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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 738 del 06/06/2012


Seguito della discussione del disegno di legge:

(3284) Conversione in legge del decreto-legge 7 maggio 2012, n. 52, recante disposizioni urgenti per la razionalizzazione della spesa pubblica (Relazione orale)(ore 18,20)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge n. 3284.

Riprendiamo l'esame dell'articolo 1 del disegno di legge.

Avverto che gli emendamenti si intendono riferiti agli articoli del decreto-legge da convertire.

Ricordo che nella seduta antimeridiana ha avuto inizio l'esame degli emendamenti e degli ordini del giorno ed è stato disposto l'accantonamento degli articoli da 2 a 6 e dell'articolo 15.

Riprendiamo l'esame dall'illustrazione degli emendamenti aggiuntivi all'articolo 14, a cominciare dall'emendamento 14.0.1, a prima firma del senatore Pastore, che è stato ritirato e trasformato nell'ordine del giorno G14.0.1.

PASTORE (PdL). Signora Presidente, l'ordine del giorno G14.0.1 invita il Governo a procedere a quanto previsto nel mio precedente emendamento 14.0.1, cioè alla soppressione dei commissariati per la liquidazione degli usi civici, istituiti nel 1926, che, dopo tutto questo lungo periodo, hanno perso moltissime delle loro attribuzioni e sono rimasti come delle appendici ossificate, senza svolgere attività, se non, raramente, funzioni giurisdizionali, addirittura con il vecchio rito, quello delle preture, per cui il commissario assume la veste sia di accusatore che di giudice. Questa figura ormai si è trasformata ed è arrivato il momento di ricondurre le funzioni giurisdizionali esercitate dal commissario alla giurisdizione ordinaria. In questo senso vi è anche una datata delibera del Consiglio superiore della magistratura che, a fronte di una dichiarazione di incostituzionalità sui poteri del giudice-pubblico ministero, sollecitava una riforma, e comunque prevedeva che di lì a poco ve ne sarebbe stata una, e non disdegnava di anticiparla con il ricondurre queste funzioni al giudice ordinario. Ciò non è avvenuto, ma è ancor più grave che non sia avvenuto in questo momento storico in cui, con una delega importante affidata al Governo, si sta rivedendo l'intera geografia giudiziaria intervenendo sui tribunali minori, sui giudici di pace e sugli uffici dei pubblici ministeri, e non ci si preoccupa di questi soggetti superstiti, che potrebbero essere ricondotti nell'ambito di questa revisione complessiva della geografia giudiziaria. Di questo cerca di dar conto l'ordine del giorno in maniera essenziale e mi auguro che il Governo si metta subito al lavoro, considerando che, tra l'altro, su questa materia vi è una competenza promiscua e incerta tra il Ministero della giustizia e il Ministero dell'agricoltura (perché allora questi commissariati facevano capo al Ministero dell'agricoltura). Quindi, vi è un rimpallo di competenze e responsabilità che è ora di far terminare, proprio riportando, così come prevede tra l'altro la nostra Costituzione, al giudice ordinario le competenze fino ad oggi esercitate da questo giudice speciale.

Per questo mi auguro che, dopo il dibattito in Commissione e il confronto con i relatori e il Governo, l'ordine del giorno venga accolto. Sarebbe un primo passo su questa strada che tutti auspichiamo venga percorsa fino in fondo nell'ambito di questa legislatura.

BASTICO (PD). Signora Presidente, illustro molto brevemente il contenuto dell'emendamento 14.0.4 perché la ritengo una proposta utile sul tema complessivamente inteso. Esso prevede che le eventuali plusvalenze derivanti da operazioni di vendita di immobili vincolati alla sanità possano essere utilizzate, per quanto è eccedente il valore del ripiano del disavanzo sanitario, dalle Regioni per finalità extrasanitarie. Si tratterebbe, in sostanza, di liberare risorse che, una volta coperti i debiti di carattere sanitario, possono essere utilizzate per altre finalità. Ritengo quindi sia una norma di razionalizzazione nell'utilizzo delle risorse pubbliche.

Detto questo, però, prendo atto che c'è un parere negativo della Commissione bilancio, credo addirittura ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione. Dopo una riflessione, questo emendamento era stato da me ritirato in Commissione, proprio perché ci fosse un'ulteriore riflessione. Pertanto, ritiro l'emendamento 14.0.4. (Brusìo).

PRESIDENTE. Colleghi, per cortesia, in queste condizioni non sono in grado di seguire.

GARAVAGLIA Massimo (LNP). Signora Presidente, purtroppo l'emendamento 14.0.200 è stato dichiarato improponibile. Ciò nonostante, invitiamo il Governo a tenerne conto e a fare una riflessione.

Con tale emendamento proponevamo di ridurre il numero dei revisori dei conti di aziende ospedaliere e ASL, che nel nostro Paese è piuttosto cospicuo. La proposta era di ridurne il numero a tre, togliendo i due che provengono dal Ministero dell'economia. Abbiamo fatto un "conto della serva" e osservato che, applicando la riduzione a tutto il Paese, il risparmio sarebbe di circa 10 milioni di euro, che di questi tempi non sono noccioline. Si obietta che, così facendo, si elimina il controllo del Ministero dell'economia. (Brusìo).

PRESIDENTE. Nel richiamare l'attenzione dei colleghi, le ricordo, senatore Garavaglia, che il Gruppo della Lega Nord ha esaurito i tempi. Le ho quindi concesso, come di consuetudine, un minuto per il suo intervento.

GARAVAGLIA Massimo (LNP). La ringrazio, signora Presidente, ho terminato.

Concludo il ragionamento in questo senso. Ci domandiamo come mai, se davvero questi signori hanno controllato, vi sono Regioni in dissesto. Quindi, la proposta ci consentirebbe sicuramente di risparmiare 10 milioni di euro.

PRESIDENTE. Invito il relatore ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi sugli emendamenti e sull'ordine del giorno in esame.

PICHETTO FRATIN, relatore. Quanto all'ordine del giorno G14.0.1, mi rimetto al Governo, che deciderà se accoglierlo pienamente o come raccomandazione.

In ogni caso, invito il proponente ad espungere la parte finale ("anche tenendo conto di quanto previsto dall'emendamento 14.0.1"), più che altro per una questione di forma, nel senso che altrimenti dovrebbe pure citare i riferimenti.

Gli emendamenti 14.0.2, 14.0.3 e 14.0.200 sono improponibili.

POLILLO, sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Il Governo accoglie l'ordine del giorno G14.0.1 come raccomandazione, con la modifica proposta dal relatore.

PRESIDENTE. Senatore Pastore, accetta la modifica?

PASTORE (PdL). Signora Presidente, avevo riformulato l'ordine del giorno, eliminando quelle parole finali, perché mi sembra corretto. Ho però aggiunto una formula, che ho sottoposto al Governo: «superati» - i commissariati - «dall'attuale assetto legislativo, tenuto conto della profonda riforma dell'organizzazione della giustizia». Consegno alla Presidenza il testo scritto della riformulazione.

PRESIDENTE. Chiedo l'attenzione del relatore e del rappresentante del Governo.

Do lettura della parte finale dell'ordine del giorno G14.0.1, come riformulato: «Impegna il Governo a valutare la possibilità di adottare idonee iniziative volte alla soppressione dei commissariati per la liquidazione degli usi civici superati dall'attuale assetto legislativo, tenuto conto della profonda riforma dell'organizzazione della giustizia».

Invito quindi il relatore ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi sulla nuova formulazione dell'ordine del giorno in esame.

POLILLO, sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Il Governo accoglie l'ordine del giorno G14.0.1 (testo 2).

PRESIDENTE. Essendo stato accolto dal Governo, l'ordine del giorno G14.0.1 (testo 2) non verrà posto ai voti.

Gli emendamenti 14.0.2 e 14.0.3 sono improponibili, mentre l'emendamento 14.0.4 è stato ritirato. É altresì improponibile l'emendamento 14.0.200, mentre l'emendamento 14.0.201 è stato trasformato nell'ordine del giorno G14.201, posto in votazione nella seduta antimeridiana.

