di casa quando raggiunge la maggiore età.
È improvvido considerare le Regioni tutte uguali, onde caricare su queste le stesse competenze. Penso che il Comune di Milano potrebbe assumere competenze importanti come quelle riguardanti le università, competenze che probabilmente altre Regioni non sarebbero in grado di gestire. Lasciamo o no alle Regioni la libertà di richiedere le competenze su queste materie? Cancellare il terzo comma dell'articolo 116 della Costituzione significherebbe insistere in un becero centralismo, non riconoscere le autonomie che già esistono e non volere che quel gap, quella differenza da domani venga sempre più ridotta consentendo alle Regioni ordinarie di aspirare ad un livello massimo di autogoverno sempre più avanzato. (Applausi dal Gruppo LNP e dei senatori Thaler Ausserhofer, Pinzger e Peterlini).
FISTAROL (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FISTAROL (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Signora Presidente, credo che l'emendamento 11.0.209, presentato dal collega Rutelli e da altri senatori, dovrebbe consentirci di operare una riflessione equilibrata innanzitutto sul tema che il senatore Rutelli ha voluto portare alla nostra attenzione: quello di una rivisitazione della cosiddetta riforma del Titolo V della Parte seconda della Costituzione.
Non sono state dette tutte cose esatte da chi mi ha preceduto. Non si tratta di una riforma fatta dal Governo Prodi: è una riforma fatta nell'ultima parte di una legislatura travagliata che ha visto il succedersi di tre diversi Governi del cosiddetto centrosinistra, la cui esperienza non intendo in alcun modo difendere. Voglio però ricordare a tutti che quella modifica costituzionale rappresentava il tentativo di far avanzare questo Paese sulla strada di una riforma dello Stato in senso federalista.
Quella riforma ha assunto sostanzialmente le conclusioni di una Commissione bicamerale, quella presieduta dall'onorevole D'Alema, anche se fu poi votata in sede parlamentare soltanto dal centrosinistra. Ed è stata una riforma - lo voglio ricordare a tutti - che vide in Italia il plauso pressoché unanime delle istituzioni e della società italiana (Applausi del senatore Peterlini). Infatti, tutta l'Italia, da Confindustria alle associazioni di categoria, al mondo del volontariato, a tutte, e dico tutte, le Regioni italiane, escluso soltanto il Veneto del governatore Galan (lo ricordo perfettamente), quindi tutti, tutti, reclamavano l'approvazione di quella riforma prima della fine della legislatura.
Di cosa si trattava? Di una ubriacatura complessiva di un finto federalismo, per cui allora tutti in Italia si dicevano e non potevano non dirsi federalisti, esattamente come oggi il federalismo dovrebbe essere diventato la radice di tutti i mali italiani? Si trattava della solita nostra mancanza di equilibrio nell'esaminare i problemi e dar loro una soluzione?
Io credo personalmente che il Titolo V non solo possa, ma debba essere rivisto. Voglio però segnalare che l'uscita dalla riforma del Titolo V è già in atto: in questo Paese è in atto una controriforma antifederalista strisciante e dichiarata che non sembra trovare ostacoli. Esattamente come abbiamo alle spalle anni di ubriacatura federalista e di uso demagogico del termine «federalismo», soprattutto da parte della Lega, che pure ha dei meriti perché è un movimento politico che ha posto all'attenzione nazionale il tema di un adeguamento e di una modernizzazione dell'assetto istituzionale dello Stato, voglio che sia chiaro che oggi è in atto una controriforma di tipo centralista.
Oggi c'è una diffusa cultura antifederalista, di cui l'emendamento in esame è espressione. Sia chiaro: non c'è nulla di male, ma dobbiamo essere consapevoli che esso propone una via d'uscita dalle disfunzioni del Titolo V che è una controriforma, un tornare indietro allo Stato centralista.
Ci sono due vie d'uscita dai problemi istituzionali italiani. Una è il ritorno, tipico delle situazioni di crisi: quando c'è una crisi, soprattutto economica, si torna al Governo forte del centro, perché si ritiene che tutto ciò che è articolazione territoriale sia fonte di spesa non controllata e di irresponsabilità. Un'altra via di uscita è quella del federalismo responsabile, cioè nutrito di responsabilità, che non abbiamo saputo costruire in Italia. (Applausi dei senatori Peterlini, Oliva e Valditara).
