PRESIDENTE. Riprende l'esame degli articoli nel testo unificato proposto dalla Commissione. Ricorda che nella seduta pomeridiana di ieri è proseguita l'illustrazione degli emendamenti presentati all'articolo 2 (Modifiche all'articolo 57 della Costituzione).
Presidenza del vice presidente NANIA
PARDI (IdV). L'emendamento 2.0.200 propone che non siano candidabili soggetti nei cui confronti sia stato emesso decreto che dispone il giudizio, ovvero sia stata emessa misura cautelare personale non revocata né annullata, o che si trovino in stato di latitanza o di esecuzione di pene detentive, ovvero che siano stati condannati con sentenza anche non definitiva, nel caso in cui tali condizioni siano relative a delitti contro la pubblica amministrazione o l'amministrazione della giustizia, di criminalità organizzata o di terrorismo. Tale iniziativa ha lo scopo di evitare il diffondersi di spinte qualunquiste e populiste e di contrastare un eccessivo allontanamento dei cittadini dalla partecipazione politica. Occorre infatti evitare che la rappresentanza politica sia percepita come portatrice di interressi opachi.
PETERLINI (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Sembra si stia concretizzando la possibilità di arrivare ad un superamento del bicameralismo perfetto con l'istituzione di un Senato espressione delle Regioni e delle autonomie locali. La proposta su cui la Lega avrebbe ottenuto l'assenso del PdL prevede un'elezione diretta dei componenti del Senato federale, cui si aggiungerebbero dei delegati regionali, cui sarebbero però riconosciute meno prerogative. Spiace però che tale proposta non sia stata presentata in Commissione, perché in quel modo sarebbe stato possibile un esame più approfondito, che avrebbe permesso di vagliare anche altre proposte più innovative ed efficaci, come quella di cui si è fatto portatore: un Senato eletto direttamente e la possibilità che i senatori facciano parte, senza diritto di voto, dei consigli regionali, eletti contestualmente all'elezione per il Senato.
CASTELLI (LNP). La Lega Nord non rinuncia a portare avanti la propria battaglia per l'istituzione del Senato federale e non si rassegna a soluzioni di compromesso al ribasso, inevitabili quando si perseguono maggioranze troppo ampie e si devono quindi assecondare le istanze conservatrici, tuttora forti e radicate soprattutto a sinistra. La Lega vuole che la riduzione del numero dei parlamentari sia inserita in un progetto di riforma più ampio e se esso non sarà approvato con la maggioranza qualificata dei due terzi del Parlamento, gli eventuali promotori del referendum confermativo dovranno spiegare agli elettori per quali ragioni non vogliono il cambiamento. Il mancato esame di tali proposte emendative in Commissione non può essere imputato alla Lega Nord; invita infine il PdL ad assumere un atteggiamento di coerenza, perché il testo proposto era stato precedentemente appoggiato dalle forze della maggioranza che ha vinto le elezioni.
Presidenza del presidente SCHIFANI
SARO (PdL). L'Assemblea sta discutendo emendamenti che propongono l'istituzione del Senato federale, un tema che rappresenta il vero nodo politico per la tenuta della legislatura e del Governo, nonché per la stabilità del Paese. In Commissione è stato raggiunto un ampio accordo su un testo, che può avere dei limiti, ma che segna un passo avanti e apporta cambiamenti sostanziali all'ordinamento costituzionale del Paese, intervenendo sulla forma di governo, sul superamento del bicameralismo perfetto e sulla riduzione del numero dei parlamentari. La scelta dei vertici del PdL di rilanciare in Aula la proposta semipresidenzialista (indipendentemente dal merito che è condivisibile) sconfessa l'accordo raggiunto dai rappresentanti dello stesso PdL in Commissione e ha gravi conseguenze, perché se accolta porterà alle dimissioni del relatore e si riverbererà sulla maggioranza che sostiene il Governo in una fase molto delicata per il Paese. Non appoggerà quindi questa operazione perché si tratta di una forzatura che porterà ad elezioni anticipate.
FINOCCHIARO (PD). La presentazione in Aula degli emendamenti sul semipresidenzialismo comporta la rottura del patto che aveva portato all'approvazione di un progetto di riforma costituzionale in Commissione. A tale atto si è poi aggiunta una ritessitura dei rapporti del PdL con la Lega sulla base di un accordo che prevede l'approvazione delle proposte sul semipresidenzialismo e per l'istituzione del Senato federale. Deve tuttavia esser chiaro che i tempi per l'approvazione di tale disegno di legge non ci sono e dai toni utilizzati emerge chiaramente che si sta conducendo un'operazione in chiave elettorale. Il Gruppo Partito Democratico condurrà la propria battaglia fino in fondo, perché non può consentire che l'Assemblea approvi un testo senza il preventivo approfondimento in Commissione unicamente con finalità elettoralistiche. In tale vicenda, inoltre, con la declaratoria di ammissibilità di emendamenti inammissibili, il Presidente del Senato non è stato né garante politico dell'approvazione delle riforme, né dell'applicazione del Regolamento.