Passiamo all'ordine del giorno G14.100, che era stato accantonato, su cui il relatore e il Governo avevano espresso parere favorevole.

GRILLO (PdL). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GRILLO (PdL). Signora Presidente, ad integrazione di quanto ho detto questa mattina, voglio far presente all'Assemblea che quest'oggi la Commissione ha espresso parere favorevole sullo statuto dell'Agenzia per le infrastrutture. Dal momento che l'ordine del giorno G14.100 chiede al Governo di soprassedere alla costituzione di un'Agenzia voluta da un provvedimento approvato dal Governo Berlusconi e confermata con provvedimento del Governo Monti, chiedo al rappresentante del Governo di rivedere il parere precedentemente espresso, anche alla luce di questa decisione. Mi sembra assolutamente contraddittorio che la Commissione competente vada avanti lungo questa strada e l'Assemblea approvi un ordine del giorno che chiede di fermare il treno quand'è ormai arrivato al traguardo.

PRESIDENTE. Invito nuovamente il rappresentante del Governo a pronunziarsi sull'ordine del giorno in esame.

POLILLO, sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Signora Presidente, anche se in un primo momento ero propenso a esprimere parere favorevole, noi avevamo accantonato quest'ordine del giorno perché, trattandosi di materia un po' eccentrica rispetto al testo del decreto-legge, abbiamo dovuto fare ulteriori approfondimenti, e purtroppo sono costretto a innovare rispetto a quanto detto in precedenza e a esprimere un parere contrario sull'ordine del giorno G14.100.

PRESIDENTE. Senatore Malan, insiste per la votazione dell'ordine del giorno?

MALAN (PdL). No, signora Presidente.

PRESIDENTE. Abbiamo così esaurito l'esame degli emendamenti aggiuntivi all'articolo 14 del decreto-legge.

Riprendiamo quindi l'esame degli emendamenti riferiti all'articolo 2 del decreto-legge, precedentemente accantonati.

Passiamo alla votazione della prima parte dell'emendamento 2.1.

CASTELLI (LNP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CASTELLI (LNP). Signora Presidente, intervengo per replicare in qualche modo a quanto detto stamattina dal senatore Morando, cioè che è tutto perfettamente logico e aristotelicamente sequenziale. Peccato che il testo dica altro. Il testo non parla di costi standard. Il testo non parla della riforma del federalismo fiscale. Il testo sarebbe stato esattamente come definito dall'interpretazione del senatore Morando se fosse stato un provvedimento di natura transitoria, cioè nelle more dell'approvazione del federalismo fiscale. Ma questo non è. Quel che vale è ciò che è scritto. Io vorrei ricordare soprattutto il comma 5 dell'articolo 5, ove è scritto: «Su proposta del Commissario, il Presidente del Consiglio dei Ministri o il Ministro da questi delegato o, per le Regioni, il Presidente della Regione interessata possono adottare le seguenti misure: a) sospensione, revoca o annullamento d'ufficio di singole procedure relative all'acquisto di beni e servizi anche per ragioni di opportunità;» (non posso articolare di più per mancanza di tempo). È chiaro che, se l'interpretazione del senatore Morando fosse esatta, noi voteremmo contro, ma siccome il testo dice altro, noi votiamo a favore dell'emendamento soppressivo dell'articolo 2.

PARDI (IdV). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PARDI (IdV). Chiedo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Pardi, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, della prima parte dell'emendamento 2.1, presentato dal senatore Pardi e da altri senatori, fino alla parola: «articolo».

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 3284

PRESIDENTE. Risultano pertanto preclusi la restante parte dell'emendamento 2.1 e l'emendamento 2.2.

Metto ai voti l'emendamento 2.3, presentato dalla senatrice Poli Bortone.

Non è approvato.

Passiamo alla votazione dell'emendamento 2.4.

PARDI (IdV). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PARDI (IdV). Signora Presidente, in coerenza con quanto sostenuto a favore dell'emendamento 2.1, che prevedeva la soppressione dell'articolo, noi proponiamo, dato che le attività di vaglio sulla revisione della spesa possono e debbono essere sostenute dai Ministeri, che sono perfettamente in grado di farlo, che l'attività di questo commissario sia a titolo gratuito. Ci sembra una conseguenza logica di un punto di vista altrettanto logico che abbiamo sostenuto in precedenza.

CARRARA (CN:GS-SI-PID-IB-FI). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CARRARA (CN:GS-SI-PID-IB-FI). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Carrara, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 2.4, presentato dal senatore Pardi e da altri senatori.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 3284

PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 2.5 (testo 3 corretto), presentato dalle Commissioni riunite.

È approvato.

Ricordo che l'emendamento 2.200 è stato ritirato.

Metto ai voti l'emendamento 2.7, presentato dal senatore Tancredi.

Non è approvato.

Passiamo all'emendamento 2.401, sul quale mancava il parere della 5a Commissione. Invito il Presidente della Commissione stessa ad esprimere il parere.

AZZOLLINI (PdL). Signora Presidente, l'emendamento 2.401 è del tutto identico ad un emendamento già valutato in Commissione, per il quale era stato espresso parere di contrarietà semplice.

Colgo l'occasione per esprimermi sull'altro emendamento rimasto in sospeso, il 2.9, sul quale, seppure nella riformulazione che aggiunge «non quotate» alle società, il nostro parere è di nulla osta.

PRESIDENTE. Invito il relatore ed il rappresentante del Governo a pronunciarsi sull'emendamento in esame.

PICHETTO FRATIN, relatore. Esprimo parere favorevole.

POLILLO, sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Il parere è conforme a quello del relatore.

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 2.401.

TANCREDI (PdL). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

TANCREDI (PdL). Signora Presidente, non ho sentito qual è stata la sintesi dell'approfondimento fatto sull'articolo 2 e seguenti, a seguito della sospensione. Immagino che si approvi l'emendamento 2.401, che limita alla spesa sanitaria la possibilità di commissariare le Regioni in piano di rientro. Naturalmente, per spirito di maggioranza non faccio problemi e ritiro l'emendamento 2.10, ma mi consenta di esprimere insoddisfazione e contrarietà, in quanto ritengo che il testo, così come viene fuori dalla modifica apportata dall'emendamento in esame, sia comunque ingiusto e tale da generare un pasticcio, perché si differenziano le varie Regioni che dovrebbero avere invece un'uguale autonomia - non c'entra niente il piano di rientro - e già il piano di rientro prevede interventi e sanzioni fortissime da parte del commissario e del Governo se non si rispettano le tabelle del piano medesimo. Quindi, non vedo l'utilità di commissariare ulteriormente le Regioni già in piano di rientro. Tuttavia, voterò a favore dell'emendamento 2.401, e ritiro l'emendamento 2.10.

LEGNINI (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

LEGNINI (PD). Signora Presidente, considerando quanto ha appena detto il senatore Tancredi e alcuni altri interventi di questa mattina, credo sia utile precisare. Qui si sta facendo una scelta ben precisa, che io condivido peraltro: quella oggetto dell'emendamento 2.401, di cui abbiamo parlato ampiamente anche in Commissione, che non è frutto di pasticcio ma di scelta chiara dal punto di vista legislativo. Il testo dell'articolo 2 distingue i soggetti destinatari dell'attività di spending review (tutte le amministrazioni pubbliche elencate al comma 2) da quelli esclusi, gli organi costituzionali (che tutti ci auguriamo sappiano fare di più del commissario Bondi) e le Regioni, le quali, in virtù delle loro prerogative costituzionali, non possono essere destinatarie di attività dirette del commissario, sicché le norme contenute in questo decreto valgono per loro soltanto come norme di coordinamento della finanza pubblica; il commissario può fare segnalazioni, dare indicazioni, sollecitazioni. Questo è l'assetto.

