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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 750 del 21/06/2012


Allegato A

INTERPELLANZE E INTERROGAZIONI

Interrogazione sulle commemorazioni dei caduti in servizio

(3-02500) (17 novembre 2011)

STRADIOTTO, SOLIANI. - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dell'interno - Premesso che:

è stato pubblicato un articolo dal "Corriere del Veneto" del 1° novembre 2011 dal titolo: "Niente corone di fiori per i caduti in servizio";

il Ministero dell'interno con una circolare ha comunicato che per il 2 novembre 2011 il budget di spesa destinato alla celebrazione dei caduti in servizio sarebbe stato ridotto di un decimo rispetto a quello degli anni precedenti;

il provvedimento è rivolto ad ogni Questura la quale ha avuto un budget proporzionale al numero delle tombe da commemorare;

il risparmio è stato del tutto esiguo, ma ha assunto un significato importante per tutti quei lavoratori che quotidianamente rischiano la vita per difendere la sicurezza della collettività e per quello che rappresentano e simboleggiano i morti caduti in servizio;

le tombe delle vittime del dovere della Provincia di Venezia sono circa una decina;

il taglio delle spese e la limitazione delle uscite ha prodotto quasi la scomparsa del capitolo provocando l'impossibilità di commemorare e rispettare tutte quelle persone che hanno perso la vita durante lo svolgimento del proprio dovere,

l'interrogante chiede di sapere se il Governo sia a conoscenza dell'increscioso e doloroso accaduto e se non intenda prendere provvedimenti idonei affinché ciò non si ripeta.

Interrogazione sull'attività del movimento "CasaPound"

(3-02858) (15 maggio 2012)

SOLIANI. - Al Ministro dell'interno - Premesso che:

sabato 12 maggio 2012, alle ore 19.30 circa, un gruppo di aderenti al movimento neofascista "CasaPound", proveniente da piazzale Pio Montermini, si presentava in via Carmignani nel quartiere Montanara di Parma, in assetto squadristico, con in mano bottiglie, cinghie e sassi con il chiaro obiettivo di andare allo scontro con esponenti del comitato antifascista del quartiere, che sostavano sulla medesima strada di fronte al bar "Arci Minerva";

lo scontro, che ha provocato contusi e che è stato motivato da CasaPound come risposta ad una provocazione diretta ad uno degli aderenti allo stesso movimento da parte di esponenti antifascisti, avrebbe potuto avere conseguenze ben più gravi qualora non fosse intervenuta di lì a pochi minuti la Polizia;

nel pomeriggio nella sede di Casa Pound in via Jacchia aveva avuto luogo una festa per l'inaugurazione, a seguito della ristrutturazione, della sede, festa che già aveva provocato allarme nel quartiere e segnatamente nei membri del comitato antifascista; sul luogo era già intervenuta la Polizia di Stato che aveva provveduto ad allontanare gli intervenuti al termine della manifestazione;

il preoccupante clima di tensione che si era venuto a creare all'interno del quartiere a seguito di tale evento ha spinto, tra l'altro, la stessa interrogante a recarsi in zona per accertare lo stato delle cose e favorire il ripristino di un clima di serenità, avendo ben presente il disagio dei cittadini della zona;

l'interrogante, giunta in via Carmignani prima dello scontro, ha preso immediatamente contatto con il Questore di Parma che rassicurava la stessa sull'avvenuto allontanamento degli aderenti di CasaPound; tuttavia, dopo pochissimi minuti, mentre camminava sulla strada, vedeva l'arrivo a passo di carica del gruppo di CasaPound, e, sottraendosi allo scontro, immediatamente riprendeva il contatto con le Forze dell'ordine che di lì a poco giungevano sul posto;

considerato che:

il grave episodio verificatosi il 12 maggio è l'ultimo di numerosi fatti analoghi occorsi in questi anni dopo l'insediamento di CasaPound nello stesso quartiere a Parma, città di profonda tradizione democratica e antifascista;

la città di Parma, interessata a breve dal ballottaggio delle elezioni amministrative, ha bisogno, in particolare in questi giorni, di serenità e di un clima che alimenti un pacifico confronto democratico;