PRESIDENTE. La Presidenza non può imporre scelte politiche, ma soltanto esercitare una moral suasion e garantire la sovranità dell'Assemblea ed il suo diritto ad esprimersi.
D'ALIA (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Gli emendamenti proposti dal Gruppo LNP devono essere dichiarati inammissibili o essere rinviati in Commissione. Vi sono in essi aspetti non chiari relativi al rapporto fiduciario fra Senato federale e Governo, alla composizione a geometria variabile del Senato ed alle sue competenze, allo status da riconoscere ai senatori eletti da consiglieri regionali e governatori, al sistema che garantirebbe l'allineamento fra il rinnovo del Senato e quello delle assemblee territoriali. Proposte così disorganiche e propagandistiche impediscono di fatto che la riforma costituzionale possa entrare a regime allo scadere della legislatura e se gli orientamenti rispetto al testo approvato in Commissione sono mutati è opportuno che si torni a discuterlo in quella sede.
VALDITARA (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Una riforma di vasta portata deve essere affrontata con la massima precisione ed approvata con un'ampia maggioranza, perché non debba essere sottoposta a referendum e perché non sia bocciata come accadde con la devoluzione nella XIV legislatura. Il testo approvato dalla Commissione del resto è apprezzabile, soprattutto laddove affronta i temi della diminuzione del numero dei parlamentari e della fine del bicameralismo perfetto, creando le premesse per il Senato federale. E' quindi auspicabile che non si approvino con maggioranze limitate riforme di fatto impraticabili.
TEDESCO (Misto). La Commissione affari costituzionali ha lavorato alacremente per pervenire in tempi celeri, come da accordo con il Governo tecnico, alla definizione di un testo largamente condiviso di una riforma costituzionale attesa da anni. Il dibattito in Assemblea ha visto l'introduzione di emendamenti volti ad una modifica profonda della forma di governo e della fisionomia dello Stato, in un guazzabuglio ingestibile di norme di ardua futura applicabilità. Le opzioni possibili sono quindi al momento l'approvazione del testo della Commissione rivisitato secondo alcuni spunti emersi nella discussione o accantonare la parte più controversa della riforma approvando i punti salienti concernenti il ridimensionamento del numero dei parlamentari e consentire l'adozione di una nuova legge elettorale.
DEL PENNINO (Misto-P.R.I.). Se saranno approvati gli emendamenti sul Senato federale, quella che ne risulterà sarà una pessima riforma, non essendo chiarito quali siano le competenze del nuovo organo parlamentare, quali sarebbero gli argomenti di interesse degli enti territoriali sui quali avrebbe competenza a legiferare, quali sarebbero i compiti dei vari livelli istituzionali e come si concilierebbe il Senato federale con un regime semipresidenziale. Una simile confusione affossa qualunque tentativo di riforma e dà vita ad un monstrum giuridico che non reggerebbe certamente di fronte al voto popolare.
PISTORIO (Misto-MPA-AS). Gli emendamenti presentati dai Gruppi LNP e PdL, stravolgendo il testo su cui si era raggiunta l'intesa in Commissione, hanno costretto a porre la questione politica di fondo, ossia quale sia lo spazio residuo per la prosecuzione del percorso riformatore e quali gli effetti possibili sul rapporto con il Governo Monti. Non soltanto la proposta del semipresidenzialismo fa prefigurare un indebolimento della funzione parlamentare, ma pregiudica anche il percorso federale, avendo già il modello francese dimostrato che questa forma di governo è connotata da un forte centralismo.
BELISARIO (IdV). Il Gruppo IdV, già critico verso il testo approvato dalla Commissione, ritiene inaccoglibili le proposte stravolgenti avanzate in Assemblea sul semipresidenzialismo, che complicando il quadro complessivo della riforma portano alla paralisi ed al suo affossamento, facendo venir meno le condizioni per un confronto costruttivo. È opportuno che il testo torni all'esame della Commissione.
BRICOLO (LNP). Il Gruppo LNP si è limitato a ripresentare i più qualificanti fra quegli emendamenti che erano stati bocciati dalla Commissione e che sono perfettamente coerenti con la battaglia federalista che sta conducendo da anni, tendenti a modificare il testo presentato in Commissione nei punti non condivisi, in quanto in esso rimaneva il voto agli italiani all'estero, i senatori a vita, il bicameralismo perfetto e addirittura norme antifederaliste. È importante che si proceda senz'altro al voto degli articoli 1 e 2, che vertono sugli argomenti che stanno maggiormente a cuore al Paese.