Dentro questo assetto tripartito, diciamo così, c'è la specificità delle Regioni sottoposte al piano di rientro sanitario. Nella formulazione originaria del testo vi era il dubbio fondato che per queste Regioni l'attività del commissario potesse estendersi all'intera loro attività, in tal modo determinando una disparità di trattamento tra Regioni, in quanto per le attività, non commissariate, quelle ordinarie, dove le Regioni sono soggette al piano di rientro, vi sarebbe stato un trattamento differenziato rispetto alle altre. Questo emendamento chiarisce ciò che si può e si deve chiarire: le Regioni sottoposte a piano di rientro già sono Regioni, per così dire, a sovranità limitata; vi è una complessa normativa sulla quale ricordo che vi sono stati numerosi interventi della Corte costituzionale che hanno chiarito e confermato il potere statale di intervenire sotto il profilo finanziario sulla gestione dei conti della sanità delle Regioni che non stanno a posto; ebbene, per quelle Regioni è previsto che vi possa essere un'attività del commissario indicato in questo decreto-legge, ad adiuvandum, cioè a sostegno dell'opera di risanamento, perché già oggi quelle Regioni devono concordare tutto, sotto il profilo finanziario, con il Governo.

Il senatore Tancredi afferma che in questo modo si prevedono due commissari, ma non è così. L'ampiezza dei poteri del commissario nominato per l'attuazione dei piani di rientro sanitario è molto diversa da quella dei poteri del commissario previsto da questo decreto-legge, il quale, ultimo, in virtù dell'emendamento che ci accingiamo a votare, avrà il potere di interloquire con l'organo di governo titolare della spesa sanitaria in quelle Regioni.

Io non ci vedo nessun cumulo, nessuna stranezza, nessun pasticcio. Vedo invece un rafforzamento della serietà che si richiede a quelle Regioni nel tenere sotto controllo i conti della sanità. (Applausi del senatore Pegorer).

VACCARI (LNP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

VACCARI (LNP). Signora Presidente, avevamo chiesto maggiori chiarimenti sulla portata di questo emendamento, ma dopo le relative illustrazioni i dubbi rimangono, e sono addirittura rafforzati.

Avevamo chiesto anche di porre la parola «limitatamente» con quel che segue al termine del comma ritenendo che forse in tal modo si sarebbe fatta più chiarezza, anche se non completamente.

Annuncio pertanto che il nostro Gruppo si asterrà dalla votazione, denunciando però che questo emendamento creerà un vulnus nell'attività del Commissario nella verifica della spesa sanitaria.

MURA (LNP). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MURA (LNP). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Mura, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 2.401, presentato dai senatori Bastico e Tancredi.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 3284

PRESIDENTE. Ricordo che l'emendamento 2.10 è stato ritirato.

Stante l'assenza del proponente, l'emendamento 2.203 è decaduto.

Passiamo alla votazione dell'emendamento 2.11.

MASCITELLI (IdV). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MASCITELLI (IdV). Signora Presidente, sull'emendamento 2.11 vorremmo svolgere una dichiarazione di voto che richiede un'attenzione da parte del relatore.

Il parere negativo espresso è un po' l'emblema delle contraddizioni e dei limiti che si stanno introducendo in questo decreto-legge. Vi spiego per quale ragione.

Il Governo nella formulazione originaria ha posto l'ambito di azione del commissario nelle Regioni commissariate per i piani di rientro dal deficit sanitario; con l'emendamento 2.401, per creare un livello di parificazione con altre Regioni - così l'ha giustificato il relatore - si è aggiunto «limitatamente alla spesa sanitaria». Ora, l'emendamento 2.11 dice sostanzialmente che l'ambito di azione del commissario limitatamente alla spesa sanitaria è rivolto sia alle Regioni commissariate che a quelle sottoposte a piani di rientro dal disavanzo sanitario. Probabilmente infatti qualcuno deve spiegare al Governo che ci sono Regioni sottoposte a piani di rientro dal deficit sanitario che non sono commissariate. Quindi cosa state dicendo adesso? Che alle Regioni commissariate, cioè al malato che ha già un medico, mandate il superprimario o il supermedico, mentre alle Regioni sottoposte solo a piani di rientro - e stiamo parlando di debiti che ammontano a centinaia di milioni di euro - dite: pensate ad aggravarvi e poi interveniamo.

Chiedo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Mascitelli, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 2.11, presentato dal senatore Pardi e da altri senatori.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 3284

PRESIDENTE. Per quanto riguarda l'emendamento 2.9 è stata proposta una riformulazione, su cui il Presidente della Commissione bilancio ha dato parere di nulla osta.

Invito il relatore ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi su questa nuova formulazione.

PICHETTO FRATIN, relatore. Esprimo parere favorevole.

POLILLO, sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Signora Presidente, anch'io esprimo parere favorevole.

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 2.9 (testo 2).

LEGNINI (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

LEGNINI (PD). Signora Presidente, affinché sia chiaro ciò che stiamo votando, noi ci adegueremo al parere del relatore e del rappresentante del Governo, però ritengo che questa norma sia un grave errore giuridico e abbia scarsissima applicabilità.

Il testo del decreto-legge prevede la possibilità per il commissario di intervenire sulle società a totale partecipazione pubblica, diretta o indiretta. La norma invece estende il campo di applicazione. Il collega Pastore è sicuramente animato da buone intenzioni. Tutti in questi anni abbiamo denunciato decine e decine di volte lo spropositato ampliamento del campo di operatività delle società pubbliche, a partecipazione pubblica, e abbiamo ribadito la necessità di ridurlo. Qualcosa è stato fatto, altro bisogna ancora fare, e così via. Ma sappiamo perfettamente che le società di capitali per le quali vige una situazione di mero controllo - come recita il testo della norma - agiscono in regime privatistico, salvo le eccezioni previste dalla legge. Ora, mi spiegate voi come può un commissario straordinario - chiamiamolo così - intervenire in società per azioni o in società a responsabilità limitata per determinare quanto può e deve determinare per le amministrazioni pubbliche?

Ripeto, credo che stiamo per commettere un errore; dopodiché, consapevoli di questo errore, ci adeguiamo a ciò che dicono i relatori e il rappresentante del Governo.

GARAVAGLIA Massimo (LNP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GARAVAGLIA Massimo (LNP). Signora Presidente, voteremo a favore di questo emendamento pur consapevoli che è assolutamente inapplicabile.

Cerchiamo invece di applicare la norma. Esiste una norma che prevede il divieto del ripiano delle perdite delle società partecipate. Se solo applicassimo quella, risolveremmo un sacco di problemi.

PASTORE (PdL). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PASTORE (PdL). Signora Presidente, credo che proprio nell'ambito di questo tipo di società, dove vi è il socio spesso di comodo o largamente minoritario, si annidi «l'abuso», per così dire, della figura societaria per compiere quello che magari non si può fare avendo la veste di soggetto pubblico.

È chiaro che la questione del controllo è una vicenda stranota, disciplinata dal nostro codice e da svariate leggi in materia, per cui non ci possono essere equivoci. Certamente, se un soggetto pubblico controlla una società ed è il dominus della società, può veicolare attraverso la società quei comportamenti poco corretti o corretti formalmente, ma non sostanzialmente, che possono determinare un default della società e, quindi, la necessità, come ricordava il collega Garavaglia, di ripianare le perdite un'altra volta con denaro pubblico.

Proprio per questa ragione, non nascondendomi le diversità di situazioni, ho presentato l'emendamento 2.9, e credo che si sia trovata una soluzione di equilibrio.

PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 2.9 (testo 2), presentato dal senatore Pastore.

È approvato.

Metto ai voti l'emendamento 2.12 (testo 3 corretto), presentato dalle Commissioni riunite.

È approvato.

Passiamo alla votazione dell'emendamento 2.13.

POLI BORTONE (CN:GS-SI-PID-IB-FI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

POLI BORTONE (CN:GS-SI-PID-IB-FI). Signora Presidente, stamane ho chiesto alla Presidenza il motivo per il quale l'emendamento 2.15 non fosse ammissibile. Mi è stato risposto perché è materia costituzionale. So bene che sia la Camera che il Senato hanno dei bilanci interni, ed è evidente che non possono rientrare in questa regolamentazione. Mi chiedo allora il motivo per il quale, con tutta l'antipolitica che c'è in giro, con tutta l'antipatia che ormai la gente comune ha nei riguardi del Parlamento perché ci ritiene una casta, in una legge nella quale si sta facendo, o si dovrebbe fare, una razionalizzazione delle spese, scriviamo (ed è questo che il cittadino comune legge) che «sono esclusi dall'ambito di applicazione del presente decreto la Presidenza della Repubblica, il Senato della Repubblica, la Camera dei deputati e la Corte costituzionale». Stiamo cioè spiegando alla gente che noi vogliamo essere una casta. Se fa piacere, non lo so. Probabilmente dipende dalla mia ignoranza in materia, ma credo che, se si tratta di materia costituzionale, è inutile andare a scrivere in legge che questi soggetti sono esclusi dall'applicazione di questo decreto. (Applausi dal Gruppo PdL).

