SBARBATI (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SBARBATI (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Signor Presidente, signori del Governo, colleghi, la Costituzione, che da troppo tempo non è più studiata nelle scuole (e da qui il disorientamento morale e civile del Paese), all'articolo 1 fonda la nostra Repubblica democratica sul lavoro. All'articolo 3 attribuisce alla Repubblica il compito di rimuovere gli ostacoli che impediscono l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese. All'articolo 4 conferisce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e attribuisce alla Repubblica il compito di promuovere le condizioni che rendano effettivo questo diritto. Lo stesso Statuto dei lavoratori affonda le sue radici nella Costituzione repubblicana. Il lavoro è anche a fondamento della vita sociale e familiare.
Purtroppo, nel nostro Paese oggi non tutti godono di questo diritto. La disoccupazione tocca il 9,8 per cento e quella giovanile e femminile è al 35,9 per cento, e rappresenta il fenomeno più preoccupante per il nostro Paese. Esaminando questi dati, la particolarità italiana è evidente, perché, in termini generali, con il nostro 9,8 per cento di disoccupazione totale, siamo sotto la media dell'Unione europea, che è del 10,9 per cento, ma sul fronte giovanile siamo nel gruppo dei peggiori.
La spiegazione è per noi abbastanza intuitiva, perché la struttura del nostro mercato del lavoro penalizza soprattutto i nuovi lavoratori, cioè quelli maggiormente colpiti dalla precarietà e dai licenziamenti facili, interessando relativamente meno chi è già dentro il mercato del lavoro da più tempo.
Il nostro mercato, infatti, si caratterizza per essere fortemente duale e poco inclusivo, così come il Ministro ha rilevato. Esso consente che più della metà dei lavoratori sia esclusa dal campo di protezione della stabilità del lavoro, come se l'articolo 35 della Costituzione valesse soltanto per l'altra metà dei lavoratori. E a più di 60 anni dall'entrata in vigore della Costituzione repubblicana, il nostro ordinamento non dispone ancora di un sistema universale di sostegno del reddito dei lavoratori dipendenti che perdono il lavoro.
Le regole vanno riscritte, perché siamo in Europa: e non perché ce lo chiede l'Europa o ce lo impongono i mercati, ma per rispondere all'esigenza morale di assicurare ai nostri figli un futuro più dignitoso. Riferendomi a chi guarda con sospetto ogni forma di riformismo, continuo dicendo che la Costituzione non afferma affatto un principio di immodificabilità di vecchie regole di tutela, bensì afferma il principio necessario di contemperamento tra le forme di tutela che il legislatore nella sua discrezionalità adotta e un principio di diritto al lavoro di chi il lavoro non lo ha e che troppo spesso, invece, viene dimenticato.
Pertanto, la riforma del lavoro è una priorità da noi condivisa, come Gruppo UDC ed altri, ed è condivisa anche dal Governo, per il bene del Paese. La riforma che stiamo approvando oggi, che è merito della determinazione lucida del Ministro e del Governo, è frutto anche della condivisione con le parti sociali, della responsabilità dei partiti, della disponibilità dell'Esecutivo al confronto con il Parlamento, della sapiente mediazione dei due relatori, senatori Castro e Treu, tra le molteplici istanze politiche (che, di fatto, ha inaugurato una rinnovata modalità di concertazione), dell'efficace direzione del nostro presidente di Commissione, senatore Giuliano, dell'impegno responsabile di tutti senatori e del lavoro qualificato e generoso dello staff tecnico che ci ha supportato costantemente.
Abbiamo dato un segnale significativo in un momento altamente delicato per il nostro Paese, a causa della crisi economica, che rischia di minare la coesione sociale e del pericolo del riproporsi di derive oltranziste e rigurgiti eversivi che tutti insieme dobbiamo fermamente respingere, anche con l'esemplarità dei nostri comportamenti.
La crisi drammatica che ci colpisce ha chiesto e chiede a tutti un supplemento di maturità e responsabilità, non solo di competenza, per evitare di cadere nel tranello di fare arretrare ogni ipotesi riformista che si affaccia ed alimentare lo scontro sociale su tematiche così sensibili.
Mi riferisco in particolare all'articolo 18, carico di grandi tensioni, talora eccessivamente ideologizzato. Oggi possiamo affermare invece che non è stato smantellato il senso dell'articolo 18, che è quello di essere un deterrente contro gli abusi che purtroppo ci sono, ma che il nostro ordinamento è stato allineato a quello del resto d'Europa con una soluzione più articolata, che ci auguriamo possa essere ulteriormente migliorata ed estesa a tutti.
La riforma del mercato del lavoro ha una sua notevole complessità, perché rivisita tutto il diritto del lavoro degli ultimi quarant'anni. Il suo raggio di azione è a 360 gradi ed è sostenuto - lo voglio ribadire ancora una volta - da una visione coraggiosa frutto di uno scatto culturale, di cui diamo atto al ministro Fornero e al Governo, di cui c'era effettivamente bisogno e che forse solo un Governo tecnico, in una situazione di stallo della politica, poteva affrontare.
La linea guida di fondo della riforma è la flexicurity, poiché ciò che oggi serve al mercato del lavoro è l'equilibrio tra flessibilità e sicurezza, sostenuto da regole che rafforzino la stessa flessibilità buona. Essa introduce un elemento importantissimo ad avviso del nostro Gruppo: che è quello della partecipazione e della democrazia economica. Esse inverano la sostanza dell'articolo 46 della Costituzione, poiché troppo spesso si polarizza l'attenzione sull'ingresso nel mercato del lavoro e sull'uscita, e mai su come si sta e si vive al suo interno, anche con la sicurezza.
