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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 758 del 04/07/2012


PARDI (IdV). Signor Presidente, il presidente Vizzini, nel suo intervento appena terminato, ha già in un certo senso attirato l'attenzione sulla difficoltà di intervenire tecnicamente su una materia che arriva al nostro esame all'improvviso e sulla quale non c'è stato praticamente il tempo di ragionare.

Il collega Mascitelli ha svolto in Commissione un intervento puntiglioso, spiegando proprio il fatto che affrontare il provvedimento in questione senza il tempo materiale di leggerne i contenuti trasforma la nostra possibilità di intervento modificatorio e creativo in una sorta di operazione formale.

L'atteggiamento del nostro Gruppo nei confronti delle modifiche introdotte dalla Camera è sotto il segno... (Brusìo). Signor Presidente, è un argomento che non riscuote grande interesse.

PRESIDENTE. Colleghi, il senatore Pardi non riesce a sviluppare il suo intervento. Peraltro, egli è uno dei pochi che definisce il provvedimento in esame come di razionalizzazione della spesa pubblica, e solo per questo ci dovremmo complimentare con lui.

PARDI (IdV). Mi rifiuto di pronunciare l'espressione spending review. Ripeto, l'atteggiamento del nostro Gruppo si caratterizza per due comportamenti parzialmente diversi. Alla Camera il provvedimento è stato modificato, anche se nella nostra Commissione diversi commissari hanno ritenuto tali modifiche peggiorative. Comunque, nel quadro di queste modifiche operate dalla Camera sono stati accolti cinque emendamenti del Gruppo dell'IdV dell'altro ramo del Parlamento, e questo potrebbe renderci inclini ad un atteggiamento blandamente positivo.

Invece, il motivo per cui il nostro Gruppo alla Camera ha votato in senso contrario risiede oltre che nell'atteggiamento critico verso il provvedimento nel suo insieme (che non si è attenuato per l'approvazione dei nostri cinque emendamenti), anche nell'introduzione dell'articolo 12, avvenuta alla Camera con un'operazione parlamentare davvero discutibile, che rientra tra quelle sulle quali i giornali che rivolgono critiche al nostro operato hanno poi ragione di affondare la lama. Mi riferisco all'operazione, realizzata appunto con l'introduzione dell'articolo 12, finalizzata a salvare l'appalto già concesso al gruppo Romeo di Napoli, negli ultimi anni al centro di numerose questioni giudiziarie.

Il problema della revisione della spesa presenta due sfaccettature. Da una parte si tratta di una revisione che dovrebbe essere fatta sistematicamente e che si prova a fare sulle voci principali della spesa pubblica, che interessano principalmente i seguenti sei settori: stipendi, pensioni, maturazione degli interessi, investimenti pubblici, acquisti di beni e servizi (il cui onere arriva fino a 140 miliardi) e, infine, i cosiddetti fondi perduti, circa 40 miliardi, e fuori bilancio.

All'interno di questo vasto campo di operazioni si collocano gli sprechi ricordati dalla Corte dei conti, tra cui le circa 5.000 società per azioni afferenti a circa 7.000 enti pubblici (in particolare Comuni e Regioni) su cui esiste una prassi consolidata fatta di malversazione, corruzione, proliferazione insensata di consulenze a pioggia e dissipazione di risorse pubbliche, di cui è molto difficile vedere la fine.

L'altro grande capitolo di revisione della spesa consiste nel sottoporre a controllo l'intera organizzazione della pubblica amministrazione, con la sua pletora di enti, commissari, strutture territoriali, ATO: un campo sterminato su cui abbiamo appena iniziato a lavorare e di cui è difficile vedere la fine.

Ricordo che della revisione della spesa si parla da 31 anni, da quando, nel 1981, fu istituita la commissione tecnica sulla spesa pubblica. Passarono tre anni dal 1981 e, dopo tre anni di lavoro, una commissione aveva individuato delle spese da ridurre. Ma poi in realtà, invece di ridurre quelle spese, si passò ad una prassi diversa, che consisteva nel rinnovare altri tipi di spese. Sei anni fa il ministro Padoa-Schioppa aveva riavviato una revisione della spesa, che però si è arenata di fronte a grosse difficoltà.