MURA (LNP). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MURA (LNP). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Mura, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 2.13, presentato dalla senatrice Poli Bortone.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B). (Applausi dai Gruppi PdL, LNP e del senatore Centaro. Congratulazioni alla senatrice Poli Bortone).

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 3284

PRESIDENTE. Ricordo che gli emendamenti 2.14 e 2.15 sono inammissibili, mentre gli emendamenti 2.202 e 2.201 (testo 2) sono preclusi dall'approvazione dell'emendamento 2.13.

Passiamo all'emendamento 2.17.

PARDI (IdV). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PARDI (IdV). Signora Presidente, avevo chiesto di intervenire sull'emendamento 2.14.

PRESIDENTE. Ma è inammissibile e siamo in fase di dichiarazione di voto.

PARDI (IdV). Vorrei chiarimenti proprio sull'inammissibilità, perché se il testo dell'articolo 2, al comma 3, si permette di prescrivere: «Sono esclusi dall'ambito di applicazione del presente decreto la Presidenza della Repubblica, il Senato della Repubblica, la Camera dei deputati e la Corte costituzionale», giusta l'osservazione della collega Poli Bortone, non si capisce perché non si possa trovare anche una soluzione più saggia sullo stesso tema, riprendendo le stesse parole. Se permette, nella formulazione del nostro emendamento non c'è nemmeno un atteggiamento prescrittivo dal di fuori che violi le competenze degli organi costituzionali, ma si dice semplicemente che questi quattro organi «in conformità con quanto previsto dai rispettivi ordinamenti, assumono immediate iniziative idonee a conseguire gli obiettivi di cui al presente decreto».

L'inammissibilità, quindi, è proprio totalmente ingiustificata, e vorrei sapere chi l'ha pensata: non funziona, ditemi piuttosto che l'emendamento è improcedibile, perché, a mio avviso, avevamo tutto il diritto di votarlo. (Applausi dei senatori Mascitelli e Peterlini).

PRESIDENTE. Senatore Pardi, onorevoli colleghi, la Presidenza aveva già ritenuto ammissibile l'emendamento 2.13, in quanto tale proposta si limita a sopprimere il comma 3, che esplicita un principio già comunque pacifico nella giurisdizione della Corte costituzionale, a differenza - ma questo è stato già detto, quindi mi limito a ricordarlo - dei successivi emendamenti 2.14 e 2.15, che recano invece un'estensione espressa delle disposizioni di cui all'articolo 3 del decreto-legge.

Lei può essere in disaccordo, ma questa era stata la motivazione.

PARDI (IdV). Resto in disaccordo, signora Presidente.

PRESIDENTE. Aggiungo che, essendo stato approvato l'emendamento 2.13, che sopprime l'intero comma 3, a questo punto, evidentemente, comprenderà l'impossibilità di sostituire il comma soppresso.

PARDI (IdV). Questo lo capisco perfettamente.

LEGNINI (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

LEGNINI (PD). Signora Presidente, credo che il senatore Pardi abbia ragione, e spiego perché: l'emendamento approvato poco fa, presentato dalla senatrice Poli Bortone, soppressivo del comma 3 dell'articolo 2, a mio modo di vedere, non avrà alcun effetto. Sappiamo tutti perfettamente, infatti, che gli organi costituzionali non possono essere destinatari di iniziative coattive da parte del Governo o di chicchessia, relativamente alla determinazione delle loro spese. Vi è piena autonomia costituzionale sotto il profilo finanziario e si tratta di un argomento arcinoto, sul quale quindi non aggiungo altro.

La mia personale opinione è che sia stato un errore aver voluto specificare nel decreto che gli organi costituzionali sono esclusi, perché comunque già lo sono. Ecco perché l'emendamento della senatrice Poli Bortone, che è stato approvato, elimina questa norma, ma evidentemente non può modificare un precetto costituzionale: gli organi costituzionali rimangono comunque esclusi.

L'emendamento del senatore Pardi, al di là della rubrica, prevede un'altra cosa, che credo tutti ci auguriamo e auspichiamo, cioè che quegli stessi organi costituzionali autonomamente assumano iniziative idonee a conseguire gli obiettivi del decreto. (Applausi del senatore Astore). Si tratta quindi di una nuova disciplina della materia, che è perfettamente ammissibile e, se lei riterrà di ammettere a votazione quest'emendamento, il nostro Gruppo voterà a favore.

Chiediamo anche al Governo e ai relatori di cambiare il loro parere, ove possibile.

PRESIDENTE. Siamo su un altro piano, senatore Legnini (mi ascolti per cortesia): se prende il testo, osserverà che il comma 3 dell'articolo 2 è stato soppresso, quindi non posso più sostituirlo, perché non esiste più.

Colleghi, ricominciamo da capo, per essere chiari. Come lei ricorda, senatore Legnini, la Presidenza aveva prima dichiarato inammissibili gli emendamenti 2.14 e 2.15, in quanto vertenti su materie riservate al bilancio interno degli organi costituzionali. In applicazione dell'articolo 97, comma 1, del Regolamento, nonché di criteri stabiliti dalla più recente giurisprudenza, la Presidenza ha altresì ritenuto improponibili anche altri emendamenti in quanto introducono disposizioni estranee alla materia oggetto della discussione.

Poi siamo arrivati all'emendamento 2.13, presentato dalla senatrice Poli Bortone, che sopprime il comma 3, che quindi non esiste più. Pertanto, non è più possibile sostituire il comma 3, perché il comma 3 non esiste più. Se lei consente, senatore Legnini, troviamo un'altra soluzione. Consentitemi, però, colleghi: non è la Presidenza a inventare il Regolamento. Se il comma 3 non esiste più, io non posso sostituirlo. Io non ho messo ai voti la sostituzione del predetto comma; io ho messo ai voti la soppressione del comma 3, che è stata approvata. Troviamo dunque un'altra formula. (Applausi dai Gruppi PdL e UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI).

CENTARO (CN:GS-SI-PID-IB-FI). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CENTARO (CN:GS-SI-PID-IB-FI). Signora Presidente, io vorrei dire all'Aula, e quindi al collega Legnini, che la riserva costituzionale a favore di questi organismi è riserva assoluta. Quindi, non è neppure lontanamente pensabile che vi sia una norma di legge che imponga, con riferimento a quelli che sono gli obiettivi che vanno raggiunti con il decreto-legge, un certo tipo di attività. (Applausi dai Gruppi CN:GS-SI-PID-IB-FI e PdL).

È auspicabile, e sicuramente già in parte è stato fatto e verrà fatto; ma né un ordine del giorno (perché l'ordine del giorno è diretto al Governo, che non ha nessuna capacità di incidere sulla sovranità assoluta di questi organi costituzionali), e meno che mai una norma di legge possono imporre tutto ciò. Era pleonastica l'indicazione contenuta nel decreto-legge ed è stato un errore di comunicazione, perché il cittadino avrebbe potuto equivocare.

Penso che il dibattito in questa Aula abbia chiarito abbondantemente come non vi sia possibilità, neanche lontanamente, di dare indicazioni a questi organismi costituzionali. (Applausi dai Gruppi CN:GS-SI-PID-IB-FI e PdL).

PRESIDENTE. Per di più in un decreto-legge.

TEDESCO (Misto). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

TEDESCO (Misto). Signora Presidente, il Senato ha fatto bene ad approvare l'emendamento proposto dalla collega Poli Bortone perché, evidentemente, in un eccesso di zelo, si è ritenuto di introdurre all'interno di un decreto-legge una norma che non soltanto non aveva una sua legittimazione, proprio in relazione alla assoluta autonomia degli organi costituzionali ad autogestirsi, ma che sarebbe stata comunque una norma abbastanza ipocrita.

