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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 749 del 21/06/2012


PARDI (IdV). Signor Presidente, onorevoli colleghi, la presentazione dell'emendamento 2.0.200 volto ad inserire un articolo aggiuntivo dopo l'articolo 2 dipende dal fatto che non c'è un sistema di garanzia nei confronti di coloro che sono colpiti da indagini giudiziarie e, alla fine, da condanne per criminalità organizzata e reati affini.

Nella ricerca di un'evidente trasparenza del meccanismo elettivo democratico, così come abbiamo posto con forza l'esigenza di individuare con rigore i conflitti di interessi che rendono incandidabili soggetti gravati della potenza di forti interessi privati in contrasto con l'interesse pubblico, con lo stesso tipo di logica riteniamo che il Parlamento debba adottare misure efficaci e prive di qualsiasi scappatoia possibile per stabilire il principio che non sono né eleggibili né candidabili soggetti coinvolti a qualsiasi titolo in indagini di criminalità organizzata. Questa è un'esigenza essenziale da far valere per evitare quell'inquinamento dei ceti politici che invece è molto frequente nella realtà e che l'opinione pubblica registra costantemente attraverso le notizie di stampa.

La politica oggi appare ai cittadini come un inestricabile reticolo di relazioni tra l'attività politica formale propriamente detta, la gestione della dimensione amministrativa e il tessuto di affari, che si estendono fino all'opacità assoluta del controllo da parte della criminalità organizzata. Il rischio è che i cittadini critici possano vedere dentro questa dimensione pervasiva e sempre più diffusa di relazione tra politica, affari e crimine, un motivo per rifuggire da quel protagonismo civile essenziale che è la partecipazione al voto, l'attività di indirizzo verso il ceto politico, l'espressione di prospettive, di tendenze riformistiche e di desideri di rinnovamento.

Se non facciamo nulla per evitare che vi sia un discrimine netto all'interno del rapporto politica-amministrazione-affari, incoraggiamo un pericoloso disinteresse, una dimensione di qualunquismo immanente all'interno della scena pubblica che alla fine determinerà - e già se ne colgono i segni - l'emergere di punti di vista facilmente propagabili all'interno dell'opinione pubblica, con un atteggiamento insofferente, populistico, generico.

Nel dibattito pubblico sentiamo dire sempre più spesso: «I politici sono tutti uguali, sono tutti mescolati alla gestione degli affari. Le ricchezze? Se ne ignora l'origine». L'arricchimento misterioso dei soggetti della politica riverbera, su tutti gli altri che non hanno comportamenti di questo tipo, lo stesso tipo di generica disistima. Assistiamo impotenti - chi di noi non ha frequentazioni all'interno di questo tessuto imbarazzante? - alla degenerazione della visione dell'uomo pubblico sulla scena democratica. Non abbiamo strumenti di convincimento nei confronti dei nostri cittadini. Esiste una forma di regressione impalpabile, continua, che porta alla fine un senso generale di impotenza.

Occorre esprimere con nettezza la volontà di escludere dall'eleggibilità e dalla candidabilità tutti coloro che, per un motivo o per un altro, hanno rapporti con questa zona opaca della vita pubblica, che purtroppo è diffusa ed anche capace di esercitare influenze stringenti. Se non facciamo un passo deciso in questa direzione, ci rassegniamo alla dissoluzione della credibilità democratica del ceto politico degli eletti.

Il nostro obiettivo, con l'emendamento 2.0.200 in esame, è mettere un ostacolo elementare con un significato molto evidente, per evitare che proceda questo modo di essere dell'opinione pubblica. È necessario fare questo passo, perché, in caso contrario, saremo costretti ad assistere ad una diffusione di un senso - per così dire - di ripulsa generale nei confronti del ceto politico, che è molto pericoloso per la salute delle Assemblee elettive.

Si tratta di ragionare non in base all'utilità di partito e ai vantaggi particolari di singole forze politiche. Al contrario, occorre prendere atto - come spesso rileviamo da prove crescenti - dell'insofferenza pubblica e riuscire ad interrompere tale processo per riaffermare la validità democratica della rappresentanza politica. Se la rappresentanza politica appare al cittadino come una forma ambigua di rappresentanza di interessi non riconoscibili, di interessi che si mescolano con il malaffare e la criminalità, diventiamo totalmente impotenti a garantire il senso di quanto facciamo.

L'emendamento in esame ha l'obiettivo fondamentale di garantire la salute della rappresentanza democratica. Senza una riaffermazione di principio ferma e coerente perdiamo credibilità di fronte ai cittadini, e anche a noi stessi. Bisogna interrompere la discesa agli inferi. La salute della rappresentanza democratica è indipendente dall'identità di partito e dei singoli individui. Bisogna provare ad interrompere una tendenza che appare inarrestabile e che, con questo atto, possiamo ancora rovesciare.