Perché l'Italia è il Paese del federalismo delle chiacchiere e della demagogia e non del federalismo praticato! Perché in Italia tassa lo Stato e spendono le Regioni! (Applausi dei senatori Peterlini, Oliva e Valditara).
PETERLINI (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Bravo!
FISTAROL (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Allora, pur auspicando una riflessione critica sul Titolo V e su modifiche sostanziali della riforma del gennaio 2001, voglio però ricordare cosa dice il comma di cui propongono l'abrogazione il senatore Rutelli e altri colleghi.
Dovremmo cancellare il terzo comma dell'articolo 116 della Costituzione, che è quello che prevede che se c'è una Regione che in alcune materie ritiene di essere in condizione di esercitare meglio dello Stato il governo, lo può fare chiedendolo allo Stato, con una procedura che poi andrà sottoposta al vaglio del Parlamento, perché alla fine decide il Parlamento. Colleghi, non c'è una sola Regione italiana che in questi anni l'abbia chiesto: tutte hanno chiacchierato di federalismo, il mio Veneto ha fatto confusione, polemiche, assalti a Roma, ma i Consigli regionali non hanno approvato una sola delibera per chiedere maggiori poteri e, chiedendo maggiori poteri, anche maggiori responsabilità. Perché le Regioni (molte) vogliono che la responsabilità di tassare sia di Roma, ma avere loro il potere di spendere.
Ebbene, auspico una revisione della situazione in cui ci siamo andati a cacciare, ma all'insegna della responsabilità, di una cultura autenticamente federalista e non di un ritorno centralista, che può essere ritenuto una via d'uscita soltanto da parte di chi pensa che le scorciatoie risolvano i problemi. (Applausi dei senatori Peterlini, Pinzger, De Angelis e Valditara. Congratulazioni).
NANIA (PdL). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
NANIA (PdL). Signora Presidente, colleghi senatori, voterò a favore dell'emendamento in esame, perché ripete esattamente uno dei punti qualificanti della cosiddetta riforma di Lorenzago. In quella occasione si propose di abolire il terzo comma dell'articolo 116 della Costituzione e su questo punto - mi rivolgo al senatore Divina - ci fu il consenso ragionato, sentito, avvertito, razionale anche della Lega.
Che cosa dice questo emendamento? Dice che le Regioni che hanno più soldi, se vogliono, possono prendersi altre materie di competenza dello Stato e gestirle grazie al fatto che hanno i soldi.
Se i colleghi mi consentono di leggere l'articolo 117, essendo un problema che può interessare tutte le Regioni, esso afferma che ci sono alcune materie di importanza strategica. Ne cito una, per esempio: dopo che la riforma del centrosinistra ha assegnato l'organizzazione scolastica alle Regioni, giustamente, capito che era un fatto importante (poi hanno addebitato alla Lega la volontà di secessione, mentre l'ha fatta l'Ulivo col Titolo V), nel secondo comma dell'articolo 117 si è stabilito che le norme generali sull'istruzione sono di competenza dello Stato.
Nel terzo comma dell'articolo 116 c'è scritto che «Ulteriori forme», dopo tutto ciò che viene dato alle Regioni con il Titolo V, «e condizioni particolari», cioè ulteriori competenze e poteri, «concernenti le materie di cui al terzo comma dell'articolo 117», quelle concorrenti, «e le materie indicate dal secondo comma del medesimo articolo (...)», - quelle rimaste allo Stato di cui alle lettere l) (giurisdizione, «limitatamente all'organizzazione della giustizia di pace»), n) (norme generali sull'istruzione) e r) (tutela dell'ambiente) sulla base dei principi di cui all'articolo 119 (quello del federalismo fiscale, cioè quello di chi più soldi ha -, «possono essere attribuite ad altre Regioni, con legge dello Stato», approvata - udite, udite - a maggioranza assoluta (questo ha fatto L'Ulivo, il "garantista dei due terzi"), cioè il 50 per cento più uno, dalle Camere.
