Sulla sostituzione di un componente della Commissione
di vigilanza dei servizi radiotelevisivi
RUTELLI (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
RUTELLI (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Signor Presidente, nell'associarmi alle considerazioni di natura regolamentare e, se lei mi consente, anche di diritto parlamentare che sono state sollevate in particolare dal presidente Finocchiaro e, da ultimo, dal presidente D'Alia, vorrei rivolgere attraverso di lei al Presidente del Senato l'invito a un ripensamento immediato.
Vorrei anche portare, a beneficio dei colleghi, qualche elemento di valutazione derivante da esperienze recenti. È stato citato il caso, tormentoso e probabilmente non del tutto limpido dal punto di vista regolamentare, che ha riguardato l'ex presidente della Commissione di vigilanza Villari. Vorrei ricordare ai colleghi e alla Presidenza del Senato che ci troviamo di fronte ad una prassi... Ci terrei però che il Presidente mi ascoltasse, anche perché mi rivolgo a chi guida gli uffici.
PRESIDENTE. Ha ragione, senatore Rutelli, mi scusi.
RUTELLI (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). La ringrazio.
Dicevo che ci troviamo di fronte a una prassi, che è stata definita di cristallizzazione, riguardante le Commissioni bicamerali in particolare. Vorrei ricordare che, dalla metà della legislatura, si attende il rinnovo della Commissione antimafia: ciò non è avvenuto. Vorrei anche ricordare ai colleghi che è avvenuto qualcosa di veramente saliente a proposito di una Commissione ristretta, il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica, che ho avuto l'occasione e l'onore di presiedere nella prima parte di questa legislatura e dalla cui Presidenza mi sono dimesso per motivi di opportunità politica (e dunque in quella circostanza ho potuto studiare anche i precedenti). Signor Presidente, vorrei ricordare a lei e ai colleghi che in questo momento il COPASIR, che per legge deve essere presieduto da un esponente dell'opposizione, si trova in una condizione che, per decisione del Presidente del Senato e del Presidente della Camera, è per l'appunto cristallizzata. Si è cioè confermata una condizione per cui oggi non presiede un esponente dell'opposizione parlamentare, come la Lega ha richiesto avvenisse, legittimamente, alla luce di una valutazione che si rifà a questa prassi e a queste ripetute esperienze.
Anch'io, come i colleghi che mi hanno preceduto, vorrei dire al collega Viespoli che è perfettamente legittima l'aspirazione sua e del suo Gruppo di avere un rappresentante nella Commissione di vigilanza, esattamente come altri Gruppi attendono da mesi - se non da anni - un ripristino di rappresentatività nella Commissione antimafia (e parlo anche del nostro Gruppo).
Signor Presidente, ritengo di non aver nulla da ridire sulle prerogative del Gruppo di Coesione Nazionale e di non dover dire nulla in questa sede sul gesto del senatore Amato, di cui io ho appreso dalle agenzie di stampa e del quale tuttavia credo si debba tener conto come di un gesto profondamente rispettabile dal punto di vista politico-parlamentare, perché egli, anziché agire nella segretezza del voto, ha fatto un annuncio pubblico e dunque si è assunto una responsabilità per questa scelta. Ritengo pertanto che procedere, come conseguenza di siffatta scelta, nel merito della quale non entro, con una decisione di espulsione, rimozione, estromissione, immediata sostituzione da una Commissione parlamentare bicamerale sia semplicemente impossibile dal punto di vista tecnico.
Aggiungo - e concludo il mio intervento - che una simile scelta, che io fortemente e in maniera non inutilmente polemica chiedo al Presidente del Senato di rivedere, avrebbe un solo effetto, signor Presidente: il commissariamento della RAI. È infatti evidente a tutti che nessuna decisione potrà essere presa da una Commissione parlamentare di vigilanza assoggettata a qualunque tipo di ricorso circa la legittimità della sua composizione e circa il plenum che ha assunto, qualunque decisione venga presa; quindi, noi andremmo, non alla risoluzione del problema della nomina del consiglio d'amministrazione della RAI, ma all'impossibilità della nomina. Pertanto, l'atto discusso, come si è fatto finora, a mio modo di vedere è anche inefficace dal punto di vista degli scopi che immagino si riprometta e abbia alla sua origine, perché l'effetto non potrebbe che essere quello di paralizzare le nomine, renderle impossibili e dunque di mandare stabilmente nel caos la RAI, il servizio pubblico e indirettamente di richiamare il Governo al dovere di un commissariamento.
