BRICOLO (LNP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BRICOLO (LNP). Signor Presidente, onorevole Ministro, signori rappresentanti del Governo, onorevoli colleghi, innanzitutto oggi, visto che stiamo trattando un provvedimento di legge che riguarda il mondo del lavoro, mi sembra doveroso esprimere la massima solidarietà e vicinanza ai familiari dei lavoratori che hanno perso la vita sul posto di lavoro durante il terribile terremoto che in questi giorni ha colpito i territori emiliani, ... (Applausi) ... come ieri ricordava lo stesso Ministro in Aula.
Esprimiamo quindi massima solidarietà e vicinanza a nome di tutti i senatori del Gruppo della Lega Nord anche ai familiari delle altre vittime e a tutte le persone che in questo momento stanno soffrendo a causa delle conseguenze devastanti di questo terremoto.
Siamo consapevoli che le parole sono importanti, ma i fatti lo sono ancora di più. Per dare un aiuto concreto, il Gruppo della Lega Nord ha perciò proposto, visto che all'esame del Senato è arrivato un provvedimento dalla Camera che taglia il 50 per cento del finanziamento pubblico ai partiti, di portare il taglio al 100 per cento (dunque, di abolire totalmente il finanziamento) e di destinare quelle risorse, immediatamente disponibili, al sostegno delle popolazioni e delle imprese delle aree interessate dal sisma. (Applausi dal Gruppo LNP e della senatrice Poretti). Di risorse ce ne sono poche ed è giusto quindi che i partiti per primi facciano la loro parte.
Detto questo, entro nel merito del provvedimento in esame. Fra ieri ed oggi siamo stati costretti a votare ben quattro fiducie imposte dal Governo a quest'Aula, che hanno impedito qualsiasi discussione sul merito e, di fatto, qualsiasi modifica migliorativa, con il risultato che oggi voi della maggioranza approverete una riforma che non risolve i problemi dei lavoratori e complica la vita alle imprese.
Il Governo, ormai lo sanno tutti, non si fida della propria maggioranza: ha paura di discutere in Aula i propri provvedimenti e vive solo di voti di fiducia. In questo modo il Governo riesce ad andare avanti, sopravive, ma i problemi del Paese non si risolvono, anzi si aggravano.
Abbiamo ben chiaro che affrontare la riforma del lavoro in questo Paese non è certo una cosa facile (non lo è mai stato) e per questo in Commissione non abbiamo in nessun modo adottato tattiche ostruzionistiche. Abbiamo cercato il confronto, abbiamo discusso nel merito e siamo riusciti a far approvare anche qualche emendamento, tra cui quello che toglie la pensione ai mafiosi e ai terroristi condannati e carcerati. (Applausi dal Gruppo LNP). Per questo, ringrazio il senatore Mazzatorta, che ha seguito in Commissione l'iter del provvedimento. Ma alla fine, purtroppo, il compromesso, l'ennesimo, tra il Governo, i Gruppi parlamentari, il Popolo della Libertà e il Partito Democratico ha prodotto una riforma lacunosa e controproducente.
Avete irrigidito la flessibilità in entrata attraverso il contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato, limitando così le forme di lavoro flessibile. Un esempio è rappresentato dalla modifica del voucher in agricoltura, che andrà a penalizzare un settore già in forte crisi.
Avete introdotto una nuova flessibilità in uscita, che vuol dire licenziamenti, nuovi licenziamenti, modificando l'articolo 18, anche qui con una serie di compromessi, che hanno prodotto una norma ambigua e fumosa che alla fine creerà nuovi contenziosi davanti ai giudici del lavoro, già oberati da migliaia e migliaia di cause.
Avete introdotto un nuovo modello di ammortizzatori sociali, ridotti nella durata (dunque penalizzando i lavoratori e le imprese), finanziandoli attraverso un ulteriore aumento del costo del lavoro, che è già il più alto in Europa: uno dei tanti record negativi del nostro Paese.
Avete utilizzato anche come copertura un fondo di 87 milioni di euro, destinato esclusivamente ai giovani e alle donne, che ora non potrà più essere utilizzato.
Sul pubblico impiego, tanti annunci, anche da parte del Ministro, però alla fine nulla di fatto. (Applausi dal Gruppo LNP). La questione della meritocrazia, il costo ormai insopportabile degli esuberi, soprattutto nelle Regioni del Sud e, anche qui, i veti incrociati dei partiti di maggioranza hanno impedito qualsiasi intervento per modernizzare il settore.
Il risultato di questa riforma è pessimo. Nuovi aggravi fiscali e burocratici per le aziende, con imprenditori che dovranno pagare consulenti e commercialisti per adeguarsi alle nuove norme, e lavoratori che magari dovranno assumere un avvocato per difendersi nei tribunali.
Per quanto ci riguarda, ha ragione il presidente di Assolombarda quando ha detto: se è questa è la riforma, meglio non farla. (Applausi dal Gruppo LNP).
