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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 739 del 07/06/2012


VACCARI (LNP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

VACCARI (LNP). Signora Presidente, signori rappresentanti del Governo, onorevoli colleghi, desidero fare un'analisi della situazione in cui viviamo, anche se dovremmo conoscerla molto bene (anche sulla base di quanto ci riporta ogni giorno la stampa).

Dagli ultimi incontri avuti con la Corte dei conti sia alla Camera dei deputati che al Senato della Repubblica è emerso che il nostro Paese ha troppe tasse. Questo ragionamento viene svolto ormai da molto tempo, ma la Corte dei conti rileva che nell'ultimo periodo la pressione fiscale è in crescita, per le azioni e i provvedimenti assunti dal Governo. Cito alcuni dati. Il dato relativo alla pressione fiscale supera in previsione per i prossimi anni il 45 per cento, a fronte di una media europea del 40 per cento; quindi, vi è un differenziale di oltre cinque punti. Ripeto che si tratta di una media europea e, dunque, ciò vuol dire che alcuni Paesi hanno valori superiori al 40 per cento mentre altri hanno ovviamente valori inferiori.

Si afferma, sui giornali così come nelle nostre Commissioni, che l'Europa rappresenta un anello debole del sistema economico internazionale, nella crescita dei Paesi. I fondamentali, cioè il PIL, l'inflazione, la disoccupazione, il saldo tra le partite correnti, delle tre grandi aree del mondo (America, Europa e Giappone, non parlo delle aree emergenti, cioè del cosiddetto gruppo BRIC) mostrano come l'Europa, sugli indicatori macroeconomici, abbia performance e prospettive per i prossimi anni molto deboli e delicate, che trascinano verso il basso tutto il sistema economico mondiale rispetto alla ripresa dopo le crisi finanziarie. Al riguardo, i richiami, mi pare evidenti, fatti negli ultimi giorni anche dal presidente degli Stati Uniti Obama sono significativi. È molto preoccupante che non vi sia una risposta positiva forte da parte del sistema Europa al richiamo di un altro Paese. Non dico che si tratti di ingerenza, ma considero, ripeto, molto preoccupante che non vi sia uno scatto di orgoglio e di capacità di programmazione strategica da parte nostra.

All'interno dell'Europa, cioè di questo anello debole del sistema internazionale, ovviamente vi sono i deboli nella debolezza generale. Al riguardo, è interessante uno studio effettuato sul commercio mondiale, che mette in relazione l'appeal, le capacità di richiamo dei Paesi per quanto riguarda le imprese e gli investimenti sulla base di due parametri: l'opportunità di import e il rischio macroeconomico. Ebbene, un Paese europeo come il Regno Unito, che comunque ha una politica particolare (sappiamo come si è comportato nei confronti dell'euro) e che, nell'ultimo periodo, con il nuovo Governo ha avviato riforme molto delicate e in un certo senso anche impopolari, è al massimo dell'opportunità di import e al minimo di rischio macroeconomico. L'Italia si posiziona al minimo di opportunità di import, e a un livello medio come rischio macroeconomico. Non possiamo certamente ritenerci soddisfatti della nostra posizione intermedia come rischio macroeconomico, perché siamo al minimo di opportunità di import e quindi di capacità di attrattiva dei capitali.

Per quanto riguarda il volume delle entrate per il prossimo periodo, fino alla fine dell'anno, si stima che registreremo una perdita di gettito pari a circa 3,4 miliardi di euro. Inoltre, il Governo ha bloccato le cessioni delle caserme, e quindi la possibilità di immettere sul mercato beni immobiliari per creare sviluppo, crescita e magari anche entrate per lo Stato per alleggerirne la posizione finanziaria. Vi è un blocco alla valorizzazione del patrimonio pubblico.

Abbiamo sempre cercato di valutare con correttezza e razionalità i provvedimenti che il Governo sottopone alla nostra attenzione, considerandoli proprio per la loro capacità di incidere sui cambiamenti del Paese e di fornire le risposte ai cittadini, alle imprese e in particolare - per quanto riguarda noi - al Nord, che rimane la locomotiva italiana, ma paga le inefficienze e gli sprechi di un sistema centrale e di un Paese che non riesce a svilupparsi completamente in modo omogeneo.