Non credo che sia questa la scelta all'origine dell'atto che è stato compiuto dal Presidente del Senato, e anche per questo io lo invito, a nome del nostro Gruppo, molto caldamente a ritornare sui suoi passi. (Applausi dal Gruppo Per il Terzo Polo:ApI-FLI e del senatore D'Ubaldo).
BONINO (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BONINO (PD). Signor Presidente, colleghi, intervengo a titolo di sconcerto, come immagino molti siano stati sconcertati seguendo le notizie di stampa che riferivano di chi si dimetteva, chi non si dimetteva e di chi non si dimetteva più. Alla fine abbiamo scoperto che non si è dimesso nessuno, ma che la Presidenza del Gruppo del PdL ha revocato un membro del PdL della Commissione di vigilanza, apparentemente senza il consenso del medesimo componente, anzi sicuramente senza il suo consenso.
Non voglio certamente qui tirare più in ballo il fatto che deputati e senatori esercitano le loro funzioni senza vincolo di mandato, ma credo che se un Capogruppo può revocare qualunque di voi o di noi da una qualunque Commissione senza previo consenso, dibattito o trasparenza, perlomeno delle varie motivazioni, sia anche questo un precedente molto grave.
Se poi è successo altro, sempre opaco era, perché nulla abbiamo saputo, se non dalle agenzie di stampa. Vi faccio presente, però, che se passa il concetto che il capogruppo può revocare, a suo insindacabile giudizio, la presenza di chiunque di noi o di voi in Commissione, credo stiamo oltrepassando un limite da cui sarà difficile tornare indietro.
Ora, perché ho detto di voler prendere la parola a titolo di sconcerto? Noi radicali, come si sa, non apprezziamo il metodo con cui sono avvenute in passato e stanno avvenendo le nomine in Commissione di vigilanza Rai. Per mesi ci siamo battuti chiedendo trasparenza, audizioni, curricula e meriti, ma non c'è stato niente di tutto questo, in un pateracchio veramente infinito, cui si aggiunge quest'ultima decisione, evenienza che certamente non aiuta la serietà istituzionale. Mi consenta di dire con rammarico, signor Presidente, che è pieno di Commissioni bicamerali disequilibrate, ma nessuno ha mai pensato di doverle riequilibrare tra le 14,15 e le 15,15, peraltro ad urne aperte, con la Commissione costituita in seggio elettorale.
Guardate, colleghi, penso davvero che stiamo oltrepassando il limite delle regole del nostro vivere insieme. Noi possiamo avere idee politiche le più diverse, ed è giusto che il confronto sia questo, ma quando il Regolamento e la decenza dei rapporti vengono piegati secondo la convenienza del momento, mi spiegate perché i cittadini dovrebbero avere ancora fiducia nelle istituzioni? Qualcuno me lo sa dire? (Applausi dai Gruppi PD e IdV e del senatore Serra). È mai possibile che con un pateracchio di questo tipo arriviamo ad inficiare una procedura che già di per sé è una pura lottizzazione, nel senso vieto ed abituale del termine?
Per questo me ne rammarico, e spero che i Presidenti, soprattutto quello del Gruppo, ci ripensino: insomma, non si destituisce un collega, che peraltro non lo vuole, a meno che il senatore Amato non abbia dichiarato il falso o ci abbia ripensato, cosa che però ad oggi non risulta. Badate che se è questo il rapporto tra senatori e capigruppo, credo oggi stiate scrivendo una pagina certamente non delle migliori, anzi, molto preoccupante: una cosa è la disciplina, altra - francamente - è l'essere esonerati per convenienze politiche.
Tutto questo volevo ricordare all'Aula, con fermezza e rammarico, pregando e sperando che qualcuno - lo ribadisco - voglia tornare sui suoi passi e ripristinare un po' di decenza nei rapporti tra i senatori, i Presidenti dei Gruppi ed il Presidente del Senato. (Applausi dal Gruppo PD e dei senatori Serra e Valditara).
