RESOCONTO SOMMARIO
Presidenza della vice presidente BONINO
La seduta inizia alle ore 16,33.
Il Senato approva il processo verbale della seduta pomeridiana del 14 giugno.
Le comunicazioni rese dalla Presidenza nel corso della seduta sono riportate nel Resoconto stenografico.
GASPARRI (PdL). In relazione ad una riunione del Gruppo, chiede di anticipare alle 20 l'orario di chiusura della seduta.
PRESIDENTE. Non facendosi obiezioni, la richiesta è accolta.
Informativa del Ministro del lavoro e delle politiche sociali sulla questione "esodati" e conseguente discussione
FORNERO, ministro del lavoro e delle politiche sociali. La riforma previdenziale del dicembre scorso ha il duplice obiettivo di stabilizzazione finanziaria e di bilanciamento dei rapporti previdenziali tra generazioni. In tale contesto, il Governo ha affrontato la questione dei lavoratori che, a fronte dell'inasprimento dei requisiti per il pensionamento, meritano di essere salvaguardati poiché sono rimasti privi di lavoro e, in virtù della prossimità alla pensione secondo le regole previgenti, di copertura reddituale. E' stata quindi prevista nel decreto n. 201 del 6 dicembre 2011 una norma di salvaguardia per un contingente di lavoratori inizialmente stimato in 65.000 unità. In sede di conversione del decreto-legge n. 216 del 2011, il Parlamento ha ampliato l'ambito di intervento della norma di salvaguardia. Nel gruppo di lavoro istituito presso il Ministero per la redazione del relativo decreto attuativo è emersa la difficoltà di quantificare il numero dei soggetti interessati da contratti per la gestione di crisi aziendali, in mancanza di un registro unico degli accordi e dei dati relativi ai requisiti anagrafici e contributivi dei lavoratori. In base a criteri di equità e sostenibilità finanziaria il Ministro del lavoro ha deciso di approntare il decreto per la salvaguardia dei soggetti già usciti dal lavoro, rinviando ad un successivo atto normativo un intervento più generale. Nella definizione di tale percorso il Ministero è stato chiaro e non ha occultato dati alla pubblica opinione: la tabella dell'INPS che ha alimentato polemiche è parziale perché non contiene dati sugli accordi di mobilità che si perfezioneranno nei prossimi anni ed è fuorviante perché accomuna un insieme eterogeneo di situazioni. La ricognizione sulla platea dei nuovi lavoratori da salvaguardare va condotta alla luce di criteri di equità e sostenibilità, come la vicinanza alla pensione e l'età anagrafica o contributiva ed è estremamente complessa soprattutto per la mancanza di dati sulla scansione temporale delle uscite: si stima tuttavia che si potrebbe trattare di circa 55000 soggetti. La soluzione non potrà consistere in una deroga generalizzata alla nuova disciplina pensionistica; oneri e coperture dovranno essere vagliati attentamente per evitare la sottrazione di risorse ad altri impieghi socialmente rilevanti. Il Governo intende salvaguardare anzitutto i lavoratori interessati da accordi collettivi, specialmente quelli sottoscritti con l'ausilio dell'Esecutivo; per gli altri, potrebbero essere privilegiati coloro che maturano il diritto entro il 2014 o hanno superato i 62 anni d'età. Per i lavoratori meno anziani si può contemplare un mix di misure, quali l'estensione del trattamento di disoccupazione, gli incentivi all'impiego, la partecipazione su base volontaria a lavori di pubblica utilità e, per gli uomini, l'estensione del contributivo retroattivo. La riforma previdenziale prevede l'istituzione di una commissione per valutare forme di gradualità nell'accesso al trattamento pensionistico e modulare e valorizzare l'apporto dei lavoratori sessantenni. Il Governo è impegnato a trovare soluzioni e confida nel sostegno responsabile del Parlamento e delle parti sociali.
