Allegato B
Tabelle allegate all'intervento della ministro Fornero in sede di informativa del Governo sulla questione esodati
VOTAZIONI QUALIFICATE EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA
Congedi e missioni
Sono in congedo i senatori: Barbolini, Cagnin, Chiti, Ciampi, Ciarrapico, Colombo, Dell'Utri, Fleres, Garavaglia Massimo, Messina, Mugnai, Oliva, Pera, Poli Bortone, Rossi Paolo, Saia, Soliani, Spadoni Urbani e Thaler Ausserhofer.
Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Marcenaro, per attività dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa; Ferrante e Lannutti, per partecipare a una conferenza internazionale; Dini, Gamba e Malan, per partecipare ad un seminario della NATO.
Commissioni permanenti, trasmissione di documenti
In data 14 giugno 2012, è stata trasmessa alla Presidenza una risoluzione della 3a Commissione permanente (Affari esteri, emigrazione), approvata nella seduta del 12 giugno 2012, ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento:
sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce uno strumento per il finanziamento della cooperazione allo sviluppo (COM(2011) 840 definitivo);
sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce uno strumento di partenariato per la cooperazione con i Paesi terzi (COM(2011) 843 definitivo);
sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce uno strumento per la stabilità (COM(2011) 845 definitivo) (Doc. XVIII, n. 164).
Ai sensi dell'articolo 144, comma 2, del Regolamento, il predetto documento è stato trasmesso al Presidente del Consiglio dei ministri e al Presidente della Camera dei deputati.
Domande di autorizzazione ai sensi dell'articolo 68, secondo comma, della Costituzione, presentazione di relazioni
In data 18 giugno 2012, a nome della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari, il senatore Follini ha presentato la relazione sulla domanda di autorizzazione all'esecuzione dell'ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dall'Ufficio del Giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale di Roma nei confronti del senatore Luigi Lusi (Doc. IV, n. 19-A).
Disegni di legge, trasmissione dalla Camera dei deputati
Ministro giustizia
(Governo Berlusconi-IV)
Disposizioni per la prevenzione e la repressione della corruzione e dell'illegalità nella pubblica amministrazione (2156-B)
(presentato in data 15/6/2012 );
S.2156 approvato dal Senato della Repubblica (assorbe S.2044, S.2164, S.2168, S.2174, S.2340, S.2346); C.4434 approvato con modificazioni dalla Camera dei Deputati (assorbe C.3380, C.3850, C.4382, C.4501, C.4516, C.4906).
Disegni di legge, annunzio di presentazione
Senatori Bastico Mariangela, Adamo Marilena, Amati Silvana, Barbolini Giuliano, Bassoli Fiorenza, Bertuzzi Maria Teresa, Blazina Tamara, Carloni Anna Maria, De Angelis Candido, De Luca Cristina, Digilio Egidio, Fleres Salvo, Franco Vittoria, Giaretta Paolo, Legnini Giovanni, Mercatali Vidmer, Mongiello Colomba, Nerozzi Paolo, Pardi Francesco, Pignedoli Leana, Poli Bortone Adriana, Procacci Giovanni, Rusconi Antonio, Sbarbati Luciana, Serafini Anna Maria, Soliani Albertina, Viespoli Pasquale, Vita Vincenzo Maria, Vitali Walter
Modifica dell'articolo 24 del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, in materia di requisiti di accesso al trattamento pensionistico del personale scolastico (3361)
(presentato in data 14/6/2012 );
senatori Esposito Giuseppe, Passoni Achille, Quagliariello Gaetano, Rutelli Francesco, Belisario Felice
Modifiche alla legge 3 agosto 2007, n. 124, concernente il "Sistema di informazione per la sicurezza della Repubblica e nuova disciplina del segreto di Stato" (3362)
(presentato in data 14/6/2012 );
senatori Bricolo Federico, Garavaglia Massimo, Franco Paolo, Aderenti Irene, Boldi Rossana, Cagnin Luciano, Calderoli Roberto, Castelli Roberto, Davico Michelino, Divina Sergio, Leoni Giuseppe, Maraventano Angela, Mazzatorta Sandro, Montani Enrico, Monti Cesarino, Mura Roberto, Pittoni Mario, Rizzi Fabio, Torri Giovanni, Vaccari Gianvittore, Vallardi Gianpaolo, Valli Armando
Disposizioni in materia di applicazione della imposta municipale propria (3363)
(presentato in data 15/6/2012 );
senatori Bianchi Dorina, Rizzi Fabio, Di Giacomo Ulisse, Butti Alessio, Lannutti Elio, Mascitelli Alfonso, Coronella Gennaro, De Sena Luigi, Musso Enrico, Izzo Cosimo, Fosson Antonio, Garavaglia Mariapia, Thaler Ausserhofer Helga, Zanoletti Tomaso
Disposizioni per il recepimento della direttiva 2009/148/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 30 novembre 2009, sulla protezione dei lavoratori contro i rischi connessi con un'esposizione all'amianto durante il lavoro, nonché modifiche all'articolo 47 del decreto-legge 30 settembre 2003, n. 269, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2003, n. 326, e del divieto di discriminazione in materia di benefici previdenziali per i lavoratori esposti all'amianto (3364)
(presentato in data 15/6/2012 ).
Governo, trasmissione di atti
La Presidenza del Consiglio dei Ministri, con lettera in data 18 maggio 2012 ha inviato, ai sensi dell'articolo 8-ter del decreto del Presidente della Repubblica 10 marzo 1998, n. 76, come modificato dal decreto del Presidente della Repubblica 23 settembre 2002, n. 250, un decreto concernente l'autorizzazione all'utilizzo delle economie di spesa sul contributo assegnato con la ripartizione della quota dell'otto per mille dell'IRPEF, per l'anno 2007, per il restauro dell'abside e cappelle laterali della Chiesa di Santa Maria delle Grazie a Caponapoli (NA). Il predetto documento è stato trasmesso, per opportuna conoscenza, alla 5a e alla 7a Commissione permanente (Atto n. 853).
Interpellanze
GIOVANARDI - Al Presidente del Consiglio dei ministri - Premesso che:
a Modena, nei pressi del casello autostradale nord della A1, è stato messo a disposizione gratuitamente per i terremotati da Fincosit grandi lavori un villaggio composto da 15 strutture per un totale di 110 posti letto, utilizzati sino a qualche mese fa dalle maestranze del cantiere della TAV;
la proprietà ha fissato come termine per l'accettazione dell'offerta il fine settimana del 16-17 giugno 2012 perché, in caso di mancato utilizzo, il villaggio verrà demolito e ricondotto a terreno agricolo;
benché più volte sollecitato, nessun responsabile del Dipartimento della protezione civile della Presidenza del Consiglio dei ministri si è ancora presentato per verificare l'utilizzo eventuale delle strutture;
nel frattempo centinaia di sfollati sono ospitati in strutture fuori provincia,
si chiede di sapere quali iniziative immediate il Presidente del Consiglio dei ministri intenda assumere perché opportunità di questo genere possano essere tempestivamente valutate.
(2-00486)
LANNUTTI - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri dello sviluppo economico e della giustizia - Premesso che:
in data 19 dicembre 2011, il Consigliere di Stato Roberto Chieppa ha assunto le funzioni di Segretario generale dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato, con decreto del ministro Passera su proposta del neo Presidente dell'Autorità Pitruzzella;
secondo l'art. 11, comma 5, della legge n. 287 del 1990 istitutiva dell'Autorità, il Segretario generale sovraintende al funzionamento dei servizi e degli uffici dell'Autorità, rispondendone al Presidente;
la legge istitutiva dell'Autorità prevede espressamente severe incompatibilità a carico di chiunque vi operi;
in particolare, quanto a Presidente e componenti, l'art. 10, comma, 3, stabilisce che "Essi non possono esercitare, a pena di decadenza, alcuna attività professionale o di consulenza, né possono essere amministratori o dipendenti di enti pubblici o privati, né ricoprire altri uffici pubblici di qualsiasi natura. I dipendenti statali sono collocati fuori ruolo per l'intera durata del mandato";
quanto al personale, l'art. 11, comma 3, stabilisce che "Al personale in servizio presso l'Autorità è in ogni caso fatto divieto di assumere altro impiego o incarico o esercitare attività professionali, commerciali e industriali";
il Segretario generale è soggetto, al pari del Presidente, dei componenti, dei consulenti e del personale tutto, alle disposizioni del codice etico dell'Autorità in materia di comportamento, imparzialità, conflitto di interessi, obblighi di dichiarazione e di astensione eccetera (si vedano artt. 4, 5, 6, 7, 9 e 11). Per l'applicazione delle suddette disposizioni, Segretario generale, Presidente e componenti intrattengono i necessari rapporti direttamente con il soggetto incaricato della vigilanza sull'applicazione del codice (ovvero una persona di notoria indipendenza, da individuarsi tra coloro che esercitino, o abbiano esercitato, le funzioni di magistrato ordinario, amministrativo o contabile, che vigila sulla corretta applicazione del codice anche ai fini della risoluzione di casi concreti, avvalendosi della collaborazione della Direzione amministrazione e personale (si veda l'art. 6));
si tratta di norme di legge poste a garanzia dell'indipendenza e dell'autonomia dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato;
secondo le informazioni presenti sul sito ufficiale del competente organo della giustizia amministrativa, il consigliere Roberto Chieppa il 19 dicembre 2011 è diventato il Segretario generale dell'Autorità continuando a svolgere le sue funzioni di magistrato presso il Consiglio di Stato;
infatti, in data 16 dicembre 2011 il Consiglio di Presidenza della giustizia amministrativa si era limitato a prendere atto del nuovo incarico di Chieppa senza collocarlo fuori ruolo;
a quanto risulta all'interpellante, il vice segretario generale dottoressa Ombretta Main sarebbe stata delegata a sottoscrivere atti di competenza del Segretario generale nei casi in cui quest'ultimo fosse impossibilitato ad esercitare le proprie funzioni, anche per concomitanti attività presso il Consiglio di Stato;
il Segretario generale dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato, dalla data di assunzione delle funzioni ad oggi, versa a giudizio dell'interpellante in situazione di incompatibilità assoluta e conflitto di interessi;
una situazione gravissima per l'interpellante, in palese violazione delle norme di legge in materia di incompatibilità e di conflitto di interessi cui è soggetto tutto il personale dell'Autorità;
a parere dell'interpellante non è chiaro con quale credibilità il collegio dell'Antitrust voglia fare l'arbitro del mercato per difendere i consumatori e le imprese oneste, che faticano ad andare avanti, quando non riesce ad assicurare il rispetto delle richiamate disposizioni normative;
senza riguardo per la trasparenza, sul sito dell'Autorità non vi è alcun riferimento agli emolumenti al Segretario generale visto, sempre che lo stesso non eserciti le proprie funzioni gratuitamente, in virtù del suo contemporaneo impegno presso il Consiglio di Stato, né agli emolumenti spettanti al Consigliere giuridico avvocato dello Stato Filippo Arena né al Capo di gabinetto dottor Vincenzo Valentini;
considerato che a giudizio dell'interpellante:
occorrerebbero iniziative volte a correggere la situazione di incompatibilità evidenziata, al fine di rafforzare la credibilità e la serietà dell'istituzione;
il Presidente dell'Autorità dovrebbe chiarire se il consigliere Chieppa abbia dichiarato al momento dell'assunzione delle funzioni la situazione di incompatibilità in cui versava e se il Collegio abbia provveduto comunque a verificare la sussistenza o meno di situazione di incompatibilità;
andrebbe compreso per quale motivo il Presidente ed il collegio non abbiano dichiarato l'incompatibilità nemmeno dopo la diffusione all'interno dell'Autorità della richiamata delega di firma anche in caso di assenza del Segretario generale per impegni relativi all'attività svolta per il Consiglio di Stato;
nel caso in cui il collegio avesse effettuato all'epoca le verifiche opportune, occorrerebbe comunque che l'Autorità rendesse noti gli atti con i quali il Presidente e i componenti dell'Autorità hanno effettuato le dovute valutazioni in merito alla situazione di incompatibilità del consigliere Chieppa al momento dell'assunzione delle funzioni di Segretario generale, e rendesse note le valutazioni eventualmente effettuate al riguardo dal garante del codice etico;
occorrerebbe rimuovere la situazione illegittima prodotta in cui versa il Segretario generale Chieppa, all'epoca della nomina ben nota;
andrebbero avviati idonei accertamenti sulla regolarità della condotta del consigliere Chieppa e sulla regolarità delle decisioni assunte dal Consiglio di Presidenza della Giustizia amministrativa in suo favore;
andrebbe chiarita quale sia la sorte degli atti firmati dal Consigliere nel periodo di cumulo delle due funzioni ed in particolare quali siano le conseguenze dell'incompatibilità assoluta sulla validità degli atti da lui firmati in qualità di Segretario generale dell'Autorità (come promozioni, trasferimenti, ordini di servizio, verbali delle riunioni dell'Autorità, provvedimenti e sanzioni contro le imprese),
si chiede di sapere:
se al Ministro in indirizzo, che ha nominato il nuovo Segretario generale dell'Autorità, risulti che lo stesso si trovi in una situazione di conflitto di competenza;
come i fatti avvenuti si concilino con l'azione del Governo che ha ritenuto centrale il ruolo dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato per favorire le liberalizzazioni e tutelare i consumatori e le piccole imprese, aumentandone i poteri, le competenze, l'organico e la stabilità finanziaria;
quali iniziative normative intenda assumere affinché siano rafforzati i requisiti di indipendenza e autonomia delle Autorità indipendenti e siano introdotti efficaci sistemi di verifica del pieno rispetto di tali requisiti.
