dal giorno 20 maggio 2012, un vasto territorio ricadente tra l'Emilia-Romagna e la Lombardia, nelle province di Modena, Ferrara, Bologna, Reggio Emilia, Mantova e Rovigo è stato investito da una serie di violente scosse sismiche, che hanno causato e continuano a causare morti, feriti, un numero elevatissimo di sfollati, enormi danni agli edifici, alle attività produttive e agli impianti del sistema agricolo, industriale e artigianale della zona, nonché al patrimonio pubblico, a quello artistico, culturale e architettonico, provocando altresì serie ripercussioni sui collegamenti viari e ferroviari;
la situazione, in continua evoluzione, è drammatica ed una delle priorità del settore agricolo (si calcola che i terremoti possano aver arrecato all'agricoltura danni per 500 milioni di euro) è sicuramente quella di scongiurare il rischio idraulico, da un lato, e la morte dei campi per siccità dall'altro, rischi amplificati notevolmente dalle continue e ripetute forti scosse sismiche di questi ultimi giorni;
la preoccupazione di non poter irrigare 113.000 ettari coltivati si accosta all'altra per cui, se dovesse piovere troppo, il rischio è l'allagamento di 200.000 ettari di territorio, inclusi i paesi e i siti produttivi che l'antropizzazione del territorio emiliano mescola a quelli coltivati;
al fine di una stima delle ferite ai luoghi e agli impianti dei consorzi di bonifica dopo il sisma nelle zone tra Modena, Reggio Emilia, Ferrara, Mantova e Bologna, in data 5 giugno 2012, il Sottosegretario di Stato con delega all'agricoltura, Franco Braga, ha effettuato un sopralluogo accompagnato dai vertici dell'Associazione nazionale bonifiche e irrigazioni (Anbi), dell'Unione regionale bonifiche Emilia-Romagna (Urber) e della Regione Emilia-Romagna;
considerato che:
l'80 per cento della produzione di pere made in Italy (tra le principali varietà, vi sono la William, l'Abate e la Conference, tutte tutelate dal marchio Igp assegnato alla "pera dell'Emilia Romagna") rischia di rimanere "a secco": proprio tra Modena, Ferrara e Reggio Emilia, dove ingenti sono i danni subiti dagli impianti dei consorzi di bonifica, si concentra infatti la quasi totalità della produzione nazionale di pere, produzione che fa dell'Italia il primo produttore europeo e il terzo produttore mondiale di questo tipo di frutta, dietro Cina e Stati Uniti;
ancora significativi danni si registrano presso i due tra i più grandi impianti idrovori d'Italia, dai quali dipende la sicurezza idraulica di una fetta di pianura Padana grande come la provincia di Napoli: Pilastresi del consorzio di bonifica di Burana e Mondine del consorzio di bonifica dell'Emilia centrale. Si lasciano così all'asciutto 3.500 aziende, quasi tutte agricole: senz'acqua campi coltivati a seminativi, ortivi e frutteti specializzati;
la situazione si presenta più grave a Moglia, dove l'impianto idrovoro delle Mondine (bonifica dell'Emilia centrale) è stato spento e reso inagibile a causa del crollo nella torre che contiene la cabina di trasformazione. L'impianto assicura - o perlomeno assicurava - lo scolo di un territorio di 50.000 ettari dall'Enza al Secchia a Nord della via Emilia, comprendendo i centri abitati di Correggio, Poviglio e Carpi;
inoltre, mentre risulta danneggiato il Canale emiliano romagnolo (Cer), che assicura acqua in un comprensorio di 3.000 chilometri quadrati, la rete di bonifica compresa tra i consorzi di bonifica Burana, Emilia centrale, Terre dei Gonzaga, Renana, Pianura di Ferrara, pure in grave difficoltà a seguito degli eventi sismici, garantisce la sicurezza idraulica in zone ora terremotate dove le stime indicano una perdita di Pil pari al 2 per cento o, quantomeno, danni per 5 miliardi di euro;
pure l'impianto di bonifica Concordia Sud, nelle campagne di Mirandola, impianto che serve per l'irrigazione dei comuni dell'epicentro di uno dei terremoti, tra Mirandola, San Possidonio e Concordia, per complessivi 2.250 ettari, ha subito drammatici danni. A Concordia Sud, infatti, il terremoto ha sbriciolato i muri e compromesso le strutture di cemento armato della copertura delle pompe che garantiscono il deflusso delle acque dai campi oppure la loro immissione nei canali per irrigare. Sebbene con una decisione d'urgenza, la struttura sia stata puntellata, il rischio che si corre se la struttura dovesse crollare sugli impianti è evidente perché non sarebbe più possibile far defluire le acque dai canali che sono sopra il piano di campagna, come hanno spiegato i vertici del Burana;
rilevato che:
da una prima stima, i danni alla rete idraulica ammonterebbero a quasi 70 milioni di euro: 63 milioni e mezzo di euro di danni in Emilia-Romagna, 4 milioni e mezzo di danni in Lombardia a opere di bonifica di sei consorzi (Burana, Emilia centrale, Pianura di Ferrara, Renana, Cer e Torre dei Gonzaga);
secondo i dati presentati al sottosegretario Braga dal Presidente dell'Urber, Massimiliano Pederzoli, si tratta di 200.000 ettari di terreno a rischio idraulico, oltre la metà a rischio siccità; danneggiamenti o gravi lesioni a 57 impianti; rischio idraulico per 3.500 aziende agricole e 55 comuni, nelle province di Modena, Reggio Emilia, Mantova, Bologna e Ferrara;
nel caso peggiore, sottolineano l'Anbi e l'Urber, il rischio siccità potrebbe interessare 130.000 persone,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo non ritenga necessario ed urgente predisporre, in ogni consorzio, l'elenco degli interventi urgenti al fine di assicurare l'efficace e tempestiva messa in sicurezza degli impianti dei consorzi di bonifica danneggiati;
se, conseguentemente, non ritenga che si debba procedere, nello specifico, all'introduzione di un piano straordinario che, evitando il fermo definitivo degli impianti danneggiati, disponga un congruo stanziamento di risorse per il ripristino del servizio d'irrigazione e la riduzione del rischio idrogeologico.
(3-02911)