la stessa interrogante in data 22 dicembre 2009 con atto 4-02467, a cui, peraltro, a tutt'oggi non è stata data alcuna risposta, chiedeva al Ministro in indirizzo informazioni e chiarimenti circa l'attività svolta dall'associazione CasaPound;

in particolare, nella suddetta interrogazione si evidenziava come l'associazione, secondo quanto si legge sul sito Internet, "si propone di sviluppare in maniera organica un progetto ed una struttura politica nuova, che proietti nel futuro il patrimonio ideale ed umano che il Fascismo italiano ha costruito con immenso sacrificio";

si evidenziava altresì che nel suo programma, al punto 18, si propone di riscrivere la Costituzione: "La Costituzione della Repubblica Italiana va riscritta. Essa è opera di uomini che la compilavano all'indomani della guerra civile ed adempivano a quel compito nella scia dei carri armati stranieri";

si prendeva atto, inoltre, che i suoi esponenti in numerose interviste e comunicati si definiscono "fascisti del terzo millennio" e si rifanno esplicitamente al programma di San Sepolcro, elaborato da Mussolini nel marzo 1919, con il quale furono fondati i Fasci di combattimento, e alla Repubblica di Salò; si ricordava che il Blocco Studentesco nasce nell'estate 2006 a CasaPound e si rende protagonista dello scontro in piazza Navona dell'ottobre 2008 nell'ambito delle manifestazioni studentesche e dell'irruzione pochi giorni dopo alla RAI in via Teulada contro la trasmissione di RAI 3 "Chi l'ha visto"; si ricordava inoltre che CasaPound ha sede in diverse città e si è resa protagonista di intimidazioni, irruzioni, provocazioni, aggressioni, spedizioni punitive nonché di iniziative di propaganda contro i disabili, contro la società multirazziale, e di brindisi alla Shoa;

considerato, inoltre, che:

i recenti episodi verificatisi in diverse città, come a Firenze dove sono stati uccisi due cittadini immigrati, rendono evidente che CasaPound alimenta violenza, razzismo, antisemitismo, intolleranza;

in numerose città, cittadini e comitati e istituzioni hanno dato vita a manifestazioni antifasciste, chiedendo la chiusura delle sedi di CasaPound,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti riportati e quali siano le sue valutazioni in merito;

come intenda intervenire prontamente nella città di Parma per assicurare un clima di serenità, senza provocazioni né intimidazioni, nei giorni della campagna elettorale;

se non ritenga di dover procedere alla chiusura della sede di CasaPound a Parma in quanto particolarmente incompatibile con la città, con la sua storia, la sua cultura e la sua civiltà;

se sia in possesso di una precisa e puntuale mappatura di tutte le sedi e le iniziative di CasaPound su tutto il territorio nazionale e, qualora ciò non fosse, se non ritenga utile provvedere in tempi brevi a disporla;

come il Governo interpreti le iniziative e i programmi promossi da tale organizzazione e soprattutto se ritenga che essi siano compatibili con quanto disposto nella XII delle Disposizioni transitorie e finali della Carta costituzionale in cui si afferma che: "È vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista";

quali iniziative intenda assumere per impedire la diffusione di una propaganda di chiara ispirazione neofascista e manifestamente contraria ai valori costituzionali.

Interpellanza sulla presunta vicinanza di alcuni giornalisti a gruppi di interesse

(2-00366) (07 giugno 2011)

LANNUTTI, PEDICA. - Ai Ministri dello sviluppo economico, della giustizia e per la coesione territoriale - Premesso che:

il dovere più pregnante del giornalista e caposaldo del diritto di cronaca è il dovere di verità, considerato sia dalla legge n. 69 del 1963 che dalla stessa Carta dei doveri quale "obbligo inderogabile". Gli organi di informazione sono l'anello di congiunzione tra il fatto e la collettività. Essi consentono alla collettività l'esercizio di quella sovranità che, secondo l'art. 1 della Costituzione, "appartiene al popolo". Un'informazione che occulta o distorce la realtà dei fatti impedisce alla collettività un consapevole esercizio della sovranità. La deontologia professionale sta racchiusa in gran parte, se non per intero, in questa semplice e difficile parola: onestà. Così Indro Montanelli scrisse nel 1989 in "Il dover essere giornalista oggi". Le norme che regolano il comportamento del giornalista sono in gran parte contenute nel decreto legislativo n. 196 del 2003 (codice della privacy), nel codice di deontologia dei giornalisti del 1998 e, con riferimento alla cronaca su minori, nella Carta di Treviso. Sono vere e proprie norme di legge e attengono al rapporto tra il giornalista e ciascun membro della collettività. La loro violazione può portare alla responsabilità civile e/o penale del giornalista;

