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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 746 del 19/06/2012


LANNUTTI - Ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e per la coesione territoriale - Premesso che a quanto risulta all'interpellante:

i "palazzinari", come vengono chiamati in gergo i costruttori a Roma, dai tempi del "sacco di Roma", hanno edificato e cementificato parti importanti della Capitale per finalità speculative;

sia i Governi che le pubbliche amministrazioni e gli enti locali hanno sempre subito in silenzio, quando non sono stati suoi complici, il grande potere economico espresso dai palazzinari, che hanno prodotto una cementificazione selvaggia, addomesticando a loro vantaggio i piani regolatori, approvati contro le regole minimali di tutela dell'ambiente e di difesa del territorio;

sono loro che dettano le politiche ed i piani regolatori, che le istituzioni locali, in primis le Giunte comunali e regionali, assecondano senza curarsi di salvaguardare i diritti dei cittadini ad avere spazi verdi sufficienti, con un'urbanizzazione a misura delle popolazioni;

sul "Corriere della Sera" di Roma del 14 giugno 2012, è stato pubblicato un articolo dal titolo: «Speculazione edilizia nell'area fino al 2006 tutelata da vincoli archeologici. Casilino, attacco all'Agro Romano: il Campidoglio vorrebbe 3 mila nuove case. Progetto da 2 milioni di metri cubi di cemento: a rischio parte dei 143 ettari di campagna. Il Comune di Roma valuta il via libera alle ruspe. Rivolta bipartisan nel VI Municipio»;

Ambra Murè scrive: «Due milioni di metri cubi di cemento. Tremila nuove case. Almeno 10 mila abitanti in più. L'ultimo vero, grande polmone verde del VI Municipio, da Porta Maggiore al Raccordo Anulare, rischia di scomparire. Il pericolo, qui come altrove in città, ha un nome solo: edificazione. La minaccia, rimasta latente per quasi tre anni, è tornata improvvisamente d'attualità qualche settimana fa. Quando il Comune di Roma ha convocato una conferenza dei servizi per una "valutazione preliminare" del Piano particolareggiato del Comprensorio Casilino. E per spianare la strada ai costruttori, accusano i comitati di quartiere. (...) Schiacciati tra i palazzoni di via Prenestina, via Casilina, via Acqua Bullicante e via Tor de' Schiavi, ci sono 143 ettari di agro romano. Una risorsa di inestimabile valore dal punto di vista naturalistico. E non solo. Il Comprensorio Casilino coincide infatti con quello che gli antichi romani chiamavano "Ad duos lauros" (Ai due allori), a oggi la seconda area più ricca di preesistenze archeologiche della Capitale, dopo il centro storico. Ignoti alla maggior parte di turisti, qui si trovano i resti delle catacombe dei santi Marcellino e Pietro, nonché il mausoleo di Sant'Elena, madre dell'imperatore Costantino. "In qualsiasi altro paese europeo - commenta Valeria Garbati - ne farebbero un parco archeologico. A Roma invece vogliono costruirci sopra una città". (...) Sono lontani i tempi in cui il Ministero dei Beni Culturali riconosceva il Comprensorio Casilino area di interesse archeologico. L'ombrello protettivo del vincolo paesaggistico è durato un decennio: dal 1995 al 2006, quando è stato rimosso da una sentenza del T.A.R. del Lazio, che, accogliendo il ricorso presentato dai proprietari dei terreni, ha di fatto aperto la strada alla cementificazione. (...) Facciamo un passo indietro. Il primo piano particolareggiato per il Comprensorio Casilino risale al 2002, era Veltroni. Allora le previsioni parlavano di 600 appartamenti. Allora come oggi i cittadini erano contrari. Cambiata amministrazione, nel 2009 il piano è stato rivisto e l'indice di edificabilità corretto fino a risultare triplicato: da 0,50 a 1,3 metri cubi per metro quadro. Per un totale di 3 mila nuove unità abitative. La variante, contenuta in un promemoria di Giunta a firma degli assessori Ghera e Corsini, è rimasta nel cassetto per quasi tre anni. Ed è stata tirata fuori a fine maggio, quando il mini-sindaco Palmieri si è visto convocare dal Comune per partecipare a una Conferenza dei servizi con all'ordine del giorno la valutazione preliminare del piano in questione. (...) Intervenendo recentemente alla trasmissione Foro Romano di Roma Uno Tv, il consigliere comunale del Pdl Federico Mollicone ha difeso il progetto. Sostenendo che il problema del VI Municipio è che "ci sono troppe aree verdi". Un'affermazione "sconcertante", secondo Alessandro Bracchini, portavoce della rete di associazioni Osservatorio Casilino. Questo territorio è stato infatti collocato dall'Università di Roma Tre ai gradini più bassi della classifica di vivibilità. 123 mila abitanti in 8 km - A pesare sul giudizio una densità abitativa tra le più alte d'Italia, con 123 mila abitanti stipati in appena 8 km quadrati, ma soprattutto una serie di criteri ambientali poco rassicuranti. In base a dati ufficiali, il VI Municipio ha infatti la più bassa percentuale di verde fruibile pro-capite a Roma, unita alla più alta percentuale di polveri sottili nell'aria. "Va da sé - sostiene l'Osservatorio Casilino - che far passare come opera di riqualificazione la costruzione di una città di 10.000 abitanti suona come uno schiaffo all'intelligenza, al buon senso e alla dignità dei cittadini"»;