(2-00487)
LANNUTTI - Ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e per la coesione territoriale - Premesso che a quanto risulta all'interpellante:
i "palazzinari", come vengono chiamati in gergo i costruttori a Roma, dai tempi del "sacco di Roma", hanno edificato e cementificato parti importanti della Capitale per finalità speculative;
sia i Governi che le pubbliche amministrazioni e gli enti locali hanno sempre subito in silenzio, quando non sono stati suoi complici, il grande potere economico espresso dai palazzinari, che hanno prodotto una cementificazione selvaggia, addomesticando a loro vantaggio i piani regolatori, approvati contro le regole minimali di tutela dell'ambiente e di difesa del territorio;
sono loro che dettano le politiche ed i piani regolatori, che le istituzioni locali, in primis le Giunte comunali e regionali, assecondano senza curarsi di salvaguardare i diritti dei cittadini ad avere spazi verdi sufficienti, con un'urbanizzazione a misura delle popolazioni;
sul "Corriere della Sera" di Roma del 14 giugno 2012, è stato pubblicato un articolo dal titolo: «Speculazione edilizia nell'area fino al 2006 tutelata da vincoli archeologici. Casilino, attacco all'Agro Romano: il Campidoglio vorrebbe 3 mila nuove case. Progetto da 2 milioni di metri cubi di cemento: a rischio parte dei 143 ettari di campagna. Il Comune di Roma valuta il via libera alle ruspe. Rivolta bipartisan nel VI Municipio»;
Ambra Murè scrive: «Due milioni di metri cubi di cemento. Tremila nuove case. Almeno 10 mila abitanti in più. L'ultimo vero, grande polmone verde del VI Municipio, da Porta Maggiore al Raccordo Anulare, rischia di scomparire. Il pericolo, qui come altrove in città, ha un nome solo: edificazione. La minaccia, rimasta latente per quasi tre anni, è tornata improvvisamente d'attualità qualche settimana fa. Quando il Comune di Roma ha convocato una conferenza dei servizi per una "valutazione preliminare" del Piano particolareggiato del Comprensorio Casilino. E per spianare la strada ai costruttori, accusano i comitati di quartiere. (...) Schiacciati tra i palazzoni di via Prenestina, via Casilina, via Acqua Bullicante e via Tor de' Schiavi, ci sono 143 ettari di agro romano. Una risorsa di inestimabile valore dal punto di vista naturalistico. E non solo. Il Comprensorio Casilino coincide infatti con quello che gli antichi romani chiamavano "Ad duos lauros" (Ai due allori), a oggi la seconda area più ricca di preesistenze archeologiche della Capitale, dopo il centro storico. Ignoti alla maggior parte di turisti, qui si trovano i resti delle catacombe dei santi Marcellino e Pietro, nonché il mausoleo di Sant'Elena, madre dell'imperatore Costantino. "In qualsiasi altro paese europeo - commenta Valeria Garbati - ne farebbero un parco archeologico. A Roma invece vogliono costruirci sopra una città". (...) Sono lontani i tempi in cui il Ministero dei Beni Culturali riconosceva il Comprensorio Casilino area di interesse archeologico. L'ombrello protettivo del vincolo paesaggistico è durato un decennio: dal 1995 al 2006, quando è stato rimosso da una sentenza del T.A.R. del Lazio, che, accogliendo il ricorso presentato dai proprietari dei terreni, ha di fatto aperto la strada alla cementificazione. (...) Facciamo un passo indietro. Il primo piano particolareggiato per il Comprensorio Casilino risale al 2002, era Veltroni. Allora le previsioni parlavano di 600 appartamenti. Allora come oggi i cittadini erano contrari. Cambiata amministrazione, nel 2009 il piano è stato rivisto e l'indice di edificabilità corretto fino a risultare triplicato: da 0,50 a 1,3 metri cubi per metro quadro. Per un totale di 3 mila nuove unità abitative. La variante, contenuta in un promemoria di Giunta a firma degli assessori Ghera e Corsini, è rimasta nel cassetto per quasi tre anni. Ed è stata tirata fuori a fine maggio, quando il mini-sindaco Palmieri si è visto convocare dal Comune per partecipare a una Conferenza dei servizi con all'ordine del giorno la valutazione preliminare del piano in questione. (...) Intervenendo recentemente alla trasmissione Foro Romano di Roma Uno Tv, il consigliere comunale del Pdl Federico Mollicone ha difeso il progetto. Sostenendo che il problema del VI Municipio è che "ci sono troppe aree verdi". Un'affermazione "sconcertante", secondo Alessandro Bracchini, portavoce della rete di associazioni Osservatorio Casilino. Questo territorio è stato infatti collocato dall'Università di Roma Tre ai gradini più bassi della classifica di vivibilità. 123 mila abitanti in 8 km - A pesare sul giudizio una densità abitativa tra le più alte d'Italia, con 123 mila abitanti stipati in appena 8 km quadrati, ma soprattutto una serie di criteri ambientali poco rassicuranti. In base a dati ufficiali, il VI Municipio ha infatti la più bassa percentuale di verde fruibile pro-capite a Roma, unita alla più alta percentuale di polveri sottili nell'aria. "Va da sé - sostiene l'Osservatorio Casilino - che far passare come opera di riqualificazione la costruzione di una città di 10.000 abitanti suona come uno schiaffo all'intelligenza, al buon senso e alla dignità dei cittadini"»;
considerato che si legge ancora: «Questa edificazione non s'ha da fare: alla sede del VI Municipio il giudizio è unanime e bipartisan. "Zero cemento sul Comprensorio Casilino", sintetizza il capogruppo Pdl Francesco Corsi. "Il piano deve essere ritirato", gli fa eco il presidente democratico Giammarco Palmieri. Identica anche la ricetta: destinare l'area a verde e servizi. Magari accogliendo la proposta che arriva dal territorio: "La nostra idea - spiega Valeria Garbati, del comitato di quartiere Torpignattara - è quella di valorizzare le risorse paesaggistiche e archeologiche del Comprensorio Casilino attraverso la realizzazione del primo ecomuseo urbano di Roma". (...) Servirebbero piste ciclabili, itinerari turistici e forme innovative di ricettività, come l'ostello diffuso. "Questo sì che sarebbe guardare al futuro", sospira Valeria. Per il prossimo 20 giugno il VI Municipio ha convocato un consiglio straordinario. L'auspicio, condiviso a parole tanto dal Pd quanto dal Pdl locali, è di riuscire a presentare un documento unitario. Così da rendere più forte la battaglia per la difesa di questo territorio»,
si chiede di sapere:
se risponda al vero che dai tempi antichi, ed a prescindere dal colore delle amministrazioni comunali, sono sempre stati i palazzinari, con pochissime eccezioni, a determinare gli assetti urbanistici della capitale d'Italia, soffocata dal cemento e dal traffico, che rende l'aria irrespirabile con i conseguenti rischi sulla salute umana e sulle condizioni di vita di milioni di cittadini;
se risulti che la Giunta capitolina del sindaco Alemanno ed il sesto municipio abbiano deliberato un "attacco" all'agro romano, con il Campidoglio che vorrebbe 3.000 nuove case in un progetto da 2 milioni di metri cubi di cemento, mettendo a rischio parte dei 143 ettari di campagna romana, secondo un progetto che, nonostante la rivolta bipartisan nel VI Municipio contro le finalità speculative che aggrediscono l'ultimo vero grande polmone verde del VI Municipio, da porta Maggiore al raccordo anulare, rischia di scomparire;
se risulti che l'edificazione selvaggia, varata dal Comune di Roma nella "valutazione preliminare" del Piano particolareggiato del comprensorio Casilino, abbia la finalità di spianare la strada ai costruttori, come accusano i comitati di quartiere, di un territorio già soffocato dai palazzoni di via Prenestina, via Casilina, via Acqua bullicante e via Tor de' schiavi, per appropriarsi di 143 ettari di agro romano, risorsa di inestimabile valore dal punto di vista naturalistico, dato che il comprensorio Casilino coincide infatti con quello che gli antichi romani chiamavano «Ad duos lauros» (Ai due allori), a oggi la seconda area più ricca di preesistenze archeologiche della capitale dopo il centro storico;
quali misure urgenti di competenza si intenda attivare per evitare che siano saccheggiati, sull'altare della speculazione edilizia, i resti delle catacombe dei santi Marcellino e Pietro, nonché il mausoleo di sant'Elena, madre dell'imperatore Costantino, che dovrebbe essere destinato ad un parco archeologico, invece di costruirci sopra una città, in una capitale d'Italia già edificata fino all'inverosimile, con appartamenti invenduti perché la città non è più in grado, con i prezzi elevatissimi e la nuova bolla immobiliare incombente, di soddisfare la domanda di abitazione nei quartieri dormitorio privi di qualsiasi civile urbanizzazione e dei conseguenti servizi a misura d'uomo.
(2-00488)
LANNUTTI - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca - Premesso che:
all'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (INGV) ci sarebbe stato un intero terremoto: il Governo, in piena emergenza Emilia, devastata dal sisma, avrebbe sostituito il direttore dell'INGV per collocarvi un professore di ginnastica, perché compaesano del Ministro pro tempore dell'istruzione, dell'università e della ricerca, in una spartizione devastante;
ha scritto per prima Caterina Perniconi per "Il Fatto Quotidiano" del 15 giugno 2012: «Su Twitter l'Istituto nazionale di Geofisica e Vulcanologia ha più di 70 mila follower. Un profilo da rockstar per un ente pubblico che in tempo reale segnala ai cittadini le scosse sismiche registrate dai ricercatori. In piena emergenza terremoto le redini operative dell'Istituto saranno affidate a un nuovo direttore generale, Massimo Ghilardi. Una nomina in nome del merito e della trasparenza invocati a grandi lettere anche sul sito Internet dell'Ente? A leggere il curriculum sorgono dei dubbi: Ghilardi, 45 anni, è carabiniere di leva, laureato in Scienze motorie alla Cattolica di Brescia e anche in Sociologia politica a Urbino, iscritto all'Albo dei promotori finanziari e consigliere comunale del Pdl a Chiari, piccolo comune lombardo. Nella sua biografia vanta però l'appartenenza al "clan dei bresciani" voluti a Roma dall'ex ministro dell'Istruzione, Mariastella Gelmini. È stata lei, infatti, a nominare, con chiamata diretta, Ghilardi a capo della direzione generale della Ricerca del Miur (stipendio base 106.628 euro) per "comprovate e qualificate esperienze professionali". Quali? Difficile dirlo. Di sicuro il nuovo direttore generale dell'Ingv ci sa fare con i conti: ha ricoperto lui l'incarico di tesoriere della corrente-Fondazione pidiellina "Liberamente" (...) L'Anpri (associazione nazionale professionale per la ricerca) ha annunciato in un comunicato la nomina di Ghilardi: "L'attuale dirigente ministeriale al Miur, ivi chiamato dalla sua conterranea Mariastella Gelmini, sarà il prossimo Direttore generale dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia. Il Cda, pur non all'unanimità, ha evidentemente trovato interessante tale curriculum forse perché porterà all'Ente nuove competenze finora mancanti", hanno scritto ironicamente i ricercatori. Anche se il Consiglio di amministrazione non vota questo tipo di nomine, come spiega al Fatto il presidente dell'ente, Stefano Gresta, assumendosi la responsabilità della scelta: "Il direttore generale viene designato dal presidente, domani (oggi, ndr) troverete il verbale della riunione su Internet". Ghilardi andrà a sostituire Tullio Pepe, all'Ingv dal 1980 (quando era ancora Ing), dove arrivò come responsabile dell'ufficio Contabilità. Le voci di corridoio parlano di una "promozione-rimozione", ovvero il ministro "tecnico" Francesco Profumo avrebbe preferito la soluzione Ingv per Ghilardi purché non restasse direttore generale al Miur. Quella nomina era stata anche oggetto di un'interrogazione parlamentare del vicepresidente dei deputati Pd, Alessandro Maran, che un anno fa chiese spiegazioni sulle reali competenze professionali di Massimo Ghilardi che, tra le altre cose, è anche responsabile dell'ufficio di vigilanza e finanziamento degli enti di ricerca del ministero e gestisce un portafoglio da 915 milioni di euro. Dal Miur targato Gelmini mai nessuna risposta. Anzi. Pochi mesi fa Ghilardi veniva dato in corsa per la direzione generale del Cnr, e lui, nonostante le critiche, non disdegnava: "Il presidente deve essere uno scienziato - spiegava allora Ghilardi - ma questo presupposto non vale per il direttore che invece deve avere capacità manageriali, quali io reputo di avere". In realtà il ruolo manageriale è quello in mano a un direttore amministrativo. Il direttore generale dovrebbe garantire l'operatività dell'ente a tutti i livelli. Nel Cda dell'Ingv è rientrato anche Domenico Giardini, l'ex presidente, professore al Politecnico di Zurigo, che aveva lasciato l'incarico dopo 5 mesi dichiarando pubblicamente che l'indennità di 115 mila euro era bassa e che "in Italia si guadagna troppo poco»;
considerato che:
Elena Dusi, su "la Repubblica" del 16 giugno 2012, in un articolo dal titolo: "Ingv, polemica per il direttore, è laureato in scienze motorie", racconta la rivolta dei ricercatori su un "nominato" che non sa nulla di terremoti. A meno che non si confondano le scienze motorie per quelle sussultorie;
nell'articolo appena citato si legge: «Non bastava il terremoto in Emilia Romagna. A scuotere l'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv) arriva ora la nomina del nuovo direttore generale. Massimo Ghilardi, 49 anni, è infatti laureato in Scienze motorie e Sociologia. E sulla sua designazione ai vertici gestionali dell'ente incaricato della prevenzione sismica nel nostro tremolante paese il primo a scatenarsi è stato Twitter. "In caso di terremoto il prof di ginnastica saprà correre veloce" o "Che c'è di male. Porterà nuove competenze». Non ha resistito alla tentazione dell'ironia lo storico ex presidente dell'Ingv, Enzo Boschi: «Mens sana in corpore sano. Ai ricercatori farà bene alzarsi ogni tanto dal computer e fare di corsa il giro dell'istituto". Trafitta pesantemente da Twitter per la gaffe del tunnel dei neutrini era stata d'altra parte anche la madrina politica di Ghilardi, l'ex ministro dell'Università e della Ricerca Mariastella Gelmini, che nel 2009 lo strappò dal suo lavoro di promotore finanziario presso la Banca San Paolo di Brescia per regalargli un'investitura da dirigente del Ministero. Ironia a parte, ha ragione Stefano Gresta, che dell'Ingv è presidente, a far notare che il ruolo di direttore generale non richiede competenze sismologiche bensì gestionali. Il problema è che la stessa designazione di Gresta, a fine marzo, provocò scossoni nell'Istituto. Fra i ricercatori dell'ente non passò infatti inosservata quella frase nel decreto di nomina firmato dal ministro dell'Università e della Ricerca Francesco Profumo che citava una "carriera universitaria a medio livello". Formula ovattata e in burocratese. Ma che non lascia certo trasparire stima, e che provocò parecchio malumore fra i ricercatori oltre a un'interrogazione parlamentare. Ma i guai dell'ente non finiscono qui. La stessa nomina di Gresta infatti può essere considerata una scossa di assestamento del sisma più grande che stava flagellando l'Ingv dall'agosto del 2011. All'epoca il ministro Gelmini scelse come presidente dell'Istituto Domenico Giardini. Ma il sismologo dell'università di Zurigo restò a lungo perplesso sulla congruità dei 115mila euro di indennità. E nella speranza di ottenere nel frattempo anche una cattedra alla Sapienza di Roma diede vita a un tira e molla di dimissioni durato fino alla fine di marzo, lasciando l'Ingv senza guida per 7 mesi. Sfumata (per il momento) la cattedra, Giardini ha nel frattempo ottenuto una poltrona nel Cda dell'Istituto di geofisica e un posto da coordinatore del settore rischio sismico della Protezione Civile. Lo stesso che una settimana fa azzardò la previsione di nuovi forti scosse tra Finale Emilia e Ferrara. Se consideriamo che anche Ghilardi passerà dai 106mila euro percepiti al Ministero (fonte: il suo curriculum vitae) ai 149mila dell'Ingv (fonte: Corte dei Conti), potrà sembrare che tutti, in questa storia, siano felici e contenti. Resta solo da capire come mai le mappe di pericolosità sismica elaborate dall'Ingv classificassero l'Emilia Romagna come "medio- bassa" e indicassero, in caso di sisma, uno scuotimento massimo pari a 0,15 volte la forza di gravità. Mentre il terremoto ha raggiunto un'accelerazione esattamente doppia»,
si chiede di sapere:
se risponda al vero che il ministro Profumo abbia nominato Ghilardi, 45 anni, carabiniere di leva, laureato in Scienze motorie alla Cattolica di Brescia e anche in Sociologia politica a Urbino, iscritto all'Albo dei promotori finanziari e consigliere comunale del Pdl a Chiari, piccolo comune lombardo, senza preparazione specifica in materia di terremoti, ma che vanta l'appartenenza al "clan dei bresciani" voluti a Roma dal Ministro dell'istruzione pro tempore, Mariastella Gelmini, che nominò con chiamata diretta, Ghilardi a capo della direzione generale della Ricerca del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca;
se tale nomina non risponda a criteri spartitori che il Governo "tecnico" aveva affermato di voler combattere, anche per i danni causati spesso dagli incapaci designati in incarichi di grande responsabilità e che possono rappresentare un pericolo per loro stessi e per i cittadini;
quali misure urgenti il Governo intenda attivare, sia per rimuovere con effetto immediato Ghilardi da un incarico ricoperto senza i requisiti necessari, a detta dei ricercatori, che per restituire efficienza ed efficacia ad un Istituto delicato e centrale nella classificazione dei rischi e nel sistema di allerta;
se risponda al vero che le mappe di pericolosità sismica elaborate dall'Ingv classificassero l'Emilia Romagna come "medio- bassa" e indicassero, in caso di sisma, uno scuotimento massimo pari a 0,15 volte la forza di gravità, mentre, al contrario, il terremoto ha raggiunto un'accelerazione esattamente doppia.
(2-00489)
GIOVANARDI, BERSELLI, BETTAMIO, PALMIZIO - Ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e dello sviluppo economico - Premesso che:
la professoressa Daniela Fontana, docente di Geologia dell'Università degli studi di Modena e Reggio Emilia, in una nota dell'8 giugno 2012 intitolata "Terremoto: informazione disinformazione" ha scritto, in relazione al recente terremoto che ha colpito l'Emilia e la Lombardia che nessuna attività dell'uomo (sondaggi, perforazioni, prelievi di idrocarburi, prelievi di acqua, eccetera) può creare o indurre terremoti di intensità pari a quelli avvenuti. La profondità degli ipocentri dei terremoti registrati è generalmente superiore a 5-6 chilometri, spesso oltre i 10 chilometri, e l'energia in gioco è tale da escludere qualunque possibile legame con attività umane. Nella nota si asserisce altresì che nella nostra pianura terremoti di intensità simile si sono verificati anche in passato, anche quando le perforazioni per idrocarburi non esistevano; la professoressa Fontana asserisce poi che il solo modo per fare fronte a questi terribili eventi è fare in modo che le costruzioni e le infrastrutture siano costruite in modo idoneo e che ci sia una corretta conoscenza e classificazione sismica del territorio;
il professor Carlo Doglioni ,dell'Università "La Sapienza" di Roma nonché Presidente della Società geologica italiana, ha scritto l'8 giugno 2012 che gli epicentri vicino a Finale Emilia rappresentano la prosecuzione meridionale dell'immersione delle faglie della struttura F, dove si trovano però a profondità maggiore (10 chilometri e più), troppo in basso per essere influenzati dall'attività estrattiva confinata solo nei primi 3 chilometri;
la Regione Emilia-Romagna viceversa, nella "Nota Stoccaggio gas di Rivara", con la quale motiva il suo diniego all'intesa Stato-Regioni anche per la sola fase di accertamento della fattibilità, autorizzata dalla valutazione di impatto ambientale (VIA), sostiene che la sismicità indotta dalle operazioni di stoccaggio può raggiungere livelli catastrofici, scatenando terremoti a livello crostale. Nella nota si sostiene infatti che le variazioni di pressione di poro (estrazione ed iniezione del gas) possono rendere meccanicamente instabili le rocce crostali;
se fosse vera l'ipotesi della Regione, peraltro categoricamente smentita dai più autorevoli scienziati di tutto il mondo, i siti di stoccaggio dei gas in Emilia attualmente in funzione (Minerbio, Cortemaggiore, San Potito-Cotignola e Sabbioncello) ed il pompaggio di petrolio dovrebbero essere immediatamente fermati, non solo in Emilia, ma ovunque in Italia dove zone sismiche convivono con depositi di stoccaggio di gas,
si chiede di sapere se il Governo, sulla base del principio di precauzione, intenda bloccare immediatamente su tutto il territorio nazionale i siti di stoccaggio dei gas oppure rassicurare i cittadini che quanto sostenuto dalla Regione Emilia-Romagna è privo di ogni fondamento scientifico.
