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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 746 del 19/06/2012


SACCONI (PdL). Signora Presidente, signora Ministro, quando, nel contesto di una emergenza rivelatasi poi consuetudine, il Governo ha cancellato ogni transizione nel percorso già disegnato della riforma previdenziale, abbiamo scritto sul «Corriere della Sera» di numeri e persone.

Viviamo un tempo nel quale dobbiamo certamente far di conto per quel bene pubblico primario che è la stabilità, ma dobbiamo anche simulare ogni decisione sulle persone in modo da conciliare, quanto più possibile, la sostenibilità finanziaria con la sostenibilità sociale. Operazione non facile, che impegna il buon riformismo a cercare, con pazienza ed ascolto, soluzioni possibili. Tanto più che, oltre una certa soglia di rigore, da un lato l'instabilità risulta indifferente perché connessa all'insufficienza dei meccanismi europei e, dall'altro, la depressione sociale alimenta il circolo vizioso della recessione economica e dello squilibrio finanziario.

D'altronde, l'azzeramento senza eguali di ogni gradualità nel cambiamento dei requisiti di accesso e calcolo della pensione si giustificò implicitamente anche con il disegno - in linea teorica condivisibile - di modificare la composizione della spesa sociale, spostando risorse dalla previdenza alla protezione sociale. Operazione in corso di realizzazione con la riforma degli ammortizzatori sociali, che tuttavia, nel tempo della grande crisi, sottrae a molti non solo la pensione ma anche l'indennità di mobilità.

Ora il nodo degli esodati rivela il più ampio problema di una significativa area di persone - calcolabili tra 500.000 e 700.000, in base alle serie dei pensionamenti di anzianità - a rischio di povertà perché potrebbero rimanere privi di salario, sussidio, pensione nei prossimi anni. Penso in particolare a donne oggi ultracinquantenni, cui è stata improvvisamente innalzata l'età di pensione di cinque anni, con l'esito di un differenziale di ben dieci anni rispetto al più generoso sistema previdenziale tedesco.

Sono in generale quelli delle transizioni cancellate che affrontano la perdita del lavoro. Per questa ragione, le chiediamo non solo una soluzione contingente per coloro che in buona fede e sulla base della regolazione previdenziale al tempo vigente, hanno accettato di uscire dal rapporto di lavoro in termini volontari, ma una più generale correzione della riforma, senza metterne in discussione la sostenibilità finanziaria.

Le prospetto il contenuto di un nostro prossimo disegno di legge dedicato ad introdurre forme di flessibilità onerosa nei percorsi lavorativi. Mi riferisco, in particolare, a tre ipotesi: una disciplina più equa delle totalizzazioni contributive e dei versamenti volontari, utilizzando anche il trattamento di fine rapporto; una regolazione del riscatto dei periodi di laurea che lo consenta variabile oltre una determinata soglia; infine, la estensione - per arco temporale e per soggetti - della possibilità di pensionamento anticipato a determinati requisiti e sulla base del meno conveniente calcolo contributivo.

Signora Ministro, provveda quindi a salvaguardare i cosiddetti esodati sulla base di accordi collettivi e, sottolineo, individuali, ma consideri anche il tema più generale che le abbiamo proposto. In fondo, correggere sé stessi ed adattare i propri convincimenti alla realtà è solo segno di saggezza. Buon lavoro. (Applausi dal GruppoPdL e dei senatori Leddi e Tedesco).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Carlino. Ne ha facoltà.