suscita sconcerto e viva preoccupazione tra le famiglie dei disabili la manovra governativa attualmente in discussione afferente le nuove modalità di calcolo dell'indicatore della situazione economica equivalente (ISEE) ed il suo utilizzo per la concessione di benefici socio-assistenziali;
con l'art. 5 del decreto-legge n. 201 del 2011, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 214 del 2011, ci si accinge a modificare profondamente l'assistenza per le persone con disabilità grave collegando il calcolo dell'ISEE al reddito familiare anziché a quello della persona con disabilità così come deciso con apposita sentenza dalla Corte di Cassazione;
ciò facendo si riporterebbero indietro di decenni le condizioni di vita dei disabili italiani;
si ritiene inopportuno il "pensare di fare cassa" - malgrado il recente parere contrario della Corte dei conti - introducendo nella modalità di calcolo dell'ISEE anche provvidenze non rientranti tra i cespiti di reddito, come le pensioni di invalidità e l'assegno di accompagnamento;
ancora una volta, nel parlare di crescita, si adottano provvedimenti dai quali sembra trasparire l'intenzione di penalizzare i deboli e i bisognosi, che già sono stati ampiamente penalizzati;
ciò facendo si perverrebbe alla assurda conseguenza, per redditi superiori a 15.000 euro (famiglia monoreddito con immobili di proprietà), di pagare le tasse e non ricevere l'unico esiguo emolumento economico fino ad oggi concesso per supplire alla mancanza di servizi oggi del tutto inesistenti,
l'interrogante chiede di sapere se non si ritenga opportuno intervenire con urgenza modificando tale previsione normativa che, oltre ad essere assolutamente incongruente con le dichiarazioni continuamente rese dai membri del Governo, sta allarmando e gettando nello sconforto migliaia di famiglie già pesantemente gravate da seri problemi.
(4-07595)