PETERLINI (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Propone che il provvedimento torni all'esame della Commissione perché sia esaminato con maggiore accuratezza.
VIESPOLI (CN:GS-SI-PID-IB-FI). È necessario recuperare organicità alla riforma costituzionale, che sarebbe forse stato più opportuno affidare ad un'assemblea costituente. Occorre un forte coordinamento perché essa sia il quadro di riferimento per una coerente legge elettorale. Già il testo della Commissione, del resto, appare confuso in merito al ruolo del Senato ed alla sua composizione. Bisogna prendere atto dell'esigenza, emersa dal dibattito, di approfondire soprattutto le modalità per concretizzare questa riforma raccordando l'impostazione federalista con quella presidenzialista.
QUAGLIARIELLO (PdL). Bisognerebbe evitare strumentalizzazioni propagandistiche: la discussione dell'articolo 2 è stata posticipata per una ragione tecnica; non vi è alcuna volontà ostruzionistica rispetto alla riduzione dei parlamentari da parte del PdL che, al fine di fugare sospetti inaccettabili, è disponibile a lavorare anche durante il fine settimana. Va chiarito anzitutto che con l'ipotesi di elezione diretta del Presidente della Repubblica si rimane nel perimetro della forma di governo parlamentare: questi emendamenti non possono quindi essere considerati estranei alla materia e, in nome dello spirito costituente, bisognerebbe evitare di intimidire la Presidenza. In secondo luogo, l'ipotesi di un Senato federale vero e proprio, sganciato dal rapporto fiduciario e costituito con elezione di secondo grado, è una scelta insostenibile in una fase di crisi economica segnata dal problema del debito pubblico. La proposta contenuta nell'emendamento 2.550 (testo 2) di un Senato eletto direttamente dal popolo, inserito nel circuito fiduciario, integrato, per l'esame di materia regionale, da rappresentanti regionali eletti col sistema del voto limitato, non stravolge lo schema di specializzazione funzionale delle Camere licenziato dalla Commissione.
VIZZINI, relatore. L'emendamento 2.550 (testo 2) dei senatori Divina e Calderoli è stato presentato solo ieri.
PRESIDENTE. Gli emendamenti sull'elezione diretta del Presidente della Repubblica non sono estranei al tema della forma di governo. Nel 2005 i senatori Bassanini, Mancino e Manzella presentarono in Aula un emendamento che introduceva il presidenzialismo. Chiede al senatore Belisario se formalizza la proposta di rinvio in Commissione.
BELISARIO (IdV). Formalizza la richiesta.
GASPARRI (PdL). E' contrario al rinvio in Commissione dell'intero testo, che può trasmettere un messaggio negativo all'opinione pubblica. E' favorevole al rinvio del nuovo emendamento 2.550 (testo 2) sul Senato federale.
ZANDA (PD). E' favorevole al rinvio in Commissione del solo emendamento del PdL sul presidenzialismo. Nel testo della Commissione, peraltro, non si fa cenno alla figura del Capo dello Stato. Chiede ancora una volta alla Presidenza di rendere pubblico il massimario dei precedenti.
PRESIDENTE. Non esiste un massimario dei precedenti. La questione sarà affrontata in altra sede.
D'ALIA (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). E' contrario al rinvio dell'intero testo; è favorevole al rinvio degli emendamenti che concernono il semipresidenzialismo e il Senato federale.
VIESPOLI (CN:GS-SI-PID-IB-FI). Il rinvio in Commissione deve essere mirato ad approfondire il raccordo tra semipresidenzialismo e ipotesi di Senato federale.
BRICOLO (LNP). Il Gruppo è contrario alla proposta di rinvio in Commissione, nel timore che ciò comporti un allungamento dei tempi e, forse, il definitivo affossamento delle proposte.
VALDITARA (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). E' contrario alla proposta del senatore Belisario. E' favorevole al rinvio degli emendamenti che riguardano Senato federale e presidenzialismo.
QUAGLIARIELLO (PdL). Condivide il rinvio in Commissione dell'emendamento sul Senato federale per approfondimenti, con precise garanzie sui tempi di esame. Tale decisione farà da precedente al momento in cui si passerà agli emendamenti sull'elezione diretta del Presidente della Repubblica.
La proposta avanzata dal senatore Belisario di rinviare in Commissione il disegno di legge risulta respinta.
PRESIDENTE. Riprende l'esame dell'articolo 2.
VIZZINI, relatore. E' contrario a tutti gli emendamenti.
MALASCHINI, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Si rimette alla volontà dell'Assemblea.