TEDESCO (Misto-MSA). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
TEDESCO (Misto-MSA). Signor Presidente, anche noi ci associamo ai colleghi che ci hanno preceduto nel chiedere un «ravvedimento operoso» da parte del Presidente del Senato, rispetto ad una scelta le cui motivazioni sono state abbondantemente censurate da coloro che sono intervenuti nel dibattito e che ci portano innanzitutto ad esprimere sentimenti di solidarietà nei confronti del senatore Amato e, analogamente, del senatore Viespoli, che riteniamo sia stato tirato in ballo in questa vicenda, forse al di là della propria volontà.
Mi permetto di aggiungere un altro elemento alle valutazioni di quest'Assemblea. È stato affermato che la sostituzione sarebbe avvenuta per corrispondere ad una richiesta avanzata dal Gruppo di Coesione Nazionale in funzione della rappresentanza, o meglio della rappresentatività espressa in Aula. Faccio notare al Presidente del Senato che fino a ieri mattina, prima del doloroso evento della scomparsa del senatore Pininfarina, il Gruppo che rappresento in quest'Aula contava 14 senatori al proprio attivo e che soltanto da ieri mattina, per quell'evento luttuoso, si è ridotto a 13. Non voglio immaginare che si sia colta questa dolorosa occasione per riconoscere un diritto che noi riteniamo non appartenga a quel Gruppo, ma che viceversa, se proprio si sarebbe dovuta compiere una valutazione di questo genere, sarebbe appartenuto ad altro Gruppo, cioè a quello di chi vi parla.
Pertanto, al di là di tutte le considerazioni, alle quali mi associo, anche rispetto alla censura per un metodo che francamente riteniamo costituisca un precedente pericoloso in quest'Aula (quello cioè della sostituzione di un componente di un organismo senza la sua volontà espressa), chiediamo che il Presidente del Senato rivaluti la propria decisione e ripristini in questa circostanza e per questa scelta le procedure sempre seguite dal Senato in relazione a tali provvedimenti. (Applausi dei senatori Valditara e Del Pennino).
VIESPOLI (CN:GS-SI-PID-IB-FI). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
VIESPOLI (CN:GS-SI-PID-IB-FI). Signor Presidente, intervengo perché credo sia giusto affrontare le questioni, soprattutto quando sono così importanti, significative e delicate.
Faccio una premessa di metodo: credo non sia mai giusto, utile ed opportuno fare commistione tra le responsabilità dei soggetti istituzionali e quelle dei Gruppi politici, ad iniziare dal mio. Mi spiego meglio (e mi riferisco garbatamente, alla senatrice Finocchiaro, che si è rivolta con stile nei nostri confronti): noi abbiamo posto - e questa è una delle ragioni del mio intervento - la questione della presenza del nostro Gruppo parlamentare all'interno della Commissione parlamentare per l'indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi da più di qualche mese; l'abbiamo posta ai sensi di legge e ai sensi del Regolamento.
È una questione nota all'Assemblea: basta fare riferimento all'articolo 1, comma 4, della legge 14 aprile 1975, n. 103, e all'articolo 2 del Regolamento che prevede per la composizione della Commissione la piena rappresentanza e rappresentatività di tutti i Gruppi parlamentari. Abbiamo posto un problema che attiene alla legittimità del funzionamento e della composizione di un organo. Il Presidente del Senato, con la scelta compiuta, ha affrontato e risolto la questione. Ritengo che questo dato debba portare a evitare di confondere le questioni della responsabilità istituzionale con quelle della responsabilità politica e dei Gruppi.
È evidente che, per dare piena rappresentanza e rappresentatività a tutti i Gruppi parlamentari del Senato, occorreva sostituire il membro della Commissione appartenente al Gruppo che, per il proporzionale meccanismo che regola le nomine, aveva una presenza maggiore. Tale questione riguarda le scelte compiute dai Gruppi parlamentari e la responsabilità politica che ciascuno di noi si assume nell'espletamento del mandato parlamentare e politico. Questo è il tema, riportato per quello che è.
