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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 734 del 31/05/2012


BELISARIO (IdV). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BELISARIO (IdV). Signor Presidente, colleghi senatori, signora Ministro, siamo arrivati al passaggio finale del disegno di legge in materia di riforma del lavoro. Dopo tante parole, conferenze stampa, stop and go, accelerazioni, finte polemiche all'interno della maggioranza che sostiene il Governo, parole che a me danno il sapore di manfrina, gli italiani conosceranno - sempre che stampa e apparato radiotelevisivo lo faccia conoscere loro - come e quanto sono peggiorate le norme che riguardano il futuro delle giovani generazioni e anche quello di chi, senza ragione, verrà espulso dal circuito lavorativo, senza possibilità di rientrarvi.

Con tante promesse e rappresentando tanti falsi miti, ella, Ministro, ha provato a somministrare agli italiani una potente mistura al cloroformio, nella speranza che un annebbiamento collettivo facesse passare sotto silenzio norme che offendono la civiltà giuridica del nostro Paese, che sbriciolano il rispetto assoluto che si deve ai lavoratori, che strappano il sistema delle tutele e delle garanzie.

La ministro Fornero non è riuscita a convincere l'Italia dei Valori, che le risponde con un «no» secco e fermo e chiede al Partito Democratico di abbandonare una riforma che già da domani verrà riconosciuta come sbagliata, inconcludente, ingiusta, iniqua e, per larga parte, persino incostituzionale.

Voglio ricordare la legge n. 300 del 1970, che ancora per poche ore continueremo a chiamare lo Statuto dei lavoratori. Lo faccio perché le forze di maggioranza, consapevolmente, stanno abrogando, disintegrandolo, proprio lo Statuto dei lavoratori. Tutto il resto sono chiacchiere, chiacchiere incipriate, chiacchiere insopportabili, sulla pelle di chi rappresenta la struttura portante del nostro Paese.

Ma lei e la sua maggioranza non avete avuto alcuna esitazione, non avete apportato alcuna correzione di rotta. Evidentemente avete le mani legate, signora Ministro. La norma è stata scritta fuori dal Parlamento e - ahilei - anche fuori dalle stanze del suo Dicastero, non importa se a Bruxelles, a Francoforte o a Torino. La legislazione italiana è ormai eterodiretta, studiata e imposta dalle cancellerie di mezzo mondo, con il sostegno dei santuari della finanza, soprattutto di quella speculativa.

Gino Giugni, riconosciuto unanimemente come il padre dello Statuto dei lavoratori, parlando di quella riforma, ebbe ad osservare che esso, «pur avendo avuto inizialmente una vita travagliata, finì per essere accettato dai più, anche se con parecchie riserve dalla parte meno duttile e più conservatrice dei datori di lavoro». Ed egli, sempre nell'intervista autobiografica «La memoria di un riformista», del 2007, aggiungeva: «Oggi nessuno metterebbe più in discussione l'idea base dello Statuto, anche se qualche tentativo aleggia nell'aria». Egli era avvertito, egli evidentemente capiva. Facendo riferimento proprio alla polemica esplosa intorno all'articolo 18, Giugni affermava: «Oggi sono convinto che i problemi del lavoro siano ben altri e che debbano essere risolti prima di mettere le mani sullo Statuto».

Altra fonte, certamente non riferibile alla mia parte politica, ossia Pierre Carniti, ci ricorda che i casi di reintegro in base all'articolo 18 in un anno sono circa 60, un numero ridicolo per saccheggiare questa norma. E invece noi siamo qua proprio a constatare la manomissione dell'articolo 18, lo svuotamento sostanziale delle garanzie e la mancanza di certezza di nuovi posti di lavoro. Un inganno, un raggiro, una solenne fregatura.

I relatori hanno sottolineato come l'Italia dei Valori abbia assunto un comportamento troppo rigido e persino troppo mirato sulla riscrittura dell'articolo 18. Mi dispiace che questa sia la valutazione della maggioranza sulla posizione dell'Italia dei Valori, ma - come ha magistralmente ricordato il senatore Li Gotti - in presenza di un licenziamento ingiusto, quindi arbitrario, persecutorio ovvero semplicemente utilitaristico per l'imprenditore, non vi è più il rientro in azienda, ma l'elemosina di qualche mensilità e la successiva espulsione dal mondo del lavoro.