Quest'Aula, infatti, come l'Aula della Camera e come la Presidenza della Repubblica, hanno assolutamente in sé la possibilità, attraverso l'approvazione dei propri bilanci, di autoridurre le spese delle quali sono responsabili.

Per la stessa ragione, ritengo assolutamente ultroneo l'emendamento che si vorrebbe introdurre, per la ragione appunto che questo Senato ha la possibilità di autoridurre il proprio impatto sulla spesa pubblica nel momento nel quale sarà chiamato ad approvare il proprio bilancio di previsione. E senza nessuna imposizione normativa, assolutamente incostituzionale, potrà provvedere a tanto, così come noi proponiamo che accada.

AZZOLLINI (PdL). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

AZZOLLINI (PdL). Signora Presidente, condivido in maniera totale ed assoluta l'intervento del senatore Centaro, ed infatti interpreto l'approvazione, che io personalmente non ho condiviso (ho votato contro), del precedente emendamento 2.13 esclusivamente in relazione al fatto che aver detto in legge che gli organi costituzionali sono esclusi è meramente ultroneo. Si poteva tranquillamente non dirlo perché esiste una riserva di legge assoluta e costituzionale, come ha ben detto il senatore Centaro, né si potrebbe interpretare, a mio sommessissimo avviso, in maniera diversa. E dunque è del tutto evidente che la mancanza dei riferimenti in legge, dopo l'approvazione del precedente emendamento, significa, almeno a mio avviso, soltanto che degli organi costituzionali non si fa menzione in una legge perché per essi vige il principio di autodeterminazione, che peraltro abbiamo già esercitato. E dunque, sul piano politico, personalmente ritengo che uno dei compiti che i parlamentari e la classe dirigente hanno è di confrontarsi con i cittadini quando ci sono opinioni diverse. Non mi sento casta. Esercito la mia attività di parlamentare con assiduità, e spero nel miglior modo possibile. Mi assoggetto al giudizio dei cittadini quando essi lo esprimono, ma certamente non al giudizio di qualche - consentitemi la leggerezza - columnist (credo si dica così) di qualche giornale.

Pertanto, per quel che mi riguarda, dobbiamo dialogare con i cittadini e spiegare che l'autonomia è una riserva assolutamente necessaria in democrazia e che l'esercizio dell'autogoverno dobbiamo farlo nel modo migliore, cosa che in più occasioni abbiamo fatto autodeterminandoci e limitando molte delle nostre competenze di tutti i livelli. Ma questo non significa assolutamente che si possa intervenire in quel modo solo perché qualcuno lo afferma. Se qualcuno afferma una cosa sbagliata, glielo si dice, si confronta e ci si rimane delle rispettive opinioni, nella peggiore delle ipotesi, oppure, forse, se tutti insieme lo facessimo, riusciremmo a convincere qualcuno.

In questo senso, non solo mi appello al Regolamento - il comma 3 a questo punto è stato soppresso, e a mio avviso niente altro si può dire di tutto questo (mi sembra che si chiami preclusione: ma lungi da me voler intervenire nelle prerogative della Presidenza, e chiedo scusa se ho detto questo, ma mi appariva, così, piuttosto logico) - ma lo dico sul piano politico, perché interpreto quella approvazione esclusivamente come non necessità nella legge di affermare un principio che già ad essa è sovraordinato.

Per queste ragioni, credo, signora Presidente, che, indipendentemente dalla sua decisione, voterò contro ad eventuali altri emendamenti sul tema, non soltanto per le ragioni procedurali che mi sono permesso di osservare, ma soprattutto per le ragioni sostanziali che ho cercato di affermare.

GARAVAGLIA Massimo (LNP). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GARAVAGLIA Massimo (LNP). Signora Presidente, non abuserò della sua pazienza. Abbiamo, correttamente, a nostro avviso, rimediato a un errore, sopprimendo il comma 3, però, l'Assemblea si è anche permessa di dare un segnale, anch'esso corretto. Quando parliamo di riserva costituzionale sul fatto che si possa intervenire per questi organi, non è sempre vero. Le faccio un esempio molto concreto: nella manovra di agosto approvammo un emendamento, contraria la Lega Nord, che escludeva il taglio degli stipendi del personale del Quirinale. Quindi, non è vero che sempre si fa così. L'ho voluto dire giusto per correttezza. Oltretutto, il Quirinale costa più di Buckingham Palace, per cui se il Senato dice di intervenire non è così scorretto. (Applausi dal Gruppo LNP).

PARDI (IdV). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PARDI (IdV). Signora Presidente, chiedo l'accantonamento dell'emendamento 2.14 per riformulare un testo da aggiungere ad un altro comma. Chiedo semplicemente l'accantonamento.

PRESIDENTE. Senatore Pardi, ripeto che questo emendamento era già stato dichiarato inammissibile: non posso tornare su una decisione e su una dichiarazione. In più, essendo caduto il comma 3, è anche precluso, per cui continuiamo.

L'emendamento 2.15 è inammissibile, mentre gli emendamenti 2.202 e 2.201 (testo 2) sono preclusi.

Passiamo alla votazione dell'emendamento 2.17.

DIVINA (LNP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DIVINA (LNP). Signora Presidente, siccome abbiamo fatto qualche piccolo passo inopportuno, è il caso che non si continui a procedere in questa maniera. Ho sentito sia i relatori che il Governo manifestare contrarietà all'emendamento 2.17. L'emendamento 2.17 potremmo definirlo una norma di chiusura, una norma di salvaguardia come ne abbiamo viste tante. Quando si interviene su materie che rischiano di andare contro e di cozzare contro gli statuti di Regioni a statuto speciale e di Province autonome, rischiamo, con una norma ordinaria, di contravvenire o di andare contro una norma costituzionale, rischiamo l'incostituzionalità (ricordiamo l'autonomia di spesa e le materie di competenza).

A suffragare la lettura che sto dando io, ma che hanno dato anche i colleghi della Südtiroler Volkspartei, è proprio il fatto che sia stato scritto in legge, seppure in modo pleonastico, il comma 3, che però abbiamo cancellato, dove si dice che sono esclusi la Presidenza del Consiglio, il Senato e la Camera perché organi dotati di autonomia.

PRESIDENTE. Le ho già detto che il Gruppo della Lega Nord ha un minuto e glielo ho già dato.

DIVINA (LNP). Mi avvio a concludere. A maggior ragione, crediamo che organi costituzionali e norme con forza di legge costituzionale, quali quelle contenute negli statuti di autonomia, non possano scontrarsi, per cui chiediamo al Governo e ai relatori di rivedere la loro posizione.

PETERLINI (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PETERLINI (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Signora Presidente, ringrazio il senatore Divina, che ha già incanalato il discorso.

Ho seguito con grande attenzione questo dibattito sulla costituzionalità o meno dell'interferire negli organi costituzionali. Sono perfettamente d'accordo con quanto è stato sottolineato, a prescindere dall'approvazione dell'emendamento, cioè che quanto prevede la Costituzione né con un emendamento né con una norma di legge ordinaria si può cambiare: pertanto gli organi costituzionali, nel bene e nel male, proseguiranno nel loro lavoro, ma lo faranno nella loro autonomia.

Signora Presidente, ci troviamo in un analogo caso per quanto riguarda gli statuti speciali e le autonomie provinciali di Trento e di Bolzano. Non abbiamo autonomia assoluta, ma ci sono chiare regole, limiti previsti per tutte le Regioni nell'articolo 117 della Costituzione, e poi limiti speciali per le autonomie speciali e per le Province autonome: noi non possiamo, con legge ordinaria, dire che questi adesso non valgono più. Lo dico con tutta la chiarezza.