accanto a queste norme ve ne sono altre, che però sono prive di "forza di legge". Riguardano l'etica della professione e attengono al rapporto tra il giornalista e la categoria di appartenenza. La loro violazione non comporta di per sé una responsabilità civile o penale del giornalista, ma solo una responsabilità di tipo disciplinare, che viene accertata da appositi organi (Consigli regionali e Consiglio nazionale) e prevede la comminazione di sanzioni disciplinari;

le sanzioni disciplinari sono previste dagli articoli 51 e 55 della legge n. 69 del 1963, che ha istituito l'Ordine dei giornalisti. In ordine crescente di gravità sono: l'avvertimento, sanzione che viene comminata nei casi di abusi o mancanze di lieve entità; la censura, applicata nei casi di abusi o mancanze di grave entità; la sospensione dall'esercizio della professione da un minimo di due mesi a un massimo di un anno, quando la condotta del giornalista abbia compromesso la dignità professionale; la radiazione dall'albo, che origina da un comportamento che abbia gravemente compromesso la dignità professionale;

le sanzioni sono comminate dai Consigli regionali competenti a seconda dell'albo di appartenenza del giornalista; e, in seconda istanza, dal Consiglio nazionale. Contro le decisioni del Consiglio nazionale l'art. 63 della legge n. 69 del 1963 consente al giornalista di percorrere l'iter di fronte all'autorità giudiziaria ordinaria (Tribunale, Corte d'appello, Corte di Cassazione);

le norme disciplinari sono in massima parte contenute nella Carta dei doveri, siglata l'8 luglio 1993 dal Consiglio nazionale dell'ordine dei giornalisti e dalla Federazione nazionale stampa italiana. Molte di queste sono poi diventate "norme di legge" con l'emanazione del codice di deontologia del 1998, perché in esso trasfuse: si pensi al divieto di discriminazione, alla tutela della riservatezza, al divieto di identificare le vittime di reati sessuali, alla tutela dei minori e dei soggetti deboli. In più punti la Carta dei doveri pone l'accento su quelli che, al pari del dovere di verità, vanno considerati valori etici assolutamente inderogabili: l'autonomia e la credibilità del giornalista;

l'autonomia del giornalista serve a garantire l'obiettività dell'informazione. L'informazione obiettiva serve unicamente la collettività, ossia persegue un interesse generale. Il dovere di autonomia vuole impedire che la funzione giornalistica venga subordinata ad interessi particolari. È evidente, quindi, che particolari rapporti del giornalista con soggetti interessati ad una informazione compiacente sono visti come il fumo negli occhi. Tuttavia, non basta qualsiasi tipo di contatto a gettare un'ombra sulla professionalità del giornalista. Anzi, rapporti con i più disparati ambienti sono indispensabili per poter acquisire le notizie e garantire un'informazione precisa, dettagliata. La Carta dei doveri vuole stigmatizzare non tanto il rapporto, quanto quegli elementi presenti in esso che indicano uno stato di sudditanza del giornalista o un interesse in conflitto con il dovere di verità. Insomma, casi il cui verificarsi ingenera quantomeno il dubbio sulla reale capacità o volontà del giornalista di dare vita ad un'informazione obiettiva;

