NANIA (PdL). Domando di parlare per dichiarazione di voto in dissenso dal mio Gruppo.
PRESIDENTE. Ne prendo atto e le do la parola.
NANIA (PdL). Signor Presidente, io voterò in dissenso dal mio Gruppo, quindi mi asterrò, perché questa riformulazione impone una legge di nominati. Se non ci fosse una legge elettorale di nominati, ma una legge libera, dove gli elettori possono scegliere, potremmo avere il risultato di più maschi e meno donne o di più donne e meno maschi, il che vuol dire che sarebbe una legge elettorale incostituzionale.
Allora, per essere praticabile questa norma, deve avvenire ciò che avveniva con il «Mattarellum»: un uomo, una donna. Ma - attenzione - solo con due candidati, non con tre, oppure con quattro, oppure con sei. E poi, se in una circoscrizione, ad esempio, visto che mi viene più facile, quella della Sicilia orientale, si comincia con l'uomo, in quella della Sicilia occidentale si deve cominciare con la donna, e viceversa. Quindi, è una norma che dimostra il ridicolo al quale si sta arrivando (Applausi dai Gruppi PdL e CN:GS-SI-PID-IB-FI), che soprattutto colpisce le donne e che - aggiungo ancora - dimostra chiaramente che non si vuole assolutamente risolvere questo problema.
Dunque, per un verso vogliamo che siano gli elettori a scegliere deputati e senatori con il loro voto e per l'altro verso pensiamo ad una legge che garantisce questo risultato di parità. E poiché un giudice qualunque potrebbe dire: «Ohibò, ma questa legge non garantisce la parità del risultato», deve essere una legge di nominati: e io non capisco come l'Italia dei Valori, che fa una battaglia contro la legge dei nominati, possa presentare un emendamento che obbligatoriamente, come conseguenza, porta al risultato che ci sia una legge di nominati. Questa è schizofrenia pura! (Applausi dai Gruppi PdL e CN:GS-SI-PID-IB-FI e dei senatori Del Pennino e Garavaglia Massimo).