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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 749 del 21/06/2012


DEL PENNINO (Misto-P.R.I.). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DEL PENNINO (Misto-P.R.I.). Signor Presidente, avevo definito quella uscita dalla Commissione una riformetta. Debbo dire che, se fosse approvato l'emendamento 2.550 (testo 2) sul Senato federale presentato dai colleghi Calderoli e Divina, dovrei cambiare il termine e dire che siamo in presenza di una riformaccia.

Viene infatti prospettata una situazione in cui non si capisce se il Senato federale abbia competenze anche sulle materie che nel testo della Commissione vengono riservate alla valutazione bicamerale; si prevede solo che abbia una competenza in materia di legislazione concorrente, cioè quella legislazione che, come ho avuto già modo di dire, è la causa di tutti i conflitti di attribuzione che hanno ingolfato la Corte costituzionale. Inoltre, con una formula ancora più generica, si parla di materie di legislazione «di interesse degli enti territoriali». Ma qual è la legislazione di interesse degli enti territoriali? È tutta o è solo una parte della legislazione concorrente? Non lo so. È un pasticcio assolutamente inaccettabile, indigeribile.

Di fronte ad un'ipotesi di questo genere è evidente che si affosserebbe qualunque tentativo riformista. Questo tipo di soluzione, infatti, potrebbe sì trovare una maggioranza risicata in questo ramo del Parlamento, ma evidentemente creerebbe un tale monstrum giuridico che difficilmente reggerebbe di fronte al voto popolare e, soprattutto, ci prenderemmo la responsabilità di avere fatto una riforma che non semplifica, non chiarisce, non definisce i compiti dei vari livelli istituzionali. È una riforma che è solo una bandiera.

Fra l'altro, vorrei capire come si può conciliare questo Senato federale (di equivoca competenza) con il regime semipresidenziale. Ma scherziamo? Qui siamo all'ABC del diritto costituzionale (non all'ABC dei vertici politici). Siamo di fronte ad una situazione in cui l'improvvisazione è l'elemento centrale. Non possiamo giocare con le istituzioni come si gioca al Monopoli. Ci troviamo di fronte ad un problema complessissimo.

Io non escludo un disegno - l'ho già detto - modellato su quello francese: per molti versi mi convince. Ma allora è una riflessione complessiva, che non può essere messa sul piano del mercato, a fronte di un Senato federale equivoco e confuso. (Applausi dei senatori Ceccanti, Fleres e Astore).