(2-00490)
Interrogazioni
VIMERCATI, DONAGGIO, FILIPPI Marco, MAGISTRELLI, MORRI, PAPANIA, RANUCCI, SIRCANA - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che:
in data 11 giugno 2012 l'amministratore delegato di Ferrovie dello Stato (FS) Mauro Moretti ha dichiarato l'indisponibilità del gruppo a garantire il servizio regionale a partire dal 2013, qualora non arrivino ulteriori finanziamenti pubblici;
ha dichiarato inoltre di non temere eventuali denunce, pur essendo a conoscenza delle possibili sanzioni penali di una condotta di questo genere;
lo stesso Moretti ha richiesto, in alternativa ai contributi, la possibilità di aumentare le tariffe ferroviarie;
considerato che:
i contratti in essere già stipulati dalle FS con le amministrazioni regionali per la fornitura del sevizio di trasporto pubblico locale devono essere rispettati fino alla loro naturale conclusione;
l'aumento delle tariffe è stato concesso alla società FS, in carica dal 2006, già quattro volte;
l'art. 5, comma 7, del decreto-legge 29 dicembre 2009, n. 194, recante "Proroga di termini previsti da disposizioni legislative", esclude nuovi aumenti tariffari per le ferrovie;
considerato inoltre che:
come conseguenza della crisi economica internazionale e dell'incremento del prezzo dei carburanti, parte del traffico privato su gomma si è spostato e continua a spostarsi sul trasporto pubblico ferroviario locale;
tale fenomeno è stato rilevato anche dai dati Federtrasporto, che indicano un incremento della domanda di trasporto ferroviario regionale in termini di viaggiatori per chilometri (Vkm) di oltre il 2 per cento nei primi 6 mesi del 2011;
a fronte di tale incremento, la stessa Federtrasporto ha rilevato una diminuzione dell'offerta di servizi ferroviari regionali da parte di Trenitalia, che risulta in calo dell'1,8 per cento rispetto al 2010;
rilevato che:
gli investimenti di Ferrovie dello Stato nel miglioramento dei trasporti regionali e locali, calcolato sul costo a vita intera dei singoli progetti di investimento, ammontano a circa 2,7 miliardi di euro, a fronte dei 2,4 miliardi per l'alta velocità per i treni "Frecciarossa", "Frecciargento" e "Freccia bianca" (dati FSI), con un evidente squilibrio in termini proporzionali, considerando che il mercato ferroviario passeggeri in Italia è costituito per il 75 per cento da trasporto pubblico locale regionale (dati Legambiente 2010);
la stessa indagine congiunturale di Federtrasporto mostra come, a fronte di un costante incremento dei passeggeri, passati dai 720 milioni di unità del 2004 agli 800 milioni del 2009, vi sia una generale tendenza verso l'utilizzo delle tratte a media-breve percorrenza, indicata dalla continua riduzione del percorso medio dei passeggeri, passato da 67,7 chilometri del 2004 a 60,2 chilometri del 2009;
i ricavi complessivi di Ferrovie dello Stato nel 2011 si sono attestati a 8,3 miliardi di euro, in crescita rispetto agli 8 miliardi del 2010;
in particolare, gli utili di FSI risultano in crescita del 121 per cento rispetto al 2010 e sono giunti a fine 2011 a quota 285 milioni, in gran parte dovuti alle performance registrate dall'alta velocità,
si chiede di sapere:
se corrispondano al vero le dichiarazioni dell'amministratore delegato Moretti circa l'insufficienza dei fondi per finanziare il sistema dei trasporti regionali ferroviari;
quali provvedimenti intenda adottare il Ministro in indirizzo per evitare un'eventuale paralisi del sistema del trasporto ferroviario regionale, anche in considerazione dei cospicui profitti generati dal gruppo FS sulle linee ad alta velocità.
(3-02934)
MARCENARO - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro degli affari esteri - Considerato che:
in numerose zone del Messico, le organizzazioni criminali che gestiscono il traffico di stupefacenti e quello di esseri umani controllano il territorio e operano di fatto come un anti-Stato. In particolare, nella zona di Oaxaca, esiste, secondo numerose organizzazioni internazionali indipendenti, tra cui l'associazione "Libera international", un cartello che opera in collusione e in contatto anche con le mafie italiane;
in Messico, decine di migliaia di migranti irregolari, principalmente centroamericani in viaggio verso gli Usa, sono a rischio di rapimento, stupro, reclutamento forzato o uccisione da parte di quelle bande criminali, che spesso agiscono in collusione con pubblici ufficiali;
a febbraio 2011, la Commissione nazionale dei diritti umani del Messico (Comisión nacional de derechos humanos, Cndh) ha riportato che nell'arco di sei mesi erano stati rapiti 11.000 migranti;
un rapporto 2012 di Amnesty international segnala che centinaia di cadaveri, alcuni dei quali identificati come migranti rapiti, sono stati scoperti in fosse comuni; i difensori dei diritti dei migranti sono al centro di attacchi senza precedenti, specie tra coloro che operano per la rete di protezione degli aiuti umanitari ai migranti;
il Governo del Messico, secondo molte organizzazioni che tutelano i diritti fondamentali, non avrebbe adottato misure efficaci per impedire le diffuse violazioni dei diritti umani commesse dai militari e dalla polizia, tra cui sparizioni forzate, esecuzioni extragiudiziali, tortura e arresti arbitrari, omettendo, inoltre, di fornire risposte concrete alle richieste di informazioni sulle indagini relative a questi casi;
le misure approntate dalle autorità federali e statali per prevenire e punire gli abusi e per assicurare l'accesso alla giustizia sono inadeguate e, malgrado gli interventi per individuare i funzionari corrotti, vengono segnalati numerosi casi di maltrattamenti da parte delle autorità dell'immigrazione, spesso in accordo con le bande criminali;
la Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani del Senato il 5 giugno 2012, in un incontro informale, ha ascoltato padre Alejandro Solalinde Guerra, coordinatore del Centro pastorale cattolico di cura per i migranti nel sud ovest del Messico (Pastoral de movilidad humana Pacífico sur) e direttore del rifugio per migranti "Fratelli nel cammino" nella municipalità di Ixtepec, Stato di Oaxaca: la struttura offre aiuto umanitario e legale ai migranti che attraversano il territorio messicano;
padre Solalinde ha illustrato la drammatica situazione del Messico e dei migranti, delle torture, delle sparizioni, delle violenza, dei sequestri. Ha ricordato come molti migranti vengano rapiti con la complicità delle autorità locali e ha spiegato che spesso il riscatto viene chiesto alle famiglie che vivono negli Stati Uniti;
a causa del suo lavoro, del suo impegno per la giustizia e delle sue costanti denunce verso chi sequestra, sfrutta, maltratta, violenta i migranti, padre Solalinde ha subito numerosi attacchi e molte minacce e per questo, il 23 aprile 2010, la Commissione interamericana dei diritti umani ha fornito misure di sicurezza a padre Solalinde e ai suoi colleghi (MC250-09), esigendo che lo Stato messicano garantisca la sua sicurezza e incolumità;
nonostante la protezione, due episodi molto gravi si sono avuti comunque il 31 marzo e il 15 aprile 2012, documentate dall'azione urgente di Amnesty international (UA: 108/12 Index: AMR 41/024/2012 Mexico date: 18 april 2012);
in seguito a queste gravi minacce, padre Solalinde è stato "invitato" dalle autorità statali a lasciare il Messico "temporaneamente";
padre Solalinde è fermamente deciso a riprendere il suo lavoro a Ciudad de Ixtepec il prossimo 3 luglio,
si chiede di conoscere:
se esistano forme di cooperazione e di collaborazione tra Italia e Messico per combattere efficacemente le organizzazioni criminali che controllano il traffico di stupefacenti e di esseri umani;
se il Governo non ritenga che su questo problema, come su quello della tutela e della protezione dei difensori dei diritti umani, sia utile sollecitare un confronto nella comunità internazionale a partire dallo stesso vertice G20 previsto in Messico il 18 e 19 giugno 2012.
(3-02935)
BOLDRINI - Ai Ministri dell'economia e delle finanze e del lavoro e delle politiche sociali - Premesso che:
il decreto del 18 gennaio 2012, adottato dal Ministero dell'economia e delle finanze, di concerto con il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 18 del 23 gennaio 2012, ha fissato nella misura del 2,6 per cento l'aumento di perequazione automatica da attribuire alle pensioni, in via previsionale, per l'anno 2012;
la Direzione centrale delle prestazioni dell'Inps, con circolare del 2 febbraio 2012, n.10, ha indicato gli importi previsionali e i limiti di reddito relativi alle provvidenze economiche a favore degli invalidi civili, dei ciechi civili e dei sordipreiguali per l'anno 2012;
in passato tutte le prestazioni previdenziali e assistenziali sono state incrementate nella stessa misura, mentre la circolare n. 10 del 2012 ha disciplinato in maniera difforme gli aumenti;
dalla suddetta circolae si evince infatti che gli aumenti sono stati applicati nella misura prevista per le pensioni minime e di invalidità civile, mentre le indennità di accompagno sono state aumentate solo dell'1,15 per cento (da 487,39 euro a 492,97),
si chiede di sapere:
in base a quali criteri e disposizioni normative l'INPS non abbia applicato l'aumento previsto del 2,6 per cento alle indennità di accompagnamento, determinando un'ingiustificata disparità nell'adeguamento delle diverse prestazioni previdenziali e assistenziali;
se e come il Governo intenda intervenire per superare tale difformità.
(3-02936)
ARMATO, MERCATALI, PASSONI, MARITATI, CARLONI, CHIAROMONTE, DE LUCA Vincenzo, INCOSTANTE, CHIURAZZI, MAZZUCONI, DONAGGIO, RUSSO, ASTORE, GRANAIOLA, RIZZOTTI, GARAVAGLIA Mariapia, MAGISTRELLI, AMATI, VITA, DE SENA, PINOTTI, MUSSO - Ai Ministri per gli affari europei e per gli affari regionali, il turismo e lo sport - Premesso che:
il settore turistico balneare è un settore in cui sono impegnate oltre 30.000 imprese che, con un indotto di 300.000 addetti, costituiscono un asse portante dell'apparato produttivo italiano e un settore strategico per il turismo;
dal 2008, la Commissione europea ha avviato una procedura d'infrazione, la procedura n. 2008/4908 (per il mancato rispetto della direttiva Bolkestein, direttiva 2006/123/CE), nei confronti dell'Italia ai sensi dell'articolo 258 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea, a causa delle criticità sollevate in relazione al meccanismo del rinnovo automatico delle stesse e alla preferenza accordata al concessionario uscente;
tale procedura d'infrazione è stata archiviata con l'approvazione della legge comunitaria 2010 (legge n. 217 del 2011) e in particolare con la previsione di cui all'art. 11. Tale norma infatti, oltre a dettare disposizioni necessarie a sanare la procedura di infrazione sulle concessioni demaniali marittime, prevede una delega al Governo per l'adozione, entro 15 mesi dalla data di entrata in vigore di un decreto legislativo di riordino della materia;
il 23 febbraio a Roma si è tenuto un incontro tra gli operatori del settore e i Ministri in indirizzo, per l'esclusione delle imprese balneari dalla normativa comunitaria che vincola il rinnovo dei titoli concessori alle procedure di evidenza pubblica;
il 15 marzo 2012 le 4 associazioni maggiormente rappresentative del settore, Fiba, Assobalneari, Coordinamento e SIB, hanno inviato un telegramma ai Ministri in indirizzo, con il quale, sottolineando la fiducia per gli obiettivi decisi insieme nell'incontro del 23 febbraio, chiedevano di conoscere gli esiti dell'incontro del ministro Moavero con l'Unione europea in ordine alla regolamentazione delle concessioni turistico-ricreative. Inoltre, con la stessa missiva, si chiedeva un tavolo tecnico tra Stato, Regioni e organizzazioni per definire una legge quadro di regolamentazione del settore;
il 30 marzo, il ministro Gnudi, evidenziando come sarebbe stata difficile una deroga alla direttiva Bolkestein, ha dichiarato, come si legge ad esempio in un articolo de "Il Secolo XIX" dello stesso giorno: ''Che l'Unione europea abbia chiuso la procedura di infrazione relativa alle concessioni balneari è un fatto positivo. Adesso occorre non spargere terrore ma tenere conto che il turismo balneare è uno dei grandi asset del nostro Paese e che dobbiamo lavorare insieme agli operatori del settore per trovare soluzioni in linea con gli impegni che abbiamo preso con Bruxelles'';
di recente diversi Consigli regionali hanno approvato un ordine del giorno di contenuto analogo a salvaguardia del settore perché si possano considerare condizioni differenti rispetto a quelle previste dalla stessa direttiva Servizi. In particolare si è evidenziata la necessità di un'azione comune Stato-Regioni per ottenere una deroga in sede europea della stessa direttiva. Inoltre, con gli ordini del giorno si esorta il Governo all'emanazione di una legge quadro nazionale che contenga misure che regolamentino in maniera chiara e definitiva il settore;
il 4 aprile 2012 una delegazione di parlamentari del PD (composta in particolare dai senatori Teresa Armato, Manuela Granaiola, Giovanni Legnini, Vidmer Mercatali e Salvatore Tomaselli) hanno incontrato i Ministri in indirizzo per affrontare e risolvere alcuni nodi della questione delle concessioni balneari, avanzando una duplice richiesta. In primo luogo è stata sottolineata la necessità di un confronto con la Unione europea, per chiedere una modulazione diversa dell'attuazione della direttiva comunitaria nell'ambito del settore turistico balneare, riconosciuto dallo stesso Parlamento europeo come una specificità del nostro Paese;
la seconda istanza avanzata attiene all'elaborazione, in tempi stretti, di un disegno di legge delega nel quale recepire i contenuti delle mozioni e degli ordini del giorno approvati all'unanimità, sia al Senato che alla Camera, diretti a tutelare gli investimenti e l'equa remunerazione del capitale investito, individuando, altresì, i criteri per l'equo indennizzo dei concessionari uscenti, anche in considerazione del valore venale dell'azienda e dell'avviamento commerciale,
si chiede di sapere:
se il Governo non ritenga opportuno convocare al più presto un tavolo con la partecipazione delle organizzazioni maggiormente rappresentative a livello nazionale, le Regioni e le istituzioni per affrontare l'emergenza legata alle concessioni demaniali marittime;
se non ritenga di dover avviare un confronto, anche con il coinvolgimento delle Regioni, con l'Unione europea per chiedere una diversa applicazione della "direttiva Servizi" nell'ambito del settore turistico balneare;
se non ritenga di dover predisporre in tempi rapidi un disegno di legge quadro nazionale in grado di regolamentare in modo organico, chiaro e definitivo la materia delle concessioni demaniali marittime, di tutelare gli investimenti, individuando, altresì, i criteri per l'equo indennizzo dei concessionari uscenti, anche in considerazione del valore venale dell'azienda e dell'avviamento commerciale della stessa.