casi difficilmente preventivabili. Ma la Carta dei doveri tenta una "tipizzazione" di quelle situazioni in presenza delle quali si presume che l'autonomia e la credibilità del giornalista vengano meno. Innanzitutto, stigmatizzando l'adesione del giornalista "ad associazioni segrete o comunque in contrasto con l'articolo 18 della Costituzione" (norma che vieta appunto "le associazioni segrete e quelle che perseguono, anche indirettamente, scopi politici mediante organizzazioni di carattere militare"). Qui è la natura antidemocratica, il perseguimento di scopi illegittimi e l'impenetrabilità della struttura cui il giornalista aderisce a minarne l'autonomia e la credibilità (si pensi all'adesione di giornalisti ad associazioni come la "P2"). Poi, vietandogli di accettare privilegi, favori o incarichi che possano condizionare la sua autonomia e la sua credibilità professionale, nonché pagamenti, rimborsi spese, vacanze gratuite, regali, inviti a viaggi, facilitazioni, eccetera che provengano da privati o enti pubblici. Ciò in quanto l'accettazione di questi vantaggi porterebbe il giornalista a sentirsi in debito nei confronti di chi glieli ha procurati, mettendo così ad alto rischio di violazione la norma che gli impone di accettare indicazioni e direttive soltanto dalle gerarchie redazionali della sua testata. In generale, la Carta dei doveri pone l'accento sulla responsabilità del giornalista verso i cittadini, specificando che tale responsabilità non può dal giornalista essere subordinata ad interessi di altri e particolarmente a quelli dell'editore, del Governo o di altri organismi dello Stato. Il giornalista deve avere una relazione esclusiva, diretta e immediata con la collettività. È un dovere strumentale allo stesso dovere di verità, poiché l'asservimento della funzione giornalistica all'interesse particolare, per definizione diverso da quello generale, costringe il giornalista a modulare l'informazione. Strettamente collegate all'esigenza di autonomia e di credibilità del giornalista sono quelle norme che lo vogliono estraneo ad iniziative di carattere pubblicitario. Innanzitutto, sottolineando il diritto dei cittadini di ricevere un'informazione corretta, sempre distinta dai messaggi pubblicitari. La norma è la diretta conseguenza di quanto stabilito dal decreto legislativo 25 gennaio 1992, n. 74, attuativo delle direttive europee in materia di pubblicità ingannevole ora abrogato dal codice del consumo di cui al decreto legislativo n. 206 del 2005. In particolare, l'art. 1, comma 2, stabiliva che "La pubblicità deve essere palese, veritiera e corretta"; e l'art. 4, comma 1, la vuole "chiaramente riconoscibile come tale" e, con specifico riferimento alla pubblicità a mezzo stampa, "distinguibile dalle altre forme di comunicazione al pubblico, con modalità grafiche di evidente percezione". In pratica, va scongiurato il rischio di commistione tra pubblicità e informazione;

considerato che:

giornalisti professionisti iscritti all'ordine professionale sempre più spesso derogano dalla Carta dei doveri del giornalista, ammantando sotto la professione di giornalista ogni tipo di traffici, affari e regalie, dai viaggi gratis in località esotiche a spese di alcune aziende (dal comparto della farmaceutica a quello del mondo bancario, assicurativo e finanziario, dei fondi comuni e fornitori di servizi in regime di monopolio) per decantarne in cambio le lodi, a veri e propri affaristi che ricevono cospicui finanziamenti per promuovere dibattiti ed incontri, dove gli sponsor fanno sempre la parte del leone, esenti da qualsiasi critica;

già in precedenti atti di sindacato ispettivo (2-00312, 4-04605), erano stati portati alla luce quelli che all'interrogante risultano essere scandalosi finanziamenti da parte di enti pubblici e privati, di cui godrebbe un giornalista iscritto all'albo di Milano, Enrico Cisnetto, per promuovere "Cortina Incontra" e più di recente "Roma Incontra", la cui disponibilità ad elogiare il potente di turno era stata stigmatizzata dal professor Beppe Scienza (con riferimento alle lodi di Massimo Faenza, banchiere di Italease in seguito arrestato per gravissimi reati a danno degli utenti dei servizi bancari e finanziari);

