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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 738 del 06/06/2012


*QUAGLIARIELLO (PdL). Signor Presidente, vorrei intervenire solo sul tema che, con cortesia e argomenti pacati, hanno sollevato la presidente Finocchiaro e il presidente Belisario.

Colleghi, il voto segreto era quasi la norma dei nostri lavori parlamentari fino a quando, nel corso degli anni '80, una riforma che lo ha modificato. Il Presidente del Consiglio del tempo, l'onorevole Craxi, parlò addirittura, enfaticamente, di rivoluzione parlamentare, perché si invertiva lo schema: il voto palese diventava la norma e il voto segreto diventava l'eccezione. Un'eccezione dovuta a cosa? E che si verificava quando? Quando le votazioni avrebbero interessato e riguardato le persone nella loro essenza e, in particolare, i diritti più importanti in capo alle stesse, come il diritto di libertà. Perché questo? Perché - dobbiamo dirlo senza ipocrisie -un'Assemblea parlamentare è organizzata sulla regola del rispetto del mandato del Gruppo al quale si appartiene, e ciò sin dai tempi delle prime Assemblee parlamentari. Non è un caso che un grande liberale, un grande parlamentarista come Gladstone, diceva nell'Inghilterra ottocentesca che un gentiluomo tra la propria coscienza e il proprio partito sceglie sempre il proprio partito. Allora, in presenza di disposizioni che vengono dai Gruppi, è assolutamente normale, a tutela della libertà della persona e della sua espressione, che in alcuni casi non deve avere nemmeno il vincolo di potersi scontrare con l'indicazione del proprio Gruppo, vi sia la previsione del voto segreto. Questa è la logica del nostro Regolamento. Non altra.

Se in questa Assemblea, su questo voto, tutti i Gruppi avessero dato libertà di coscienza e quindi la possibilità di esprimersi liberamente, allora oggettivamente del voto segreto si sarebbe potuto fare a meno. Ma questo non è avvenuto, a partire dal Gruppo che rappresento. Abbiamo infatti espresso una disposizione precisa, quella di votare contro la concessione dell'arresto. Evidentemente è anche per tutelare scelte differenti, che nel momento nel quale è in gioco la libertà di una persona devono potersi compiere nella più assoluta autonomia, senza nemmeno sentire l'obbligazione nei confronti del proprio Gruppo e del proprio partito, che esiste il voto segreto. Per questo, senza cadere in contraddizione, da parte del PdL, ogni volta che su una questione di questo tipo verrà data libertà di coscienza, non verrà mai chiesto il voto segreto. Ma dove c'è un'indicazione di Gruppo, e questo è il caso - non mi nascondo dietro alcun dito, presidente Belisario e presidente Finocchiaro -, crediamo che sia doveroso tutelare la coscienza dei nostri membri e anche quella dei membri degli altri Gruppi, anch'essi sottoposti ad una richiesta che viene dal loro Gruppo di appartenenza. (Applausi dal Gruppi PdL e CN:GS-SI-PID-IB-FI e dei senatori Fosson e Sbarbati).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il senatore De Gregorio. Ne ha facoltà.