Il motivo della grande risonanza che questo provvedimento ha avuto presso l'opinione pubblica è stata la nomina del commissario ad acta, che è in realtà in sé l'espressione vistosa della nostra difficoltà, visto che un Governo tecnico, fondamentalmente tecnico, che approccia questo tema, si vede costretto a nominare un supertecnico che deve revisionare l'operato dei Ministeri. E qui in un certo senso viene il dubbio critico già manifestato da noi e da altri colleghi: ci si chiede cioè se davvero i Ministeri non siano in grado di fare essi stessi, se non abbiano da sé gli strumenti per poterla condurre, una revisione accurata della spesa sulle materie di propria competenza.

Noi tendiamo a dividere il campo enorme della revisione della spesa in due grossi settori, su cui l'atteggiamento dovrebbe essere molto diverso, perché ci sono capitoli di spesa che bisogna aggredire con una forte volontà di riduzione e altri capitoli di spesa rispetto ai quali una Repubblica democratica, che deve garantire uno Stato sociale, non può incidere, pena gravissimi danni per l'intera collettività.

Quindi noi, con atteggiamento propositivo, consideriamo sempre che, sul piano delle spese da ridurre, bisognerebbe aggredire con forza la questione degli approvvigionamenti militari per l'acquisto di sistemi d'arma. Sono stati spesi 30 miliardi nel 2012 e saranno spesi 10 miliardi nei prossimi anni per 90 cacciabombardieri di cui francamente non si è trovata giustificazione. L'Italia è impegnata in onerose e complicate operazioni di pace e sarebbe assai più saggio acquistare dei mezzi utili per gestire quelle operazioni, considerato che di cacciabombardieri francamente non si sa che farne. Molte Nazioni dell'Europa democratica hanno già preso la decisione di non comprarli.

Altre voci di spesa da aggredire sarebbero quelle che si riferiscono al Consiglio generale degli italiani all'estero e alla questione delle auto blu. Ricordo che le auto blu ritornano periodicamente come l'esempio del nostro vizio nazionale. Il totale del parco delle auto pubbliche, per quanto è possibile ricostruirlo (perché è sempre lecito avere il dubbio che si tratti di cifre al ribasso), ammonta a 64.524 vetture: c'è un'auto blu ogni 937 abitanti. Ci sono poi altre fonti di spesa.

Poiché il tempo a me assegnato sta per terminare, ci tengo in particolare a concludere su un aspetto che può sembrare parziale, ma che però è indizio di una tendenza alla decisione, da parte della Presidenza di quest'Aula, che è quantomeno discutibile, signor Presidente.

Nel testo originario del decreto‑legge era contemplata una disposizione che escludeva dall'ambito di applicazione del decreto gli organi costituzionali fondamentali (Presidenza della Repubblica, Senato della Repubblica, Camera dei deputati e Corte costituzionale). Il nostro Gruppo, l'Italia dei Valori, aveva proposto un moderato emendamento, presentato alle Commissioni 1a e 5a riunite, l'emendamento 2.14, che era stato dichiarato ammissibile e che era stato respinto. Era un emendamento che suggeriva che Presidenza della Repubblica, Senato, Camera e Corte costituzionale valutassero i modi con cui avvicinarsi al compito della revisione della spesa. Questo emendamento, con un'operazione che abbiamo ritenuto incomprensibile ed immotivata, dalla Presidenza di quest'Aula è stato dichiarato inammissibile.

Ecco, l'aspetto d'ironia che ci diverte davvero è che esattamente quell'emendamento non solo è stato dichiarato ammissibile alla Camera, ma è stato addirittura approvato: l'emendamento che al Senato è stato dichiarato inammissibile, e quindi escluso dalla discussione, esattamente la norma proposta in quell'emendamento sta nel testo del disegno di legge che noi approveremo. Qui si vedono le virtù del bicameralismo perfetto: un errore colossale del Senato è stato riparato operosamente dalla Presidenza della Camera e l'Aula non solo ha valutato questo emendamento, ma lo ha addirittura approvato.

Quando pensiamo ai difetti del bicameralismo perfetto forse ogni tanto dovremmo considerare queste possibilità di emendamento costruttivo che in un certo senso in questo caso sono testimoniate. (Applausi dal Gruppo IdV).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Garavaglia Massimo. Ne ha facoltà.