sul sito di Roma Incontra è testualmente riportato: «Parte una fase di rodaggio per lanciare al meglio "Roma InConTra", manifestazione che nasce dallo straordinario successo ormai decennale di "Cortina InConTra". E il primo appuntamento di "Aspettando Roma InConTra" lo dedichiamo a quello che per l'Italia consideriamo il tema dei temi: quale spazio abbiamo oggi e possiamo avere domani nei nuovi assetti dell'economia mondiale, caratterizzati dalla competizione globale e dalla "rivoluzione tecnologica" post-industriale. La ricetta sembra essere una sola: per farsi largo, l'Italia deve puntare sulla valorizzazione di eccellenze dislocate nei settori più avanzati. Magari prendendo spunto da esempi straordinari come quello di Luigi Gerardo Napolitano, pioniere della microgravità che a cavallo tra Italia e Stati Uniti, negli anni Cinquanta, ha portato avanti progetti di fondamentale importanza nell'ambito dell'ingegneria aerospaziale. Oggi il nostro Paese dispone sia di alcune presenze forti sia di potenzialità su cui puntare, ma è necessario moltiplicare gli sforzi che congiuntamente devono produrre le istituzioni e le aziende, concentrandosi su innovazione, sviluppo e ricerca. Per saperne di più, abbiamo invitato nella suggestiva cornice dell'Ara Pacis - che è la sede di "Roma InConTra" - i manager che guidano due autentici giganti dell'industria nostrana: Paolo Scaroni e Pier Francesco Guarguaglini. Due dei più importanti uomini d'impresa, che hanno voluto puntare tutte le loro fichés (vincendo) sull'internazionalità e la capacità innovativa delle aziende che dirigono. Con loro discuteranno, prendendo spunto da un libro che racconta la storia di Luigi Gerardo Napolitano, il figlio Fernando, tra i più affermati consulenti italiani, l'autore del volume Giovanni Caprara e Luigi Nicolais, parlamentare, ex ministro ed esperto di tecnologie, che di Napolitano è stato grande amico. Il tutto sotto la guida di Enrico Cisnetto, che come a Cortina è il patron di "Roma InConTra"». Inoltre si legge che per il 6 giugno 2011, alle ore 17,30, all'Auditorium dell'Ara Pacis Via di Ripetta, 190 a Roma, è stato promosso un convegno dal titolo emblematico: "Un referendum che fa acqua", patrocinato da Comune e Provincia, perché le risorse idriche sono un bene pubblico, ma che va gestito secondo le regole di mercato se si vuole renderle efficienti. Invece, l'approccio ideologico del fronte referendario rischia di bloccare il tentativo di fermare gli sprechi;

come riferisce Cecilia Gentile, sulla cronaca di Roma de "la Repubblica" del 4 giugno 2011, su questo convegno «c'è spazio anche per le polemiche. A scatenarle è un dibattito dal titolo "Un referendum che fa acqua", previsto il 6 giugno 2011 all'interno della manifestazione "Roma incontra", ideata da Enrico Cisnetto, patrocinata da Comune e Provincia. Il comitato romano "Due Sì per l'Acqua Bene Comune'", ha presentato un esposto alla Procura della Repubblica. "Riteniamo di estrema gravità che una pubblica amministrazione, la cui funzione principale dovrebbe essere quella di tutelare tutta la cittadinanza, utilizzi spazi e risorse pubbliche per fare di fatto propaganda elettorale", protesta il comitato. Immediata la risposta di Palazzo Valentini. "La Provincia non ha mai dato alcun patrocinio al dibattito del 6 giugno - spiega l'ufficio stampa - Infatti, pur avendo concesso il patrocinio alla manifestazione "Roma incontra", nel programma delle iniziative presentato al momento della richiesta non era previsto né il 6 giugno né in altra data un dibattito sul referendum. Considerando di estrema gravità la vicenda, procederemo alla revoca del patrocinio all'intera manifestazione". "Alemanno segua l'esempio di Zingaretti", chiede al Campidoglio il consigliere Pd Paolo Masini. "Roma Capitale non ha concesso alcun patrocinio all'iniziativa "Un referendum che fa acqua", ma solo al progetto "Roma Incontra"", risponde a nome del sindaco Simone Turbolente. Infine la replica di "InConTra", ideatrice della manifestazione: "Non è assolutamente vero che ci sia stata una modifica unilaterale del programma, perché all'epoca della definizione dei patrocini esisteva soltanto un programma di massima"»,

si chiede di sapere:

se risulti che sia compatibile la funzione esercitata dal signor Enrico Cisnetto, che ad avviso dell'interpellante si mette al servizio di banche e banchieri, potentati economici e monopolisti pubblici e privati, che spesso, in cambio di congrui finanziamenti, cercano di indirizzare a senso unico il dibattito delle convegnistiche, con l'iscrizione all'ordine professionale;

