MAURO (Misto-SGCMT). Signora Presidente, signori rappresentanti del Governo, onorevoli colleghi, ci troviamo oggi in quest'Aula a discutere su un tema di cui si è molto dibattuto negli ultimi mesi sulla stampa, ma poco nelle Aule parlamentari.
Come ho già avuto modo di dire durante l'esame della riforma pensionistica nel dicembre scorso... (Brusìo).
PRESIDENTE. Senatrice Mauro, scusi un attimo.
Colleghi, abbiamo ascoltato il Ministro con una certa attenzione. Sarebbe utile continuare con la stessa attenzione anche per il resto del dibattito.
MAURO (Misto-SGCMT). Grazie, signora Presidente.
Quelle norme avrebbero prodotto effetti devastanti per le lavoratrici e i lavoratori del nostro Paese, soprattutto per il considerevole e rapido aumento dell'età pensionabile. Da tale riforma sono state esentate alcune categorie, tra cui i cosiddetti esodati, lavoratori incentivati ad uscire dall'azienda con la prospettiva di poter approdare alla pensione a breve, in un numero certo di anni. In questo caso le leggi precedenti al dicembre 2011 prescrivevano varie formule che li tutelavano.
Il Governo aveva stimato una copertura finanziaria tarata su circa 65.000 lavoratori, come lei ha confermato. Ma anche dalla lettura delle dichiarazioni contrastanti che ancora stamattina, purtroppo, si rincorrevano, ad oggi l'unica cosa di cui si è certi è che si è discusso in assenza di una stima precisa, cosa che invece lei, signora Ministro, ha appena finito di chiarire, in parte. Sicuramente si tratta di molti più soggetti di quanti ne erano stati previsti inizialmente. Non vorrei, però, che il numero dei lavoratori da salvaguardare fosse stato stabilito solo in base alle risorse disponibili e non ai requisiti. E forse bisognerebbe anche approfondire se ci sono delle risorse disponibili oppure se si sta valutando in base ai requisiti. Non si tratta, infatti di una questione di numeri, signora Ministro: stiamo parlando di persone, di famiglie; questi lavoratori di colpo si ritroveranno senza stipendio e senza pensione, e non per pochi mesi o per un anno, ma in alcuni casi addirittura per cinque o sei anni.
Qualche mese fa il Governo aveva assicurato che il decreto, da emanarsi entro il 30 giugno, avrebbe risolto la questione; inoltre, a marzo, nel corso di un'audizione presso il Senato, lei, signora Ministro, aveva dichiarato che i numeri erano superiori a quelli preventivati e che avrebbe cercato di fare un buon monitoraggio della situazione. Non si tratta semplicemente - come da lei dichiarato - di «lavorare con criteri finanziari ispirati all'equità in modo che le soluzioni non penalizzino i più deboli» (questa era una sua dichiarazione): si tratta di trovare una soluzione concreta per tutti i lavoratori coinvolti, che noi condividiamo.
Migliaia di lavoratori si sono fidati delle leggi in vigore nel momento in cui hanno lasciato l'azienda e ora si ritrovano senza stipendio, senza pensione e senza ammortizzatori sociali, perché sono tanti, e lei lo sa perfettamente.
Non basta aver trovato la soluzione per alcune decine di migliaia di esodati. Non si deve dimenticare che, purtroppo, il problema è molto più serio e complesso, rimanendo fuori, ad oggi, una vasta platea di lavoratori senza tutele, che lei ha ben elencato, anche se credo che a quell'elenco manchino ancora dei numeri.
Trovare al più presto una soluzione definitiva che possa garantire a tutti gli esodati un futuro dignitoso è una precisa responsabilità politica a cui il Ministro e l'intero Governo non possono e non devono sottrarsi, soprattutto in questa fase molto delicata per il nostro Paese.
Sarebbe servita una maggiore gradualità nell'entrata a regime della riforma, e questo noi l'avevamo detto in Commissione. Inoltre, purtroppo la vicenda della relazione INPS sul numero reale degli esodati, con le continue smentite e conferme, è stata l'ultima goccia che ha fatto traboccare il vaso. La discrepanza delle cifre ed il continuo balletto sul numero esatto dei lavoratori che avevano concordato un percorso verso la pensione sulla base di una normativa previgente e che all'improvviso si sono ritrovati senza tutele ha creato una forte tensione sociale, cosa che lei oggi in parte ha chiarito (però nei giorni passati forse sarebbe stato meglio un intervento tempestivo).
Quello degli esodati è un tema che va affrontato con forte senso di responsabilità. Non si deve giocare con i numeri, e questo Governo tecnico, e tutti gli attori sociali coinvolti devono trovare delle vere soluzioni per tutti. È necessaria trasparenza e certezza, per rispetto delle centinaia di migliaia di famiglie interessate da questa trista vicenda.
È grottesco che tanti, anche in quest'Aula, che oggi criticano il Governo sugli esodati, erano, invece, tra quelli che durante il dibattito sulla riforma pensionistica invitavano il Ministro ad andare avanti celermente, senza ascoltare nessuno. E questo, forse, è stato un errore.
Noi, il senatore Bodega ed io, della componente Siamo Gente Comune Movimento Territoriale del Gruppo Misto, chiediamo chiarezza e certezza, signor Ministro, riguardo al problema degli esodati, auspicando che si trovi presto una soluzione per tutti i lavoratori coinvolti, cosa che lei ha appena finito di affermare.
Sono certa che lei continuerà nel cercare il numero esatto degli esodati, perché non possiamo lasciare migliaia di famiglie senza stipendio e senza pensione, solo perché la legge previgente consentiva a questi lavoratori di fare tale scelta. (Applausi del senatore Bodega).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Sacconi. Ne ha facoltà.