DIVINA (LNP). Signora Presidente, la storia del finanziamento dei partiti in questo Paese è stata tra le più travagliate, ma è stata anche poco ordinata e poco razionale. I radicali hanno fatto del finanziamento pubblico ai partiti uno dei loro cavalli di battaglia, e in più occasioni il popolo italiano si è espresso al riguardo. Quello che però la classe politica è riuscita a fare è stata una bella operazione camaleontesca, nel senso che, se il popolo italiano non voleva più il finanziamento pubblico ai partiti, si è trovata la soluzione sostenendo che i partiti dovevano pur vivere, per cui andavano rimborsati delle spese elettorali sostenute.
Pertanto, dal 1999, con piccole modifiche, si procede con una norma che mai nessuno, ad onor del vero, ha mai messo sul banco di prova perché, anche qui, il vero problema non stava nella formula, nel rimborso elettorale ai partiti, ma nel quantum. Infatti, proprio alla luce di quanto accaduto nel recente passato, possiamo dire statisticamente che, fatta 100 la quota di rimborso elettorale per ogni partito, mediamente i partiti spendevano tra il 30 e il 40 per cento come spesa reale per affrontare le consultazioni elettorali e la parte restante rimaneva nelle loro casse, faceva tesoretto. Quanto accaduto e i fatti anche meno nobili che abbiamo letto dipendevano esclusivamente dalla gestione di queste riserve che i partiti avevano accumulato e poi spendevano nei modi e nei tempi che ritenevano.
Un pasticcio ancora peggiore fu evitare la rata unica e introdurre cinque rate considerando i cinque anni di legislatura; per cui, una volta fissato il tetto delle somme da destinare al rimborso elettorale, le cifre spettanti a ogni singola formazione politica venivano spacchettate in cinque rate ed erogate nei cinque anni a venire. Ma non sta scritto da nessuna parte che una legislatura duri cinque anni.
Presidenza della vice presidente BONINO (ore 11,02)
(Segue DIVINA). Cosa è accaduto? Che nel succedersi di legislature con tempi più brevi si è finito per rimborsare ai partiti rate delle vecchie elezioni, sommate alle rate delle ultime elezioni. Il problema, che abbiamo toccato con mano, nasce dalla Margherita, partito che non esiste più e che non si è presentato alle elezioni del 2008, ma che, avendo partecipato alle elezioni del 2006, ha continuato nel 2008, 2009, 2010 e 2011 a percepire quelle rate, pur essendo un partito praticamente sciolto. Queste sovrapposizioni hanno generato non poche preoccupazioni al nostro interno. (Commenti del senatore Rutelli).
Senatore Rutelli, tutti i partiti hanno ricevuto finanziamenti; il problema è che la Margherita non c'era più e li riceveva lo stesso. Ci si chiedeva: per fare cosa? Sarebbe bastata una semplice previsione. Cosa succede di un patrimonio quando non c'è più il titolare? Lo sappiamo bene; guardiamo cosa prescrive il codice civile: gli eredi subentrano nel patrimonio. Ma siccome il partito non ha eredi e il codice non può lasciare che manchi la titolarità di una proprietà, esso prevede che, in ultima istanza, se non vi sono eredi entro il sesto grado, eredita lo Stato. Così sarebbe dovuto succedere: se la Margherita non esisteva più, non avendo eredi, non avendo successori, il suo patrimonio sarebbe dovuto finire nelle casse dello Stato. Non è andata così e il pasticcio lo abbiamo visto, addirittura ce lo abbiamo sotto gli occhi.
Bene, con questa legge oggi diciamo che vogliamo modificare tutti questi errori. A onor del vero devo però ricordare che la finanziaria 2011 del ministro Tremonti, all'epoca del Governo Bossi-Berlusconi, aveva dato la prima sforbiciata, nel senso che ci si era accorti di questa anomalia e si era detto, pro futuro, che dal 2011 in poi le rate delle elezioni antecedenti all'ultima non avrebbero più potuto essere riscosse. Per cui si è messo fine anche a questo meccanismo poco comprensibile per chi non è addetto ai lavori. Gli addetti ai lavori potevano anche capire che se si divide per cinque o si eroga in un'unica soluzione la cifra è identica, ma erogare i fondi con quella modalità sembrava addirittura una bestialità.
Chiusa una questione, se ne apre un'altra: in che modo pensiamo di procedere pro futuro. In tal senso, la Lega ha una sua idea e ha messo le proposte sul tavolo.
Presidenza della vice presidente MAURO (ore 11,06)
(Segue DIVINA). Il testo complessivo deve essere licenziato velocemente perché se non lo facciamo - pur essendo il provvedimento all'esame un disegno di legge e non un decreto, quindi non ha scadenza - rischiamo di vanificare che l'ultima tranche dei rimborsi per le spese elettorali venga destinata alle amministrazioni che devono coordinare gli interventi conseguenti ai danni provocati dagli ultimi due eventi sismici accaduti in Italia; si tratta infatti di rimborsi che Camera e Senato dovrebbero erogare ai partiti anche per questa ultima rata, in scadenza nell'anno 2012.