se risulti che l'attività del signor Enrico Cisnetto, consulente retribuito dalle pubbliche amministrazioni, sia compatibile con la carta dei doveri del giornalista che vieta di accettare privilegi, favori o incarichi che possano condizionare la sua autonomia e la sua credibilità professionale, nonché pagamenti, rimborsi spese, vacanze gratuite, regali, inviti a viaggi, facilitazioni, eccetera che provengano da privati o enti pubblici, poiché l'accettazione di questi vantaggi potrebbe indurre il giornalista a sentirsi in debito nei confronti di chi glieli ha procurati, mettendo così ad alto rischio di violazione la norma che gli impone di accettare indicazioni e direttive soltanto dalle gerarchie redazionali della sua testata;

quali misure urgenti di propria competenza il Governo intenda attivare per evitare che giornalisti, o soggetti spacciati come tali ed iscritti all'albo, senza che gli ordini professionali aprano procedure sanzionatorie, possano ledere l'autonomia e la credibilità di una professione la cui attendibilità è messa a dura prova, agli occhi dell'opinione pubblica e dei lettori, spesso proprio per la sua inerzia.

Interrogazione sulla disciplina relativa all'elezione dei componenti togati del Consiglio superiore della magistratura

(3-02778) (03 aprile 2012)

Rinviata

PALMA. - Al Ministro della giustizia - Premesso che:

in data 28 marzo 2012 è stata eseguita l'ordinanza emessa dal giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale di Milano di custodia cautelare a carico del dottor Giusti, magistrato del distretto di Reggio Calabria, tratto in arresto per il delitto di corruzione aggravata dall'aver favorito potenti cosche della 'ndrangheta calabrese operanti in Lombardia;

nel corpo del provvedimento restrittivo, ripreso con grandissimo risalto mediatico ("Corriere della Sera", "Libero", "la Repubblica", "La Stampa", eccetera), è stato riferito dell'iter della procedura disciplinare prima, e di quella per la valutazione di professionalità dopo, svoltesi innanzi al Consiglio superiore della magistratura a carico del dottor Giusti e dell'esito favorevole sortito da entrambe le procedure in favore del magistrato;

più precisamente dall'ordinanza cautelare emerge che il dottor Giusti era finito sotto ispezione e procedimento disciplinare per avere assegnato nel 2004 immobili alla società Tridea Srl di cui era socio il suocero; e per aver dato, su 945 incarichi dal 2000 al 2005, un terzo delle perizie a 4 soli professionisti, e 116 procedure (per 300.000 euro di compensi) all'architetto marito della socia del suocero nella Tridea Srl. In quell'occasione il dottor Giusti asserì che non sapeva la società fosse del suocero;

il giudice in Milano ha così commentato l'accaduto: "sfugge all'umana comprensione come si sia potuto credere alla buona fede di Giusti sulla base delle dichiarazioni dell'architetto";

tuttavia il 6 luglio 2007 la sezione disciplinare del Consiglio superiore della magistratura ha assolto il dottor Giusti nel procedimento disciplinare perché "la buona fede riconosciuta, nel tentativo di riorganizzare un ufficio ereditato in condizioni disastrose, assume un significato determinante ai fini della valutazione del disvalore disciplinare delle irregolarità rilevabili nella sua condotta";

tre anni dopo il dottor Giusti risulta sottoposto alla terza valutazione di professionalità e, circostanza singolare e straordinaria nella prassi degli uffici di giustizia, il consiglio giudiziario di Reggio Calabria in data 22 aprile 2010 ebbe ad esprimere all'unanimità un severo parere "non positivo" per la promozione del magistrato, scrivendo "pur apparentemente determinando la ripresa di un settore da tempo paralizzato", il dottor Giusti "ha dato prova di carenti ed inadeguate capacità organizzative" e ha "operato con inopportuna disinvoltura" nel delicato settore delle esecuzioni immobiliari;