Signor Presidente, io credo vi sia dignità nella presenza dei parlamentari, e quindi faccio tali affermazioni con una punta di imbarazzo, perché sono consapevole dei problemi legati alla composizione dei Gruppi del Senato in relazione alle vicende politiche che hanno determinato la frantumazione degli originali Gruppi parlamentari. Si tratta di una questione politica che noi avvertiamo e che ci ha sempre indotto a svolgere il nostro ruolo e la nostra funzione nella consapevolezza di tale difficoltà, ma anche della dignità della rappresentanza e della rappresentatività del Gruppo parlamentare che io rappresento, che abbiamo cercato di esplicitare e che andava in direzione della soluzione di un problema e non della sottolineatura e dell'accrescimento di una questione più grossa. (Applausi della senatrice Castiglione).
BRICOLO (LNP). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BRICOLO (LNP). Signor Presidente, mi sembra evidente, per fare un po' di chiarezza, che la maggioranza che sostiene il Governo Monti non si è messa d'accordo sulla spartizione dei posti nel nuovo consiglio d'amministrazione della RAI. È di questo che stiamo parlando. (Commenti ironici del Gruppo PD. Applausi dal Gruppo LNP). Ognuno sta cercando di piazzare i propri uomini all'interno del consiglio di amministrazione. Di qui i problemi, è evidente.
Nel fatto di specie, però, il Presidente del Senato - del quale si può dire tutto, e noi stessi abbiamo avuto degli scontri con lui in alcune occasioni sull'applicazione delle norme del Regolamento - non ha fatto altro che far rispettare il Regolamento: c'era un Gruppo sovradimensionato, il Gruppo del Popolo della Libertà, e un Gruppo non rappresentato, Coesione Nazionale, ed è stato pertanto nominato il senatore Viespoli in sostituzione del senatore Amato.
A proposito del COPASIR, l'organismo che di fatto controlla i servizi segreti del nostro Paese e che per la legge istitutiva deve essere presieduto da un rappresentante delle opposizioni, in questi otto mesi non mi pare di aver sentito da parte della vecchia opposizione, dai rappresentanti del Partito Democratico, dall'UDC e dagli altri Gruppi, come ha ricordato il senatore Rutelli, sollevare delle obiezioni. Sono otto mesi che l'onorevole D'Alema, che rappresenta in pieno questa maggioranza, continua ad occupare il posto della Presidenza e, dunque, a presiedere il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica e nessuno dai banchi del PD e dell'UDC ha sollevato eccezioni o ha fatto rimostranze nei confronti del Presidente del Senato. (Applausi dal Gruppo LNP). Nessuno ha appoggiato la nostra richiesta, avanzata più volte in Aula, di provvedere a ristabilire un equilibrio in quella Commissione anche in termini di componenti. È dunque evidente che ognuno sta facendo il suo gioco.
Il PdL ha fatto una scelta. Doveva scegliere quali rappresentanti doveva mantenere all'interno della Commissione di vigilanza della RAI e lo ha segnalato alla Presidenza del Senato che poi ha preso atto di questa indicazione ed ha nominato il senatore Viespoli.
Dunque, non rilevo un problema di applicazione del Regolamento, ma un problema legato alla spartizione dei posti che non ha trovato un equilibrio all'interno della maggioranza trovato invece in tante altre occasioni. L'equilibrio è stato trovato infatti quando sono stati approvati i decreti-legge che imponevano la tassa sulle case ai pensionati, ai disoccupati, ai cassaintegrati ed anche quando è stata approvata la riforma del lavoro, che non serve a niente in questo Paese, ma penalizza imprese e lavoratori creando disoccupazione.
In questo caso non si è trovato e si è determinato un problema in Parlamento.
Pensiamo a cose concrete ed evitiamo queste polemiche inutili! (Applausi dal Gruppo LNP).
*GASPARRI (PdL). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GASPARRI (PdL). Signor Presidente, parto da una citazione: «Schifani è stato corretto. Io non sono uno attaccato alle poltrone, non farò ricorso e domani non andrò in Commissione di vigilanza». Così il senatore Paolo Amato, interpellato dall'agenzia Dire, chiude, per quanto lo riguarda, il caso sulla Commissione di vigilanza RAI. È una notizia di agenzia di pochi attimi fa. (Applausi dal Gruppo PdL. Commenti ironici dai banchi del Gruppo PD). Basterebbe questo per replicare alla serie di contumelie che avete riversato sulla Presidenza del Senato. (Vivaci commenti dai banchi del Gruppo PD).