considerato che si legge ancora: «Questa edificazione non s'ha da fare: alla sede del VI Municipio il giudizio è unanime e bipartisan. "Zero cemento sul Comprensorio Casilino", sintetizza il capogruppo Pdl Francesco Corsi. "Il piano deve essere ritirato", gli fa eco il presidente democratico Giammarco Palmieri. Identica anche la ricetta: destinare l'area a verde e servizi. Magari accogliendo la proposta che arriva dal territorio: "La nostra idea - spiega Valeria Garbati, del comitato di quartiere Torpignattara - è quella di valorizzare le risorse paesaggistiche e archeologiche del Comprensorio Casilino attraverso la realizzazione del primo ecomuseo urbano di Roma". (...) Servirebbero piste ciclabili, itinerari turistici e forme innovative di ricettività, come l'ostello diffuso. "Questo sì che sarebbe guardare al futuro", sospira Valeria. Per il prossimo 20 giugno il VI Municipio ha convocato un consiglio straordinario. L'auspicio, condiviso a parole tanto dal Pd quanto dal Pdl locali, è di riuscire a presentare un documento unitario. Così da rendere più forte la battaglia per la difesa di questo territorio»,

si chiede di sapere:

se risponda al vero che dai tempi antichi, ed a prescindere dal colore delle amministrazioni comunali, sono sempre stati i palazzinari, con pochissime eccezioni, a determinare gli assetti urbanistici della capitale d'Italia, soffocata dal cemento e dal traffico, che rende l'aria irrespirabile con i conseguenti rischi sulla salute umana e sulle condizioni di vita di milioni di cittadini;

se risulti che la Giunta capitolina del sindaco Alemanno ed il sesto municipio abbiano deliberato un "attacco" all'agro romano, con il Campidoglio che vorrebbe 3.000 nuove case in un progetto da 2 milioni di metri cubi di cemento, mettendo a rischio parte dei 143 ettari di campagna romana, secondo un progetto che, nonostante la rivolta bipartisan nel VI Municipio contro le finalità speculative che aggrediscono l'ultimo vero grande polmone verde del VI Municipio, da porta Maggiore al raccordo anulare, rischia di scomparire;

se risulti che l'edificazione selvaggia, varata dal Comune di Roma nella "valutazione preliminare" del Piano particolareggiato del comprensorio Casilino, abbia la finalità di spianare la strada ai costruttori, come accusano i comitati di quartiere, di un territorio già soffocato dai palazzoni di via Prenestina, via Casilina, via Acqua bullicante e via Tor de' schiavi, per appropriarsi di 143 ettari di agro romano, risorsa di inestimabile valore dal punto di vista naturalistico, dato che il comprensorio Casilino coincide infatti con quello che gli antichi romani chiamavano «Ad duos lauros» (Ai due allori), a oggi la seconda area più ricca di preesistenze archeologiche della capitale dopo il centro storico;

quali misure urgenti di competenza si intenda attivare per evitare che siano saccheggiati, sull'altare della speculazione edilizia, i resti delle catacombe dei santi Marcellino e Pietro, nonché il mausoleo di sant'Elena, madre dell'imperatore Costantino, che dovrebbe essere destinato ad un parco archeologico, invece di costruirci sopra una città, in una capitale d'Italia già edificata fino all'inverosimile, con appartamenti invenduti perché la città non è più in grado, con i prezzi elevatissimi e la nuova bolla immobiliare incombente, di soddisfare la domanda di abitazione nei quartieri dormitorio privi di qualsiasi civile urbanizzazione e dei conseguenti servizi a misura d'uomo.

(2-00488)