nel corpo dell'ordinanza del giudice di Milano si dà atto al sequestro di un diario informatico che il dottor Giusti redigeva sul proprio computer ove nel settembre 2011, in relazione alla procedura di promozione in parola passata all'esame del Consiglio superiore della magistratura ha annotato: "Tesso tela per l'audizione al Csm. Risposte positive dai colleghi che contatto". A dimostrazione univoca che il dottor Giusti aveva svolto una proficua attività di pressione su alcuni componenti del Csm per ottenere il ribaltamento della precedente decisione adottata dal Consiglio giudiziario di Reggio Calabria;

il 3 novembre 2011, pochi giorni prima che il dottor Giusti venisse sospeso cautelativamente dalle funzioni e dallo stipendio al momento dell'arresto di un altro giudice reggino, il Csm a sorpresa ha ribaltato il parere negativo del Consiglio giudiziario locale e a maggioranza ha promosso, malgrado i gravi addebiti, ugualmente il dottor Giusti;

gli argomenti spesi in suo favore dai consiglieri Csm di ogni corrente sono analiticamente ripresi nell'ordinanza e delineano un quadro assolutamente anomalo. Come si legge sulla stampa (si veda ad esempio un articolo pubblicato sul "Corriere della sera" del 29 marzo 2012), più esattamente la relatrice Di Rosa suggerisce che i fatti del processo disciplinare "non possono far dimenticare il buon operato nell'attività del magistrato"; il consigliere Carfì ritiene che Giusti "si sia trovato solo nel gestire tale criticità", che "va inserita in un periodo relativamente limitato e che è superata da una serie di elementi positivi legati alla sua professionalità"; il consigliere Rossi aggiunge che "le ingenuità da condannare sono però da giustificare a fronte di una positiva volontà di movimentare un settore immobile da tempo in un contesto comunque ostile"; il consigliere Giostra ritiene che debba "prevalere il progresso dell'esperienza professionale del magistrato che ha preso coscienza, piuttosto che il singolo episodio intervenuto nella fase iniziale della sua esperienza"; il consigliere Fuzio nega "corporativismo o magnanimità", quello del Csm "è piuttosto segno di fiducia istituzionale nel collega"; il consigliere Pepe si spinge a "ricordare che in taluni casi molte delle forzature fatte da singoli magistrati nel tempo sono divenute oggetto di recepimento legislativo";

la piena disponibilità del materiale investigativo (intercettazioni, tabulati, pedinamenti, eccetera), a disposizione dell'autorità giudiziaria di Milano, impone, con assoluta urgenza, di accertare quali condizionamenti, pressioni, interventi siano stati eventualmente esercitati dal dottor Giusti su taluni componenti del Csm al fine di conseguire una pronuncia a lui favorevole nel giudizio disciplinare, prima, e nella valutazione di professionalità, dopo, e quale "tela" abbia tessuto e quali "risposte positive" abbia ricevuto dai suoi "colleghi";

urge, quindi, un rapido intervento affinché con apposita indagine ispettiva si accertino gli elementi a disposizione della Procura della Repubblica di Milano per verificare le condotte eventualmente poste in essere dal dottor Giusti per influenzare in suo favore le decisioni del Consiglio superiore della magistratura;

a giudizio dell'interrogante urge un intervento legislativo che, ponendo termine alle influenze correntistiche e clientelari che attanagliano l'associazione giudiziaria e gli organismi istituzionali da essa espressi, preveda una nuova legge per le elezioni dei componenti togati del Consiglio superiore della magistratura e la definitiva separazione da esso della Sezione disciplinare,

si chiede si sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti sopra riferiti e quali iniziative di sua competenza intenda intraprendere al riguardo, anche al fine di attivare una rapida revisione della legge che regola l'elezione dei componenti togati del Consiglio superiore della magistratura e per la composizione della sezione disciplinare.

Interpellanza con procedimento abbreviato, ai sensi dell'articolo 156-bis del Regolamento, sulla pratica delle dimissioni in bianco

(2-00408p. a.) (24 gennaio 2012)