(3-02940)
ZANDA, AGOSTINI, FILIPPI Marco - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri dell'economia e delle finanze, dello sviluppo economico e delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che:
il Gruppo Telecom Italia SpA rappresenta una delle più importanti realtà imprenditoriali del Paese. Compreso l'indotto dà lavoro ad oltre 100.000 persone. Gestore nazionale nel settore delle telecomunicazioni, opera con infrastrutture e piattaforme tecnologiche su cui voce e dati si trasformano in servizi di telecomunicazioni avanzati per la clientela, soluzioni ICT e media;
nel mercato domestico, il Gruppo Telecom gestisce oltre 31,3 milioni linee TIM, 9,1 milioni accessi broadband, di cui 1,9 i clienti wholesale, 15 milioni di collegamenti retail alla rete fissa, di cui 7,2 milioni sulla banda larga, 4,1 milioni linee fisse e 1,5 milioni accessi broadband;
nonostante la difficile congiuntura, nel primo trimestre del 2012 il fatturato consolidato del Gruppo Telecom è aumentato del 4,5 per cento rispetto al primo trimestre del 2011, raggiungendo i 7,4 miliardi di euro, mentre l'EBITDA, pari a 3,0 miliardi di euro, risulta in crescita dell'1,2 per cento (un incremento dello 0,5 per cento in termini organici). Il risultato operativo (EBIT) si attesta a 1,6 miliardi di euro, in crescita del 7,6 per cento rispetto al primo trimestre del 2011 (incremento del 5,7 per cento in termini organici) e il risultato netto della Capogruppo, pari a 606 milioni di euro, risulta in aumento del 10,4 per cento;
nel primo trimestre 2012 l'indebitamento finanziario netto è di 30,3 miliardi di euro, in diminuzione di 310 milioni di euro rispetto al 31 marzo 2011 e di 102 milioni di euro rispetto al 31 dicembre 2011;
gli investimenti industriali del gruppo Telecom, nel primo trimestre del 2012, ammontano a circa 954 milioni di euro, di cui una quota consistente nel mercato domestico per lo sviluppo delle telecomunicazioni fisse e mobili e, in particolare, dei servizi di accesso a banda larga;
il Gruppo Telecom Italia ha programmato investimenti sulla rete infrastrutturale e, con un progetto da 2 miliardi di euro complessivi, un quarto dei quali nei prossimi due anni, si sta impegnando a fornire connessioni in rete a 100 Megabit al 70 per cento delle case dislocate in 99 città. L'obiettivo perseguito mira ad arrivare nel 2020, in armonia con le direttive dell'Agenda digitale Europea, alla copertura della banda larga in 215 città italiane con tempi brevi mediante la soluzione tecnologica FTTC (fiber to the cabinet);
tali operazioni dovrebbero contribuire, con costi relativamente contenuti per la clientela, alla riduzione del divario tecnologico fra diverse aree territoriali del Paese, fattore strategico di crescita per il Paese;
considerato che:
la Cassa depositi e prestiti è un'istituzione finanziaria di importanza strategica per il Paese, controllata dal Ministero dell'economia e delle finanze (70 per cento) e da fondazioni bancarie (30 per cento). Nata per finanziare gli enti locali, oggi svolge un ruolo chiave anche nel finanziamento degli investimenti pubblici in Italia, in particolare per lo sviluppo di infrastrutture per i servizi pubblici a carattere locale;
la Cassa depositi e prestiti dispone di ingenti risorse finanziarie, provenienti per il 90 per cento dai clienti che sottoscrivono un libretto o un buono fruttifero postale, e chiude con regolarità i bilanci in attivo per miliardi di utili. La Cassa depositi e prestiti vanta partecipazioni azionarie in numerose società, anche quotate in Borsa;
la Cassa depositi e prestiti rappresenta uno dei pochi attori sullo scenario nazionale in grado di sostenere e finanziare grandi investimenti infrastrutturali e in settori strategici dell'economia;
la Cassa depositi e prestiti, inoltre, partecipa a F2i Sgr (Fondi italiani per le infrastrutture), che investe principalmente in progetti nei settori delle infrastrutture di trasporto, delle reti di trasporto e distribuzione di elettricità, gas e acqua, delle reti di telecomunicazione e media, degli impianti di produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili e tradizionali, della sanità, dei servizi pubblici locali e nelle infrastrutture sociali;
il Fondo italiano per le infrastrutture di F2i Sgr ha acquistato per 436 milioni di euro, in consorzio con Banca Intesa Sanpaolo, Metroweb, la società creata dal Comune di Milano (città che gestisce una delle maggiori reti a fibra ottica d'Europa);
la Cassa depositi e prestiti partecipa, inoltre, come azionista di riferimento, al Fondo strategico italiano SpA (FSI), istituito con il decreto ministeriale 8 maggio 2011. FSI è una holding di partecipazioni e può investire nei settori della difesa, sicurezza, infrastrutture, trasporti, comunicazioni, energia;
rilevato che:
la società Metroweb ha realizzato una rete in fibra ottica nell'area metropolitana di Milano e dei Comuni confinanti. Il personale dipendente della società è di 34 unità (dati 2010). Metroweb ha un fatturato di circa 51 milioni di euro e un utile netto di circa 12,5 milioni di euro generato da un ristretto numero di clienti;
da una recente nota stampa congiunta F2i e Metroweb, del 30 maggio 2012, si è appreso che F2i e FSI si accingono a lanciare un rilevante Progetto di sviluppo della rete a banda ultra larga, in trenta delle principali città italiane, gran parte delle quali dislocate nel Nord del Paese, avvalendosi delle competenze di Metroweb SpA. Si tratta di un'iniziativa condivisa da parte della Cassa Depositi e Prestiti tramite il FSI, volta a dotare un numero ristretto di città, gran parte delle quali nel Nord del Paese, di un'infrastruttura avanzata di rete di accesso in fibra ottica (NGN);
il Progetto è basato sul cablaggio in fibra ottica della rete di accesso dalle cabine gestite da Telecom fino alle sedi d'utente (case e uffici) nella cosiddetta configurazione FTTH (Fiber-To-The-Home), tecnologia in grado di garantire velocità di trasmissione anche maggiori di 100 Mbit/s, ed in prospettiva, alle velocità dei Gbit/s in funzione dell'evoluzione delle tecnologie e dei servizi a banda ultra larga fornibili dagli operatori;
questa soluzione appare essere in contrasto con l'orientamento della maggioranza dei Paesi che, in un periodo di risorse economiche scarse, preferiscono soluzioni che consentano di passare gradualmente verso l'offerta di un servizio a banda ultralarga crescente gradualmente nel tempo;
la maggior parte dei Paesi europei è orientata verso l'adozione della soluzione FTTCab proposta da Telecom Italia: Germania, Gran Bretagna, Irlanda, Belgio, Austria, Svizzera. Allo stesso tempo alcuni Paesi, in particolare Olanda e Francia, sono orientati ad adottare dal 2013 la soluzione FTTCab, visto il costo di quella FTTH e i ritorni in termini di acquisizione dell'utenza;
la soluzione FTTCab, in accordo con gli obiettivi posti dalla Unione europea (UE) sopra ricordati, consente con investimenti assai più ridotti (più di un quinto) e in tempi notevolmente inferiori di dare un servizio immediato di 50 Mbit/s ed entro un paio di anni di oltre 100 Mbit/s;
occorre utilizzare al meglio, come già più volte rimarcato dalla UE le infrastrutture esistenti nel sottosuolo, che costituiscono un patrimonio del Paese da non dissipare - fino ai cabinet e che permettono, oltre alle evidenti economie, anche o soprattutto di limitare sensibilmente l'impatto ambientale causato da nuovi scavi nel tessuto stradale esistente. Una duplicazione delle infrastrutture sembrerebbe essere quindi antieconomica, dannosa e quindi da evitare;
secondo il comunicato stampa, il Progetto F2i (Metroweb)-FSI sarebbe strutturato in tutte le sue fasi in modo da utilizzare tutte le sinergie possibili, con infrastrutture già disponibili, evitando ogni inutile duplicazione di investimenti ed assicurandone la complementarietà con altre iniziative (in primis, naturalmente, quella di Telecom Italia). A tale scopo sarà attivata, in ogni fase, ogni opportuna e necessaria azione di coordinamento e di collaborazione coerente con l'obiettivo di una rete "neutra", che si rivolga all'intero sistema degli operatori di TLC, i quali manterranno il compito di fornire il servizio ai clienti finali;
il progetto F2i-Metroweb, finanziato dalla Cassa depositi e prestiti, qualora attuato, si sovrapporrebbe al piano già avviato da Telecom Italia in trenta delle più importanti città del Paese. Tale progetto, oltre a prefigurare una concorrenza tra un operatore finanziato con risorse pubbliche e un operatore privato, è in evidente contrasto con le linee guida dell'Agenda digitale europea, che dà indicazioni di realizzare una rete ultraboardband su tutto il territorio nazionale, con la seguente tempistica: entro il 2013 dare al 100 per cento della popolazione e alle imprese una connessione a 2Mbit/s; entro il 2020 dare al 50 per cento del Paese 100Mb/s e al rimanente 50 per cento almeno una velocità pari a 30 Mbit/s;
gli obiettivi fissati dall'Agenda digitale europea possono essere raggiunti a una condizione: di promuovere una sinergia tra i nuovi investimenti pubblici e privati e quelli già da tempo programmati e in via di realizzazione;
in recenti dichiarazioni stampa, il Vicepresidente della Commissione europea Neelie Kroes, responsabile dell'Agenda digitale europea, ha ribadito con saggezza l'orientamento contrario della Commissione europea alla duplicazione dei progetti e degli investimenti infrastrutturali sulle medesime aree territoriali;
preso atto che:
in numerosi articoli di stampa apparsi nel corso degli ultimi giorni, sono state riportate alcune anticipazioni riguardo alla decisione del FSI della Cassa depositi e prestiti, di investire consistentemente nel capitale della società-veicolo che controlla Metroweb;
queste anticipazioni sono state confermate dalla decisione del Consiglio di amministrazione di FSI con la quale è stata approvata, il 28 maggio 2012, l'acquisizione, attraverso un aumento di capitale, del 46,2 per cento di "Reti TLC", la holding controllata da F2i, a cui fa capo il 61,4 per cento di Metroweb;
lo scopo dell'investimento sarebbe quello di finanziare Metroweb e sostenere il Progetto di sviluppo della rete a banda ultra larga, in 30 delle principali città italiane, portando la fibra a 100 megabit fino alle abitazioni entro il 2020 per un esborso di 4,5 miliardi di euro. Progetto, come si precisa in un articolo pubblicato sul "Corriere della Sera" del 26 maggio 2012, già illustrato alla Camera dei deputati il 14 maggio 2012 dall'amministratore delegato di F2i e in qualche misura preannunciato il giorno prima dall'audizione del presidente della Cassa depositi e prestiti;
l'amministratore delegato della Swisscom ha recentemente dichiarato, nonostante l'investimento della società controllata Fastweb nel progetto Metroweb, che il Piano con il maggior potenziale per cablare l'Italia con una nuova rete ultraboardband è quello predisposto da Telecom Italia;
osservato che:
la rete infrastrutturale fissa delle telecomunicazioni è un asset strategico per il Paese;
nei mesi scorsi, la Cassa depositi e prestiti aveva avviato un dialogo con il Gruppo Telecom Italia per la creazione di un operatore per l'acceso all'ingrosso alla rete fissa delle telecomunicazioni, sull'esempio di quanto già avvenuto in altri settori strategici come quello dell'energia e del gas. Situazione che sembra ora riproporsi in tutta la sua validità a seguito degli eventi degli ultimi giorni;
la concorrenza fra le società operanti nel settore delle telecomunicazioni è un obiettivo prioritario della politica economica del Paese, ma deve svolgersi in un contesto di leale competizione fra le imprese operanti in un mercato ormai maturo, possibilmente senza interventi pubblici se non per la parte relativa alla regolazione,
si chiede di conoscere:
quali siano le valutazioni del Governo sui fatti riportati in premessa e quali siano gli indirizzi di politica industriale del Governo in materia di diffusione dei servizi a banda ultra larga e di diminuzione del pesante divario esistente;
quali interventi il Governo intenda adottare per garantire che la leale concorrenza nel settore delle telecomunicazioni determini uno sviluppo omogeneo delle telecomunicazioni in tutto il territorio nazionale e per rafforzare il tessuto competitivo e le potenzialità di sviluppo complessivo dell'industria nazionale delle telecomunicazioni al fine di ridurre il divario tecnologico esistente nelle diverse aree territoriali del Paese;
se non ritenga che, in conseguenza dell'iniziativa F2i-Metroweb e degli investimenti già in atto del Gruppo Telecom Italia, vi sia in prospettiva una forte concentrazione di investimenti soltanto in alcune parti del Paese, e in particolare nel Nord e nelle grandi città, con il rischio di ampliare, in contrasto con le linee guida dell'Agenda digitale europea, il divario digitale già esistente con altre aree territoriali ed urbane del Paese che rimarranno prive dei servizi ultrabroadband (a banda ultra larga);
se, al contrario, il Governo non ritenga opportuno, in coerenza con una lungimirante politica industriale nel settore delle telecomunicazioni, al fine di evitare un'inutile duplicazione degli investimenti infrastrutturali, che F2i-Metroweb e il Gruppo Telecom, con la partecipazione della Cassa depositi e prestiti, collaborino per la realizzazione delle infrastrutture programmate per lo sviluppo della rete a banda ultra larga sulle medesime aree urbane e territoriali;
se intenda favorire, entro tempi brevi, l'adozione di iniziative volte a promuovere la collaborazione nella realizzazione di una rete infrastrutturale fissa delle telecomunicazioni del Gruppo Telecom Italia SpA con la Cassa depositi e prestiti;
se l'operazione di finanziamento del Progetto di sviluppo della rete a banda ultra larga, in trenta delle principali città italiane di FSI-Metroweb sia compatibile con la necessità di favorire un effettivo miglioramento del divario digitale del Paese, in linea con le indicazioni dell'Agenda digitale europea;
se risulti essere stata valutata dalla Cassa depositi e prestiti la coerenza dell'iniziativa FSI-Metroweb con gli orientamenti della Commissione europea sugli aiuti di Stato che precludono l'intervento pubblico nelle cosiddette aree nere e aree grigie, ossia nelle aree in cui già si prevede la realizzazione di una o più infrastrutture nell'arco dei successivi tre anni;
se il Governo non ritenga opportuno, anche nell'ottica degli obiettivi dell'Agenda digitate europea, che l'intervento pubblico di Cassa depositi e prestiti-FSI venga indirizzato in via prioritaria verso l'eliminazione del digital divide, che ancora oggi interessa un'ampia parte del territorio nazionale, ovvero per la realizzazione delle reti ultrabroadband, prevalentemente nelle cosiddette aree bianche nelle quali non è previsto alcun intervento degli operatori privati nei prossimi anni.
(3-02941)
Interrogazioni orali con carattere d'urgenza ai sensi dell'articolo 151 del Regolamento
GRAMAZIO - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare - Premesso che:
il prefetto Goffredo Sottile, Commissario straordinario per l'emergenza rifiuti di Roma, ha recentemente dichiarato, anche in risposta alle molteplici proteste dei comitati spontanei sorti contro la discarica di Pian dell'Olmo, che il sito stesso non sarebbe idoneo allo scopo;
è stato riferito all'interrogante che nella zona compresa tra piana Perina e Pian dell'Olmo sarebbero stati realizzati dei manufatti per la raccolta di ecoballe;
considerato che:
in zona piana Perina fin dal 1980 furono interrati, in momenti successivi, circa 20.000 fusti contenti rifiuti tossici di vario genere;
per il deterioramento di alcuni dei fusti sono avvenuti degli sversamenti;
l'area stessa non è mai stata messa né in sicurezza, né sottoposta a bonifica,
si chiede di sapere:
se corrisponda a verità che nella zona compresa tra piana Perina e Pian dell'Olmo esistano dei manufatti per la raccolta di ecoballe;
quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda prendere per l'individuazione dei responsabili dell'interramento dei circa 20.000 fusti in località piana Perina nonché per l'avvio delle attività di censimento e bonifica di quella che potrebbe essere di una vera e propria "bomba" ecologica.