Avevo sottolineato nell'illustrazione di su questo emendamento che noi faremo la nostra parte, come la farà il Senato, come la farà la Camera e come la faranno la Corte costituzionale e la Presidenza della Repubblica. Noi faremo la nostra parte per contribuire a ridurre la spesa pubblica, faremo la nostra parte per analizzare e revisionare la spesa stessa, per evitare sprechi, se ci sono stati (non ci sono stati sicuramente come in altre Regioni), per eliminare e ridurre ancora le inefficienze e liberare risorse per la crescita, come dice il provvedimento in esame, ma, signora Presidente, carissimi colleghi, lo faremo nella nostra autonomia.

Ringrazio pertanto il relatore Sanna e anche gli altri senatori che hanno approfondito la materia indicandomi che si rinvia all'articolo 117 della Costituzione, per cui il disegno di legge non farebbe altro che richiamare il coordinamento della finanza pubblica previsto in tale articolo 117.

Ma, attenzione, non è scritto nell'articolo 117, secondo comma, della Costituzione che riguarda le prerogative esclusive dello Stato, ma nell'articolo 117, terzo comma, dove sono previste le competenze delle Regioni in materia di legislazione concorrente, che vengono limitate, attenzione colleghi, non da leggi che inviano nelle Regioni i controllori, ma dai principi fondamentali disposti dalla legge dello Stato mentre le Regioni devono agire in loro autonomia. Non penso che adesso si voglia ledere tutto questo impianto. Ho fatto riferimento all'articolo 117 perché il collega Sanna lo aveva citato. Ricordo che in quell'articolo è previsto questo coordinamento nella materie di legislazione concorrente delle Regioni in cui lo Stato deve limitarsi a stabilire i principi.

Noi, con il nostro emendamento, stabiliamo che le Regioni a statuto speciale assumono queste misure previste nel decreto praticamente nella loro autonomia. È lo stesso di quanto voleva fare - o farà - il collega Pardi per quanto riguarda gli organi costituzionali (senza voler affrontare quella discussione e la questione dell'ammissibilità di quell'emendamento). Questo emendamento, adesso, dopo tanti anni che avevamo sempre avuto almeno la clausola di rispetto delle autonomie, sembra inapplicabile. Capisco che ci sono necessità di risparmio pubblico. Capisco anche che il Governo Monti, cui abbiamo dato la fiducia già dall'inizio, debba fare il massimo, però naturalmente chiediamo che tutto questo si faccia nel rispetto dell'autonomia.

Devo dare ragione al senatore Castelli quando ha invitato a fare attenzione perché con queste leggi rischiamo anche di fare passi indietro sull'impianto generale del federalismo fiscale. Se infatti ci sono costi standard l'elemento decisivo dovrebbe essere che vengono penalizzate le Regioni che non rispettano questi costi, non l'invio di un commissario - e io direi un controllore - nelle Regioni. Ma che storia è questa? (Applausi dal Gruppo LNP). Stiamo facendo grandi passi indietro.

Nella prossima settimana discuteremo, spero, della revisione della Costituzione: ma che revisione facciamo se per modernizzare questo Stato, invece di fare passi avanti, facciamo passi indietro? Lo Stato centrale non è più capace di gestire tutte queste efficienze.(Applausi dal Gruppo LNP). Noi le abbiamo gestite bene nelle Province autonome di Bolzano e di Trento e in Valle d'Aosta, e spero che anche altri possano fare in questo modo: vogliamo essere un esempio. (Applausi dal Gruppo LNP).

Un'ultima cosa, signora Presidente: non voglio più sentire la parola autonomie privilegiate. Guardi che l'autonomia dell'Alto Adige è scaturita da un Accordo tra l'Austria e l'Italia, nel 1946, e poi è stata inclusa nel Trattato di pace del 1947 degli alleati, ratificato dal Parlamento italiano. Perciò non si può dire che è una condizione di privilegio: è una condizione che risulta da norme costituzionali, incominciando dall'articolo 6 della Costituzione, dallo statuto di autonomia (tanto dibattuto e finalmente approvato, anche a soddisfacimento delle popolazioni) e, inoltre, da un Accordo internazionale. Non so come si potrebbe fortificare di più.

Invece di parlare di privilegi, invito tutti a venire a Bolzano, a Trento e in Valle d'Aosta per guardare cosa abbiamo fatto con i nostri soldi: non li abbiamo sprecati, li abbiamo investiti bene e cercheremo di farlo anche nel futuro, signora Presidente. (Commenti dal Gruppo PD).

Termino subito, signora Presidente. Ho ricordato al Governo che noi abbiamo dato la fiducia...

PRESIDENTE. Mi scusi un attimo, senatore Peterlini. Per informazione di tutti, il Gruppo cui appartiene il senatore Peterlini non ha ancora esaurito i tempi. Quindi, secondo il Regolamento le dichiarazioni di voto, come noto, sono di dieci minuti. Lo dico giusto per chiarezza.

PETERLINI (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Sto terminando, signora Presidente.

Volevo ricordare al Governo e anche alla maggioranza che lo sostiene la nostra convinzione che, in un momento drammatico dello Stato e dei mercati finanziari, sia necessario dare l'appoggio massimo, anche perché il presidente del consiglio Monti, nella sua dichiarazione al momento dell'insediamento, ha espressamente dato la garanzia del rispetto delle autonomie e delle minoranze linguistiche. Noi chiediamo questo rispetto. Io chiedo di ripensare a questo parere che è stato espresso sull'emendamento 2.17 e chiedo che si esprima anche il Governo, che non ha ancora dato il suo parere.

Vorrei ricordare che ieri c'era il Presidente della Provincia autonoma di Bolzano presso il presidente Napolitano, proprio per sottolineare questa necessità: noi faremo la nostra parte anche sul risparmio pubblico, ma nel rispetto delle regole e della Costituzione. (Applausi dai Gruppi IdV e LNP e dei senatori Thaler Ausserhofer e Fosson).

MASCITELLI (IdV). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MASCITELLI (IdV). Signora Presidente, in dissenso dal Gruppo, sono tentato violentemente dal non partecipare al voto sull'eventuale riformulazione dell'emendamento 2.14.

Ho sentito situazioni allucinanti. Mi rivolgo al senatore Centaro, che ha fatto un riferimento ai principi costituzionali. Faccio presente che, ai tempi del Governo Berlusconi, del ministro dell'economia Tremonti e del decreto-legge n. 98 del 2011, non ho sentito da lui alcuna lectio magistralis sulla Costituzione. Non le ho sentite quando all'articolo 1, del decreto-legge n. 98, si è stabilito che, fermo il principio costituzionale di autonomia per i componenti del Senato della Repubblica e della Camera dei deputati, il trattamento economico omnicomprensivo non può superare la media del costo relativo ai componenti dei Parlamenti nazionali europei. (Il microfono si disattiva automaticamente).

PRESIDENTE. Grazie, senatore Mascitelli, abbiamo capito. Le ricordo che lei aveva a disposizione un solo minuto.

MASCITELLI (IdV). Signora Presidente, per cortesia, mi dia un solo minuto. L'inammissibilità diventa ancora più insostenibile allorquando nel provvedimento cosiddetto salva Italia...

PRESIDENTE. Scusi, senatore Mascitelli. Anzitutto, lei è tornato sull'emendamento 2.14, e siamo all'emendamento 2.17. Inoltre, il minuto a sua disposizione è finito.

FOSSON (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Senatore Fosson, per il suo Gruppo è già intervenuto il senatore Peterlini, ma tenuto conto dell'importanza della questione, penso di poter applicare l'articolo 109 del Regolamento del Senato, che stabilisce che ciascun senatore, prima di ogni votazione, può annunciare il proprio voto, dichiarando se è favorevole o contrario.

Le do pertanto la parola, visto che il suo Gruppo ha ancora del tempo a disposizione.

FOSSON (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Signora Presidente, in realtà, intervengo solo per chiedere di aggiungere la mia firma all'emendamento 2.17.

CALIENDO (PdL). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CALIENDO (PdL). Signora Presidente, in relazione all'emendamento 2.17, non rileva la questione dell'autonomia costituzionale delle Regioni a statuto speciale, dal momento che i principi di coordinamento della finanza pubblica di cui all'articolo 117 della Costituzione si applicano anche alle Regioni a statuto speciale. Quindi, il testo del decreto-legge che, per quanto riguarda le Regioni ordinarie, tenuto conto della potestà legislativa delle Regioni, limita il potere di proposta da parte del commissario, diventa, per le Regioni a statuto speciale, solo un insieme di principi di coordinamento della finanza pubblica.

