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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 749 del 21/06/2012


PISTORIO (Misto-MPA-AS). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PISTORIO (Misto-MPA-AS). Signor Presidente, io ho chiaro il senso della ineluttabilità di questa decisione, ma malgrado questa ineluttabilità mi sento in dovere di esprimere il mio dissenso rispetto a una riduzione al buio del numero dei parlamentari, e quindi voterò a favore dell'emendamento 1.200, perché non sono contrario alla riduzione ma coerente con un sistema elettorale che debba essere convincente, per esempio, per una forza politica marginale e territoriale che non vuole perdere ulteriori spazi di rappresentanza parlamentare.

Credo che sarebbe stato più corretto discutere di un progetto di legge elettorale che contestualmente avesse accompagnato la riforma costituzionale di riduzione del numero dei parlamentari. Questo infatti avrebbe dato il senso di un processo riformatore intellettualmente onesto in grado di consentire la partecipazione di tutti.

E vede, Presidente, il motivo per cui decido di esprimere questo voto di pura testimonianza è il fatto che neanche nell'ambito delle interlocuzioni politiche più caute e riservate si riesce a comprendere quale sarà l'approdo della legge elettorale. Qualche settimana fa sembrava vi fosse un'intesa di massima tra i partiti più importanti, quelli che io ormai chiamo "ABC", ed anche tra gli altri partiti rilevanti e incisivi in questi procedimenti come la Lega. Dopo le elezioni greche, c'è stato un ripensamento, perché l'idea di una possibile frammentazione del sistema democratico ha allarmato i protagonisti di questa stagione. Pertanto, anche chi, come me, osserva e cerca di comprendere quale sarà il destino della legge elettorale, ha perso alcuni riferimenti e alcuni orientamenti.

Abbiamo poi visto ripartire più o meno provocatoriamente l'ipotesi di un presidenzialismo e del doppio turno alla francese. Stamattina questa scelta viene messa in discussione. Voi capite che la riduzione del numero dei parlamentari tout court è un atto puramente populista. Giustamente serve, ma, diciamolo tutti, sono giornate in cui al populismo stiamo concedendo molte cose. Diciamocelo. Ridurre il numero dei parlamentari in questo modo significa rispondere in modo impaurito, privo di alcuna dignità per la nostra funzione, all'antipolitica che avanza.

Siccome io esprimo un'esperienza politica che oggi vive anche una difficoltà ma che in quella difficoltà ha l'orgoglio di vivere il proprio rapporto con il territorio e, quindi, non ho alcun timore di tornare tra la gente e misurarmi sul livello di rappresentanza, in questo senso difendo il diritto di non votare al buio sulla riduzione del numero dei parlamentari in assenza di una legge elettorale che dia garanzie, per esempio, alle forze politiche radicate territorialmente.

Invece, ho la sensazione, cari amici di "ABC", che la tentazione sia quella di ridurre gli spazi di democrazia, attraverso la riduzione del numero dei parlamentari, alzando le soglie di sbarramento. Se ragioniamo in termini di semplificazione e di efficienza, allora dovremmo dare ragione al presidente Berlusconi quando diceva che per essere più efficienti e semplificati in Parlamento avrebbero potuto votare solo i Capigruppo; a quel punto il sistema sarebbe talmente semplificato da essere pienamente efficiente.

Signor Presidente, rassegno a lei e ai colleghi senatori queste riflessioni. Non sono contrario alla riduzione del numero dei parlamentari, ma vorrei una riduzione ponderata e coerente con una legge elettorale che garantisca, per esempio, le rappresentanze territoriali, e di questo oggi non vi è alcuna garanzia.

Per questo esprimerò il mio voto favorevole sull'emendamento 1.200.