GASPARRI (PdL). Era stato ipotizzato un esame in Commissione dell'emendamento presentato solo ieri sul Senato federale.
D'ALIA (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Ribadisce la richiesta di accantonare gli emendamenti relativi al semipresidenzialismo e al Senato federale per un approfondimento di merito in Commissione e di proseguire l'esame in Assemblea sui restanti articoli. Questa procedura consente a PdL e Lega di trovare un accordo in modo trasparente.
VIZZINI, relatore. Ci sono altri articoli del provvedimento connessi al tema del Senato federale.
PRESIDENTE. L'osservazione è fondata ma la proposta di rinvio dell'intero testo è stata respinta.
GIAMBRONE (IdV). Chiede chiarimenti sugli emendamenti da rinviare in Commissione.
PRESIDENTE. Si tratta degli emendamenti riferiti all'articolo 2, nonché di emendamenti 9.0.500, 9.0.501, 9.0.502, 9.0.503, 9.0.504, 9.0.505, 9.0.506, 9.0.507, 10.500, 11.0.500 e 12.0.500.
QUAGLIARIELLO (PdL). Chiede di rinviare anche gli emendamenti tendenti ad anteporre un articolo all'articolo 1, che si riferiscono alla denominazione "Senato federale della Repubblica".
FINOCCHIARO (PD). L'osservazione del relatore va considerata: si profila il rischio di approvare parti del testo che sono in contraddizione con l'ipotesi di Senato federale. Bisognerebbe garantire in ogni caso la votazione degli articoli che riducono il numero dei parlamentari, prendendo in considerazione lo stralcio del resto del provvedimento. Il Gruppo insiste per il ritorno in Commissione degli emendamenti sul semipresidenzialismo, mentre è favorevole a votare ora l'emendamento sul Senato federale, materia che la Commissione ha lungamente elaborato.
PRESIDENTE. Rinvia in Commissione l'articolo 2 e gli emendamenti ad esso riferiti ed i connessi emendamenti 3.203, 3.204, 3.207, 01.207, 01.208, 01.209 e 01.703, nonché gli emendamenti 9.0.500, 9.0.501, 9.0.502, 9.0.503, 9.0.504, 9.0.505, 9.0.506, 9.0.507, 10.500, 11.0.500 e 12.0.500 sulla forma di governo. Dovendo fissare un termine per la ripresa dell'esame in Assemblea, chiede un parere ai Gruppi.
PARDI (IdV). Chiede chiarimenti sulla decisione assunta dalla Presidenza, ritenendo che anche l'articolo 3 del provvedimento debba essere rinviato in Commissione.
PRESIDENTE. L'articolo 3 non può essere sottoposto all'esame dell'Assemblea finché la Commissione non si sarà pronunciata sugli emendamenti 3.203, 3.204 e 3.207.
GASPARRI (PdL). Per il Gruppo Il Popolo della Libertà è auspicabile il mantenimento del calendario già approvato, che prevede la ripresa dell'esame dei disegni di legge di riforma costituzionale nella giornata di mercoledì prossimo.
D'ALIA (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Il calendario già approvato può essere confermato. Nel caso in cui il passaggio in Commissione richiedesse un tempo più lungo del previsto o evidenziasse l'impossibilità dell'approvazione definitiva della riforma costituzionale nel suo complesso, occorre valutare l'opportunità di stralciare la parte del provvedimento che reca la riduzione del numero dei parlamentari.
PRESIDENTE. In questa fase la Presidenza è chiamata solo a decidere la data in cui il provvedimento tornerà all'esame dell'Aula e, come è accaduto in altre occasioni, ciò potrà avvenire anche qualora la Commissione non abbia concluso i propri lavori.
D'ALIA (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Qualora il progetto di riforma costituzionale naufragasse, ciascuno dovrebbe assumersi la responsabilità di chiarire se intende consentire una rapida approvazione della riduzione del numero dei parlamentari.
VIESPOLI (CN:GS-SI-PID-IB-FI). La decisione della Presidenza è condivisibile; l'importante è che si continui a dare al Paese un segnale di responsabilità.
LEGNINI (PD). Decidendo per il rinvio in Commissione, il Presidente si è avvalso, legittimamente peraltro, di un potere discrezionale. Il tempo da assegnare alla Commissione deve essere limitato e tale da non consentire interpretazioni dilatorie. Nel frattempo, l'Aula deve poter continuare ad esaminare il testo proposto dalla Commissione e quindi chiede di continuare oggi con la votazione dell'articolo 1. Qualora in Commissione prevalga la linea volta a non consentire l'approvazione della riforma costituzionale, andranno individuati gli strumenti regolamentari volti a tenere in vita la parte relativa alla riduzione del numero dei parlamentari.
