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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 749 del 21/06/2012


TEDESCO (Misto). Signor Presidente, voglio rapidamente ricordare la genesi del provvedimento che è all'esame di quest'Aula e che comporta ovviamente una prospettiva fortemente innovativa del nostro sistema statuale.

A novembre dell'anno scorso, quando è nato l'attuale Governo, poggiato su una piattaforma politico-programmatica collegata all'emergenza, si è convenuto da parte di tutti, e il Governo eletto lo ha accettato, come ovviamente non poteva non fare, che il Parlamento si sarebbe occupato, o avrebbe tentato di occuparsi, di quella riforma che è molto attesa dal Paese e da tutti cittadini, e che quindi, dato l'esiguo tempo disponibile, avrebbe potuto essere varata, e ancora potrebbe essere varata, soltanto sul presupposto di un'ampia convergenza delle forze politiche presenti in questo Parlamento.

La Commissione affari costituzionali, presieduta dal collega Vizzini, ha lavorato alacremente, ha messo a punto un testo largamente condiviso, che è giunto in quest'Aula e che ha cominciato il proprio iter attraverso un dibattito molto ampio in discussione generale. Estemporaneamente, rispetto a questo percorso, che pure molti di noi hanno accettato per senso di responsabilità, ma che avrebbe forse meritato approfondimenti migliori, che si sarebbe forse dovuto principiare fin dall'inizio di questa legislatura, si è ritenuto di introdurre nella discussione, con il metodo irrituale dell'emendamento, una richiesta di modifica profonda a quel testo licenziato dalla Commissione che punta a modificare la forma di Governo, la fisionomia dello Stato, attraverso emendamenti che, se approvati, finirebbero per costruire un guazzabuglio indigeribile e soprattutto ingestibile da parte di chi poi dovrà applicarlo.

PRESIDENTE. La prego di concludere, senatore Tedesco.

TEDESCO (Misto). Forse qualche collega potrà darmi un minuto dei suoi.

Credo che questo Parlamento - e concludo, Presidente - abbia di fronte due strade e, come dice il vecchio adagio latino non datur recursus ad alteram: o si approva la riforma... (Il microfono si disattiva automaticamente).

PRESIDENTE. Senatore Tedesco, trenta secondi.

TEDESCO (Misto). Vorrei finire il concetto, Presidente. Non stiamo parlando di cose di poco conto.

PRESIDENTE. Ma devo rispettare i tempi, perché anche i colleghi del suo stesso Gruppo hanno chiesto di parlare. Se non lo avessero chiesto, le avrei dato dieci minuti: si metta quindi d'accordo con i suoi colleghi

TEDESCO (Misto). Stiamo parlando di uno degli atti più rilevanti di questo Parlamento, forse il più rilevante. Quindi credo sia giusto che ciascuno di noi possa esprimere compiutamente il proprio pensiero, soprattutto perché ci si trova di fronte ad una novità che - come è stato ribadito - forse si sarebbe potuta evitare nel confronto di quest'Aula.

Ripeto, ci sono due strade davanti a questa Camera: o si approva il testo licenziato dalla Commissione, caso mai rivisitandolo con alcune osservazioni che pure sono emerse da questo dibattito (una per tutte quella del senatore Pardi, che ha trovato delle incongruenze nel procedimento legislativo ridisegnato dal testo della Commissione Vizzini), oppure si fa l'unica cosa che la decenza consiglierebbe, ossia si accantona una parte della riforma e si va ai due dati essenziali che i cittadini di questo Paese aspettano: il ridimensionamento del numero dei parlamentari e una nuova legge elettorale.

Dopodiché, contestualmente si dà vita ad un'Assemblea costituente che possa trattare, avallata e legittimata dal voto degli elettori, compiutamente - come si addice a qualunque Parlamento degno di questo nome - la riforma di un Paese che non è uno dei Paesi residuali dell'Europa e del Pianeta, ma è una grande democrazia che non merita lo scempio al quale viene sottoposta e che stiamo vivendo in queste ore. (Applausi del senatore Peterlini).