(3-02937)
GASPARRI - Al Ministro della giustizia - Premesso che:
con la legge 10 ottobre 1986, n. 663 (cosiddetta legge Gozzini), è stato introdotto nell'ordinamento penitenziario di cui alla legge 26 luglio 1975, n. 354, l'articolo 41-bis, volto a prevedere la sospensione in tutto o in parte dell'applicazione delle regole di trattamento previste dall'ordinamento medesimo;
il Tribunale di sorveglianza di Roma ha revocato il regime carcerario del 41-bis per il boss della mafia Antonino Troia, condannato all'ergastolo per la strage di Capaci in cui furono uccisi il giudice Giovanni Falcone, sua moglie e tre agenti della scorta;
come si apprende dalla lettura di numerosi quotidiani del 19 giugno 2012, secondo i giudici del Tribunale di sorveglianza che hanno revocato la misura detentiva speciale, il provvedimento di proroga del carcere duro sarebbe privo "di motivazione" perché si limita ad affermare che Troia aveva una posizione di vertice in Cosa nostra; quanto al profilo criminale, «Troia è stato giudizialmente riconosciuto capo della famiglia mafiosa di Capaci e in quanto tale responsabile della strage del 23 maggio 1992 e della commissione di altri quattro omicidi consumati a Capaci nel 1991. È quindi delineato un ruolo sicuramente di rilievo accertato sino al 1992»;
negli stralci della decisione ampiamente riportati dalla stampa, si legge ancora: «La perdurante operatività della famiglia mafiosa [altro requisito cui la legge subordina la proroga del 41-bis] non risulta invece comprovata. Nessuna delle vicende riportate nel decreto ministeriale appare riconducibile alla famiglia di Capaci e ancor meno alla persona di Troia. E non emerge alcun indizio di attuale sussistenza dell'interesse dell'organizzazione mafiosa a intessere indebiti collegamenti con Troia»;
per il Tribunale, l'unico elemento di valutazione utile del provvedimento sarebbe la posizione di spicco del detenuto nel clan fino al 1992; «Se è vero che il decorso del tempo non può da solo costituire elemento decisivo di valutazione, è altrettanto illegittimo fondare il giudizio richiesto dall'articolo 41-bis esclusivamente sul ruolo esercitato 20 anni fa da persona che oggi, settantenne e malata, e sottoposta da 19 anni a rigorosissimo ed afflittivo regime penitenziario non ha più avuto relazione, diretta o indiretta, con un'organizzazione che, pur nell'ambito di Cosa Nostra, non è noto se sia localmente attiva e, soprattutto, in qualsiasi modo ancora legata a interessi legati a Troia»;
a giudizio dell'interrogante la motivazione in base alla quale è stato revocato il regime detentivo speciale a carico di Antonino Troia non interpreta appieno lo spirito del dettato di cui all'articolo 41-bis che, a seguito della modifica apportata dalla legge 15 luglio 2009, n. 94, recante "Disposizioni in materia di sicurezza pubblica", stabilisce che la proroga è disposta quando risulta che la capacità di mantenere collegamenti con l'associazione criminale, terroristica o eversiva non è venuta meno, tenuto conto anche del profilo criminale e della posizione rivestita dal soggetto in seno all'associazione, della perdurante operatività del sodalizio criminale, della sopravvenienza di nuove incriminazioni non precedentemente valutate, degli esiti del trattamento penitenziario e del tenore di vita dei familiari del sottoposto, e che il mero decorso del tempo non costituisce, di per sé, elemento sufficiente per escludere la capacità di mantenere i collegamenti con l'associazione o dimostrare il venir meno dell'operatività della stessa;
la decisione della revoca causa sconcerto nel merito perché decisa contro il parere della Direzione nazionale antimafia, e sul piano morale perché assunta in un periodo in cui si tenta ancora di chiarire l'inquietante vicenda della presunta trattativa tra Stato e mafia negli anni '92-'93,
si chiede di sapere:
se e quali provvedimenti urgenti il Ministro in indirizzo intenda adottare affinché sia resa maggior chiarezza sulla mancata proroga della misura di cui all'articolo 41-bis per Antonino Troia;
se non ravvisi la necessità di intraprendere le iniziative ispettive di propria competenza volte a verificare l'opportunità di mantenere fermo il regime detentivo speciale a carico dello stesso.
(3-02938)
GASPARRI - Al Ministro della giustizia - Premesso che:
i magistrati che indagano sull'attentato a Paolo Borsellino e alla sua scorta avrebbero delineato quella che, avvenuta nei primi anni '90, viene ormai definita "trattativa fra Stato e mafia";
gli inquirenti avrebbero la certezza che detta trattativa ci sia stata e avrebbe portato ad un ammorbidimento dell'applicazione dell'articolo 41-bis e alla decisione dell'allora Ministro della giustizia di non rinnovare centinaia di decreti di carcere duro; tale decisione, per i magistrati, sarebbe stata "il frutto avvelenato della trattativa fra Stato e mafia";
secondo le recenti rivelazioni della stampa, anche il Ministro pro tempore, Nicola Mancino, dapprima sentito dai magistrati come semplice testimone, ma "tormentato dall'inchiesta sulla trattativa Stato-Mafia", avrebbe fatto pressioni sul Procuratore nazionale antimafia e su un alto funzionario della Presidenza della Repubblica al fine di evitare il confronto con il suo predecessore al Viminale;
premesso, inoltre, che l'ex Ministro dell'interno sarebbe, allo stato, accusato di falsa testimonianza dai pubblici ministeri di Palermo;
preso atto che:
è auspicio unanime che l'autorità giudiziaria sia posta, finalmente, nella condizione di far piena luce sulla trattativa che si presume intercorresse fra Stato e mafia nella primavera del 1992;
è auspicio unanime che i responsabili degli eventuali accertati reati siano individuati e condannati;
è altrettanto unanime lo sconcerto di fronte al fatto che tanti e importanti uomini, politici e non, tutti in posizioni di grande rilievo all'interno delle istituzioni, siano stati a conoscenza o parte in causa di detta trattativa, e siano rimasti silenti per tanti anni,
si chiede di sapere:
se siano noti i motivi che avrebbero portato l'ex Ministro, Nicola Mancino, a porre in essere quelle azioni che all'unisono la stampa definisce indebite pressioni nei confronti del Procuratore nazionale antimafia e di alti funzionari del Quirinale;
se risulti che nell'inchiesta sulla trattativa fra Stato e mafia vi sia adeguato coordinamento fra le procure interessate;
quanti siano stati i decreti per la revoca del carcere duro e per quali detenuti.
(3-02939)
Interrogazioni con richiesta di risposta scritta
VITA, VALDITARA - Al Ministro della salute - Premesso che:
la signora A. C. P., di 61 anni, di cittadinanza italiana, è stata operata tre anni fa al seno destro per un carcinoma maligno;
il 6 giugno 2012, dopo una visita oncologica specialistica, la dottoressa Carla Narduzzi del reparto oncologico dell'Ospedale Sandro Pertini di Roma ha consigliato alla paziente di sottoporsi quanto prima ad una mammografia bilaterale e ad un'ecografia mammaria bilaterale, avendo riscontrato una probabile diffusione del carcinoma al seno sinistro;
la signora P. recatasi alla ASL competente, che rientra nel CUP del citato ospedale, ha richiesto un appuntamento che le è stato fissato solo in data 23 maggio 2013;
considerato che:
un'attesa così lunga in un simile caso potrebbe rivelarsi fatale per la paziente;
casi del genere rappresentano purtroppo la normalità nella gestione della sanità pubblica,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno fare delle verifiche in merito a ciò che è successo nella struttura sanitaria del Sandro Pertini;
quali iniziative intenda adottare per evitare tali tempi di attesa nella sanità pubblica, non degni di un Paese civile.
(4-07732)
VIESPOLI, CASTIGLIONE, POLI BORTONE - Al Ministro della salute - Premesso che:
su il "Il Mattino" del 14 giugno 2012, nell'edizione di Benevento, è apparso un articolo che riporta il contenuto di una relazione inviata al Ministro della salute per la richiesta di parere del Consiglio di Stato, in merito al ricorso straordinario al Presidente della Repubblica proposto dal dottor Gennaro Pezone contro la Regione Campania;
da quanto pubblicato si evince che con la relazione, attribuita al Direttore generale delle professioni sanitarie e delle risorse umane del Servizio sanitario nazionale, più che chiedere un parere si pronuncia una vera e propria sentenza, tanto da configurare una chiara manifestazione di eccesso di potere,
si chiede si sapere:
se il Ministro in indirizzo non ritenga gravissimo che, in una fase endoprocedurale, un atto interno del Ministero venga pubblicato su un quotidiano;
quali iniziative intenda assumere per individuare le responsabilità, le modalità ed i comportamenti che hanno consentito tale pubblicazione;
se risulti chi sia l'estensore della relazione, in quale data e con quale numero di protocollo la stessa sia stata redatta;
quali iniziative intenda assumere per garantire il corretto svolgimento del richiamato procedimento ed evitare che lo stesso possa essere viziato da eccesso di potere e che il Ministero appaia, come già alcuni indizi suggeriscono, parziale nelle valutazioni e nelle decisioni.
(4-07733)
PERDUCA - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali, degli affari esteri, della giustizia, dell'interno e per la cooperazione internazionale e l'integrazione - Premesso che, per quanto risulta all'interrogante:
al cittadino Elvio Gallo è stato reso impossibile riconoscere il proprio figlio alla nascita, come disciplinato dalle norme del codice civile francese, e di procedere ad affermare i diritti sanciti dalla Convenzione internazionale dei diritti del fanciullo, primo tra tutti quello alla piena identità della persona, alla luce di quanto appare come una violazione di norme internazionali;
l'alta parte contraente francese ha ricevuto, dal Comitato dei diritti del fanciullo delle Nazioni Unite, specifiche raccomandazioni relativamente l'attuazione degli articoli 2,3 e 7 della Convenzione internazionale dei diritti del fanciullo;
avere reso impossibile al padre la procedura di riconoscimento del bambino al momento della nascita ha costituito un atto illegittimo, causando un danno alla reputazione del bambino, e un'interferenza illegale nella vita privata del fanciullo (come risulti dalle relazioni del Defenseur des enfants);
un'indagine generale dei servizi sociali rivela che ci sono elementi che mostrano forme di discriminazione, dirette e indirette, che penalizzano i genitori di sesso maschile per una sensibilità sociale focalizzata prevalentemente sulla figura materna, con la conseguenza che i padri sono spesso "defraudati" nel diritto di esercitare il proprio ruolo genitoriale (e ogni volta che il diritto di un genitore è violato di riflesso è violato anche quello dei figli); e si introduce il fenomeno di dissuasione istituzionale di paternità, che si concretizza anche in sentenze che mostrano elementi rivelatori di una discriminazione fondata sul genere (subordinando o negando l'importanza del ruolo della figura paterna);
la Commissione europea, chiamata ad intervenire, ha riconosciuto in astratto la violazione dell'art. 8 della Corte europea per i diritti umani;
al signor Gallo, nostro connazionale, in Francia è impedito di procedere nei gradi di giudizio in tempi equi, ovvero entro i termini di prescrizione fissati dalle norme francesi, per l'esercizio e l'affermazione dei suoi diritti imprescrittibili e inviolabili. L'esaurimento dei ricorsi interni è necessario per adire la Corte europea per i diritti umani, quale autorità riconosciuta dalle alte parti contraenti per tutelare i diritti dell'uomo e le libertà fondamentali quando mancano efficaci ed effettive tutele all'interno di una competente giurisdizione nazionale. Si rileva, anche per questo, una grave situazione dilatoria che, tenuto conto dei sempre maggiori costi da sostenere e della congiuntura di crisi, compromette, in astratto, l'esercizio del diritto alla giustizia come previsto dall'art. 6 della Corte europea per i diritti umani e comprime quello di portare il proprio caso al giudizio della Corte. Il giudizio che autorizza l'esame del DNA è essenziale per: 1) procedere al riconoscimento del figlio riaffermando pubblicamente la piena dignità, abusivamente violata, del legame; 2) determinare insieme ai diritti, le responsabilità delle parti davanti alla legge; 3) normalizzare la situazione e 4) sanare i documenti illegittimamente prodotti. Inoltre si configurano potenzialmente i caratteri di urgenza con gli estremi per un'azione di pronto intervento da parte delle autorità perché il bambino è una probabile vittima di un abuso affettivo-psicologico (nomen iuris: maltrattamenti), giacché ancora oggi è inconsapevole dell'esistenza del padre;
vista la documentazione raccolta, la madre appare come la principale responsabile della situazione determinatasi e rifiuta ogni forma di mediazione cercata dal padre; rimandando, sostenuta anche dal suo legale, alla sola via giudiziaria che non mostra di essere, nel caso in esame, imparziale e comunque non tutela idoneamente i diritti costituzionali del connazionale in Francia;
per dare dei riferimenti: la data di ricorso in appello è stata fissata dopo quasi 19 mesi e la comunicazione di notifica della sentenza del 30 dicembre 2011, dell'udienza del 15 novembre, è stata formalizzata dopo circa quattro mesi, diversi interventi di sollecito e un viaggio in Francia. La comunicazione di notifica era indispensabile per avviare la procedura di ricorso in Cassazione;
si evidenzia che i ritardi di giustizia non sospendono i tempi di prescrizione con conseguenze soppressorie, che hanno rilievo discriminatorio per il grave pregiudizio al diritto, sancito costituzionalmente, di avviare il naturale rapporto genitoriale col figlio senza interferenze illegali (dissuasione di paternità) e di esercitare l'autorità genitoriale ("concessa" in Francia ai padri naturali solo dopo il 1989);
non si stanno salvaguardando i diritti di un bambino, discriminandolo, che sta vivendo una situazione che presenta forti analogie con un caso di sottrazione internazionale. Inoltre, si sta mancando di accertare se la cittadina francese, stabilitasi in Italia: abbia abbandonato il nostro Paese per conservare una rendita del Pole emploi a cui non avrebbe avuto diritto se avesse formalizzato pubblicamente il suo trasferimento in Italia (come da sua dichiarazione documentata) e abbia deciso di far registrare il piccolo da un terzo, alterandone di fatto lo stato civile, cosa che avrebbe reso impossibile al padre l'esercizio dei suoi diritti;
mostrandosi il caso rilevante e di interesse generale, in quanto a giudizio dell'interrogante si ravvisano gli estremi di mancata applicazione della legge all'interno dello spazio unico europeo determinata da prassi discriminatorie in Francia, in Italia e Europa, che trovano riscontri in più documenti (oltre a quelli espressamente richiamati),
si chiede di sapere come il Governo intenda intervenire con riferimento al caso in questione, che si inserisce in un contesto che ha assunto carattere generale, e quali provvedimenti correttivi preveda di porre in atto.
(4-07734)
VALDITARA - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:
la circolare 3/DF del Dipartimento delle finanze del Ministero dell'economia e delle finanze, denominata "Come si applica l'IMU per il 2012" (consultabile all'indirizzo Internet del Ministero) nella sezione "casi pratici" all'esplicita domanda "se due coniugi risiedono in due immobili diversi situati in diversi comuni in che modo possono usufruire delle agevolazioni per l'abitazione principale?", il Ministero risponde "nel caso in questione gli immobili sono situati in comuni diversi e, pertanto, entrambi i coniugi possono usufruire dell'aliquota ridotta e della detrazione prevista per l'abitazione principale";
al termine "coniuge" si assegna il significato di "ciascuna delle due persone unite in matrimonio" e l'art. 144 del codice civile recita "i coniugi concordano tra loro l'indirizzo della vita familiare e fissano la residenza della famiglia secondo le esigenze di entrambi e quelle preminenti della famiglia stessa. A ciascuno dei coniugi spetta il potere di attuare l'indirizzo concordato",
si chiede di sapere quale sia l'autentica interpretazione della norma in questione, al fine di dirimere il contrasto tra la definizione di abitazione principale ("l'immobile, iscritto o iscrivibile nel catasto edilizio urbano come unica unità immobiliare, nel quale il possessore dimora abitualmente e risiede anagraficamente") e la risposta citata nel sito del Ministero.
(4-07735)
FERRANTE, DELLA SETA - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare - Premesso che:
la Fondazione per lo sviluppo sostenibile, da quattro anni, elabora le stime sulle emissioni di gas serra dell'anno appena trascorso. Dalla lettura del dossier risulta, come già in passato, che anche per quest'anno si registra un sostanziale allineamento dell'Italia con gli obiettivi fissati dal protocollo di Kyoto. È del tutto evidente che tale fatto, per molti impensabile fino a qualche anno fa, non deve essere un invito a sedersi, ma è un incentivo a sostenere lo sviluppo di una green economy italiana;
dal dossier emerge che le emissioni di gas serra in Italia nel 2011, dopo il modesto rimbalzo registrato nel 2010, tenendo conto dei meccanismi flessibili e dell'assorbimento da parte delle foreste, sono calate del 7,4 per cento rispetto al 1990, a fronte del target di diminuzione del 6,5 per cento, con un valore pari a circa 478,7 Mt Co2eq, circa 5 milioni di tonnellate al di sotto del target medio annuo per l'Italia fissato da protocollo, pari a 483,5 Mt;
tra il 1990 e il 2011 le quantità di CO2eq emessa sia per unità di PIL che di consumo energetico finale sono diminuite rispettivamente del 21 per cento e del 17 per cento. Se al PIL prodotto nel 2011 si applicasse l'intensità carbonica registrata anche solo nel 2008, si avrebbero 27-28 Mt CO2eq in più rispetto al dato reale. La crisi economica ha, quindi, certamente inciso sulle emissioni complessive di gas serra, ma meno degli effettivi miglioramenti conseguiti dall'efficienza energetica e dallo sviluppo delle energie rinnovabili;
è troppo presto per fare valutazioni attendibili per il 2012 - vista la recessione in atto, dato che si è in attesa dell'emanazione dei nuovi decreti sulle energie da fonti rinnovabili, che potrebbero avere impatto sulla produzione da tali fonti, visto che sono molto incerti i dati sui consumi di carburanti nell'autotrazione - quindi è ancora presto per fare un consuntivo reale sul periodo 2008-2012 (periodo della verifica prevista dal protocollo di Kyoto). Tuttavia, se fosse confermata, come prevedibile, un'ulteriore riduzione di emissioni di gas serra anche nel 2012, si sarebbe vicini al target di Kyoto, o di poco sopra: sicuramente al di sotto come media degli ultimi 4 anni, anche se, probabilmente, non sarà pienamente assorbito il picco del primo anno del quinquennio, quello del 2008;
premesso inoltre che sarebbe attualmente in discussione al CIPE la nuova delibera che aggiornerebbe e integrerebbe il Piano nazionale per la riduzione delle emissioni di gas serra, approvato nel 2002. Tale proposta di nuova delibera CIPE non prenderebbe in considerazione l'assorbimento da parte delle foreste, mentre per le emissioni del settore ETS, anziché riportare i dati reali e noti, trascriverebbe i valori, ben più alti e costanti nel tempo, dei permessi assegnati agli impianti arrivando così a definire una distanza complessiva dall'obiettivo di Kyoto per l'Italia di addirittura 124 Mt CO2eq nel quinquennio, ossia una media di circa 25 Mt CO2eq per anno, costruendo così una riduzione delle emissioni, su base 1990, solo dell'1,5 per cento invece del 6,5 per cento richiesto dal protocollo di Kyoto,
si chiede di sapere se quanto esposto corrisponda al vero e perché nella proposta della delibera in discussione al CIPE sarebbero stati adottati criteri di calcolo, mai utilizzati in precedenza, neppure nelle comunicazioni ufficiali delle emissioni nazionali da parte di ISPRA alla Convenzione quadro, che producono un aumento della distanza dall'obiettivo del protocollo di Kyoto, svalorizzano l'effetto delle misure adottate per l'efficienza energetica e lo sviluppo delle rinnovabili e comportano un possibile aumento dei costi a carico dell'Italia per compensare le tonnellate di anidride carbonica in più rispetto al target di Kyoto.