Abbiamo ascoltato con silenzio e con pazienza inauditi insulti. Pretendiamo lo stesso rispetto senza che alcuno riceva insulti! Ora basta! (Vivi applausi dal Gruppo PdL).
Potrei fermarmi a queste dichiarazioni del senatore Amato, protagonista della vicenda, che definisce corrette - come sono - le procedure seguite. E non lo sono solo perché lo dice il senatore Amato, ma anche perché lo sono realmente.
Vedete, il senatore Viespoli ha parlato ed io non sono il suo portavoce. Tuttavia, ho un'antica consuetudine con il senatore Viespoli che lo ha portato continuamente a rivolgere anche a me la sollecitazione che precedentemente il 12 giugno aveva rivolto ai Presidenti del Senato e della Camera e che aveva rinnovato, in maniera formale, avvicinandosi talune scadenze che per la Commissione parlamentare per l'indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi, come dirò di qui a poco, sono particolarmente rilevanti.
Egli si era rivolto ai Presidenti del Senato e della Camera pur essendo Presidente di un Gruppo al Senato, essendo la Commissione notoriamente bicamerale e quindi oggetto delle competenze e delle doverose attenzioni istituzionali di entrambe le Presidenze.
In data 18 giugno mi risulta che il Presidente della Camera, in una lettera indirizzata al presidente Schifani, abbia correttamente detto non che la lettera fosse infondata e che la richiesta di rappresentanza di quel Gruppo non avesse ragion d'essere, bensì che la competenza fosse del Senato, essendo da modificare la rappresentanza nei 20 membri espressi dal Senato. La Commissione di vigilanza è infatti composta da 40 parlamentari, 20 del Senato e 20 della Camera, e la questione del Gruppo di Coesione Nazionale, come rilevato anche dalla lettera del 18 giugno del Presidente della Camera, andava risolta nell'ambito del Senato della Repubblica e questo è avvenuto.
Tra l'altro, qualcuno ha citato alcuni articoli del Regolamento della vigilanza, e c'è anche l'articolo 2 che ricorda - come per altre Commissioni, immagino - che vi deve essere una designazione effettuata da tutti i Gruppi parlamentari in maniera da assicurarne la rappresentanza proporzionale. Esiste anche quest'articolo 2 nel Regolamento della Commissione di vigilanza.
Perché ho detto che la particolarità di questa Commissione è la rilevanza dei suoi atti? Abbiamo tante Commissioni, monocamerali e bicamerali, ma la Commissione parlamentare di vigilanza dei servizi radiotelevisivi, in base ad una legge che ben conosco e che nasce, su questo capitolo, da numerose sentenze della Corte costituzionale (del 1975, degli anni Ottanta e di anni recentissimi, da ultime ordinanze oltre che da sentenze della Corte) e stabilisce che il Parlamento debba esprimere gli amministratori della società, esercita, a differenza di altre Commissioni, la particolarissima funzione di eleggere gli amministratori di una importante società pubblica. Essa è quindi chiamata ad adempimenti - può darsi che ci sia qualche altro caso nel Parlamento, francamente per mia ignoranza non me ne vengono in mente di così importanti - che certamente sono molto particolari, quali designare gli amministratori di un'importante società.
Ha dunque ragion d'essere la reiterata richiesta avanzata da quel Gruppo, al di là delle lettere, anche al sottoscritto, Presidente del Gruppo che era considerato in eccedenza per evidenti ragioni (e la stessa geografia dell'Aula lo fa capire), che avrebbe dovuto accettare una riduzione di rappresentanza. Più volte, anche in questi giorni, il presidente Viespoli ha sollecitato quest'adempimento e lo ha fatto ben prima della votazione di ieri sera. È successo nei giorni scorsi (basta andare a vedere le agenzie) e lo ha rifatto questa mattina in Aula in pendenza e prima di un'altra possibile votazione, anche per evitarne una contestazione sotto il profilo della regolarità.
Quindi il Presidente del Senato ha adempiuto a quelli che sono i suoi compiti e gli insulti sono assolutamente irricevibili da coloro che li hanno pronunciati! (Applausi dal Gruppo CN:GS-SI-PID-IB-FI).