Qual è l'analisi che facciamo di questo provvedimento? Sicuramente, si tratta di un provvedimento debole. Si parla di spending review ma, secondo me, il termine è eccessivo, perché in fin dei conti si dice ad un commissario di razionalizzare la spesa per acquisti della pubblica amministrazione. Penso non sarebbe stato neanche necessario varare un provvedimento del genere: bastava che il Presidente del Consiglio desse ai propri Ministri l'obiettivo di rientro, magari anche prendendo qualche tecnico di supporto, che comunque costa. Va detto anche questo ai cittadini: le persone che sono chiamate comunque costano e devono essere pagate; giustamente, dico io, chi lavora deve essere pagato, anche perché solo così si può pretendere un risultato; quindi, sono d'accordo che i tecnici siano pagati, ma è anche vero che così aumentiamo la spesa pubblica. Insomma, visto che tutti diciamo di non volere aumentare l'IVA di due punti ad ottobre, bastava che il Presidente del Consiglio dicesse ai propri collaboratori che l'obiettivo è recuperare i 4,2 miliardi: o si consegue questo rientro di spesa, o tutti quanti a casa, perché tecnici incapaci di poter ottenere il risultato. Non serviva approvare questo decreto che, ricordiamocelo, visto che parliamo di spending review, sta costando ai nostri cittadini in maniera incredibile: questo ramo del Parlamento e, dopo, la Camera, lavoreranno, si riuniranno, produrranno carte e documenti, pubblicheranno i resoconti, discuteranno ore e ore su questi temi, quando bastava un semplice ordine di servizio interno da parte del Presidente del Consiglio ai propri collaboratori che imponesse il risultato da raggiungere (viceversa, sarebbero stati cambiati perché non capaci di fare il bene del Paese). D'altra parte, questo era il motivo per cui si è formato questo Governo tecnico.

Non è neanche una spending review in assoluto: è solo un profilo di spending - potremmo togliere il termine "review" - perché, come ho detto prima, ci spiace che i relatori e il Governo non abbiano neanche voluto accettare gli emendamenti che abbiamo proposto per imporre i limiti di rientro di spesa nel 2012 per essere sicuri di non arrivare all'aumento dell'IVA, che sarebbe un altro elemento per allontanare gli imprenditori esteri dalle attività del nostro Paese, nonché un altro modo per aumentare la recessione e le difficoltà delle nostre famiglie e imprese. Ebbene, non sono stati accolti i nostri emendamenti che ponevano dei tetti.

C'è una forte preoccupazione poi relativamente all'articolo 2, comma 1, del provvedimento all'esame, che pare anche un attacco al federalismo; si vogliono mettere da parte i costi standard.

Sentivo prima parlare il collega Rutelli, che pare voglia affossare le Regioni e tornare - ma non avevamo dubbi - al centralismo. Non abbiamo mai pensato che le altre forze politiche fossero a favore del federalismo: lo usano in maniera strumentale e sull'onda del bisogno delle persone. Noi vogliamo la vera riforma federale del Paese e continueremo a batterci perché ciò avvenga. Vedremo anche nel corso della discussione che inizierà sulla riforma della Costituzione chi veramente crede nel federalismo e chi lo usa come bandiera per cercare di raccogliere qualche voto. C'è un attacco al federalismo: le Regioni sono sicuramente importanti: basta andare al Nord dove le Regioni sono quelle che hanno le migliori performance di spesa. Se solo prendessimo quei dati, come diceva il collega Massimo Garavaglia, e li riportassimo nel resto del Paese avremmo già recuperato ben oltre 4 miliardi, come minimo.

Non abbiamo avuto neanche quel minimo di decenza e di serietà nel mettere per iscritto che dall'attuazione del presente decreto devono derivare minori oneri, che può sembrare pleonastico, ma che invece è un impegno nei confronti dei nostri cittadini. È chiara quindi la ragione per cui la classe politica di questo Paese è malvista e per la quale i cittadini chiedono una grande riforma e un grande cambiamento da questo punto di vista. La Lega è da questa parte e sta lavorando in questo modo.

Per tali ragioni, signora Presidente, colleghi, membri del Governo, non possiamo che esprimere un voto di astensione sul provvedimento, perché vediamo una volontà di cambiamento, ma non vediamo il vero cambiamento e la vera riforma epocale che la Lega sta chiedendo da molto tempo. (Applausi dal Gruppo LNP. Congratulazioni).