PETERLINI (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PETERLINI (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Signora Presidente, il Gruppo UDC‑SVP‑Autonomie e altri si esprimerà contro ogni tentativo di rimandare in Commissione, e con questo alle calende greche, il disegno di legge in esame. Ho assistito da anni in Commissione affari costituzionali allo sforzo di dare un nuovo assetto a questa Repubblica, allo sforzo di rafforzare gli strumenti di democrazia diretta come il referendum, allo sforzo di varare una nuova legge elettorale.
Devo fare i complimenti al presidente Vizzini e a tutti i membri della Commissione, che siano di destra, di sinistra o di centro, che volevano e vogliono portare ad attuazione almeno un paio di misure che la popolazione si aspetta.
Dopo che tutto è stato incardinato (dalle innovazioni sul referendum al tentativo di abbassare il quorum sui referendum, alla legge elettorale e così via) finalmente si era realizzato un accordo - spero che il riferimento al passato sia errato e che io possa confermare che c'è un accordo - tra le grandi forze politiche per fare almeno qualcosa. In Commissione ho vissuto una posizione scettica perché è dal 1979, da quando Bettino Craxi aveva annunciato le grandi riforme e, a seguire, dalle riforme istituzionali prospettate da Bozzi sulla forma di Stato, di Governo, sul Parlamento, fino a Silvano Labriola e alle grandi Bicamerali di De Mita, Iotti e infine D'Alema (il cui lavoro si deve riconoscere che è andato in porto per una parte), che si era detto di trovare almeno un denominatore comune. L'accordo non è poi sfociato in grandi riforme, anche se nel testo che ci viene dalla Commissione un paio di cose importanti ci sono: c'è innanzitutto un ringiovanimento del Parlamento (forse non come tanti se l'aspettavano), quanto meno un abbattimento dell'età, aprendo un po' le porte ai giovani; si prevede una divisione dei compiti tra Camera e Senato con la speranza di snellire i lavori. Certo alcune funzioni restano in capo ad entrambe le Camere, ma a me sembra anche giusto coinvolgerle entrambe fino a che non si arriva a compiere il passo decisivo del Senato federale.
Si prevede poi la sfiducia costruttiva, prevista in tutti Paesi moderni per evitare che alla sfiducia non siano associate alternative di Governo, e sembra - almeno da quanto trapelava dagli annunci dei colleghi e dei giornali - ci sia anche un progetto (che deve essere ancora presentato) di legge elettorale.
Ebbene, se adesso decidessimo di rimandare in Commissione il provvedimento, mi sorge il dubbio se si voglia davvero fare quello che è stato concordato. E quello che si aspetta la popolazione è un segnale.
Ho apprezzato molto le dichiarazioni del presidente Azzollini quando ieri ha detto che stiamo lavorando bene, che non siamo una casta e che stiamo vivendo un momento di insofferenza verso la politica. La politica infatti è oggetto di discredito, che ci viene gettato addosso in parte sicuramente per ragioni storiche motivate, per una distanza dalla popolazione, per una legge elettorale che non ha lasciato scegliere i parlamentari da parte degli elettori, e in parte sulla base di quanto è riportato sulle colonne dei giornali, che individuano superficialmente nella politica il male all'origine di tutto. Io piuttosto direi che il male all'origine di tutto quello che stiamo vivendo adesso è la finanza mondiale: sono i grandi assetti finanziari mondiali, anche bancari, che ci fanno soffrire e che hanno portato alla povertà tutti. Però, comunque, l'attacco è alla politica, perciò un segnale degno lo dobbiamo dare, soprattutto sul taglio dei parlamentari. Si è passati da proposte che prevedevano di tagliare fino alla metà il numero dei parlamentari ad un compromesso che prevede un taglio del 20 per cento. Si tratterebbe di un segnale forte che comporterebbe - ne sono convinto - anche uno snellimento dei lavori parlamentari e una rivalutazione del singolo parlamentare, perché un organo più ristretto numericamente darebbe maggiore risalto alle singole proposte.
Naturalmente non mi nascondo - nessuno vuole farlo - dietro un dito sapendo che il Popolo della Libertà ha annunciato il presidenzialismo. Non ho visto l'emendamento, ma quello che questo Parlamento deve esaminare è la proposta della Commissione affari costituzionali. Se poi la prossima settimana il Popolo della Libertà verrà in Aula con questa proposta, si vedrà. Io sono del parere che si tratta di un tema da discutere. Ci sono argomenti a favore e argomenti contrari, ma non credo - e non posso credere - che l'obiettivo del Popolo della Libertà sia quello di rimandare in Commissione - e con questo alle calende greche - questo progetto minimo. Non è infatti questo un progetto che mi soddisfa, perché manca, ad esempio, il progetto del Senato federale, una vera rappresentanza delle Regioni, come hanno gli Stati moderni, per dare più peso al nuovo assetto e far dimagrire lo Stato centrale (si è parlato giusto poco fa dei costi). Ma questo provvedimento è pur sempre meglio di niente.
Pertanto, sono d'accordo a rinviare la discussione del provvedimento alla prossima settimana, ma non fatelo "mangiare" qui in Aula a botte di emendamenti, come è accaduto alla riforma Calderoli, che è stata cambiata con 1.000 emendamenti, da D'Onofrio, da Calderoli e da tutti coloro che sono intervenuti, per poi farcela bocciare dal referendum. Faccio dunque un appello: aprite la campagna elettorale con questo bel tema; si vedrà poi se il popolo lo accetterà o meno. Facciamo però valere il minimo consenso che abbiamo trovato.
Pertanto, il Gruppo dell'UDC, SVP e Autonomie e coloro che si sono aggregati alla nostra posizione voteranno contro le questioni pregiudiziali e sospensive.