Cari colleghi, aprite gli occhi: questo provvedimento non piace a nessuno, e ci sarà un motivo. Ponetevela questa domanda. Tutti lo criticano: i sindacati lo contestano, gli imprenditori non lo vogliono, le associazioni di categoria chiedono a gran voce di modificarlo. Gli unici a difenderlo siete voi della maggioranza, insieme al Governo. Prendetene atto. Rinviamo il provvedimento in Commissione e iniziamo a lavorare su un nuovo testo, per arrivare ad una riforma in grado di creare sviluppo e nuovi posti di lavoro. Sviluppo e nuovi posti di lavoro: è questo quello che dobbiamo fare e che non è stato fatto con questo provvedimento di riforma. (Applausi dal Gruppo LNP).
Siamo in piena recessione: non lo dice la Lega, ma lo ha detto il ministro dello sviluppo economico, Corrado Passera. Molte aziende chiudono. I disoccupati aumentano. Non solo; vi siete accorti che nell'ultimo periodo tante aziende del Nord, che sono quelle che alla fine sostengono l'economia di questo Paese, si stanno trasferendo all'estero? Non mi riferisco alla solita Cina, ma alla vicina Svizzera e all'Austria. Stanno scappando. Scappano perché da noi è sempre più difficile fare impresa, e in altri Paesi incontrano meno burocrazia, meno tasse e minor costo del lavoro. Ecco cosa si doveva fare in questa riforma. Prendere esempio da questi Paesi e incentivare i nostri imprenditori a investire a casa nostra e a non andare all'estero.
Ci vuole dunque più coraggio. Bisogna crederci. Questo Paese deve cambiare. Come? Modernizzando e smantellandolo la struttura centralista dello Stato, dando più autonomia alle Regioni e attuando il federalismo fiscale. Il Nord non ha nessuna intenzione di morire di tasse e burocrazia. E noi non ci arrenderemo mai; continueremo questa battaglia per il cambiamento, a favore del nostro territorio.
Cari colleghi, con le fiducie e le riforme approvate da questo Governo, frutto di continui compromessi, non si va da nessuna parte. Anzi, in questo modo non si risolvono i problemi, ma aumentano drammaticamente. Faccio degli esempi.
Il decreto salva Italia è servito solo a spostare il debito pubblico sulle spalle dei cittadini, aumentando le tasse senza tagliare gli sprechi e i costi dello Stato e introducendo l'IMU, e su questo desidero aprire una parentesi. Ricordo che non solo per scelta del Governo, ma anche per scelta vostra, della maggioranza, del Partito Democratico e del Popolo della Libertà che hanno votato questa legge, l'IMU, la tassa sulla casa, la dovranno pagare tutti, anche i disoccupati, i cassintegrati e i pensionati che non riescono ad arrivare alla fine del mese. Ricordo che una pensione su due di quelle erogate dall'INPS è inferiore ai 500 euro, tre su quattro sono al di sotto dei 1.000 euro. Stiamo parlando di 15 milioni di pensionati che guadagnano meno di mille euro al mese e che, grazie a voi, dovranno pagare la tassa sulla casa che si sono comprati dopo una vita intera di sacrifici. Questo, francamente, è vergognoso. (Applausi dal Gruppo LNP).
Un altro esempio è la riforma delle pensioni, la quale ha penalizzato i lavoratori e le lavoratrici, che dovranno rimanere più a lungo sul posto di lavoro, e che allo stesso tempo ha l'aggravante di aver rallentato il ricambio generazionale, lasciando per strada milioni di giovani. In questi mesi abbiamo raggiunto il record di disoccupazione giovanile, che arriva al 50 per cento in molte aree del Paese.
Altro esempio sono i decreti sulle liberalizzazioni e semplificazioni. A che cosa sono serviti? A nulla. Monti diceva che avrebbero fatto crescere l'economia di questo Paese. Ormai lo spread è stabilmente sopra quota 400 e contribuisce ad aumentare il nostro debito pubblico.
Sono questi i risultati a dir poco deludenti di un Governo di tecnici e professori che doveva risollevare le sorti del Paese. Ma la colpa non è solo del Governo: è anche della maggioranza che lo appoggia e lo sostiene in Parlamento, disposta a qualsiasi compromesso piuttosto che andare a votare. Questa è la realtà.
Cari colleghi, non siete fatti per governare assieme. La pensate all'opposto su tutto. Le riunioni segrete che siete costretti a fare per cercare l'ennesimo accordo, nascosti in qualche stanza del Palazzo per non farvi vedere, alla fine producono provvedimenti come quello al nostro esame.
Prendetene atto una volta per tutte. Andiamo al voto, ognuno con il proprio programma, ognuno con le proprie proposte, e saranno così finalmente gli elettori, i cittadini a decidere chi eleggere e da chi farsi rappresentare. (Applausi dal Gruppo LNP. Congratulazioni).