Ciò premesso, non notiamo alcun cambiamento sostanziale, perché alla fine, nonostante le riduzioni e il pudore con cui si è affrontato l'argomento, i partiti rimangono sempre a carico dello Stato, quindi della comunità, a testimonianza che nessuno ha imparato la lezione delle ultime amministrative.
Una soluzione molto modesta che la Lega propone è che, non volendo far mancare nulla alle popolazioni che in questo momento hanno più bisogno di un intervento statale rapido, si destini l'intera ultima rata dell'anno 2012 (non il 50 per cento, come prevede il disegno di legge), alla quale tutti i partiti dovrebbero rinunciare, a favore delle popolazioni terremotate. Questo dice l'emendamento 1.24, sul quale in particolare puntiamo, sebbene ne abbiamo presentato diversi che rivoluzionano il modo di finanziare i partiti.
Vi è di più: comprendendo il rischio che si potrebbe correre, nello stesso emendamento abbiamo inserito una previsione che manca nel provvedimento, e cioè l'immediata entrata in vigore. In tal modo si potrebbe ovviare alla vacatio legis, (i famosi 15 giorni) e la legge entrerebbe immediatamente in vigore.
Approvando l'emendamento 1.24 otterremmo due effetti: destineremmo la totalità dell'ultima tranche dei rimborsi elettorali ai terremotati e otterremmo che la legge, pure avendo bisogno di un secondo passaggio alla Camera (ma sarebbe una formalità che durerebbe meno di sette giorni) entrerebbe immediatamente in vigore, evitando il tanto temuto slittamento che non la renderebbe esecutiva.
Dopo di che poniamo il problema: non abbiamo risolto assolutamente niente. Noi vorremmo arrivare a sgombrare il campo da qualunque tipo di intervento pubblico nei confronti dei partiti; a nostro avviso dobbiamo imparare a stare in piedi con le nostre gambe.
Le soluzioni sono due: dobbiamo offrire la possibilità ad ogni contribuente, come si fa per le associazioni di volontariato, le ONLUS, la Chiesa cattolica o altri enti religiosi, di destinare, se lo ritiene (quindi facoltativamente) un cinque per mille delle imposte pagate al finanziamento del partito che crede; parallelamente, vanno lasciati invariati i tetti di finanziamento con erogazioni liberali di denaro attualmente in vigore.
La norma così com'è dice che si dovrebbe pesare meno sulle casse pubbliche e che bisognerebbe fare maggiore ricorso alle erogazioni liberali, quindi spontanee, ma poi pone un freno gravissimo. Oggi, infatti, si parla di porre limiti alle «persone normali» - tra le quali, per la Lega Nord, figurano, ad esempio, gli eletti - che decidano spontaneamente di devolvere al partito parte della propria retribuzione, come erogazione liberale, che è importante e relativamente pesante: ebbene, esse si vedono inserire il nuovo limite di 10.000 euro.
Ogni deputato, parlamentare o consigliere regionale della Lega Nord destina quanto meno il triplo o il quadruplo di tale cifra al proprio movimento o alla propria forza politica. Anche altre persone potrebbero farlo, perché si beneficia di una detrazione fiscale: se una cosa è buona, come il versamento di parte del proprio reddito ad un'associazione di volontariato o ad una ONLUS, ma anche ad un partito, lo Stato su di essa non fa pesare l'imposta totale, ma ne abbuona una parte e il resto si paga.
Oggi i limiti vanno da 50 a 100.000 euro: probabilmente il tetto massimo è alto, perché non so chi benefici di erogazioni così importanti, ma è sciocco lasciarli sui valori che il partito democratico, la sinistra e la Lega in particolare già destinano ai loro partiti, anzi, addirittura andare sotto questa cifra, proprio nel momento in cui si decide di non pesare più sulle casse pubbliche, sostenendo in modo privato, volontaristico e liberale i partiti. Facciamo esattamente il contrario di quanto diciamo di voler fare effettivamente.
Oggi, pertanto, abbiamo capito che le correzioni non sono più fattibili: pongo il problema pro futuro, perché sui prossimi provvedimenti, manovre e finanziarie dovremo ragionare anche su tali imprecisioni. E non diciamo sciocchezze, perché ne sono uscite di disattenzioni in questo provvedimento.
Come Gruppo della Lega continueremo a suggerire erogazioni liberali, come la destinazione di proprie quote d'imposta, per non pesare più sulle casse pubbliche: si tratterebbe di un bellissimo segnale per dimostrare che almeno i partiti hanno deciso di reggersi su altre forme di sostentamento, non più sui risparmi dei cittadini. L'espressione erogazioni di denaro di sostegno pubblico viene sempre tradotta, infatti, come prelevamento dalle tasche dei cittadini: questo sarebbe dunque un bel modo per riscattarci e dare una dimostrazione del fatto che almeno abbiamo capito qualcosa dalle ultime vicende e dai segnali che i cittadini ci hanno fatto pervenire.
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Adamo. Ne ha facoltà.