Anche perché - e, come ho detto, sarebbero bastate le dichiarazioni del senatore Amato - il Presidente del Senato nulla c'entra nella scelta dei nomi: una volta che è stata contestata al nostro Gruppo una sovrarappresentanza io mi sono assunto la responsabilità, come fanno altri Capigruppo, di decidere quale fosse la persona eccedente, che neanche contesta la procedura. Ho questo diritto, ho esercitato questa responsabilità che mi appartiene. Non è il Presidente del Senato a designare i membri delle Commissioni e i Capigruppo lo sanno perfettamente e parlano in completa malafede, usando gli argomenti che hanno usato.
Quindi il Presidente del Senato, che non ha nemmeno bisogno delle mie difese perché in questi anni è stato garante dei diritti di tutti in quest'aula (Commenti dai Gruppi PD e IdV), è stato garante delle regole e, come ha ricordato il senatore Bricolo, fin troppo tollerante. Avete una strana concezione della rappresentanza. Quando una Commissione la presiede D'Alema, allora i diritti delle minoranze non esistono. (Applausi dal Gruppo PdL). Vergogna per questa vostra ipocrisia! Mi riferisco al COPASIR. (Applausi dal Gruppo PdL), dove è stata richiesta una situazione straordinaria forse perché straordinario è il Presidente di quel Comitato e straordinarie devono essere le regole.
E poi qui in quest'Aula se di una cosa in questa legislatura sono dispiaciuto e non rifarei è stato quel rito tardo sovietico quando, per eliminare la Presidenza di Villari, tutti ci siamo dimessi dalla Commissione parlamentare di vigilanza. Abbiamo fatto un errore. Chiedo scusa a Villari e denuncio l' arroganza di quella procedura che avete preteso con stile sovietico. (Commenti dal Gruppo PD). Questa è la verità. E abbiamo fatto male. Abbiamo fatto male a condividere quelle dimissioni. Ripeto, abbiamo fatto male. Non ho difficoltà ad ammetterlo. Avrò fatto anche altri errori, ma questo sicuramente lo è.
E allora, riteniamo che la procedura sia assolutamente conforme alle regole, che il Presidente del Senato abbia rispettato le norme in questa, come in altre occasioni, che le parole del senatore Amato impediscono strumentalizzazioni. Non voglio aggiungere altre ragioni di dibattito e di confronto. Abbiamo visto la vostra intolleranza nella vicenda della vigilanza e in altri casi. Quindi, non solo condividiamo le procedure seguite dal presidente Schifani, ma io mi assumo la responsabilità delle mie scelte. Devo scegliere dei rappresentanti. Nel momento in cui mi si dà questa facoltà cerco di sceglierli tra coloro che condividono l'orientamento di un Gruppo che non sta qui a titolo personale, ma in rappresentanza di milioni e milioni di elettori. Questo non lo voglio dimenticare mai e va affermato con chiarezza. (Proteste dei senatori Micheloni e Morri).
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, per favore. Cos'è? Una nuova realtà politica?
GASPARRI (PdL). Mi avvio a concludere, signor Presidente, perché credo che i fatti siano assolutamente chiari. Le norme regolamentari sono tutte rispettate, la delicatezza delle procedure per l'elezione del consiglio di amministrazione semmai rafforza le ragioni del pieno rispetto dell'articolo 2 sulla rappresentanza di tutti i Gruppi nella Commissione parlamentare di vigilanza. I precedenti che ho citato - ne potrei trovare molti altri - sono tutti a sfavore di chi tanto ha urlato. La linearità dei comportamenti del presidente Schifani è sotto gli occhi di tutti e il nostro Gruppo intende ringraziarlo e lodarlo per un comportamento che molte volte avete anche voi dovuto riconoscere come tale.
Quindi, si vada avanti nel rispetto delle norme, delle regole e del pluralismo, e semmai lo si faccia anche al COPASIR, e si renda ragione a chi, come Villari, pagò le conseguenze di una protervia e di un'intolleranza che non vi consente di fare lezioni a nessuno. (Applausi dal Gruppo PdL. Commenti dal Gruppo PD.) Non potete stare in cattedra, cari colleghi. E andremo avanti, ciascuno assumendosi le proprie responsabilità. (Applausi dal Gruppo PdL e CN:GS-SI-PID-IB-FI).