Quindi, abbiamo una Regione che chiede, in materia di istruzione, di avere più poteri, ma non a proposito di organizzazione scolastica, bensì di norme generali, che riguardano cioè l'identità, la storia, la cultura, l'educazione, l'etica, l'alimentazione, che dovrebbero essere le stesse in tutta Italia. Invece no: con questa norma, alla Regione interessata, alla Regione che ha più soldi, si consente di avere più poteri rispetto alle altre. (Applausi dal senatore Viespoli). Il tutto, sempre con riferimento al centrosinistra, perché questa norma non l'ha inserita la Lega, caro senatore Fistarol, in contrasto con l'articolo 3, secondo comma, della Costituzione, per il quale la nostra Repubblica aiuta chi si trova in posizione svantaggiata.
È stata inserita una norma sulla base della quale a chi sta davanti, perché ha i soldi, si consente di prendere di più rispetto a coloro che sono in difficoltà. (Applausi delle senatrici Poli Bortone e Castiglione). Ora, che questo avvenga sul piano della politica fiscale o, in generale, delle politiche di Governo, è una cosa, ma che questo avvenga con una norma costituzionale di carattere tecnico-giuridico è un'altra.
Il senatore Fistarol spiegava come mai le Regioni non si siano mai avvalse del terzo comma dell'articolo 116 della Costituzione. Perché nelle Regioni ricche c'era il centrodestra che lo ha impedito, perché qualche presidente, - lei lo ricorderà - ha anche proposto di prendersi questi poteri, ma grazie all'azione solidale e solidaristica del centrodestra è stato bloccato. Diversamente, già di fatto qualche Regione come l'Emilia-Romagna e la Toscana (e poi la Basilicata, la Campania, la Calabria, la Sicilia), le Regioni che hanno più soldi, perché la norma è agganciata all'articolo 119 sulle risorse, avrebbe potuto ottenere di più.
Pensate che questa norma (articolo 116, terzo comma) casualmente si chiama federalismo differenziato, anzi a doppia velocità. Un deputato veneto, di cui ora non ricordo il nome, definì questa riforma federalismo a velocità variabile o a doppia velocità o a velocità differenziata.
Io ritengo che il centrodestra, per coerenza con le posizioni assunte, su questo emendamento debba sfidare il centrosinistra, perché la riforma dell'Ulivo ha spezzato il senso dell'unità nazionale e ha comportato anche ulteriori problemi, sui quali non mi voglio dilungare, ma richiamo l'attenzione, soprattutto di coloro che si sono battuti per togliere questo principio dalla Costituzione. Colleghi del centrodestra, non possiamo sprecare questa occasione! (Applausi dai Gruppi PdL e CN:GS-SI-PID-IB-FI).
SCARPA BONAZZA BUORA (PdL). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SCARPA BONAZZA BUORA (PdL). Signora Presidente, ho ascoltato i dotti interventi dei colleghi che mi hanno preceduto. Alla Commissione agricoltura potrà essere concesso di passare dalle stelle alle stalle in questa vicenda. Allora ricordo solamente una cosa che ha un valore simbolico. E immagino che i colleghi veneti possano seguirmi, specialmente quelli come me che abitano in prossimità di una Regione a statuto speciale come il Friuli-Venezia Giulia.
È ben difficile giustificare, signora Presidente, alla popolazione di confine di una Regione come il Veneto che si trova a vivere a 2 o a 10 chilometri dalla Provincia di Pordenone, piuttosto che di Udine, per esempio, che quando un tizio come me va a fare il pieno di benzina in Provincia di Pordenone, magari più a Ovest del luogo in cui abito, Portogruaro, gli venga richiesta la tessera per avere lo sconto sul carburante. Non è più giustificabile. È fuori del tempo. Non ha nulla a che vedere con il federalismo variabile evocato da qualcuno prima. È un privilegio - questo è un Paese che ne ha tanti - assolutamente ingiustificabile che spinge popolazioni ad esprimersi - come è successo nel caso di Sappada o di Cinto Caomaggiore - per il secessionismo da una Regione e il passaggio ad un'altra. Credo che il pensiero rappresentato dall'emendamento discusso in questi minuti comprenda anche questi situazioni di disagio e quindi il mio comportamento sarà conseguente.
BOSCETTO (PdL). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BOSCETTO (PdL). Signora Presidente, più volte nel corso di questa discussione in Aula, ma ancora prima in Commissione si è teso a limitare il contesto di questa riforma a quello che è.
