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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 769 del 18/07/2012


POLI BORTONE (CN:GS-SI-PID-IB-FI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

POLI BORTONE (CN:GS-SI-PID-IB-FI). Signor Presidente, sono intervenuta altre volte in quest'Aula su questo stesso tema e non soltanto in questa legislatura, perché questo è un problema che ci affligge, da più legislature. (Brusìo).

PRESIDENTE. Colleghi, per favore, sta parlando la senatrice Poli Bortone. Siamo arrivati alla conclusione del dibattito. Cerchiamo di arrivare al voto.

POLI BORTONE (CN:GS-SI-PID-IB-FI). Voglio dire soltanto due parole: se avessi avuto qualche dubbio (e non ne ho mai avuti fino a questo momento), mi sarei convinta ancora di più di esprimere non un voto pilatesco di astensione ma un voto decisamente contrario a questo emendamento. (Applausi dal Gruppo PdL).

Un voto decisamente contrario che deriva da una mia cultura politica, che sarà minoritaria, per carità, ma è pur sempre una cultura politica rispettabile, rispetto alla quale ho sempre considerato che esistessero già parametri chiari di riferimento: uno è il merito, un altro è la capacità di sapersi esprimere in un settore piuttosto che in un altro. Non tutte dobbiamo far politica necessariamente, care amiche: possiamo anche fare qualche altra cosa, se la sappiamo fare, così come gli uomini possono tranquillamente fare qualche altra cosa, se ne sono capaci.

Poi, c'è il parametro del consenso. Io sono stufa di sentir dire da cinquant'anni a questa parte che il 52 per cento dell'elettorato passivo è composto da donne mentre appena il 10 per cento del Parlamento è composto da donne. Si vede che le donne non vogliono votare per le donne. Lasceremo la libertà alle donne di scegliere chi diavolo vogliono in Parlamento! (Applausi dai Gruppi CN:GS-SI-PID-IB-FI e PdL e del senatore Astore).

Allora, care amiche, non sono d'accordo con il senatore D'Alia (mi dispiace collega D'Alia, questa volta non sono proprio d'accordo con te), anche perché stiamo lanciando un brutto messaggio alla gente che ci ascolta in questo momento (almeno attraverso Radio Radicale): la gente non può sentire che siamo in quest'Aula, alla metà di luglio, a svolgere un dibattito surreale. Ritengo, per dignità del Parlamento, che non ci sia niente di surreale nei dibattiti, ma sia tutto reale, concreto e dignitoso. (Applausi dai Gruppi CN:GS-SI-PID-IB-FI e PdL). Noi siamo in quest'Aula per discutere dignitosamente di problemi degni di essere affrontati.

Signor Presidente, questo problema non mi appassiona più di tanto. Ritengo che la presidente Iotti abbia fatto la presidente della Camera dei deputati per quello che lei rappresentava nella storia politica italiana e nella storia del suo partito e non certamente perché era una quota di un partito, assolutamente no. (Applausi dai Gruppi CN:GS-SI-PID-IB-FI e PdL).

Mi meraviglio - lo affermo chiaramente - del Partito Democratico, che ha condotto battaglie, non di parità di genere, ma di pari opportunità. (Applausi dal Gruppo PdL e del senatore Astore). Qui stiamo confondendo la parità di genere con le pari opportunità. L'opportunità deve essere data al contadino e al professionista, al disoccupato e all'occupato, e non all'uomo e alla donna: altrimenti stiamo ragionando con parametri del passato, ormai superati. (Applausi dal Gruppo PdL). Dobbiamo ragionare con parametri del futuro. Il compito del Parlamento è di consentire a tutti di partecipare alla vita politica. Poi, come in ogni situazione, è bene che vinca il migliore, uomo o donna che sia, purché sia capace di fare politica. (Applausi dai Gruppi CN:GS-SI-PID-IB-FI, PdL e Per il Terzo Polo:ApI-FLI e del senatore Pinzger. Congratulazioni).