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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 746 del 19/06/2012


PASTORE (PdL). Signora Presidente, intervengo per illustrare l'emendamento 1.214, riformulato con l'aggiunta, alla fine dell'articolo, della modifica dell'articolo 48 della Costituzione con la soppressione della circoscrizione Estero.

Vorrei ricordare molto brevemente ai colleghi, e consegnare alla storia attraverso il resoconto della seduta odierna, che la circoscrizione Estero è nata come mezzo per consentire ai cittadini italiani residenti all'estero di esercitare un diritto che altrimenti avrebbero potuto esercitare solo recandosi in Italia, al momento delle elezioni, e quindi votando nel collegio di appartenenza.

Questa necessità venne condivisa da tanti. È stato ricordato, al riguardo, il compianto collega Tremaglia: desidero rammentare anche il largo consenso che ha determinato un percorso parlamentare molto impegnativo, due letture costituzionali e una legge ordinaria, accompagnato però anche da dubbi, signora Presidente. I dubbi riguardavano il fatto che abbiamo, ad esempio, una legge molto generosa sulla cittadinanza, per cui - lo possiamo rilevare anche dalle cronache degli ultimi tempi - quella italiana viene distribuita e riconosciuta a chi non ha mai messo piede in Italia e magari é discendente di terza, quarta o quinta generazione di italiani emigrati.

Gli elenchi dei cittadini residenti all'estero, quando fu approvata la legge, erano assolutamente incompleti e lacunosi e oggi sono stati in gran parte corretti, ma comunque presentano un vizio di origine. L'AIRE registra chi sicuramente risiedeva in Italia e si è trasferito all'estero, ma solo su richiesta verifica quelli che invece sono nati all'estero e non sono mai transitati sul territorio italiano. Quindi, il problema di legittimazione attiva che prima esisteva ancora adesso è presente.

Esiste poi il problema della campagna elettorale all'estero, e quindi della conoscenza dei propri candidati, nonché il problema forse più rilevante della personalità e segretezza del voto. Questa legge sul voto dei cittadini all'estero ha determinato infatti un paradosso: nata perché ai nostri cittadini all'estero non era consentito di votare per corrispondenza sui collegi nazionali, oggi viene attuata per consentire il voto postale dall'estero sui collegi esteri. Quindi, abbiamo introdotto un sistema non previsto dall'articolo 48 della Costituzione, e probabilmente ad esso contrario, per far esercitare un diritto che prima si riteneva non si potesse esercitare con quel sistema, che è rimasto costituzionale.

Non parliamo poi di tutto il contorno di situazioni oscure, dubbie, di brogli elettorali più o meno verificati, di pacchi di schede che transitano direttamente negli uffici postali esteri, di casi di qualcuno non certamente elettore. Si tratta di vicende che sono state verificate e testimoniate soprattutto nella prima legislatura di applicazione, quella 2006‑2008, che ha visto un florilegio di vicende che ha fatto inorridire l'elettorato responsabile e ha fatto suonareo un campanello d'allarme anche sulla legittimazione della rappresentanza parlamentare. Ricordiamo l'operazione di spoglio in quel di Roma con vicende allucinanti, cronache da far accapponare la pelle.

Ma quello che più è importante, che forse è rimasto in gran parte quasi coperto da una sorta di omertà, è la funzione degli eletti all'estero: persone rispettabilissime legate all'Italia, del cui contributo siamo tutti consapevoli, ma in realtà non si sa bene se rappresentino gli interessi degli italiani all'estero oppure gli interessi dell'Italia all'estero, in queste Aule, o gli interessi degli italiani all'estero in Italia. Sono tre situazioni diverse che potrebbero e dovrebbero essere complessivamente riassunte nell'eletto all'estero, ma sinceramente mi è difficile individuare l'esercizio concreto di questa importante sovranità parlamentare.

Fra l'altro, signora Presidente, vi è un altro paradosso (questo tipicamente italiano) per cui, mentre si modificava la Costituzione prevedendo circoscrizioni Estero si modernizzavano, si novellavano e potenziavano i Comites, cioè i Comitati degli italiani all'estero, creando una rappresentanza territoriale molto vasta e abbastanza costosa, istituendo i CGIE, e quindi creando un sistema di emersione delle legittime aspettative, degli interessi dei nostri connazionali non dico antitetico, ma confliggente con quello che veniva espresso in questa Camera e in quella dei deputati.

Voglio anche ricordare ai colleghi presenti e a chi avrà la bontà di rileggere i resoconti di seduta, signora Presidente, che, nella passata legislatura, ancorché poco numerosi, i voti ricevuti dai senatori eletti all'estero in Senato ribaltarono la maggioranza che gli italiani avevano manifestato, attribuendo un numero di senatori superiore a quelli del centrosinistra: la maggioranza fu letteralmente ribaltata dal voto dato all'estero.

Presidenza del vice presidente NANIA (ore 19,36)

(Segue PASTORE). Quindi, svolgono una funzione anche delicata, in questo caso determinante, che comportò vicende che non voglio qui ricordare.

Di queste vicende nella passata legislatura ci siamo occupati nella Giunta delle elezioni, della quale mi onoravo di far parte. Si è arrivati fino all'apertura delle schede, che non ha avuto alcun esito poiché la legislatura si è interrotta, e ricordo (vi sono senatori e senatrici che hanno partecipato alle operazioni di spoglio lunghe e faticose) che erano decine e decine, se non centinaia, le schede che riportavano tutte la medesima grafia. Sorge quindi il dubbio atroce se sono gli insegnanti all'estero che insegnano a tutti a scrivere allo stesso modo o se quelle schede fossero state compilate da una sola mano. Ciò provocò una delegittimazione della rappresentanza parlamentare che poi in questa legislatura si è accresciuta per altre vicende.

Concludo, signor Presidente, ricordando la vicenda del senatore Di Girolamo, che va considerata non tanto e non solo per le vicende penali che l'hanno caratterizzata, ma per il fatto che egli che non è mai risieduto all'estero, come è stato appurato: è stato eletto grazie all'appoggio di amici, più o meno misteriosi ed occulti, che gli hanno consentito di accedere in quest'Aula a discapito di chi aveva raccolto i voti in maniera legittima. Questo cosa significa? Che non è importante essere cittadini italiani residenti all'estero per proporsi come candidati e per essere eletti: l'essenziale è trovare all'estero (ed è più facile trovarli all'estero che in Italia) dei canali appropriati che convoglino questi voti verso quel candidato piuttosto che verso un altro.

Signor Presidente, non propongo però solo la soppressione della circoscrizione Estero, ma che nell'articolo 48 della Costituzione sia riconosciuta per i cittadini italiani residenti all'estero la legittimità del voto per corrispondenza, purché sia garantita la personalità del voto. Vi sono meccanismi che possono garantire ciò, però l'italiano residente all'estero deve votare persone candidate nel territorio nazionale. (Applausi dei senatori Perduca, Poretti e Pardi).