MAURO (Misto-SGCMT). Il tema degli esodati è stato dibattuto molto sulla stampa ma poco nelle Aule parlamentari. L'impatto devastante di una riforma previdenziale priva di gradualità era stata segnalata con forza, ma i partiti che sostengono il Governo hanno incoraggiato il Ministro a proseguire sulla strada prescelta. Il balletto di cifre sui lavoratori da salvaguardare ha aumentato la tensione sociale, che avrebbe potuto essere evitata da un intervento tempestivo e trasparente. Il Governo deve trovare una soluzione concreta per tutti i lavoratori che rischiano di rimanere privi di stipendio, pensione e ammortizzatori sociali. Il problema va affrontato in base ai requisiti soggettivi e non a partire dalle risorse disponibili.
SACCONI (PdL). Conciliare sostenibilità finanziaria e sostenibilità sociale non è facile, ma non si deve ignorare che oltre una certa soglia il rigore comporta depressione sociale e quindi recessione e squilibri per la finanza pubblica. L'azzeramento di ogni ipotesi di gradualità nella riforma delle pensioni fu giustificato con il progetto di cambiare la composizione della spesa, spostando dalla previdenza alla protezione sociale risorse che la crisi continua a ridurre. Il nodo degli esodati, sulla base di accordi collettivi e individuali, rivela oggi una vasta area di persone a rischio di povertà. Il problema richiede non solo una soluzione contingente ma una più generale correzione della riforma. Avanza tre ipotesi: una disciplina più equa delle totalizzazioni contributive e dei versamenti volontari, utilizzando anche il TFR; una regolazione che consenta il riscatto variabile dei periodi di laurea oltre una determinata soglia; l'estensione del pensionamento anticipato sulla base del calcolo contributivo.
CARLINO (IdV). Nella vicenda relativa alla diffusione dei dati sui lavoratori esodati, l'INPS ha gravi responsabilità, perché non avrebbe dovuto aspettare l'intervento del Governo, per accreditare un quadro ben peggiore di quello annunciato dal Ministero; non si è quindi trattato di una fuga di notizie, quanto piuttosto di una colpevole e prolungata assenza di notizie. Il Governo, la cui gestione della vicenda è complessivamente inadeguata, ha inizialmente sottostimato il problema e poi, in sede di approvazione della riforma delle pensioni, lo ha ignorato, nonostante le segnalazioni dell'INPS e dei sindacati, per evitare di affrontare i limiti evidenti del progetto. Ora il problema non si risolve con dichiarazioni stizzite, ma con concretezza, equilibrio e rispetto per gli italiani. Data l'inadeguatezza del Ministro, il Gruppo Italia dei Valori ha presentato una mozione di sfiducia di cui chiede la calendarizzazione.
DE LUCA Cristina (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). La vicenda dei lavoratori esodati è urgente e drammatica e l'incertezza sul numero delle persone interessate alimenta il clima di generale preoccupazione che si registra nel Paese. Vanno individuate esattamente le categorie dei lavoratori interessati, spiegati con chiarezza i criteri adottati, la tempistica degli interventi e l'ammontare delle risorse destinate alla risoluzione del problema, che è comunque necessaria perché le politiche di bilancio non possono costituire un alibi per non affrontare un dramma sociale. Apprezza il passo in avanti compiuto dal Governo, ma chiede la convocazione di un tavolo tecnico con le parti sociali per condividere un percorso che porti alla soluzione e di avviare una campagna di comunicazione al Paese per allentare la tensione esistente.
D'ALIA (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Apprezza l'informativa del Ministro su un tema che investe forti questioni sociali innescate dalle riforme delle pensioni e del mercato del lavoro. Non è consentito utilizzare come grimaldello per rimettere in discussione l'importante riforma previdenziale adottata dal Governo Monti il grave problema dei soggetti che nella fase di transizione al nuovo sistema rischiano di essere ingiustamente esclusi da ogni salvaguardia. La soluzione può essere non solo di tipo pensionistico, ma può prevedere anche il reinserimento nel mondo del lavoro di persone che ne sono state estromesse indipendentemente dalla loro volontà. È opportuno che il Governo dia con maggior continuità informazioni al Paese, specie per quanto attiene alla complessa procedura per la individuazione dei soggetti interessati, che deve essere guidata da un principio di equità, perché la vicenda investe serie problematiche di ordine sociale. Occorre infine istituire un tavolo con le parti sociali.
