Caricamento in corso...
 
 
Versione ePub Versione PDF (1791 KB)

Versione HTML base



Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 759 del 05/07/2012


FERRANTE, DELLA SETA - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare - Premesso che:

la Fuel Quality Directive (FQD) è finalizzata a ridurre del 6 per cento le emissioni dei carburanti per i trasporti entro il 2020;

desta preoccupazioni il risultato del voto del 23 febbraio nel Comitato tecnico del Consiglio dei ministri dell'ambiente, che doveva esprimersi sulla proposta della Commissione europea di mettere al bando il petrolio estratto dalle sabbie bituminose in base alla direttiva sulla qualità dei carburanti (2009/30/CE) che vuole l'immissione sul mercato europeo soltanto di carburanti fossili che prevedono l'opportunità di generare meno emissioni di carbonio (carbon intensive);

si evidenzia che nel corso della Conferenza sui cambiamenti climatici di Durban, l'Agenzia internazionale dell'energia ha presentato il 2 dicembre 2011 il Rapporto "International comparison of light-duty vehicle fuel economy and related characteristics" redatto in collaborazione con Global Fuel Economy Initiative (GFEI), dove si evidenzia che le emissioni del settore dei trasporti nell'Unione europea (UE) sono aumentate del 36 per cento dal 1990, che l'UE non ha fatto abbastanza per ridurre le emissioni di CO2 delle auto e che, ovviamente, oltre che sull'efficienza dei motori, l'altro modo per agire di conseguenza è la qualità dei carburanti;

a questo obiettivo tendeva la nuova versione della FQD, con la proposta di bloccare l'impiego dei carburanti derivati da "petrolio sporco", ovvero da fonti non convenzionali, il cui processo estrattivo è altamente impattante in termini di emissioni di gas climalteranti, come il carburante derivato dalle sabbie bituminose che, secondo le tabelle contenute nella direttiva, redatte sulla base di studi scientifici, in special modo su quello dell'International Food Policy Research Institute, sarebbe del 22 per cento più inquinante di altri combustibili, avendo un'intensità di carbonio pari a 107 gr./megajoule di carburante, contro gli 87,5 gr. dei tradizionali (secondo la Società di consulenza IHS Cambridge Energy Research Associates sarebbe invece del 10-20 per cento);

una forte azione di contrasto a decisioni che possano mettere in discussione lo sfruttamento delle tar sands è stata messa in campo dal Canada che ha minacciato rappresaglie commerciali nei confronti dell'UE e che avrebbe portato la questione al Tribunale dell'Organizzazione mondiale del commercio (WTO) qualora fosse passata la nuova proposta FQD;

si sottolinea, solo come esempio esplicativo, che è stato appena messo on line, prima della sua pubblicazione, uno studio che evidenzia, come lo sfruttamento delle sabbie bituminose nel Canada comporterà la distruzione di oltre 29.000 ettari (il 65 per cento) delle torbiere locali, con il rilascio da 42 a 173 milioni di tonnellate di CO2 equivalente, in grado di amplificare il feedback sul ciclo del carbonio, che devono essere incluse nelle stime delle emissioni relative alla produzione del carburante (cfr: Rebecca C. Rooney et al. - "Oil sands mining and reclamation cause massiveloss of peatland and stored carbon" - PNAS, 12 marzo 2012);

il Governo del Canada appare insensibile alle proteste dei nativi che abitano la regione e che vedono compromessi i mezzi di sussistenza, la salubrità delle acque e la salute, vista la maggior incidenza sulla loro popolazione del tumore ai polmoni. Tant'è che un gruppo di Premi Nobel ha scritto una lettera ai principali Capi di Stato per chiedere di sospendere l'uso delle sabbie bituminose che secondo il climatologo James Hansen significherebbe game over nella lotta contro i cambiamenti climatici;

più che la minaccia commerciale, probabilmente a pesare sul voto di alcuni Paesi dell'UE sono stati gli interessi delle compagnie petrolifere nazionali, come riconosciuto dal Ministro delle risorse naturali del Canada che all'indomani del voto ha dichiarato di essere molto soddisfatto. Joe Oliver ha affermato che è stato sicuramente un successo clamoroso e di ritenere che alcuni Paesi dell'UE siano chiaramente preoccupati per l'impatto che questa direttiva avrebbe sui costi e sugli investimenti di decine di miliardi di dollari nelle sabbie bituminose di vari Paesi, tra cui nel Canada;

c'è da osservare, però, che i Paesi europei più direttamente coinvolti con le loro società in tali progetti (Francia, Gran Bretagna e Paesi Bassi) si sono astenuti, mentre l'Italia, assieme alla Spagna, si è ritrovata a votare contro come la Polonia (il Paese europeo che ha disponibilità di oil sands) e gli altri Paesi dell'Europa dell'Est. Dei 345 voti espressi, ponderati in base alla popolazione, 89 sono risultati a favore della proposta della Commissione europea, 128 sono risultati quelli contro e un egual numero di 128 si è astenuto. Poiché non si è raggiunta la maggioranza necessaria di 255, sia pro che contro la proposta, sarà ora il Consiglio europeo a dirimere la questione in senso positivo o negativo. Se anche in tale occasione non dovesse essere raggiunta una decisione, la proposta potrebbe essere direttamente accettata dalla Commissione, come ben sa il Canada che, ancora con il Ministro Oliver, ha fatto intendere che continuerà i suoi sforzi di lobbying sulla base del fatto che non c'è al momento alcunché di scontato;

è importante sottolineare che a queste pressioni ha deciso di fare da contrappeso il Commissario europeo per l'azione per il clima Connie Hedegaard, strenua sostenitrice della nuova FQD: "Con tutto il lobbismo contro la proposta della Commissione, si temeva che gli esperti degli Stati membri avrebbero respinto direttamente la proposta. Sono contenta che ciò non sia avvenuto. Ora la nostra proposta andrà ai Ministri e spero che i governi si renderanno conto che è necessario tener conto delle emissioni" (si veda "GreenMe.it"),

si chiede di conoscere se, per i motivi espressi in premessa, nella riunione del Consiglio europeo il Ministro in indirizzo, non intenda modificare la posizione che l'Italia ha sostenuto il 23 febbraio nel Comitato tecnico del Consiglio dei ministri dell'ambiente e schierare invece il Paese a sostegno della posizione della Commissione anche nel metodo di calcolo della CO2, che appare decisamente più a tutela dell'ambiente, della salute e delle ragioni dell'innovazione in quanto determina meglio il peso maggiore del petrolio non convenzionale.

(4-07887)