*QUAGLIARIELLO (PdL). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
QUAGLIARIELLO (PdL). Signor Presidente, onorevoli colleghi, ho sentito aleggiare da più parti in quest'Aula lo spirito costituente. È stato richiamato, e ne sono contento; ma dobbiamo metterci d'accordo, perché questo spirito deve valere sempre. Deve valere, ad esempio, per evitare basse strumentalizzazioni che hanno gettato discredito su tutta l'Aula, signor Presidente.
Quanti erano presenti sanno che la ragione per la quale ieri si è deciso di posticipare la discussione sull'articolo 1 è stata di carattere tecnico-legislativo. Tutti sanno che una legge entra in vigore per intero, non prima un articolo e poi un altro. Pertanto il solo sospetto che chi ha sostenuto quella proposta, in particolare il collega Bricolo, l'abbia fatto per allontanare la riduzione del numero dei parlamentari è qualcosa che getta una strumentalità inaccettabile su questi lavori. Altro che spirito costituente, signor Presidente!
Le dico pertanto, a nome del Gruppo che rappresento, che siamo disposti a lavorare anche domani e lunedì, con tutti i tempi necessari affinché quell'articolo venga approvato quanto prima per fugare qualsiasi sospetto su quelle che non sono mai state le intenzioni di nessuno all'interno di quest'Aula.
Con lo stesso spirito, e quindi evitando fughe in avanti di carattere propagandistico, vediamo quali sono le questioni sul tappeto, e cerchiamo di farlo seriamente. Esistono gli atti della Costituente e una letteratura sterminata sulle forme di governo e sulle forme di Stato. I regimi politici si caratterizzano per un aspetto fondamentale (parlo sotto il controllo del collega Ceccanti): se c'è comunicazione tra il potere esecutivo e il potere legislativo siamo all'interno del parlamentarismo; se vi è divisione tra il potere esecutivo e il potere legislativo entriamo nel campo del presidenzialismo. È questo il motivo per cui, rimanendo ancorati alla schema del governo parlamentare, tanti nostri Padri costituenti hanno proposto a quel tempo l'elezione diretta del Presidente della Repubblica, senza cambiare la forma di governo. Basta andare a rileggere quegli atti per rendersene conto. Non si è fuoriusciti dallo schema del parlamentarismo.
Per quel che riguarda il bicameralismo, signor Presidente, se ci vogliamo dire la verità, e dircela innanzitutto come senatori, è questo il nodo che da tempo rallenta o blocca la possibilità di riforma. Il Senato federale, propriamente detto, infatti è solamente uno. Ed è quello per il quale i senatori vengono eletti direttamente dalle Regioni, con elezioni di secondo grado. Quello è il Senato federale doc. Le altre sono questioni di denominazione. Quel Senato, che è proprio del modello tedesco e che alcuni in quest'Aula propongono, ce lo possiamo permettere oggi? L'assenza di rapporto fiduciario tra uno dei due rami del Parlamento e il Governo comporta che le maggioranze vengano cercate di volta in volta. E come si cercano? Incidendo sul bilancio dello Stato, allargando i cordoni della borsa.
Mi chiedo se, in un momento nel quale il vero problema dell'Europa è quello del debito sovrano, ci si possa permettere una scelta di questo tipo. I più avvezzi a consultare la letteratura costituzionale in quest'Aula sanno che questo è il motivo di fondo per cui i poteri della Camera bassa in Germania sono stati fondamentalmente ridotti. Allora, se non c'è questa opzione, le altre soluzioni che si basano sulla elezione diretta dei senatori, esattamente come quella dei deputati, non possono che dare vita ad un Senato legato da rapporto fiduciario con il Governo in modo tale che il Governo possa far valere tale vincolo fiduciario.
Nella riforma del bicameralismo, però, una delle opzioni, presa in considerazione dal centrosinistra così come più volte dal centrodestra e dalla Lega, è quella di creare all'interno di questo schema una specializzazione più o meno forte per il Senato. Il collega Vizzini lo sa. Questa è anche l'idea contenuta nella proposta uscita dalla Commissione. Per questo in prima istanza il Senato discute quei provvedimenti che ineriscono alla materia concorrente, cioè al terzo comma dell'articolo 117, e la Camera le materie che si riferiscono al secondo comma.