In Commissione abbiamo trattato alcuni argomenti poi arrivati in Aula e i relativi emendamenti sono stati quasi tutti respinti perché bisognava tenere la linea della Commissione. Quando in Aula sono stati depositati gli emendamenti sul semipresidenzialismo si è rimasti sulla linea di questa introduzione del nuovo istituto per quanto riguarda la nostra Costituzione, senza andare ad allargarsi ad altre riforme della Costituzione stessa.
Quindi, il mio Gruppo esprimerà un voto contrario proprio per questa ragione. Non possiamo, avendo come presupposto queste linee, metterci a cambiare parti della Costituzione che non siano collegate all'introduzione del semipresidenzialismo.
Ricordava bene il senatore Quagliariello che, quando si parla di CSM che non viene più presieduto dal Presidente della Repubblica, non si va a fare una riforma del CSM: si dice soltanto che un Presidente della Repubblica con i nuovi poteri non può logicamente andare a presiedere il Consiglio superiore della magistratura. Questo è un esempio. É tutto così. Quindi confermo che il mio Gruppo sarà contrario a questo emendamento.
PRESIDENTE. Data la dichiarazione di voto ufficiale del Gruppo, gli interventi in dichiarazioni di voto del presidente Nania e del senatore Scarpa Bonazza Buora si intendono in dissenso dal Gruppo.
DEL PENNINO (Misto-P.R.I.). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DEL PENNINO (Misto-P.R.I.). Signora Presidente, sarò un becero centralista, come ha detto simpaticamente il senatore Divina, ma ho sempre giudicato la riforma del Titolo V fatta dal centrosinistra una delle grandi sciagure di questo Paese. (Applausi dai Gruppi PdL, LNP e CN:GS-SI-PID-IB-FI). Quindi, non posso che votare a favore di un emendamento che, sia pure parzialmente, modifica la riforma del Titolo V.
Mi riconosco pienamente nelle dichiarazioni del senatore Nania. Noi, con l'ultimo comma dell'articolo 116 della Costituzione, affidiamo alle Regioni più ricche (il Presidente della mia Regione, che è una di quelle più ricche, ha tentato di avvalersene in varie occasioni) la possibilità di intervenire su materie che sono di competenza specifica dello Stato.
Il senatore Nania ha citato giustamente il riferimento ai principi generali dell'istruzione, ma vorrei fare un altro esempio: quello relativo all'organizzazione della giustizia di pace.
Stiamo discutendo in questo momento una riorganizzazione complessiva del sistema della giustizia, la riduzione dei tribunali e delle sedi dei giudici di pace, e poi consentiamo che ci sia una Regione la quale invece avoca a sé la competenza sui giudici di pace che, rispetto alla riforma generale che noi cerchiamo di disegnare, porta a uno squilibrio complessivo. Sono queste le ragioni che sostanziano il voto dei Repubblicani a favore dell'emendamento 11.0.209.
Io ho presentato un emendamento all'articolo 117 che cerca di modificare in modo ancora più organico il Titolo V e credo che questo sia un primo contributo importante.
Mi consenta, infine, senatore Boscetto, con cui ho una grande amicizia: non si può dire che non si esce dal seminato quando qualcosa fa comodo e si esce dal seminato quando qualcosa non fa comodo. Voi avete introdotto, rispetto a un testo che - come dissi già in Commissione - non condividevo nella sua impostazione generale, due temi che sono radicalmente diversi rispetto a quello che avevate concepito: il federalismo e il semipresidenzialismo. Adesso, perché ci si permette di toccare marginalmente il Titolo V con una correzione dell'ultima parte dell'articolo 116 (neanche con l'abolizione totale che propone il collega Viespoli: con una correzione parziale - lo ripeto - dell'articolo 116) si afferma che si sta uscendo dal seminato. E no, le regole del gioco non sono queste, colleghi! (Applausi dai Gruppi PdL e CN:GS-SI-PID-IB-FI).
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, precedentemente avanzata dal senatore Rutelli, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 11.0.209, presentato dal senatore Rutelli e da altri senatori.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione del disegno di legge costituzionale
n. 24-216-873-894-1086-1114-1218-1548-1589-1590-1761-2319-2784-2875-2941-3183-3204-3210-3252
PRESIDENTE. Gli emendamenti 11.0.831 e 11.0.210 sono stati ritirati.
Presidenza del vice presidente NANIA (ore 13,44)
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, apprezzate le circostanze, rinvio il seguito della discussione dei disegni di legge in titolo ad altra seduta.