PISTORIO (Misto-MPA-AS). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PISTORIO (Misto-MPA-AS). Signor Presidente, voglio ringraziare il senatore Saro per avere posto oggi con grande onestà intellettuale la questione politica di fondo. Ho ascoltato con estremo interesse le argomentazioni, convincenti, dei colleghi che mi hanno preceduto, i presidenti Finocchiaro e D'Alia, e attendo anche con curiosità l'intervento del presidente Quagliariello per comprendere qual è il residuo spazio politico per la prosecuzione di questo percorso riformatore e quali possono essere anche gli effetti che si produrrebbero sul Governo, per quella strana coalizione che oggi sorregge questo Esecutivo di emergenza nella condizione particolare che vive il nostro Paese.
Però accanto a questa parte, che guardo come osservatore, essendo esponente di un piccolo movimento spesso ai margini del confronto politico che si svolge su un tema delicatissimo qual è quello delle riforme istituzionali, osservatore privilegiato essendo io un parlamentare, ma non all'interno del nocciolo duro dell'accordo tra A B C, che non è solo politico, ma anche sulla riforma costituzionale, mi sia consentito esprimere un semplicissimo giudizio.
L'operazione di riforma che era stata condotta e (la definisco di manutenzione straordinaria del sistema) mi pareva ragionevole, perché guardava ad una efficienza maggiore della funzione legislativa attraverso una distinzione del bicameralismo perfetto, una riduzione del numero dei parlamentari e un meccanismo di rafforzamento dei poteri del Premier (sfiducia costruttiva e potere di revoca e nomina dei Ministri). Si trattava, in sostanza, di un intervento all'interno del sistema per renderlo più efficiente.
Quello che viene concepito come un'iniziativa in qualche modo fuori misura da parte dei colleghi della Lega e del PdL è obiettivamente un atto stravolgente di un un'intesa che era coerente con il mandato politico affidato ai Gruppi parlamentari. Di qui il profondo iato e il possibile effetto di tensione.
Ma accanto al metodo, preannuncio il mio voto contrario per ragioni anche di merito, perché non sono appassionato del modello francese, perché non considero il presidenzialismo la soluzione adeguata, perché considero in quel sistema la funzione parlamentare indebolita oltre misura e perché non considero una garanzia sufficiente al sistema delle autonomie un Senato federale la cui formulazione è del tutto non convincente.
Ritengo di conseguenza questa proposta, cioè l'abbinamento tra Senato federale e semipresidenzialismo, non convincente, penalizzante dal punto di vista delle autonomie e indirizzata ad un'esasperazione del centralismo e del rafforzamento del sistema presidenziale. Ricordo agli amici della Lega che la Francia è il Paese più centralista d'Europa, il Paese in cui l'amministrazione statuale è la più forte e ovviamente coerente con il sistema semipresidenziale. Non credo che la formula vagamente propagandistica del Senato federale possa compensare un'impostazione di tipo così centralista.
Quindi - ripeto - anche per ragioni di merito, oltre che di metodo, preannuncio il voto contrario del Movimento per le Autonomie a questi emendamenti.