BRICOLO (LNP). Non condivide la scelta del Presidente, nel timore che il rinvio in Commissione determini la mancata approvazione del provvedimento. Qualora non si addivenga ad una riforma complessiva, è favorevole alla riduzione del numero dei parlamentari.
RUTELLI (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Condivide la scelta operata dalla Presidenza e chiede che le parti del provvedimento rinviate in Commissione tornino all'esame dell'Assemblea nelle giornate di martedì o mercoledì.
VIZZINI, relatore. Il ritorno in Aula nella seduta pomeridiana di mercoledì è accettabile. La Commissione, se necessario, convocherà sedute notturne e fornirà in progress all'Assemblea il materiale per procedere all'esame del testo.
BELISARIO (IdV). Accetta le decisioni delle Presidenza, ma il rinvio in Commissione potrebbe mascherare nuovi pasticci o la volontà di affossare la riforma.
PRESIDENTE. La Presidenza è soddisfatta per l'accordo raggiunto sul rinvio in Commissione di alcuni temi nevralgici della riforma, nonché sulla decisione di fissare il ritorno del testo all'esame dell'Assemblea nella giornata di mercoledì, conformemente a quanto precedentemente deliberato dalla Conferenza dei Capigruppo. Essendo emersa l'esigenza di tutti i Gruppi di porre in votazione la parte dell'articolato che prevede la riduzione nel numero dei deputati, riprende l'esame dell'articolo 1 (Modifiche all'articolo 56 della Costituzione). Non si potrà però procedere alla votazione a seguito del rinvio in Commissione degli emendamenti 01.207, 01.208, 01.209 e 01.703.
VIZZINI, relatore. Tali proposte di modifica afferiscono ad articoli della Costituzione diversi da quello su cui interviene l'articolo 1. Esprime parere contrario su tutti gli emendamenti riferiti all'articolo 1.
PRESIDENTE. Sospende brevemente la seduta.
La seduta, sospesa alle ore 12,05, è ripresa alle ore 12,16.
PRESIDENTE. Si può procedere all'esame ed alla votazione dell'articolo 1. Auspica che la Commissione metta l'Assemblea in condizione di esitare rapidamente l'articolo 2 del testo, per garantire una logica di continuità tra le deliberazioni concernenti la riduzione del numero dei deputati e dei senatori. A tal fine, la 1a Commissione è autorizzata a convocarsi fin da ora.
VIZZINI, relatore. Per quanto riguarda l'articolo 2, la Commissione non si occuperà più della riduzione del numero dei senatori, ma solo dei temi affrontati oggi. La riduzione dei senatori a 250 più i quattro della circoscrizione Estero è infatti compresa nel mandato che la Commissione ha già dato al relatore.
PERDUCA (PD). Annuncia il voto favorevole sull'emendamento 1.200, che propone di sopprimere l'articolo 1, perché la riduzione del numero dei parlamentari non aumenta l'efficienza del Parlamento, tanto che non è stato portato alcun esempio di altri Paesi che si sono mossi in tale direzione. A tale scelta non vengono addotte giustificazioni politiche, perché è motivata solo dalla necessità di difendersi dall'antipolitica che accusa i parlamentari di essere una casta. Non si valuta se tale riduzione inciderà sulla rappresentanza delle minoranze politiche e se ne decide l'entità sulla base di criteri oscuri, indipendentemente da una redistribuzione dei collegi e dai contenuti di una eventuale nuova legge elettorale.
BRUNO (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). A titolo personale esprime voto favorevole all'emendamento 1.200, non riuscendo a comprendere la logica che ha condotto all'individuazione del nuovo numero dei membri della Camera dei deputati.
FLERES (CN:GS-SI-PID-IB-FI). Esprime voto favorevole all'emendamento 1.200, in quanto una riduzione del numero dei parlamentari arbitraria e volta ad assecondare demagogicamente le spinte dell'antipolitica finirà per indebolire la rappresentanza politica e renderla più vulnerabile al condizionamento dei gruppi di potere e di pressione, a tutto discapito dei cittadini.
PISTORIO (Misto-MPA-AS). Esprime voto favorevole all'emendamento 1.200, ritenendo che una riduzione del numero dei parlamentari avrebbe dovuto essere preceduta da una scelta chiara sul futuro sistema elettorale da adottare, rispetto al quale, anche alla luce delle esperienze di Paesi come la Grecia, sono venuti meno i convincimenti e le certezze.
BIANCO (PD). Il Gruppo PD difende il testo della Commissione ed esprime voto contrario su tutti gli emendamenti presentati. I numeri proposti per la riduzione del numero di deputati e senatori, nonostante risultino superiori rispetto a quelli indicati nelle proposte del PD; rispettano la proporzione fra elettori ed eletti garantita nelle grandi democrazie europee.