MAZZATORTA (LNP). Il problema dei lavoratori esodati va affrontato calandosi nella realtà della politica e non con l'approccio accademico che ha caratterizzato il varo della riforma previdenziale. Contrariamente a quanto sostenuto dal Ministro, il documento dell'INPS recante il numero degli esodati è pubblico, quindi l'esercizio del diritto di accesso avrebbe consentito a chiunque di accedervi. Il problema degli esodati deriva dall'aver voluto far cassa attraverso la riforma delle pensioni senza prevedere un regime transitorio che disciplinasse il passaggio al nuovo sistema previdenziale. Sconcerta che dopo sei mesi ancora non si disponga di dati numerici certi e che si debba istituire una sede di monitoraggio. Le soluzioni proposte dal Ministro sono fragili e di basso profilo, mentre il Governo avrebbe dovuto impegnarsi con la stessa determinazione con cui si è preoccupato della riforma previdenziale.
VIESPOLI (CN:GS-SI-PID-IB-FI). L'informativa del Ministro è importante, anche se ci si attendeva un riferimento esaustivo mentre ci si trova ancora in una fase interlocutoria. Il problema dei lavoratori esodati origina dalla mancanza di gradualità di una riforma previdenziale priva di valutazioni di impatto sociale. Dopo l'iniziale previsione, assolutamente sottostimata, circa il numero dei soggetti interessati, il Governo deve ora dare il messaggio che si sta facendo carico del problema e che nessuno resterà privo di reddito a causa di una riforma che non garantisce continuità tra salario, ammortizzatori sociali e pensione. Peraltro, è opportuno sfruttare l'occasione per sperimentare innovazioni, ad esempio studiando politiche di invecchiamento attivo. Particolare attenzione deve inoltre essere rivolta ai lavoratori occupati nei siti investiti da processi di riconversione produttiva di cui si sta interessando il Ministero dello sviluppo economico.
LATORRE (PD). L'informativa del Ministro sui lavoratori esodati era non più rinviabile. Nella riforma delle pensioni, che non va messa in discussione, andavano evitate le forzature che hanno prodotto la situazione attuale, cui bisogna porre rimedio per evitare ingiustizie sociali. Pur nel rispetto delle compatibilità finanziarie, non si può affrontare la questione partendo dall'entità delle risorse disponibili; è tuttavia positivo che si sia riconosciuta la necessità di un ulteriore intervento normativo, da realizzare anche attraverso un decreto-legge. Occorre tutelare le persone che hanno lasciato il lavoro in virtù di accordi collettivi, come gli operai di Termini Imerese, ma anche quelli che hanno sottoscritto accordi individuali e che andrebbero in pensione negli anni 2014 e 2015. Occorre inoltre approntare gli strumenti necessari a risolvere la situazione in cui versano i lavoratori più anziani che vedono allontanarsi il termine per l'accesso alla pensione. Tutti gli strumenti individuati dovranno ispirarsi all'uguaglianza tra pubblico e privato e all'interno di ogni settore.
GASPARRI (PdL). Il Governo tecnico ha affrontato in modo inadeguato ed approssimativo le problematiche connesse alla transizione alla riforma del sistema pensionistico, non ha previsto forme di gradualità, né tenuto conto dell'impatto di misure o mal congegnate sulla vita dei lavoratori e delle loro famiglie e senza prestare adeguata attenzione alle osservazioni avanzate dal Parlamento in merito. La rapidità di decisione imposta dal momento critico e dalle scadenze europee non può essere il pretesto per l'approvazione obbligata di misure che non convincono e non può giustificare l'arroganza del Governo verso il Parlamento che fino ad oggi non gli ha fatto mancare un leale e responsabile sostegno. E' necessario che ogni iniziativa del Governo veda d'ora in poi una maggiore disponibilità al confronto con il Parlamento e le forze sociali.
