FORNERO, ministro del lavoro e delle politiche sociali. La riforma previdenziale del dicembre scorso ha il duplice obiettivo di stabilizzazione finanziaria e di bilanciamento dei rapporti previdenziali tra generazioni. In tale contesto, il Governo ha affrontato la questione dei lavoratori che, a fronte dell'inasprimento dei requisiti per il pensionamento, meritano di essere salvaguardati poiché sono rimasti privi di lavoro e, in virtù della prossimità alla pensione secondo le regole previgenti, di copertura reddituale. E' stata quindi prevista nel decreto n. 201 del 6 dicembre 2011 una norma di salvaguardia per un contingente di lavoratori inizialmente stimato in 65.000 unità. In sede di conversione del decreto-legge n. 216 del 2011, il Parlamento ha ampliato l'ambito di intervento della norma di salvaguardia. Nel gruppo di lavoro istituito presso il Ministero per la redazione del relativo decreto attuativo è emersa la difficoltà di quantificare il numero dei soggetti interessati da contratti per la gestione di crisi aziendali, in mancanza di un registro unico degli accordi e dei dati relativi ai requisiti anagrafici e contributivi dei lavoratori. In base a criteri di equità e sostenibilità finanziaria il Ministro del lavoro ha deciso di approntare il decreto per la salvaguardia dei soggetti già usciti dal lavoro, rinviando ad un successivo atto normativo un intervento più generale. Nella definizione di tale percorso il Ministero è stato chiaro e non ha occultato dati alla pubblica opinione: la tabella dell'INPS che ha alimentato polemiche è parziale perché non contiene dati sugli accordi di mobilità che si perfezioneranno nei prossimi anni ed è fuorviante perché accomuna un insieme eterogeneo di situazioni. La ricognizione sulla platea dei nuovi lavoratori da salvaguardare va condotta alla luce di criteri di equità e sostenibilità, come la vicinanza alla pensione e l'età anagrafica o contributiva ed è estremamente complessa soprattutto per la mancanza di dati sulla scansione temporale delle uscite: si stima tuttavia che si potrebbe trattare di circa 55000 soggetti. La soluzione non potrà consistere in una deroga generalizzata alla nuova disciplina pensionistica; oneri e coperture dovranno essere vagliati attentamente per evitare la sottrazione di risorse ad altri impieghi socialmente rilevanti. Il Governo intende salvaguardare anzitutto i lavoratori interessati da accordi collettivi, specialmente quelli sottoscritti con l'ausilio dell'Esecutivo; per gli altri, potrebbero essere privilegiati coloro che maturano il diritto entro il 2014 o hanno superato i 62 anni d'età. Per i lavoratori meno anziani si può contemplare un mix di misure, quali l'estensione del trattamento di disoccupazione, gli incentivi all'impiego, la partecipazione su base volontaria a lavori di pubblica utilità e, per gli uomini, l'estensione del contributivo retroattivo. La riforma previdenziale prevede l'istituzione di una commissione per valutare forme di gradualità nell'accesso al trattamento pensionistico e modulare e valorizzare l'apporto dei lavoratori sessantenni. Il Governo è impegnato a trovare soluzioni e confida nel sostegno responsabile del Parlamento e delle parti sociali.