CALIENDO (PdL). Esprime voto contrario su tutti gli emendamenti ed appoggia il testo della Commissione. La riduzione del numero dei parlamentari è ormai ritenuta ineludibile dalla maggioranza del popolo italiano, in questo influenzato anche da alcune parti politiche. I cittadini avranno comunque modo di accorgersi in futuro che una composizione ridotta dà loro un minore potere di incidenza.
L'emendamento 1.200 risulta respinto.
PORETTI (PD). Poiché le decisioni che il Senato sta assumendo prescindono da una seria considerazione del valore del rapporto tra eletti ed elettori, con l'emendamento 1.201 si propone di rendere ancora più casuale, affidandola al sorteggio, l'individuazione dei parlamentari.
BENEDETTI VALENTINI (PdL). La politica non può essere schiava dell'opinione pubblica e puntare insensatamente alla riduzione casuale e puramente sensazionalistica del numero dei parlamentari. La ragionevole riduzione proposta renderà più snelli e meno costosi i lavori del Parlamento senza tuttavia limitare il pluralismo territoriale e sociale della rappresentanza.
L'emendamento 1.201 risulta respinto.
PORETTI (PD). Anche con l'emendamento 1.202 si intende affidare al sorteggio l'elezione dei senatori.
BENEDETTI VALENTINI (PdL). Esprime voto contrario sull'emendamento 1.202. Non conoscere la futura legge elettorale e la futura forma di governo impone prudenza nell'individuazione del numero dei parlamentari. La norma proposta, che contiene anche la diminuzione dell'età per l'elettorato passivo a 21 anni, è coraggiosa e sensata.
L'emendamento 1.202 risulta respinto.
PERDUCA (PD). L'emendamento 1.203 prevede che la Camera dei deputati sia eletta a suffragio universale e diretto sulla base di collegi territoriali e che ogni collegio abbia un minimo di 90.000 e un massimo di 100.000 elettori, mantenendo così una giusta proporzione nella rappresentanza.
L'emendamento 1.203 risulta respinto.
RUTELLI (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Conviene sull'opportunità di affidare la variabilità della composizione del Parlamento alla considerazione delle schede bianche e dei voti nulli e si astiene dal voto sull'emendamento 1.204.
PERDUCA (PD). A titolo personale, esprime voto favorevole sull'emendamento 1.204, che tramite l'incidenza dei voti di astensione e nulli sul numero dei seggi da assegnare dà voce al dissenso popolare al momento dell'elezione delle Camere.
PORETTI (PD). Esprime voto favorevole all'emendamento 1.204.
BRUNO (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Aggiunge la propria firma all'emendamento 1.204.
L'emendamento 1.204 risulta respinto.
CASTELLI (LNP). Chiede la ragione, a fronte dell'assenza di un intento ostruzionistico da parte dei Gruppi, del contingentamento dei tempi per le dichiarazioni di voto imposto dalla Presidenza.
PRESIDENTE. È nella facoltà della Presidenza disporre tali contingentamenti in ragione della migliore funzionalità dei lavori.
NESPOLI (PdL). Visto il clima di contrapposizione registrato in Aula sulla riduzione del numero dei parlamentari, sembrerebbe più prudente non indicare tale numero in Costituzione, ma attraverso la nuova legge elettorale come proposto dall'emendamento 1.205.
PORETTI (PD). Aggiunge la firma e dichiara il voto favorevole sull'emendamento 1.205.
L'emendamento 1.205 risulta respinto.
FANTETTI (PdL). Esprime voto contrario sull'emendamento 1.206, un blitz soppressivodella circoscrizione Estero e la mutilazione dei diritti politici di 4,5 milioni di cittadini italiani.
BRICOLO (LNP). Annuncia voto favorevole su tutti gli emendamenti volti a ridurre il numero dei parlamentari e ad abolire la circoscrizione Estero. Comunica una correzione formale all'emendamento 1.206.
L'emendamento 1.206 (testo corretto) risulta respinto.
DIVINA (LNP). Il Gruppo LNP è favorevole a tutti gli emendamenti volti a ridurre il numero dei parlamentari e a contenere i costi, fra i quali vanno sicuramente inscritti quelli per le elezioni per la circoscrizione Estero. Dichiara quindi voto favorevole sull'emendamento 1.207, chiedendo la votazione per parti separate non condividendo la lettera e).
PARDI (IdV). A fronte dell'abolizione pur opportuna della circoscrizione Estero deve essere garantito ai cittadini italiani all'estero di esprimere in altre forme una loro rappresentanza. Non accetta la votazione per parti separate.
GIOVANARDI (PdL). È decisamente contrario alla parte dell'emendamento che abbassa l'età per l'elettorato passivo addirittura a 18 anni, una previsione ridicola e squalificante per il ruolo stesso del parlamentare.