(4-07736)
LATRONICO, VICECONTE, MAZZARACCHIO, SANTINI, BALDINI, SERAFINI Giancarlo, ALICATA, GALLO, PICHETTO FRATIN - Al Presidente del Consiglio dei ministri - Premesso che:
in forza della legge sull'editoria n. 416 del 5 agosto 1981 i giornali italiani all'estero ottengono da parte della Presidenza del Consiglio dei ministri un modesto contributo di circa 2 milioni di euro da suddividere tra 200 testate periodiche;
il pur esiguo contributo è tuttavia indispensabile per garantire la sopravvivenza della maggior parte dei giornali italiani all'estero;
la crisi economica globale che attanaglia tutti i Paesi d'emigrazione ha messo ancor più a rischio l'incomparabile impegno di tanti piccoli editori di mantenere un presidio d'italianità nel mondo;
le scarse risorse destinate allo scopo risultano accantonate nell'ambito del bilancio dello Stato,
si chiede di conoscere:
quali siano i motivi per cui i contributi attinenti all'anno 2010 non siano stati ancora pagati;
se il Governo sia consapevole del danno che tale ritardo comporta alla stampa italiana all'estero e di riflesso alla cultura e alle esportazioni italiane;
quando avranno inizio i pagamenti per i giornali italiani all'estero e quando saranno ultimati.
(4-07737)
BIONDELLI, DE SENA - Al Ministro della giustizia - Premesso che:
la discussione sull'adozione di prime misure per il riordino e la razionalizzazione delle circoscrizioni giudiziarie può generare nell'opinione pubblica, in generale, e negli addetti ai lavori, in particolare, sentimenti di preoccupazione, se non di allarme, qualora non fosse supportata da motivazioni chiare, razionali ed oggettive;
tale "confusione" viene alimentata anche dalla circolazione di ipotesi riorganizzative, alcune delle quali presentano i caratteri dell'incomprensibilità logica; altre, invece, determinano profonde riflessioni, preoccupate, da parte di coloro che vivono quotidianamente il "sistema giustizia" e temono eventuali ripercussioni negative su un settore che è, dovrebbe essere e dovrebbe rimanere uno dei cardini della convivenza civile;
per quanto riguarda il Piemonte in questi giorni circola con insistenza un'ipotesi che prevede la creazione di tre o quattro grandi macro aree (Torino, Cuneo, Novara e Alessandria), e l'assorbimento, da parte di Novara, di uno o più tribunali limitrofi, individuati sulla base di criteri di distanza, di collegamenti, eccetera;
altra ipotesi, ovviamente alternativa, prevedrebbe un intervento in due tempi: dapprima, l'accorpamento di tutti i tribunali sub provinciali in capo al tribunale del capoluogo di provincia (ad esempio: Casale, Tortona, Acqui Terme in capo ad Alessandria; Alba, Mondovì e Saluzzo in capo a Cuneo e così via). Novara, non avendo tribunali sub- provinciali ma solo una sezione distaccata, Borgomanero, sarebbe destinata a rimanere nell'attuale condizione;
successivamente, si penserebbe ad ulteriori accorpamenti tra tribunali di medie dimensioni, citando come esempio l'unificazione di Biella e Vercelli;
se tale dovesse essere lo scenario futuro, indubbiamente il tribunale di Novara, per il quale sono stati compiuti investimenti di notevole entità economica ed addirittura a suo tempo era stata avanzata richiesta di riconoscimento di sede di Corte d'appello, verrebbe a delinearsi come l'entità più piccola a livello regionale con il conseguente rischio di ulteriore depauperamento;
attenti e sensibili operatori della giustizia evidenziano il timore che tale soluzione sia inadeguata, non solo rispetto alla realtà della provincia di Novara e della città, ma soprattutto in rapporto alla realtà del numero di affari trattati, all'importanza dei fenomeni delinquenziali e criminali che si manifestano nel territorio e che negli ultimi anni hanno registrato episodi e manifestazioni di particolare allarme ed in numero crescente;
la particolare posizione geografica di Novara e del suo territorio e la presenza di realtà "familiari" (già manifestatesi in passato e tornate ora di attualità), che aggrediscono il tessuto sociale ed imprenditoriale sano e ritengono di poter condizionare taluni aspetti della vita della collettività, non dovrebbero consentire in alcun modo di trasformare uffici giudiziari, che, pur con molte difficoltà, "tengono il passo e la posizione", in poco più che presidi, se confrontati con quelle che potrebbero essere le prossime realtà organizzative della regione;
la marginalizzazione degli apparati di risposta (considerato che, a quel punto, un dimensionamento del tribunale e della procura potrebbe recare, come conseguenza, anche una seria contrazione delle forze di polizia e della loro composizione) verrebbe percepita anche dalla criminalità e lascerebbe tutta una realtà produttiva di imprese professionali e la collettività esposte alla possibile virulenza dei fenomeni criminali ed illegali; già oggi, infatti, si verificano casi non sporadici di "turismo criminale" dalle vicine zone della Lombardia,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo abbia contezza delle ipotesi di riordino e razionalizzazione quali quelle sopra rappresentate;
se rispondano - nel merito - a verità le ipotesi sopra illustrate, soprattutto quella che prevedrebbe un forte ridimensionamento del ruolo e della presenza del tribunale di Novara;
quali iniziative intenda adottare al fine di garantire, nel rispetto e nel perseguimento degli obiettivi della spending review, la tutela di un territorio, quale quello di Novara, che potrebbe vedersi esposto in futuro - più che nel presente - ad una sempre maggiore presenza della criminalità a tutto discapito di una realtà produttiva, sociale ed economica che, seppur con difficoltà, presenta i caratteri di una sana vivibilità.
(4-07738)
BIANCHI - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri della giustizia, del lavoro e delle politiche sociali e della salute - Premesso che:
nel sito Eni, e in altri siti della provincia di Crotone, del pari come per il caso di Gela (Caltanissetta), con massiccia presenza di amianto in matrice friabile e compatta, l'Inail non ha rilasciato ai lavoratori esposti all'amianto il certificato di esposizione ex art. 13, comma 8, della legge n. 257 del 1992, per rivalutare la loro posizione contributiva con il coefficiente 1,5 per l'intero periodo lavorativo, che avrebbe permesso loro di maturare anticipatamente il diritto a pensione;
l'Inail di Crotone non ha rilasciato le certificazioni ai lavoratori esposti all'amianto per tutto il periodo e ha determinato la necessità di accertamenti e procedimenti giudiziari tutt'ora pendenti presso il tribunale di Crotone e la Corte di appello di Crotone;
del pari, per il petrolchimico di Gela, ove l'amianto è stato sequestrato dalla Magistratura, sia nel mese di luglio 2011, sia negli ultimi periodi, come è confermato da articoli di stampa;
l'Osservatorio nazionale amianto ha da tempo sollevato questi temi e questi problemi, tanto è vero che il sequestro di amianto nel sito gelese è stato possibile soprattutto grazie al puntuale esposto depositato dai lavoratori e/o cittadini iscritti all'Osservatorio, con l'assistenza legale dell'avvocato Ezio Bonanni che ne è presidente nazionale;
gli altri siti Eni hanno ricevuto l'atto di indirizzo ministeriale e tutti i lavoratori che vi sono stati esposti hanno maturato il giusto diritto a pensione, mentre sono discriminati i lavoratori di Crotone e quelli di Gela;
la Direttrice dell'Inail di Caltanissetta in un recente articolo apparso nel giornale "La Sicilia" del 12 giugno 2012 ha affermato che il mancato riconoscimento dei benefici contributivi se non per il periodo fino al 1991, per il sito di Gela, è dovuto al mancato inserimento negli atti di indirizzo ministeriali;
i siti Eni di Gela e di Crotone sono stati costruiti con la stessa tecnica e gli stessi macchinari, e con la stessa presenza di amianto di quei siti per i quali l'atto di indirizzo è stato rilasciato;
è da considerare come emblematico che Contarp Inail Sicilia, a quanto risulta all'interrogante, sostenga che l'amianto sia scomparso la notte di capodanno tra il 1991 e il 1992, quando invece ad un'ispezione della Procura della Repubblica all'interno del petrolchimico di Gela ne sono state trovate decine di tonnellate;
invece i benefici contributivi devono essere attribuiti per tutto il periodo di esposizione all'amianto, tanto più dopo la sentenza TAR Lazio n. 5750/09, che ha accolto il ricorso dell'avvocato Ezio Bonanni formulato per conto dell'Osservatorio nazionale amianto e di molti lavoratori;
per il giorno 11 luglio 2012 l'Osservatorio nazionale amianto ha organizzato una manifestazione della legalità, per denunciare con maggior forza questa situazione inammissibile e intollerabile di ingiusta discriminazione;
i siti del crotonese e del gelese hanno anche altri agenti patogeni, e con rischio per tutta la popolazione;
l'avvocato Ezio Bonanni, in qualità di presidente nazionale dell'Osservatorio, ha formalizzato la costituzione di parte civile nel processo penale pendente presso la Procura di Crotone a carico dei direttori e dirigenti dell'Eni, e ha promosso molteplici azioni giudiziarie, tuttora in corso;
l'amianto non è stato ancora rimosso a Crotone come a Gela,
si chiede di sapere:
se il Governo sia a conoscenza di quanto sopra;
quali iniziative intenda intraprendere per la difesa del territorio, dell'ambiente, della salute pubblica e per il ristabilimento della legalità.
(4-07739)
ADERENTI - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri dell'istruzione, dell'università e della ricerca e dell'economia e delle finanze - Visto il decreto del Ministro dell'economia e delle finanze del 1° giugno 2012;
visto il decreto-legge 6 giugno 2012, n. 74, in corso di esame in Parlamento;
considerato che:
ai 34 Comuni della provincia di Mantova già indicati nel decreto 1° giugno 2012, si aggiungono altri 7 Comuni;
molti edifici scolastici mantovani sono inagibili o necessitano di lavori di ristrutturazione e messa in sicurezza, così come per tutti gli edifici scolastici di ogni ordine e grado si rende necessaria la verifica di staticità sismica su un territorio che era stato classificato a basso rischio sismico. Evidentemente, non potendosi prevedere l'andamento e la fine dei fenomeni sismici sul territorio mantovano, l'inizio del prossimo anno scolastico potrebbe registrare ancora disagi per la popolazione scolastica interessata;
la deroga al patto di stabilità (art. 7 del decreto-legge n. 74 del 2012) prevede la possibilità per i Comuni di effettuare spese per investimenti a valere su risorse proprie, senza effetti sul patto di stabilità interno, calcolando effetti negativi sull'indebitamento netto per un importo complessivo di 5 milioni di euro per i Comuni della Lombardia. Si prevede l'emanazione di un decreto ministeriale entro il 30 giugno per stabilire il miglioramento degli obiettivi;
nella provincia di Mantova, ad oggi, i danni quantificati solo per gli edifici scolastici ammontano a 6 milioni di euro escludendo quindi tutti gli altri edifici pubblici, ecclesiastici, i beni architettonici e culturali della Provincia, non da ultimo gli edifici privati e quelli afferenti alle attività produttive che sono stati rasi al suolo o danneggiati dal sisma. La copertura degli interventi di cui all'articolo 4 del decreto-legge n. 74 del 2012, che prevede i finanziamenti per la ricostruzione degli edifici pubblici, è a carico del Fondo di cui all'articolo 2, comma 1;
ai sensi dell'articolo 31, comma 7, della legge n. 183 del 2011, le risorse provenienti dallo Stato e le relative spese di parte corrente e in conto capitale sostenute dalle Province e dai Comuni per l'attuazione delle ordinanze emanate dal Presidente del Consiglio dei ministri a seguito di dichiarazione dello stato di emergenza non sono considerate ai fini della verifica del rispetto del patto di stabilità interno e, pertanto, anche se non risulta chiaro nel decreto-legge n. 74 del 2012, i finanziamenti per la ricostruzione degli edifici pubblici a carico del Fondo di cui all'articolo 2 dello stesso decreto-legge dovrebbero essere esclusi dal patto di stabilità interno;
il decreto-legge non esclude dal patto di stabilità interno le spese per la ricostruzione a valere su risorse proprie delle Province, ed in particolare della Provincia di Mantova, che anche esse sono assoggettate al patto di stabilità interno come i Comuni al di sopra di 5.000 abitanti;
il vincolo del patto di stabilità non riguarda i Comuni al di sotto di 5.000 abitanti. Pertanto si fa presente che nel decreto-legge n. 74 del 2012 non si fa menzione circa le modalità di attribuzione ed erogazione dei finanziamenti stanziati ai fini di un'esclusione dalla determinazione dell'obiettivo di saldo finanziario nei comuni con meno di 5.000 abitanti;
stabilire l'azzeramento dei saldi degli enti pubblici locali, compresa la Provincia di Mantova, permetterebbe di liberare una notevole quantità di risorse economiche aggiuntive che aiuterebbero tutti i comparti pubblici e privati a ripartire in tempi brevi;
l'art. 12 del decreto-legge n. 74 del 2012 cita espressamente un fondo speciale per l'anno 2012 ai fini di una veloce ripresa economica solo per l'Emilia- Romagna. Si fa presente che anche la zona della provincia di Mantova colpita dal sisma del 20 e 29 maggio 2012 è rappresentata da un buon tessuto economico che va salvaguardato e protetto;
l'art. 14 cita espressamente di disporre risorse aggiuntive da destinare al rilancio del settore agricolo ed agroindustriale a disposizione per l'Emilia-Romagna: si fa presente che anche la zona della provincia di Mantova colpita dal recente sisma rappresenta un valore aggiunto nel settore agricolo ed agroalimentare (grana padano, allevamento suini, coltivazione vitivinicola di pregio, per citare i più rappresentativi);
l'art. 4 prevede una serie di interventi di ricostruzione, di ripristino, di conservazione, di restauro e di miglioramento strutturale del patrimonio architettonico ed artistico colpito dal sisma del 20 e 29 maggio 2012. Si fa presente che palazzo Ducale, palazzo Te, palazzo della Ragione e palazzo del Governo, siti nella città di Mantova, nonché altri importanti edifici quali il teatro Bibiena, hanno subito danni di varia entità. Solo per palazzo Ducale (di proprietà del Ministero per i beni e le attività culturali) sono stati quantificati danni per 5 milioni di euro. Si ricorda altresì che Mantova, insieme a Sabbioneta sono patrimonio dell'Unesco,
si chiede di sapere:
se il Governo intenda estendere anche all'Ufficio scolastico regionale della Lombardia (nella fattispecie in riferimento alla provincia di Mantova) le facoltà previste per l'Emilia-Romagna, di adottare maggiore flessibilità rispetto al calendario, all'orario scolastico e della durata delle lezioni, all'articolazione e formazione delle classi o delle sezioni, prevedendo anche un potenziamento dell'organico dei docenti e del personale amministrativo, tecnico e ausiliario per gli ordini di scuola che lo richiedono, a supporto del maggiore ed evidente disagio causato dal sisma del 20 e 29 maggio 2012 agli studenti dei comuni mantovani;
se intenda prevedere nell'annunciato decreto da adottare entro il 30 giugno 2012 (deroga al patto di stabilità interno di cui all'art. 7 del decreto-legge n. 74 del 2012), almeno il doppio dell'importo destinato alla copertura degli effetti negativi sull'indebitamento netto per gli enti locali della Lombardia colpiti dal sisma, considerato che ad oggi solo i danni agli edifici scolastici mantovani sono quantificati in 6 milioni di euro, includendo nella deroga anche la Provincia di Mantova;
se intenda prevedere, in concomitanza o in alternativa (nell'annunciato decreto da adottare entro il 30 giugno 2012), pur nel mantenimento del limiti del patto di stabilità, l'azzeramento del saldo per i Comuni mantovani colpiti dal sisma e per la Provincia di Mantova;
se intenda prevedere un fondo speciale per l'anno 2012 a favore di interventi per la ripresa economica (art. 12 del decreto-legge n. 74 del 2012) anche per la Provincia di Mantova, oltre che per la Regione Emilia-Romagna;
se intenda prevedere risorse aggiuntive da destinare al rilancio del settore agricolo (art. 14 del decreto-legge n. 74 del 2012) ed agroindustriale anche a favore delle zone mantovane colpite dal sisma oltre che per i Comuni dell'Emilia-Romagna;
se intenda prevedere un fondo speciale finalizzato ad interventi di pieno recupero e messa in sicurezza di palazzo Ducale di Mantova;
se intenda prevedere un fondo speciale finalizzato al recupero e messa in sicurezza di tutti i beni architettonici siti a Mantova e Sabbioneta. Fondo speciale che vada ad integrarsi con risorse provenienti dagli enti locali e dalla Regione Lombardia attraverso una programmazione di interventi condivisa.