Correttamente, è stata esclusa la possibilità di una proposta del commissario nei confronti di queste Regioni. Approvare l'emendamento significherebbe non scrivere nulla, perché non serve proprio a niente. Allora, coordiniamola con l'articolo 117 della Costituzione nel testo del decreto-legge.

Da ultimo, l'ammissibilità dell'emendamento 2.13, che è stato votato, e la inammissibilità dell'emendamento 2.14 confermano, anche nella valutazione della Presidenza del Senato, l'interpretazione del presidente Azzolini, perché, proprio quella votazione e quel giudizio di ammissibilità portano a dire che bisognava escludere quel comma 3 per la improprietà rispetto agli organi costituzionali.

SANNA, relatore. Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SANNA, relatore. Signora Presidente, vorrei aiutare con una ripetizione rispetto a quanto abbiamo già detto questa mattina, fornendo una rassicurazione nei confronti delle Regioni a statuto speciale, anche perché chi vi parla viene da una di queste.

La disposizione che noi intendiamo confermare, che è quella già presente nel decreto-legge, non lede i diritti delle Regioni a statuto speciale rispetto ai loro rapporti con lo Stato, perché il testo non propone l'applicazione da parte dello Stato di disposizioni che vengono chiaramente definite norme fondamentali di riforma economica e sociale, che sono i limiti di esercizio della competenza legislativa primaria delle Regioni a statuto speciale.

Detto questo, colleghi e amici delle Regioni a statuto speciale, è chiaro che ci sarà un modo di trattare e una responsabilità complessiva di tali Regioni analoga a quelle di tutte le altre. Il commissario si riferirà ai presidenti delle Regioni a statuto speciale, farà delle proposte e il dialogo tra Regioni a statuto speciale e Stato avverrà con i normali canali previsti dallo statuto di specialità, che è una norma costituzionale e non può essere incisa dalla legge ordinaria.

Tutto questo, è chiaro, aggiunge una parola di più: significa sottrarci al dovere di contribuire a eliminare gli sprechi che ci sono anche nelle Regioni a statuto speciale. (Applausi dal Gruppo PD).

PETERLINI (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PETERLINI (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Peterlini, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 2.17, presentato dal senatore Peterlini e da altri senatori.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 3284

PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 2.18, presentato dal senatore Pardi e da altri senatori.

Non è approvato.

Passiamo all'esame degli emendamenti riferiti all'articolo 3 del decreto-legge, che si intendono illustrati e su cui invito il relatore ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi.

SANNA, relatore. Esprimo parere contrario sugli emendamenti 3.1, 3.2, 3.3, 3.5, 3.6, 3.7 e 3.10. Esprimo invece parere favorevole sull'emendamento 3.9 (testo corretto).

POLILLO, sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Il parere del Governo è conforme a quello del relatore.

PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 3.1, presentato dalla senatrice Poli Bortone.

Non è approvato.

Metto ai voti l'emendamento 3.2, presentato dal senatore Vaccari e da altri senatori.

Non è approvato.

Passiamo alla votazione dell'emendamento 3.3.

LANNUTTI (IdV). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Lannutti, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 3.3, presentato dal senatore Pardi e da altri senatori.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 3284

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 3.5.

MURA (LNP). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Mura, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 3.5, presentato dal senatore Vaccari e da altri senatori.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 3284

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 3.6.

MASCITELLI (IdV). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Mascitelli, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 3.6, presentato dal senatore Pardi e da altri senatori.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 3284

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 3.7

MURA (LNP). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Mura, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 3.7, presentato dal senatore Vaccari e da altri senatori.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 3284

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 3.9 (testo corretto).

SANNA, relatore. Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SANNA, relatore. Signora Presidente, solo per chiedere al Senato di considerare corretto il testo nel senso che le parole: «Dopo il comma 2 aggiungere il seguente: 2-bis», sono da sostituire con: «Al comma 2 aggiungere, in fine, il seguente periodo:».

PRESIDENTE. D'accordo: non è una questione di contenuto, ma di drafting.

Metto ai voti l'emendamento 3.9 (testo corretto), presentato dalle Commissioni riunite.

È approvato.

Passiamo alla votazione dell'emendamento 3.10.

VACCARI (LNP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

VACCARI (LNP). Signora Presidente, invito i relatori e il Governo a rivedere il loro parere.

Noi chiediamo che il commissario riferisca anche alla Conferenza Stato-Regioni sull'attività di spending review. Sappiamo che sono molti gli enti locali che devono intervenire sulla revisione della spesa: credo che coinvolgerli sia un atto di attenzione e di considerazione che forse aiuta anche a migliorare le prospettive di conseguimento dell'obiettivo.

Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, e al Governo di cambiare parere, magari rimettendosi all'Aula.

PRESIDENTE. I relatori e il Governo confermano il loro parere?

PICHETTO FRATIN, relatore. Signora Presidente, confermo il parere negativo, anche perché il Governo è parte della Conferenza Stato-Regioni e il commissario dipende dal Governo stesso, quindi dal comitato interministeriale. È la stessa Conferenza Stato-Regioni che può, in accordo con il Governo, chiamare eventualmente anche il commissario.

POLILLO, sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Signora Presidente, il Governo conferma il parere precedente.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Vaccari, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 3.10, presentato dal senatore Vaccari e da altri senatori.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 3284

PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli emendamenti riferiti all'articolo 4 del decreto-legge, che invito i presentatori ad illustrare.

SANNA, relatore. Signora Presidente, intervengo solo per una precisazione sulla relazione prevista dall'emendamento 4.1 (testo 2). Il Presidente del Consiglio dei ministri, dopo che ogni mese le Commissioni ricevono i report sull'attività del commissario, riferisce alle Camere, che lo riceveranno come riterranno, ogni sei mesi sulla attività di razionalizzazione della spesa pubblica. Inoltre, invia al Parlamento una relazione sulla medesima attività. Anche questa relazione è semestrale.

PRESIDENTE. I restanti emendamenti si intendono illustrati.

Invito il relatore ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi sugli emendamenti in esame.

PICHETTO FRATIN, relatore. Signora Presidente, esprimo parere favorevole sull'emendamento 4.1 (testo 2), con la precisazione fatta dal collega Sanna, e parere contrario sugli emendamenti 4.4, 4.5, 4.200 e 4.7.

POLILLO, sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Signor Presidente, il parere del Governo è conforme a quello del relatore.

PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 4.1 (testo 2 corretto), presentato dalle Commissioni riunite.

È approvato.

Risultano pertanto preclusi gli emendamenti 4.4, 4.5 e 4.200.

Passiamo alla votazione dell'emendamento 4.7.

MURA (LNP). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Mura, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 4.7, presentato dal senatore Vaccari e da altri senatori.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 3284

PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli emendamenti e dell'ordine del giorno riferiti all'articolo 5 del decreto-legge, che si intendono illustrati e su cui invito il relatore ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi.

PICHETTO FRATIN, relatore. Esprimo parere contrario sugli emendamenti 5.1, 5.2, 5.3, 5.6 e 5.7. Il parere è favorevole sugli emendamenti 5.100 e 5.4.

Stante il parere contrario espresso dalla 5a Commissione ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, il parere dei relatori sugli emendamenti dal 5.8 al 5.19 è contrario.

Il parere è favorevole sugli emendamenti 5.20, 5.23 (testo 2), 5.35 e 5.36 (testo 2), mentre è contrario sugli emendamenti 5.25, 5.26, 5.29, 5.30, 5.31, 5.32, 5.33 e 5.34.

Sull'ordine del giorno G5.100 ci rimettiamo al Governo.

POLILLO, sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Il Governo esprime sugli emendamenti un parere conforme a quello del relatore.

Per quanto riguarda l'ordine del giorno G5.100, proporrei, alla fine, dopo le parole «di Garda e di Como», l'aggiunta della seguente frase: «che non siano giustificati da impegni inderogabili».

PRESIDENTE. Senatore De Toni, accetta questa precisazione?