Gli emendamenti 1.207 e 1.208 risultano respinti.
PERDUCA (PD). È contrario cancellare la rappresentanza degli italiani all'estero, ma questi eletti non devono avere diritto di voto in quanto le modifiche legislative decise nelle Camere non hanno incidenza diretta sui loro elettori.
L'emendamento 1.209 risulta respinto.
BENEDETTI VALENTINI (PdL). Per rispondere alle esigenze dei cittadini occorre una rivoluzione democratica. L'emendamento 1.210 affianca ad una Camera di rappresentanza politica una Camera rappresentativa del pluralismo sociale e territoriale.
DIVINA (LNP). Dichiara voto favorevole all'emendamento 1.210. L'istituzione di una Camera rappresentativa delle istanze territoriali è lo sbocco naturale della riforma del Titolo V della Costituzione.
PERDUCA (PD). Annuncia l'astensione sua e della senatrice Poretti.
L'emendamento 1.210 risulta respinto.
DEL PENNINO (Misto-P.R.I.). Nel dichiarare voto favorevole all'emendamento 1.211 (testo 2), esprime forti riserve sul voto degli italiani all'estero attraverso la circoscrizione Estero che, in tempi di riduzione dei costi della politica, andrebbe soppressa.
PASTORE (PdL). Dichiara voto favorevole all'emendamento 1.211 (testo 2).
FANTETTI (PdL). Ricorda ai senatori Del Pennino e Pastore che sono stati eletti sulla base di un programma che prevedeva la valorizzazione della circoscrizione Estero.
RUTELLI (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Annuncia l'astensione ritenendo che la questione debba comunque essere riesaminata. Le modalità di elezione dei rappresentanti degli italiani all'estero non possono rimanere immutate visti i problemi di democraticità della rappresentanza e di verifica del processo elettorale verificatisi nell'esperienza concreta.
TORRI (LNP). Il caso Di Girolamo è emblematico: l'istituto della rappresentanza degli italiani all'estero va eliminato.
TONINI (PD). In replica al senatore Rutelli, osserva che, per eliminare eventuali storture, bisogna intervenire a livello di legge elettorale. Eliminare l'istituto introdotto nella Costituzione nuoce agli interessi del Paese.
PORETTI (PD). I Radicali si asterranno. Condividono infatti la revisione della circoscrizione Estero, ma non la riduzione casuale del numero dei deputati proposta dall'emendamento 1.211 (testo 2).
MANTICA (PdL). Il legame con le comunità italiane all'estero rappresenta un valore morale, economico e sociale ed il loro diritto al voto non può essere messo in discussione. E' offensivo sostenere che la circoscrizione Estero rappresenta un costo per la collettività.
L'emendamento 1.211 (testo 2) risulta respinto.
PARDI (IdV). L'impegno a votare l'articolo 1 entro la seduta antimeridiana sta imponendo un contingentamento eccessivo degli interventi.
L'emendamento 1.212 risulta respinto.
POLI BORTONE (CN:GS-SI-PID-IB-FI). Dichiara voto favorevole all'emendamento 1.14 che prevede il dimezzamento del numero dei deputati. A differenza di quanto sostenuto dal senatore Bianco il rapporto tra abitanti e parlamentari in Italia è assolutamente sproporzionato rispetto a quello tedesco.
CASTELLI (LNP). Voterà a favore dell'emendamento. La riduzione dei deputati a 508 rappresenta un pessimo segnale per l'opinione pubblica. La Camera svolge oggi le stesse funzioni del Senato: è plausibile che sia costituita anch'essa da 315 componenti.
PORETTI (PD). E' contraria all'ipotesi di ridurre il numero dei parlamentari senza interrogarsi preliminarmente sulla rappresentanza e sulla legge elettorale.
L'emendamento 1.14 risulta respinto.
RIZZI (LNP). Si asterrà sull'emendamento 1.213 che, pur prevedendo una riduzione significativa dei deputati, aumenta gli eletti all'estero.
VIESPOLI (CN:GS-SI-PID-IB-FI). Rivolgendosi alla senatrice Poretti, sottolinea che la proposta di ridurre a 315 il numero dei deputati non è casuale ma ha un fondamento nell'esperienza del Senato.
Gli emendamenti 1.213 e 1.214 (testo 2) risultano respinti.
MICHELONI (PD). Ritirando gli emendamenti 1.215, 1.216 e 1.221, sottolinea che la spesa per l'elezione dei rappresentanti degli italiani all'estero rappresenta uno dei migliori investimenti del Paese.
L'emendamento 1.217 risulta respinto.