Seguito della discussione dei disegni di legge costituzionale:
(24) PETERLINI. - Modifica agli articoli 55 e 57 e abrogazione dell'articolo 58 della Costituzione in materia di composizione del Senato della Repubblica e di elettorato attivo e passivo
(216) COSSIGA. - Revisione della Costituzione
(873) PINZGER e THALER AUSSERHOFER. - Modifiche agli articoli 92 e 94 della Costituzione in materia di forma di governo
(894) D'ALIA. - Modificazione di articoli della parte seconda della Costituzione, concernenti forma del Governo, composizione e funzioni del Parlamento nonché limiti di età per l'elettorato attivo e passivo per le elezioni della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica
(1086) CECCANTI ed altri. - Modifiche alla Costituzione relative al bicameralismo e alla forma di governo
(1114) PASTORE ed altri. - Modifiche alla Parte II della Costituzione e all'articolo 3 della legge costituzionale 22 novembre 1967, n. 2, in materia di composizione e funzioni della Camera dei deputati e del Senato federale della Repubblica, formazione e poteri del Governo, età e attribuzioni del Presidente della Repubblica, nomina dei giudici costituzionali
(1218) MALAN. - Revisione dell'ordinamento della Repubblica sulla base del principio della divisione dei poteri
(1548) BENEDETTI VALENTINI. - Modifiche all'articolo 49, nonché ai titoli I, II, III e IV della Parte seconda della Costituzione, in materia di partiti politici, di Parlamento, di formazione delle leggi, di Presidente della Repubblica, di Governo, di pubblica amministrazione, di organi ausiliari, di garanzie costituzionali e di Corte costituzionale
(1589) FINOCCHIARO ed altri. - Modifica di articoli della parte seconda della Costituzione, concernenti la forma del Governo, la composizione e le funzioni del Parlamento nonché i limiti di età per l'elettorato attivo e passivo per l'elezione della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica
(1590) CABRAS ed altri. - Modifiche alla Parte II della Costituzione, concernenti il Parlamento, l'elezione del Presidente della Repubblica e il Governo
(1761) MUSSO ed altri. - Modifiche agli articoli 56 e 57 della Costituzione, in materia di elezioni alla Camera dei deputati e al Senato della Repubblica
(2319) BIANCO ed altri. - Modifica dell'articolo 58 della Costituzione, in materia di abbassamento dell'età anagrafica per l'elettorato attivo e passivo del Senato della Repubblica
(2784) POLI BORTONE ed altri. - Modifiche alla Costituzione in materia di istituzione del Senato delle autonomie, riduzione del numero dei parlamentari, soppressione delle province, delle città metropolitane e dei comuni sotto i 5.000 abitanti, nonché perfezionamento della riforma sul federalismo fiscale
(2875) OLIVA. - Modifiche agli articoli 56 e 57 della Costituzione, in materia di riduzione dei parlamentari, di eliminazione della disposizione che prevede l'elezione dei senatori nella circoscrizione Estero e di riduzione del limite di età per l'elettorato passivo per la Camera dei deputati
(2941) Disposizioni concernenti la riduzione del numero dei parlamentari, l'istituzione del Senato federale della Repubblica e la forma di Governo
(3183) FISTAROL. - Modifiche al titolo V della Parte II della Costituzione in materia di istituzione del Senato federale della Repubblica, composizione della Camera dei deputati, del Senato federale della Repubblica, del Governo e dei Consigli regionali, nonché in materia di accorpamento delle regioni, di popolazione dei comuni e di soppressione delle province
(3204) CALDEROLI ed altri. - Disposizioni concernenti la riduzione del numero dei parlamentari, l'istituzione del Senato federale della Repubblica e la forma di Governo
(3210) RAMPONI ed altri. - Modifica degli articoli 56 e 57 della Costituzione, in materia di presenza delle donne nel Parlamento
(3252) CECCANTI ed altri. - Modifiche alla Costituzione relative al bicameralismo, alla forma di governo e alla ripartizione delle competenze legislative tra Stato e regioni
(Votazione finale qualificata ai sensi dell'articolo 120, comma 3, del Regolamento)
PRESIDENTE. Ricorda che nella seduta del 13 giugno si è conclusa la discussione generale.