Contro l'antagonismo si è valorizzato pertanto un positivo agonismo che, oltre ai meriti e ai diritti dei lavoratori, riconosce anche quelli delle imprese, in un contesto comunitario di sinergia di tutte le forze in campo. Nel nostro Paese è necessario tornare a fare impresa con speranza, certezza e sicurezza delle regole.
Altro passaggio fondamentale è la valorizzazione della bilateralità a fini di strumento di tutela. Essa è un punto essenziale - lo è stato soprattutto per noi - in chiave sussidiaria di un modello sociale partecipativo. Si sono introdotte regole che prevengono abusi e costi differenziati per i lavori brevi rispetto al lavoro a tempo indeterminato, che purtroppo è tra i più cari a livello di Unione europea. Riteniamo che la flessibilità vada valutata, ma anche retribuita. Questo è il senso che si è voluto dare al compenso di base per i collaboratori a progetto, ed è l'inizio - ci auguriamo - del pieno rispetto dell'articolo 36 della Costituzione.
Forte valenza ha finalmente anche l'apprendistato, come strumento che tutta l'Europa utilizza perché i giovani vengano guidati dalla formazione verso il mercato del lavoro.
Dopo questa riforma si potrà disporre di una prova lunga di 12 mesi acausale. Le imprese impegnate in condizioni organizzative complesse disporranno di una regolazione del contratto a termine meno rigida. Le piccole imprese sotto i dieci dipendenti potranno avere libero accesso all'artigianato senza essere vincolate all'imponibile di manodopera. In particolare, il turismo potrà continuare a godere del lavoro a chiamata per i ragazzi sotto i 25 anni e per i collaboratori più maturi sopra i 55 anni. Il settore del commercio potrà continuare ad utilizzare il voucher, il lavoro stagionale avrà un migliore trattamento contributivo e le partite IVA abusive non avranno più vita facile.
Nella materia delicata delle dimissioni in bianco, un nostro emendamento è stato di fatto accolto ed accorpato a uno analogo presentato dal PD, per cui la revoca può essere comunicata in forma scritta e il contratto di lavoro, se interrotto per effetto del recesso, torna ad avere un corso normale dal giorno successivo alla comunicazione della revoca.
Esito positivo hanno avuto anche altri nostri emendamenti, in particolare quello che precisa la natura oraria del voucher in agricoltura e la sua tracciabilità, come pure due ordini del giorno che impegnano il Governo a valutare l'opportunità di elevare da 25 a 28 anni per gli studenti regolarmente iscritti all'università l'età massima per usufruire del voucher, così come la previsione di un possibile voucher aziendale per far fronte ad oneri di utilità sociale e di conciliazione lavoro-famiglia allargato anche alle piccole e medie imprese.
Si tratta di un reale passo avanti verso il modello europeo, verso una universalizzazione degli ammortizzatori, ma tuttavia di un piccolo passo, per il limite purtroppo imposto dalle disponibilità finanziarie. Sono stati mitigati oneri derivanti da divieti e obblighi burocratici che ci sembravano eccessivi.
PRESIDENTE. Ha a sua disposizione ancora un minuto, senatrice Sbarbati.
SBARBATI (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Gran parte delle nostre osservazioni sono state accolte, e quindi la riforma, che per noi è necessaria per regolare la complessità del mercato del lavoro, la dobbiamo a chi un lavoro l'ha perso, signor Presidente, a chi non lo ha mai avuto, ai giovani e alle donne, soprattutto del Sud, dove i dati relativi alla disoccupazione sono drammatici, a chi ha perso la salute per il lavoro, a chi ha dato la vita per il lavoro.
Oggi, peraltro, giovani e donne scolarizzati, e altamente scolarizzati, sono sottoutilizzati nel nostro Paese ed è un peccato capitale, sul quale dobbiamo scrivere la parola fine.
Bisogna tornare al merito, signora Ministro, per rendere l'Italia più prevedibile e far tornare gli investimenti stranieri, che sono calati del 53 per cento. Il merito deve poter essere effettivamente valorizzato e rappresentare lo sbocco naturale di un percorso di carriera, anche all'interno del mercato del lavoro, di cui c'è necessità. Guai all'appiattimento!
Infine, esaminando tutti i dati a nostra disposizione, constatiamo purtroppo che è necessario che questa riforma sia accompagnata da una collaborazione fra vari Dicasteri: quello dell'economia, quello della giustizia, quello dell'istruzione.
Sul piano della formazione, come sapete, noi ci siamo battuti e i nostri emendamenti sono stati accolti dal Governo e di questo la ringraziamo.
PRESIDENTE. Il tempo a sua disposizione è scaduto, senatrice Sbarbati.
SBARBATI (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Ho terminato.
Bisogna però intervenire ulteriormente perché la situazione è troppo statalistica e ancora un po' troppo dirigistica.
Il Gruppo UDC ed altri voterà con convinzione a favore di questa riforma senza se e senza ma. Esso però chiede al Governo soprattutto di limitare i condizionamenti che oggi ci sono, dovuti, in modo particolare, a scompensi che si traducono in svantaggi competitivi. (Applausi dal Gruppo UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI. Congratulazioni).