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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 768 del 17/07/2012


BENEDETTI VALENTINI (PdL). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BENEDETTI VALENTINI (PdL). Onorevole Presidente, onorevoli colleghi, l'articolo 3, che tocca l'articolo 58 della Costituzione, in effetti ci invita a un rapido esame di un argomento di grande attualità, tale da toccare la sensibilità delle nostre scelte.

In realtà, le norme sono due: una è quella che attribuisce l'elettorato attivo a tutti gli elettori, anche per il Senato, a prescindere dal limite di età: non più a 25 anni, ma direttamente quando acquisiscono il diritto generale all'elettorato attivo. La seconda invece è quella che stabilisce che sono eleggibili a senatore gli elettori che hanno compiuto il trentacinquesimo anno di età: stiamo cioè anticipando di cinque anni l'eleggibilità dei cittadini alla carica di senatore. Sono due norme diverse, evidentemente con un concetto diverso. La seconda abilita all'elettorato passivo, ad essere eletti, soggetti un poco più giovani: quindi, si prende del divenire dei tempi, del costume che cambia, dell'accelerazione di certe maturazioni e quindi dell'accesso a possibili responsabilità e investiture e si decide di anticipare l'età dell'elettorato passivo anche alla Camera alta (come almeno fino a oggi ci siamo onorati di chiamare il Senato). La prima vuole stabilire il principio per il quale la idoneità a votare e ad eleggere dovrebbe essere in capo a tutti cittadini a prescindere dal presumibile livello di «maturità» di questo o quell'altro elettore, o elettrice.

Ebbene, il Gruppo del Popolo della Libertà è favorevole - e anche io personalmente lo sono - a questo ringiovanimento, pur di due qualità diverse, dell'una e l'altra prerogativa.

Presidenza del vice presidente NANIA (ore 18,38)

(Segue BENEDETTI VALENTINI). Ma vorrei che tutto questo avvenisse e fosse deliberato con quanto più largo consenso possibile, senza demagogie, senza sbavature, né in senso di senilismo conservatore, che pure può avere delle sue ragioni d'essere ma che non è condivisibile alla stregua del divenire degli avvenimenti, delle generazioni, né con della demagogia giovanilista di maniera, che sconfina in un altro atteggiamento di facciata, non ispirato a un criterio di funzionalità e di equilibrio istituzionale. E quindi la scelta di attestarsi su questo ringiovanimento non trascurabile delle facoltà attive e passive quanto all'elettorato dei più giovani concittadini mi sembra un punto di equilibrio francamente apprezzabile allo stato attuale del dibattito.

Voglio ulteriormente motivare questa scelta, dicendo che siamo in presenza di una grande rivoluzione e di uno scontro di culture, di mentalità, di sensibilità ed anche in presenza di epidermiche reazioni a spinte contestative di ogni genere, alcune condivisibili, altre francamente molto superficiali e molto approssimative. Vorrei dirvi questo, a mio modestissimo parere: credo che una Nazione, un Paese, una comunità possano avere una prima grande fortuna: quella di avere un incontro delle generazioni e di vedere che più generazioni si incontrano, si capiscono ed interscambiano desideri, obiettivi, senso di appartenenza e valori comuni. Un Paese, una Nazione e una comunità che hanno questa fortuna sono benedetti da Dio. C'è poi un'altra cosa altrettanto bella: lo scontro tra le generazioni, il clangore genuino dello scontro tra generazioni, quando c'è una generazione che è consapevole di sé stessa e che è forte nei suoi valori e nella sua tradizione e ce n'è una più giovane, altrettanto forte di nuovi valori, che bussa alla porta e che, in nome di questa validità e non del «levati tu che mi ci metto io», è capace di dare un grande contributo al destino comune. È bellissimo sia l'incontro delle generazioni che lo scontro delle generazioni. Ecco perché io dico, di fronte a giovanilismi e conservatorismi contrapposti, che bisogna avere la lucidità dell'equilibrio e il senso della comunità, per mettere a patrimonio ciò che ciascuna generazione e ciascuna cultura, nel suo vissuto o nel suo vivendo, è nella condizione di dare.

Non vi sembri strano questo paragone, né di basso profilo. Io sono un appassionato giocatore di ping-pong e me la cavo anche abbastanza bene. (Ilarità). Sì, sì, ridete, ridete: lo faccio apposta, per farvi un po' sollevare. I miei due figlioli maschi, due giovanottoni, sono diventati con il tempo altrettanto bravi giocatori di ping-pong e abbiamo per anni combattuto sul tavolo verde, quello di legno del ping-pong, ma non riuscivano mai a battermi, tant'è che mia moglie mi diceva: «Vabbè, falli vincere una volta ogni tanto!». «No, no, non li faccio vincere; vediamo, quando vinceranno». Il giorno in cui alla fine, come Dio ha voluto, mi hanno battuto l'uno e l'altro, vi assicuro che è stato un guardarsi negli occhi - direte che è una sciocchezza - e che ci sono stati una gioia e un orgoglio nei loro occhi e una gioia nei miei. (Applausi). Questo è l'incontrarsi e il misurarsi delle generazioni, nelle piccole come nelle grandi prove della vita. E la politica è la sintesi di tutte le prove della vita e di tutte le responsabilità che si possono assumere.

Sicché questo deve essere lo spirito con cui, in sede di modifica della Costituzione, noi votiamo queste norme. Ringiovanimento sì, ma non il bussare alla porta con arroganza perché mi ci voglio mettere io al posto tuo. Misùrati con la validità del contributo civile e delle idee che sei in grado di esprimere e sarà grande la soddisfazione di chi potrà darti spazio e protagonismo! Questo è lo spirito con cui noi votiamo, non formalmente e non ritualmente, questo ringiovanimento sancito dall'articolo 3. (Applausi dal Gruppo PdL).

PRESIDENTE. Invito il rappresentante del Governo a pronunziarsi sugli emendamenti in esame.