«Tutto», vien detto, «per facilitare gli investimenti»: ma ella, signora Ministro, sa che anche questa è una monumentale bugia. La crisi attuale, il sottodimensionamento delle aziende (che per il 95 per cento hanno meno di dieci dipendenti) e la diminuzione del 53 per cento degli investimenti stranieri nel 2011 non sono conseguenza dell'articolo 18, mai citato dagli investitori, i quali dicono invece chiaramente di ritenere negativa in primo luogo la corruzione, che pesa su ogni passaggio del processo autorizzativo. Ma questo Governo sulla corruzione nicchia, si trastulla, fa melina, perché, al suo interno e al suo esterno, ha spinte e controspinte. (Applausi dal Gruppo IdV).

Gli investitori ritengono inoltre negative la malavita organizzata, la carenza di infrastrutture, una pressione fiscale esagerata per colmare i buchi nelle entrate causati da una evasione criminale.

Ma l'Italia dei Valori non si è limitata ad azioni di contrasto contro un provvedimento sbagliato e pubblicizzato per noi in maniera esagerata, com'era successo per il «salva Italia» e il «cresci Italia». Ministro, se il malato Italia non si riprende, si è mai interrogata con il presidente Monti e i suoi autorevoli colleghi super tecnici se non sia la terapia che, anziché salvare il malato, lo stia affossando definitivamente? Questa è la domanda che l'Italia dei Valori pone a lei e al Governo perché gli italiani si chiedono per quale motivo non riusciamo ancora ad avere segni concreti di ripresa. Non parlo della soluzione di tutti i mali perché sappiamo che nessuno ha la bacchetta magica, ma noi vediamo peggiorare il nostro Paese, come mostrano anche le videoconferenze, che sono un altro trastullo mediatico e che non portano nulla agli interessi degli italiani e del Paese. (Applausi dal Gruppo IdV).

Come Italia dei Valori abbiamo chiesto un contratto unico di apprendistato come modalità privilegiata di accesso al lavoro, con le eccezioni che conosciamo dei contratti stagionali o del part-time, con la contestuale abrogazione degli oltre quaranta contratti atipici che generano, e continueranno a generare, precariato.

Abbiamo proposto l'istituzione di un salario minimo orario per combattere il dumping sociale giocato sul ribasso del costo del lavoro.

Abbiamo chiesto che l'assicurazione sociale per l'impiego (ASpI) sia estesa a collaboratori, assegnisti di ricerca e ai contratti a termine. Qualcosa abbiamo ottenuto, ad esempio che le donne abbiano lo stesso salario degli uomini, e abbiamo ottenuto che lei, Ministro, prendesse un impegno davanti agli italiani, e io vorrei che lo ricordasse, riguardo agli esodati.

PRESIDENTE. Senatore Belisario, le ricordo che manca un minuto.

BELISARIO (IdV). Starò nei tempi, Presidente.

PRESIDENTE. Volevo solo avvisarla.

BELISARIO (IdV). Noi vogliamo una soluzione per tutti gli esodati, e non soltanto per alcuni, perché, come riportiamo oggi con un messaggio che contiene la sua foto, signora Ministro, e un divieto di transito, non vorremmo che venissero esodati i diritti degli italiani. (Applausi dal Gruppo IdV).

Noi chiediamo che gli italiani possano tornare a sperare in un posto di lavoro. La disoccupazione giovanile, lo sa meglio di me, signora Ministro, è oltre il 36 per cento. In alcune zone del Mezzogiorno d'Italia siamo ormai al limite del 50 per cento, con le relative ricadute in termini di tripudio delle organizzazioni malavitose per questo sistema. In più, con la riforma delle pensioni, abbiamo registrato 800.000 licenziamenti preventivi, cioè i giovani non sono entrati nel mondo del lavoro.

Per questo, Ministro, noi ribadiamo il nostro no e quindi, come già abbiamo fatto per queste e le altre votazioni di fiducia, che non abbiamo dato, voteremo contro il disegno di legge al nostro esame, anche perché l'utilizzo della fiducia, la diciottesima che questo Governo ha chiesto, è riprovevole e sta diventando davvero insopportabile. (Applausi del Gruppo IdV. Congratulazioni).