DE TONI (IdV). Sì, Presidente, accetto.

PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 5.1, presentato dalla senatrice Poli Bortone.

Non è approvato.

Metto ai voti l'emendamento 5.2, presentato dal senatore Pardi e da altri senatori.

Non è approvato.

Metto ai voti l'emendamento 5.100, presentato dalle Commissioni riunite.

È approvato.

Passiamo all'emendamento 5.3.

BASTICO (PD). Signora Presidente, lo ritiro.

PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 5.4, presentato dalle Commissioni riunite.

È approvato.

Passiamo alla votazione dell'emendamento 5.6.

MASCITELLI (IdV). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MASCITELLI (IdV). Signora Presidente, l'emendamento si pone soltanto l'obiettivo di stabilire delle priorità, non di imporle; vuole dare indirizzi all'attività del Governo, quindi del commissario, nell'individuazione delle priorità per la riorganizzazione della spesa pubblica. Credo che questo sia il compito di un Parlamento, altrimenti si delega e si firma una cambiale in bianco all'attività governativa e al Governo che va in controtendenza, addirittura, rispetto a quanto era previsto nel decreto-legge 13 agosto 2011, n. 138, nell'ambito del quale il Parlamento, in seguito alla relazione del programma del Governo, poteva indicare e modificare le linee guida.

L'emendamento 5.6 va in questo senso perché, se dal punto di vista temporale si posticipa, dal punto di vista dell'emendamento 1.5, che è stato approvato, al Governo si evita anche di dare una quantificazione dei risparmi di spesa. Non riesco... (Il microfono si disattiva automaticamente).

LANNUTTI (IdV). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

LANNUTTI (IdV). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Lannutti, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 5.6, presentato dal senatore Pardi e da altri senatori.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 3284

PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 5.7, presentato dal senatore Pardi e da altri senatori.

Non è approvato.

Stante il parere contrario espresso dalla 5a Commissione ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, gli emendamenti 5.8, 5.9, 5.10, 5.11, 5.12, 5.13, 5.14, 5.15, 5.16, 5.17, 5,18 e 5.19 sono improcedibili.

Passiamo alla votazione dell'emendamento 5.20.

PICHETTO FRATIN, relatore. Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PICHETTO FRATIN, relatore. Signora Presidente, intervengo solo per segnalare alcune correzioni di drafting.

All'emendamento 5.20, dopo le parole: «il Presidente della Provincia», occorre aggiungere la parola «interessata», e, dopo le parole: «il Sindaco», occorre aggiungere le altre: «del Comune interessato».

Quanto all'emendamento 5.35, dopo le parole «lo sviluppo di centrali» vanno inserite le altre: «regionali di acquisto» (anziché «di acquisto regionali»).

La stessa considerazione fa fatta per l'emendamento 5.36 (testo 2), dove le parole «centrali acquisto» vanno sostituite dalle altre: «centrali regionali di acquisto».

GARAVAGLIA Massimo (LNP). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GARAVAGLIA Massimo (LNP). Signora Presidente, intervengo per suggerire al relatore, sempre a proposito dell'emendamento 5.20, un'altra correzione di drafting, e cioè di prevedere, oltre al Presidente della Provincia, anche il commissario, dato che alcune Province non hanno più il Presidente.

PRESIDENTE. Chiedo al relatore di esprimersi in proposito.

SANNA, relatore. Troppi commissari per un decreto-legge solo!

PRESIDENTE. Dunque, la risposta è negativa.

GARAVAGLIA Massimo (LNP). Probabilmente per la fretta, dato che «fretta e bene non vanno insieme». Vorrei sottolineare che ci sono Province in cui non c'è più il Presidente, ma il commissario. A meno che non decidiamo di eliminare quelle Province da questa procedura. È una scelta, ed è interessante.

SANNA, relatore. Aiutiamoci con il criterio sussidiario della volontà del legislatore: dove non c'è il Presidente della Regione c'è il commissario. Anche se non lo scriviamo, è il vertice dell'amministrazione provinciale.

PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 5.20 (testo corretto), presentato dalle Commissioni riunite.

È approvato.

Metto ai voti l'emendamento 5.23 (testo 2), presentato dalle Commissioni riunite.

È approvato.

Passiamo alla votazione dell'emendamento 5.25.

LANNUTTI (IdV). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

LANNUTTI (IdV). Signora Presidente, con questo emendamento invito alla riflessione i relatori ed il Governo. Nel nostro Paese vi è un altissimo tasso di evasione fiscale. Si richiede pertanto di potenziare le strutture e i controlli per l'attività di contrasto all'evasione fiscale.

Chiedo inoltre la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Lannutti, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 5.25, presentato dal senatore Pardi e da altri senatori.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 3284

FLERES (CN:GS-SI-PID-IB-FI). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

FLERES (CN:GS-SI-PID-IB-FI). Signora Presidente, desidero segnalare che per un disguido non sono riuscito a votare, ma il mio voto sarebbe stato favorevole.

PRESIDENTE. La Presidenza ne prende atto.

Passiamo alla votazione dell'emendamento 5.26.

LANNUTTI (IdV). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

LANNUTTI (IdV). Signora Presidente, vi sono tanti sperperi, sprechi, enti inutili e addirittura enti disciolti che sopravvivono dopo 30-40 anni. Vediamo se, approvando l'emendamento 5.26, possiamo accelerarne la fine.

Chiedo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Lannutti, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 5.26, presentato dal senatore Pardi e da altri senatori.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 3284

PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 5.35 (testo corretto), presentato dalle Commissioni riunite.

È approvato.

Passiamo alla votazione dell'emendamento 5.29.

MASCITELLI (IdV). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MASCITELLI (IdV). Signora Presidente, intervengo brevemente solo perché sono esterrefatto del parere negativo espresso su questo emendamento dai relatori, in modo particolare dal senatore Pichetto Fratin che a suo tempo votò a favore dell'articolo 2 del decreto-legge n. 98 del 2011 che riguardava le auto blu. In esso si davano precisi indirizzi per la razionalizzazione della spesa pubblica per le cosiddette autovetture di servizio, e quant'altro. Non so se all'epoca erano altri tempi, altri spot, altra demagogica.

LANNUTTI (IdV). Chiedo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Lannutti, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 5.29, presentato dal senatore Pardi e da altri senatori.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 3284

PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 5.30, presentato dal senatore Pardi e da altri senatori.

Non è approvato.

Metto ai voti l'emendamento 5.31, presentato dal senatore Pardi e da altri senatori.

Non è approvato.

Metto ai voti l'emendamento 5.32, presentato dal senatore Pardi e da altri senatori.

Non è approvato.

Passiamo alla votazione dell'emendamento 5.33.

LANNUTTI (IdV). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

LANNUTTI (IdV). Signora Presidente, anche questo emendamento mette in evidenza la necessità di razionalizzare la spesa, con particolare riferimento ai costi relativi alle consulenze e alle collaborazioni esterne. Ieri, in sede di discussione generale, ho fatto nomi e cognomi elencando anche i costi che sostiene, ad esempio, un Ministero per pagare un giornalista: 295.000 euro, a fronte di uno stipendio che, se va bene, arriva per la stessa professione a 10.000 euro.

Chiedo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico. (Applausi del senatore Peterlini).

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Lannutti, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 5.33, presentato dal senatore Pardi e da altri senatori.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 3284

PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 5.34, presentato dal senatore Pardi e da altri senatori.

Non è approvato.

Metto ai voti l'emendamento 5.36 (testo 2 corretto), presentato dalle Commissioni riunite.

È approvato.

Essendo stato accolto dal Governo, l'ordine del giorno G5.100 (testo 2) non verrà posto in votazione.

VITA (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

VITA (PD). Signora Presidente, vorrei segnalare che nella votazione dell'emendamento 2.13, relativo alla soppressione del comma 3, la mia intenzione era di non partecipare al voto, ma ho ritirato la scheda troppo tardi. Volevo dirlo perché rimanesse agli atti.

PRESIDENTE. La Presidenza ne prende atto.

Data l'ora, rinvio il seguito della discussione del disegno di legge in titolo ad altra seduta.