VIZZINI, relatore. Il nucleo originario delle proposte di revisione costituzionale, imperniato sulla riforma del Parlamento e del procedimento legislativo, pur con talune critiche emerse dal dibattito e con la proposta di modifica che sono sempre possibili, rimane valido ed è compatibile anche con l'opzione sulla forma di governo in senso semipresidenzialista. Il passaggio a questa forma di governo, sul modello francese, comporterebbe però uno stravolgimento del delicato sistema di pesi e contrappesi delineato dalla Costituzione, a meno di non procedere ad una revisione complessiva di tutti gli equilibri istituzionali, in particolare ad una diversa regolazione del rapporto tra potere legislativo ed esecutivo. Tutto ciò non può essere introdotto con emendamenti proposti all'Assemblea, dopo il lungo approfondimento su un modello diverso compiuto in Commissione. Auspica non venga pregiudicato il prezioso lavoro sin qui svolto sulle tematiche della riduzione del numero dei parlamentari, di una legge elettorale che riproduca il rapporto rappresentativo tra elettori ed eletti e della trasparenza sulla vita dei partiti e sul loro finanziamento, che sono le reali aspettative espresse dalla società civile.
PARDI, relatore di minoranza. Nel 2006 il referendum popolare ha cancellato una riforma costituzionale che conteneva molte delle modifiche riproposte oggi, nel disinteresse dell'opinione pubblica. Nel testo licenziato dalla Commissione, sul quale si sono espressi criticamente anche gli specialisti della materia, si possono condividere e discutere la riduzione del numero dei parlamentari, sebbene con un impatto numerico risibile, che ne denuncia l'intento puramente demagogico, e il superamento del bicameralismo perfetto, misure da approvare anche celermente. Per il resto, si deve ripensare il meccanismo del voto bloccato, che di fatto tacita il Parlamento nel processo legislativo, nonché la personalizzazione della fiducia, espressa nei confronti del solo Presidente del Consiglio, e l'esplicitazione della facoltà di quest'ultimo di revocare i Ministri. Non sembra necessario un ulteriore rafforzamento dell'Esecutivo: Governi provvisti di maggioranze anche schiaccianti non hanno saputo svolgere la propria funzione per inadeguatezza e non perché la Costituzione non li dotasse degli strumenti necessari, considerato che hanno avuto la forza per far approvare provvedimenti vergognosi.
Presidenza del presidente SCHIFANI
MALASCHINI, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Il Governo è interessato al tema della riforma costituzionale, ma riconosce la più ampia competenza del Parlamento sulla materia. Si augura che l'Assemblea del Senato persegua un'ampia convergenza.
PRESIDENTE. Dichiara improponibili gli ordini del giorno G100, G101 e G102, e gli emendamenti 01.200, 01.201, 01.202, 01.203, 01.204, 01.205 e 01.206, che prevedono modifiche alla Parte prima della Costituzione. La Presidenza sta valutando eventuali altre improponibilità.
PASTORE (PdL). Rammaricandosi per l'improponibilità dell'emendamento 01.203, chiede di poter riformulare l'emendamento 1.214 al fine di salvaguardare la proposta di soppressione della circoscrizione Estero.
PARDI (IdV). Avanza una proposta di non passaggio all'esame degli articoli. L'articolo 7 modifica in modo estemporaneo e peggiorativo l'articolo 72 della Costituzione, rendendo più complicato e farraginoso il procedimento legislativo. Il testo in esame entra in contraddizione con l'articolo 117 della Costituzione, attribuendo al Governo una sorta di potere legislativo sostitutivo in materie di competenza esclusiva delle Regioni. Le norme sull'iniziativa legislativa, l'assegnazione e l'esame dei disegni di legge disegnano un bicameralismo confuso, salvaguardano esclusivamente i provvedimenti di origine governativa e appaiono viziate da un errore logico sistematico, laddove la disciplina dell'avvio della discussione è anteposta a quella dell'assegnazione.
La proposta di non passare all'esame degli articoli risulta respinta.
PRESIDENTE. Passa all'esame degli articoli del testo unificato proposto dalla Commissione. Passa all'esame dell'articolo 1 (Modifiche all'articolo 56 della Costituzione).