(4-07740)
MARINO Ignazio, ANDRIA, ANTEZZA, BAIO, BARBOLINI, BIANCONI, BOLDI, CARLONI, CARRARA, CASTIGLIONE, CHIAROMONTE, CHITI, D'AMBROSIO LETTIERI, DELLA MONICA, FERRANTE, GALPERTI, GARAVAGLIA Mariapia, GRANAIOLA, MARINARO, MARINO Mauro Maria, MARITATI, NESPOLI, PERDUCA, PETERLINI, PINZGER, PORETTI, RIZZI, SACCOMANNO, SBARBATI, THALER AUSSERHOFER, TOMASSINI, ZANOLETTI - Al Ministro della salute - Premesso che:
in Europa occidentale l'Italia è il Paese con il più alto numero di malati di epatite C e proprio per questo dovrebbe essere più attivo di altri nel predisporre misure volte a limitare i danni che la malattia produce nell'ambito sanitario, in quello sociale, in quello dei costi economici;
nel Paese si contano 20.000 decessi all'anno causati da cirrosi e da tumore epatico e si eseguono oltre 1000 trapianti di fegato all'anno di cui almeno la metà causati da virus HCV;
considerato che:
va sottolineata l'importanza del fattore tempo nella organizzazione di interventi mirati a curare le persone affette da epatite C, così come evidenziato con forza dalla risoluzione n. 63.18 dell'Organizzazione mondiale della sanità (OMS) nel maggio 2010;
esistono due farmaci, denominati rispettivamente Telaprevir e Boceprevir, che nel 2011 sono stati autorizzati in commercio negli USA, in Canada, in Germania, in Francia, in Scandinavia, in Inghilterra, in Olanda e in Austria;
l'Italia non è ancora annoverabile tra i Paesi che hanno autorizzato l'immissione in commercio di questi farmaci innovativi in grado di curare più efficacemente malattie degenerative e mortali come l'epatite C;
con l'autorizzazione in commercio dei farmaci citati è ragionevole sostenere che può raddoppiare la possibilità di guarigione con tassi di risposta prossimi all'80 per cento, mentre oggi i farmaci disponibili in Italia consentono un tasso di risposta intorno al 40 per cento,
si chiede di sapere:
se risultino le ragioni per le quali l'ente regolatorio italiano per l'approvazione del farmaco, l'Agenzia italiana del farmaco (AIFA), non abbia esercitato la sua funzione istituzionale per oltre 100 giorni;
se vi sia chiara consapevolezza che ogni giorno di ritardo nell'adozione delle decisioni che l'AIFA è chiamata ad assumere incide direttamente e inesorabilmente sulla possibilità di vita di migliaia di malati;
se risulti chiara la circostanza che ritardare la commercializzazione di farmaci salvavita comporta, per pazienti solo fino a un certo momento curabili, il fatto che essi non potranno più farvi ricorso per le loro condizioni cliniche;
se, alla luce di quanto rappresentato, i Ministri in indirizzo non ritengano di attivarsi senza indugio per recuperare il tempo perduto non solo rispetto agli altri Paesi europei mostratisi più tempestivi, ma soprattutto verso i pazienti che aspettano di poter curare l'epatite C con nuovi farmaci la cui efficacia è stata attestata più volte da diversi organismi scientifici;
se, nell'ambito dei principi della di spending review, non sia anche questo un ambito nel quale sono possibili risparmi notevoli commercializzando farmaci che, proprio perché curano efficacemente, consentono di diminuire i costi che il Servizio sanitario nazionale è costretto a sopportare;
infine, se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno concordare con AIFA un supplemento di lavoro per approvare immediatamente i farmaci per l'epatite C entro l'estate 2012, considerato l'enorme ritardo accumulato e la necessità di cura immediata di pazienti a rischio, quali sono i pazienti con cirrosi epatica con HCV, trapiantati di fegato con recidiva aggressiva da epatite C, pazienti co-infettati da HIV. Tali pazienti possono andare incontro al decesso o a gravi complicanze se non curati tempestivamente.
(4-07741)
LANNUTTI - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:
il gioco d'azzardo è vietato dal codice penale, ma la progressiva legislazione in deroga da metà degli anni '90 ad oggi ha portato a una situazione a giudizio dell'interpellante paradossale. Viene punita una scommessa tra amici, mentre risultano legali gli svariati miliardi di fatturato ricavati da lotterie, slot machines, poker, scommesse e giochi d'azzardo di natura sempre più varia che in questi ultimi anni, a ritmi sempre più frenetici, sono stati immessi sul mercato;
l'industria del gioco d'azzardo è diventata una delle più importanti del Paese. Lotterie, slot machine, poker, scommesse e giochi d'azzardo di diversa natura hanno inondato il mercato a ritmi sempre più frenetici. Il risultato di questo sforzo ingente, anche in termini di marketing e pubblicità, è stata la notevole crescita dei giocatori, che coinvolge ogni gruppo sociale, compresi pensionati, casalinghe, giovani. L'Italia è il primo Paese al mondo per spesa pro capite dedicata al gioco;
la platea dei giocatori si è allargata enormemente e ormai anche giovani, casalinghe e pensionati costituiscono nuove fasce d'utenza da catturare e fidelizzare;
secondo alcune ricerche il 2,2 per cento della popolazione adulta italiana risulta essere a rischio per il gioco d'azzardo se non addirittura "vittima" di una patologia;
nell'ambito del fenomeno legato direttamente e/o indirettamente al gioco d'azzardo patologico solo nel 2010 si è prodotto un volume d'affari di 61,5 miliardi di euro, coinvolgendo 30 milioni di giocatori e impegnando 120.000 lavoratori distribuiti in quasi 20.000 aziende di produzione e servizi; i concessionari sono 1.500, di cui 10 detengono la metà del fatturato. Nel 2011 la raccolta dei primi 11 mesi (69,5 miliardi) conferma il trend positivo (26,36 per cento) rispetto al medesimo periodo 2010 (55 miliardi);
in Italia si stimano circa 30 milioni di utenti dei giochi pubblici con vincita in denaro e tra loro si stimano circa 2 milioni di persone afflitte da ludopatia;
le informazioni a disposizione degli utenti, utili per destreggiarsi nel mondo del gioco con consapevolezza, sono mediocri;
una ricerca Nomisma evidenzia come la percezione degli italiani rispetto alla disponibilità di informazioni adeguate sul gioco e le sue possibili implicazioni negative sia assolutamente carente (53 per cento), soprattutto riguardo alla possibilità di dipendenza da gioco, e che l'86 per cento degli italiani richiedono più informazioni sui rischi connessi al gioco e ritengono insufficiente l'opera di sensibilizzazione sinora attuata;
l'offerta di giochi rischia di presentare un incremento di rischi di deriva di tipo problematico o patologico: l'aumento di richieste di aiuto a servizi pubblici o privati da parte di giocatori o loro familiari, lo sviluppo di forme di auto-aiuto, il crescente allarme sociale legato a fatti di cronaca ed al crescente fenomeno dell'usura in parte imputabile al gioco ne sono una dimostrazione;
quanto ai dati relativi al ruolo che gli adolescenti acquisiscono in questo scenario, secondo l'indagine del 2009 a cura dell'Istituto di fisiologia clinica (Ifc) del Centro nazionale delle ricerche di Pisa questo fenomeno, che va dai gratta e vinci, alle lotterie istantanee, alle scommesse sportive, fino al lotto e superenalotto, è in crescita e interessa circa la metà degli studenti italiani, con un incremento maggiore tra le ragazze. Sarebbero 550.000 i minorenni secolarizzati a scommettere illegalmente con la speranza di arricchirsi facilmente; dal 2008 al 2009 la percentuale di studenti tra i 15 e i 19 anni che dichiarano di aver giocato in denaro almeno una volta negli ultimi 12 mesi è aumentata dal 40 al 47 per cento;
nel 2011 la spesa degli italiani per il gioco pubblico è stata di 76,6 miliardi di euro con un incremento del 24 per cento sull'anno precedente. L'erario ha incassato 9,3 miliardi;
molte inchieste della magistratura ed alcune indagini economiche tendono a evidenziare non solo che il business del gioco d'azzardo costituisce un interesse specifico di infiltrazione delle grandi organizzazioni criminali, ma che l'espansione del gioco d'azzardo legale non contiene, ma alimenta a sua volta il gioco d'azzardo illegale;
non si tratta solo di intervenire ridefinendo le multe irrisorie rispetto agli ingenti profitti che si ricavano dalla manipolazione dei singoli giochi, ma di prendere atto e trarre le dovute conseguenze del nesso tra gioco d'azzardo e usura e delle considerazioni contenute nella relazione della Commissione parlamentare d'inchiesta sul fenomeno della mafia del luglio 2011;
molti conflitti di interesse devono poter essere affrontati e regolati: a partire dallo Stato stesso che affida al Ministero dell'economia e delle finanze, che fruisce di cospicue entrate economiche provenienti dal mercato dell'azzardo, il ruolo di tutelare i cittadini dai problemi sociali e sanitari correlati alle dipendenze patologiche indotte dalla progressiva espansione del settore;
a fronte di una situazione sempre più preoccupante, istituzioni, organizzazioni di terzo settore, sindacati, gruppi di giocatori patologici in trattamento, associazioni di consumatori (Acli, Alea, Anci, Arci, Auser, Avviso Pubblico, Cgil, Cnca, Conagga, Federconsumatori, Federserd, Fict, Fitel, Gruppo Abele, InterCear, Libera, Uisp) lanciano la campagna "Mettiamoci in gioco" con l'intento di limitare la crescita forsennata del gioco d'azzardo, aumentare le tutele per la collettività e i giocatori, favorire gli interventi a favore dei giocatori "patologici",
si chiede di sapere:
quali iniziative intenda assumere il Governo al fine di porre un freno al modello di liberalizzazione controllata del gioco d'azzardo in Italia, che si è progressivamente trasformato in insidiosa deregulation, come testimonia l'abnorme espansione delle proposte di giochi in ogni comune di Italia, prevedendo nel frattempo una moratoria rispetto all'immissione di nuovi giochi, sia per quantità che per qualità, e la rinuncia ad ampliare ulteriormente la raccolta e i ricavi derivanti dall'azzardo, anche nel caso di nuove emergenze nazionali che richiedono l'immediato introito di risorse;
se non intenda intervenire con azioni di competenza per restituire un potere decisionale alle comunità locali che sono espropriate di ogni funzione di "governo" del fenomeno considerato che i Sindaci non possono intervenire sulle licenze, perché totalmente scavalcati dall'attuale legge dello Stato;
quali iniziative voglia intraprendere per impedire la pubblicità del gioco d'azzardo con appositi divieti, non diversamente da quanto avviene per il tabacco e se, nell'ambito della consapevolezza della normativa europea in merito, si ritenga che gli Stati nazionali debbano riaprire il confronto sull'intera questione all'interno della Commissione e nello stesso Parlamento di Strasburgo;
quali risultino essere le somme stanziate e le risorse disponibili e quelle ulteriori destinate alla prevenzione del fenomeno del gioco d'azzardo patologico e, specificatamente, per quel che concerne la prevenzione per i minori di 18 anni;
quali risultino essere i programmi e le linee di azione conseguenti e necessari a contrastare il fenomeno della ludopatia;
se non si intenda inserire il gioco d'azzardo patologico all'interno dei livelli essenziali di assistenza con una normativa volta ad equiparare il diritto alle cure e l'accesso gratuito e diretto ai servizi già garantiti nelle altre forme di dipendenza patologica devolvendo, al fine di rendere sostenibile i costi di tale equiparazione, l'1 per cento del fatturato complessivo sul gioco alla riparazione dei danni, direttamente o indirettamente indotti e provocati dall'espansione del fenomeno e dall'aumento delle situazioni di dipendenza;
come intenda adoperarsi per costituire un tavolo di confronto con le associazioni e i servizi impegnati nel settore, al fine di definire i criteri e le iniziative di una corretta ed efficace campagna di educazione al gioco e di prevenzione dei rischi indotti dal gioco d'azzardo.
(4-07742)
FIORONI - Al Ministro dello sviluppo economico - Premesso che:
la Cooperativa Euroservice di Castiglione del Lago (Perugia), specializzata in confezionamento e imballaggio, ha rappresentato per anni un esempio di autorganizzazione nel mondo del lavoro nella zona del Trasimeno, divenendo elemento imprescindibile del tessuto economico-produttivo e sociale della zona;
il principale committente della Euroservice è stato ed è tuttora la multinazionale dolciaria Nestlé, la quale, dopo l'acquisizione della Perugina, ha esternalizzato tramite la cooperativa la fase dell'imballaggio;
da alcuni mesi ormai i lavoratori - la maggior parte dei quali sono donne - sono in stato di agitazione a difesa del posto di lavoro dopo che la Nestlé ha dichiarato di voler interrompere il rapporto di collaborazione con la medesima "Euroservice";
in passato la multinazionale dolciaria avrebbe imposto alla Euroservice una tipologia di rapporto lavorativo in esclusiva ovverosia un regime di sostanziale "monocommittenza", impedendo alla cooperativa di accettare commesse da altre aziende. Questo non sarebbe un dato secondario se si pensa che ora la cooperativa rischia di perdere proprio il suo committente unico e non ha ulteriori rapporti commerciali;
valutato altresì che il 15 giugno 2012 si è svolto un vertice tra Nestlé Italia e la cooperativa di Castiglione del Lago per discutere il futuro dell'azienda; un vertice i cui esiti non sono ancora noti nel momento in cui si scrive,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti citati in premessa e se non ritenga che il Ministero dello sviluppo economico possa e debba assumere un ruolo attivo nella vicenda predisponendo e convocando un tavolo di confronto tra la Multinazionale Nestlé, la cooperative Euroservice e le organizzazioni sindacali interessate.
(4-07743)
BONDI - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che, a giudizio dell'interrogante, è evidente che, se si dovesse verificare che in alcune aree geografiche i cittadini hanno pagato regolarmente l'imposta municipale unica (Imu), mentre in altre no o con una percentuale di evasione molto alta, uno Stato serio dovrebbe concentrarsi, non a tartassare ulteriormente i contribuenti onesti, bensì a rendere effettiva la presenza dello Stato su tutto il territorio nazionale, si chiede di sapere se il Governo intenda fornire dati riguardanti il gettito dell'Imu derivante dalla scadenza della prima rata di pagamento, evidenziando la ripartizione per aree geografiche o per singole regioni.
