Caricamento in corso...
 
 
Versione ePub Versione PDF (497 KB)

Versione HTML base



Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 769 del 18/07/2012


PARDI (IdV). Signora Presidente, il Gruppo dell'Italia dei Valori ha presentato molti emendamenti all'articolo 4. Mi dispiace che il senatore Saia non abbia voluto illustrare il suo, perché poteva essere interessante un confronto sull'argomento. Essenzialmente, gli emendamenti presentati dal nostro Gruppo hanno una caratteristica unitaria, che è quella di intervenire sulla modifica molto potente e penetrante degli equilibri tra maggioranza ed opposizione, tra Governo e minoranza parlamentare.

Questo disegno di modifica costituzionale, prima ancora che fosse sfigurato dall'arrivo degli emendamenti sul Senato federale e sul presidenzialismo, ai nostri occhi era comunque intensamente criticabile perché introduceva modifiche a tutto vantaggio del potere esecutivo e a tutto svantaggio del potere legislativo. Questo è il tema continuativo di tutta questa riforma, dall'articolo 4 fino alla fine.

La riforma prima dello sfiguramento (per intenderci, la riforma di natura premierale, che dà il potere al Presidente del Consiglio e non al Presidente della Repubblica) riduce le Camere a un ruolo di sostanziali spettatrici dell'attività legislativa, salvo qualche correttivo; ma l'esperienza delle ultime legislature ci ha fatto capire che non ci si può fidare da questo punto di vista. Non si può sperare che chi si è concesso un potere superiore abbia poi il senso della misura, la capacità di correggere i propri passi e di intendersi con gli interlocutori: non succederà. Se si stabilisce un potere, questo potere sarà usato. Purtroppo veniamo da una storia degli ultimi vent'anni in cui chi ha avuto un potere intollerabile e intollerato in nessun'altra parte del mondo sui mezzi di comunicazione l'ha usato nella maniera più spregiudicata. Se si stabilisce un potere, da qualcuno questo potere sarà usato.

Proviamo, quindi, a contrastare questo disegno con gli emendamenti presentati dall'articolo 4 in poi, nel tentativo di interporre strumenti di controllo e di attenuazione del potere smisurato dell'Esecutivo.

Per esempio, si comincia dalla vita fisiologica delle Assemblee. Con l'emendamento 4.201 si propone che ciascuna Camera adotti il proprio Regolamento a maggioranza di tre quinti dei suoi componenti, in modo tale da evitare modifiche costituzionali dissimulate attraverso l'introduzione in Regolamento di elementi molto cogenti.

Non è un mistero per nessuno che, mentre le forze che sostengono il Governo attuale si accordavano per questo rafforzamento del potere esecutivo a danno del potere legislativo, nello stesso momento si provava a determinare una deriva del Regolamento del Senato che perseguiva gli stessi fini con mezzi diversi. La questione della potestà di controllo sul Regolamento, quindi, è fondamentale per evitare che, anche in assenza di una riforma costituzionale incisiva a favore del potere esecutivo, si possa comunque dare a questo poteri più penetranti di quelli di cui ha goduto fino adesso.

Si propone, poi, di introdurre nei Regolamenti di Camera e Senato meccanismi di garanzia per le opposizioni parlamentari e, come rafforzamento al sostegno di tali meccanismi di garanzia, si prevede la possibilità di accedere direttamente alla Corte costituzionale in casi determinati come, per esempio, quando si ritenga che il Regolamento siastato violato in maniera più o meno evidente.

La questione ha dei risvolti particolarmente rilevanti per il dibattito interno alle forze di quella che era stata l'opposizione al Governo Berlusconi. C'è stato un lungo momento in cui i colleghi del Partito Democratico (che continuo a considerare i nostri alleati naturali per il futuro della politica italiana) hanno espresso il loro punto di vista in relazione alla modifica costituzionale, ripetendo continuamente il tema di una garanzia fondamentale: ossia che, di fronte al rafforzamento del Governo, dovesse esservi anche un rafforzamento del Parlamento, il quale avrebbe dovuto poggiare - è una parola d'ordine di antica data - sullo statuto dell'opposizione.

Ora, proprio nel momento in cui accediamo a questa fase, per noi insidiosa, di rafforzamento dell'Esecutivo e di limitazione delle prerogative del potere legislativo, il Partito Democratico - purtroppo - ha rinunciato ad esercitare, con la necessaria fermezza, la pratica di questa garanzia. Lo statuto dell'opposizione è scomparso dall'orizzonte del dibattito politico e culturale contenuto all'interno del dibattito sulla riforma costituzionale, o - meglio - è scomparso nel senso che i colleghi del Partito Democratico ne hanno parlato sempre di meno e in forma sempre più flebile.

Noi pensiamo, invece, che, sotto questo profilo, il legislatore costituzionale debba avere sempre presente il ciclo della vita politica. Non si disegna una riforma costituzionale pensando di esercitare il potere: essa si disegna pensando all'inevitabilità storica del rovesciamento delle maggioranze, della perdita di consenso e dell'impossibilità di accedere all'ampliamento del proprio elettorato. Ci siamo passati tutti, direttamente o indirettamente: anzi, direi che il centro sinistra dovrebbe aver sperimentato sulla propria pelle, perfino con eccessiva durezza, cosa vuol dire fidarsi delle promesse dell'avversario con cui si stabilisce un'intesa di natura costituzionale. L'ammaestramento avrebbe dovuto essere severo. Non ci si può fidare di quello che ci viene promesso: questo valeva per la Bicamerale di Massimo D'Alema e vale ancora oggi.

Quindi, di fronte ad un meccanismo che sostanzialmente macina le possibilità di intervento e di azione della minoranza parlamentare, anche chi pensa di avere il vento in poppa e di poter governare per una o due legislature dovrebbe avere il riflesso fisiologico democratico di pensare che nella vita politica si sale e si scende e, quindi, la garanzia costituzionale non deve essere tarata sulla forza che vince, ma sull'interlocuzione, sul dialogo, sul conflitto e anche sulla lotta aperta che può esserci tra le parti avverse nelle Assemblee elettive.

È essenzialmente a questo fine che sono orientati i nostri emendamenti, i quali verranno poi considerati uno per uno nelle dichiarazioni di voto, se e quando sarà necessario. Lo spirito unitario che li lega tutti è esattamente questo: garantire la possibilità per l'opposizione di non essere schiacciata nel dibattito parlamentare. Ma ancora di più: garantire che le Assemblee elettive abbiano la loro potestà d'azione di fronte alla potestà del Governo.

Tutta la storia recente è permeata dal crescente tentativo del Governo (peraltro riuscito) di impossessarsi delle potestà legislative. Tutti noi ripetiamo lo stesso ritornello ogni volta che arrivano al nostro esame soltanto decreti-legge, nella totale assenza di disegni di legge, ma poi dimentichiamo quanto sia invadente questo cammino apparentemente inarrestabile.

Credo pertanto che tutta l'Assemblea dovrebbe prendere consapevolezza di questo argomento: con tranquillità, senza drammi precipitosi, ma ragionando con freddezza sull'equilibrio fondamentale che deve esseri all'interno delle Assemblee elettive.