PERDUCA (PD). In tutto il mondo cittadinanza e rappresentanza sono riconosciute in base allo ius soli: la rappresentatività è legata al territorio sul quale hanno effetto le decisioni degli eletti.
Risultano respinti gli emendamenti 1.218, 1.219, 1.220, 1.222 e 1.223.
CASTELLI (LNP). Dichiara voto contrario all'emendamento 1.224 che stabilisce un criterio di ineleggibilità troppo drastico.
BRUNO (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Annuncia la propria contrarietà all'emendamento: le ineleggibilità vanno disciplinate per legge.
PORETTI (PD). Dichiara voto contrario ad un emendamento che contribuisce a sfigurare la Costituzione.
L'emendamento 1.224 risulta respinto.
POLI BORTONE (CN:GS-SI-PID-IB-FI). L'emendamento 1.225 che, prevedendo per i parlamentari un limite di due legislature, favorisce il ricambio generazionale della politica.
PERDUCA (PD). I limiti alla ricandidabilità per più mandati devono essere stabiliti al loro interno dai partiti e non essere introdotti nella Costituzione, snaturandone ulteriormente la funzione.
L'emendamento 1.225 risulta respinto.
PROCACCI (PD). Aggiunge la firma all'emendamento 1.226 che prevede per i mandati un limite di tre legislature. È questo un tema che l'opinione pubblica sente quanto quello del numero dei parlamentari.
Gli emendamenti 1.226, 1.227 e 1.228 risultano respinti.
FRANCO Paolo (LNP). Dichiara voto favorevole all'emendamento 1.27 che prevede la riduzione dei deputati a 318.
L'emendamento 1.27 risulta respinto.
DIVINA (LNP). Ritira l'emendamento 1.229.
L'emendamento 1.230 risulta respinto.
PARDI (IdV). Dichiara voto favorevole all'emendamento 1.231 che è volto a sancire l'incandidabilità in presenza di conflitti di interesse.
L'emendamento 1.231 risulta respinto.
PARDI (IdV). Non si dovrebbe illudere i cittadini con una riduzione esigua del numero dei parlamentari, visto che l'opinione pubblica ha fatto sentire con forza questa istanza al Parlamento.
D'ALIA (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Dichiara voto favorevole all'articolo 1. Si tratta di un testo equilibrato che favorisce la partecipazione politica dei giovani e riduce i deputati, senza sacrificare le esigenze di rappresentanza territoriale e senza eliminare la circoscrizione Estero. Il Gruppo si impegna ad approvare la prossima settimana anche la riduzione del numero dei senatori e chiederà lo stralcio del resto della riforma ove essa si areni in Commissione.
FLERES (CN:GS-SI-PID-IB-FI). Nel dichiarare voto favorevole esprime riserve su un modo di procedere che, per assecondare spinte populiste, inverte l'ordine logico: la definizione del numero dei parlamentari dovrebbe seguire infatti l'identificazione delle funzioni delle due Camere.
BAIO (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Annuncia voto favorevole ad un testo che, recependo istanze popolari, restituisce credibilità alla politica.
MAZZATORTA (LNP). Annuncia l'astensione, sottolineando che sono stati respinti gli emendamenti più incisivi di riduzione del numero dei deputati.
PERDUCA (PD). In dissenso dal Gruppo voterà contro l'articolo 1. Si augura che la prossima settimana sia consentito un dibattito più articolato.
BRUNO (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). In dissenso dal Gruppo, annuncia voto contrario, auspicando una maggiore apertura della Presidenza alle esigenze del dibattito.
PRESIDENTE. La Presidenza ha accelerato i tempi di fronte alla volontà espressa dall'Assemblea di giungere all'approvazione dell'articolo 1.
BENEDETTI VALENTINI (PdL). Dichiara il voto favorevole ad una riduzione equilibrata del numero dei deputati, che riafferma il diritto degli italiani all'estero di eleggere propri rappresentanti.
PORETTI (PD). In dissenso dal Gruppo voterà contro l'articolo 1. Anziché discutere di partiti e finanziamento pubblico si è preferito approvare una modesta riduzione dei parlamentari.
LI GOTTI (IdV). Annuncia voto contrario ad un articolo che non esclude l'eleggibilità dei condannati con sentenza definitiva e non prevede una riduzione significativa del numero dei deputati.
BALDASSARRI (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Annuncia un personale voto contrario, ritenendo insensato ridurre il numero dei deputati prima di riformare la legge elettorale.
Con votazione nominale elettronica, il Senato approva l'articolo 1.
PRESIDENTE.Rinvia il seguito della discussione dei disegni di legge in titolo ad altra seduta. Dà annunzio degli atti di indirizzo e di sindacato ispettivo pervenuti alla Presidenza (v. Allegato B) e toglie la seduta.
La seduta termina alle ore 13,54.