Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 764 del 12/07/2012


BRICOLO (LNP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BRICOLO (LNP). Signora Presidente, onorevole Ministro, onorevoli colleghi, i complessi temi decisi in sede comunitaria non possono essere affrontati con superficialità e noi oggi stiamo commettendo un grosso errore votando il provvedimento in esame senza averlo adeguamento discusso.

Sono atti che condizionano e condizioneranno profondamente tutte le future scelte di bilancio e, quindi, di azione politica del nostro Paese da oggi in avanti. Sono, di fatto, una remissione pesantissima e irrevocabile di sovranità a favore di organismi comunitari la cui legittimazione - lo abbiamo sempre detto e continueremo a ribadirlo - è del tutto discutibile.

Per di più, è vergognoso che l'intera stampa nazionale si limiti a riferire dei vertici europei come se fossero gare sportive: oggi ha vinto la Merkel, Hollande ha perso, Monti ha pareggiato. Non c'è traccia di analisi dei contenuti. I loro effetti vengono nascosti perché, evidentemente, la gente non deve sapere. Di fatto c'è una cieca accettazione dei Trattati: questa è la realtà.

L'euro, a detta di tutti, dei vari economisti e del presidente Monti in primis, doveva essere la soluzione di tutti i problemi. Con l'introduzione della moneta unica, invece, si è immediatamente dimezzato il potere d'acquisto degli stipendi e oggi ci troviamo in piena recessione, con imprese che chiudono e con un valore record della disoccupazione giovanile. Questa è la realtà! Questa Europa costruita senza il popolo, di nascosto dal popolo, oggi evidenzia tutta la sua fragilità.

Come Lega Nord abbiamo in più occasioni chiesto di coinvolgere i cittadini attraverso una consultazione referendaria. Adesso che l'Europa attraversa la sua crisi più profonda vogliamo chiedere alla gente cosa ne pensa, vogliamo chiedere ai cittadini dove vogliono andare: nella direzione indicata da Monti, verso un'Europa delle banche e della finanza o, come chiede la Lega, verso un'Europa dei popoli, un'Europa che rispetta i territori? Questo dobbiamo fare: chiedere anche ai cittadini la loro opinione.

Evitare il referendum è dunque un grave errore, un errore destinato a minare tutto l'impianto futuro dell'Unione. Senza legittimazione popolare, senza identificazione culturale e identitaria questa Europa non ha futuro. I cittadini la vedono solo come un mostro burocratico che entra nelle loro case, regolamenta ogni aspetto della loro vita, anche economica, pone a ognuno dei vincoli ma in cambio non da nulla, anzi li penalizza ulteriormente.

Gli strumenti che oggi volete ratificare, lo sappiamo tutti, sono solo delle mere pezze alla barca dell'euro che fa acqua da tutte le parti. Non risolveranno i problemi dell'Europa, ma ci costeranno moltissimo, e non solo in termini finanziari.

Il fiscal compact ci impone il pareggio di bilancio e un piano di rientro del debito che, così come impostato dal Governo Monti, è evidentemente insostenibile. Siamo sempre stati i primi a denunciare gli sprechi dello Stato e la spesa pubblica inefficiente, ma ci stiamo rendendo conto di che cosa significherà il fiscal compact? Non si tratta solo di qualità della spesa: è un meccanismo rigido che prevede sanzioni automatiche in caso di sfondamento.

Mentre oggi ancora si discute di quale sia la ricetta per uscire dalla crisi, ci precludiamo per il futuro qualunque possibilità di favorire la ripresa economica e gli investimenti per lo sviluppo. Con questo Trattato non solo la Commissione europea ci farà le pulci su ogni spesa vagliando i nostri bilanci prima, dopo e durante e ci dirà cosa possiamo e cosa non possiamo fare: con il fiscal compact qualsiasi altro Stato, se riterrà i nostri conti non in ordine, potrà citarci in giudizio di fronte alla Corte di giustizia.

Abituiamoci, dunque, alle lettere della Banca centrale europea, che deciderà come dobbiamo regolare il nostro mercato del lavoro; abituiamoci ai tagli con la mannaia alle spese sanitaria e sociale e a tutto ciò che fa dell'Italia un Paese vivibile per tutti, anche per i più deboli. Mi rivolgo, in particolare, ai senatori del centrosinistra, ai quale dovrebbero stare a cuore questi temi e che invece hanno deciso di approvare i Trattati senza affrontare nel merito le diverse questioni.

Negli altri Paesi questi Trattati non vengono ratificati di nascosto, in poche ore, nelle Aule parlamentari. Proprio in Germania, i tedeschi - additati come i principali artefici di tali scelte - non hanno accettato passivamente le nuove regole; è in corso un dibattito vero ed è stato presentato un ricorso alla Corte costituzionale contro questi Trattati per verificare la loro compatibilità con l'ordinamento federale.

Lo stesso discorso vale per l'European stability mechanism (ESM): si tratta di un fondo in cui noi versiamo soldi pubblici, dei nostri cittadini, ma che sarà governato da un consiglio di governatori non eletti, che godranno della massima immunità in tutte le loro decisioni ed azioni. Queste persone intoccabili, dopo che avremo loro dato i nostri soldi (miliardi e miliardi di euro), decideranno autonomamente a chi concedere i prestiti in caso di bisogno, ma sempre e solo in cambio del rispetto di precise condizioni. Questi signori decideranno quindi la nostra spesa pensionistica, i costi del nostro sistema sanitario e la spesa per la scuola: stiamo parlando di questo e non di cose astratte.

Avete compreso che potere state dando ai governatori del fondo salva Stati? Evidentemente in quest'Aula pochi lo hanno capito. Siamo lanciati su una locomotiva in corsa verso un muro e, anziché deviare, stiamo accelerando.

Benché pubblicamente ed ufficialmente si discuta solo del modo in cui salvare l'euro, molti ufficiosamente stanno cominciando a chiedersi se l'euro si possa salvare. Dal nostro punto di vista, la domanda successiva, doverosa per onestà e trasparenza verso i nostri cittadini, è se ne valga davvero la pena alla luce dei sacrifici che ciò comporterà per le famiglie.

Se siamo giunti ad un'unione monetaria rilevatasi fallimentare è legittimo, prima di compiere ulteriori passi, ragionare sulle cause e sulle debolezze dell'attuale sistema. La debolezza è quella di un'Europa costruita al contrario, partendo dai mercati, dai beni, dalla moneta, anziché dai popoli, dalle culture e - lasciatemelo dire - anche dalle idee. (Applausi dal Gruppo LNP).

Da tempo è giunta l'ora, se vogliamo dare un futuro a questa Europa, di uscire dagli schemi dogmatici delle istituzioni già esistenti e ragionare semmai su un progetto politico europeo che superi gli Stati nazionali, oggi in piena crisi e di fatto svuotati di ogni sovranità. Nulla potrà cambiare in meglio finché non ci metteremo seriamente a lavorare per un'Europa dei popoli e delle regioni, fondata sulle persone e sulle loro culture ed identità, anziché sull'aridità del mercato e della finanza. (Applausi dal Gruppo LNP). Un'Europa così è destinata ad implodere su se stessa. Non importa quanti miliardi riuscirete ancora a bruciare!

Per quanto ci riguarda, può esistere un'Europa sola: l'Europa dei popoli. Viva l'Europa dei popoli, no all'Europa delle banche e dei burocrati! (Applausi dal Gruppo LNP. I senatori del Gruppo LNP innalzano uno striscione su cui è scritto «Sì all'Europa dei popoli, no all'Europa delle banche» e cartelli che riproducono simboli di diverse identità nazionali).