BENEDETTI VALENTINI (PdL). Si rammarica per la improponibilità dell'emendamento 01.206 che riguarda l'articolo 49, collocato nella prima parte della Costituzione. L'emendamento afferma che i partiti sono associazioni riconosciute, dotate di personalità giuridica e disciplinate dalla legge. Da un punto di vista sostanziale l'organizzazione dei partiti è un tema fondamentale nella revisione della forma di governo e delle competenze del Parlamento: si augura quindi che il Presidente riconsideri la sua decisione.
DIVINA (LNP). E' limitativo concentrare l'attenzione sulla Parte seconda della Costituzione. Muovendo dal presupposto che le diversità regionali non siano riconducibili ad un'unica identità nazionale, l'emendamento 01.200 prevede che la sovranità appartenga ai popoli. In coerenza con l'obiettivo di superare il bicameralismo perfetto l'emendamento 01.208 introduce la dizione "Senato federale della Repubblica": si tratta di uno sbocco naturale della riforma del titolo V della Costituzione, che ha stabilito tassativamente le materie di competenza dello Stato, nonché di un contrappeso necessario in un eventuale sistema semipresidenziale. Illustra gli emendamenti che prevedono una riduzione sostanziale dei costi della politica attraverso una riduzione consistente del numero dei parlamentari e la soppressione della circoscrizione Estero.
PASTORE (PdL). L'emendamento 1.214 viene riformulato con la soppressione della circoscrizione Estero, che era stata istituita come mezzo per consentire ai cittadini italiani residenti all'estero di poter partecipare alle elezioni. L'esercizio di tale diritto ha però creato diversi problemi, ad esempio in materia di legittimazione attiva, nello svolgimento della campagna elettorale all'estero, nonché sulla personalità, correttezza e segretezza del voto, che si esplica per corrispondenza, cioè con una modalità che probabilmente è contraria all'articolo 48 della Costituzione. Propone quindi che sia prevista la legittimità costituzionale del voto per corrispondenza, purché ne sia garantita la personalità e che sia espresso su candidati del territorio nazionale.
Presidenza del vice presidente NANIA
DEL PENNINO (Misto-P.R.I.). Riformula l'emendamento 1.211, sulla riduzione dei parlamentari, assorbendo in esso l'emendamento 01.205, dichiarato improponibile, che chiede la parziale abrogazione dell'articolo 48 della Costituzione, in cui si prevede l'elezione in collegi esteri della rappresentanza degli italiani all'estero.
BENEDETTI VALENTINI (PdL). Muovendo dall'assunto che riforme costituzionali di basso profilo non consentiranno alla politica di riguadagnare il favore dell'opinione pubblica, l'emendamento 1.210 è volto al superamento del bicameralismo perfetto. Esso propone infatti di differenziare i due rami del Parlamento, prevedendo una Camera alta, rappresentante del pluralismo politico e come tale detentrice dell'ultima parola nel processo legislativo, ed una Camera bassa, non legata da rapporto fiduciario al Governo, luogo dove viene rappresentato e assolve una funzione legislativa il libero pluralismo sociale e territoriale. Tale proposta non può essere liquidata come neocorporativa, atteso che già ora i gruppi sociali ed economici e i portatori di interessi intervengono nel processo legislativo e che la tendenza del Paese è verso forme di rappresentanza legate al territorio, come le liste civiche. Lo scopo è quello di stimolare un nuovo coinvolgimento dell'elettorato nel processo democratico.
PRESIDENTE. Rinvia il seguito della discussione alla seduta antimeridiana di domani.
Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno
BODEGA (Misto-SGCMT). A seguito degli eventi sismici che hanno interessato l'Emilia, è necessario un intervento che rassicuri sulla sicurezza delle strutture ricettive della Romagna, al fine di evitare la cancellazione delle prenotazioni alberghiere per la stagione estiva.
PRESIDENTE.Dà annunzio degli atti di indirizzo e di sindacato ispettivo pervenuti alla Presidenza (v. Allegato B) e comunica l'ordine del giorno delle sedute del 20 giugno.
La seduta termina alle ore 19,58.