(4-07744)
D'AMBROSIO LETTIERI - Ai Ministri della giustizia e della salute - Premesso che:
i detenuti del carcere di Bari sono in totale 523, di cui 504 uomini e 19 donne;
dal sito Internet www.giustizia.it, risulta che la capienza regolamentare dell'istituto è di 292 unità, ma non è chiaro se in tale cifra siano compresi anche i posti della II sezione che è attualmente chiusa;
nell'istituto ha sede un Centro clinico con 20 posti letto che ospita detenuti con gravi patologie provenienti anche da altre Regioni;
risulta all'interrogante che alcuni detenuti con salute gravemente compromessa trasferiti nel carcere di Bari proprio per essere ricoverati in detto Centro clinico, in realtà siano alloggiati in celle disagiate, sovraffollate e igienicamente carenti;
il 2 giugno 2012, la sezione provinciale di Bari della Federazione italiana medici di famiglia ha diramato un comunicato stampa in cui, fra l'altro, si legge che con provvedimento regionale il carcere di Bari è stato considerato fra le unità operative semplici, eppure in questo istituto penitenziario è attivo uno dei dieci centri clinici italiani con annesso reparto di medicina interna e uno dei reparti presenti in Italia per il trattamento dei para/tetraplegici dove affluiscono detenuti affetti da importanti e gravi patologie, provenienti dagli istituti penitenziari regionali e nazionali;
il segretario nazionale della Federazione italiana dei medici di medicina generale (FIMMG) ha inviato una lettera al Ministro della salute e agli assessori regionali invitandoli ad una maggiore attenzione alle problematiche del personale medico operante nelle carceri, avendo cura di assicurare omogeneità di trattamento economico e normativo, garantendo il posto di lavoro e tenendo conto, sul piano economico e normativo, della peculiare condizione di rischio personale e professionale;
premesso inoltre che il 10 gennaio 2012 l'ex Capo Dipartimento della Polizia penitenziaria dichiarava che avrebbe destinato ad altre sedi le risorse previste per la costruzione di un penitenziario a Bari (40 milioni di euro);
considerato che l'organico dell'Istituto risulterebbe carente di agenti del Corpo di Polizia penitenziaria, di educatori e di psicologi;
preso atto che oggi è possibile constatare l'assoluta impossibilità che il carcere di Bari prosegua la sua attività secondo livelli minimi di funzionamento, collegati ai livelli di garanzia che devono essere assicurati ai detenuti e al personale che lì lavora,
l'interrogante chiede di sapere:
se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza di quanto descritto in premessa e, in caso affermativo, come intendano intervenire per ridurre, fino a portarla ai livelli regolamentari, la popolazione detenuta nel carcere di Bari;
se, in quali modi ed entro quali termini intendano intervenire, per quanto di competenza, per colmare il deficit di organico della Polizia penitenziaria, degli psicologi e degli educatori;
se e quali iniziative intendano assumere, per quanto di competenza, affinché sia assicurata un'adeguata assistenza sanitaria ai detenuti e l'assoluto rispetto dei livelli essenziali di assistenza.
(4-07745)
DE TONI - Ai Ministri dello sviluppo economico e dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare - Premesso che l'intera zona della val Camonica si caratterizza per la presenza di siti ad elevato valore ecologico e paesaggistico: il Parco nazionale dello Stelvio, paesaggi e monumenti naturali d'importanza nazionale o regionale o di rilevanza per le fonti idriche, come il ghiacciaio dell'Adamello, siti di interesse comunitario (SIC), zone di protezione speciale (ZPS), torbiere, siti Natura 2000, presenti sia all'interno che all'esterno del parco regionale dell'Adamello, biotopi di importanza nazionale e regionale, pianure alluvionali, aree di riproduzione importanti, tratti fluviali interessati da deflussi residui ovvero da una popolazione ittica e di crostacei di rilevanza nazionale, zone per la protezione dell'acqua potabile;
considerato che:
in val Camonica sono già presenti centinaia di captazioni su torrenti e affluenti del fiume Oglio, oltre ad una decina di grandi invasi per l'accumulo di acqua ad uso idroelettrico. Inoltre vi è la presenza di due tra le centrali idroelettriche sotterranee più grandi d'Europa, oltre ad altre decine di centrali idroelettriche. Dal 2011 ad oggi risultano essere state già rilasciate almeno 80 concessioni per derivazioni e captazioni, e che un altro centinaio di richieste sia stato presentato da società private. Tali istanze riguardano captazioni da effettuarsi lungo l'asta del fiume Oglio e dei suoi affluenti, anche attraverso la realizzazione di tubature che attraversino i centri abitati di Edolo e Temù (Brescia);
in data 7 settembre 1991 è stata sottoscritta dagli Stati alpini di Austria, Francia, Germania, Italia, Liechtenstein, Principato di Monaco, Slovenia, Svizzera e dalla Comunità europea la "Convenzione delle Alpi", con l'obiettivo di garantire una politica comune per l'intero arco alpino, un territorio sensibile e complesso i cui confini sono determinati da fattori naturali, economici e culturali che raramente coincidono con le frontiere degli Stati nazionali. Con la Convenzione si vuole valorizzare il patrimonio comune delle Alpi e preservarlo per le future generazioni attraverso la cooperazione transnazionale, le amministrazioni territoriali e le autorità locali, coinvolgendo la comunità scientifica, il settore privato e la società civile;
la Convenzione delle Alpi è stata ratificata con legge 14 ottobre 1999, n. 403. Con legge 5 aprile 2012, n. 50, si è inoltre provveduto all'autorizzazione alla ratifica e all'ordine di esecuzione di numerosi protocolli di attuazione della Convenzione internazionale per la protezione delle Alpi, concernenti le foreste montane, la pianificazione territoriale e lo sviluppo sostenibile, la difesa del suolo, la protezione della natura e la tutela del paesaggio nonché l'ambito dell'energia;
l'articolo 4 del protocollo di attuazione della Convenzione delle Alpi del 1991, nell'ambito dell'energia, sottolinea la partecipazione degli enti regionali e locali al processo di attuazione delle politiche energetiche al fine di garantire concertazione e collaborazione. Il medesimo protocollo raccomanda, nelle premesse, l'uso razionale dell'energia e l'uso sostenibile delle risorse idriche;
nelle raccomandazioni n. 11, n. 12 e n. 13 delle linee guida comuni per l'uso del "piccolo idroelettrico" nella regione alpina, definite nell'ambito della piattaforma per la gestione dell'acqua, si afferma che al fine di assicurare la trasparenza e trovare soluzioni che tengano conto dei diversi interessi in gioco, le opinioni dei principali portatori di interesse debbano essere adeguatamente considerate attraverso procedure partecipate. Riguardo all'esigenza di tutelare lo spazio alpino rispetto alla produzione idroelettrica, si sottolinea come l'attuale livello di sfruttamento sia significativo. Laddove rimangono poche aree finora non utilizzate nell'ambito di un perimetro più vasto, ad esempio un bacino fluviale, una provincia o un cantone, la salvaguardia di tali zone viene definita auspicabile. A tali fini, nell'ambito della strategia regionale può essere considerata l'individuazione di aree deliberatamente tenute libere da qualsiasi sfruttamento, al fine di evitare un impatto irreversibile, e tale decisione dovrà costituirsi sulla base di un'ampia partecipazione dei portatori di interesse coinvolti;
considerato, inoltre, che:
all'interrogante non risulta essere stato predisposto, allo stato attuale, il bilancio idrico concernente il bacino idrografico della valle dell'Oglio, dalle sorgenti sino al lago d'Iseo, elemento che sicuramente garantirebbe una chiara pianificazione del territorio;
la situazione ha provocato la protesta di singoli cittadini, nonché di numerosi comitati ed associazioni della zona, su tutti Legambiente, Italia nostra e l'Osservatorio territoriale di Edolo, i quali denunciano lo sfruttamento selvaggio del territorio e la presentazione di richieste di concessione per l'attività di captazione anche nelle zone in cui le amministrazioni comunali hanno proposto, o stanno per proporre, nuovi parchi comunali o aree di produzioni agricole sperimentali e di qualità,
si chiede di sapere:
quali azioni i Ministri in indirizzo intendano porre immediatamente in essere, per quanto di propria competenza, al fine di tutelare il territorio della Valle Camonica, oggetto negli ultimi anni di un attacco speculativo senza precedenti da parte di alcune società private operanti nel settore energetico;
se e quali iniziative intendano intraprendere al fine di effettuare un monitoraggio della situazione esistente, assicurando, con le amministrazioni interessate, una rigida programmazione degli interventi che sia frutto di una visione globale, non approssimativa ed occasionale;
se e quali azioni intendano porre in essere al fine di riconoscere, intervenendo ove necessario anche dal punto di vista legislativo, maggiori poteri alle amministrazioni locali, nell'ambito della procedura di individuazione delle aree su cui realizzare gli impianti.
(4-07746)
BORNACIN - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:
tutti i cittadini italiani proprietari di immobili sono chiamati, in questi giorni, a versare all'erario la prima rata dell'Imposta municipale unica;
tutte le aree del Paese che sono state oggetto di eventi idrogeologici e/o sismici hanno registrato una diminuzione del valore degli immobili;
sarebbe, pertanto, auspicabile rivedere la classificazione catastale al fine di evitare un'ulteriormente penalizzazione economica in danno dei proprietari costretti a pagare somme superiori al valore reale degli immobili,
si chiede di sapere se e in quali modi il Ministro in indirizzo ritenga di dover intervenire al fine di evitare che i proprietari delle aree a grave rischio sismico e/o idrogeologico, già dalle prossime rate dell'IMU, siano costretti a pagare somme superiori al reale valore degli immobili.
(4-07747)
PINZGER - Ai Ministri dell'interno e delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che:
la direttiva 1999/37/CE del Consiglio, del 29 aprile 1999, disciplina l'immatricolazione dei veicoli a motore in uno Stato membro, diverso da quello d'acquisto e il trasferimento dell'immatricolazione da uno Stato membro ad un altro;
la predetta direttiva ha migliorato la possibilità dei consumatori europei di trarre beneficio dal mercato unico, potendo approfittare delle differenze di prezzo tra i vari Stati membri; i distributori possono operare al di fuori del loro territorio nazionale con maggiore libertà e vendere autoveicoli a consumatori di altri Stati membri (cosiddette vendite attive);
nonostante ciò, trasferire autoveicoli da uno Stato membro all'altro è ancora motivo di reclami e di azioni giudiziarie da parte di cittadini e imprese a causa di complicate procedure di immatricolazione, complesse formalità burocratiche e di una forte incertezza giuridica da parte degli organi esecutivi, soprattutto sulla validità delle targhe cosiddette temporanee, che vengono rilasciate anche in Italia;
considerato che
il Ministero dell'interno, Dipartimento della pubblica sicurezza nella nota prot. n. 300/A/3/44559/123/2/27/3 del 16 giugno 2004 intitolata "Riconoscimento reciproco delle targhe di prova tra l'Italia e la Germania", diretta ai compartimenti Polizia stradale e al Centro Addestramento Polizia stradale, ha specificato che devono ritenersi ammessi alla circolazione sul territorio nazionale i veicoli provenienti dalla Germania muniti della targhe temporanee (cosiddette targhe gialle);
la predetta nota - per gli organi esecutivi, e non solo - lascia aperti dubbi sul caso inverso, cioè per veicoli per cui si è fatta richiesta di targhe temporanee tedesche che circolano sul territorio italiano per essere trasferite in Germania;
mediante la comunicazione interpretativa della Commissione europea sulle procedure per l'immatricolazione degli autoveicoli originari di un altro Stato membro, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale dell'Unione europea in data 24 marzo 2007, si è cercato di facilitare agli Stati membri la corretta ed effettiva applicazione della relativa legislazione comunitaria;
la predetta comunicazione interpretativa al punto 4 precisa quanto segue: "In seguito alla firma dell'Accordo Multilaterale da parte di tutti gli Stati membri (...), la targa di immatricolazione del veicolo equivale comunque a un certificato d'assicurazione. Ciò permette agli autoveicoli muniti di una targa di immatricolazione di uno di questi paesi di circolare liberamente nell'area da essi coperta, senza la necessità di controllare alle frontiere la presenza dell'assicurazione obbligatoria dei veicoli a motore"; al punto 4.2, rubricato "Autoveicoli muniti di una targa temporanea", viene altresì specificato che "in base al principio generale della libertà di transito dei beni e alla direttiva sui documenti d'immatricolazione dei veicoli, lo Stato membro d'origine debba anche accettare l'uso -sul proprio territorio - di targhe e di certificati temporanei rilasciati dallo Stato membro di destinazione", e ancora "gli altri Stati membri devono riconoscere la carta di circolazione temporanea rilasciata da uno Stato membro per l'identificazione del veicolo nel traffico internazionale". "La libera circolazione dell'autoveicolo, munito di targa e di carta di circolazione temporanei, può essere vietata solo per ragioni di sicurezza stradale (...), per il fondato sospetto che il veicolo sia stato rubato o per ragionevoli dubbi delle autorità di controllo sulla validità del documento";
ciononostante, in Italia continuano a perdurare dubbi interpretativi e, anche di recente, la Polizia stradale ha contestato ripetutamente la legittimità dell'uso delle targhe temporanee, rilasciate in uno Stato membro, principalmente in Germania, e la validità dell'assicurazione sul territorio italiano, a italiani e stranieri, con dei verbali ed addirittura con il sequestro/confisca del veicolo;
solo per citare alcuni esempi: recentemente la Polizia stradale, a Brescia e nelle scorse settimane anche a Venezia ed Udine, ha contestato ripetutamente la legittimità dell'uso delle targhe temporanee e la validità delle relative assicurazioni in territorio italiano; sono stati redatti verbali e addirittura è stato effettuato il sequestro finalizzato alla confisca dei veicoli. Gli interessati si sono visti costretti a pagare oltre 1.000 euro per dissequestrare la vettura. In certi casi gli interessati hanno dovuto caricare il veicolo sul carroattrezzi fino al confine italiano per poi proseguire; altri hanno fatto le targhe di transito italiane, ma hanno avuto problemi perché hanno sottoscritto una polizza assicurativa estera, nonostante fossero muniti di carta verde che permette il transito in tutta Europa. A causa di ciò hanno dovuto sottoscrivere una polizza con una compagnia italiana pagando oltre il doppio;
tale situazione si ripercuote direttamente sul mercato automobilistico italiano, sulle importazioni ed esportazioni di veicoli, sull'attività delle agenzie di pratiche auto, e, non in ultimo, sul cittadino europeo;
tuttora, nonostante la precisa e chiara regolamentazione della materia nella normativa europea e le chiare istruzioni fornite dalla Commissione europea nella comunicazione interpretativa del 2007, gli organi di polizia italiani tuttora si affidano unicamente alla nota del Ministero dell'interno, Dipartimento della pubblica sicurezza, del lontano anno 2004, senza che venga redatta una nuova nota che tenga conto delle recenti disposizioni europee in materia, le quali invece non lasciano dubbi interpretativi;
nella relazione del 27 ottobre 2010 sulla cittadinanza dell'Unione, "Eliminare gli ostacoli all'esercizio dei diritti dei cittadini dell'Unione" (COM (2010) 603 def.), la Commissione europea ha indicato nei problemi di immatricolazione dei veicoli uno dei principali ostacoli incontrati dai cittadini nell'esercizio nella vita quotidiana dei diritti loro riconosciuti dalla legislazione dell'Unione e ha preannunciato, tra le azioni previste per eliminare tali ostacoli, la semplificazione delle formalità e delle condizioni di immatricolazione delle automobili già registrate in un altro Stato membro;
recentemente in 14a Commissione permanente (Politiche dell'Unione europea) del Senato è stato esaminato l'atto COM (2012) 164 definitivo, "Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio recante norme per la semplificazione del trasferimento all'interno del mercato unico dei veicoli a motore immatricolati in un altro Stato membro", diretta a migliorare il funzionamento del mercato unico eliminando gli ostacoli amministrativi alla reimmatricolazione dei veicoli a motore;
la 14a Commissione, di fronte alla predetta proposta, ha formulato osservazioni favorevoli, apprezzando in particolare "quanto stabilito all'art. 6 della proposta, relativamente al riconoscimento delle immatricolazioni temporanee finalizzate al commercio transfrontaliero dei veicoli", auspicando "la sua effettiva applicazione in Italia",
si chiede di sapere:
se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza delle elencate difficoltà e, in considerazione di quanto esposto in premessa, non ritengano opportuno intervenire al fine di adeguare la normativa nazionale alle previsioni dell'Unione europea, ed evitare, tra l'altro, ripercussioni negative in ambito economico;
se non ritengano opportuno provvedere alla redazione di una nuova nota di comunicazione ai compartimenti di Polizia stradale e al centro addestramento di Polizia stradale, tenendo debitamente conto delle disposizioni comunitarie, facendo sì che venga superata l'attuale situazione di incertezza giuridica.
(4-07748)
Interrogazioni, da svolgere in Commissione
A norma dell'articolo147 del Regolamento, le seguenti interrogazioni saranno svolte presso le Commissioni permanenti:
8ª Commissione permanente (Lavori pubblici, comunicazioni):
3-02934, dei senatori Vimercati ed altri, sul trasporto ferroviario locale;
10ª Commissione permanente(Industria, commercio, turismo):
3-02940, della senatrice Armato ed altri, sulle concessioni demaniali nel settore turistico-balneare.
Interrogazioni, ritiro
È stata ritirata l'interrogazione 4-07616, della senatrice Amati ed altri.