Non c'è nulla che stravolge lo schema previsto, se non - mi si dirà - la presenza in Senato di rappresentanti delle Regioni, non di nuovi senatori. Evitiamo, collega D'Alia, una nuova strumentalizzazione su questo. I senatori sono quelli eletti direttamente dal popolo. Gli altri sono rappresentanti che vengono a discutere e a votare qui nel momento nel quale si tratta di materia regionale. Ciò è ben chiarito dal subemendamento 2.550/1 del collega Benedetti Valentini, secondo il quale le prerogative agli articoli 66, 67, 68, secondo e terzo comma, e 69 della Costituzione non sono applicate ai rappresentanti delle Regioni. Ciò, lo diciamo subito, vuol dire che non costeranno una lira in più.
Chiarito questo, l'obiezione che potrebbe essere sollevata è che, riguardo alla fiducia e alla sovranità del popolo, la presenza di questi rappresentanti, sebbene limitata alla materia regionale, viene a modificare i numeri rispetto al rapporto fiduciario. Lo abbiamo tenuto presente, signor Presidente. È per questo che nella riformulazione dei colleghi della Lega è presente un comma che dice che i rappresentanti sono due per Regione, eletti con voto limitato. Ciò significa che ogni Regione ne esprime uno della maggioranza e uno dell'opposizione.
Ecco, si può anche ritenere questa proposta migliorabile, ma non si può dire che stravolga lo schema, soprattutto nel momento nel quale noi sappiamo, dopo l'approvazione del Titolo V con quattro voti di maggioranza, quanto bisogno c'è di un collegamento tra il Parlamento e le Regioni per evitare che in quest'Aula ci si riempia la bocca con la sovranità del popolo e poi, di fatto, a legiferare sia sempre più spesso la Corte costituzionale quando si tratta di materia concorrente. Allora sull'emendamento 2.550 (testo 2) della Lega noi accettiamo qualsiasi critica e qualsiasi proposta di miglioramento, ma non possiamo accettare, perché è una strumentalizzazione, che ci venga detto che questo emendamento stravolge lo schema da un punto di vista costituzionale e non rientra all'interno del perimetro tracciato dalla Commissione. Sarebbe stato vero, colleghi senatori, se l'elezione fosse stata indiretta, se fosse stata legata ai Consigli e, quindi, sarebbe bastato magari un TAR del Molise per cambiare la maggioranza nell'Aula. Non è questo il caso.
Allora, sempre con lo spirito costituente che dovrebbe caratterizzare le nostre discussioni, consideriamo le cose per quello che sono; non costruiamo fantocci per poterli accoltellare meglio. Signor Presidente, se è vero quello che ho detto e se è vero che i Padri costituenti hanno proposto l'elezione diretta del Presidente della Repubblica, come si fa a dire che quegli emendamenti non erano ammissibili? Voglio ricordare solamente dei precedenti. Il semipresidenzialismo passò in bicamerale con un emendamento proprio perché era all'interno di quello schema; nel 2005, signor Presidente, il senatore Bassanini presentò un emendamento che proponeva doppio turno e semipresidenzialismo e fu dichiarato ammissibile. Allora, cosa c'è qui? Una conventio ad excludendum, un'ammissibilità a geometria variabile? Signor Presidente, le dico sinceramente che nello spirito costituente c'è anche l'obbligo di non tentare di intimidire la Presidenza quando le liti sono temerarie. (Applausi dal Gruppo PdL. Commenti dal Gruppo PD).
Aggiungo una cosa, signor Presidente, proprio perché a questo spirito ci teniamo: diamo tutta la nostra disponibilità a discutere e approfondire nelle sedi nelle quali si deciderà. Non abbiamo nessun problema ad andare a fondo, ma considerando le cose per quelle che sono, non per quelle che potrebbero essere, e con la specificazione che se ci sono approfondimenti dobbiamo decidere insieme poi di recuperare il tempo di quegli approfondimenti, per poter andare veramente avanti in questo lavoro. Infatti, da parte nostra non c'è nessuna volontà ostruzionistica, ma quella di andare avanti chiarendo i problemi e trovando le soluzioni insieme. (Applausi dal Gruppo Pdl e del senatore Rizzi. Congratulazioni).