il 17 dicembre 2011, l'eurocargo "Venezia" della Grimaldi Lines, in navigazione da Catania a Genova, ha disperso in mare, a 35 miglia da Livorno, nelle acque al largo dell'isola di Gorgona, due semirimorchi carichi di sostanze tossiche altamente inquinanti;
secondo le prime ricostruzioni, il carico caduto in mare era costituito da un catalizzatore a base di ossidi di nichel, vanadio e molibdeno esausto, e ciascun fusto conteneva circa 170-180 chili di materiale, racchiuso in sacchi di plastica;
dei 198 bidoni, 95 stati individuati, e uno è stato casualmente recuperato, mentre è fallito il tentativo della società Castalia, incaricata da Grimaldi, di individuare gli altri 102 bidoni dispersi;
le ricerche - secondo la società Castalia - si sono concentrate lungo la rotta percorsa dall'eurocargo Venezia per una lunghezza di ulteriori 13 miglia e per una larghezza di circa 1.500 metri dalla zona di rinvenimento dei fusti e dei due semirimorchi, a una profondità fino a 700 metri;
secondo l'Arpat gli inquinanti potrebbero presto contaminare la catena alimentare, trasformandosi in una bomba ecologica, capace di compromettere l'ecosistema di buona parte del mar Tirreno e di conseguenza l'economia legata alla pesca e al turismo;
per capire la misura del pericolo è sufficiente rileggere il dossier intitolato "Rischi" che Arpat ha redatto nel mese di febbraio, quando il recupero dei fusti sembrava essere una questione di giorni;
nel documento, i tecnici dell'Arpat spiegavano come il rischio di contaminazione «potrebbe diventare più consistente se il carico in fondo al mare, che si presume contenga la gran parte dei fusti dispersi, dovesse rimanervi a lungo»;
secondo i tecnici di Arpat, prima o poi, per l'aggressività dell'ambiente marino, la tenuta dei fusti e dei sacchi verrà meno, con conseguente rilascio di una quantità rilevante e concentrata di materiale inquinante. In questo caso gli effetti sull'ambiente e la biodiversità potrebbero essere gravi, per la presenza in quell'area di una rilevante nursery di naselli, e per l'interessamento della zona della riserva marina, santuario dei cetacei;
a pochi giorni dalla campagna che dovrebbe portare al recupero dei 95 bidoni individuati e del loro contenuto, la Grimaldi non ha spiegato se e come cercherà di individuare i fusti ancora dispersi;
la vicenda è stata largamente sottovalutata, poiché è stato considerato ordinario un intervento che invece doveva essere da subito considerato straordinario;
nel rispondere all'interrogazione a risposta in Commissione 3-02766, presentata dall'interrogante in data 28 marzo 2012, il Governo ha sostenuto che, alla luce della relazione dell'ISPRA del 14 gennaio 2012, che ha analizzato il campione ed espresso parere in merito alle caratteristiche della merce pericolosa dispersa, risulta l'insolubilità in ambiente neutro-alcalino della maggior parte dei componenti e che la maggior parte dei componenti sia bioaccumulabile, ma non biomagnificabile; che in data 27 gennaio 2012, anche l'Arpat ha reso il parere inerente il campione analizzato, ribadendo, innanzitutto, la sua natura di catalizzatore a base di nichel molibdeno e la sua tossicità, crucialmente correlata alla solubilità del materiale; che, secondo le prime ricostruzioni, poiché ciascun fusto contiene circa 170-180 chilogrammi di materiale racchiuso in sacchi di plastica, la quantità di prodotto caduta in mare, pari a 198 contenitori, può stimarsi in un totale di circa 33-34 tonnellate;
le sostanze tossiche rischiano di compromettere gravemente l'ecosistema marino delle coste toscane ed entrare nella catena alimentare, costituendo un grave pericolo per la fauna marina e per la popolazione, oltre a danneggiare in modo irreparabile le attività di pesca;
anche il settore del turismo sarebbe gravemente danneggiato dall'eventualità di un nuovo disastro ecologico nelle acque tirreniche sulle quali affaccia la Toscana;
si rende quindi necessaria un'immediata movimentazione delle forze disponibili affinché i fusti incriminati vengano recuperati al più presto;
considerato che:
il Mediterraneo e la sua fauna hanno pagato e stanno pagando oltre misura l'insufficienza dell'attuale sistema di controlli e sicurezza, situazione che potrebbe indurre alla diffusione di comportamenti eco-criminali;
sono passati quasi sei mesi dal momento in cui l'eurocargo "Venezia" della Grimaldi Lines ha disperso in mare rifiuti altamente inquinanti, e che la vicenda è stata fino ad oggi affronta con ingiustificabile lentezza,
si chiede di sapere quali misure i Ministri in indirizzo intendano assumere per evitare la sospensione delle ricerche e recuperare i 102 bidoni dispersi, anche impiegando la Marina militare in un piano di ricerche intensivo dei bidoni ancora dispersi.
(3-02910)