Trasformata nell'interrogazione a risposta scritta n. 4-07765

FRANCO Vittoria, FINOCCHIARO, ZANDA, LATORRE, ICHINO, NEROZZI, ROILO, BLAZINA, GHEDINI, PASSONI, TREU, ADAMO, AMATI, ARMATO, BASSOLI, BASTICO, BERTUZZI, BIONDELLI, CARLONI, CHIAROMONTE, DONAGGIO, FIORONI, FONTANA, GRANAIOLA, INCOSTANTE, LUSI, MAGISTRELLI, MARINARO, MONGIELLO, MORANDO, NEGRI, PORETTI, SANGALLI, SERAFINI Anna Maria, SOLIANI, VITA. - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali - Premesso che:

il fenomeno delle dimissioni in bianco interessa circa 2 milioni di lavoratrici e lavoratori italiani, ma soprattutto le donne in età fertile in una percentuale del 60 per cento ed è diffuso su tutto il territorio nazionale;

si tratta di una vera e propria pratica vessatoria consistente nel far firmare alla lavoratrice o al lavoratore un atto di dimissioni senza data con il quale il datore di lavoro può simulare il recesso del lavoratore in qualsiasi momento successivo alla sottoscrizione del suddetto atto;

a seguito di quanto disposto dall'articolo 39, comma 10, lettera l), del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, è infatti possibile - di nuovo - per i datori di lavoro ricorrere a questo abuso (che rappresenta anche un modo per aggirare l'articolo 18 dello statuto dei lavoratori) in quanto la norma che contrastava il ricorso alle dimissioni in bianco, introdotta nel nostro ordinamento durante il Governo Prodi con la legge 17 ottobre 2007, n. 188, è stata prontamente abrogata, a pochi mesi dalla sua entrata in vigore, dal Governo Berlusconi che motivò questa scelta, a giudizio degli interpellanti infelice, con esigenze di semplificazione nella gestione dei rapporti di lavoro;

la richiesta di dimissioni firmate in bianco al momento dell'assunzione, ovvero nel momento in cui il rapporto di forza tra i contraenti è a favore del datore di lavoro, è un abuso che mette la lavoratrice o il lavoratore nell'impossibilità di far valere i propri diritti e la propria dignità;

per le donne i motivi più frequenti dell'ingiustificato licenziamento sono la gravidanza o la nascita di un figlio, la malattia, l'età, nonché i rapporti con il sindacato;

secondo quanto risulta dal Rapporto annuale 2011 dell'Istat, interrompere il percorso lavorativo in occasione di una gravidanza non è il risultato di una libera scelta: sono circa 800.000 - quasi il 9 per cento delle lavoratrici che lavorano o hanno lavorato in passato - le donne che, nel corso della loro vita, sono state licenziate con lo strumento delle dimissioni in bianco o messe in condizione di lasciare il lavoro perché in gravidanza;

a subire più spesso questo trattamento, secondo il rapporto dell'Istat, non sono le donne delle generazioni più anziane, ma le più giovani (il 13,1 per cento delle madri nate dopo il 1973), le residenti nel Mezzogiorno (10,5 per cento) e le donne con un titolo di studio basso (10,4 per cento), le donne che lavorano o lavoravano come operaie (11,8 per cento), quelle impiegate nell'industria (11,4 per cento), con un partner anch'egli operaio (11,0 per cento), e con un basso livello d'istruzione (10,6 per cento);

tra le lavoratrici costrette a lasciare il lavoro in occasione o a seguito di una gravidanza, solo 4 su 10 hanno poi ripreso l'attività e, comunque, le opportunità di riprendere a lavorare non sono le stesse in tutto il Paese: su 100 lavoratrici madri licenziate o indotte a dimettersi riprendono a lavorare 51 nel Nord e solo 23 nel Sud;

sono da tempo assegnati alla 11 a Commissione permanente (Lavoro, previdenza sociale) del Senato i disegni di legge n. 884 e n. 1273 d'iniziativa, rispettivamente, dei senatori Ichino e Nerozzi, finalizzati al contrasto del fenomeno delle dimissioni in bianco;

premesso inoltre che il Presidente del Consiglio dei ministri ha dato avvio ad iniziative per affrontare la questione del mercato del lavoro ed il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, professoressa Fornero, ha di recente dichiarato di voler porre rimedio alla grave situazione che si è creata in materia di dimissioni in bianco con l'abrogazione della legge 17 ottobre 2007, n. 188,

si chiede di sapere in quali tempi e con quali modalità il Ministro in indirizzo intenda dare seguito alle sue dichiarazioni per porre fine alla triste e vessatoria pratica delle dimissioni in bianco .